E' un blog che nasce dal desiderio di descrivere la Natura nei suoi aspetti stagionali, anche con riferimento ai miti. Si è allargato poi a riflessioni sulla società e sull'individuo, passati e attuali. Non mancano poesie d\'autore e qualche pagina tratta da libri
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venerdì 17 aprile 2015
lunedì 29 settembre 2014
Tasha Tudor
Tasha Tudor - Autore e Illustratore
Sembra che Tasha Tudor abbia sempre saputo esattamente come voleva vivere. Dal momento che lei era una bambina, sognava di vivere in una fattoria isolata dove poteva circondarsi con un giardino e una sfilza di animali domestici e animali da cortile. Sapeva anche che voleva illustrare libri per bambini. Oggi si può guardare indietro sulla sua vita con soddisfazione: lei ha adempiuto entrambi i suoi sogni. Tasha ha vissuto gran parte della sua vita nella campagna del New England e attualmente vive in un ambiente di sua creazione nel Vermont rurale, che ricorda di un tempo precedente.
Tasha è anche un illustratore tanto celebrata, e ha illustrato quasi cento libri. Tra i suoi più famosi sono le illustrazioni per i libri Mother Goose, Il giardino segreto, La piccola principessa, Piccole donne, e Il vento nei salici.
Nella metà degli anni '80, Tasha Tudor è emersa come una icona stile di vita. Ha trascorso la sua vita a coltivare un mondo di sua propria fabbricazione. Stile illustrativo di Tudor è autodidatta ed è un riflesso diretto del proprio stile di vita e l'interesse nei primi anni del 1800. Vive una vita semplice che ricorda il 1830, filatura e tessitura del lino in stoffa, cucendo i proprie lunghi abiti antiquati, la cottura su una stufa a legna, mungere le capre e candele-immersione mano per illuminare le stanze. Passa l'orario di lavoro a piedi nudi in entrambi i suoi orti e giardini e pacificamente lavorare su illustrazioni per i progetti in corso.
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| The secret garden - by Tasha Tudor |
L'arte di Tasha è un mondo di bellezza e fantasia. Essa ha anche un fascino vecchio stile. Le scene che dipinge sono per lo più di felice gite in famiglia, gli animali, il sole, le risate, la semplicità e la pace, che rappresenta un modo di vita molti anelano, ma pochi raggiungono. La gente sembra essere disegnato al senso di innocenza e nostalgia raffigurato nel suo lavoro. Ma per Tasha, le scene dipinge rappresentano la sua realtà. Dipinge ciò che vede ogni giorno - la sua casa, i suoi giardini, gli animali, i bambini, e gli amici.
Non è solo il suo lavoro come autore e illustratore che fa di Tasha Tudor una donna straordinaria. Tasha è una donna degna di nota perché in questo mondo di valori, di Hollywood di serie, ha avuto il coraggio di creare il suo proprio mondo e vivere i suoi sogni.
Tasha nacque Starling Burgess il 28 agosto 1915 a Boston, Massachusetts. Suo padre era William Starling Burgess, uno yacht designer notato e marinaio entusiasta.Sua madre, Rosamond Tudor, era una ritrattista compiuta che ha usato sempre il suo nome da nubile professionalmente. Era la signora Burgess che ha scelto di chiamare lei dopo la famiglia di suo padre, ma suo padre non si curava per esso. Favorì il nome Natasha, da Guerra e pace di Tolstoj, e il nome rimase. Alla fine è stato ridotto a Tasha.
Sia William e Rosamond erano anticonformisti in molti modi. William era un maestro narratore ed è stato dato a spettacoli improvvisati e Rosamond generalmente favorito la vita della Boemia di un artista. Mentre erano individualisti, hanno anche avuto maniere impeccabili e grazie sociale. Tasha è tanto come i suoi genitori in questi aspetti. Mentre lei ha scelto di vivere secondo i propri standard piuttosto che quelli imposti dalla società, ha i modi e le grazie del signorile. Ha frequentato il Boston Museum Scuola di Belle Arti e poi continuato la sua formazione con diversi artisti di spicco.
Dal momento in cui è nata e attraverso una buona parte della sua infanzia, Tasha aveva una cara tata Scotch, Maria D. Burnett, che lei chiamava Dady. Dady era come una seconda madre per lei e Tasha l'adorava. Dady tenuto in stretto contatto con Tasha, anche dopo che è stato coltivato. Essendo una donna molto domestico, Dady aiutato Tasha imparare l'arte di casalinga con lezioni di cucina, cucito e pulizie in età molto precoce.
I genitori di Tasha divorziato quando lei aveva solo nove anni. Sua madre la portò con sé a vivere nel Greenwich Village a New York, in modo da Rosamond potresse lavorare seriamente sulla sua pittura. Ma, mentre il Greenwich Village era allora un luogo popolare per molti scrittori e artisti importanti che venivano lì a vivere la vita di Boemia, non era un buon posto per crescere un bambino. A causa di questo, Tasha fu mandato a vivere con amici di famiglia a Redding, Connecticut, in visita a sua madre in molti fine settimana.
Secondo Tasha, vivere con la zia Gwen e sua figlia Rose, anche se non convenzionale, è stata una delle migliori cose che mai è successo a lei. La zia Gwen era un aspirante commediografo ed è stato troppo avvolto iscritto gioca a spendere molto tempo di cottura e le pulizie. Spesso letto ad alta voce alle ragazze fino a tarda notte e li ha incoraggiati a usare la loro immaginazione agendo fuori personaggi dai libri che leggeva per loro. Tasha e Rose, divennero amiche intime insieme ad altre tre ragazze che vivevano nelle vicinanze. Hanno speso molto del loro tempo in roaming la campagna ed erano privi di disciplina formale. Niente era in programma a casa di Gwen, tranne il fine settimana quando il padre di Rose, Michael, tornato a casa dal suo lavoro in città. Questo è stato un momento di grande allegria e di festa.
Anche se lei è molto letto e ben educato, scuola di Tasha non era la solita. Lei non ha cominciato la scuola fino all'età di sette anni, e mai finita oltre la terza media. La sua prima educazione è stato speso in una scuola insegnata da un uomo che ha chiamato lo zio Henry. Scuola era solo dalle 9 fino a mezzogiorno e il resto del suo tempo era libero. Ma quando era cresciuta, è stata mandata in un collegio vicino e dato una educazione più formale. Tasha non ha fatto bene con istruzione formale, e odiato ogni minuto di esso. Era grata che solo ha dovuto sopportare alcuni anni fino a quando lei era attraverso con accademici.
Intorno all'età di 15, Tasha cominciò a trascorrere gli inverni in Bermuda con la madre, dove due zie vissuto e offerto loro un posto dove stare. Tasha non ha veramente cura per Bermuda, ma bramava di tornare alla fattoria Redding. Venne la vecchiaia, il suo amore per l'agricoltura stava crescendo. I suoi anni dell'adolescenza sono stati spesi in una fattoria con la madre in Redding, Connecticut nelle estati, mentre svernamento in Bermuda. E 'stato qui che il suo amore di una vita agricola fiorita. Ha anche trascorso la maggior parte delle sue estati di disegno e pittura fiori di campo e la splendida campagna.
giovedì 3 luglio 2014
Infanzia e solitudine
giovedì 31 gennaio 2013
Ultimo giorno di gennaio
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| Di Susan Rios |
Il
"corpo della donna", non è quest'idolo pagano, questo nudo di
cortigiana che Hippolyte Taine e Pierre Louys hanno esumato dai secoli greci...
La donna è in primo luogo, al tempo dell'infanzia, la madre, la madre che è una
veste, una gonna tra le cui pieghe ci siamo rifugiati da bambini, per cercarvi
un angolo caldo dove addormentarci.
Alain-Fournier
sabato 5 gennaio 2013
Dorothy Law Nolte e l'Epifania
E con domani, 6 gennaio, giorno dell'Epifania o della Befana, finiscono le feste di Natale.
Feste che, se godute nell'interiorità, senza eccessi o baldorie - spesso non sentite, sono un bel ricordo da portarsi dietro.
E, soprattutto, sono o dovrebbero essere un periodo magico per l'infanzia.
Ho trovato questi versi di una poetessa americana che non conoscevo,Doroty Law Nolte.
Nata in California nel gennaio del 1924 e deceduta nel novembre del 2005, è stata anche pedagogista e insegnante.
I bambini imparano ciò che vivono.
Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.
Se un bambino vive nell'approvazione impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia impara a trovare l'amore nel mondo.
Dorothy Law Nolte
L'immagine sopra è di John Sloane
venerdì 23 novembre 2012
Per una musica
Per una musica
Non so più dove né quando
lasciai il bambino che ero
né se quel giorno fui
più infelice o contento.
Di quel bambino lontano
porto l’attesa eccessiva.
Né più m’è dato vederlo,
ma ne odo il riso e il richiamo
se un altro giorno saluto,
se a un altro giorno m’avvio.
Elio Pecora
Dal Portale di Rai Edu - Letteratura
Immagine dal web
mercoledì 3 ottobre 2012
Separazioni, perdite, abbandono e infanzia
Ci sono sempre delle separazioni nel corso della prima infanzia. E possono provocare angoscia e dolore.
Ma gran parte delle normali separazioni, nel contesto di una relazione stabile e piena di cure verso il bambino, difficilmente lo lasceranno con delle cicatrici nel cervello. E anche le madri che lavorano possono instaurare con i loro figli un legame umano basato sull'amore e sulla fiducia.
Ma quando la separazione mette in pericolo quel primo attaccamento, è difficile sviluppare la fiducia.
E quando i nostri primi legami non danno affidamento, possiamo trasferire quella esperienza e le relative reazioni su ciò che ci aspettiamo dai nostri figli, dagli amici, dal coniuge, persino dal socio in affari.
[….]
Temendo la separazione, stabiliamo attaccamenti ansiosi e rabbiosi.
E spesso ci tiriamo addosso ciò di cui abbiamo paura
Alcune ricerche mostrano che le perdite nella prima infanzia si sensibilizzano verso le perdite che incontreremo in seguito..
E così, più in là nella vita, la nostra risposta a un lutto in famiglia, a un divorzio, alla perdita del lavoro, può essere una grave depressione – la risposta di quel bambino disperato, arrabbiato e impotente.
L’angoscia è dolorosa. La depressione è dolorosa. Potremmo così sviluppare strategie per difenderci dal dolore della separazione.
Il distacco emotivo è una di queste difese. Non possiamo perdere una persona cara se non ci è cara…
Un’altra difesa contro la perdita può essere il bisogno forzato di prendersi cura della gente. Invece di sentire dolore, aiutiamo coloro che soffrono.
Dando così sollievo al nostro vecchio, vecchissimo senso di impotenza, identificandoci con coloro di cui ci occupiamo.
Una terza difesa è un’autonomia prematura. Rivendichiamo la nostra indipendenza troppo prematuramente. Rivestiamo il bambino indifeso con la fragile armatura dell’adulto sicuro di sé.
Le perdite esaminate – queste separazioni premature della prima infanzia – possono alterare le nostre aspettative e le nostre risposte, possono alterare il modo in cui affronteremo le perdite inevitabili della nostra vita.
Nel suo straordinario romanzo di Marilynne Robinson, Housekeeping, la sua desolata eroina riflette sul potere della perdita, ricordando “quando mia madre mi lasciò sola ad aspettarla, e in instaurò in me l’abitudine all'attesa e all'aspettativa che rendono ogni momento più significativo proprio per ciò che non contiene”
Da “Distacchi” di Juduth Viorst – Ed. Sperling & Kupfer 2004
Tutte le immagini di questo post sono di Susan Rios
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venerdì 22 giugno 2012
In attesa del fine settimana
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| Immagine presa da qui |
Un aforisma di Tiziano Terzani
L'arte, quella vera, quella che viene dall'anima, è così importante nella nostra vita. L'arte ci consola, ci solleva, l'arte ci orienta. L'arte ci cura.
Noi non siamo solo quello che mangiamo e l'aria che respiriamo. Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentato da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.
(Tiziano Terzani)
venerdì 9 marzo 2012
Oggi è il compleanno di Barbie
9 marzo 1959 - Viene venduta la prima Barbie, bambola destinata ad avere un enorme successo commerciale
La storia di Barbie (scrive Bordone Francesca su Filosofia e dintorni) inizia nel 1938, quando due giovani sposi, Ruth ed Elliot Handler, vanno a vivere a Los Angeles.
Le varie vicende professionali che coinvolgono la coppia portano, nel 1945,
alla nascita del nome "Mattel" dove "Matt" sta per Mattson ed "el" per Elliot.
Hardol Mattson, amico di Elliot, lavora con lui nel garage di casa, trasformato in un vero e proprio laboratorio.
Qui producono manufatti di legno ed in seguito anche mobili per case di bambole.
Ruth collabora attraverso le sue idee, avviando la Mattel verso una produzione rivolta sempre più al mondo dei giocattoli. Vorrebbe anche iniziare a produrre le bambole. Lei aveva già in mente l'immagine "moderna" della bambola ideale: gambe lunghe, vita sottile, busto florido e tratti del volto
dettagliati. (...)
La Mattel decide di usare il vinile come materiale di produzione e questo la porta a trovare nel Giappone un ottimo alleato, dove risiedevano numerose industrie specializzate nella lavorazione di questo materiale.
Negli anni che vanno dal 1957 al 1964 la produzione di Barbie si espanderà da Hong Kong alla Corea.
Il nome è suggerito da quello della figlia degli Handler, Barbara.
Il 9 Marzo del 1959, (questa e' la data ufficiale della nascita di Barbie) realizzarono la prima Barbara Millicent Roberts (nome completo di Barbie).
Barbie debutta ufficialmente in occasione della fiera del giocattolo di New York. La bambola si preannuncia già come un fenomeno commerciale senza precedenti: durante il 1959 vengono
vendute più di 350 mila Barbie al prezzo di 3 dollari ciascuna.
Tale trionfo si deve in gran parte alla geniale intuizione di Ruth Handler, cioè commercializzare una bambola con ampio guardaroba fatto di abiti e accessori venduti separatamente. (...)
Per lei sono stati creati oltre 4800 accessori: abiti per ogni
occasione (compreso un abito da sposa), completi di lingerie e di biancheria da notte, scarpe, borse,
gioielli, mobili, camper, tende, automobili e persino … una bara tutta rosa.
Barbie ha avuto 14 cani, sette cavalli, due gatti, un pappagallo, un panda ed un delfino.
Le Barbie si dividono in due categorie: quelle contenute nelle "Pink Box" (confezione) destinate al gioco e quelle create per essere collezionate. Un mondo vasto e incantato, soprattutto per la serie da collezione, a "tiratura limitata" che ogni anno si arricchisce di nuove proposte; Barbie non solo
ha indossato abiti che hanno caratterizzato piu' di quattro decenni di storia della moda ma è andata oltre: alcuni tra i più importanti stilisti hanno creato splendidi capi di alta moda appositamente per
lei.
Stilisti famosi si cimentano ogni anno nella creazione di capi destinati alla bambola più popolare di tutti i tempi : dall'estroso Bob Mackie, all'originale Moschino e ai raffinati Givenchy,
Yves Saint Laurent, Christian Dior, Versace, Donna Karan e Armani ...
Barbie e psicologia:
La comparsa della bambola Barbie nel 1958-59, pochi anni dopo Lolita, sembra aver provocato una rottura nelle pratiche sociali connesse all'infanzia e alla socializzazione delle bambine.
In questo studio ho cercato di individuare il significato e le implicazioni di tale cambiamento, ovvero della sostituzione della bambola-bambina con una bambola-donna.
In Francia erano già esistite alcune bambole modelle come Bleuette, nel primo Novecento, e molte altre, sembra, fin dal XIV secolo.
In questo senso Barbie potrebbe semplicemente rivelare l’esistenza di un ciclo di vita delle bambole, un ciclo in cui la bambola-bambina si alterna con la bambola-modella.
Tuttavia, l’originalità di Barbie si afferma per molte altre caratteristiche del tutto nuove: il suo aspetto sexy
da pin-up; un successo incontrastato da oltre trent’anni; la natura simbolica del suo personaggio e infine la sua diffusione a livello mondiale.
La bambola è un gioco per piccoli in due sensi: è un
gioco che viene giocato dalle bambine e che ha tradizionalmente per oggetto un bambino.
Ma la bambola è anche un gioco da adulti, perché la bimba si proietta nel futuro per identificarsi tradizionalmente nel ruolo materno.
Con Barbie invece la bambola assume un’età indefinita: è
un’adolescente presunta e una donna di fatto. Il suo aspetto fisico non inganna nessuno, e tanto meno l’universo che le si è costruito intorno nel corso degli anni e che le conferisce un’identità
adulta.
Sorge allora il problema del rapporto tra la bambina e la bambola, perché la bambina non assume più il ruolo di madre, ma quello di donna. Quale tipo di donna?
Con la bambola Barbie la funzione di genitore scompare. Non ci si aspetta più che la bimba giochi alla madre e nella vasta
famiglia che circonda Barbie i genitori sono completamente assenti. (...) Da “La bambola Barbie” di Marianne Debouzy
martedì 28 febbraio 2012
Perplessità
Ultimamente mi sono invaghita di una scrittrice scoperta così per caso in libreria l'anno scorso:
Penelope Lively . Credo di avere letto ormai tutti i libri che ha scritto finora.
Me ne rimane purtroppo solo uno, ormai oltre la metà.
Si intitola "Amori imprevisti di un rispettabile biografo" - Ed. Guanda.
Ecco che a pagina 132, mi imbatto in queste parole:
"... Mark rimase fermo per un attimo, la mente inondata da riflessioni concomitanti: il piacere che si ricava da un paesaggio deriva da quel che si vede? I bambini trovano che il mondo sia bello prima che gli adulti dicano loro che lo è o soltanto dopo?
E' mai possibile guardare una qualsiasi cosa, superati i quattro anni, senza che le proprie nozioni interferiscano con quel che si osserva?..."
E non so cosa rispondere a me stessa, a mia volta catapultata in questo pensiero.
Lascio quindi qui questa domanda, in attesa che qualche blogger gentile possa illuminarmi.
Immagine presa dal web
Penelope Lively . Credo di avere letto ormai tutti i libri che ha scritto finora.
Me ne rimane purtroppo solo uno, ormai oltre la metà.
Si intitola "Amori imprevisti di un rispettabile biografo" - Ed. Guanda.
Ecco che a pagina 132, mi imbatto in queste parole:
"... Mark rimase fermo per un attimo, la mente inondata da riflessioni concomitanti: il piacere che si ricava da un paesaggio deriva da quel che si vede? I bambini trovano che il mondo sia bello prima che gli adulti dicano loro che lo è o soltanto dopo?
E' mai possibile guardare una qualsiasi cosa, superati i quattro anni, senza che le proprie nozioni interferiscano con quel che si osserva?..."
E non so cosa rispondere a me stessa, a mia volta catapultata in questo pensiero.
Lascio quindi qui questa domanda, in attesa che qualche blogger gentile possa illuminarmi.
Immagine presa dal web
martedì 24 gennaio 2012
Problemi con il computer: I ragazzi della via Pal
Mi sono accorta che è da troppo tempo che non scrivo di narrativa per l'infanzia e per l'adolescenza. Si dà poi il caso che abbia passato ore, stamattina, cercando di far funzionare il computer.
Ho deciso quindi di riproporre un vecchio post dove facevo riferimento a un vero classico in questo campo, I ragazzi della via Pal.
Riporto il link a un post del 2008.
Quando ero bambina, avevo un amico della mia età, Stefano. I genitori erano amici dei miei e la famiglia era di quelle "per bene"; la nostra amicizia non conobbe ostacoli per anni.
Frequentammo persino la terza elementare insieme. E fu lì che scoprii che Stefano non amava leggere.
A me, che non vedevo l'ora di rincantucciarmi da qualche parte con un libro in mano, sembrò all'improvviso un alieno. Poi tutti, insegnanti, genitori, nonni, zii, ecc... da quando si era notato che a scuola faceva errori di grammatica, lo supplicavano, rimbrottavano ... affinché leggesse.
Ogni volta lui rispondeva che non è che non gli piacesse leggere, a lui piaceva un libro solo: "I ragazzi della via Pal".
Non mi incuriosì mai quel libro, tranne quando, più grande, mi venne l'idea di comprarlo per mia figlia. Glielo leggevo ogni sera e tutte e due ci innamoravamo sempre più di questa storia.
Dal sito dell'editore Einaudi:
"Questo libro, un classico della letteratura per l'infanzia, regalo obbligato in occasione di influenze e morbilli, riletto oggi potrebbe essere dedicato ai ragazzi di tutte le periferie del mondo, a tutti coloro che non hanno un posto dove stare a giocare.
Le storie di Nemecsek, il gracile figlio del sarto; di Boka, il più forte del gruppo, e degli altri compagni divisi tra Camicie rosse e via Pal, ci conquistano e ci commuovono forse proprio per la loro inattualità.
La guerra a colpi di sacchi di sabbia, tra rischiosi appostamenti, serissimi piani di attacco, eroismi autentici e piccole rivalità, propone un epos, così autentica e per questo così lontana dalla sensibilità del nostro mondo di giochi virtuali. E mostra nel drammatico finale come la dura legge della vita prevalga su qualsiasi contesa, perché a nulla servirà il riscatto di Nemecsek, quando malato andrà sul campo per l'ultima battaglia."
Scrive ancora lo psichiatra-sociologo Paolo Crepet:
' Oggi gli adolescenti non giocano più fuori, ma dentro.
Mai davvero soli tra loro, tra pari.'
I ragazzi della via Pal crescevano svelti, i nostri lentamente.'
Qui sta forse l'ultimo straordinario insegnamento di Molnàr, quasi un presentimento: Salvate i vostri adolescenti futuri, dando centralità alle loro vite, ai loro diritti, alla loro voglia di provarci da soli con il loro formidabile talento'
domenica 18 dicembre 2011
Vi è una nebbia nella nostra esistenza ...
""Vi è una nebbia nella nostra esistenza, che offusca la vista della realtà. Una nebbia tutta personale che vela le sofferenze e l'irrazionalità del vivere con un manto d'illusione.
L'illusione di chi continua a "dormire, forse sognare" in una dimensione alterata, falsata rispetto al mondo esperienziale dei fatti.
Ma è un livello chimerico che ci consente anche di rimanere estranei alle dinamiche dolorose del vivere quotidiano e di proteggerci, così, dai dolori inevitabili di un esistere consapevole.
(...)
Abbassando le palpebre il mondo scompare e, con esso, i suoi trambusti e le sue sofferenze.
...
Volere, volere fortemente, può significare credere nella possibilità che un nostro desiderio si realizzi, anzi considerarlo già appagato.
Ma 'quando' la perfetta corrispondenza tra desideri e appagamento è stata così piena da indurci a serbare per sempre il ricordo e la nostalgia di essa? Anzi, da obbligarci a vivere in un perenne stato di ricerca, di inappagamento, di insoddisfazione?
Basta osservare il volto estasiato di un bambino tra le braccia della madre, ammirare la serenità del suo sonno, l'abbandono delle sue braccia, la limpidezza del suo ridere, per capire chi ogni uomo vorrebbe essere. Un bambino.
"Riportatemi alla mia infanzia, prendetevi cura di me, cullatemi tra le vostre braccia e non lasciatemi cadere!" : questo, la parte più intima di un uomo, chiede in silenzio, nel suo angoletto remoto dell'anima. Perché è indubbio che la bellezza di quella fase della vita - il dare nome alle cose, il poter tornare comunque da una madre amorevole, approdare a una base sicura (Bowlby, 1988)
dopo una esplorazione "rischiosa" nel bosco del reale - sia una condizione allettante.
Tanto più che la conosciamo bene, semplicemente per averla vissuta anche noi, tempo fa, per aver sperimentato la piacevolezza del potere sugli altri, dell'avvertire la presenza di una persona che adatti i suoi bisogni ai nostri, che regoli i ritmi della sua quotidianità in funzione dei nostri vagiti""
Ho copiato questi brevi stralci da "L'Ombra del dubbio" di Aldo Carotenuto - Tascabili Bompiani
L'illusione di chi continua a "dormire, forse sognare" in una dimensione alterata, falsata rispetto al mondo esperienziale dei fatti.
Ma è un livello chimerico che ci consente anche di rimanere estranei alle dinamiche dolorose del vivere quotidiano e di proteggerci, così, dai dolori inevitabili di un esistere consapevole.
(...)
Abbassando le palpebre il mondo scompare e, con esso, i suoi trambusti e le sue sofferenze.
...
Volere, volere fortemente, può significare credere nella possibilità che un nostro desiderio si realizzi, anzi considerarlo già appagato.
Ma 'quando' la perfetta corrispondenza tra desideri e appagamento è stata così piena da indurci a serbare per sempre il ricordo e la nostalgia di essa? Anzi, da obbligarci a vivere in un perenne stato di ricerca, di inappagamento, di insoddisfazione?
Basta osservare il volto estasiato di un bambino tra le braccia della madre, ammirare la serenità del suo sonno, l'abbandono delle sue braccia, la limpidezza del suo ridere, per capire chi ogni uomo vorrebbe essere. Un bambino.
dopo una esplorazione "rischiosa" nel bosco del reale - sia una condizione allettante.
Tanto più che la conosciamo bene, semplicemente per averla vissuta anche noi, tempo fa, per aver sperimentato la piacevolezza del potere sugli altri, dell'avvertire la presenza di una persona che adatti i suoi bisogni ai nostri, che regoli i ritmi della sua quotidianità in funzione dei nostri vagiti""
Ho copiato questi brevi stralci da "L'Ombra del dubbio" di Aldo Carotenuto - Tascabili Bompiani
domenica 20 novembre 2011
Domenica 20 novembre 2011
Oggi è la giornata mondiale dei diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza.
Ogni tanto arrivano queste giornate che purtroppo poi passano e vengono appartate nella nostra memoria e nella vita di tutti i giorni.
Pensavo in un primo momento di riportare qualche racconto di Gianni Rodari, sempre in prima fila fra gli autori per l'infanzia, ma poi mi sono ricordata di avere scritto qualcosa che riguarda un po' tutti.
Latte e miele
Ogni tanto arrivano queste giornate che purtroppo poi passano e vengono appartate nella nostra memoria e nella vita di tutti i giorni.
Latte e miele
"Io semplicemente mi rifiuto di considerare l'obbedienza una virtù, la curiosità un peccato e l'ignoranza del bene e del male uno stato ideale"
Queste parole sono state scritte da Alice Miller ne "Il risveglio di Eva".
Secondo Fromm l'amore materno presenta due aspetti: quello di tutte le cure necessarie perché il bambino viva e cresca e quello di infondergli l'amore per la vita, il senso che la vita e' bella, la gioia di vivere.
I due aspetti corrispondono rispettivamente ai biblici "latte" e "miele". Molte le madri che sono in grado di dare il "latte", poche quelle che oltre al "latte" sanno dare anche il "miele", perché solo una donna felice può dare anche il "miele", cioè contagiare il bambino con la sua felicita'.
L'essere umano può assumere un ruolo di creatore in vari modi, uno dei quali è l'amore per i propri figli.
"Oggi gli adulti si preoccupano molto che i bambini siano competenti ed efficienti, che sappiano usare il computer e conoscano le lingue straniere, e dimenticano invece quanto sia importante la fantasia.
La fantasia ci aiuta a vivere. In un futuro già presente, l'identità personale sarà sempre meno legata alla professione, poche persone potranno dire di sé: sono un ragioniere, un medico. Per molti il lavoro sarà un'attività marginale, provvisoria, mutevole. Diviene perciò necessario trovare altri interessi, altri luoghi di incontro, altri rapporti. In poche parole: inventarsi una vita." scrive Silvia Veggetti Finzi.
Scrive invece Janet Frame :
"...mi trovai ad assumere la parte a cui più ero abituata, quella della persona passiva la cui vita viene pianificata per lei mentre lei, per paura di essere punita o di suscitare reazioni, non osa rifiutare."
(pag. 470 di Un angelo alla mia tavola – Einaudi Tascabili)
Queste parole sono state scritte da Alice Miller ne "Il risveglio di Eva".
Secondo Fromm l'amore materno presenta due aspetti: quello di tutte le cure necessarie perché il bambino viva e cresca e quello di infondergli l'amore per la vita, il senso che la vita e' bella, la gioia di vivere.
I due aspetti corrispondono rispettivamente ai biblici "latte" e "miele". Molte le madri che sono in grado di dare il "latte", poche quelle che oltre al "latte" sanno dare anche il "miele", perché solo una donna felice può dare anche il "miele", cioè contagiare il bambino con la sua felicita'.
L'essere umano può assumere un ruolo di creatore in vari modi, uno dei quali è l'amore per i propri figli.
"Oggi gli adulti si preoccupano molto che i bambini siano competenti ed efficienti, che sappiano usare il computer e conoscano le lingue straniere, e dimenticano invece quanto sia importante la fantasia.
La fantasia ci aiuta a vivere. In un futuro già presente, l'identità personale sarà sempre meno legata alla professione, poche persone potranno dire di sé: sono un ragioniere, un medico. Per molti il lavoro sarà un'attività marginale, provvisoria, mutevole. Diviene perciò necessario trovare altri interessi, altri luoghi di incontro, altri rapporti. In poche parole: inventarsi una vita." scrive Silvia Veggetti Finzi.
Scrive invece Janet Frame :
"...mi trovai ad assumere la parte a cui più ero abituata, quella della persona passiva la cui vita viene pianificata per lei mentre lei, per paura di essere punita o di suscitare reazioni, non osa rifiutare."
(pag. 470 di Un angelo alla mia tavola – Einaudi Tascabili)
sabato 5 novembre 2011
In penombra
Ci appartiene veramente soltanto ciò che noi stessi portiamo alla luce estraendolo dall'oscurità che abbiamo dentro di noi...
Intorno alle verità che siamo riusciti a trovare in noi stessi spira un'aura poetica, una dolcezza e un mistero i quali non sono altro che la penombra che abbiamo attraversato.
(Da “Tempo ritrovato" - Marcel Proust)
(Da “Tempo ritrovato" - Marcel Proust)
sabato 29 ottobre 2011
Prima e dopo
Siamo arrivati a sabato, l'ultimo di questo mese di ottobre.
Riporto una citazione che mi fa riflettere o, meglio, con la quale
mi piace giocare anche con altri momenti della vita:
Non più, Non ancora.
Durante tutti gli anni che trascorse in America, Hannah Arendt parlò solo rare volte della sua infanzia.
Molto prima che l'ultimo dei suoi parenti lasciasse la casa di famiglia, a Konigsberg nella Prussia orientale, e che la città venisse prima distrutta e poi ricostruita come Kaliningrad, Unione Sovietica, la Arendt aveva già a più riprese scandito la sua vita in "prima" e "dopo".
Ogni volta che lo faceva, il "prima", l'infanzia, diveniva sempre più una faccenda privata, un segreto.
A diciott'anni, studentessa di teologia all'Università di Marburg, prese l'abitudine di operare questa cesura temporale, traducendola nel linguaggio poetico del suo maestro, Martin Heidegger:
"non più" e "non ancora"
Riporto una citazione che mi fa riflettere o, meglio, con la quale
mi piace giocare anche con altri momenti della vita:
Non più, Non ancora.
Durante tutti gli anni che trascorse in America, Hannah Arendt parlò solo rare volte della sua infanzia.
Molto prima che l'ultimo dei suoi parenti lasciasse la casa di famiglia, a Konigsberg nella Prussia orientale, e che la città venisse prima distrutta e poi ricostruita come Kaliningrad, Unione Sovietica, la Arendt aveva già a più riprese scandito la sua vita in "prima" e "dopo".
Ogni volta che lo faceva, il "prima", l'infanzia, diveniva sempre più una faccenda privata, un segreto.
A diciott'anni, studentessa di teologia all'Università di Marburg, prese l'abitudine di operare questa cesura temporale, traducendola nel linguaggio poetico del suo maestro, Martin Heidegger:
"non più" e "non ancora"
giovedì 14 luglio 2011
Un 14 luglio ... anni fa
Il 14 luglio 1918 a Uppsala, nasce Ingmar Bergman.
Su "Lanterna magica", Bergman scrive:
"La verità è che io vivo sempre nella mia infanzia, giro negli appartamenti in penombra, passeggio per le silenziose via di Uppsala, mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi.
Mi sposto con la velocità di secondi. In verità, abito sempre nel mio sogno e di tanto in tanto faccio una visita alla realtà".
Da Lanterna magica - Ingmar Bergman - Edizione CDE spa - Milano su licenza della Garzanti Editore
martedì 7 giugno 2011
Il fantasma dell'infanzia
" Fin da bambino io ricercavo la solitudine, e mi trovavo meglio là dove potevo abbandonarmi indisturbato a me stesso.
E ciò avveniva di solito nell'aperto tempio della natura, dove gustavo le gioie più vere"
(Nietzsche 1858, 15)
Sono giochi pericolosi, che possono guastare qualsiasi relazione; tuttavia non è detto che si tratti di guasti irrimediabili, quando si è tra adulti...
Da "Vivere la distanza" di Aldo Carotenuto - Studi Bompani Editore.
Immagine presa dal web
E ciò avveniva di solito nell'aperto tempio della natura, dove gustavo le gioie più vere"
(Nietzsche 1858, 15)
... Sappiamo bene che la qualità dell'affetto che un essere umano può comunicare a un altro ha sempre una sua tensione, più o meno intensa, proiettiva. Nel caso delle coppie, come i partner di un rapporto di amicizia, accade spesso che il legame si incrini o si appesantisca proprio a causa di una eccessiva tendenza a proiettare contenuti psichici propri nell'altro.
Capita così di essere accusati di tradimento, di poca solerzia d'amore - e chissà quali altre colpe ancora - semplicemente perché ci si fa carico di ciò che l'altro non riesce a percepire di sé.
Diversamente, nell'infanzia si è più sensibili e indifesi nei confronti delle dinamiche proiettive o dei meccanismi nevrotici degli adulti. Il bambino, che dipende interamente dal genitore per la soddisfazione dei suoi bisogni affettivi, impara prima di ogni cosa, e a sue spese, a entrare in sintonia con i desideri della madre...
Ogni bambino ha uno speciale intuito nel captare le comunicazioni inconsce, o comunque non verbali, dell'adulto e nel sintonizzarsi esattamente sull'onda emotiva dell'altro, raggiungendo così una comprensione profonda del suo stato d'animo, anche se su un registro essenzialmente emotivo.Da "Vivere la distanza" di Aldo Carotenuto - Studi Bompani Editore.
Immagine presa dal web
domenica 5 giugno 2011
Tempo di lucciole
Mia madre, quando io ero bambina, non sapeva raccontarmi favole, né cantarmi qualche filastrocca.
Fortunatamente avevo la mia nonna che provvedeva ampiamente a questa carenza materna.
Quando è nata mia figlia, a mia madre si risvegliarono di colpo - penso - tutte le storie, filastrocche, canti... che con me non le venivano. Forse perché, quando io ero piccola, lei lavorava in ufficio e aveva tanti compiti da svolgere anche a casa.
Mi è rimasta impressa in particolare questa canzoncina che canticchiava spesso a mia figlia:
Lucciola lucciola vien da me,
che ti darò il pan del re;
pan del re e della regina,
lucciola lucciola vien vicina.
Lucciola lucciola vieni da me,
ti darò veste da re,
veste da re e mantello da regina
lucciola, lucciola piccolina.
Lucciola lucciola vieni da me,
ti darò letto da re,
letto da re e lenzuola da regina,
lucciola lucciola maggiolina.
Fortunatamente avevo la mia nonna che provvedeva ampiamente a questa carenza materna.
Quando è nata mia figlia, a mia madre si risvegliarono di colpo - penso - tutte le storie, filastrocche, canti... che con me non le venivano. Forse perché, quando io ero piccola, lei lavorava in ufficio e aveva tanti compiti da svolgere anche a casa.
Mi è rimasta impressa in particolare questa canzoncina che canticchiava spesso a mia figlia:
Lucciola lucciola vien da me,
che ti darò il pan del re;
pan del re e della regina,
lucciola lucciola vien vicina.
Lucciola lucciola vieni da me,
ti darò veste da re,
veste da re e mantello da regina
lucciola, lucciola piccolina.
Lucciola lucciola vieni da me,
ti darò letto da re,
letto da re e lenzuola da regina,
lucciola lucciola maggiolina.
giovedì 5 maggio 2011
Domani: festa in giardino
Domani sarà il grande giorno in cui tutta la famiglia radunata butterà all'aria il giardino con tanto di vanghe, motozappa e attrezzi vari.
Abbiamo deciso di rimettere a nuovo il prato e al posto dello stropicciato e ormai inesistente prato "all'inglese", semineremo la dichondra repens, meno pretenziosa ma più pratica. Almeno è quello che speriamo.
Mi auguro che ci sia il sole, mi sembra così bello tornare a giocare con la terra...
Ho letto su un libriccino di Pia Pera intitolato Giardino & Orto Terapia (Salani Editore) le parole che seguono:
"Non è più tempo di venerare le forze della natura immaginando siano divinità, o di sfruttarle biecamente calpestando e distruggendo la bellezza del creato. Il nostro tempo ci chiede altro: di sentirci parte del tutto, entrare nella corrente.
C'è chi teorizza wild zones consapevolmente create, zone dove bambini e ragazzi possono fare libera esperienza di una natura per quanto possibile selvatica. Arrampicarsi sugli alberi. porcarsi le mani. Costruire capanne di salici. Correre, inseguirsi, nascondersi. Giocare a guardie e ladri.
Esercitare, in poche parole, i diritti dei bambini. Come accade in Venti giorni con Julian, delizioso libretto che ogni amante della vita all'aria aperta dobrebbe leggere...
Qui Nathaniel Hawthorne racconta le giornate estive trascorse col figlioletto durante un'assenza della moglie Sophia.
Costretto a pressoché totale inattività, l'attenzione tutta presa dall'ometto, lo scrittore partecipa al gioco della guerra con cardi selvatici e tassi barbassi, impara a vedere il mondo in un pezzo di muschio, si incanta di fronte alla rugiada versata dalle fate con le loro piccole brocche.
Insieme padre e figlio hanno la sensazione di cogliere, sia pure soltanto con la coda dell'occhio, di sfuggita, per un impalpabile istante, e prima che abbia tempo di cambiare aspetto, la Natura colta alla sprovvista, in quei momenti in cui, immersi nella serietà del gioco, pare quasi che gli alberi stiano bisbigliando tra loro."
Abbiamo deciso di rimettere a nuovo il prato e al posto dello stropicciato e ormai inesistente prato "all'inglese", semineremo la dichondra repens, meno pretenziosa ma più pratica. Almeno è quello che speriamo.
Mi auguro che ci sia il sole, mi sembra così bello tornare a giocare con la terra...
Ho letto su un libriccino di Pia Pera intitolato Giardino & Orto Terapia (Salani Editore) le parole che seguono:
"Non è più tempo di venerare le forze della natura immaginando siano divinità, o di sfruttarle biecamente calpestando e distruggendo la bellezza del creato. Il nostro tempo ci chiede altro: di sentirci parte del tutto, entrare nella corrente.
C'è chi teorizza wild zones consapevolmente create, zone dove bambini e ragazzi possono fare libera esperienza di una natura per quanto possibile selvatica. Arrampicarsi sugli alberi. porcarsi le mani. Costruire capanne di salici. Correre, inseguirsi, nascondersi. Giocare a guardie e ladri.
Esercitare, in poche parole, i diritti dei bambini. Come accade in Venti giorni con Julian, delizioso libretto che ogni amante della vita all'aria aperta dobrebbe leggere...
Qui Nathaniel Hawthorne racconta le giornate estive trascorse col figlioletto durante un'assenza della moglie Sophia.
Costretto a pressoché totale inattività, l'attenzione tutta presa dall'ometto, lo scrittore partecipa al gioco della guerra con cardi selvatici e tassi barbassi, impara a vedere il mondo in un pezzo di muschio, si incanta di fronte alla rugiada versata dalle fate con le loro piccole brocche.
Insieme padre e figlio hanno la sensazione di cogliere, sia pure soltanto con la coda dell'occhio, di sfuggita, per un impalpabile istante, e prima che abbia tempo di cambiare aspetto, la Natura colta alla sprovvista, in quei momenti in cui, immersi nella serietà del gioco, pare quasi che gli alberi stiano bisbigliando tra loro."
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