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martedì 24 aprile 2012

Ricordare la Resistenza


Il 25 aprile 2012 è il 67° Anniversario della liberazione d'Italia dall'occupazione nazifascista


Esiste un libro "La Controrivoluzione preventiva" di Luigi Fabbri pubblicato nel 1922 di cui si possono trovare notizie in rete e del quale riporto alcune righe dalla IV di copertina:

"Nel 1922 Luigi Fabbri compiva quarantacinque anni, era maestro elementare a Corticella in provincia di Bologna e militante anarchico da oltre vent'anni e, per questo, aveva subìto intimidazioni e bastonature da parte dei fascisti. La sua riflessione sul fascismo è anzitutto quella di un testimone che ha visto una città 'rossa' come Bologna diventare, nel volgere di pochi mesi, una roccaforte e anzi la "culla" del fascismo e della reazione anti-proletaria.
Dinanzi a un fenomeno nuovo e difficile da interpretare, la Controrivoluzione preventiva delineava il formarsi di una cultura reazionaria di massa promossa dallo Stato e dalla borghesia «con la triplice azione combinata della violenza illegale fascista, della repressione legale governativa e della pressione economica derivante dalla disoccupazione». ..."



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Altri pensieri:

  • La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano.Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline.
       (Pier Paolo Pasolini)



  • Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma… privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero.

      (Sandro Pertini)



  • Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione. 

      (Piero Calamandrei)


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Foto da Rai News 24


Un fatto accaduto a Roma pochi giorni fa, il 21 aprile, è riportato su Rai News24



domenica 18 marzo 2012

Inglesi a Firenze e altro

Ponte Vecchio a Firenze

Ieri sera ho letto su un quotidiano on line - TM News - questa notizia:


"E' morto John Demjanjuk, guardiano nazista del lager di Sobibor
Era stato condannato nel 2011 a 5 anni di reclusione. Nel campo di sterminio polacco furono uccise più di 27mila persone...". 


Mentre quanto segue è un piccolo stralcio di un bel libro scritto da Paolo Ciampi.


"Prima ancora che Mussolini decida di finirla con la non belligeranza, prima che passi una volta per tutte alla guerra, anche a costo di pugnalare alle spalle una Francia già in ginocchio, molti inglesi comprendono che per loro non c'è più posto.


Hanno amato e amano l'Italia con un'intensità difficilmente concepibile oggi, si sono ubriacati del suo sole e della sua arte, hanno sciolto versi commossi alle sue campagne e ai suoi monumenti, però ora è finita.


Il fascismo corre rovinosamente verso la guerra, prigioniero della sua stessa retorica, come un treno lanciato a tutta velocità di cui si è perso il controllo. E loro presto saranno solo i sudditi di un paese nemico, da destinare ai campi di prigionia o al confino.


È tempo di fare le valigie, di acquistare i biglietti per Londra e tagliare di netto con un passato in cui si sono sentiti orgogliosamente anglo-italiani.


Così, all'inizio del 1940, tocca anche a Miss Houton, l'amica che per tanti anni ha condiviso con Enrica tè e conversazioni e che ora abbandona Firenze con riluttanza.


Non fosse stato per Mussolini, non si sarebbe mai decisa; e del resto a tornare in Inghilterra non ci pensa nemmeno. Quella salute che un tempo l'ha portata sulle sponde dell'Arno la tiene ancora lontana da quelle del Tamigi.


Miss Houton è una di quelle inglesi che si sente splendidamente inglese solo lontano dal suo paese, trapiantando un pezzo di Inghilterra in un altro angolo del mondo. Ora sceglie isole lontane, un arcipelago tropicale su cui sventola l' Union Jack, ma senza le nebbie, senza l'umido inglese. Soprattutto senza la guerra, evenienza che pare assolutamente remota in quel cantuccio di impero britannico.


Miss Houton ed Enrica non si rivedranno più. Prima che le operazioni militari le separino una volta per tutte l'amica inglese farà solo in tempo a inviarle una cartolina. Vi descriverà, brevemente, la sua nuova vita. Il luogo dove ha deciso di fermarsi, dirà, è so peaceful... così pieno di pace.


Parole che Enrica leggerà e rileggerà ad alta voce, talvolta così presa da non accorgersi di essere guardata.


Parole che accompagnerà sempre con un sospiro, arresa all'evidenza di un paese che si sta cacciando su una strada senza ritorno. "




Paolo Ciampi - "Un nome"  - Giuntina edizioni.     

venerdì 25 novembre 2011

La musica nera dei Mussolini




Su un giornale online mi sono fermata a leggere un breve articolo che ora riporto.
Non è una notizia eclatante, ma qualcosa di cui non ero a conoscenza e, in questo senso, la condivido volentieri:


Da I Mussolini clandestini del jazz a Villa Torlonia


"Edda, Vittorio, Bruno, Romano e Anna Maria, tutti e cinque i figli ufficiali di Benito Mussolini si ritrovavano spesso attorno al grammofono di casa per ascoltare dischi jazz. Uno di loro, in vedetta ai vetri di una finestra, dava l’allarme: eccolo, papà sta scendendo dalla macchina.. E di colpo i dischi sparivano in qualche nascondiglio.."






Questo particolare forse inedito della quotidianità del dittatore fascista – che odiava il jazz, lo considerava “musica contro” – me l’ha raccontato Giuseppe Barazzetta, detto Pip, novant’anni appena compiuti, "il cronista del jazz" come lui stesso ama definirsi. E’ appena uscito il suo libro di memorie, "Una vita in quattro quarti": pagine ricche di aneddoti, di testimonianze, di ritratti dei personaggi leggendari di questa musica, che lui ha conosciuto e di cui è diventato amico, da Louis Armstrong a Duke Ellington, da Benny Goodman a Charles Mingus; libro che è stato presentato in una serata-concerto all’Auditorium di Settimo Milanese, su iniziativa del Comune.


E tu, Pip, come hai saputo della “cellula blues” a Villa Torlonia, nella dimora del principale nemico del jazz? Addirittura i figli di Mussolini che ascoltano e amano la “musica negra” nei lontani Anni Trenta e Quaranta.. 


"E’ stato Romano Mussolini a parlarmene, lui jazzista poi apprezzatissimo nel dopoguerra".
Durante il ventennio, per dare un’idea della singolarità delle simpatie dei figli del duce, e più ancora nel periodo della guerra, chi pronunciava la sola parola "jazz" in pubblico veniva fermato e interrogato. 


I nomi degli artisti stranieri erano italianizzati. Louis Armstrong, per esempio, diventò Luigi Braccioforte, Benny Goodman Beniamino Buonuomo. Non bastasse, anche i titoli dei brani più popolari venuti da oltreoceano, erano tradotti. Anche qui qualche esempio: “Honeysuckle Rose” divenne “Pepe sulle rose” e la celeberrima “St.Louis blues” si chiamò “Le tristezze di S.Luigi”!


Barazzetta ci tiene a ricordare le tre etnie di cui è figlio il jazz: quella afroamericana(musicisti neri), quella ebraica di estrazione europea e la terza, la più sconosciuta, degli italo-americani, costituita dagli immigrati e dai loro discendenti."


L'articolo è di Antonio Lubrano.

domenica 15 maggio 2011

The Kid e il Grande Dittatore (a proposito di Charlie Chaplin)

"Solo i bambini possono essere felici, e oltretutto, non per molto" dice l'eroina di Gor'kij, la saggia Vassa Zeleznova.
Non per molto, perché il severo "E' proibito" degli educatori e delle regole di comportamento future, inizia a segnare con la sua impronta negativa i desideri sfrenati della prima infanzia.

Chi non saprà sottomettersi abbastanza presto a queste costrizioni e non saprà metterle al proprio servizio: chi, diventato adulto, continuerà a rimanere bambino, si troverà sempre e ovunque in una situazione ridicola, provocando riso e sarcasmo.
.....
Il dramma del "piccolo uomo" nelle condizioni di vita della società contemporanea.
Quale che sia la lettura che lo stesso Chaplin fa del suo proprio finale, è chiaro che, per il "piccolo uomo" nella società contemporanea, non c'è nessun posto in cui andare.
Così come è impossibile per il bambino rimanere indefinitamente tale.

Mentre i tempi nuovi del fascismo vengono a sostituire i Tempi moderni di Chaplin, si constata nell'opera di quest'ultimo un notevole mutamento.
Ed è evidentemente proprio lui, Chaplin, che doveva creare il Dittatore.
Egli non poteva non immortalare questa figura delirante che si era messa alla testa di uno Stato cieco e di un paese che aveva perduto la testa.

Prima Chaplin recitava sempre il ruolo di coloro che soffrono; interpretava solo il barbiere del ghetto, che è il suo secondo ruolo nel Grande Dittatore. Qui, interpreta entrambi i ruoli. Sono i due poli estremi dell'infantilismo: il vincitore e il vinto.
... In questo film, Chaplin parla per la prima volta con la sua vera voce.
Perché per la prima volta, non è lui a dipendere dal suo metodo e dal suo sguardo, sono il metodo e la volontà di essere testimone a carico a trovarsi tra le sue mani di adulto.

E questo perché qui, risuona per la prima volta fino in fondo, distintamente, la voce del coraggio, la voce intelligibile di un cittadino non solo adulto, ma di un Grande Uomo, con la maiuscola.

In una intervista su Tempi moderni, Chaplin aveva detto:

mercoledì 27 aprile 2011

Non è mai troppo tardi

Anni '60
Il Maestro Alberto Manzi è stato una delle personalità più originali della pedagogia italiana contemporanea, insignito di premi e riconoscimenti internazionali, noto al grande pubblico per aver saputo utilizzare, per primo, il medium televisivo a fini didattici per le fasce sociali più deboli grazie alla trasmissione "Non è mai troppo tardi" che, come poche altre iniziative degli anni ’60, ha contribuito all’alfabetizzazione del Paese alla soglia del boom economico.

 :Da qui

Anno 2011
E' ormai notizia diffusa, ne riprendo comunque un breve stralcio dal quotidiano Il Mattino del 12 aprile scorso

 
ROMA - Il Pdl critica i testi scolastici, specie quelli di storia, colpevoli di "gettare fango su Berlusconi" e chiede quindi una commissione d'inchiesta.

Sono 19 i deputati del Pdl, guidati da Gabriella Carlucci, secondo cui nei libri vi sarebbero frasi da vero e proprio "indottrinamento" per "plagiare" le giovani generazioni a fini elettorali. A loro giudizio i testi danno una visione della storia, specie quella attuale, asservita al centrosinistra.


Vorrei fare un parallelo con quanto accadeva in passato nel nostro paese.

La riforma Gentile (1923) 
Il Ministro della Pubblica Istruzione del primo governo Mussolini è il filosofo Giovanni Gentile. Rimane in carica dal 31 ottobre 1922 al primo luglio 1924: in questi venti mesi trasforma radicalmente tutta la scuola italiana. Per descrivere la riforma scolastica di Gentile si usa l’espressione "sistema scolastico a canne d’organo", scuole parallele separate tra loro con indirizzi separati, di lunghezza diversa, non comunicanti tra loro, con una tendenziale corrispondenza tra indirizzo di scuola e un certo ceto sociale.
 
La riforma fu varata con la legge n. 3126 del 31 dicembre 1923.

L’insieme della riforma privilegia il liceo classico:  ma non il liceo ottocentesco di tipo classico letterario, quello di Gentile è un liceo storico e filosofico con una forte svalutazione degli indirizzi scientifici. 
Un liceo in cui si insegnano la storia e la filosofia e in cui si formano i figli della classe dirigente del paese. Soltanto il classico dà infatti  libero accesso a tutte le facoltà universitarie, mentre i diplomati del liceo scientifico sono esclusi da Lettere e Filosofia e Giurisprudenza e l’istituto magistrale dà accesso solo a Magistero (scuola superiore ancora non del tutto universitaria). Vengono anche istituiti due canali scolastici senza sbocco: la scuola complementare, destinata ai modesti cittadini, e il liceo femminile, destinato a ragazze senza particolari ambizioni. 
.... La riforma Gentile prevede anche l'obbligo a 14 anni di età, sancito soprattutto per aderire ad una convenzione internazionale firmata dall’Italia qualche anno prima, ma in realtà rimase lettera morta per la maggioranza degli italiani fino al 1962-63 quando fu istituita la scuola media unica.

Nel 1928 il ministro Giuseppe Belluzzo con il Testo Unico n. 577 istituisce la Scuola di avviamento professionale al posto dei corsi post-elementari e la scuola complementare.


Il libro unico per le scuole elementari (1928)
Una tappa importante nel percorso di “fascistizzazione” dello Stato italiano è l’imposizione del "libro unico" per l’insegnamento elementare; approvato dal governo il primo novembre del 1928, a partire dall’anno scolastico 1930-31, diviene obbligatorio anche nelle scuole private.


Lo scopo del libro unico deve essere l’indottrinamento fin dalla più tenera  età del fanciullo, frequentante una scuola in cui la competenza del Ministero dell’Educazione Nazionale (questo il nuovo nome del ministero della Pubblica Istruzione) si intreccia con quello dell’Opera Nazionale Balilla, l’ente preposto all’educazione fascista della gioventù.


Diamo qualche esempio. 

Il libro di lettura per la terza elementare, Patria, scritto da Adele e Maria Zanetti, offre questa spiegazione della guerra d’Africa: 
"In Africa c’era un vasto impero, con una popolazione ancora barbara, dominata da un imperatore incapace e cattivo: l’Abissinia. E gli Abissini ci molestavano: danneggiavano, invadevano le nostre colonie e i nostri possedimenti. Questo era troppo. Fu così che il Duce decise la guerra... l’Italia è tutta con Mussolini... ferro, carta, oro, tutto dona alla Patria. La Regina, esempio a tutte le spose, offre prima il suo anello nuziale".

Vincenzo Meletti nel suo Libro fascista del Balilla, adottato nel 1934 in tutte le scuole elementari della penisola, spiega chi è Mussolini: "Mussolini, che tutti chiamano Duce e che tu puoi chiamare babbo, è un figlio del popolo, venuto dalla miseria. E’ l’uomo più grande e più buono del mondo. Egli in un decennio ha fatto diventare l’Italia la prima nazione del mondo. Con la Marcia su Roma il governo fu tolto agli uomini paurosi e fu inaugurato il Regime Fascista che durerà più di un secolo." Gli scolari erano sottoposti a questo martellamento di cui sarebbe possibile fare altre mille altre citazioni.

 
Nel 1935 quando diviene Ministro dell'Educazione Nazionale Cesare Maria De Vecchi viene introdotta una nuova materia, obbligatoria in tutte le scuole secondarie, inferiori e superiori: la "cultura militare". Trenta ore di insegnamento all’anno, impartite da ufficiali della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, per forgiare lo spirito guerriero.

Fra il 36 e il 38 vengono pubblicati da Mondadori "Il primo e il secondo libro del fascista" : un vero e proprio catechismo politico per le scuole elementari e medie. Il primo elenca tutto ciò che un bambino deve sapere sulla storia e le istituzioni del regime. Il secondo si concentra sull'ordinamento razzista. Sullo schema dei formulari del catechismo cattolico, una comunicazione semplice e autoritaria organizza il consenso popolare di massa secondo un modello fideistico-dogmatico. Alla domanda "Perché il Duce è il fondatore dell'impero?" il giovane balilla rispondeva: "Perché condusse e vinse, contro il divieto di una coalizione di cinquantadue Stati, la più grande guerra coloniale che la storia ricordi, che Egli intuì, volle e diresse per il prestigio, la grandezza, la vita della Patria fascista".

 
Più oltre, nella sezione dedicata alla famiglia e alla razza, alla domanda se fosse ammesso, per il fascista, rimanere celibe, si rispondeva: "la legge fascista colpisce moralmente e materialmente il celibato ingiustificato con una tassa sui celibi e una serie di disposizioni, per le quali i celibi non possono ricoprire cariche pubbliche".

.............

La Carta della scuola (1939)
La riforma Gentile non fu comunque particolarmente amata dai fascisti per il suo carattere fortemente selettivo ed elitario che escludeva la media e la piccola borghesia. E soprattutto perchè ritenevano che fosse una riforma di matrice liberale e che quindi avrebbe rallentato il processo di "fascistizzazione" della società e dello Stato.

Intanto le leggi razziali del 1938 hanno allontanato dalla scuola tutti gli studenti di origine ebraica e inasprito i controlli sui libri di testo.

È Giuseppe Bottai l'autore di una riforma della scuola davvero fascista. 


Nel 1939, quando era Ministro da già due anni Giovanni Bottai presenta a Mussolini e al Gran consiglio del fascismo la Carta della Scuola, un vero e proprio piano regolatore del sistema scolastico. Insieme alla "Carta del lavoro" e alla "Carta della Razza" doveva essere uno dei documenti fondamentali su cui si doveva fondare il modello sociale fascista. 
Le principali novità rispetto al sistema gentiliano è l’introduzione di nuove scuole. Al biennio superiore della scuola elementare viene cambiato nome in “Scuola del lavoro”. La scuola media invece prevede tre filoni:1) la scuola professionale per chi era destinato ad essere inserito nel ceto impiegatizio; 2) la scuola artigiana per gli alunni dagli 11 ai 14 anni, destinata ai bambini provenienti dalle classi operaia e contadina, e 3) l’istituzione della scuola media con l’insegnamento del latino, per chi doveva essere avviato agli studi superiori.  
 " La scuola fascista , per virtù dello studio concepito come formazione di maturità attua il principio di una cultura del popolo ispirata agli eterni valori della razza italiana”.

Anche a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i principi espressi nella Carta rimasero largamente inattuati, ad eccezione della legge del 1940 che creava la Scuola media, triennale, unificando i corsi inferiori dei Licei, degli Istituti Tecnici e degli Istituti Magistrali, ma lasciando permanere un secondo canale costituito dalla Scuola di Avviamento professionale.

Il secondo dopoguerra
Negli anni tra il 1943 e il 1945 non esiste sul territorio italiano una sola autorità per il sistema scolastico: abbiamo il Regno d’Italia al Centro Sud, con il suo ministro dell’istruzione ma anche la Commissione Alleata di Controllo del colonnello Washburne; al Nord coesiste la Repubblica Sociale Italiana che ha il suo ministro dell’Educazione Nazionale.
 
Nella seconda metà degli anni Quaranta, con una serie di provvedimenti rimasero in vita la legislazione gentiliana e quella di Bottai e si venne a delineare un’architettura scolastica ibrida. La scuola elementare tornava ad essere secondo il modello strutturale di Gentile ma con programmi dettati dalla Commissione Alleata di Washburne, che rimasero in vigore dal 1945 al 1955.

..................
Nel 1951, l’analfabetismo in Italia è ancora un grave problema a quota 13%, contro il 4% della Francia e il 2% della Gran Bretagna, l’1% della Germania. Nel 1955 la scuola elementare viene dotata di nuovo programmi maggiormente ispirati al cattolicesimo. L’educazione religiosa diventa fondamento e coronamento di tutta l’istruzione elementare. Per la maggior parte degli alunni l’orario scolastico inizia e finisce con una preghiera. ...............

lunedì 25 aprile 2011

Leone Ginzburg, uno fra tanti

Di famiglia ebrea di origine russa ma naturalizzato italiano, Leone aveva frequentato tra il 1914 e il 1919 le scuole elementari a Viareggio, località di vacanza dei Ginzburg. 

I primi anni delle secondarie li aveva però seguiti in una scuola russa di Berlino, dove la famiglia si era trasferita, per continuare poi al Liceo d'Azeglio, quando i Ginzburg si stabilirono a Torino. 

Leone frequenta ancora il Liceo quando comincia a scrivere lunghi racconti, traduce da Gogol Taras Bul'ba, scrive un saggio su Anna Karenina. 

Non sorprende, quindi, che dopo essersi iscritto alla Facoltà di Legge, l'abbia abbandonata l'anno dopo per Lettere. 

Non sorprende nemmeno se le frequentazioni con Norberto Bobbio, Augusto Monti e altri intellettuali torinesi (a Parigi, dove si era recato per completare la tesi di laurea, aveva anche avuto modo di incontrare, Croce, Carlo Rosselli, Salvemini), hanno in qualche modo influenzato i suoi orientamenti politici. 

È così che Leone Ginzburg, che dopo la laurea in lettere moderne aveva subito ottenuto la libera docenza e che con Giulio Einaudi aveva appena costituito l'omonima Casa editrice, viene estromesso dall'Università: l'8 gennaio del 1934, infatti, rifiuta di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista. 

Non solo: intensifica l'attività clandestina nel movimento "Giustizia e Libertà" e poche settimane dopo viene arrestato con Carlo Levi, Augusto Monti ed altri. 

Il Tribunale speciale condanna Ginzburg a quattro anni di reclusione. Un'amnistia glie ne risparmia due, e lui esce dal carcere di Civitavecchia il 13 marzo del 1936. 

Come sorvegliato speciale non può svolgere attività pubblicistica, così svolge, con Cesare Pavese, un intenso lavoro all'Einaudi. 

Si sposa nel '38 con Natalia - scrittrice - e lo stesso anno, a causa delle leggi razziali, perde la cittadinanza italiana.

Quando, nel 1940, l'Italia entra nel conflitto, Ginzburg è arrestato e confinato, come "internato civile di guerra" in Abruzzo, a Pizzoli.

Con la caduta del fascismo, il giovane intellettuale ritorna a Roma ed è tra gli organizzatori del Partito d'Azione e poi delle formazioni partigiane di "Giustizia e Libertà". 

Lavora alla sede romana dell'Einaudi e, durante l'occupazione, adotta il nome di copertura di Leonida Gianturco. Dirige Italia Libera, giornale del Partito d'Azione, sino a che viene sorpreso nella tipografia clandestina. 

È il 20 novembre del 1943. A Regina Coeli i fascisti scoprono presto chi è davvero Leonida Gianturco e il 9 dicembre Leone Ginzburg viene trasferito nel "braccio" controllato dai tedeschi. Interrogatori, torture, una mascella fratturata. Nel gennaio del 1944 il prigioniero è trasferito, quasi incosciente, nell'infermeria del carcere. 

Un mese dopo, mentre i suoi compagni stanno organizzando un'improbabile evasione, Leone Ginzburg viene trovato morto.
anpi.it/donne-e-uomini/leone-ginzburganpi.it/donne-e-uomini/leone-ginzburg

Natalia continuò con successo l'attività di scrittrice.  Scelse  di portare sempre il cognome del marito scomparso,  con il quale firmò tutte le sue opere.

"Il primo significato di libertà che assume la scelta resistenziale è implicito nel suo essere un atto di disobbedienza... Per la prima volta nella storia dell'Italia unita gli italiani vissero in forme varie un'esperienza di disobbedienza di massa".
(Claudio Pavone)


"Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società".
(Pier Paolo Pasolini)


"Furono anni in cui molti diventarono diversi da ciò che erano stati prima... Diversi e migliori ognuno sentiva di dover dare il meglio di sé. Questo spandeva intorno uno straordinario benessere, e quando ricordiamo quegli anni, ricordiamo il benessere insieme ai disagi, al freddo, alla fame e alla paura, che in quelle giornate non ci lasciavano mai".
(Natalia Ginzburg)


http://digilander.libero.it/primularossa_43/tradizioni/under/table/poesie/14.htm

sabato 22 gennaio 2011

Il fenomeno del fascismo

"La presenza del fascismo come forza dominante in Europa  può essere datato con esattezza." scrive H. R: Trevor-Roper nel libro sotto riportato.

" Iniziò nel 1922-23, con l'avvento del partito fascista italiano che Mussolini portò al potere con la famosa o leggendaria "Marcia su Roma" del 1922, cui fece seguito l'anno dopo il fallimento del putsch  hitleriano di Monaco.
Giunse alla maggiore età negli anni '30, quando i partiti fascisti si moltiplicarono in tutta l'Europa e conquistarono il potere, talora con la congiura, talora con la guerra civile, ma sempre sotto l'egida di Hitler e Mussolini, vincolati dal Patto d'Acciaio del 1936 a costituire una sola forza sulla scena politica europea.

Si concluse nel 1945 con la disfatta e la morte dei due dittatori, il crollo o la fuga precipitosa dei loro seguaci in Europa. 
........
La vittoria del 1918 non inaugurò una nuova era di  prosperità generale; i danni materiali provocati dalla guerra erano troppo ingenti, la ricostruzione era lenta e difficile. E nel frattempo, mentre l'occidente predicava le virtù salvatrici del liberalismo, dall'est altre voci offrivano un nuovo mezzo di salvezza alle affamate  classi lavoratrici dell'Europa centrale. 

Nel 1917 era scoppiata la rivoluzione russa, e dal 1917 al 1923 i comunisti russi non predicarono il socialismo in questo o in quel paese, bensì la rivoluzione mondiale.
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Di fronte alla terribile minaccia del bolscevismo, il ceto medio  di tutta l'Europa, sino allora tanto fiducioso, fu colto dal panico; e si trovò così a ripiegare sulle stesse posizioni .........

Il fascismo, in quanto movimento efficace era infatti figlio della paura.



Poteva avere radici intellettuali indipendenti; la sua forma poteva anche essere il frutto di follie nazionali o individuali indipendenti; ma la sua forza e il suo dinamismo scaturivano dalla paura di un'altra rivoluzione, che questa volta sarebbe stata proletaria.

venerdì 24 aprile 2009

Lettera non datata

Con questa lettera che non porta data, concludo il breve passaggio su Lettere dal carcere.

Carissimo Delio,
mi sento un po' stanco e non posso scriverti molto.
Tu scrivimi sempre e di tutto ciò che ti interessa nella scuola. Io penso che la
storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è
possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano, lottano e migliorano se stessi: non può non piacerti più di ogni altra cosa. Ma è così?
Ti abbraccio.


Auguro a tutti un Buon 25 aprile!

Casa Penale di Turi, 8 agosto 1933

Carissima Julca,
dorei scrivere a Delio per rispondere a un suo biglietto.
Poi dirgli tu stessa che gli saranno spediti due libri: le novelle della giungla dove sono comprese le novelle della Foca bianca e di Rikki-Tikki-Tawi e La capanna dello zio Tom.
Sarei contento di sapere come sia venuto in testa a Delio di leggere questo ultimo libro e se, quando egli lo avrà, qualcuno glielo spiegherà storicisticamente, collocando i sentimenti e la religiosità di cui il libro è impregnato, nel tempo e nello spazio.
Questo lavoro mi pare molto difficile da fare con un ragazzo (da fare seriamente, s'intende, e non con le solite generalità e luoghi comuni).


Ecco perché forse non senti più l'attrazione di un tempo per la musica.
A me pare che debba avvenire in noi una catarsi, come dicevano i Greci, per cui i sentimenti si rivivono "artisticamente" come bellezza, e non più come passione condivisa e ancora operante.
E' forse una cosa da spiegare più a lungo, ma mi pare che tu debba capire anche da questi pochi accenni.
Ti abbraccio teneramente.
Antonio

Carcere di Milano, 27 febbraio 1928

"Carissima Tania,
per una felicissima congiunzione di astri favorevoli, la tua lettera del 20 mi è stata consegnata il 24, assieme alla lettera di Giulia. Ho ammirato molto la tua bravura nelle diagnosi, ma non sono caduto nei sottili lacci della tua furberia letteraria. Non pensi che sarebbe preferibile esplicare la propria bravura su altri soggetti che non sulla propria persona? (Non per augurare male al prossimo, s'intende, se di prossimo si può parlare in questo caso.

Tu hai letto bene e studiato le idee di Tolstoi? Dovresti confermarmi il significato preciso che Tolstoi dà alla nozione evangelica di "prossimo". Mi pare che egli si attenga al significato letterale, etimologico della parola: "chi ti è più vicino, quelli della tua famiglia, cioé, e, al massimo, quelli del tuo villaggio".

Insomma non sei riuscita a cambiarmi le carte in tavola, mettendomi innanzi la tua bravura di medico, per farmi riflettere meno sulle tue condizioni di paziente. Sulla flebite, poi, io mi sono formato una cultura speciale, perché negli ultimi quindici giorni di residenza a Ustica, ho dovuto ascoltare le lunghe disquisizioni di un vecchio avvocato perugino che ne soffriva e si era fatto arrivare quattro o cinque pubblicazioni in proposito.

Per farti passare il tempo ti riferirò una piccola discussione "carceraria" svoltasi a pezzi e bocconi. Un tale, credo che sia evangelista o metodista o presbiteriano (mi sono ricordato di lui a proposito del suaccennato "prossimo") era molto indignato perché si lasciavano ancora circolare per le nostre città quei poveri cinesi che vendono oggettini certamente fabbricati in serie in Germania, ma che danno l'impressione ai compratori di annettersi almeno un pezzettino del folklore cataico.
Secondo il nostro evangelista, il pericolo era grande per la omogeneità delle credenze e dei modi di pensare della civiltà occidentale: si tratta, secondo lui, di un innesto dell'idolatria asiatica nel ceppo del cristianesimo europeo.
Le piccole immagini del Budda finirebbero con l'esercitare uno speciale fascino che potrebbe essere come un reagente sulla psicologia europea.

Che un elemento sociale come l'evangelista in parola avesse simili preoccupazioni, era certo molto interessante, anche se tali reazioni avessero radici molto lontane.

Non fu difficile però cacciarlo in un ginepraio di di idee, senza uscita per lui, facendogli osservare:

1. Che l'influenza del buddismo sulla civiltà occidentale ha radici molto più profonde di quanto sembri, perché durante tutto il Medioevo, dalla invasione degli arabi fino al 1200 circa, la vita di Budda circolò in Europa come la vita di un martire cristiano, santificato dalla Chiesa, la quale solo dopo parecchi secoli si accorse dell'errore commesso e sconsacrò il pseudosanto. L'influenza che un tale episodio può avere esercitato in quei tempi, quando l'ideologia religiosa era vivacissima e costituiva il solo modo di pensare delle moltitudini, è incalcolabile.

2. Il buddismo non è una idolatria. Da questo punto di vista, se pericolo c'è, è costituito piuttosto dalla musica e dalla danza importata in Europa dai negri.
Questa musica ha veramente conquistato tutto uno strato della popolazione europea colta, ha creato anzi un vero fanatismo.

Ora è possibile immaginare che la ripetizione continuata dei gesti fisici che i negri fanno intorno ai loro feticci, danzando, che l'avere sempre nelle orecchie il ritmo sincopato degli jazz-bands, rimangano senza risultati ideologici?

a) Si tratta di un fenomeno enormemente diffuso che tocca milioni e milioni di persone, specialmente giovani;
b) si tratta di impressioni molto energiche e violente, cioé che lasciano tracce profonde e durature;
c) si tratta di fenomeni musicali, cioè di manifestazioni che si esprimono nel linguaggio più universale oggi esistente, nel linguaggio che più rapidamente comunica immagini e impressioni totali di una civiltà non solo estranea alla nostra, ma certamente meno complessa di quella asiatica, primitiva ed elementare, cioè facilmente assimilabile dalla musica e dalla danza a tutto il mondo psichico.

Insomma il povero evangelista fu convinto che mentre aveva paura di diventare un asiatico, in realtà egli, senza accorgersene, stava diventando un negro e che tale processo era terribilmente avanzato, almeno fino alla fase di meticcio.

Non so quali risultati siano stati ottenuti: penso però che non sia più capace di rinunziare al caffè con contorno di jazz e che d'ora in poi si guarderà attentamente allo specchio per sorprendere pigmenti di colore nel suo sangue.

Cara Tania, ti auguro di ristabilirti bene e presto; ti abbraccio.
Antonio"

giovedì 23 aprile 2009

Carcere di Roma, 30 novembre 1926

"Mia carissima Julca,
ricordi una delle tue ultime lettere? (Era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto e letto).
Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di veder insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sei sempre stata. Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché i bambini crescano bene e siano in tutto degni di te. Ho pensato molto, molto in questi giorni.
Ho cercato di immaginare come si svolgerà tutta la vostra vita avvenire, perché rimarrò certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e di fiducia infinita.
Io sono e sarò forte; ti voglio tanto bene e voglio arrivare a vedere i nostri piccoli bambini.
Carissima mia, non vorrei in alcun modo turbarti, sono un po' stanco, perché dormo pochissimo e non riesco perciò a scrivere tutto ciò che vorrei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. Abbraccia tutti di casa tua; ti stringo con la più grande tenerezza insieme ai bambini.
Antonio"

Questa postata sopra è la prima delle "Lettere dal carcere" scritta da Gramsci.

Gramsci era nato ad Ales (Cagliari) il 22 gennaio 1891, quarto di sette figli.

Le Lettere (edite da Einaudi) sono per lo più indirizzate alla moglie Giulia Schucht, violinista russa, alla cognata Tatiana, ai figli, Delio e Giuliano, all'amico Piero Sraffa, professre di economia a Cambridge.

Saltando pagine intere di storia (per questo rimando a Italia Libri, nonché a Wikipedia) passo al 5 novembre 1926, giorno in cui Mussolini sciolse i partiti di opposizione e soppresse la libertà di stampa.

L'8 novembre, in violazione dell'immunità parlamentare, Gramsci venne arrestato e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Seguì un periodo di confino a Ustica.

Il processo iniziò a Roma il 28 maggio 1928.

Mussolini aveva "FASCISTIZZATO" anche la magistratura: aveva istituito il Tribunale Speciale Fascista.

Presidente era un generale, i giurati erano cinque consoli della milizia fascista, l'avvocato d'accusa e il relatore, tutti in divisa.

Gramsci era accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all'odio di classe.

Il pubblico ministero Isgrò concluse la sua requisitoria con una frase rimasta famosa:
"Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare"

E infatti il 4 giugno Gramsci fu condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione.

I prossimi giorni penso di continuare a pubblicare altre lettere dal carcere.

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