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sabato 7 luglio 2012

Pugni chiusi e storie di un nostro passato vincente



Continuando ad aprire il proprio spazio alla produzione cinematografica autonoma ed offrendo supporto a quei film che si distinguono per la loro qualità artistica ed espressiva, il Valle Occupato  invita ad una altra serata del ciclo "Cinema Altro" con la proiezione straordinaria di "PUGNI CHIUSI".

Qui il Trailer: 



Aggiungo uno scritto di Ettore Zocaro.


A proposito del Teatro Valle

La sua è una storia che dovrebbe essere diffusa nelle scuole in quanto indicativa del valore dell’arte drammaturgica e delle sue infinite possibilità.

La nascita risale al secolo dei Lumi, precedendo, tra l’altro, di pochi anni la nascita dell’Argentina di Roma, del San Carlo di Napoli, della Scala di Milano e della Fenice di Venezia.

Roma nel Settecento viveva una vita teatrale molto intensa. Era il tempo di un autore come Metastasio, da cui non si poteva prescindere, era inoltre il tempo di Carlo Goldoni e Vittorio Alfieri.


Questo per dire che il teatro romano era nato sotto una buona stella, peraltro per appagare i desideri culturali dei viaggiatori stranieri che a quel tempo affollavano l’Urbe, a cominciare dal più illustre di tutti – Wolfgang Goethe.


Da quel momento fiorirono numerosi  luoghi scenici che si ponevano al fianco dei teatri privati dei nobili.


Il Valle concepito in un primo momento in legno, e soltanto successivamente edificato  come si presenta oggi, è il frutto di questo raffinato clima che segnò l’avvento del teatro italiano moderno.

Le prime scelte furono soprattutto opere musicali dei grandi compositori quali Cimarosa, Galluppi, Paisiello e Rossini.
La stagione della grande musica si ebbe tra gli ultimi anni del Settecento e i primi dell’Ottocento, dopodiché il Teatro si dedicò completamente alla prosa…

Teatro Valle

Straordinari i beniamini che entusiasmavano il pubblico, da Giacinta Pezzana a Tommaso Salvini, da Gustavo Modena a Ermete Novelli, da Sarah Berhnard a Eleonora Duse, da Ermete Zacconi a Gualtiero Tumiati.


Sarah-Bernhardt.


Una galleria di grosse prestazioni…


Eleonora Duse

Erano gli anni in cui si registrava molta gente a fare la fila al botteghino, in considerazione anche del fatto che la televisione non esisteva ancora.
...
Data storica per il Valle fu il 1921, con il debutto di “Sei Personaggi in cerca d’Autore” di Luigi Pirandello. 
Si trattò di una data storica in quanto diede una svolta al teatro italiano e mondiale.

Ricordando altri interpreti, ci si imbatte in un gruppo fornitissimo di attori impareggiabili in cui sono compresi fra gli altri, Tatiana Pavlova, Emma Gramatica, Elsa Merlini, Sergio Tofano, Paola Borboni e il prezioso Ettore Petrolini.


Si aggiunga la straordinaria rappresentazione dell’Old Vic di Londra con l’Amleto, protagonista Alec Guiness.


L’andamento generale di anno in anno è stato sempre a pieno ritmo, non tradendo mai le attese.


Da uno scritto di Ettore Zocaro su “Teatro contemporaneo e Cinema” – Anno IV n. 11- Gennaio 2012 - Pagine

giovedì 27 ottobre 2011

L'Arena.it - Aldo Cazzullo

L'Arena.it - Temi Continuativi - Cultura & Spettacoli - Teatro:


29 ottobre. Torna sabato prossimo (alle 21) al Teatro Nuovo Viva l'Italia, spettacolo di Aldo Cazzullo per la regia di Paolo Valerio. A Verona ha debuttato un anno fa, poi una tournee lunghissima in lungo e in largo per l'Italia.

Il lavoro del giornalista del Corriere della Sera parte dal libro omonimo, edito da Mondadori che mette il dito nelle piaghe del Risorgimento, della Grande Guerra e della Resistenza per cercare, stanare, scovare con arguzia e acume intellettuale i motivi per cui "dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione".

Viva l'Italia è spettacolo sicuramente provocatorio. In primo luogo perché si parla di Risorgimento in un'epoca dove sembrano prevalere particolarismi, frammentazioni regionalistiche, campanilismi locali e individualismi.
In terra della Lega poi è a dir poco una sfida politica. Parole come unità e Nazione hanno poco a che fare con l'immagine folcloristica di una Italia dipinta come penisola da "pizza e mandolino".

Ma Viva l'Italia non è per questo nostalgico o revisionista. Anzi: "Contro la retorica consolatoria del Paese più bello del mondo", scrive l'autore "in difesa dell'unità nazionale e di un dato storico: in epoche diverse, gli italiani hanno dimostrato di saper combattere per un'idea di Italia che non fosse solo quella del Belpaese". Messaggio forte, detto con le forme del teatro.
Sul palco, oltre al regista Paolo Valerio, ci sono Michele Ghionna, Andrea De Manincor e Sabrina Modenini. Musica dal vivo con il pianoforte di Sabrina Reale. La scenografia sarà costruita con proiezioni di immagini (anche video) a cura di Roberto Guglielmi.
E sul palco c'è pure Cazzullo: osserva e commenta la dimensione più spettacolare affidata ad attori e musicisti. Lui invece legge brani tratti dal saggio (cominciando da quello che dà il titolo al libro): dalle lettere dei volontari della Grande Guerra alle testimonianze di Cavour su Garibaldi. Nomi e fatti: il colonnello Montezemolo, Carlo Alberto, Carlotta Aschieri, preti, operai, generali, irredentisti e fucilati, impiccati, morti nelle trincee, un filo rosso che lega nello sforzo, nella fatica di costruire una nazione e uno Stato da Nord a Sud perché, afferma il giornalista, "il Nord, senza il Sud, sarebbe deprivato di senso".

martedì 1 marzo 2011

Carnevale e maschere

Non è che mi sia piaciuto mai in modo particolare il Carnevale, neppure quando ero bambina. 
Mi sono divertita molto di più quando mia figlia era piccola. Sembrava uno scambio di ruoli: lei, mia figlia, osservatrice, seria con il suo costume; io, scatenata a tirare e ricevere coriandoli, caramelle ecc...
Comunque,  oggi, primo giorno di marzo, vorrei riproporre un mio post, scritto nel 2009 a proposito delle origini della Maschera.
E' questo che  riporto qui:


lunedì 24 gennaio 2011

Vocalizzi



Ho avuto teatri immensi,
arene, popolari tendoni,
quando gestire il dramma aveva il senso
di una collettiva funzione.
La nuova era ha sommerso
di tele-rumori la civiltà;
un'ignava e matta bestialità
i fogli del Libro ha disperso.
E mi tenta, oggi, la cella appartata
in cui in pochi e per pochi
(o addirittura per l'età futura?)
dire l'epilogo di una morta avventura,
i suoni-traccia di una parola passata.
Perché il linguaggio resista,
sottrarre le schede al Medioevo che avanza;
serbare l'archetipo con monacale pazienza;
farsi - da istrione - archivista.

Vittorio Gassman - "Tramandare" - da Vocalizzi - Ed. Longanesi

martedì 30 novembre 2010

Ma te ci sei su feizbuk?


Trovo oggi nella posta questa mail proveniente dal Teatro Duse di Bologna, alle cui newsletter ero  e sono iscritta.

.Da: Teatro Duse - Newsletter
Data: 11/30/10 11:34:46
A: .....
Oggetto: Teatro Duse. Offerta per "Ma te ci sei su feizbuk?"                        

Gent.mi,
questa sarà probabilmente l'ultima newsletter che riceverete da noi. Lo dico con grande tristezza poiché come avrete sicuramente letto da tutti i giornali, sembra che anche l'ultima possibilità di gestione del Duse non sia andata in porto. 

Dal primo di gennaio infatti, tutti noi saremo ricollocati in altre strutture ed il Teatro Duse rimarrà desolatamente chiuso. 

Anche per questo abbiamo deciso di darvi l'opportunità di tornare a Teatro cogliendo l'occasione della presentazione del nuovo spettacolo di Giorgio Comaschi dal titolo 
"Ma te ci sei su feizbuk?" che andrà in scena Sabato 4 dicembre alle ore 21 e domenica 5 alle ore 15.30 proponendovi il biglietto di platea scontato di quasi il 50% (12,00 euro l'uno). 

Sarà sufficiente presentarsi alla biglietteria del teatro sin da oggi con la presente newsletter per ottenere il biglietto a prezzo scontato. 

La biglietteria è aperta martedì e giovedì dalle ore 15 alle 19, mercoledì e venerdì dalle ore 10 alle 13, sabato dalle ore 11 alle 19 e dalle ore 20,30, domenica dalle ore 15.
 
Lo spettacolo di Comaschi è un monologo estremamente divertente con un gradito ritorno al cabaret.
 
Spero e mi auguro che molti di voi partecipino per dimostrare alla città, ancora una volta, l'attaccamento a questo "pezzo di storia" che è il nostro Teatro.
 
Un abbraccio caloroso a tutti voi che ci avete seguito con tanta passione, spero di incontrarvi a teatro
 
Con affetto
Marco Montanari
Direttore Teatro Duse  
 


lunedì 2 marzo 2009

Le origini della maschera



L'essere umano non avrà tardato molto a mascherarsi.

Nei paesi più freddi era necessario difendersi con le pelli dal gelo, ma anche la festa, cioè il proposito di stupire e spaventare, probabilmente, spingevano l'uomo a travestirsi.

Poi c'era la paura degli esseri soprannaturali e maligni, il desiderio di esorcizzare le loro forze ignote e temute, mascherandosi da demone.

Nasceva un rituale e la "maschera" vi occupava un posto importante. Il travestimento comprendeva tutto il corpo, ma soprattutto si aveva cura di renderlo orrido, grottesco, o buffo il volto.

Mascherarsi diventò, con l'andare del tempo, una pratica anche raffinata.

Nelle feste carnevalesche, dove il rito propiziatorio e il gusto di travestirsi, si combinano, la maschera trovò la sua naturale collocazione, che si estese anche al teatro - e, più precisamente alla commedia dell'arte.

Qui, la stessa parola - maschera - venne ad acquistare un altro senso: quello di tipo fisso, che ritorna uguale a se stesso in rappresentazioni diverse, impersonato anche, ma non sempre, dallo stesso attore, con abiti, gesticolazione e, soprattutto fondamentale, la psicologia - sempre uguali.

La commedia dell'arte è commedia di maschere, recitata all'improvviso o a soggetto o a braccio.

Nei paesi stranieri, dove subito (nel XVI secolo) venne esportata venne chiamata più semplicemente italiana e italiani furono gli Arlecchini, i Brighella, i Pantalone, i Pulcinella.

Come c'è stata una "via delle spezie" o una "via della seta", non si può escludere che vi sia stata anche una "via delle maschere".

La foglia che copriva il volto, il colore riportato e la macchia, l'annerimento - come si rileva nei riti tribali africani e polinesiani; poi la corteccia e la fibra in cui si può disegnare, finchè non arrivano il cuoio e il legno - in uso prima in Oriente, poi nel teatro greco-romano, fino alla danza mascherata coreana del Pong-san, corrispondono alla maschera di cuoio e al vestito a pezze di Arlecchino, alla deformazione di Pulcinella, alla parlantina ed alle polemiche giocose o semiserie di Brighella, del Dottore e di Pantalone.

E' un viaggio quindi ammissibile, quello della maschera dall'Oriente alla nostra penisola.

martedì 17 febbraio 2009

Lettera di una insegnante

Anche nella mia mente spesso ricorrono pensieri d'infanzia, di quel vissuto personale che ha fatto sì che divenissi la persona che sono, con certi valori e principi di vita piuttosto che altri; ed è da qui che nasce l'esigenza e la voglia di insegnare, giocare, apprendere e confrontarsi con i bambini, uniche creature che più di chiunque altro necessitano di attenzioni e stimoli quanto più vari per far sì che le molteplici intelligenze (le otto intelligenze che tutti noi possediamo di cui parla Gardner) possano sviluppare al massimo il loro potenziale."


I bambini sono multimediali e i loro molteplici recettori sono tutti aperti; sono le cattive abitudini a chiuderne alcuni.
Dobbiamo continuamente sollecitarli e nutrirli mediante sostanziosi saperi diffusi attraverso media disparati e impiegando una pluralità di metodi perché nessuno venga messo da parte da un'educazione che troppo a lungo è stata segno di selezione, ma affinché ognuno possa essere avvantaggiato in base alle proprie potenzialità senza sforzarsi nell'inutile tentativo di tendere verso un determinato prototipo imposto dall'alto.

Dobbiamo imparare, prima di tutto, ad ascoltarli i bambini, a permettere loro di esprimersi e ad arricchirci e nutrirci della loro genuina capacità di stupirsi di fronte a tutto ciò che di meraviglioso il mondo ci offre, senza appiattirsi all'abitudinarietà della vita ordinaria di cui non sentiamo più né odori né sapori.


Ancora oggi la cultura scolastica lascia pochissimo spazio al teatro (sia al fare teatro che all'andare a teatro), campo della creatività in cui si esprimono i processi mentali della connotazione, della metafora e del simbolo sia nella creazione scenica che nella sua fruizione; è una forma espressiva, un linguaggio di cui non possiamo privare i bambini.

Una famosa poesia di Loris Malaguzzi dice: " bambino può parlare cento lingue e noi gliene rubiamo 99".

" le storie e i procedimenti fantastici per produrle, noi aiutiamo i bambini a entrare nella realtà dalla finestra anziché dalla porta. È più divertente: dunque è più ". (G. Rodari, Grammatica della fantasia).

Rodari concepisce il teatro, anche quando si fa veicolo di messaggi virtuosi, come gioco e piacere per " le occasioni di felicità "

E concluderei sempre con Rodari che, a proposito del teatro ritenuto dai più inutile, sostiene: "e invece noi siamo del parere che le cose che non servono a niente sono preziose e vanno salvate ad ogni costo: sono il contravveleno a una civiltà che con il suo utilitarismo ci logora e ci inaridisce" (a tutto vantaggio dei burattinai nascosti che manovrano i centomila fili cui siamo legati così bene che non ce ne accorgiamo neppure).

(Martina Tattini da TELLUS folio)

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