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mercoledì 23 marzo 2011

L'educazione secondo Steiner

Giorni fa, parlando con mia figlia, ho saputo che una sua cara amica, portava ancora dentro di sé un sordo rancore verso i genitori perché avevano pensato, quando era ancora una bambina, di iscriverla ad una scuola steineriana.
Ho chiesto come mai Steiner fosse concepito così negativamente, quando in tanti hanno un'ottima opinione del suo metodo educativo. ...
Mi sono rivolta, per ricontrollare la mia memoria,  al sito in italiano su Rudolf Steiner 

Qui ho trovato queste notizie:

"L'educazione è una 'Arte' nella quale l'educatore si deve addestrare" - sosteneva Rudolf  Steiner  (Donji Kraljevec, 27 febbraio 1861 – Dornach, 30 marzo 1925)

Quell'arte è da un lato rigidamente disciplinata da una legge fissa, cioè dalla necessità di seguire con la massima avvedutezza lo sviluppo naturale ed autentico dell'alunno, dall'altro lascia all'educatore una piena libertà di iniziativa personale.

Steiner offrì una quantità incommensurabile di feconde indicazioni. La sua pedagogia traccia soprattutto ad ogni educatore il cammino per una severa educazione di se stesso. 

A colui che segue tale via con perseveranza i fanciulli stessi insegnano a poco a poco come egli debba insegnare.

La prima scuola steineriana  fu solennemente augurata nel settembre 1919 a Waldorf.
Tutte le materie insegnate furono improntate all'arte. 

La pittura, il canto ecc. furono inseriti in ogni programma, specie nelle prime classi.

martedì 17 febbraio 2009

Lettera di una insegnante

Anche nella mia mente spesso ricorrono pensieri d'infanzia, di quel vissuto personale che ha fatto sì che divenissi la persona che sono, con certi valori e principi di vita piuttosto che altri; ed è da qui che nasce l'esigenza e la voglia di insegnare, giocare, apprendere e confrontarsi con i bambini, uniche creature che più di chiunque altro necessitano di attenzioni e stimoli quanto più vari per far sì che le molteplici intelligenze (le otto intelligenze che tutti noi possediamo di cui parla Gardner) possano sviluppare al massimo il loro potenziale."


I bambini sono multimediali e i loro molteplici recettori sono tutti aperti; sono le cattive abitudini a chiuderne alcuni.
Dobbiamo continuamente sollecitarli e nutrirli mediante sostanziosi saperi diffusi attraverso media disparati e impiegando una pluralità di metodi perché nessuno venga messo da parte da un'educazione che troppo a lungo è stata segno di selezione, ma affinché ognuno possa essere avvantaggiato in base alle proprie potenzialità senza sforzarsi nell'inutile tentativo di tendere verso un determinato prototipo imposto dall'alto.

Dobbiamo imparare, prima di tutto, ad ascoltarli i bambini, a permettere loro di esprimersi e ad arricchirci e nutrirci della loro genuina capacità di stupirsi di fronte a tutto ciò che di meraviglioso il mondo ci offre, senza appiattirsi all'abitudinarietà della vita ordinaria di cui non sentiamo più né odori né sapori.


Ancora oggi la cultura scolastica lascia pochissimo spazio al teatro (sia al fare teatro che all'andare a teatro), campo della creatività in cui si esprimono i processi mentali della connotazione, della metafora e del simbolo sia nella creazione scenica che nella sua fruizione; è una forma espressiva, un linguaggio di cui non possiamo privare i bambini.

Una famosa poesia di Loris Malaguzzi dice: " bambino può parlare cento lingue e noi gliene rubiamo 99".

" le storie e i procedimenti fantastici per produrle, noi aiutiamo i bambini a entrare nella realtà dalla finestra anziché dalla porta. È più divertente: dunque è più ". (G. Rodari, Grammatica della fantasia).

Rodari concepisce il teatro, anche quando si fa veicolo di messaggi virtuosi, come gioco e piacere per " le occasioni di felicità "

E concluderei sempre con Rodari che, a proposito del teatro ritenuto dai più inutile, sostiene: "e invece noi siamo del parere che le cose che non servono a niente sono preziose e vanno salvate ad ogni costo: sono il contravveleno a una civiltà che con il suo utilitarismo ci logora e ci inaridisce" (a tutto vantaggio dei burattinai nascosti che manovrano i centomila fili cui siamo legati così bene che non ce ne accorgiamo neppure).

(Martina Tattini da TELLUS folio)

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