venerdì 5 giugno 2009

Pergolati


Scriveva Shakespeare in "Molto rumore per nulla":

"Nel pergolato
dove i caprifogli dal sol nutriti fanno sì
che il sole non entri dentro..."

Ecco, pergolati, giardini, odori ... Sto trascorrendo le mattine di questi giorni, andando in giro in bicicletta. Cerco le strade meno affollate e qui, fortunatamente, ce ne sono. Se un giardino mi piace particolarmente, poso la bicicletta e mi fermo ad ammirare.
Non incontro quasi nessuno, ma sento gli odori penetranti dei gelsomini e dei tigli, oltre al canto degli uccelli.
Stamattina mi sono fermata davanti ad uno stagno piuttosto grande, circondato da cespugli di melograno. Mi ci sono fermata a lungo, perché in quella zona andavo l'anno scorso con la Kitty.

Ho ricordato la sua felicità, quando, in un attimo di mio disorientamento, la Kitty, alzando gli occhi verso di me, mi fece capire, che avrebbe "guidato" lei. E così fece in maniera eccelsa.

Quanti giardini ben tenuti vedo! Pieni di fiori, curatissimi nei particolari, sembrano sogni.
Oggi per l'appunto ho notato un pergolato di caprifogli, mentre la siepe intorno era di oleandri.

Quindi mi scuso con gli amici blogger per queste assenze.
Ma ... l'estate è incantata!

martedì 2 giugno 2009

Il totalitarismo e Hannah Arendt

Hannah Arendt nasce nel 1906 da una famiglia ebraica tedesca molto benestante e non praticante.
Anche se non riceve una educazione religiosa tradizionale, non negherà mai la propria identità ebraica, professando - in modo niente affatto convenzionale - la propria fede in Dio.

E' forse proprio grazie a questa fede che la Arendt si dedica per tutta la vita allo sforzo di comprendere il destino del popolo ebraico, identificandosi con le sue vicissitudini.

Fondamentali per le sue esperienze accademiche sono le città di Friburgo, Marburgo e Heidelberg, presso le cui sedi universitarie conosce Heiddeger e Jaspers. Jaspers le trasmette un amore profondo per la libertà, mentre grazie ad Heidegger si sviluppa in lei una sconfinata ammirazione per gli antichi Greci e per il loro sforzo di convivere con gli aspetti tragici della vita.

Sia che si tratti di passioni umane come il peccato, la rabbia o di sentimenti, di istituzioni o ordinamenti politici, Hannah Arendt si presenta con una indagine originale.

Nell'ambito del XX secolo, nessun altro teorico della politica riesce, come lei, ad unire una comprensione così profonda del male che può scaturire dall'attività politica, alla convinzione, altrettanto ferma e profonda, che la vita dedicata alla politica, qualora questa assuma la sua forma migliore, sia una delle più alte conquiste umane.

All'inizio degli anni sessanta del Novecento, la Arendt è decisamente già famosa per il suo discusso saggio sul totalitarismo, anche se il suo nome è legato all'inchiesta sul processo ad Eichmann, in cui l'autrice affronta alcuni aspetti controversi della storiografia sullo sterminio del popolo ebraico.

La Arendt presenta l'imputato del processo di Gerusalemme, il criminale di guerra Eichmann, nei panni di un ometto insignigicante, una sorta di piccolo burocrate della macchina nazista.

In realtà, l'autrice solleva la questione dell'interpretazione storica e politica del nazismo.

In effetti, se gli ingranaggi dell'apparato di sterminio non erano costituiti da membri degeneri del ceto degli Junker, oppure da semplici avventurieri, bensì da uomini della strada, da tipici rappresentanti della società di massa, l'interpretazione storica del nazismo diventa più "sociale" e "culturale", oltre che inquietante.

Non ci si può basare sulla follia di Hitler per comprendere il fenomeno del nazismo, o sostenere una generica e quanto mai indimostrabile inclinazione al delitto del popolo tedesco.

Hannah Arendt elabora una teoria, peraltro già presenta sull'opera del totalitarismo, secondo la quale, forme estreme e distruttive di dittatura, come il nazismo, sono in effetti in stretta relazione con la natura della società di massa e che, quindi, possono risorgere.

D'altra parte, nell'opera sul totalitarismo, la Arendt stabilisce una sorta di continuità culturale tra nazismo e stalinismo, specialmente riferendosi alle tecniche e alle pratiche del terrore, alla segretezza degli apparati e all'invasione della sfera privata.

La pluralità è il presupposto dell'azione umana, proprio perché noi siamo tutti uguali, ma in un modo tale che nessuno di noi sia mai identico ad alcun altro che visse, vive o vivrà.

Esercitare il potere significa "agire di concerto", cioé agire secondo decisioni condivise e non secondo la logica della solitudine.

L'attività lavorativa assicura tanto la sopravvivenza individuale quanto la vita della specie. L'operare e il suo prodotto, ossia l'arteficio umano, conferiscono permanenza e continuità alla limitatezza della vita mortale e alla labilità del tempo umano.

L'agire consente la realizzazione dell'identità umana, il rivelarsi di colui che agisce, l'apparire agli altri, il manifestarsi nella propria identità e differenza, anche all'interno di un elemento angosciante per l'umanità intera: l'imponderabilità.

Secondo la Arendt, l'agire umano è caratterizzato dal reciproco gioco della "parola", inteso come possibilità che i diversi esseri umani possano esprimersi sugli interessi comuni in uno spazio comune.

(Estrapolato da: "Trasmissione culturale ed educazione nella prospettiva di Hannah Arendt" Bertirotti A. - Psicolab, Firenze)

lunedì 1 giugno 2009

Giugno


E mentre pioviggina, con la temperatura in calo, comincia un nuovo mese: Giugno.

Nell'antico calendario romano, Giugno era il quarto mese.

Ovidio afferma che a questo mese è stato dato il nome in onore di Giunone, altri collegano il nome con il consolato di Giunio Bruto.

Probabilmente c'è anche il riferimento all'agricoltura, in origine cioé indicava il mese in cui crescono e maturano le messi.

Gli Anglosassoni lo chiamavano "Il mese asciutto", ma anche "Il mese di mezza estate", per contraddistinguerlo con Luglio, il "Primo mese caldo".

In Giugno cade il Solstizio d'estate.

venerdì 29 maggio 2009

Il giardino nel bosco


In un mese di maggio
era nato sul limite di un bosco
un piccolo giardino,
così, per un capriccio di natura
o uno scherzo del vento.
V'era di tutto: viole, ciclamini,
rose, bottoni d'oro,
gladioli bianchi e azzurri fiordalisi;
lungo il tronco di un leccio,
alti su l'erbe i freschi semprevivi, salivano i convolvoli.
Tanta bellezza invero era sciupata,
che la zona del bosco
era lontana e mai nessuno vi andava.
Ma ugualmente felici,
i fiori si scaldavano al buon sole;
e facevano festa
ai leprotti, agli insetti ed agli uccelli:
a tutte le creature viventi
oppure solo di passaggio
nei boschi a maggio.

(Giuseppe Fanciulli)

mercoledì 27 maggio 2009

Ray Bradbury

Fahrenheit 451 (edito in Italia anche con il titolo "Gli anni della fenice") è un romanzo di fantascienza scritto da Ray Bradbury, uno scrittore nordamericano considerato fra i più grandi autori di letteratura fantascientifica.

Nasce come estensione del racconto breve The Fireman, pubblicato in Italia su Urania (Rivista in due puntate (nn. 13 e 14 - novembre e dicembre 1953) con il titolo "Gli anni del rogo".

L'ambientazione è quella di un ipotetico futuro nel quale leggere libri è considerato un reato per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco, impegnato a bruciare ogni tipo di volume.

Il titolo del romanzo, non a caso, è riferibile alla temperatura di autocombustione (quella a cui la carta brucia spontaneamente - secondo le unità di misura imperiali), 451 Fahrenheit appunto, che corrispondono a 232,78° C.

Il testo, dal quale lo stesso Bradbury ha tratto una versione per il teatro, rientra nel filone della fantascienza sociologica e vuole rappresentare i rischi di una società dispotica.

Secondo alcuni critici vorrebbe altresì simboleggiare un'allegoria del maccartismo imperante nella società statunitense dei primi anni Cinquanta.

Secondo altri, l'autore avrebbe inteso prefigurare semplicemente una società utopica cresciuta all'ombra di cervellotici machiavellismi.

Al titolo di questo romanzo si è ispirato il regista statunitense Michael Moore per il suo documentario "Fahrenheit 9/11" ispirato ai fatti dell'11 settembre 2001.

martedì 26 maggio 2009

Cominciò l'estate del 1928

L'erba sussurrava sotto il suo corpo. Douglas abbassò il braccio sentendo il solletico dell'erba sulla pelle e più lontano le dita dei piedi si flettevano nelle scarpe. Il vento soffiava intorno alle orecchie che parevano diventate conchiglie.
I fiori erano soli, chiazze di cielo cadute in mezzo ai boschi. Gli uccelli scattavano come sassi lanciati nel vasto stagno rovesciato del cielo. Gli insetti volavano con chiarezza elettrica

Sono vivo sul serio, pensò. Non l'ho mai saputo prima e se l'ho saputo l'ho dimenticato.
Pensaci! Hai dodici anni e te ne accorgi solo adesso......

L'Estate incantata (Dandelion Wine) è stato pubblicato per la prima volta nel 1957.

Scrive G. Lippi nella prefazione:

"Più che un romanzo L'estate incantata è una serie di di episodi strettamente legati fra loro e accomunati dal fatto di svolgersi a Green Town, una immaginaria cittadina dell'Illinois, nell'estate del 1928.
I protagonisti sono parecchi, ma il filo conduttore della storia è rappresentato dai due fratelli Douglas e Tom.

Anche questa storia di Bradbury è essenzialmente una storia di ragazzi: ragazzi non visti con l'occhio dell'adulto che analizza e guarda in prospettiva, ma con la stessa ottica dilatata del coetaneo.

Ciò che più sorprende ne L'Estate incantata è la presenza di personaggi che appartengono a due soli classi di età, o quasi: i giovanissimi e i vecchissimi.

Bradbury avverte l'affinità che esiste tra loro e che consiste nell'assenza di responsabilità.

Sono queste le età della vita in cui accadono - o si può immaginare che accadano - le magie e gli incantesimi ...



"La marea gialla - essenza di un mese bellissimo - veniva versata nella macina e usciva dal becco di sotto per essere travasata nei recipienti di terracotta, fatta fermentare e racchiusa nelle bottiglie lavate per l'occasione. Poi veniva sistemata in file ordinate, dorate, negli scaffali bui della cantina.
Vino di dente di leone.

Parole che significavano estate. Il vino era l'estate catturata e messa in bottiglia.

E adesso che Douglas sapeva di essere veramente vivo e si muoveva tra le cose del mondo per vederle e toccarle tutte, pareva appropriato che un po' di quella nuova coscienza, di quel giorno di vendemmia così speciale, venisse conservato e tappato in cantina, per essere aperto magari in gennaio, durante una nevicata, quando il sole fosse dimenticato da settimane ...

E là, fila su fila, col delicato splendore dei fiori che sbocciano di primo mattino, con la luce di giugno che brilla sotto uno strato di polvere, avrebbe ritrovato il vino di dente di leone.

Guardalo attraverso quel vino il giorno di inverno e la neve si scioglierà sull'erba e gli alberi saranno ripopolati di uccelli, e foglie e fiori si apriranno di nuovo come un continente di farfalle che volano nel vento ...."


Da "L'Estate incantata" di Ray Bradbury - Oscar Mondadori

domenica 24 maggio 2009

Vivere naturalmente


Quando più uno vive solo, sul fiume o in aperta campagna, tanto più si rende conto che non c'è nulla di più bello e più grande del compiere gli obblighi della propria vita quotidiana, semplicemente e naturalmente.

Dall'erba dei campi alle stelle del cielo, ogni cosa fa proprio questo.

C'è tale pace profonda e tale immensa bellezza nella natura, proprio perché nulla cerca di trasgredire i suoi limiti.

Tagore

giovedì 21 maggio 2009

Tempo di fragole


Oggi sono andata dal contadino che vende fragole.

La parola "fragole" mi riporta spesso all'infanzia e al film di Bergman "Il posto delle fragole" - che rimane sempre uno dei miei preferiti.

La fragola è in realtà un falso frutto: la parte commestibile è il ricettacolo floreale accresciuto e costellato in superficie da piccoli acheni, i veri frutti.


Sappiamo tutti dove crescono le fragole: nei boschi e sono le fragoline selvatiche, nei climi temperati con una esposizione non troppo soleggiata e sono quelle che nella maggioranza utilizziamo noi.


Contengono grandi quantità di vitamina C e pectine anti-colesterolo, sono ricche di calcio e contengono fosforo, ferro, magnesio, potassio, vitamine del gruppo B, fibre ...

Dicono siano molto utili in caso di raffreddore e stanchezza, rinforzano infatti i meccanismi di autodifesa dell'organismo.

E' uno dei pochi frutti adatti ai diabetici, poiché contiene uno zucchero, il levulosio, che richiede un basso intervento di insulina per il suo assorbimento.

La fragola selvatica o fragola di bosco è originaria dell'Europa e della Siberia e si è diffusa in tutte le regioni del mondo.

Su indicazione di alcuni botanici a conoscenza della presenza di nuove varietà di origine americana, all'inizio del 1700 - un ufficiale della marina francese importa in Europa, dall'America, piante di fragole differenti da quelle locali, dai frutti meno profumati, ma più polposi.

La coltivazione di queste nuove piante si diffonde velocemente e i nuovi frutti scalzano, sul mercato, le costose fragoline selvatiche.

Qualche notizia sulla vita di Bergman, qui

mercoledì 20 maggio 2009

Due giorni di maggio in giardino



Questa è stata la mia "postazione" ieri e oggi.

Libri, silenzio intercalato a trilli di uccelli.

Dimentico: oltre ai libri, le forbici, per tagliare i fiori appassiti o qualche rametto che punta ai miei occhi...

La notizia più bella per me è che il tiglio sta mettendo i fiori.

Quando, anni fa, non abitavo qui e non avevo tigli in giardino, ma alberi di altro tipo, certe sere mi colpiva l'odore dei tigli portato dal vento.

Il tiglio parla di amore, parla di estate, di mare, di vacanze. Infatti era uno struggimento, camminare per le strade della città con gli amici, annusando questo odore.

Se sentivo dentro di me un vuoto, una mancanza, era chiaro che la persona con cui passeggiavo non era l'Amore da me desiderato.

Una specie di test psicologico...

Fino a che il tiglio o il vento o entrambi mi hanno "indicato" la persona giusta.

Comunque, finalmente è arrivata l'estate e finalmente non indosso più maglioni, ma belle magliette colorate.

Nota disturbante: nonostante il mio eremo, mi sono arrivate ugualmente notizie di Berluskoni e le zanzare-tigre mi hanno punto quasi a sangue.


domenica 17 maggio 2009

Lunghe siepi vive



Lunghe siepi vive
di uccelli e moscerini e larghe bianche farfalle

E sembra che il fiore del biancospino
vita abbia preso e palpiti nel vento.

(Elizabeth Barrett Browning)


Di questa poetessa ho scritto QUI

sabato 16 maggio 2009

Per la mia indimenticabile Kitty



"Una persona può imparare molto da un cane, anche da un cane strambo come il nostro", scrissi.

"Marley mi ha insegnato a vivere ogni giorno con sfrenata esuberanza e gioia, a cogliere il momento e seguire il mio cuore.
Mi ha insegnato ad apprezzare le cose semplici: una passeggiata nei boschi, una fresca nevicata, un sonnellino in un raggio di sole invernale.

E mentre diventata vecchio e malandato, mi ha mostrato l'ottimismo di fronte alle avversità.

Soprattutto mi ha insegnato l'amicizia, l'altruismo e una profonda devozione."

Questo brano, tratto da "Io e Marley" di J. Grogan, si riferisce ad un cane forse un labrador.

Kitty era uno schnauzer medio, femmina , pepe e sale. E' stata la mia amica per 13 anni, mi ha insegnato la dignità, l'affetto, la gioia. E' ancora la mia amica migliore.

venerdì 15 maggio 2009

Qualche riflessione sul rospo comune


Riporto qualche brano di questo articolo scritto da George Orwell:

"Il fatto che i piaceri della primavera sono disponibili a chiunque e non costano niente ... nemmeno le stradine cupe e strette intorno alla Banca d'Inghilterra possono tenerla a distanza, perché la primavera penetra dovunque, come uno di quei nuovi gas velenosi che passano attraverso tutti i filtri.
Spesso si dice che la Primavera è 'un miracolo' ... Dopo i durissimi inverni che abbiamo dovuto sopportare di recente, la primavera sembra davvero miracolosa, perché era sempre più difficile convincersi che sarebbe tornata ...

"E' male trarre piacere da questo e da altri cambiamenti stagionali? Per dirla con maggior precisione, è politicamente reprensibile, nel momento in cui tutti stiamo gemendo (o dovremmo genere) sotto la macina del sistema capitalistico, compiacersi del fatto che la vita è più degna di essere vissuta perché un merlo canta, un olmo ingiallisce in ottobre, o si verifica qualche altro fenomeno che non costa niente e manca di ciò che i giornali di sinistra chiamano "la prospettiva di classe?" So per esperienza che un qualsiasi riferimento alla "natura" in uno dei mie articoli mi farà piovere un certo numero di lettere di protesta... Una è che il trarre piacere dai comuni processi della vita incoraggia una sorta di quietismo politico: la gente, si pensa di solito, deve essere insoddisfatta ed è nostro compito moltiplicare le nostre richieste, non gioire di quello che amiamo già.

L'altra idea è che noi viviamo nel tempo delle macchine e che non amare le macchine sia reazionario, frutto di arretratezza mentale e anche un po' ridicolo. ...."


"Qualche riflessione sul rospo comune" è un delizioso articolo scritto da George Orwell nel 1946 e riportato in Cronache Bradburyane da Giuseppe Lippi.

giovedì 14 maggio 2009

La tragedia del Coro

Nella tragedia greca il coro ha una sua necessità: soffrire in una maniera diversa per portare il dolore dei protagonisti.

Il coro non fa niente, non può far niente: è là per vivere il dolore dell'impossibilità e, senza consolazione, guarda soffrire il loro dolore.

Il Coro ha la sua propria tragedia: quella del testimone impotente, dell'esilio, del proibito, dell'esclusione.

Tutto questo lo porta ad essere privato del bene più prezioso: la possibilità di agire.

Credo che il Coro - immobilizzato com'è da chiodi invisibili - inchiodi al loro posto anche gli spettatori, facendo loro capire che sono fatti della stessa carne dei protagonisti.

Il corpo del Coro è percorso, calpestato, ricalpestato dalle corse degli assassini e delle vittime.
Sa tutto, ma rimane un messaggero tremante della memoria.



http://a-sinistra.blogspot.com/2009/05/restiamo-umani.html

martedì 12 maggio 2009

L'aria profuma di timo


" ... E' una giornata talmente bella.
L'aria profuma di timo, gli alberi da frutto sono tutti in fiore.

Ma questo non significa nulla per i barbari;
anzi, loro nelle belle giornate preferiscono invadere.
C'è maggiore visibilità per i saccheggi ed i massacri.

Questi sono gli stessi barbari che - ho sentito dire - riempono di vittime gabbie di vimini e le incendiano in sacrificio ai loro dèi. Comunque sono molto lontani.

Ammesso che riescano ad attraversare il Reno, ammesso che vengano uccisi a migliaia, ammesso che il fiume non venga a tingersi del rosso del loro sangue, ci vorrà molto tempo prima che arrivino qui.

Non accadrà durante la nostra vita, forse."

(Da "Disordine morale" di Margaret Atwood - Ed. Ponte Alle Grazie)


lunedì 11 maggio 2009

Sicofanti

Ci sono momenti in cui non è sufficiente avere la coscienza pulita.

Mio padre tante volte ha cercato di inculcarmi questo concetto:

"Se non hai fatto niente contro la tua coscienza, vai a testa alta e lascia che dicano ...".

Si riferiva agli invidiosi, ai calunniatori, ai traditori, ecc... ovviamente.

Per descrivere questa bella gente, mi viene in mente la parola "sicofante" che, etimologicamente, viene dal greco e indicava coloro che denunciavano i ladri di fichi.
Col tempo, il significato della parola è diventato quello di Delatore, Calunniatore.
Oggi, addirittura, si usa per lo più in senso enfatico o burlesco - appunto per Mentitore, Spia, Imbroglione.

Nonostante la tranquillità della mia coscienza, mi sono trovata disgustata da come continua ad avanzare la malvagità delle persone. Persone che si autoproclamano salvatori dell'umanità e non hanno il coraggio di mettersi su un blog con il loro nome e cognome.
Persone che diffamano altri pur di far trapelare la loro nobiltà d'animo - anonima anche questa, naturalmente.

Persone che ti fanno sentire "invasa", la privacy è sparita.

Cosa aggiungere? Che non chiudo il blog per ora. Qui ho trovato amici ed amiche,
ma ho bisogno di smaltire questo forte disgusto.

Quindi ci ritroveremo, sperando che gli strani individui, nel frattempo, abbiano fatto fagotto, magari in manette.

Un caro saluto a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggermi.

So che qualcuno non capirà niente di quanto ho scritto. Beati loro!

sabato 2 maggio 2009

Maggio


Sembra che il nome di questo mese abbia una origine incerta.
Antichi scrittori hanno creduto che derivasse da Maya, la madre di Mercurio, a cui tutti i Romani erano soliti sacrificare nel primo giorno del mese.

"May-day" è il nome dato in Inghilterra al primo giorno del mese, quando in passato la gente usciva per le strade a dare il benvenuto alla Primavera.

Le "Regine di Maggio" e i "Maio", o pali di maggio ornati di fiori, erano, un tempo, comuni in tutto il paese.

L'ultimo maio eretto in Londra fu demolito nel 1717.

Nel calendario romano questo mese è detto mese di Maria.

Ode (Maggio)


Mentre la terra stessa sta adornando
questa dolce mattina di Maggio,
e i bimbi raccolgono fiori,
ovunque
in mille valli lontane e vaste,
mentre brilla caldo il sole
e il bimbo salta tra le braccia della madre ...

Allora cantate uccelli, cantate cantate una gioiosa canzone
e lasciate che gli agnellini saltellino come al suono di un tamburello.
Noi col pensiero ci uniremo a voi.
Voi che suonate, voi che giocate,
voi che attraverso il cuore, oggi, sentite
la letizia del Maggio.

(William Wordsworth - Ode)

giovedì 30 aprile 2009

La Mucca Giuda parlante



"... In mezzo alla strada c'è una mucca bianca e marrone, ferma sulla linea che divide le due corsie. Con la macchina dobbiamo girarle attorno. La mucca non batte ciglio e continua a ruminare.

Il centro sono due isolati di case di mattoni. All'incrocio principale c'è un semaforo giallo che lampeggia. Una mucca nera si sta grattando contro il palo di metallo di un segnale di stop. Una mucca bianca sta brucando le zinnie da una fioriera sul davanzale dell'ufficio postale. .....

Ovunque si sente odore di curry e di patchouli. Il vicesceriffo se ne va in giro in sandali. Tutti quanti sfoggiano un puntino nero appiccicato in mezzo alle sopracciglia. Un bindi.
"Accipicchia, una intera città convertita all'induismo!" dice il Sarge.

Secondo lo Psychic Wonders Bullettin il fenomeno è dovuto alla Mucca Giuda parlante.

Nei mattatoi, il trucco è far salire le mucche sulla rampa che porta alla sala di macellazione con l'inganno. Le mucche, spedite dagli allevamenti a bordo di un camion, arrivano al mattatoio confuse e spaventate. Dopo aver passato ore e giorni interi schiacciate in un cassone, senza dormire e senza bere, le mucche vengono piazzate in un recinto fuori dal mattatoio.

Per farle salire sulla rampa si usa La Mucca Giuda.

E' una mucca che vive al mattatoio. Si mescola alle mucche da macello e le guida su per la rampa.
Le mucche, impaurite e disorientate, si muovono soltanto al suo seguito.

A un passo dalla scure, dal coltello o dalla spranga di ferro che trapasserà il cranio della vittima, all'ultimissimo istante, la Mucca Giuda si fa da parte. Sopravvive per guidare un'altra mandria alla morte.

E lo fa per tutta la vita.

Finché un bel giorno, la Mucca Giuda ha deciso di smettere.

Si è piazzata sulla porta del mattatoio bloccando l'ingresso. Si è rifiutata da farsi da parte e di lasciar morire la mandria alle sue spalle. Sotto gli occhi di tutti gli operai del mattatoio, la Mucca Giuda si è seduta sulle zampe posteriori, come un cane, ha guardato tutti quanti con i suoi occhi marroni e si è messa a parlare.

La Mucca Giuda ha parlato.

E ha detto: "Rinunciate alla carne".

"Il cammino verso la redenzione non passa attraverso la sofferenza di altre creature"

La Mucca Giuda ha parlato per tutto il pomeriggio.
Ha detto che gli esseri umani hanno distrutto la natura. Ha detto che il genere umano deve smetterla di sterminare le altre specie. La popolazione umana deve imparare a contenersi, creando un sistema di quote tale che solo un piccola percentuale degli esseri che popolano il pianeta possano appartenere al genere umano. Gli uomini potranno vivere come meglio credono, basta che non siano in maggioranza.

Tratto da Ninna nanna di Cluck Palahniuk - ed. Mondadori

martedì 28 aprile 2009

L'Albero di Maggio

L'Albero di Maggio non appartiene solo alla tradizione celtica.
Un simbolo di tale potenza e importanza, non può mancare in nessuna mitologia o religione.

Una delle "favole" più antiche del mondo (di origine babilonese, fu scoperta nel XIX secolo negli scavi della biblioteca di Assurbanipal.

Ecco la storia:

Tanto tempo fa, quando la terra era ancora giovane, l'Aquila e il Serpente erano ottimi amici e vivevano nello stesso Albero, l'Aquila sui rami più alti, il Serpente rintanato ai piedi dello stesso.
Si scambiavano aiuti e favori: a volte l'Aquila, tornando dalla caccia, riservava qualche bocconcino ai giovani serpentelli; a volte il Serpente offriva qualche leccornia agli aquilotti e a vicenda si sorvegliavano i propri piccoli.

Un giorno però l'Aquila, ormai fattasi grande la sua nidiata, giudicò di non aver più bisogno del Serpente e anzi pensò che poteva dare una bella festicciola nel suo nido, banchettando con la prole del suo ex-amico.

E così fece, nonostante i rimproveri degli aquilotti.

Il Serpente, tornando alla sua tana sotto l'Albero, non trovò più i suoi piccoli e scavò e cercò disperatamente, ma invano..
Capì allora cosa era successo e si recò alla dimora del Dio della Giustizia.

"Sire, l'Aquila è venuta meno al giuramento fatto sul tuo nome e ha divorato i miei figli. Ella ride sprezzante e io piango la mia famiglia."

Il dio si mosse a pietà e disse: " Vai oltre la collina, troverai un bufalo, nasconditi nella sua carcassa e quando l'Aquila verrà con tutti gli altri uccelli a beccare le carni migliori, tu prendila e spezzale le ali e strappa i suoi artigli, poi gettala in una buca a morire di fame e di sete."

Così il Serpente fece e l'Aquila ora, con le ali spezzate, sta languendo nel buio della buca in cui è stata gettata.

Questa storia è molto attuale, perché rispecchia ciò che sta succedendo ai giorni nostri.

L'Aquila, ovvero l'Intelletto razionale, crede che i suoi prodotti: la tecnologia, la manipolazione genetica, la vita e gli alimenti artificiali, e così via, siano ormai grandi a tal punto da fare senza l'aiuto del Serpente, cioè le forze generatrici dei cicli della Natura. Anzi, con la distruzione dell'ambiente, l'Aquila ha ucciso la prole del Serpente e lo ha sfrattato dalla sua tana sotto il Grande Albero.

Ma il Serpente chiede giustizia e la Natura si ribella, con nuove malattie, nuove catastrofi, nuova infelicità, nuova pazzia.

lunedì 27 aprile 2009

Calendimaggio - 30 Aprile


Beltane, Calendimaggio è la grande Festa che segna l'inizio dell'Estate esoterica.

Una Festa conosciuta in ogni tempo e luogo: una tradizione mai interrotta.

La sua natura è duplice: materiale e spirituale.

Grande simbolo di Calendimaggio è l'Albero cosmico che si estende attraverso i tre livelli dell'esistenza.

Beltane è la porta che si apre verso una consapevolezza maggiore, ma è anche la forza che ci aiuta nel quotidiano.

Ed è la seconda Festa più importante del calendario celtico (la prima è Samhain, esattamente sei mesi prima, il 31 ottobre).

E' la Festa del fuoco di Bel. I Druidi la celebravano nelle selve, tra le querce sacre.

Il gutuater alzava al cielo le antiche invocazioni, mentre lo uati traeva gli auspici dagli astri e dal fuoco del falò, il coro dei bardi si alzava verso la Luna.

Un gruppo di novizi tagliava un albero che, ornato di nastri e di frutti della terra, sarebbe entrato trionfante nella piazza - l'indomani.

Antichissime tradizioni giunte fino a noi, filtrate e modificate nelle varie culture, presso i popoli più disparati, ma ancora vive, che parlano di un tempo in cui l'uomo conosceva i ritmi della Natura, le forze che in essa si nascondono e che sono il riflesso di quelle che lui stesso possiede.

Echi di antiche notti, dove il cielo terso si mostrava nel suo infinito splendore e dove le selve, già misteriose, si ammantavano del mistero dell'oscurità, nel buio più nero, rotto solo dal grande falò e da un'argentea Luna, che filtrava fra le altissime fronde.

domenica 26 aprile 2009

Da "Pianto di stelle"

.................................

Splende al plenilunio l'orto; il melo
trema appena d'un tremolio d'argento ...
Nei lontani monti color di cielo
sibila il vento.

Giovanni Pascoli

venerdì 24 aprile 2009

Lettera non datata

Con questa lettera che non porta data, concludo il breve passaggio su Lettere dal carcere.

Carissimo Delio,
mi sento un po' stanco e non posso scriverti molto.
Tu scrivimi sempre e di tutto ciò che ti interessa nella scuola. Io penso che la
storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è
possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano, lottano e migliorano se stessi: non può non piacerti più di ogni altra cosa. Ma è così?
Ti abbraccio.


Auguro a tutti un Buon 25 aprile!

Casa Penale di Turi, 8 agosto 1933

Carissima Julca,
dorei scrivere a Delio per rispondere a un suo biglietto.
Poi dirgli tu stessa che gli saranno spediti due libri: le novelle della giungla dove sono comprese le novelle della Foca bianca e di Rikki-Tikki-Tawi e La capanna dello zio Tom.
Sarei contento di sapere come sia venuto in testa a Delio di leggere questo ultimo libro e se, quando egli lo avrà, qualcuno glielo spiegherà storicisticamente, collocando i sentimenti e la religiosità di cui il libro è impregnato, nel tempo e nello spazio.
Questo lavoro mi pare molto difficile da fare con un ragazzo (da fare seriamente, s'intende, e non con le solite generalità e luoghi comuni).


Ecco perché forse non senti più l'attrazione di un tempo per la musica.
A me pare che debba avvenire in noi una catarsi, come dicevano i Greci, per cui i sentimenti si rivivono "artisticamente" come bellezza, e non più come passione condivisa e ancora operante.
E' forse una cosa da spiegare più a lungo, ma mi pare che tu debba capire anche da questi pochi accenni.
Ti abbraccio teneramente.
Antonio

Carcere di Milano, 27 febbraio 1928

"Carissima Tania,
per una felicissima congiunzione di astri favorevoli, la tua lettera del 20 mi è stata consegnata il 24, assieme alla lettera di Giulia. Ho ammirato molto la tua bravura nelle diagnosi, ma non sono caduto nei sottili lacci della tua furberia letteraria. Non pensi che sarebbe preferibile esplicare la propria bravura su altri soggetti che non sulla propria persona? (Non per augurare male al prossimo, s'intende, se di prossimo si può parlare in questo caso.

Tu hai letto bene e studiato le idee di Tolstoi? Dovresti confermarmi il significato preciso che Tolstoi dà alla nozione evangelica di "prossimo". Mi pare che egli si attenga al significato letterale, etimologico della parola: "chi ti è più vicino, quelli della tua famiglia, cioé, e, al massimo, quelli del tuo villaggio".

Insomma non sei riuscita a cambiarmi le carte in tavola, mettendomi innanzi la tua bravura di medico, per farmi riflettere meno sulle tue condizioni di paziente. Sulla flebite, poi, io mi sono formato una cultura speciale, perché negli ultimi quindici giorni di residenza a Ustica, ho dovuto ascoltare le lunghe disquisizioni di un vecchio avvocato perugino che ne soffriva e si era fatto arrivare quattro o cinque pubblicazioni in proposito.

Per farti passare il tempo ti riferirò una piccola discussione "carceraria" svoltasi a pezzi e bocconi. Un tale, credo che sia evangelista o metodista o presbiteriano (mi sono ricordato di lui a proposito del suaccennato "prossimo") era molto indignato perché si lasciavano ancora circolare per le nostre città quei poveri cinesi che vendono oggettini certamente fabbricati in serie in Germania, ma che danno l'impressione ai compratori di annettersi almeno un pezzettino del folklore cataico.
Secondo il nostro evangelista, il pericolo era grande per la omogeneità delle credenze e dei modi di pensare della civiltà occidentale: si tratta, secondo lui, di un innesto dell'idolatria asiatica nel ceppo del cristianesimo europeo.
Le piccole immagini del Budda finirebbero con l'esercitare uno speciale fascino che potrebbe essere come un reagente sulla psicologia europea.

Che un elemento sociale come l'evangelista in parola avesse simili preoccupazioni, era certo molto interessante, anche se tali reazioni avessero radici molto lontane.

Non fu difficile però cacciarlo in un ginepraio di di idee, senza uscita per lui, facendogli osservare:

1. Che l'influenza del buddismo sulla civiltà occidentale ha radici molto più profonde di quanto sembri, perché durante tutto il Medioevo, dalla invasione degli arabi fino al 1200 circa, la vita di Budda circolò in Europa come la vita di un martire cristiano, santificato dalla Chiesa, la quale solo dopo parecchi secoli si accorse dell'errore commesso e sconsacrò il pseudosanto. L'influenza che un tale episodio può avere esercitato in quei tempi, quando l'ideologia religiosa era vivacissima e costituiva il solo modo di pensare delle moltitudini, è incalcolabile.

2. Il buddismo non è una idolatria. Da questo punto di vista, se pericolo c'è, è costituito piuttosto dalla musica e dalla danza importata in Europa dai negri.
Questa musica ha veramente conquistato tutto uno strato della popolazione europea colta, ha creato anzi un vero fanatismo.

Ora è possibile immaginare che la ripetizione continuata dei gesti fisici che i negri fanno intorno ai loro feticci, danzando, che l'avere sempre nelle orecchie il ritmo sincopato degli jazz-bands, rimangano senza risultati ideologici?

a) Si tratta di un fenomeno enormemente diffuso che tocca milioni e milioni di persone, specialmente giovani;
b) si tratta di impressioni molto energiche e violente, cioé che lasciano tracce profonde e durature;
c) si tratta di fenomeni musicali, cioè di manifestazioni che si esprimono nel linguaggio più universale oggi esistente, nel linguaggio che più rapidamente comunica immagini e impressioni totali di una civiltà non solo estranea alla nostra, ma certamente meno complessa di quella asiatica, primitiva ed elementare, cioè facilmente assimilabile dalla musica e dalla danza a tutto il mondo psichico.

Insomma il povero evangelista fu convinto che mentre aveva paura di diventare un asiatico, in realtà egli, senza accorgersene, stava diventando un negro e che tale processo era terribilmente avanzato, almeno fino alla fase di meticcio.

Non so quali risultati siano stati ottenuti: penso però che non sia più capace di rinunziare al caffè con contorno di jazz e che d'ora in poi si guarderà attentamente allo specchio per sorprendere pigmenti di colore nel suo sangue.

Cara Tania, ti auguro di ristabilirti bene e presto; ti abbraccio.
Antonio"

giovedì 23 aprile 2009

Carcere di Roma, 30 novembre 1926

"Mia carissima Julca,
ricordi una delle tue ultime lettere? (Era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto e letto).
Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di veder insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sei sempre stata. Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché i bambini crescano bene e siano in tutto degni di te. Ho pensato molto, molto in questi giorni.
Ho cercato di immaginare come si svolgerà tutta la vostra vita avvenire, perché rimarrò certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e di fiducia infinita.
Io sono e sarò forte; ti voglio tanto bene e voglio arrivare a vedere i nostri piccoli bambini.
Carissima mia, non vorrei in alcun modo turbarti, sono un po' stanco, perché dormo pochissimo e non riesco perciò a scrivere tutto ciò che vorrei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. Abbraccia tutti di casa tua; ti stringo con la più grande tenerezza insieme ai bambini.
Antonio"

Questa postata sopra è la prima delle "Lettere dal carcere" scritta da Gramsci.

Gramsci era nato ad Ales (Cagliari) il 22 gennaio 1891, quarto di sette figli.

Le Lettere (edite da Einaudi) sono per lo più indirizzate alla moglie Giulia Schucht, violinista russa, alla cognata Tatiana, ai figli, Delio e Giuliano, all'amico Piero Sraffa, professre di economia a Cambridge.

Saltando pagine intere di storia (per questo rimando a Italia Libri, nonché a Wikipedia) passo al 5 novembre 1926, giorno in cui Mussolini sciolse i partiti di opposizione e soppresse la libertà di stampa.

L'8 novembre, in violazione dell'immunità parlamentare, Gramsci venne arrestato e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Seguì un periodo di confino a Ustica.

Il processo iniziò a Roma il 28 maggio 1928.

Mussolini aveva "FASCISTIZZATO" anche la magistratura: aveva istituito il Tribunale Speciale Fascista.

Presidente era un generale, i giurati erano cinque consoli della milizia fascista, l'avvocato d'accusa e il relatore, tutti in divisa.

Gramsci era accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all'odio di classe.

Il pubblico ministero Isgrò concluse la sua requisitoria con una frase rimasta famosa:
"Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare"

E infatti il 4 giugno Gramsci fu condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione.

I prossimi giorni penso di continuare a pubblicare altre lettere dal carcere.

mercoledì 22 aprile 2009

22 Aprile: Giornata mondiale della Terra


Denis Hayes è l’uomo che ha fatto dell’Earth Day un fenomeno mondiale. Quando l’iniziativa fu inventata nel 1970, Hayes era il coordinatore di questa giornata ambientalista che vedeva la partecipazione di 20 milioni di americani.

20 anni più tardi Hayes lanciava il primo Earth Day internazionale ottenendo la partecipazione di 200 milioni di persone in 141 nazioni. Oggi è alla guida dell’Earth Day Network, che coordina le attività dell’Earth Day in tutto il mondo.

Il mondo può diventare più verde grazie a un evento di un solo giorno? Ovviamente no, non ci illudiamo certo in questo senso.

Nel 1970 volevamo che abitanti di quartieri differenti si unissero per affrontare problemi quali le vernici a base di piombo o la costruzione delle autostrade. Anche oggi la gente deve capire che i problemi ambientali non sono qualcosa che riguarda solo gli altri, dobbiamo cominciare a pensare a tutti noi in termini di un’unica specie.

Il mondo è almeno diventato più verde dal 1970 a oggi? Gli Stati Uniti sono una nazione più pulita. Abbiamo ripulito fiumi e laghi e salvato specie a rischio. Ma complessivamente il mondo è in condizioni peggiori rispetto al 1970 praticamente da ogni punto di vista.

Qual è stato il risultato più significativo dell’Earth Day? Il periodo 1970-1974 è stato una sorta di età dell’oro: ottenemmo le leggi sull’ambiente su cui ancora oggi si basa la nostra società. L’altro grande risultato è stato il coinvolgimento di milioni di studenti e oggi l’ambientalismo è uno degli aspetti del nostro vivere in comunità.

Nel 1970 la maggior parte delle persone non pensava all’ambiente, oggi questa parola è nel vocabolario di ognuno di noi. Qual è oggi la prima minaccia ambientale? L’emissione di anidride carbonica ......

lunedì 20 aprile 2009

"Spegnete la tv per sette giorni"



Non posso tralasciarlo, ripreso da La Repubblica di oggi:

"LONDRA - Staccare la spina per sette giorni. E magari, se il risultato è incoraggiante, non riattaccarla più.

E' l'obiettivo della "Tv Turnoff Week", la settimana della televisione spenta, una campagna ideata in Gran Bretagna e ripresa da numerosi altri paesi per provare a vivere senza tivù.
Comincia oggi e finirà domenica, senza illudersi di poter realizzare una simile rivoluzione: ma i sostenitori dell'iniziativa aumentano e i suoi promotori sperano che come minimo serva a rendere la gente più consapevole, spingendo quelli che la televisione intendono tenerla accesa a guardarla un po' di meno.

"Get out of the box", letteralmente "uscite dalla scatola", del video s'intende, è lo slogan stampato in migliaia di poster appesi nelle strade di Londra e di altre città inglesi.

Fate un esperimento, dicono gli organizzatori: invece di guardare la tivù, stasera invitate i vostri vicini a fare due chiacchiere. I benefici, assicurano, saranno istantanei.

La settimana della tivù spenta è un'invenzione di David Burke, un americano di 44 anni trapiantato da decenni in Inghilterra.

Tutto cominciò quando un amico gli mise in mano una newsletter anti-televisione: Burke lo lesse, si mise alla prova e da allora è il più ostinato combattente sul fronte della lotta al video.
"Questo è il tredicesimo anno che lancia la "Tv Turnoff Week".

La differenza rispetto al passato è che sempre più spettatori sembrano disposti a dargli retta.

Lo scorso anno, in America, cinque milioni di persone hanno staccato la spina per i sette giorni della campagna.

Del resto studi e cifre sugli effetti dannosi della tivù, o meglio del guardarla troppo, si moltiplicano.

Una ricerca della British Psychological Society afferma che guardare la televisione fa male alla salute, e una dell'associazione americana pediatri è giunta a simili conclusioni.
Ma ci sono anche studi che affermano il contrario: dicono che la tivù rende più intelligenti ed è una fonte di intrattenimento di qualità, con show come Lost e I Soprano, che abituano il pubblico a un livello di complessità che un telespettatore di trent'anni fa non sarebbe stato in grado di capire.

(Enrico Franceschini - 20 aprile 2009)

domenica 19 aprile 2009

Flush

Flush è un cocker spaniel nato nel 1842 nella casa di campagna di Miss Mary Mitford, scrittrice inglese, amica della poetessa Elisabeth Barrett. Flush vive i primi mesi in campagna, felice e libero, finché la buona miss Mary non lo dona all'amica che vive "reclusa" nella casa paterna londinese. Flush, nel fiore degli anni e nel fulgore del suo mantello rossiccio, irrompe nella tanza sovraccarica di mobili e soprammobili della Barrett, nonché nella sua vita, trasformandola. Tra i due matura una complicità, un legame che le vicende della vita metteranno a dura prova ma non riusciranno a scalfire. Virgina Woolf, avvalendosi della produzione poetica della Barrett e del suo ricchissimo epistolario, ne ricostruisce la vita e dimostra che la si può raccontare dalla particolarissima prospettiva del suo cane. A casa Barrett, a Wimpole Street, regnano il lusso e gli agi, vi sono ingombranti mobili e sfarzosi tappeti, oggetti indiani e specchiere dorate, ma la vita non è felice per Elisabeth, che ha circa quarant'anni. Poetessa famosa, vive un profondo disagio psicologico che le impedisce di uscire di casa. La casa con il tirannico padre e nove fratelli - tra cui spiccano la sorella Arabella - e la governante, Miss Wilson, è una prigione dorata. Tra la melanconica Elisabeth e il piccolo Flush nasce un grande amore. Sembra quasi che Flush incarni quella spontaneità ed istintività a cui Elisabeth ha rinunciato. Per lei l'avventuroso Flush rinuncia alla libertà e trascorre interminabili inverni nebbiosi e assolate estati cittadine nella stanza dove la poetessa, distesa su un'ottomana, scrive assiduamente. L'empatia fra Elisabeth e Flush è completa, finché non giunge una lettera. Flush comprende subito, con il suo istinto canino, che quella lettera è diversa dalle altre. Poi ne giungono ancora e un giorno arriva lo scrittore di quelle lettere: il poeta Robert Browing, giovane, agile, avvenente, sicuro di sè. Flush ascolta le appassionate conversazioni letterarie fra i due e cova una immensa gelosia, tanto da morsicare, un giorno, il poeta. Con estrema delicatezza, Virginia narra come l'amore cambi. Elisabeth Barrett trova il coraggio di abbandonare le sue paure e di fuggire con l'amato Robert a Firenze, naturalmente assieme a Flush. Sembra una fiaba e invece è una storia vera. Tutti i personaggi sono realmente esistiti. Virginia li tratteggia con molta chiarezza, non vi è nulla di retorico o di melenso in questo libro, che parla dell'amore di un cane verso una giovane donna e viceversa, e poi dell'amore di questa donna per un uomo più giovane di lei e viceversa. Il libro è anche un atto d'amore verso Londra, magistralmente descritta a metà Ottocento. Ma è anche un j'accuse verso la tendenza a evidenziare le differenze di classe, alla grande miseria che affliggeva un paese monarchico e capitalista . Fin dall'inizio infatti, Virginia Woolf, nel ricomporre la geneologia degli spaniels in Inghilterra, si diverte a trasferire nel mondo dei cani, le estenuanti questioni di araldica degli umani; in seguito la descrizione degli ambienti non è orchestrata, come di consueto, sulla base di sensazioni visive, ma soprattutto di quelle olfattive, uditive e tattili, più sviluppate nel cane. Ma Flush non è un cane qualunque. "Apprezzava in modo financo eccessivo le emozioni umane": ecco la sua particolarità. Soprattutto Flush è un inno all'amore anarchico e ribelle che manda in frantumi le differenze sociali e le paure, facendo approdare Elisabeth, Robert e Flush a Firenze che, per gli Inglesi è sempre stata il simbolo della bellezza e della libertà. (Flush, biografia di un cane - ed. La Tartaruga)

sabato 18 aprile 2009

E il gaio usignolo


E il gaio usignolo

che affolla e affretta e fa precipitare,

con veloce, fitto gorgheggio, le sue deliziose note,

come se fosse timoroso che una notte d'aprile

sia per lui troppo breve per esprimere

il suo canto d'amore e liberare l'anima colma

di tutta la sua musica.



(Samuel T. Coleridge)

giovedì 16 aprile 2009

L'Ascolto


L'attenzione è la prima forma d'amore, non è un dovere freddo e impersonale, non implica atteggiamenti moralistici: è apertura radicale a chi ci sta di fronte.

L'attenzione, scrive Simone Weil, è quasi "un miracolo"

Coloro che sono infelici non hanno bisogno di nient'altro in questo mondo che di persone capaci di prestare loro attenzione" La capacità di prestare la propria attenzione ad una persona sofferente è una cosa molto difficile e rara; è quasi un miracolo. E' un miracolo. Quasi tutti quelli che pensano di avere questa capacità non ce l'hanno ... è indispensabile sapere come guardare una persona in un certo modo. Questo modo di guardare è prima di tutto attento."

Il "miracolo" consiste allora in questo: svuotare completamente il nostro animo per riempirlo dei bisogni dell'altro, del quale dobbiamo accettare tutto in piena sincerità di mente e di cuore.

Occorre saper convivere con le emozioni, i sentimenti, le sofferenze dell'Altro, evitando di teorizzare, consigliare, vaticinare in modo narcisistico, dimentichi di ogni ascolto.

martedì 14 aprile 2009

Citazione

"Tutte le ambizioni sono giustificate, ad eccezione di quelle che si arrampicano sulle miserie e sulla credulità umana."

(Konrad Lorenz)

domenica 12 aprile 2009

L'Unicorno


Christian Rosenkreutz (il mitico fondatore dei Rosacroce) nella sue Nozze Alchemiche, 1459 descrive una scena cruenta in cui si assiste ad una metodica "esecuzione" dei malvagi, ognuno secondo la sua colpa e quando tutto è compiuto, come la Luna splendente che squarcia le nubi nel silenzio che segue la tempesta, compare, presso una Fonte, il candido Unicorno:

"Terminate le esecuzioni, vi furono cinque minuti di silenzio, dopodiché apparve un bellissimo Unicorno, bianco come la neve."

L'Unicorno fa la sua comparsa quando il Cinghiale-Serpente è vinto, è la sublimazione della forza selvaggia in una essenza infinitamente maestosa e pura.

Beninteso - come narra la tradizione - l'Unicorno non è un animale domestico, anzi è il più schivo e riservato tra gli animali e non si lascia avvicinare da nessuno, se non da una Vergine.

Egli è talmente fiero che, qualora fosse catturato, non si lascerebbe né tenere, né domare e morirebbe di dolore.

In verità è assai difficile catturarlo, perché egli è il più veloce tra gli animali e prima di arrendersi affila il suo corno su una pietra e combatte con tutte le sue forze, infine se sente di soccombere al suo cacciatore, con le sue ultime forze si getta giù da una rupe a capofitto. Il corno conficcandosi nel terreno attutisce la caduta, e il resto dell'animale si trasforma in un Albero, in attesa di tempi più propizi.

Tutti i testi antichi dicono che l'unico modo sicuro per catturare il Liocorno è di mettere una Vergine sul suo passaggio, egli ne sarà subito attratto e andrà a posare il capo nel suo grembo, così sarà assai facile catturarlo.

La Vergine di cui si parla è lo spirito dell'Iniziato che solo quando ha raggiunto un perfetto stadio di purezza, può incontrare il proprio Unicorno, che è una parte di se stesso, come lo era il Cinghiale e prima ancora il Serpente.

Si narra che chi cerca di catturare l'Unicorno lo fa esclusivamente per potergli strappare il suo corno, che possiede poteri magici.

Intanto il corno è nero alla base, bianco al centro e rosso in punta ed è formato da 72 spire. Rompendolo, nel suo interno mostra tre figure finemente intagliate: un Uomo, una Colomba, un Albero.

Il potere principale del Corno è di annullare tutti i veleni.
Ancora, il Corno, usato come bicchiere, si credeva infondesse al liquido contenuto, virtù taumaturgiche contro le più svariate malattie.

Appello


Da Matty:


ABBIAMO BISOGNO ANCORA DI UN AIUTO DA TUTTI VOI.....PUBBLICATE QUESTO POST NEI VOSTRI BLOG.
C'E' UNA RAGAZZA DE L'AQUILA CHE SI CHIAMA MANULA, RIMASTA SENZA CASA E CHE ORA DORME IN MACCHINA, CHE HA BISOGNO URGENTEMENTE DI UNA ROULOTTE O CAMPER PER LA MADRE.
LA SIGNORA HE TRE CANI E QUINDI LE E' VIETATO PORTARLI NELLA TENDOPOLI.
QUESTO COMPORTEREBBE ALLA SIGNORA L'ABBANDONO DEI PROPRI CANI DAI QUALI NON SI VUOLE ALLONTANARE ESSENDO TRA I POCHI AFFETTI CHE ANCORA POSSIEDE NON AVENDO PIU' UNA CASA.
CHIUNQUE DI VOI SIA DISPOSTO A PRESTARLE UNA ROULOTTE O UN CAMPER
O CHIUNQUE DI VOI CONOSCA QUALCUNO DISPOSTO A FARLO.

GRAZIE A TUTTI ANTICIPATAMENTE
RICORDATEVI CHE ANCHE GLI ANIMALI SONO ESSERI VIVENTI.

sabato 11 aprile 2009

venerdì 10 aprile 2009

La Fenice


La Fenice, come narra Ovidio nelle Metamorfosi, è l'auto-generazione:

"Tutti questi (corpi viventi) comunque traggono origine da altri: unico a rigenerarsi da sé è un uccello che gli Assiri chiamano Fenice"

"La Fenice - spiega ancora Ovidio - non si nutre né di chicchi di grano, né di erbe, ma di lacrime e succo d'amomo".

Lo stesso Dante dice: "Erba né biado in sua vita non pasce, ma sol d'incenso lacrime e d'amomo"

Non si tratta cioè di qualcosa di materiale, ma di una essenza divina, di una legge sacra, in quanto l'incenso è il nutrimento degli spiriti più elevati.

La leggenda vuole che la Fenice, giunta al termine della propria vita, si costruisca un sepolcro odoroso (di resine ed erbe preziose) in cui lasciarsi morire, per poi rinascere dallo stesso più splendente di prima.

La nuova Fenice, appena ne ha le forze, raccoglie quanto resta del suo nido (sua culla e sepolcro del padre) per volare ad Eliopoli, la città del Sole, dove sorge la Collina dell'Inizio del Tempo, e deporlo sull'altare del Sole.

Rigenerarsi da soli, poter ricominciare senza dover cancellare quanto di utile si è compiuto, bensì lasciando il fardello dei propri errori sull'altare del Sole, per purificarsi, per avere il modo di ricominciare, nel pieno delle rinnovate forze, questo è il grande segreto racchiuso nel simbolo della Fenice.
Auguro che questo simbolo sia di forza e auspicio per i sopravvissuti al sisma de L'Aquila.

giovedì 9 aprile 2009

La memoria


"I ricordi sono costruzioni: crescono e maturano con il progredire della nostra vita.
State sempre in guardia contro la certezza del "Lo ricordo come se fosse ieri".

Che la memoria talvolta debba essere sollecitata è una cosa di cui William James si era già reso conto nel XIX secolo:

"Immaginate che resti zitto per un momento e poi vi ordini con voce autorevole: Ricorda! La vostra memoria obbedisce all'ordine e produce una immagine del passato?

Certamente no. Resta lì, attonita e domanda

Che cosa dovrei ricordare, esattamente?

In poche parole, le serve una indicazione. La memoria non risponde a comando, ma si lascia guidare dagli stimoli. Non serve chiedere alla memoria che cosa l'abbia sollecitata, perché solo di rado riesce ad identificare il suggerimento occulto".

"Quando cominciamo a frugare nella memoria in cerca di qualcosa che abbiamo dimenticato, entriamo in uno strano regno psichico detto rimozione.

Il concetto di rimozione dipende da una certa forza di spirito. I sostenitori di questa teoria credono nella capacità dello spirito di difendersi contro certi eventi troppo drammatici che minacciano di sopraffarlo, rimuovendo determinate esperienze ed emozioni della coscienza".

La nostra mente sembra aprire delle porte, mentre di fatto ne chiude altre. Il fenomeno si chiama amnesia.

Parte della memoria, la memoria cosciente, non ricorda gli eventi, mentre un'altra parte, quella inconscia, funziona in modo indipendente dalla prima, e i ricordi del trauma, riaffiorano sotto forma di sogni o sentimenti d'ansia."

(Estrapolato da "DE REUNIE" di Simon Van der Vlugt - Feltrinelli Editore)

mercoledì 8 aprile 2009

Passaparola

Leggo sul blog di Arnicamontana :

Messaggio da ANNA: Ciao a tutti! In queste ore purtroppo si sta intensificando lo sciacallaggio da parte di finte associazioni e gruppi che chiedono soldi per aiutare i terremotati. Non mandate nulla se non siete certi dell'attendibilità delle organizzazioni!!
Un' associazione sicura alla quale si possono inviare è l'ANA: Associazione Nazionale Alpini.
Mi raccomando fate passare questo messaggio ovunque e fate passaparola per evitare che si mandino soldi a delinquenti che stanno approfittando di questa disgrazia.


C'è inoltre la possibilità di inviare un Euro alla Protezione civile, formando il numero 48580

lunedì 6 aprile 2009

Appello

Origine: www.ansa.it ROMA -

Appello dei Centri di servizio per il volontariato (Csv) a tutti i volontari di Pescara e provincia, a contribuire nei limiti delle loro possibilità ad aiutare le popolazioni colpite dal terremoto....telefonando allo 085 2057631.

EMERGENZA ABRUZZO - RICEVO E DIFFONDO. Facciamo girare l'appello per le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. Si parla del sisma più forte degli ultimi cento anni, paragonabile a quello che ha devastato Reggio e Messina nel 1908.

SERVE SANGUE PER LE TRASFUSIONI! Dipartimento di Medicina Trasfusionale PO "Spirito Santo" Via Fonte Romana 8 - 65124 Pescara Telefono 0854252687

La Croce Rossa Italiana lancia "un appello di emergenza a livello nazionale, chiedendo a tutta la popolazione di partecipare ad un grande sforzo di solidarietà per alleviare la sofferenza di tutte le vittime del terremoto che ha colpito la regione Abruzzo".

Per effettuare donazioni alla Croce Rossa Italiana si possono utilizzare:

il Conto corrente bancario C/C n. 218020 presso Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati - Tesoreria - via San Nicola da Tolentino 67 - Roma, intestato a Croce Rossa Italiana via Toscana 12 - 00187 Roma, codice Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020, causale pro terremoto Abruzzo;
il Conto corrente postale n. 300004 intestato a Croce Rossa Italiana via Toscana 12 - 00187 Roma, codice Iban IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004, causale pro terremoto Abruzzo.

E' anche possibile effettuare dei versamenti online, attraverso il sito web della Cri all'indirizzo: www.cri.it

Ora le allodole


Ora le allodole destano l'allegro mattino
alte su ali rugiadose.
Dal meridiano suo recesso
il merlo leva echi nel bosco,
ebbro di note il tordo
addormenta cantando il giorno;
gioiscono d'amore e libertà
non oppressi da affanni e servitù.

Sboccia ora il giglio sulla riva,
la primula giù per il pendio;
lo spino fiorisce nella valle
e biancolatte è il pruno

Robert Burns

domenica 5 aprile 2009

Le Dee della Primavera: EOSTRE


Dal post precedente a questo, seguito a parlare degli antichi miti legati alla Primavera. Sempre dal Cerchio della Luna:

"I popoli del Nord Europa che erano particolarmente legati alla natura con i suoi ritmi, accoglievano la primavera, identificandola con Oestara o Eostre, giovane dea celtica dall'aspetto di una fanciulla.

La dea, archetipo di madre natura stessa, veniva rappresentata con fiori tra i capelli e abiti colorati come i prati a primavera, simbolo stesso della giovinezza e di tutte le sue più belle qualità.

Il suo nome significa "Stella dell'Est" e questo ci riconduce a Venere, la stella del mattino e ad Afrodite, la dea dell'amore.

Eostre dà il nome alla Pasqua (che in inglese si chiama Easter) e molte delle tradizioni cristiane hanno le loro origini proprio in questa giovane, ma antica dea sassone.

I suoi simboli sono le lepri e le uova.

Infatti una dolce leggenda narra che un leprotto voleva così piacere a Eostre che lasciava in giro uova dipinte con i colori dell'arcobaleno, per lei.

Quando si presentò a lei con il suo dono, lei fu così contenta che desiderò condividere la sua gioia con tutti gli uomini della terra e chiese al leprotto di andare in giro per il mondo a donare le uova colorate; e forse per questo, ancora oggi noi le decoriamo.

Conigli e lepri sono noti simboli della fertilità e la Dea veniva rappresentata dagli antichi con un coniglio nella luna piena.

Dunque la lepre di Eostre, che deponeva l'uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell'anno, si è trasformata nell'odierno coniglio pasquale che porta in dono le uova di cioccolato.

L'uovo, a sua volta, è un antichissimo simbolo di vita, di creazione e di rinascita.

Non a caso la nascita del mondo da un uovo cosmico veniva celebrata presso molte civiltà in corrispondenza con la festa equinoziale di primavera, quando la Natura risorge e le ore di luce iniziano a prevalere su quelle notturne."

Le Dee della Primavera



Primavera è la stagione del risveglio della natura. L'improvviso sbocciare dei fiori, il volo degli uccelli migratori che fanno ritorno e la gioiosa danza di accoppiamento degli animali hanno sempre rappresentato un richiamo ancestrale molto potente, oltre che una fonte di inesauribile ispirazione per poeti e artisti.

Il simbolo della primavera è il tenero trifoglio, mentre i suoi colori sono tutte le tinte pastello e in particolare il rosa, che ci ricorda i rami dei peschi in fiore.

Est è la sua direzione, quella dove sorge il sole.

Primavera ha un'energia di "disponibilità", è esposta a contatti ed influenze (il fuoco la riscalda, l'acqua la appesantisce) e, come il vento di primavera, non è possibile imprigionarla poiché la libertà le appartiene.

Dato che tutti vibrano nella stessa energia della natura, anche gli esseri umani come gli animali e le piante sperimentano in primavera un desiderio di apertura, che spinge a fare nuovi progetti, a creare nuovi scambi, a desiderare nuovi incontri.

E' un po' come che si risvegliasse ogni volta, con l'arrivo della primavera, l'emozione della giovinezza, con tutto il carico di inquietudine, curiosità e allegria che la caratterizza.

E così anche noi siamo chiamate a rinascere noi stesse, come fa la natura, a rinnovarci, a lasciare indietro le pesantezze invernali per guardare alla nostra vita da una nuova prospettiva.

Non c'è da stupirsi dunque, se ogni cultura ha "prodotto" le sue Dee che, archetipicamente, rappresentano il risveglio della natura a primavera e, per assonanza, quella fase della vita che precede la maturità, e che coincide - rispetto alle fasi lunari - alla luna crescente:

la fanciullezza, quel tempo in cui tutto deve ancora accadere e la vita appare piena di possibilità, l'alba del nuovo giorno che deve ancora arrivare, il fiore che ancora non è diventato frutto, ma già contiene tutto il potenziale del suo intero ciclo.

da Il Cerchio della luna

segue ...

sabato 4 aprile 2009

Giorni e nuvole


Proseguo l'argomento proposto su "Volevo solo lavorare", ricordando il film di Soldini "Giorni e Nuvole", più che mai attuale.

Silvio Soldini presentò questo suo film alla conferenza stampa con le seguenti parole:

"Era da un po' che volevo fare un film legato alla realtà, a questo momento storico. Avevo voglia di fare un film piccolo - che si concentrasse su due personaggi principali e li seguisse da vicino"


Elsa e Michele (Margherita Boy e Antonio Albanese) sono una coppia alto-borghese, colta e benestante, con vent'anni di matrimonio alle spalle e una figlia di nome Alice.

La loro serenità anche economica ha permesso a Elsa di lasciare il lavoro e coronare un antico sogno: laurearsi in storia dell'arte.
Ma, improvvisamente, la loro vita cambia: Michele le confessa di avere perso il lavoro.

Da quel momento in poi, comincia un lento ma inesorabile declino, che il regista scarnifica scena dopo scena, non lasciando allo spettatore, la speranza che le cose possano aggiustarsi.

"Abbiamo elaborato una storia inserita nella situazione socio-economica di oggi, partendo da una sensazione di insicurezza che tutti percepivamo come qualcosa di nuovo, di preoccupante" dice il regista, aggiungendo che il tratto centrale del film è lo stupore che i personaggi provano dinnanzi all'inatteso crollo della loro vita, così come delle loro certezze.

Così con Elsa e Michele, anche lo spettatore viene trascinato da Soldini in questo gorgo progressivo di disperazione e di angoscia, sottolineato anche dall'uso a mano della macchina da presa.

"La macchina a mano, il fatto di seguire gli attori da dietro, l'uso del piano sequenza, tutto questo era per dare la sensazione di essere lì, insieme ai personaggi, mentre le cose stanno avvenendo", afferma il regista.

(da Reuters del 22 ottobre 2007)

venerdì 3 aprile 2009

Volevo solo lavorare



Mi riferisco ad un libro il cui titolo penso sia ormai molto conosciuto.

Un libro scritto da Luigi Furini ed edito da Garzanti.

Il mondo del lavoro diventato un inferno: Furini racconta di un giornalista "scomodo" costretto a lavorare nello sgabuzzino delle scope.

Cuochi e camerieri assunti e licenziati ogni due ore, centinaia di volte all'anno, con regolare tredicesima e quattordicesima e riposi non goduti.

Ex manager che fanno i baristi o i baby sitter.

Impiegati vittime del mobbing e costretti a scegliere fra antidepressivi, ansiolitici, Viagra.

Dirigenti disoccupati che si tingono i capelli prima di un colloquio di lavoro, per sembrare più giovani.

Migliaia di esuberi per gli over 50.
Tre giovani dipendenti premiate dal datore di lavoro con una vacanza ai Caraibi, a patto che siano "gentili" con i clienti.


Partendo anche dalla sua esperienza personale, oltre che dalla sua inchiesta, Furini esplora un mondo che si rivela spesso tanto crudele e assurdo da diventare ridicolo.

"Volevo solo lavorare" è un viaggio nella giungla di chi è troppo vecchio per le imprese e troppo giovane per avere la pensione, tra i"mobbizzati" dell'unico paese europeo senza una legge in materia, tra i giovani precari, tra i lavoratori poveri e gli "scoraggiati" cancellati anche dalle liste di collocamento.

Tra vicende tragicomiche, corsi di autodifesa e reti di solidarietà, Furini scopre un'Italia che i media non raccontano più: problemi concreti e quotidiani che la politica ha dimenticato, in un paese in piena crisi economica.

giovedì 2 aprile 2009

Primule e viole


"Finché ci sarà un sole che tramonta,
avranno le primule gloria.
finché ci saranno viole
esse vivranno in una storia."

WILLIAM WORDSWORTH

mercoledì 1 aprile 2009

Aprile



" E anemoni e violette
colorati ma ancora senza profumo
coronano il pallido anno, debole e nuovo"

(Shelley)

Marzo è finito con giornate di pioggia, grigie.

E oggi inizia il mese di Aprile.

Il nome di questo mese deriva da una parola greca che significa "Apertura"

Il primo giorno d'Aprile in molto paesi d'Europa era il giorno dedicato alle burle.



Si cercava di mandare una persona un po' semplice ed ingenua a fare delle commissioni balorde.

In Inghilterra questo veniva detto "il giorno dello scherzo d'Aprile".
In Scozia si diceva che era il giorno della caccia al merlo".

Da noi si chiama o si chiamava "il giorno del "pesce d'Aprile"


PROVERBI


... le dolci acque di aprile, valgono più che il trono di Salomone.

D'aprile ogni uccello fa il nido.

In aprile il tempo piange e ride insieme.

Aprile, dolce dormire
L'ultimo detto lo sto già provando da due giorni ...

sabato 28 marzo 2009

Il mandolino del capitano Corelli


"L'amore è una pazzia temporanea, erutta come un vulcano e poi si placa.

E quando accade, bisogna prendere una decisione. Devi capire se le vostre radici si sono intrecciate al punto da rendere inconcepibile una separazione.

Perché questo è l'amore.

Non è l'ardore, l'eccitazione, le imperiture promesse d'eterna passione, il desiderio di accoppiarsi ogni minuto del giorno.

Non è restare sveglia la notte e immaginare che lui ti baci ogni angoletto del tuo corpo.
No, non arrossire, ti sto dicendo qualche verità.
Questo è semplicemente essere innamorati, una cosa che sa fare qualunque sciocco.


L'amore è ciò che resta quando l' innamoramento si è bruciato, ed è sia un'arte, sia un caso fortunato.
Tua madre ed io avevamo questa fortuna, avevamo radici che si protendevano sottoterra l'una verso l'altra, e quando tutti i bei fiori caddero dai rami, scoprimmo che eravamo un albero solo, non due.

Ma, a volte, i petali cadono senza che le radici si siano intrecciate."

(Il mandolino del capitano Corelli - Louis De Bernieres)

venerdì 27 marzo 2009

Sorprese dei sensi


Nelle mattine di primavera, seduto in una comoda panchina, con il cielo ancora scuro all'orizzonte, mi metto in attesa del sorgere del sole. Un misterioso gusto del bello mi avvolge vestendomi di un gigantesco e surreale tulipano profumato che appare d'incanto nella mia eccitata immaginazione.

Amo osservare il mare di primo mattino: nel fresco nato dal riposo del sole. In particolare sono rapito dalla sua evoluzione di luci e colori che si formano con l'alba primaverile nascente pigra all'orizzonte.

Riprovo puntualmente l'emozione della provvisorietà e luminosità delle cose belle. In questo caso è il piacere per una atmosfera donata dal sorgere del sole: finché non diviene abbagliante.

La mia ammirazione non ha confini per questa massa di fuoco amica. Mi stupisce come essa, rossastra e potente, si impone alla mia vista: sembra una divinità sconosciuta intenta ad animare miracolosamente la materia ancora dormiente.

Rimango incantato e un po' assente al mondo conosciuto, quando in compagnia delle stelle, sempre più debolmente accese nel cielo, questa immensa sfera di fuoco si alza imperiosa all'orizzonte lasciandosi guardare, anche se per soli pochi minuti.

Ma sono momenti che, seppur brevi, manifestano il senso spirituale della vita che è estetico e poetico: spesso nascosto dai bisogni più urgenti della vita.

In questa breve esperienza si assiste ad un esempio pratico e visivo della fusione tra spirito e materia, tra Dio e l'uomo. Attimi anche di tregua da una differenza di solito conflittuale tra l'uomo e Dio. Desiderio di materia e amore di Dio che mettono in contrapposizione anche i desideri mondani con quelli spirituali.


Dopo un po' che si osserva il sole, rossastro e dipinto di divino, così disponibile allo sguardo, qualcosa di misterioso e insolitamente potente sembra prendere il sopravvento. Il sole non si lascia più guardare: si alza sempre di più diventando forse solo divino, lungo un gioco di abbagliamenti: diviene luce accecante di mistero.

Le stelle, simili per pochi istanti a mitici e irraggiungibili diamanti, splendono sopra uno specchio di acqua calmo e silenzioso che diviene via via sempre più luminoso, mostrando colori striati, ogni giorno diversi e unici per la vista.
Colori che vivono per pochi minuti: il tempo di trasmettere gioia visiva e infondere ottimismo per la vita con i suoi misteri.
Verranno sostituiti da colori abituali, domestici e noti.

Mi soffermo sempre più estasiato, quasi rapito dalla bellezza e dal potere di quel che sta straordinariamente modificandosi intorno a me.
Ammiro sorpreso ciò che il sole provoca nella natura circostante semplicemente alzandosi all'orizzonte.

Un bisogno di contatto con la fascinosità, di potenza eterna ... mi spinge a veder ripetere ogni mattina, nel fresco e profumato mattino primaverile, il miracolo della rinascita del sole. Un gigante rosso rutilante che famigliarizza in pochi istanti con il mio desiderio di paternità.


Osservo il mare, sotto l'influsso del calore del mito del padre. Uno specchio d'acqua che da una conformazione piatta e infinita comincia lentamente a dar segni di vita increspandosi impercettibilmente e animandosi di luci riflesse rosso arancio e magenta. Solo più tardi diventerà di un verde trasparente familiare.



Un'acqua ancora silenziosa, bruna e oleosa: sembra aver riposato con l'uomo e appare pronta a svegliarsi lentamente con lui accompagnandolo nel fervore delle sue attività.

E, grazie alla potenza del nostro astro che va rivestendosi sempre più di luce imperiale con un colore oro fiammante, vengo preso da una forma d'amore per il suo lavoro, teso a dare vita a me e a ciò che mi circonda.
Il sole si alza lentamente all'orizzonte, divenendo sempre più caldo e presente, conquistando e animando la vita biologica che giace sotto il dominio impossibile e a tratti razionale dell'uomo.


di Biagio Giordano

giovedì 26 marzo 2009

La casa



Il poeta inglese R. Southey, attraverso l'espediente di un viaggiatore immaginario e straniero, Don Alvarez Espriella, assurto ad acuto, a volte ironico osservatore del popolo inglese, afferma che:

"Vi sono due parole nella loro lingua, delle quali queste persone sono orgogliose ... casa è una..."

(Don Manuel Alvarez Esperiella, Letters from London, tradotte da Robert Southey, London, 1807, Vol. I, pag. 180)

In tempi più recenti Mario Praz osservava che: " ... il senso ultimo di un armonioso arredamento ... è si' di rispecchiare l'uomo, ma di rispecchiarlo nella sua essenza ideale: è una esaltazione dell'io.

Per questo forse più' ancora della pittura, della scultura, e perfino dell'architettura, il mobilio rivela lo spirito di un'epoca, e nulla quanto una mostra retrospettiva di stanze arredate secondo una successione cronologica, ci dichiara di primo acchito il vario carattere dei suoi occupanti.

Assai rivelatori del carattere dei proprietari sono per esempio gli arredamenti minuziosamente curati, folti, fantasnagorici del borghese Ottocento."

Sia la letteratura di questo periodo, sia il cinema di costume, utilizzano gli arredi e la vita domestica come veicoli di informazione sull'epoca cui fanno riferimento.

Per comprendere come lo spazio-casa fosse vissuto dai suoi abitanti a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, occorre tenere conto non solo della dimensione interna, ma anche di quella esterna alla sua struttura: il giardino, vissuto dagli Inglesi come estensione della casa, come una sorta di propaggine dello spazio abitativo.


Nel suo libro "Creare una casa bella" l'arredatrice Alexandra Stobbard scrive:

"Entrate in contatto con quello spirito che è dentro di voi ... Se il vostro stile di arredamento - l'espressione esteriore di quello che siete - non è in armonia con il vostro se' interiore, non riuscirete a sentire il ritmo giusto che e' cosi' essenziale in tuttte le composizioni estetiche. Ricordate: lo stile emerge quando accettate voi stessi."

La nostra casa dunque avra' l'aspetto migliore, q1uando ci assomiglierà e darà la sensazione migliore quando avrà le nostre stesse sensazioni.

mercoledì 25 marzo 2009

Violette, primule, lavanda


La Viola del Pensiero è uno dei fiori preferiti dalle Fate: una violetta posta nell'occhiello della giacca o un mazzolino tenuto in casa oppure offerto alla persona del cuore, propizia l'amore ...

A molti altri fiori comunque sono attribuiti gli stessi meravigliosi poteri attribuiti alle Fate: la Primula, per esempio e il Myosotis.

In Scozia ed in Inghilterra le virtù protettive della Primula sono paragonate alla magica Lavanda e mazzetti o sacchetti di questi fiori occupano punti strategici della casa o i cassetti della biancheria, a scopo protettivo.

In Irlanda si usa addirittura spargere di primule anche la soglia e il pavimento dell'ingresso delle abitazioni, per allontanarne gli spiriti malvagi.

Vi sono però alcune piante sulle quali le Fate estendono il loro assoluto dominio e che, quindi, non possono essere nemmeno sfiorate da un comune mortale.

E' il caso del Loglio e della Datura, quest'ultima decisamente pericolosa:
all'interno dei suoi attraenti e lunari fiori a calice (chiamati normalmente Trombe degli angeli) le Fate amano sognare.

Nel Somerset si evita accuratamente di cogliere i Giacinti di bosco, nonché i Tulipani dei giardini, sui quali le Fate vegliano gelosamente.

La giusta morale della favola consiglia di astenersi dal cogliere fiori e piante - soprattutto se nati nel loro ambiente naturale.

martedì 24 marzo 2009

Giardini e idraulici, tubi misteriosi


Se escludo domenica mattina scorsa, giorno in cui mi si è allagata la cucina, ho trascorso tre giorni finalmente in giardino, che ha comunque tuttora un aspetto davvero "selvaggio".
Richiede mano d'opera e io ci sto provando con molto entusiasmo.
Di tanto in tanto arriva una gatta bianca, se ne sta al sole con un 'attenzione acutissima verso gli uccellini.

L'allagamento della cucina è avvenuto in modo misterioso: stavo sciacquando ciotole, tazze e piattini della prima colazione e senza che me ne accorgessi usciva tutta l'acqua dalla lavastoviglie.
Fortunatamente non soffro di mal di schiena, ma di freddo ai piedi sì, i quali - poverini - in due secondi si sono ritrovati fradici.
L'intervento urgente dell'idraulico (fortunatamente un nostro amico) ha appurato che non c'erano tubi rotti, né tubi otturati, insomma andava tutto bene .......
E in effetti ora sta andando tutto bene, ma il mistero rimane.

Qualche foto del giardino selvaggio l'ho fatto e la pubblico, anche per dimostrare pubblicamente che non sono una fotografa.

Questa è la gatta bianca, attenta "osservatrice" di uccelli.



E, infine, queste bellissime piante di tarassaco, che pur essendo selvatiche, mi dispiace togliere.

domenica 22 marzo 2009

Uomo del mio tempo

Tu non sai cosa sia la notte
sulla montagna
essere soli come la luna;
né come sia dolce il colloquio
e l'attesa di qualcuno
mentre il vento appena vibra
alla porta socchiusa della cella.

Tu non sai cosa sia il silenzio
né la gioia dell'usignolo
che canta, da solo, nella notte;
quanto beata è la gratuità,
il non appartenersi
ed essere solo
ed essere di tutti,
e nessuno lo sa o ti crede.

Tu non sai come spunta una gemma
a primavera e come un fiore
parla a un altro fiore
e come un sospiro è udito dalle stelle.

E poi ancora il silenzio
e la vertigine dei pensieri,
e poi nessun pensiero
nella lunga notte,
ma solo gioia
pienezza di gioia
d'abbracciare la terra intera;
e di pregare e cantare
ma dentro, in silenzio.

Tu non sai questa voglia
di danzare
solo nella notte
dentro la chiesa,
tua nave sul mare.

E la quiete dell'anima
e la discesa nella profondità,
e sentirti morire
di gioia
nella notte.

David Maria Turoldo

venerdì 20 marzo 2009

L'Equinozio e le dee dell'amore

Il mese di Marzo, come dice lo stesso nome, era dedicato a Marte e per buona parte del mese si tenevano feste in suo onore.

Il Marte dell'Equinozio non è però il dio bellicoso delle battaglie, ma piuttosto il principio maschile che deve congiungersi a Venere.

Diceva Majer nell'Arcana arcanissima

"Se congiungi questo Marte con la Venere dei Filosofi e li leghi con una catena invisibile, si concepirà una soavissima fanciulla, il cui nome è Armonia."

Armonia, nata dalla fusione dei contrari, era la protettrice della concordia e dell'ordine morale e sociale, ossia rappresentava l'equilibrio tra l'egoità e la necessità della vita sociale.

Marzo è detto il mese delle dee dell'amore, perché per proseguire il cammino, le forze maschili devono congiungersi a quelle femminili.

In Marzo e in Primavera in genere si ha proprio la stagione degli amori, sia per le piante, che per gli animali, che per l'uomo.

Per questo in molte parti del mondo, oltre che a Marte, il mese era dedicato anche a Venere o alle sue corrispondenti nelle diverse mitologie: Afrodite, Astharte, Isthar, Cibele, Iside, e ... Anna Perenna simbolo di tutte le dee dell'amore.


La festa di Anna Perenna era una delle più giocose e gioiose di tutto l'Anno, interamente dedicata all'amore, ai giochi fra amanti e fidanzati, ai corteggiamenti e alla libagione con conseguente rallentamento delle inibizioni.

Si svolgeva nel bosco di Anna Perenna e chi vi partecipava, poteva incontrare l'amore o rinsaldare fortemente quello che già aveva; inoltre si assicurava di trascorrere un anno felice e abbondante.


Dunque l'Equinozio è la grande Festa dell'Amore.

giovedì 19 marzo 2009

Equinozio di primavera


Tra due giorni, il 21 marzo, sarà l'equinozio di Primavera.

Nello Yucatan settentrionale si erge per quasi trenta metri d'altezza il Tempio Maya di Cuculcan, formato da quattro enormi scalinate di 91 gradini ciascuna, che sommati alla piattaforma superiore fanno un totale di 365 gradini, pari ai giorni dell'anno solare.

Questa immensa costruzione, formata da giganteschi blocchi monolitici, è stata costruita e calibrata in modo tale che nei giorni di Equinozio trame triangolari di luci e di ombre si combinino per creare l'immagine di un enorme Serpente che ondeggia sulla scalinata Nord.
La visione dura esattamente tre ore e venti minuti.

Migliaia di schiavi, decine di anni di lavoro, migliaia di blocchi di pietra, precisissimi calcoli basati su profonde conoscenze astronomiche e architettoniche per costruire un monumento il cui unico scopo apparente è di ricordare ai presenti ed ai posteri, per poche ore all'anno, il mistero del passaggio equinoziale.

mercoledì 18 marzo 2009

Hans Christian Andersen

Chi non conosce la fiaba de "Il brutto anatroccolo"?
Scrivo qui l'ultima parte.

".... Una mattina l'anatroccolo si ritrovò congelato e stretto dal ghiaccio e fu allora che sentì che sarebbe morto.
Due anatre selvatiche planarono e scivolarono sul ghiaccio. Esaminarono l'anatroccolo.
"Sei ben brutto!" gracchiarono "Che peccato, non si può fare proprio nulla con uno come te".
E volarono via.

Fortunatamente passò di lì un fattore e liberò l'anatroccolo spezzando il ghiaccio con un bastone.
Sollevò l'anatroccolo, se lo mise sotto il cappotto e si avviò verso casa.

Alla fattoria i bambini si avvicinarono all'anatroccolo, ma lui ormai aveva paura e volò via attraverso la porticina del gatto.
Finalmente all'aperto, giacque sulla neve - mezzo morto, poi si trascinò verso un altro stagno, poi ad un'altra casa e ad un altro stagno ancora ... e così passò l'inverno - tra vita e morte.

Comunque tornò il gentile soffio della primavera e le vecchie si misero a scuotere i piumini e i vecchi riposero i lunghi camicioni ...
Sullo stagno l'acqua diventava più tiepida e il brutto anatroccolo si lasciava cullare - le ali distese.
Sullo stagno nuotavano tre cigni, le stesse creature bellissime che aveva visto in autunno, quelle che gli avevano fatto dolere il cuore.
Provò l'impulso di raggiungerli con la paura di essere ancora una volta deriso. Ma discese lentamente sullo stagno e intanto il cuore gli batteva forte.

Non appena lo videro, i cigni presero a nuotare verso di lui.
Sicuramente la mia fine è vicina, pensò l'anatroccolo, ma - se devo essere ucciso - meglio che a farlo siano queste creature e non un cacciatore, la moglie di un fattore o un lungo inverno. E risultò che era uno di loro. Per caso il suo uovo era finito in una famiglia di anatre.

Lui era un cigno, un glorioso cigno.

E, per la prima volta, i suoi simili si avvicinarono e lo sfiorarono con gentilezza e affetto con le punte delle ali. Lo ripulirono con i loro becchi e gli nuotarono attorno per dargli il benvenuto. E i bambini arrivati per nutrire i cigni con pezzetti di pane, si misero ad urlare: "Ce n'è uno nuovo!" E corsero a dirlo a tutti. E le vecchie andarono allo stagno, sciogliendo i lunghi capelli d'argento. E i giovani raccolsero l'acqua verde nelle mani a coppa e spruzzarono le ragazze, che arrossirono come petali. Gli uomini smisero di mungere per respirare l'aria profumata. Le donne smisero un momento di rammendare per ridere con i loro compagni. E i vecchi presero a raccontare storie sulla guerra che è troppo lunga e la vita troppo breve. E, ad uno ad uno, per via del passare della vita e della passione e del tempo, danzando si allontanarono."

Hans Christian Andersen scrisse decine di storie sull' archetipo dell'orfano. Fu un difensore strenuo del bambino perduto e trascurato e del suo diritto a cercare e a trovare i suoi simili.

Il Brutto anatroccolo, pubblicato per la prima volta nel 1845 è sull'archetipo del deprivato, del diverso, una delle rarissime storie che incoraggiarono successive generazioni di outsiders a non darsi per vinte.

E' una storia fondamentale, psicologica e spirituale: fondamentale nel senso che contiene una verità così basilare per lo sviluppo umano che, senza l'integrazione di questo fatto, il progresso ulteriore è precario e - psicologicamente - non è possibile prospettarlo, se non si comprende del tutto questo punto.

martedì 17 marzo 2009

Marzo


Narcisi, che arrivate prima
del volo delle rondini
e accogliete
i venti di marzo con la bellezza;

umili violette,
ma più soavi delle palpebre di
Giunone e del respiro di Venere;

splendide primule che muoiono
prima di vedere lo sfolgorante
Febo nel suo vigore.

William Shakespeare

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