Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post

mercoledì 17 ottobre 2012

L'italia è un paese meraviglioso

Avviso chi mi legge che tutte le vignette che seguiranno sono prese dal blog di Michele.
Non è un film di Frank Capra.












Hanno inventato un nuovo modo per dire:

nuove tasse, nuove stangate, aumenti vari, nuove 

fregature per i lavoratori

Queste parole non sono più di moda 

Troppo facili e questo non è bene, tra poco si va a 

votare

Ora si dice:  Legge di stabilità 

Le nuove fregature si chiamano così.




Mi auguro che Michele continuerà questa sua rubrica, che, con poche parole, e solo utilizzando vignette  di facile comprensione, ci fa un quadro amaramente veritiero di questo nostro paese, che un tempo è stato meraviglioso.


martedì 16 ottobre 2012

Gli onesti


Nella classifica dei paesi più corrotti UE siamo al quarto posto, dopo Bulgaria, Grecia e Romania. Ci rivorrebbe B. per salire sul podio.Trovato su Twitter

A questo aggiungo brani stralciati da un articolo di Rossella Guadagnini su Micromega


Italo Calvino

Mentre arriva in aula il ddl anti-corruzione e la società civile si mobilita per far sì che l’Italia si doti finalmente di una legge adeguata, ricordiamo l’apologo profetico di Calvino sul paese dei corrotti, scritto nel 1980.

Apologo sull'onestà nel paese dei corrotti  di Italo Calvino*

C’era un paese che si reggeva sull'illecito  Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.
[……]
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. 
In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.
[…..]
Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una contro società di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una contro società che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la contro società degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos'è. 

* da Repubblica, 15 marzo 1980 e in “Romanzi e racconti, volume terzo, Racconti e apologhi sparsi”, Meridiani, Mondadori

Fonte

domenica 16 settembre 2012

Regnava Berlusco



E' domenica, una bella domenica di settembre, ma - come un spirito maligno - anche i pensieri che mi hanno ossessionato per anni, ritornano...

Ho sfogliato un libro di Franco Cordero che porta come sottotitolo "Regnava Berlusco"


domenica di settembre
Domenica di settembre


Pagina IX

Breve ouverture a Regnabat Berlusco 


La storia comincia negli anni ottanta, quando l'impresario edile ingigantito da capitali oscuri irrompe nel selvatico etere televisivo e, comprando favori governativi, allunga le mani fino a diventare duo- polista, indi egemone. 

Questo libro racconta in sessantun quadri gli ultimi trentasette mesi: come un tre volte capo del governo, trionfante alle urne, dilapidi la fortuna politica (l'economica è nei forzieri)
[....]

Non s'era ancora visto l'eguale in frode, falso, plagio, estri d'astuto corruttore, e salta nel pantheon dei più ricchi al mondo soverchiando concorrenti meno disinibiti. 


Padroni e servi
Padroni e servi

Dagli affari alla politica, identica maniera. Cinque reti televisive su sette gli assicurano un dominio psichico capillare. A termine più o meno lungo, l'esito era prevedibile: seminano miseria gestioni piratesche della res publica, aperta al parassitismo famelico (P2, P4 ecc.); e nella crisi planetaria l'effetto risulta devastante perché l'organismo collettivo era minato dalla corruzione. 

Tisi economica. Dominus negava i sintomi del malessere organico, continuando imperterrito: da otto anni e mezzo tosa sessanta milioni d'anime perseguendo l'impunità; alla perdita dei consensi elettorali rimedia comprando qualche parlamentare.

Malgovernata così, l'Italia è malata contagiosa: l'Europa lo mette in mora e lui oppone furberie; mimica magliara, più che commedia dell'arte. Qualunque cosa dica, non gli credono: da Cannes, 3 novembre, torna come i debitori insolventi la cui parola vale zero; siamo paese infido, sorvegliato da due commissari. 

venerdì 31 agosto 2012

Money Money Money



Non è il testo di una canzone, ma quanto emerge da un
articolo di Guido Rossi su Il Sole 24 ore del 26 agosto, 

Il deficit di democrazia fa danni come il debito


Il debito pubblico, in questo momento storico, coinvolge in tutti i Paesi occidentali il problema della "democrazia". Ai cittadini sconcertati e impauriti dalle continue e contraddittorie dichiarazioni e decisioni sul debito pubblico, sull'influenza che quello degli altri Paesi può avere sul nostro, sui comportamenti altalenanti dei mercati, si pone drammaticamente ora un problema ancor più grave e finora sottovalutato.



Insomma, il problema che assilla l'umanità in questo momento è solo uno e si chiama: denaro. Il denaro che ha i suoi riflessi non solo sul debito pubblico, ma sulla vita decente dei cittadini, vittime sempre più della disoccupazione, della sottovalutazione dei loro diritti, mentre cercano di avere speranze di vita migliore, e sono invece colpiti e commissariati da una speculazione che, aiutata anche nella tecnologia, gioca solo sul brevissimo termine. E così produce ricchezza il più velocemente possibile e impone ad altri quelle procedure di austerità che finora hanno giovato, con l'aiuto dei governi, solo alle banche e alle grandi istituzioni finanziarie.

L'asserzione ripetuta dovunque è che non vi è alternativa all'austerity e con l'aiuto quasi indiscriminato dei media quelle asserzioni sono riuscite a trasformare la crisi delle banche, che avevano temerariamente giocato sulla speculazione, nella crisi del "welfare state", dando così ai governi la chance di rimodificarlo a uso e consumo del capitale finanziario. Ma il potere del denaro ha provocato, oltre che uno scoraggiante e devastante decadimento delle élite, un assopimento totale della legalità. Il disastro che è avvenuto con le falsità dei dati forniti nel Libor 
avrebbe in altri tempi provocato uno sgomento. 

Ora questo sembra solo uno dei modi di operare del sistema, tant'è che le reazioni dei banchieri colpevoli, che hanno fornito i dati falsi, è che tutto ciò non sarebbe né illegale né criminale. Identica assuefazione ha declassato l'avidità a male minore dell'attuale società. Infatti la reazione morale del pubblico americano agli enormi bonus dei manager di Wall Street (ma non solo) non è stata, secondo Micael Sandel, filosofo di Harvard, l'indignata ribellione alla esagerata avida remunerazione del manager, quanto invece il compenso per il fallimento delle imprese da loro gestite. 
È così che anche la morale ha preso l'aspetto di "morale del denaro".

Ma questa insofferenza per la legalità si riscontra in quel che sta ora avvenendo negli Stati Uniti d'America. Dopo le pesanti recenti ammende inflitte dalla giustizia federale americana a Ing, a Standard Chartered e a Deutsche Bank, si è appreso mercoledì scorso che anche la Bank of Scotland è indagata per sostegno al terrorismo, per illegalità internazionali e per riciclaggio. Né fa più scandalo che anche grandi istituzioni finanziarie siano nel recentissimo passato state condannate a pesanti ammende, quali la Barclays, il Credit Suisse, i Lloyd's e Jp Morgan.

Il denaro (nelle sue varie vesti di speculazione, di debito pubblico, e di austerità) è ora purtroppo protagonista delle scadenze elettorali di varie democrazie, o di fine dei mandati dei governi tecnici. Queste scadenze inducono all'instabilità delle dichiarazioni, alle promesse e alle decisioni sovente contraddittorie, che hanno due esempi piuttosto clamorosi.

Il primo è l'ondivago e contraddittorio atteggiamento europeista della Cancelliera Angela Merkel, sia per quel che riguarda la Grecia, sia sulla tenuta dell'euro, e il suo futuro. Le strutture interne della democrazia tedesca dalla Corte Costituzionale al Parlamento, così come l'opinione pubblica, sono spaccate, e l'unico denominatore comune rimane il mito dell'austerity, soprattutto per gli altri, e ciò spiega l'atteggiamento della Merkel.

Il secondo clamoroso esempio è costituito dalle elezioni americane del prossimo novembre. Un lungo articolo sull'ultimo numero del New Yorker entra negli sconvolgenti dettagli dell'influenza che i contributi in denaro ai due candidati avranno sull'elezione del prossimo presidente, soprattutto dopo che, con la sentenza Citizen United del 2010, la Corte Suprema ha dato il via libera, senza limitazioni, ai contributi elettorali da parte delle grandi Corporation. La conclusione del lungo articolo, che riporta una dichiarazione di Bill Burton è: "una volta che il big business si rende conto che può comprare la Casa Bianca, voi dovete domandarvi quale sia il limite".

Non posso al termine che dichiarare che, a parer mio, non è urgente soltanto la lotta alla speculazione dei mercati finanziari, ma diventa urgentissima per la classe politica e le istituzioni una seria ridiscussione dei principi basilari della democrazia, dei rapporti fra i poteri dello Stato, dell'influenza diretta e indiretta delle lobby economiche. 

Altrimenti dovunque le prossime elezioni saranno inutili. Ma questa volta la discussione dovrà essere portata avanti anche dai cittadini nelle loro varie e diverse formazioni, perché è solo dalla loro volontà, e non da quella imposta dall'interno o dall'esterno, che si giocherà il destino della democrazia in Italia, in Europa e negli altri Paesi.

Guido Rossi su Il Sole 24 ore del 26 agosto 2012


domenica 26 agosto 2012

Chiudere un occhio



Ho trovato uno scritto di Chris Hedges che mi piace molto e che ripropongo in versione ridotta, ma citandone la fonte, per chi volesse leggere l’intero.


"Le società civili vedono quello che vogliono vedere. Da una miscela di fatti storici e fantastici, creano miti di identità nazionale. Ignorano i fatti spiacevoli che disturbano l'auto-esaltazione

Le culture che durano dedicano un spazio riservato a coloro che mettono in dubbio e sfidano i miti nazionali. 
Artisti, scrittori, poeti, attivisti, giornalisti, filosofi, ballerini, musicisti, attori, registi e ribelli devono essere tollerati se una cultura vuole evitare il disastro. 

I membri di questa classe artistico-culturale, che solitamente non sono benvenuti nelle stordenti aule accademiche dove trionfa la mediocrità, fungono da profeti. Sono allontanati o etichettati come sovversivi delle élite del potere, perché non condividono il narcisismo collettivo dell'autoesaltazione. Essi ci obbligano ad affrontare tesi mai prese in considerazione, quelle per cui andremmo verso la distruzione se non le affrontassimo. 

Essi ci presentano le élite governanti come false e corrotte. Essi manifestano l'insensatezza di un sistema basato sull'ideologia della crescita senza fine, dello sfruttamento continuo e della costante espansione. Ci ammoniscono del veleno del carrierismo e della futilità di ricercare la felicità accumulando benessere.


E se una cultura perde la capacità di pensiero ed espressione, se realmente mette a tacere le voci dissidenti, se si rinchiude in quello che Sigmund Freud chiamava "ricordi di copertura", un miscuglio rassicurante di fatti e finzione, allora quella cultura muore. 

Si arrende il suo meccanismo interno di blocco delle auto-illusioni. 

Dichiara guerra alla bellezza e alla verità. Abolisce il sacro. Trasforma l'educazione in un corso di formazione professionale. 
Ci rende ciechi. 

E questo è ciò che è avvenuto. Ci siamo persi in alto mare durante la tempesta. Non sappiamo dove ci troviamo. Non sappiamo dove stiamo andando. E non sappiamo cosa ci capiterà. 

Lo psicoanalista John Steiner chiama questo fenomeno "chiudere un occhio". Fa notare che spesso abbiamo la possibilità di avere conoscenze adeguate, ma poiché è spiacevole e sconcertante decidiamo inconsciamente, e spesso consciamente, di ignorarle.

La prova tangibile della decadenza nazionale - lo sgretolarsi delle infrastrutture, l'abbandono delle aziende e di altri posti di lavoro, le file di negozi distrutti, la chiusura di librerie, scuole, stazioni dei pompieri e uffici postali - che vediamo accadere sotto i nostri occhi, passano in realtà inosservati. Il rapido e terrificante deterioramento dell'ecosistema, provato dall'aumento delle temperature, dalle siccità, dalle alluvioni, dai raccolti distrutti, le perturbazioni anomale, lo scioglimento dei poli e l'aumento dei livello dei mari, vanno perfettamente d'accordo con il concetto di "chiudere un occhio" formulato da Steiner. 

Ed è qui il dilemma che dobbiamo affrontare come civiltà. Ci dirigiamo collettivamente verso l'autodistruzione. Il capitalismo commerciale, se lasciato a briglia sciolta, ci ucciderà. Ciò nonostante, rifiutiamo di vedere cosa ci accadrà, perché non possiamo pensare né ascoltare ancora quelli che pensano, per capire cosa ci aspetta.

Abbiamo creato meccanismi di intrattenimento che offuscano e mettono a tacere la verità nuda e cruda, dal cambiamento climatico al collasso della globalizzazione, alla schiavitù del potere commerciale, il che significa per noi autodistruzione. 
Se non possiamo fare nient'altro dobbiamo, come individui, alimentare il dialogo privato e la solitudine che sviluppano il pensiero. Meglio essere un emarginato, uno straniero nel proprio paese, piuttosto che emarginati da se stessi. Meglio vedere quello che ci accadrà e resistere, piuttosto che ritirarci nelle fantasie condivise da una nazione di ciechi.


L'incapacità di pensare, scrisse la Arendt, "non è una debolezza di molti cui manca la capacità cerebrale di farlo, bensì un possibilità eventuale per chiunque - scienziati, studenti e non si escludono altri specialisti in attività intellettive." 

domenica 12 agosto 2012

Società, individuo, emarginazione



Un tempo amavo leggere una rubrica di recensioni di film su Vertici.com, quando venivano scritte da Biagio Giordano.

Purtroppo non credo che Vertici esista ancora e di Biagio Giordano non ho più notizie.

Ho tuttavia conservato alcune sue recensioni.

Tra le tante, questa riferita a un film finlandese del 2006:


Le luci della sera


Uno dei migliori film di Kaurismaki. 
Il film è ambientato in una città industriale della Finlandia e ha per oggetto una storia di emarginazione
Koistinen è un guardiano notturno taciturno e sensibile. Fa il suo lavoro onestamente e cerca dei rapporti con le donne di tipo paritario, rifiutandosi di recitare ruoli virili che non sente o scene autoritarie che coprono le sue presunte debolezze.

Le donne non capiscono il suo comportamento e tendono a usare le sue apparenti fragilità in una direzione più speculativa che vada a proprio vantaggio. 

Le difficoltà di relazione con le donne di Koistinen sono sovente oggetto, da parte dei colleghi, di derisione e scherno volgare. La sua mancanza di autorità - degnamente sostituita da una disponibilità a discutere pacatamente i problemi che insorgono sul lavoro - viene scambiata da tutti per debolezza vile. 


Scena dal film

Koistinen in molte situazioni quotidiane viene anche maltrattato. E’ uno “straniero bianco”, scomodo e imbarazzante, un diverso paradossale perché appartiene alla sua gente tradizionale. 

Ma Koistinen è un falso debole, in realtà è forte, fortissimo perché rifiuta le logiche di sopraffazione dei colleghi e dei clan esterni del luogo, non vuole integrarsi con i “balordi normali” che incontra in varie situazioni e che fanno gruppo. Non desidera appartenere a quel genere di persone violente. 

Ha una sua sensibilità, un’autonomia dignitosa che non danneggia gli altri. Crede nella bellezza femminile ma paga lo scotto dell’inesperienza d’amore. Koistinen incontra ed entra in relazione con la donna sbagliata e non a caso, il suo essere fuori gioco eccita chi lo osserva dall’esterno. Qualcuno è pronto ad approfittare della situazione di emarginato in cui si trova. A usarlo con l’arma femminile per incastrarlo con più facilità. 

Kaurismaki con questo film mette sotto accusa la società finlandese, la sua incapacità a comprendere e a intervenire in certe situazioni di disagio sociale, il suo non ammettere eccezioni nei comportamenti di gruppo legati al lavoro, e infine il non saper valorizzare attraverso le istituzioni le diversità positive, anche quelle individuali. Una società che risulta impregnata di vili e pigri amministratori, di uomini scialbi, dediti soprattutto alla difesa del proprio interesse: peccaminoso e corrotto. 

Una società che sembra composta da amministratori bruti, egoisti, invidiosi, anch'essi malati e vittime dei meccanismi irrazionali che fanno funzionare male, lungo un aggravamento esponenziale, una collettività sempre più presa in una deriva di morte irreversibile. 

Una società, essa sì debole di fronte al potere di chi detiene i soldi sporchi e macchiati di sangue. 

Un film che fa del disagio e del brutto presenti nella periferia un motivo di disincantamento dal mondo opulento ed egoista della borghesia occidentale. 

Kaurismaki ripropone il problema del contrasto tra la felicità vissuta da pochi e le difficoltà stravolgenti l’animo umano dei più, legandolo a quell’assente sguardo sul “prossimo” che ci sta accanto. 

Un “prossimo” ignorato dai più anche se simile è il colore della pelle dell’altro che ci sta a fianco. 

Un razzismo nel razzismo, visti come metafore di appartenenze paradossali a un mondo cinico ed esclusivo, spesso impersonale, in cui l’apparire diventa essenza, pedina fondamentale, decisiva per acquisire quel rispetto, onore, carriera di cui poi solo in una difficile partita a scacchi si potranno decidere le espulsioni, il ritorno nel ghetto della vita umile. 

Ma il cosiddetto debole, seppur sconfitto e umiliato è lì, desideroso di continuare a vivere. 

Koistinen è ancora amato da qualcuno, ma solo finché è in una condizione di disperazione. I ricchi e alcune donne schiave del proprio istinto materno lo desidereranno ancora cogliendo in lui il rappresentante simbolico, specchio che rimanda l’immagine paurosa o terrificante della sfortuna. 

Il film non dà soluzioni, ma la sobrietà del filo narrativo e il verismo che lo pervade suscitano emozioni di vero insuperabili che coinvolgono diverse altre sfere psichiche e filosofiche: richiamandoci ad esempio a quell’essere per qualcuno che ci caratterizza come umani. 

Un essere inutilmente rimosso dalle necessità quotidiane. Sempre pronto a destarsi là dove qualcuno pone una questione umana disinteressata. 

Impossibile non vedere in questa preziosa opera di Kaurismaki anche il pessimismo di un mondo che sembra abbia rinunciato per sempre a cambiare e che racchiude una vita di attese, vane, a volte individuali e spesso di gruppo, all’insegna del morire giorno per giorno, inventando situazioni che si proiettano in un infinito spaziale altro, al di là di ogni contatto con il male vero, quello che può distruggere un sogno per un semplice contatto umano con il misero. 

Le luci della sera
Regia: Aki Kaurismaki
Con: Janne Hyytiainen, Maria Heiskanen, Maria Jarvenhelmi, Ilkka Koivula, Aarre Karen, Tommi Korpela, Juhani Niemela, Mati Onnismaa
Finlandia, 2006
Durata: 138'

Fonte: Vertici

venerdì 20 luglio 2012

IL POSTO DELLE FRAGOLE (Wild Strawberries - Smultronstället) - Ingmar Bergman


Cinema e teatro: IL POSTO DELLE FRAGOLE (Wild Strawberries - Smultronstället) - Ingmar Bergman

Oggi, ho trovato questo post sul blog di Loris: Cinema e teatro.


Mi ha colpito per la recensione perfetta e lo propongo su questo mio blog.


da http://cinetramando.blogspot.it


A inizio mese, a Bologna, in piazza Maggiore, cinema all'aperto, si proiettava questo film.


Dopo poco, la gente si alzava dalle poltrone e se ne andava.
Devo dire che ci sono rimasta male.


La fretta di questa società, sembra non permettere il centellinare una poesia,  una riflessione dal ritmo lento.
Occorrono violenza, risate sgangherate, tutto quello che non faccia pensare.


Ringrazio Loris e tutti coloro che leggeranno.


sabato 7 luglio 2012

Pugni chiusi e storie di un nostro passato vincente



Continuando ad aprire il proprio spazio alla produzione cinematografica autonoma ed offrendo supporto a quei film che si distinguono per la loro qualità artistica ed espressiva, il Valle Occupato  invita ad una altra serata del ciclo "Cinema Altro" con la proiezione straordinaria di "PUGNI CHIUSI".

Qui il Trailer: 



Aggiungo uno scritto di Ettore Zocaro.


A proposito del Teatro Valle

La sua è una storia che dovrebbe essere diffusa nelle scuole in quanto indicativa del valore dell’arte drammaturgica e delle sue infinite possibilità.

La nascita risale al secolo dei Lumi, precedendo, tra l’altro, di pochi anni la nascita dell’Argentina di Roma, del San Carlo di Napoli, della Scala di Milano e della Fenice di Venezia.

Roma nel Settecento viveva una vita teatrale molto intensa. Era il tempo di un autore come Metastasio, da cui non si poteva prescindere, era inoltre il tempo di Carlo Goldoni e Vittorio Alfieri.


Questo per dire che il teatro romano era nato sotto una buona stella, peraltro per appagare i desideri culturali dei viaggiatori stranieri che a quel tempo affollavano l’Urbe, a cominciare dal più illustre di tutti – Wolfgang Goethe.


Da quel momento fiorirono numerosi  luoghi scenici che si ponevano al fianco dei teatri privati dei nobili.


Il Valle concepito in un primo momento in legno, e soltanto successivamente edificato  come si presenta oggi, è il frutto di questo raffinato clima che segnò l’avvento del teatro italiano moderno.

Le prime scelte furono soprattutto opere musicali dei grandi compositori quali Cimarosa, Galluppi, Paisiello e Rossini.
La stagione della grande musica si ebbe tra gli ultimi anni del Settecento e i primi dell’Ottocento, dopodiché il Teatro si dedicò completamente alla prosa…

Teatro Valle

Straordinari i beniamini che entusiasmavano il pubblico, da Giacinta Pezzana a Tommaso Salvini, da Gustavo Modena a Ermete Novelli, da Sarah Berhnard a Eleonora Duse, da Ermete Zacconi a Gualtiero Tumiati.


Sarah-Bernhardt.


Una galleria di grosse prestazioni…


Eleonora Duse

Erano gli anni in cui si registrava molta gente a fare la fila al botteghino, in considerazione anche del fatto che la televisione non esisteva ancora.
...
Data storica per il Valle fu il 1921, con il debutto di “Sei Personaggi in cerca d’Autore” di Luigi Pirandello. 
Si trattò di una data storica in quanto diede una svolta al teatro italiano e mondiale.

Ricordando altri interpreti, ci si imbatte in un gruppo fornitissimo di attori impareggiabili in cui sono compresi fra gli altri, Tatiana Pavlova, Emma Gramatica, Elsa Merlini, Sergio Tofano, Paola Borboni e il prezioso Ettore Petrolini.


Si aggiunga la straordinaria rappresentazione dell’Old Vic di Londra con l’Amleto, protagonista Alec Guiness.


L’andamento generale di anno in anno è stato sempre a pieno ritmo, non tradendo mai le attese.


Da uno scritto di Ettore Zocaro su “Teatro contemporaneo e Cinema” – Anno IV n. 11- Gennaio 2012 - Pagine

venerdì 30 marzo 2012

Gli esodati: Spoon River della Crisi


Fonte:  LA SPOON RIVER DELLA CRISI (ADRIANO SOFRI).    30/03/2012 di triskel182         
       
Il lavoro davvero rende liberi, perdere il lavoro vuol dire perdere la libertà. Vi sarete accorti che il rogo fotografato a Bologna l´altroieri somigliava a quello del giovane tibetano a Nuova Delhi del giorno prima. 
E i titoli, a poche pagine di distanza: "Il trentesimo tibetano che si è dato fuoco nell´ultimo anno" 


"Nel Veneto, già trenta suicidi di imprenditori". Ieri un operaio edile di origine marocchina si è dato fuoco davanti al municipio di Verona, è stato soccorso in tempo, era "senza stipendio da quattro mesi". 


L´altroieri il piccolo imprenditore edile a Bologna, accanto alla sede delle Commissioni tributarie.


Si può andare indietro e trovarne uno al giorno, operai disoccupati, artigiani, imprenditori.
Sta diventando l´altra faccia dei bollettini delle morti cosiddette bianche.

Caduti sul lavoro, caduti per il lavoro. 
Una Spoon River della crisi


Giuseppe C., il bolognese di 58 anni di cui hanno raccontato qui asciuttamente Michele Smargiassi e Luigi Spezia, la sua pagina se l'è scritta da solo. 


"Caro amore, sono qui che piango. Stamattina sono uscito un po´ presto, ho avuto paura di svegliarti… Chiedo a tutti perdono". 


Parole pronte per una bella canzone di Lucio Battisti. L´ha scritto anche al fisco: “Chiedo perdono anche a voi”. 


Una frase terribile, ora che qualche disgraziato ha messo le sue bombe alle porte di Equitalia, e non si può più dire che "bisognerebbe metterci una bomba…". 


Imprenditori si impiccano, e curano di farlo nei loro capannoni, nel giorno festivo o fuori dall´orario di lavoro. 

giovedì 15 marzo 2012

Natura, paesaggi e psiche


"In qualche modo ognuno di noi è al tempo stesso goccia e oceano e acquista la propria individualità nel momento in cui affiora in superficie e si manifesta come onda ..."


E' quasi primavera, già tante piccole gemme sono spuntate, le forsizie stanno per esibire il loro bel colore giallo, primule e viole non mancano. Ma questo lo sa chi ha la fortuna di avere almeno un terrazzo o un piccolo giardino. Chi abita nelle città invece, soprattutto nelle periferie, cosa vede di questo risveglio sempre pieno di magia, anno dopo anno?
Leggo un articolo di Antoine Fratini che ha come titolo:


L'importanza dei paesaggi dal punto di vista psicologico 



"Mai come in questa epoca il territorio italiano è stato così martoriato dal cemento. Nemmeno ai tempi del boom economico del secondo dopo guerra. Da semplici materiali per la ricostruzione, il cemento e l’asfalto sembrano essere diventati oggi simboli di una umanità che ha perso ogni riferimento al mondo dell’anima.


Macchia Mediterranea- Orto botanico di Napoli


Essi costringono quel super-organismo che è Gaia, la Terra, e hanno all'incirca la stessa funzione dei giubbetti di contenzione che si mettevano ai cosiddetti “malati di mente” nei manicomi. 


Come se l’uomo, armato del potere tecnologico, avesse ingaggiato una sorta di ottuso braccio di ferro con la Natura. 


Solo che la forza di Gaia è infinitamente maggiore e più pericolosa per il sistema rispetto a quella dei pazienti psichiatrici. 


L’ipotesi Gaia di James Lovelock, uno dei padri della moderna scienza dei sistemi complessi, prende qui tutto il suo senso. Dal punto di vista sistemico è corretto affermare che il nostro pianeta possa reagire, anche in maniera drastica, all'aggressione dei suoi abitanti umani, così come farebbe qualunque organismo biologico insidiato da agenti infettivi o parassitari. 


Molti problemi ecologici, in particolare modo in ambito climatico, possono essere intesi in questo senso ...


I terremoti e le esondazioni dei fiumi, per esempio, distruggono le costruzioni di cemento armato, ma non le più snelle abitazioni dei popoli tribali sistemate con cura e rispetto in zone meno a rischio.


I fenomeni naturali hanno un’anima che il solo calcolo razionale non riesce a circoscrivere totalmente. 


Pertanto, la nostra “logica dell’abitare” il mondo risulta fondamentalmente sbagliata. Oltre che fortemente rischiosa.


Gli studi del sociologo Peter Groenewegen dell’Università di Utrecht, per esempio, hanno evidenziato che la sola esposizione alla Natura tende ad aumentare la sensazione di benessere psicofisico e che l’esercizio fisico svolto in ambiente naturale fornisce migliori risultati di quello svolto in palestra. Queste ricerche si limitano a registrare dei dati che però non trovano spiegazione scientifica convincente.


Il laghetto nel  Filiceto


Lo stesso discorso è applicabile alle motivazioni che hanno portato alla costituzione della convenzione europea sulla tutela dei paesaggi il cui Articolo 5.a impegna le Parti contraenti a " .... riconoscere giuridicamente il paesaggio in quanto componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità".


..............


 Riconsiderare il valore dei beni naturalistici vorrebbe dire essere un paese fondamentalmente moderno che si è lasciato alle spalle o che comunque ha preso le distanze da un tipo di economia che subordina ogni operazione al mero profitto.


Ma l’ormai “ex-Bel Paese” non è una nazione moderna in questo senso. Esso assomiglia molto più a quei paesi che, pur di uscire dal cosiddetto “sottoviluppo”, attuano politiche economiche del tutto incompatibili con le esigenze dell’ambiente, sperperando in quel modo una parte importante del loro eco-capitale. 


Gli elementi cardini dell’economia italiana, il mattone e il bullone (ai quali andrebbe aggiunto almeno l’agricoltura intensiva), sono dei più deleteri per l’ambiente e distruttivi per i paesaggi. Quindi anche per l’anima. Oggi, dalla pianura padana ai monti dell’Appennino e delle Alpi, gli scorci di paesaggi rimasti più o meno intatti sono rarissimi. 


Tra capannoni, stalle moderne, strade, circonvallazioni, antenne e ripetitori le macchie grigie e nere che si possono notare compiendo un semplice sorvolo aereo della penisola appaiono privi di soluzione di continuità. E tra poco è probabile che persino i crinali dei monti diano luogo a sfilze di enorme pale eoliche per la produzione di una energia della quale la stragrande maggioranza della gente non sa che fare.

lunedì 27 febbraio 2012

Il blog di Tonino: L'Italia del 1931

Il blog di Tonino: L'Italia del 1931



L'Italia del 1931


Questo post è stato scritto da Tonino su Il blog di Tonino, scoperto per caso e per fortuna, proprio stasera.
Il link è all'inizio


"Nel 1931, quando sono venuto al mondo, se avessi subito potuto guardarmi attorno, avrei visto il seguente panorama.


L’Italia con circa 41 milioni di abitanti. Attivi il 44,4%, di cui il 51,7% in Agricoltura, il 26,3% nell’Industria e il 22% nei Servizi.


Il prodotto interno lordo era così ripartito: agricoltura il 38,3%, industria il 25,1%, terziario il 24,3%, del quale il 12,3% nell’amministrazione pubblica.


Nella popolazione quelli che lavoravano erano 18.212.000 ed i non attivi erano 22.831.000.


La paga mensile era circa:
contadino £. 90, 
operaio £. 200, 
impiegato £. 270, 
ragioniere £.350, 
alto dirigente da 900 a 1000 £.


L’Italia toccò in quest’anno e nel seguente il punto più basso della crisi economica del ’29, scatenata dall’alta finanza USA, con uno dei maggiori tributi mondiali, imposti dal Regime, come da questi pochi cenni:
crollo dei titoli azionari del 40%, 
l’agricoltura perde l’11%, 
l’industria manifatturiera il 15%, 
la disoccupazione sale ad un milione di unità, 
i fallimenti sono 14.000. 


Questo il prezzo del “risanamento” delle banche e .. dei banchieri: 
le imposte passano in 8 anni da 12 a 21 miliardi di lire,
il pane al costo di 2 £/kg ha 60 cent. di tasse e più ancora per sale e zucchero che su 7,45 £/kg ben 5.32 sono di tassa governativa. 
falliscono le banche di Stato austriaca e tedesca. 
Gli USA “esigono” il pagamento dei debiti.


E’ un quadro che stiamo rivivendo oggi, nel 2012. Allora pagarono quasi solamente quelli di sempre, come oggi.


Da allora, nel ’31, alla fine della guerra, furono anni di sofferenze, di dittature, di rivincite colonialiste e cinque di guerra mondiale con 60 milioni di morti ed infinite stragi bestiali, distruzioni, rovine e fame fino al capolinea, nel 1945."


A me sembra interessante, e non solo come quadro storico.
Grazie a Tonino.

sabato 21 gennaio 2012

Sileno e Bellezze in bicicletta




Sileno del blog Frammenti in un suo post del novembre scorso scrisse "poi arrivò la televisione".


Mi è capitato di leggere su un libro che poi citerò, ricordi abbastanza simili sul medesimo argomento. Li ripropongo pertanto, per chi non era ancora ancora nato o per chi voglia ricordare.


"Il nonno Berto faceva le ore piccole davanti allo schermo. Di giorno, non doveva andare nei campi e stava alzato finché non appariva il segnale di fine trasmissioni, con l'inno di Mameli in sottofondo. 
(...)
Tutte le sante sere stava lì, gli occhi fissi al televisore, il busto ben eretto e le mani appoggiate sul pomello del bastone ... senza più rivolgere la parola a nessuno.
Siccome dovevano svegliarsi all'alba, i figli e le nuore andavano a dormire senza curarsi dei programmi televisi. Gli davano la buonanotte, ma lui di solito non rispondeva. 
.........................
Era il suo modo per mostrare il gran piacere di rimanere lì da solo, a godersi le operette, le commedie di Gilberto Govi o anche soltanto la pubblicità della China Martini con Ernesto Calindri e Franco Volpi, oppure quelle delle caramelle Dufour, con la Marisa del Frate che gli piaceva tanto.


La caramella che mi piace tanto.

Il giovedì sera e il sabato, però, si rimaneva alzati tutti. Da vedere, c'erano Lascia o Raddoppia? con Mike Buongiorno e la Edy Campagnoli, e Il Musichiere di Mario Riva con i suoi campioni, come Spartaco Ditri, e le vallette, per prima Marilù Tolo, la mia preferita, e Brunella Tocci, che anni dopo avrei rivisto cronista nelle sfilate di moda.
Si cenava un po' prima del solito perchè, a dieci minuti dall'inizio della trasmissione, la cucina si riempiva di vicini. Soprattutto di vicine. Per un lungo periodo di tempo, infatti, siamo stati la sola famiglia con la tivù nel raggio di qualche chilometro. E la nostra casa in mezzo ai campi, certe sere, sembrava il caffè sotto i portici della piazza di Montecchio. (...)


Fonte: Bellezze in bicicletta di Adele Grisendi - Ed. Sperling & Kuper economica.

venerdì 13 gennaio 2012

"Devi uscire un po' fuori dal tuo mondo"


"Devi uscire un po' fuori dal tuo mondo"


Si dice così, spesso e con un po' di arroganza e di imprudenza, a tutti coloro che vivono sulle nuvole, a chi sogna, a chi soffre, a chi è deluso, a chi si isola., a tutti quelli che si estraniano... a chi eccede...


Voi che invitate ad uscire, sempre, invitate invece al coraggio di osare, di mostrare quel mondo che vedete che è dentro alcuni e chiedete di portarlo sino alla vostra vista, di mostrarvelo. Voi che invitate ad uscire accorgetevi di quanto è ancora nascosto in voi.


Non invitate ad uscire dal proprio mondo chi, non si sa come, è riuscito a mantenerlo e sente ancora com'è essere diversi, chi ha nella creatività la propria vita. No per favore da quest'anno non invitate più a normalizzare gli eccessi della creazione ma invitate alla festa e... andate alla mostra dei silenzi.


E voi che portate un mondo dentro, per favore uscite con il vostro mondo... no, no, non uscite, vivete il vostro mondo, nutritelo, lasciatelo fiorire e vi accorgerete che quel mondo dentro è già fuori, che voi siete già usciti, rimanendo dentro. Siete coloro del mondo al di fuori del mondo. Questo 2012, anno di crisi, anno di scelte, di scoperte, ma soprattutto di attesa. Su questa lunga attesa sull'orlo di un precipizio, bisogna avere un pò di fretta di andarsi a prendere il 'proprio tempo' e di allungare quel tempo di attesa che è scoperta.


Vivete all'estremo le vostre attese, allungatele


Il tuo tempo è attesa e nell'attesa, c'è meraviglia, nell'attesa non si ha nulla da perdere, ma si è pronti al momento in cui ciò che è atteso arriverà e si fa ciò che si deve fare, senza ricette giuste. Nelle attese ci si sorprende e ogni passante diventa un evento (un attimo di scoperta), e tutto è importante e unico. L'attesa è preparazione. Nell'attesa la paura fa capolino, e nell'attendere la paura si dissolve alla nostra presenza.




"Rimaniamo nel mondo, nel nostro mondo, amiamolo, rimaniamo nelle nostre attese, riempiamole, non diamo pausa al vuoto, andiamone in cerca... "


Per favore scegliete di rimanere nel vostro mondo, di trovare lì le vostre risposte e di iniziare da lì le vostre scoperte. Scopritevi, scoprite il vostro mondo perché non avete nient'altro tra le mani. Siete già da sempre nel vostro mondo, e quello è il mondo che solo vi circonda, agite lì, da lì, e il mondo cambierà... l'alternativa è solo un compromesso. Scegliete i vostri sogni, ma non fateli solo vostri, per favore, allargateli a tutto il mondo, che è vostro eppure tocca i miei confini.


Fate dei vostri sogni la vostra estensione


Rimanete ben saldi alle domande che vi giungono di notte, ma ancora di più state attenti a cogliere le risposte. Ogni limite su cui urtate nel vostro mondo, è un limite del mondo che sta solo a voi mostrare, di cui voi soli potete svelare i contorni, e infine trovarne la porta e poi la serratura per guidare, per mano chi giunga da voi, oltre. Non entrate nel mondo degli altri, perché sapete sarebbe sempre del vostro mondo che si tratterebbe, solo un pò ristretto. Rimanete nel vostro mondo e conoscetevi lì, abbiate il coraggio di farlo: scopritelo, scopritene le prigioni e la libertà, i trucchi e le magie.


Rimaniamo nel mondo, nel nostro mondo, amiamolo, rimaniamo nelle nostre attese, riempiamole, non diamo pausa al vuoto, andiamone in cerca... svelarlo è rivelazione. Andiamo a caccia e festeggiamo ciò che abbiamo scoperto. Poi partiamo per altri mondi, dentro e fuori, e dal nostro porto... salpiamo."


Scritto da  Flaminia Ripani - 5 Gennaio 2012 su Il Cambiamento 
con il titolo "Alla mostra dei silenzi"

martedì 10 gennaio 2012

Anno 1934: Il Talismano della Felicità

Siamo nel 1934. Il Talismano della Felicità è giunto con questa nuova ristampa, e nel breve periodo di cinque anni, alla sua quarta edizione... Questo ed altro è quanto scrisse Enrico Boni nella prefazione alla quarta edizione dell'agosto 1934.


Il Talismano della Felicità fu opera premiata alla IV Mostra internazionale dell'Economia domestica.
La casa editrice era (o è?) Edizioni della Rivista "Preziosa" - Roma.


Alle Lettrici


Di Voi, Signore e Signorine, molte sanno suonare bene il pianoforte o cantare con grazia squisita, molte altre hanno ambitissimi titoli di studi superiori, conoscono le lingue straniere, sono piacevoli letterate o fini pittrici, ed altre ancora sono esperte nel "tennis" o nel "golf", o guidano con salda mano il volante di una lussuosa automobile. Ma, ahimè, non certo tutte, facendo un piccolo esame di coscienza, potreste affermare di saper cuocere alla perfezione due uova "al guscio".
...........




Pensate che non vi può essere una vera felicità là dove viene trascurata una parte così essenziale della nostra vita di tutti i giorni: l'alimentazione.
Voi risponderete che è molto facile trovare una cuoca e trarsi rapidamente d'imbarazzo. Ebbene no. Ciò poteva accadere molti anni addietro; ma adesso, credete, questi tempi felici sono passati, e le cuoche si fanno sempre più rare. 
(...)
Un menù semplice e ben eseguito è la pace della famiglia, ed è anche la certezza di vedere apparire a casa il Vostro compagno non appena i suoi affari e o il suo impiego lo lasceranno libero."
                                       
                                   
......................................
(Ada Boni)


Immagini prese dal web

lunedì 9 gennaio 2012

Che fine ha fatto la borghesia?




Proseguendo sui temi proposti in questi due giorni, vorrei suggerire  una piccola recensione di un libro scritto da Giuseppe De Rita e Antonio Galdo che analizzano un fenomeno tutto italiano.
Prendo da qui  la prima spiegazione da parte di Gualdo.


"Il libro racconta cosa è accaduto in Italia negli ultimi trent'anni, sotto una particolare angolazione: la scomparsa della borghesia, intesa come classe capace di mettere ordine nel sistema, sistema politico, sistema economico, sistema sociale".


In questo vuoto - spiega Galdo - il paese è scivolato nel populismo, in un capitalismo dove prevalgono i conflitti di interesse e le relazioni al posto di una libera concorrenza e del 'sano' mercato, in un corporativismo sfrenato e in una ricerca ossessiva e costante - una caratteristica di questo trentennio - di interessi individuali, leggittimi sì, ma insufficienti a dare al paese autorevolezza e solidità.




"La borghesia in Italia non ha fatto il suo mestiere, è scomparsa (da qui il titolo del libro) e tutti ne abbiamo pagato e ne stiamo pagando stiamo pagando il prezzo" continua Galdo. 
"l'Italia si trova oggi a un giro di boa, un momento di (perfino) appassionante cambiamento. Una grande opportunità da vivere con l'ottimismo della volontà: vedremo molto presto nuove classi dirigenti affacciarsi sulla scena, nella politica, nell'economia e nel mondo delle professioni. Queste dovranno necessariamanente - se saranno interessate al sistema paese - avere un'idea di governo e quindi anche di tenuta, in termini generali e non solo individuali. 


C'è una variabile fondamentale per capire se questo cambiamento ci porterà avanti: che la borghesia italiana non stia più alla finestra ma decida di fare il suo mestiere."


Sul sito de La Feltrinelli  trovo invece queste parole, che sono poi un riassunto di quanto scritto sopra:


"La borghesia nel nostro Paese è venuta meno ai doveri e alle responsabilità che, naturalmente, le competono: il volume muove da questa tesi per dimostrare come, senza una borghesia in grado di esercitare il suo ruolo, gli italiani non hanno coltivato il senso delle istituzioni, della nazione e dello Stato, è salita l'onda di un populismo viscerale, che in alcuni casi si è tradotto nelle forme più estreme dell'antipolitica, non si è consolidata una classe dirigente di stampo europeo e, dopo il crollo della Prima Repubblica, il Paese si è ritrovato con pezzi di establishment spuri, per formazione e competenze. Il ceto medio ha così preso il sopravvento senza che la borghesia fosse capace di fare qualcosa


Il Fascino discreto della Borghesia - film di Bunuel




Giuseppe De Rita e Antonio Caldo analizzano i diversi modi in cui si manifesta questa 'eclissi': dal capitalismo nostrano, refrattario a regole ed etica, alla rinuncia all'impegno politico diretto e alla passione civile, dallo smarrimento di elementi di equilibrio all'interno di una democrazia compiuta alla crescita di un sistema dell'informazione non indipendente, ma controllato da gruppi finanziari e industriali estranei all'editoria. 


Oltre a intere generazioni di borghesi che vanno a studiare all'estero per non tornare in Italia, abbandonando il Paese al suo declino. La conseguenza di quanto è accaduto è un evidente corto circuito tra governanti e governati, istituzioni e cittadini. E rappresenta un vuoto che bisognerà colmare per restituire all'Italia un'idea forte e condivisa di futuro."

domenica 8 gennaio 2012

Nel magico mondo della caste italiane

Freedom Libertà di Parola: Nel magico mondo della caste italiane



Dal blog di Beppe Grillo




L'italiano è facile da governare, basta dargli in pasto una categoria sociale al giorno e la sua fame si sazia. E' la strategia della disattenzione. Gli gridi "Guarda un asino che vola!" e lui punta il naso verso il cielo. Monti ha, giustamente, detto che "Le mani in tasca agli italiani le mettono gli evasori". Non ha spiegato però chi ha generato il debito pubblico di 1.900 miliardi di euro e a cosa sono serviti quei denari. Ce lo dica Monti! Ci dica chi e come ha messo le mani sulla ricchezza dell'Italia per mantenere la partitocrazia e le lobby e ci spieghi anche dov'era lui in questi lunghi vent'anni di silenzio. Ci vuole un pubblico processo per questa gentaglia che ha rovinato l'Italia. Rigor Montis non ha ritenuto di ricordare i 98 miliardi di euro di presunto danno erariale da parte delle concessionarie di slot machine. E neppure perché i contribuenti hanno sul groppone un miliardo di euro dato come finanziamento ai partiti nonostante un referendum, e non ha menzionato gli evasori totali condonati con lo Scudo Fiscale con un 5%. Chi sono questi signori? I contribuenti onesti vorrebbero saperlo, hanno il diritto di saperlo. FUORI I NOMI!


Le grandi manovre sulle piste da sci e nei bar di Cortina sono l'asino che vola. Come se non fosse sufficiente, ad esempio, incrociare i dati dei contribuenti con quelli della proprietà di un Suv al computer senza trasformare i finanzieri in uomini delle nevi. Ma chi volete prendere per il culo? Il gioco è palese. Mettere le categorie sociali una contro l'altra. I ricchi contro i poveri, i giovani contro i pensionati, i disoccupati contro i dipendenti statali. E mentre gli italiani guardano le nuvole, gli imprenditori e gli operai si suicidano in silenzio. A cosa sono serviti i soldi versati all'INPS? Dove sono finiti i versamenti degli italiani che in pensione non ci andranno mai? A coprire le perdite della Fiat attraverso la cassa integrazione? Il boccalone italiano si deve dimenticare dei politici, dei partiti, delle loro ruberie (ricordo che i condannati in via definitiva sono ANCORA in Parlamento a percepire un grosso stipendio), della corruzione, delle mafie che controllano metà del Paese, del pesce che puzza dalla testa. E di banche non parla nessuno, sono gigli di campo, non hanno responsabilità dello sfascio, di decine di migliaia di investitori sul lastrico. Meglio accanirsi sull'albergatore e sul barista. I concessionari di beni pubblici, come Benetton per le autostrade, vengono invece lodati e ingrassati con gli aumenti di Capodanno a spese di chi lavora. Le concessioni statali, tutte le concessioni, devono tornare a essere gestite dallo Stato, a produrre utili per i cittadini italiani che le hanno strapagate in decenni di tasse, non vanno regalate ai privati. Ma Monti, questo, come Alice, non lo sa.


Ehi! "Guardate l'asino che vola", non disturbate il manovratore. E conservate lo scontrino all'uscita del bar e il pagamento del bollo dell'auto di dieci anni fa, con le mani bene in tasca, mi raccomando!
Dai mancati ricavi delle concessioni alle slot machine,ai finanziamenti a pioggia salva banche,senza dimenticare i soldi per la cassa integrazione alla Fiat,la quale è scappata col bottino in Usa e lascia una landa deserta nella produzione auto in Italia.


Fino a quando il popolo sovrano non si renderà conto che il M5S è un movimento diverso dai mangia pane a tradimento, che fanno finta di litigare o darsele come negli incontri di catch o wrestlyng,e nel frattempo si mangiano le nostre tasse,con portaborse,auto blu con autista incorporato,e con il sistema degli appalti, intascandosi il pizzo.


Cortina è lo specchio per le allodole, ne hanno parlato tutti, la valvola di sfogo è stata necessaria, da domani chi evade continuerà a farlo, e dire che basterebbe una leggina semplice,semplice,ovvero mettere in galera chi non paga le tasse dovute,dopo qualche arresto e qualche sentenza,se la farebbero addosso e pagherebbero tutti.


Grazie Ivo! Questo testo è preso dal blog di Freedom Libertà di parola

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Visualizzazioni totali