E' un blog che nasce dal desiderio di descrivere la Natura nei suoi aspetti stagionali, anche con riferimento ai miti. Si è allargato poi a riflessioni sulla società e sull'individuo, passati e attuali. Non mancano poesie d\'autore e qualche pagina tratta da libri
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domenica 6 luglio 2014
giovedì 3 luglio 2014
Infanzia e solitudine
sabato 12 gennaio 2013
Uomo, Natura, macchine, psiche
Ritornando all'aforisma di Konrad
Lorenz che ho postato lunedì scorso, ripropongo piccoli brani - stavolta di Carl Gustav Jung, "L'uomo e i suoi simboli" che trovo talmente attuali da diventare ripetitivi, eppure hanno per me un grande valore.
Scrive Jung:
"Oggi, per esempio, si fa un gran parlare di materia: descriviamo le sue proprietà fisiche, conduciamo esperimenti di laboratorio per dimostrarne alcuni aspetti. Tuttavia la parola materia rimane un concetto arido, disumano e puramente intellettuale, privo per noi di qualunque significato psichico.
Quanto diversa era l'antica immagine della materia -la Grande Madre - capace di abbracciare e di esprimere il profondo significato emotivo della Madre Terra!
Nello stesso modo, ciò che prima era lo spirito, ora viene identificato con l'intelletto, cessando così di essere il Padre di tutte le cose.
[.....]
Quanto più si è sviluppata la conoscenza scientifica, tanto più il mondo si è disumanizzato. L'uomo si sente isolato nel cosmo, poiché non è più inserito nella natura e ha perduto la sua identità inconscia emotiva con i fenomeni naturali.
Questi, a loro volta, hanno perduto a poco a poco le loro implicazione simboliche.
Il tuono non è più la voce di una divinità irata, né il fulmine il suo dardo vendicatore.
I fiumi non sono più dimora di spiriti, né gli alberi il principio vitale dell'uomo, né il serpente l'incarnazione della saggezza ...
Nessuna voce giunge più all'uomo da pietre, piante o animali, né l'uomo si rivolge ad essi sicuro di venire ascoltato.
Il suo contatto con la natura è perduto, e con esso è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava. ..."
Da "L'uomo e i suoi simboli" - Carl Gustav Jung - Ed. TEA - Traduzione di Roberto Tettucci
Immagini dal web
Scrive Jung:
"Oggi, per esempio, si fa un gran parlare di materia: descriviamo le sue proprietà fisiche, conduciamo esperimenti di laboratorio per dimostrarne alcuni aspetti. Tuttavia la parola materia rimane un concetto arido, disumano e puramente intellettuale, privo per noi di qualunque significato psichico.
Quanto diversa era l'antica immagine della materia -la Grande Madre - capace di abbracciare e di esprimere il profondo significato emotivo della Madre Terra!
Nello stesso modo, ciò che prima era lo spirito, ora viene identificato con l'intelletto, cessando così di essere il Padre di tutte le cose.
[.....]
Quanto più si è sviluppata la conoscenza scientifica, tanto più il mondo si è disumanizzato. L'uomo si sente isolato nel cosmo, poiché non è più inserito nella natura e ha perduto la sua identità inconscia emotiva con i fenomeni naturali.
Questi, a loro volta, hanno perduto a poco a poco le loro implicazione simboliche.
Il tuono non è più la voce di una divinità irata, né il fulmine il suo dardo vendicatore.
I fiumi non sono più dimora di spiriti, né gli alberi il principio vitale dell'uomo, né il serpente l'incarnazione della saggezza ...
Nessuna voce giunge più all'uomo da pietre, piante o animali, né l'uomo si rivolge ad essi sicuro di venire ascoltato.
Il suo contatto con la natura è perduto, e con esso è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava. ..."
Da "L'uomo e i suoi simboli" - Carl Gustav Jung - Ed. TEA - Traduzione di Roberto Tettucci
Immagini dal web
sabato 8 dicembre 2012
Sabato 8 dicembre con neve
Da ieri sera qui nevica. E' magico, come sempre. I disagi potranno venire dopo, se ghiaccia, ma intanto mi godo questo bianco che sembra pulire tutto. Rimangono estranee a tutto questo mondo bianco, le bacche dell'agrifoglio, quasi a segnalare agli uccellini che sono lì per nutrirli.
Ho riletto qualche pagina de "L'uomo e i suoi simboli" di Jung e ne riporto piccoli stralci:
"Oggi si fa un gran parlare di 'materia': ne descriviamo le sue proprietà fisiche, conduciamo esprimenti di laboratorio per dimostrarne alcuni aspetti.
Tuttavia la parola 'materia' rimane un concetto arido, disumano e puramente intellettuale, privo per noi di qualsiasi significato psichico.
Quanto diversa era l'antica immagine della materia - la Grande Madre -, capace di abbracciare e di esprimere il profondo significato emotivo della Madre Terra!
[.....]
L'uomo si sente isolato nel cosmo, poiché non è più inserito nella natura e ha perduto la sua 'identità inconscia' emotiva con i fenomeni naturali.
Questi a loro volta hanno perduto a poco a poco le loro implicazioni simboliche
Il tuono non è più la voce di una divinità irata, né il fulmine il suo dardo vendicatore.
I fiumi non sono più dimora di spiriti, né gli alberi il principio vitale dell'uomo ....
Nessuna voce giunge più all'uomo da pietre, piante o animali, nè l'uomo si rivolge ad essi sicuro di venire ascoltato.
Il suo contatto con la natura è perduto, e con esso è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava.
L'uomo è oggigiorno dolorosamente consapevole del fatto che né le grandi religioni, nè le diverse filosofie risultano in grado di fornirgli quelle potenti idee animatrici che sole potrebbero dargli la sicurezza di cui ha attualmente bisogno per fronteggiare le condisioni del mondo contemporaneo."
Da: L'uomo e i suoi simboli di Carl Gustav Jung - Ed. TEA
Ho riletto qualche pagina de "L'uomo e i suoi simboli" di Jung e ne riporto piccoli stralci:
"Oggi si fa un gran parlare di 'materia': ne descriviamo le sue proprietà fisiche, conduciamo esprimenti di laboratorio per dimostrarne alcuni aspetti.
Tuttavia la parola 'materia' rimane un concetto arido, disumano e puramente intellettuale, privo per noi di qualsiasi significato psichico.
Quanto diversa era l'antica immagine della materia - la Grande Madre -, capace di abbracciare e di esprimere il profondo significato emotivo della Madre Terra!
[.....]
L'uomo si sente isolato nel cosmo, poiché non è più inserito nella natura e ha perduto la sua 'identità inconscia' emotiva con i fenomeni naturali.
Questi a loro volta hanno perduto a poco a poco le loro implicazioni simboliche
Il tuono non è più la voce di una divinità irata, né il fulmine il suo dardo vendicatore.
I fiumi non sono più dimora di spiriti, né gli alberi il principio vitale dell'uomo ....
Nessuna voce giunge più all'uomo da pietre, piante o animali, nè l'uomo si rivolge ad essi sicuro di venire ascoltato.
Il suo contatto con la natura è perduto, e con esso è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava.
L'uomo è oggigiorno dolorosamente consapevole del fatto che né le grandi religioni, nè le diverse filosofie risultano in grado di fornirgli quelle potenti idee animatrici che sole potrebbero dargli la sicurezza di cui ha attualmente bisogno per fronteggiare le condisioni del mondo contemporaneo."
Da: L'uomo e i suoi simboli di Carl Gustav Jung - Ed. TEA
martedì 21 agosto 2012
Dialogo fra innamorati
_ Guarda le mucche - disse lei, indicando il pascolo più in basso.
- Sono tanto stupide, vero? -
- Mi sa di sì-.
- Chissà a cosa pensano? -
- A mio avviso non pensano affatto.-
- Non saprei. -
- Solo noi uomini siamo in gradi di pensare - sentenziò lui, sorridendo.
- Ecco perché ci chiamano padroni del creato. -
Si guardò intorno.
Non sentì il sussurro degli alberi, il gorgoglio dell'acqua sulle rocce e nella terra, il mormorio delle nuvole che dicevano:
L'uomo sa poco di quel che domina, ancor meno dei suoi sudditi e quasi nulla di sé.
I due si alzarono e calpestarono la terra sicuri di possederla e di ottenere sempre il suo sostegno.
Quell'idea si trasformava in certezza perché loro le attribuivano veridicità.
Calpestarono il terreno come se sapessero che la trama non avrebbe ceduto e si avviarono nella luce dorata, dorati anch'essi, e la magnificenza di quel luogo e dei suoi pascoli d'altura, del suo stagno verde smeraldo inverosimilmente situato su uno dei picchi più elevati, fece loro da cornice perfetta.
- Sono tanto stupide, vero? -
- Mi sa di sì-.
- Chissà a cosa pensano? -
- A mio avviso non pensano affatto.-
- Non saprei. -
- Solo noi uomini siamo in gradi di pensare - sentenziò lui, sorridendo.
- Ecco perché ci chiamano padroni del creato. -
Si guardò intorno.
Non sentì il sussurro degli alberi, il gorgoglio dell'acqua sulle rocce e nella terra, il mormorio delle nuvole che dicevano:
L'uomo sa poco di quel che domina, ancor meno dei suoi sudditi e quasi nulla di sé.
I due si alzarono e calpestarono la terra sicuri di possederla e di ottenere sempre il suo sostegno.
Quell'idea si trasformava in certezza perché loro le attribuivano veridicità.
Calpestarono il terreno come se sapessero che la trama non avrebbe ceduto e si avviarono nella luce dorata, dorati anch'essi, e la magnificenza di quel luogo e dei suoi pascoli d'altura, del suo stagno verde smeraldo inverosimilmente situato su uno dei picchi più elevati, fece loro da cornice perfetta.
| Highbury |
E finché scendevano per la strada di montagna, il corvo gracchiò il suo saggio commento, il falco virò planando in alto e i topi campagnoli scartarono avanti e indietro, mentre l'aria stessa li blandiva, raccontando che la terra amorosa aveva tessuto la sua trama per loro, con il fenomenale amore che dispensava alle sue creature.
Da: La follia di una donna innamorata di Susan Fromberg Schaeffer - ed. Neri Pozza.
martedì 17 aprile 2012
Le Dee della Primavera: un vecchio post
Visto che continua a rimanere in testa, almeno secondo blogger, alla classifica dei post più popolari, ho deciso oggi, di riproporre un mio vecchio post: Le Dee della Primavera.
Sperando che sia di auspicio, perché sicuramente è vero che fino a poco fa c’era mancanza di pioggia, ma ora come ora, a mio avviso c’è assenza di sole, di luce e di calore.
Le Dee della Primavera
Primavera è la stagione del risveglio della natura.
L'improvviso sbocciare dei fiori, il volo degli uccelli migratori che fanno ritorno e la gioiosa danza di accoppiamento degli animali hanno sempre rappresentato un richiamo ancestrale molto potente, oltre che una fonte di inesauribile ispirazione per poeti e artisti.
Il simbolo della primavera è il tenero trifoglio, mentre i suoi colori sono tutte le tinte pastello e in particolare il rosa, che ci ricorda i rami dei peschi in fiore.
Est è la sua direzione, quella dove sorge il sole.
Primavera ha un'energia di "disponibilità", è esposta a contatti ed influenze (il fuoco la riscalda, l'acqua la appesantisce) e, come il vento di primavera, non è possibile imprigionarla poiché la libertà le appartiene.
Dato che tutti vibrano nella stessa energia della natura, anche gli esseri umani come gli animali e le piante sperimentano in primavera un desiderio di apertura, che spinge a fare nuovi progetti, a creare nuovi scambi, a desiderare nuovi incontri.
E' un po' come che si risvegliasse ogni volta, con l'arrivo della primavera, l'emozione della giovinezza, con tutto il carico di inquietudine, curiosità e allegria che la caratterizza.
E così anche noi siamo chiamate a rinascere noi stessi, come fa la natura, a rinnovarci, a lasciare indietro le pesantezze invernali per guardare alla nostra vita da una nuova prospettiva.
Non c'è da stupirsi dunque, se ogni cultura ha "prodotto" le sue Dee che, archetipicamente, rappresentano il risveglio della natura a primavera e, per assonanza, quella fase della vita che precede la maturità, e che coincide - rispetto alle fasi lunari - alla luna crescente:
la fanciullezza, quel tempo in cui tutto deve ancora accadere e la vita appare piena di possibilità, l'alba del nuovo giorno che deve ancora arrivare, il fiore che ancora non è diventato frutto, ma già contiene tutto il potenziale del suo intero ciclo.
giovedì 15 marzo 2012
Natura, paesaggi e psiche
"In qualche modo ognuno di noi è al tempo stesso goccia e oceano e acquista la propria individualità nel momento in cui affiora in superficie e si manifesta come onda ..."
E' quasi primavera, già tante piccole gemme sono spuntate, le forsizie stanno per esibire il loro bel colore giallo, primule e viole non mancano. Ma questo lo sa chi ha la fortuna di avere almeno un terrazzo o un piccolo giardino. Chi abita nelle città invece, soprattutto nelle periferie, cosa vede di questo risveglio sempre pieno di magia, anno dopo anno?
Leggo un articolo di Antoine Fratini che ha come titolo:
L'importanza dei paesaggi dal punto di vista psicologico
"Mai come in questa epoca il territorio italiano è stato così martoriato dal cemento. Nemmeno ai tempi del boom economico del secondo dopo guerra. Da semplici materiali per la ricostruzione, il cemento e l’asfalto sembrano essere diventati oggi simboli di una umanità che ha perso ogni riferimento al mondo dell’anima.
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| Macchia Mediterranea- Orto botanico di Napoli |
Essi costringono quel super-organismo che è Gaia, la Terra, e hanno all'incirca la stessa funzione dei giubbetti di contenzione che si mettevano ai cosiddetti “malati di mente” nei manicomi.
Come se l’uomo, armato del potere tecnologico, avesse ingaggiato una sorta di ottuso braccio di ferro con la Natura.
Solo che la forza di Gaia è infinitamente maggiore e più pericolosa per il sistema rispetto a quella dei pazienti psichiatrici.
L’ipotesi Gaia di James Lovelock, uno dei padri della moderna scienza dei sistemi complessi, prende qui tutto il suo senso. Dal punto di vista sistemico è corretto affermare che il nostro pianeta possa reagire, anche in maniera drastica, all'aggressione dei suoi abitanti umani, così come farebbe qualunque organismo biologico insidiato da agenti infettivi o parassitari.
Molti problemi ecologici, in particolare modo in ambito climatico, possono essere intesi in questo senso ...
I terremoti e le esondazioni dei fiumi, per esempio, distruggono le costruzioni di cemento armato, ma non le più snelle abitazioni dei popoli tribali sistemate con cura e rispetto in zone meno a rischio.
I fenomeni naturali hanno un’anima che il solo calcolo razionale non riesce a circoscrivere totalmente.
Pertanto, la nostra “logica dell’abitare” il mondo risulta fondamentalmente sbagliata. Oltre che fortemente rischiosa.
Gli studi del sociologo Peter Groenewegen dell’Università di Utrecht, per esempio, hanno evidenziato che la sola esposizione alla Natura tende ad aumentare la sensazione di benessere psicofisico e che l’esercizio fisico svolto in ambiente naturale fornisce migliori risultati di quello svolto in palestra. Queste ricerche si limitano a registrare dei dati che però non trovano spiegazione scientifica convincente.
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| Il laghetto nel Filiceto |
Lo stesso discorso è applicabile alle motivazioni che hanno portato alla costituzione della convenzione europea sulla tutela dei paesaggi il cui Articolo 5.a impegna le Parti contraenti a " .... riconoscere giuridicamente il paesaggio in quanto componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità".
..............
Riconsiderare il valore dei beni naturalistici vorrebbe dire essere un paese fondamentalmente moderno che si è lasciato alle spalle o che comunque ha preso le distanze da un tipo di economia che subordina ogni operazione al mero profitto.
Ma l’ormai “ex-Bel Paese” non è una nazione moderna in questo senso. Esso assomiglia molto più a quei paesi che, pur di uscire dal cosiddetto “sottoviluppo”, attuano politiche economiche del tutto incompatibili con le esigenze dell’ambiente, sperperando in quel modo una parte importante del loro eco-capitale.
Gli elementi cardini dell’economia italiana, il mattone e il bullone (ai quali andrebbe aggiunto almeno l’agricoltura intensiva), sono dei più deleteri per l’ambiente e distruttivi per i paesaggi. Quindi anche per l’anima. Oggi, dalla pianura padana ai monti dell’Appennino e delle Alpi, gli scorci di paesaggi rimasti più o meno intatti sono rarissimi.
Tra capannoni, stalle moderne, strade, circonvallazioni, antenne e ripetitori le macchie grigie e nere che si possono notare compiendo un semplice sorvolo aereo della penisola appaiono privi di soluzione di continuità. E tra poco è probabile che persino i crinali dei monti diano luogo a sfilze di enorme pale eoliche per la produzione di una energia della quale la stragrande maggioranza della gente non sa che fare.
mercoledì 25 gennaio 2012
David Hockney e la Natura
Difficilmente parlo di pittori: non sono una esperta d'arte, purtroppo. Ma di David Hockney vorrei riportare queste notizie, perché esiste un collegamento intenso con la sua passione con la Natura e il passaggio delle Stagioni. Passione che nutro anch'io...
La Royal Academy of Arts celebra per la prima volta Hockney | Ladyblitz
La Royal Academy of Arts celebra per la prima volta Hockney | Ladyblitz
Gennaio 2012: la Royal Academy of Arts presenterà, in collaborazione con il Museo Guggenheim Di Bilbao ed il Museo Ludwig di Colonia, la prima grande mostra nel Regno Unito delle opere paesaggistiche di David Hockney.
Saranno esposti, insieme a disegni e video, anche i vivaci dipinti ispirati ai paesaggi dello Yorkshire. All’interno di un percorso espositivo che abbraccia 50 anni, questa nuova serie di dipinti consentirà di approfondire la duratura passione di Hockney per i paesaggi e la loro esplorazione.
I lavori chiave in mostra includono tre gruppi di nuovi lavori dal 2005, quando Hockney tornò a vivere a Bridlington, e mostrano in diversi media il suo particolare interesse nei paesaggi che lo circondano.
La mostra rivelerà il coinvolgimento emotivo dell’artista con il paesaggio conosciuto nella sua giovinezza e la sua anilisi giornaliera su i cambiamenti delle stagioni, il ciclo di crescita e di variazioni delle condizioni di luce.
La mostra porterà quindi il visitatore in un viaggio nell’universo di Hockney.
Alcune delle opere di maggiore interesse sono state prodotte a partire dal 2005, quando Hockney è tornato a vivere a Bridlington, e mostrano in diversi media la sua intensa osservazione dell’ambiente circostante.
Da Il Sole 24 Ore estrapolo quanto segue:
Il risultato di anni di intenso lavoro e di paziente osservazione della natura è sui muri della Royal Academy: 150 opere, molte di immense dimensioni, molte che rappresentano lo stesso paesaggio – uno stretto sentiero tra gli alberi, un cespuglio di biancospino, una valle, un gruppo di alberi – ma con i colori diversi dei diversi periodi dell'anno.
La sala più grande contiene 52 opere tutte dedicate all'arrivo della primavera a Woldgate. Non ci sono figure umane rappresentate e solo di rado si vedono segnali della presenza dell'uomo,
di Nicol Degli Innocenti - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/nn40j
Tutte le immagini raffigurano opere di David Hokney e sono state prese dal web.
giovedì 5 gennaio 2012
E domani arriva la Befana (riproposte)
Riprendo da questo mio blog due miei vecchi post
Molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana.
Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale (festa del dio Sole), si celebrava la morte e la rinascita della natura; era altresì la conclusione dei festeggiamenti e il ceppo di Natale aveva finito di bruciare nei focolari delle case.
Tuttavia, durante quei dodici giorni, la leggenda vuole che figure femminili solcassero il cielo a cavalcioni di scope magiche, spargendo la loro magia benevola sui campi sottostanti appena seminati.
Gli antichi romani accostarono questo alla figura di Diana dea della caccia.
La Befana coincide, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell'anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità.
Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso.
Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini.
Da qui
Copio inoltre un post scritto nel gennaio 2009
Mia figlia da piccola ha sempre avuto paura della befana, questa vecchietta così poco bella, che entrava di notte nelle case.
Ma era una paura che teneva per sé, finché un anno si decise a confidarsi ed io le raccontai la verità. Da una iniziale incredulità, passò ad un sollievo enorme...
Mi ha sempre stupito però che non avesse mai avuto paura di Babbo Natale, forse perché il nostro rito domestico prevedeva l'apertura dei pacchetti sotto l'albero il mattino di Natale, tutti insieme.
Quando invece ero bambina io, ero euforica la sera prima: avrei avuto carbone o giocattoli?
Di un anno mi ricordo molto bene: durante la notte, già verso mattina, entrò mia madre, mi fece alzare dal letto e con voce bassa, concitata, un po' da cospiratrice, mi prese per mano e mi portò in cucina.
Lì, il tavolo allungato per la circostanza, era strapieno di giochi. Trionfava in mezzo agli altri un fiammante triciclo rosso.
Autore dell'illustrazione: Odette Sacco sonador Dal sito Tapirulan
martedì 15 novembre 2011
Indian Summer in Canada
Vorrei riportare uno scritto di Andrea Lessona:
Canada, l’Indian Summer
"Il vento fruscia tra l’immensità dei boschi canadesi e fa danzare i rami sfavillanti d’acero. Il giallo delle foglie sfuma nell’arancio, sino a diventare rosso fuoco. E’ il Foliage, un regalo unico che ogni anno la natura fa all’uomo. E che qui, in Quebec, chiamano “Indian Summer”.
I nativi americani, prima che i colonizzatori bianchi li depredassero delle loro terra e della loro cultura, approfittavano di questo periodo mite per disfare i loro tepee e migrare lenti verso sud.
Ammiravano il paesaggio incandescente come oggi fanno i tanti turisti che arrivano nella zona francofona del Canada, presa d’assalto per godere di uno scenario sterminato che vive solo per 15 giorni grazie allo sbalzo climatico tra le notti fredde e i pomeriggi miti.
Gli “indiani” ringraziavano il Grande Spirito, rispettando la terra su cui vivevano e viaggiavano. Prendevano solo il necessario per proteggere il ciclo naturale della Vita e per ogni dono ricevuto pregavano.
Oggi la massa informe di visitatori arriva armata di macchine fotografiche, affolla i cottage, lascia carta di snack ovunque. Fanno a gara per entrare primi tra i negozietti che vendono porcellana e portare a casa un ninnolo da mostrare come uno scalpo.
I locali, ormai quasi tutti bianchi – retaggio dell’antica colonizzazione anglofrancese -, li sopportano a fatica. Ma li sopportano: per il bene dell’economia canadese. E, soprattutto, delle loro tasche.
Alcuni degli “autoctoni” si son fatti guide e portano a spasso i turisti mostrando la bellezza del luogo. Cavalli bradi al pascolo, laghi cristallini che si specchiano nel cielo, sfregiato dal volare libero di oche selvatiche. Poi, prima di migrare verso sud, i volatili riposano il loro piumaggio variopinto nell’acque del fiume San Lorenzo.
Rientrati nelle loro abitazioni in affitto, i visitatori gustano le mele rosse nate nei tanti frutteti. La mattina dopo, a colazione, spalmano sul pane caldo lo sciroppo d’acero ricavato da un foro nel tronco degli alberi.
Qui lo chiamano il “nettare dei boschi”: viene prodotto nelle case del sidro dopo la bollitura a una temperatura altissima. Il suo profumo inebria il cottage e si diffonde nell’aria frizzantina.
Dalla veranda in legno si vede l’arcobaleno sfumato tendersi basso nel cielo, ad altezza albero, e specchiarsi a terra dove le foglie cadute formano un pavimento variopinto. L’alba vibra di fuoco all'orizzonte."
Su questa affascinante estate indiana che da noi coincide con quella di S. Martino, avevo scritto qui http://estateincantata.blogspot.com/2009/10/indian-summer.html
venerdì 8 luglio 2011
Camminare, Passo dopo Passo
Passo dopo passo Camminare

Camminare è un'attività fisica, ma anche un'esperienza profondamente emozionale
Se questo è vero e facilmente immaginabile dal punto di vista ecologico lo è ancor più dal punto di vista salutistico.
Paul Higgins, professore dell'American Association for the Advancement of Science, ha ad esempio calcolato nel 2007 che se tutti gli statunitensi di età compresa tra i 10 e i 74 anni camminassero almeno mezz'ora al giorno si potrebbe avere un risparmio di emissioni USA di CO2 pari a 64 milioni di tonnellate. Con lo smaltimento abbinato di 1,5 miliardi di chili superflui... Che per un popolo sempre più obeso e acciaccato come gli statunitensi sarebbe un bel risultato, sia in termini medici che di risparmio economico per il servizio sanitario e di sofferenza per pazienti e familiari.

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Questo tipo di cammino ha solide basi storiche nel mondo spirituale.
Come dice una studiosa del francescanesimo, Chiara Frugoni, i primi francescani si votavano a una vita di povertà e peregrinazione in assoluta consapevolezza nell'intento di divenire "spiritualmente immuni dalla sete di dominio e di possesso, dalla violenza, dai desideri diventati bisogni, dalle costrizioni della vita quotidiana. La povertà volontaria [era] libertà fisica - costringe[va] a camminare e camminare - ma soprattutto libertà mentale: permette[va] di ascoltare davvero le parole del Vangelo, di amare senza riserve.

Camminare ci riporta alle radici della nostra esperienza sulla terra
Infatti, David Le Breton, uno degli studiosi che più ha centrato il
senso di questo movimento psicocorporeo sottolinea che:

Camminare ti obbliga ad abbracciare un'ottica di eliminazione del superfluo e ad entrare più direttamente nel cuore delle cose

“Camminare è un metodo per calarsi nel mondo, per compenetrarsi della natura"
Due giovani alla volta accompagnati da un operatore volontario trascorrono in questo modo alcuni mesi in piena libertà attraverso paesi e campagne sconosciute alla ricerca di valori e riflessioni prima inesplorate. Il training è stato riconosciuto dai giudici francesi come valida alternativa al carcere per i giovani di età compresa tra i sedici e i diciotto anni.
Per le Note bibliografiche, rimando al link Su Il Cambiamento
Camminare
Dalla questione ambientale alla cronicizzazione e all'aumento delle malattie... la soluzione a problemi complessi è spesso semplice.
Camminare "oltre che un aiuto alle diverse forme di vita del pianeta di fronte alla drammatica situazione attuale è probabilmente anche la più grande medicina per il corpo, per la mente e per lo spirito".
di Valerio Pignatta - 8 Luglio 2011
Camminare è un'attività fisica, ma anche un'esperienza profondamente emozionale
- Mi può indicare il cammino da prendere per uscire da qui?
- Questo dipende in gran parte dal luogo dove vuole andare - rispose il Gatto.
- Non mi preoccupa granché il luogo... - disse Alice.
- In tal caso poco importa il cammino. - dichiarò il Gatto.
- ... Basta arrivare da qualche parte. - aggiunse Alice per spiegare.
- Oh! - disse il Gatto. - Puoi essere certa di arrivare se cammini per un tempo sufficientemente lungo.
- Questo dipende in gran parte dal luogo dove vuole andare - rispose il Gatto.
- Non mi preoccupa granché il luogo... - disse Alice.
- In tal caso poco importa il cammino. - dichiarò il Gatto.
- ... Basta arrivare da qualche parte. - aggiunse Alice per spiegare.
- Oh! - disse il Gatto. - Puoi essere certa di arrivare se cammini per un tempo sufficientemente lungo.
Lewis Carroll, da Alice nel paese delle meraviglie
Due tra i più grandi problemi che l'umanità si trova ad affrontare oggi sono il cambiamento climatico, con conseguente perdita drammatica della biodiversità, e il crollo sistematico, a partire dalle società occidentali ma in rapida espansione in ogni tipo di comunità, della forza e capacità di difesa del sistema immunitario dell'organismo stesso con conseguente cronicizzazione e aumento di varie patologie come diabete, obesità, malattie cardiovascolari, cancro, artrite reumatoide ecc.
Una delle cause tra le più determinanti di questa situazione va sicuramente rintracciata nel comportamento umano quotidiano, o perlomeno di buona parte dell'umanità. Questo comportamento (in rapida espansione anch'esso dall'Occidente al resto del mondo) prevede la focalizzazione del senso dell'esistenza sul ciclo produttivo e consumistico, l'esaurimento delle risorse del pianeta per il conseguimento di tale illusorio paradiso materiale e la degenerazione alimentare e dello stile di vita.
In una sorta di 'maialitudine' progressiva andiamo alla ricerca dell'emozione perduta di appagamento e di serenità esistenziale che abbiamo barattato per un vassoio di pasticcini e un carrello di oggetti di plastica colorata con cui riempire le nostre case-loculo dove trasciniamo i nostri giorni tra un ipnotico divano-televisivo e un venefico frigorifero.
Come spesso accade in questa realtà, talvolta la soluzione di problemi complessi è semplice, anche se la difficoltà viene poi sempre dal riuscire a metterla in pratica superando i vincoli del piano materiale e i propri attaccamenti e convinzioni errate o indotte. Una delle possibili varianti di elevato livello tecnico-scientifico che potrebbe contribuire a un mondo e a degli individui più felici e leggeri per il pianeta è... camminare.
Se questo è vero e facilmente immaginabile dal punto di vista ecologico lo è ancor più dal punto di vista salutistico.
Paul Higgins, professore dell'American Association for the Advancement of Science, ha ad esempio calcolato nel 2007 che se tutti gli statunitensi di età compresa tra i 10 e i 74 anni camminassero almeno mezz'ora al giorno si potrebbe avere un risparmio di emissioni USA di CO2 pari a 64 milioni di tonnellate. Con lo smaltimento abbinato di 1,5 miliardi di chili superflui... Che per un popolo sempre più obeso e acciaccato come gli statunitensi sarebbe un bel risultato, sia in termini medici che di risparmio economico per il servizio sanitario e di sofferenza per pazienti e familiari.
Ma camminare non implica solo questo.
Camminare, oltre che un aiuto alle diverse forme di vita del pianeta di fronte alla drammatica situazione attuale è probabilmente anche la più grande medicina per il corpo, per la mente e per lo spirito.
Camminare è un'attività fisica, ma anche un'esperienza profondamente emozionale.
In un certo senso è un ritorno alle origini. Uno dei pochi movimenti che possiamo ancora sperimentare rivivendo l'atavico nostro vagare sulle lande del pianeta a un ritmo a noi consono che lascia spazio al fluire dei pensieri e all'osservazione contemplativa.
Anche quando il cammino non porta da nessuna parte, non è motivato da una meta, non perde di dignità e neanche di senso.
Fare una passeggiata, ancora oggi, non ha bisogno di una spiegazione di utilità e questo, nel nostro mondo, ha del miracoloso. Credo infatti che il camminare sia una delle poche attività umane cui viene riconosciuto questo privilegio di nobiltà. Almeno sino ad ora.
La proiezione nel prossimo futuro è ovviamente tragica.
Chi cammina in alcuni non-luoghi come nei pressi di tangenziali, centri commerciali, svincoli stradali ecc. è visto con diffidenza, con dubbio.
Chi cammina è l'immigrato, il mendicante, il disturbato mentale, l'eccentrico. C'è sicuramente in atto un tentativo di ghettizzare il cammino e gli ultimi camminatori a determinati settori del territorio.
....................................................
Il cammino che vive e che ti fa rivivere è quello alla ricerca di rarefazione: di case, di uomini, di pensieri, di segnali della 'civiltà' metropolitana.
È un cammino che ricerca tempi e ritmi propri e rallentati, un cammino che mira in ultima analisi al ritrovamento atavico della libertà umana, alla reintegrazione con il movimento costante dell'assoluto.
Come dice una studiosa del francescanesimo, Chiara Frugoni, i primi francescani si votavano a una vita di povertà e peregrinazione in assoluta consapevolezza nell'intento di divenire "spiritualmente immuni dalla sete di dominio e di possesso, dalla violenza, dai desideri diventati bisogni, dalle costrizioni della vita quotidiana. La povertà volontaria [era] libertà fisica - costringe[va] a camminare e camminare - ma soprattutto libertà mentale: permette[va] di ascoltare davvero le parole del Vangelo, di amare senza riserve.
Camminare ci riporta alle radici della nostra esperienza sulla terra
Camminare ci riporta alle radici della nostra esperienza sulla terra. Come diceva Bruce Chatwin, l'uomo, quando ha smesso di camminare, ha manomesso la chimica del cervello umano. Se la nostra irrequietezza è solo il frutto del mancato soddisfacimento del bisogno biologico di camminare è ovvio che rimanendo sostanzialmente stanziali (anche chi viaggia molto in aereo è in questo senso più o meno 'stanziale'; ossia vaga da una poltrona, di casa o d'ufficio, all'altra, d'aereo) entriamo in uno stato di sofferenza e stress. Questa, secondo Chatwin, è la motivazione per cui gli stanziali hanno talvolta identificato Dio con il vino, l'hashish o un fungo allucinogeno. Le droghe in pratica sono veicoli illusori per chi ha rimosso l'attività del camminare nel mondo reale.
senso di questo movimento psicocorporeo sottolinea che:
“Camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione dei sensi. È un’esperienza che talvolta ci muta, rendendoci più inclini a godere del tempo che non a sottometterci alla fretta che governa la vita degli uomini del nostro tempo"
Uomini e donne che hanno sempre più difficoltà a trovare tempo per se stessi. A stare semplicemente con se stessi, a guardare un bosco, a realizzare di non essere necessari e allo stesso tempo unici. Camminare (senza uso di strumenti tecnologici, come il telefono cellulare, che ci strappano al nostro presente) è probabilmente uno dei metodi più potenti in grado di armonizzare mente, corpo e spirito, sempre più dislocati su piani diversi e non comunicanti tra loro.
Il tentativo di ritrovare un'unione integrale dell'essere anche se di pochi sfuggevoli istanti passa attraverso questa semplice attività alla portata di quasi tutti noi.
E nei tratti di cammino che viene effettuato in silenzio credo si possa ascoltare proprio tutto, anche la coscienza che sussurra. Nel silenzio ci sono tutte le parole e intere lingue. Il linguaggio del passo è come quello degli occhi: comunica senza dire. E quella comunicazione richiede il nostro ascolto.
Camminare ti obbliga ad abbracciare un'ottica di eliminazione del superfluo e ad entrare più direttamente nel cuore delle cose
Camminare ti obbliga poi anche ad abbracciare un'ottica di eliminazione del superfluo (che non puoi portare con te a lungo) e ad entrare più direttamente nel cuore delle cose. Non è la vita vista attraverso lo 'schermo' del finestrino dell'auto o del treno (o della tv) ma ci sei proprio dentro, allo stesso livello del terreno, lo calpesti, lo senti, senti gli odori, il vento, i piccoli rumori della natura, vedi il passaggio delle nubi nel cielo, quello stesso cielo che stai attraversando con il tuo corpo.
Non stai fuggendo veloce, come nel fine settimana verso il mare. Stai appropriandoti senza possederlo del mondo in cui sei immerso. Puoi respirarlo letteralmente e ascoltare il tuo respiro che ti comunica che sei vivo, in movimento attraverso l'esistenza. E sei leggero, non invadi, non distruggi, non uccidi, non inquini. Un amico di tutte le creature. Non investirai mai un riccio o un tasso. Al limite incontrerai caprioli e volpi e vi starete a guardare alcuni eterni secondi di reciproca comprensione.
In quel momento c'è lo scollamento dalla pesante consapevolezza della condizione umana. Lì accade il miracolo della presenza nell'attimo e si diviene leggeri. Non c'è più l'angoscia latente dello sforzo di comprendere il mondo ostile che ci circonda perché, come ha colto ancora Le Breton, “camminare riduce l'immensità del mondo alle dimensioni del corpo”.
È una scoperta che può essere inebriante per chi non vi è abituato ma che in ogni caso ogni volta si rinnova perché “camminare è un metodo per calarsi nel mondo, per compenetrarsi della natura, per mettersi in contatto con un universo che rimane inaccessibile alle normali modalità di conoscenza e di percezione. Con il proseguire del cammino, il viaggiatore allarga lo sguardo sul mondo, immerge il suo corpo in una nuova condizione.
“Camminare è un metodo per calarsi nel mondo, per compenetrarsi della natura"
E questa nuova condizione ha varie sfaccettature, alcune delle quali sorprendenti.
Un giornalista francese in pensione, Bernard Ollivier, che ha effettuato vari lunghi viaggi e peregrinazioni a piedi sino in Asia ha dato vita nel 2000 alla Fondazione Seuil che si occupa di aiutare i giovani carcerati a ritrovare un proprio equilibrio e a ricominciare su altre basi attraverso l'esperienza di un lungo cammino a piedi di un paio di migliaia di chilometri di sentieri e strade europee, zaino in spalla. Due giovani alla volta accompagnati da un operatore volontario trascorrono in questo modo alcuni mesi in piena libertà attraverso paesi e campagne sconosciute alla ricerca di valori e riflessioni prima inesplorate. Il training è stato riconosciuto dai giudici francesi come valida alternativa al carcere per i giovani di età compresa tra i sedici e i diciotto anni.
Camminare quindi è un'attività che di per sé agisce sul valore morale dell'individuo.
Per camminare occorre abbassarsi al livello degli altri uomini e animali e scrollarsi di dosso eventuali sentimenti di superbia o di odio che spingono a guardare dall'alto al basso chi ti sta intorno, specie se sei partito svantaggiato in questa esistenza come accade per tanti di questi ragazzi. E anche questo è un meccanismo psicologico antico come l'uomo: "[...] perché è invariata nei millenni l'aspirazione a servirsi il meno possibile delle gambe: c'è una rivincita atavica e archetipica nei confronti delle divinità arroganti, alla fonte di tanto odio per il camminare. Non soltanto per ragioni pratiche, per accorciare le distanze, per viaggiare più comodi.
Spostarsi a cavallo e in groppa ad altri animali, poi in carrozze o baldacchini, conferiva una posizione più elevata, pur se effimera, ai vecchi, agli ammalati e financo alle partorienti, pur sempre di nobile lignaggio. Consolidò status symbol, alimentò invidie ed efferatezze, se qualcuno fu persino disposto - come sappiamo - a barattare il suo regno per un destriero. I pochi santi che in seguito decisero di abbandonare ogni ricchezza, non per nulla, con un gesto esemplare immortalato in tante immagini, scesero dalle loro cavalcature. Si incamminarono... ".
E per tutti questi e altri motivi è giunto quindi il tempo di incamminarsi.
"Per chi cammina, la coscienza della propria vulnerabilità è un incentivo alla prudenza e alla disponibilità verso gli altri, invece che alla conquista e al disprezzo".
Oggi il disprezzo nei confronti del pianeta e dei nostri simili più sfortunati ha raggiunto un limite insopportabile. E il nostro spirito è diviso. In un unico semplice gesto possiamo contribuire a migliorare il nostro destino, sia collettivo che individuale.
Camminare
domenica 26 giugno 2011
Il tempo delle due lune
Ho una grande ammirazione per la civiltà degli Indiani d'America, in particolare per il popolo Lakota.
Qui riporto qualche riga del romanzo Il tempo delle due Lune di Priscilla Cogan dove Winona, sciamana indiana ultrasettantenne si rivolge ad un'altra protagonista del romanzo, la psicologa (bianca) Meggie O'Connor
'Winona disse: "Tutt'intorno a te c'è vita, Meggie. Mio nipote e io guardavamo la televisione ieri sera. A New York tutto sta cadendo a pezzi - le tubature dell'acqua, i ponti, le strade. La gente gemeva e si lamentava chiedendosi come potesse succedere una cosa simile, dimenticando che sotto tutti quegli alti edifici, sotto le macchine, sotto le strade e i ponti c'è la Grande Madre Terra.
Le hanno mai chiesto come si sente con tanto peso addosso?
Si fermano un attimo a ringraziarla per aver permesso loro di scavare vene sotterranee dentro di lei o per aver sfregiato il suo corpo con le loro autostrade?
Potrà sopportare fino a un certo punto e poi ..." 'Il tempo delle due lune - Priscilla Cogan - Edizione Frassinelli
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venerdì 17 giugno 2011
Naumburg, 7 aprile 1866
Naumburg, 7 aprile 1866
Di tanto in tanto spuntano ore di tranquilla contemplazione in cui fra la tristezza e la gioia noi crediamo di dominare dall'alto della nostra vita, ore che fan pensare a quei bei giorni d'estate così ben dipinti da Emerson * che possono adagiarsi mollemente sulle colline.
* Ralph Waldo Emerson
Il brano di Nietzsche sopra riportato è riportato in " Da Epistolario 1850-1869", a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari,- tr. di Maria Ludovica Pampaloni Fama - Adelphi, Milano 1977
giovedì 5 maggio 2011
Domani: festa in giardino
Domani sarà il grande giorno in cui tutta la famiglia radunata butterà all'aria il giardino con tanto di vanghe, motozappa e attrezzi vari.
Abbiamo deciso di rimettere a nuovo il prato e al posto dello stropicciato e ormai inesistente prato "all'inglese", semineremo la dichondra repens, meno pretenziosa ma più pratica. Almeno è quello che speriamo.
Mi auguro che ci sia il sole, mi sembra così bello tornare a giocare con la terra...
Ho letto su un libriccino di Pia Pera intitolato Giardino & Orto Terapia (Salani Editore) le parole che seguono:
"Non è più tempo di venerare le forze della natura immaginando siano divinità, o di sfruttarle biecamente calpestando e distruggendo la bellezza del creato. Il nostro tempo ci chiede altro: di sentirci parte del tutto, entrare nella corrente.
C'è chi teorizza wild zones consapevolmente create, zone dove bambini e ragazzi possono fare libera esperienza di una natura per quanto possibile selvatica. Arrampicarsi sugli alberi. porcarsi le mani. Costruire capanne di salici. Correre, inseguirsi, nascondersi. Giocare a guardie e ladri.
Esercitare, in poche parole, i diritti dei bambini. Come accade in Venti giorni con Julian, delizioso libretto che ogni amante della vita all'aria aperta dobrebbe leggere...
Qui Nathaniel Hawthorne racconta le giornate estive trascorse col figlioletto durante un'assenza della moglie Sophia.
Costretto a pressoché totale inattività, l'attenzione tutta presa dall'ometto, lo scrittore partecipa al gioco della guerra con cardi selvatici e tassi barbassi, impara a vedere il mondo in un pezzo di muschio, si incanta di fronte alla rugiada versata dalle fate con le loro piccole brocche.
Insieme padre e figlio hanno la sensazione di cogliere, sia pure soltanto con la coda dell'occhio, di sfuggita, per un impalpabile istante, e prima che abbia tempo di cambiare aspetto, la Natura colta alla sprovvista, in quei momenti in cui, immersi nella serietà del gioco, pare quasi che gli alberi stiano bisbigliando tra loro."
Abbiamo deciso di rimettere a nuovo il prato e al posto dello stropicciato e ormai inesistente prato "all'inglese", semineremo la dichondra repens, meno pretenziosa ma più pratica. Almeno è quello che speriamo.
Mi auguro che ci sia il sole, mi sembra così bello tornare a giocare con la terra...
Ho letto su un libriccino di Pia Pera intitolato Giardino & Orto Terapia (Salani Editore) le parole che seguono:
"Non è più tempo di venerare le forze della natura immaginando siano divinità, o di sfruttarle biecamente calpestando e distruggendo la bellezza del creato. Il nostro tempo ci chiede altro: di sentirci parte del tutto, entrare nella corrente.
C'è chi teorizza wild zones consapevolmente create, zone dove bambini e ragazzi possono fare libera esperienza di una natura per quanto possibile selvatica. Arrampicarsi sugli alberi. porcarsi le mani. Costruire capanne di salici. Correre, inseguirsi, nascondersi. Giocare a guardie e ladri.
Esercitare, in poche parole, i diritti dei bambini. Come accade in Venti giorni con Julian, delizioso libretto che ogni amante della vita all'aria aperta dobrebbe leggere...
Qui Nathaniel Hawthorne racconta le giornate estive trascorse col figlioletto durante un'assenza della moglie Sophia.
Costretto a pressoché totale inattività, l'attenzione tutta presa dall'ometto, lo scrittore partecipa al gioco della guerra con cardi selvatici e tassi barbassi, impara a vedere il mondo in un pezzo di muschio, si incanta di fronte alla rugiada versata dalle fate con le loro piccole brocche.
Insieme padre e figlio hanno la sensazione di cogliere, sia pure soltanto con la coda dell'occhio, di sfuggita, per un impalpabile istante, e prima che abbia tempo di cambiare aspetto, la Natura colta alla sprovvista, in quei momenti in cui, immersi nella serietà del gioco, pare quasi che gli alberi stiano bisbigliando tra loro."
venerdì 29 aprile 2011
Riti popolari per Beltane o Calendimaggio
Il 30 aprile si festeggia il May Day o Beltane o Calendimaggio.
E' una festa molto antica, tra le più celebrate in ogni tempo e luogo.
Segna l'inizio dell'Estate Esoterica.
Avendone già scritto negli anni scorsi su questo blog, oggi mi riferisco ai riti popolari.
La maggior parte di questi riti aveva un valore propiziatorio nei confronti dei prodotti della terra, ma conteneva anche un grande messaggio di riconciliazione delle forze - la ricerca di un inserimento in un contesto più generale.
L'usanza più diffusa era quella di portare un Albero nella piazza del Villaggio e di adornarlo di nastri o di frutti della terra: nel contempo si bruciava l'Albero dell'anno precedente alla cui cenere si attribuivano proprietà apotropaiche (di esorcismo) e fertilizzanti, per cui veniva sparsa per i campi.
Oltre all'usanza dell'Albero - che poteva assumere varie forme: Albero intero, sfrondato e adornato o semplicemente un palo, l'asse del mondo, era molto diffusa anche quella del Re e della Regina di Maggio.
Venivano scelti due giovani, che venivano incoronati come il Re e la Regina di Maggio, la festa prevedeva spesso corse all'Albero, Alberi della cuccagna, oppure corse a cavallo, processioni con l'Albero di Maggio attraverso i campi per renderli più fecondi.
In alcune di queste feste seguiva una vera ierogamia, una coniunctio reale tra Re e Regina, che in certe zone della Cina sfociava in orgia collettiva, così come succedeva durante i Floralia, che erano le feste delle Calende di maggio dell'antica Roma, dedicate a Flora e all'abbondanza.
Nel Gloria Mundi (Musaeum Hermeticum, 1678) si indica al cercatore il modo per aprire il Giardino e vedere la "moltiplicazione" delle Rose d'Oro (la rosa è il tipico fiore di maggio).
Dietro di tutto però in Beltane si dovrebbe vedere il senso più universale della "congiunzione", così come la si vedeva nelle antiche usanze, nella quale era forte la consapevolezza che la vegetazione, la Natura, incarna una realtà vitale che si rigenera e si rinnova.
Toccare un albero per riceverne pace e serenità implica una precisa concezione del mondo e dell'Albero infinito che si estende per ogni dimensione e angolo dell'Universo.
E' una festa molto antica, tra le più celebrate in ogni tempo e luogo.
Segna l'inizio dell'Estate Esoterica.
Avendone già scritto negli anni scorsi su questo blog, oggi mi riferisco ai riti popolari.
La maggior parte di questi riti aveva un valore propiziatorio nei confronti dei prodotti della terra, ma conteneva anche un grande messaggio di riconciliazione delle forze - la ricerca di un inserimento in un contesto più generale.
L'usanza più diffusa era quella di portare un Albero nella piazza del Villaggio e di adornarlo di nastri o di frutti della terra: nel contempo si bruciava l'Albero dell'anno precedente alla cui cenere si attribuivano proprietà apotropaiche (di esorcismo) e fertilizzanti, per cui veniva sparsa per i campi.
Oltre all'usanza dell'Albero - che poteva assumere varie forme: Albero intero, sfrondato e adornato o semplicemente un palo, l'asse del mondo, era molto diffusa anche quella del Re e della Regina di Maggio.
Venivano scelti due giovani, che venivano incoronati come il Re e la Regina di Maggio, la festa prevedeva spesso corse all'Albero, Alberi della cuccagna, oppure corse a cavallo, processioni con l'Albero di Maggio attraverso i campi per renderli più fecondi.
In alcune di queste feste seguiva una vera ierogamia, una coniunctio reale tra Re e Regina, che in certe zone della Cina sfociava in orgia collettiva, così come succedeva durante i Floralia, che erano le feste delle Calende di maggio dell'antica Roma, dedicate a Flora e all'abbondanza.
Nel Gloria Mundi (Musaeum Hermeticum, 1678) si indica al cercatore il modo per aprire il Giardino e vedere la "moltiplicazione" delle Rose d'Oro (la rosa è il tipico fiore di maggio).
Dietro di tutto però in Beltane si dovrebbe vedere il senso più universale della "congiunzione", così come la si vedeva nelle antiche usanze, nella quale era forte la consapevolezza che la vegetazione, la Natura, incarna una realtà vitale che si rigenera e si rinnova.
Toccare un albero per riceverne pace e serenità implica una precisa concezione del mondo e dell'Albero infinito che si estende per ogni dimensione e angolo dell'Universo.
venerdì 22 aprile 2011
Earth Day, Madre Terra
Oggi è la giornata dedicata alla Terra, per l'esattezza la quarantunesima edizione della Giornata mondiale della Terra. Era il 22 aprile del 1970 quando il senatore statunitense Gaylord Nelson, scosso dal disastro petrolifero di Santa Barbara, riuscì a unire 20 milioni di cittadini americani in un vigoroso appello per la salvezza del pianeta. Da quel giorno ogni 22 aprile si celebra in 174 Paesi l’Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra, per sensibilizzare cittadini e governi sui temi ambientali.
Il resto lo potete trovare qui: http://magazine.quotidiano.net/ecquo/ecquo/2011/04/18/giornata-della-terra-onu-il-22-aprile-ricostruire-i-polmoni-verdi-perduti/
Per conto mio, in onore di questa ricorrenza, ricorro anche oggi ad un brano dal libro Anni d'infanzia:
" ... all'improvviso cominciò quella meravigliosa stagione, che non sempre giunge così impetuosa, in cui la natura, risvegliandosi dal suo sonno, riprende a vivere una vita piena, giovane e prorompente, in cui tutto diventa fremito, movimento, suono, colore, aroma. ..."
........
"Ma è forse possibile mettersi a leggere o a scrivere quando cominciano a fiorire i ciliegi odorosi, quando si schiudono i germogli delle betulle, quando i neri cespugli di ribes si rivestono della lanugine biancastra delle foglioline rugose che si stanno aprendo, quando i pendii delle montagne si ricoprono di crochi lilla, azzurri, gialli e bianchi che spuntano sotto la neve e che vengono chiamati sogno, ... quando le allodole dalla mattina alla sera si librano nell'aria proprio sopra il cortile diffondendo i loro canti sommessi e uniformi che svaniscono nel cielo, canti che allora toccavano le corde del mio cuore e che non mi stancavo di ascoltare, commosso fino alle lacrime; quando le coccinelle e tutti i piccoli insetti escono alla luce di Dio, le farfalle bianche e gialle cominciano a baluginare e i bombi e le api a ronzare; quando c'è movimento nell'acqua, rumore sulla terra, fremito nell'aria ..."
Da "Anni d'infanzia" di Sergej T. Aksakov - Arcana Editrice
Il resto lo potete trovare qui: http://magazine.quotidiano.net/ecquo/ecquo/2011/04/18/giornata-della-terra-onu-il-22-aprile-ricostruire-i-polmoni-verdi-perduti/
Per conto mio, in onore di questa ricorrenza, ricorro anche oggi ad un brano dal libro Anni d'infanzia:
" ... all'improvviso cominciò quella meravigliosa stagione, che non sempre giunge così impetuosa, in cui la natura, risvegliandosi dal suo sonno, riprende a vivere una vita piena, giovane e prorompente, in cui tutto diventa fremito, movimento, suono, colore, aroma. ..."
........
"Ma è forse possibile mettersi a leggere o a scrivere quando cominciano a fiorire i ciliegi odorosi, quando si schiudono i germogli delle betulle, quando i neri cespugli di ribes si rivestono della lanugine biancastra delle foglioline rugose che si stanno aprendo, quando i pendii delle montagne si ricoprono di crochi lilla, azzurri, gialli e bianchi che spuntano sotto la neve e che vengono chiamati sogno, ... quando le allodole dalla mattina alla sera si librano nell'aria proprio sopra il cortile diffondendo i loro canti sommessi e uniformi che svaniscono nel cielo, canti che allora toccavano le corde del mio cuore e che non mi stancavo di ascoltare, commosso fino alle lacrime; quando le coccinelle e tutti i piccoli insetti escono alla luce di Dio, le farfalle bianche e gialle cominciano a baluginare e i bombi e le api a ronzare; quando c'è movimento nell'acqua, rumore sulla terra, fremito nell'aria ..."
Da "Anni d'infanzia" di Sergej T. Aksakov - Arcana Editrice
martedì 19 aprile 2011
Pasqua e la simbologia dell'Uovo
Nel linguaggio geroglifico egizio, il segno determinante dell'uovo simboleggia la potenzialità, il germe della generazione, il mistero della vita.
I cinesi credevano che il primo uomo fosse nato da un uovo, quello che Tieu lasciò cadere dal cielo e fluttuò sopra le acque promordiali.
L'uovo di Pasqua è un emblema dell'immortalità che sintetizza lo spirito di queste credenze.
Molto graziosa, a mio avviso, è anche la Tradizione pasquale così come è riportata da Umsoi (Unione Morale Sociale Operativa)
"L'uovo è sempre stata una figura dai marcati tratti simbolici sin dai tempi antecedenti al sorgere della religione cristiana.
Le uova, infatti, hanno spesso rivestito il ruolo del simbolo della vita in sé, ma anche della sacralità, anche molti millenni avanti Cristo: secondo alcune credenze di molte religioni pagane e mitologiche del passato, il cielo e il pianeta erano considerati i due emisferi che andavano a creare un unico uovo, e le uova costituivano la vittoria della vita. ....
La tradizione del dono di uova è documentata già fra gli antichi Persiani, dove era diffusa la tradizione dello scambio di semplici uova di gallina all’avvento della stagione primaverile, seguiti nel tempo da altri popoli antichi i quali consideravano il cambio di stagione una sorta di primo dell’anno, come Greci e Cinesi, spesso le uova venivano decorate a mano con tinte ricavate da varie piante.
L’usanza dello scambio di uova decorate si sviluppò anche, nel medioevo come regalo festivo, sarà poi in questo periodo che l’uovo decorato prese il significato di simbolo della rinascita primaverile della natura, andando ad intrecciarsi con il Cristianesimo divenendo il simbolo della rinascita dell’Uomo, di Cristo.
sabato 2 aprile 2011
Una madre
Sono tanti i profili della madre che emergono dai libri.
Questo che propongo è dal libro "Il principe delle maree".
'Ho una sorpresa per i miei cocchi', disse la mamma, mentre noi guardavamo affascinati un delfino prendere il largo nell'acqua tranquilla, metallica. Sedevamo sulla punta del moletto e, stendendo le gambe, cercavamo di toccare l'acqua col piede.
Era come un duello di ori: l'oro nuovo della luna crescente, l'oro consunto del sole che scompariva dall'altra parte del cielo.
Così il giorno, dopo un ultimo guizzo di danza sulle paludi della Carolina, moriva splendidamente sotto gli occhi di noi ragazzi, finché della luce dell'astro diurno non rimase che un listello intorno alle chiome delle querce acquatiche.
La luna poi sorse veloce, ... fulva, poi gialla, poi giallina, poi d'argento, poi di un miracoloso, immacolato pallore, al di là dell'argento, un colore che è proprio delle notti del sud.
Noi bambini restammo estasiati di fronte alla luna che nostra madre aveva evocato dalle acque. Quando l'astro si fu inargentato, mia sorella Savannah, che aveva tre anni, esclamò:
' Oh, mamma, fallo ancora!' ...."
Da "Il Principe delle maree" di Pat Conroy - Ed. Bompiani 1987
Questo che propongo è dal libro "Il principe delle maree".
"Figlio di una donna bellissima, ero anche figlio d'un pescatore di gamberi innamorato della forma delle barche.
Crebbi fiumarolo, con l'odore delle paludi salmastre che s'infiltrava anche nel sonno.
D'estate, mio fratello, mia sorella ed io aiutavamo nostro padre nella pesca dei gamberi. Nulla mi piaceva di più della flottiglia di gamberare che si recava prima dell'aurora all'appuntamento con i pullulanti sciami di gamberi che compivano i loro riti sul fare del giorno.
.........
Mi ricordo una sera d'estate: mia sorella, mio fratello e io (eravamo molto piccoli e l'afa gravava come muschio sulla pianura) non riuscivamo a dormire. La mamma ci portò allora a fare due passi fino al fiume e alla darsena, benché Savannah e io avessimo un raffreddore estivo e Luke un eczema da calore.
'C'è una cosa che voglio farvi vedere. Una cosa che vi aiuterà a dormire. Guardate là, figlioli' disse, indicando l'orizzonte a levante.
E proprio in quel momento, dove essa indicava, la luna comparve, sollevando la fronte di uno stupefacente color oro al di sopra di una filigrana di nuvole che bordavano il cielo di veli.
Le sere erano lunghe al sud, in quella stagione, e alle nostre spalle, in quello stesso momento, il sole stava tramontando in un tripudio di fiamme che incendiavano il fiume.
Era come un duello di ori: l'oro nuovo della luna crescente, l'oro consunto del sole che scompariva dall'altra parte del cielo.
Così il giorno, dopo un ultimo guizzo di danza sulle paludi della Carolina, moriva splendidamente sotto gli occhi di noi ragazzi, finché della luce dell'astro diurno non rimase che un listello intorno alle chiome delle querce acquatiche.
La luna poi sorse veloce, ... fulva, poi gialla, poi giallina, poi d'argento, poi di un miracoloso, immacolato pallore, al di là dell'argento, un colore che è proprio delle notti del sud.
Noi bambini restammo estasiati di fronte alla luna che nostra madre aveva evocato dalle acque. Quando l'astro si fu inargentato, mia sorella Savannah, che aveva tre anni, esclamò:
' Oh, mamma, fallo ancora!' ...."
Da "Il Principe delle maree" di Pat Conroy - Ed. Bompiani 1987
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