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venerdì 20 luglio 2012

IL POSTO DELLE FRAGOLE (Wild Strawberries - Smultronstället) - Ingmar Bergman


Cinema e teatro: IL POSTO DELLE FRAGOLE (Wild Strawberries - Smultronstället) - Ingmar Bergman

Oggi, ho trovato questo post sul blog di Loris: Cinema e teatro.


Mi ha colpito per la recensione perfetta e lo propongo su questo mio blog.


da http://cinetramando.blogspot.it


A inizio mese, a Bologna, in piazza Maggiore, cinema all'aperto, si proiettava questo film.


Dopo poco, la gente si alzava dalle poltrone e se ne andava.
Devo dire che ci sono rimasta male.


La fretta di questa società, sembra non permettere il centellinare una poesia,  una riflessione dal ritmo lento.
Occorrono violenza, risate sgangherate, tutto quello che non faccia pensare.


Ringrazio Loris e tutti coloro che leggeranno.


giovedì 14 luglio 2011

Un 14 luglio ... anni fa

Il 14 luglio 1918 a Uppsala, nasce Ingmar Bergman.
 
Su "Lanterna magica", Bergman scrive: 

 
"La verità è che io vivo sempre nella mia infanzia, giro negli appartamenti in penombra, passeggio per le silenziose via di Uppsala, mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi.
 Mi sposto con la velocità di secondi. In verità, abito sempre nel mio sogno e di tanto in tanto faccio una visita alla realtà".


Da Lanterna magica - Ingmar Bergman  - Edizione CDE spa - Milano su licenza della Garzanti Editore

lunedì 14 marzo 2011

Gli aforismi del Lunedì

  1. Perché tanta gente dovrebbe essere ridotta a tanta povertà per il bene di così pochi? La Società avrà dunque per scopo puntuale quello di liberare il lavoratore dalla sua miseria (Leibniz)
  2. Abito sempre nel mio sogno e di tanto in tanto faccio una visita alla realtà (Ingmar Berman)
  3. Amare è mettere la nostra felicità nella felicità di un altro. (Leibniz)
  4. Film come sogni, film come musica. Nessun'arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima. (Ingmar Bergman)
  5. Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente. (Mario Monicelli)
  6. Uno scapolo è un uomo che ha tratto delle conclusioni dall'esperienza altrui. (Peter Ustinov)
  7. Senza questi elementi, fame, morte, malattia e miseria noi non potremmo far ridere in Italia. (Mario Monicelli)

domenica 16 gennaio 2011

Lanterna magica

"L'estate in cui compii sedici anni fui mandato in Germania come Austauschkind: Questo significava che per sei settimane sarei rimasto in una famiglia tedesca insieme a un ragazzo della mia età. Quando le sue vacanze fossero iniziate, lui mi avrebbe accompagnato in Svezia e sarebbe stato mio ospite per un periodo equivalente.

Capitai nella famiglia di un prete, in Turingia, in un paesino di nome Haina, a mezza strada tra Weimar ed Eisenach. Il paese sorgeva in una valle allungata, al centro di una regione ricca. Tra le case serpeggiava un piccolo fiume, indolente e torbido. Nel paese c'erano una chiesa gigantesca, una piazza con il monumento ai caduti e una fermata dell'autobus.

La famiglia era numerosa: sei figli e tre figlie, il pastore, sua moglie e un'anziana parente... Qest'ultima aveva i baffi, sudava abbondantemente e dirigeva la casa con un pugno di ferro. Il capofamiglia era un uomo esile, con una barbetta da capra, dolci occhi azzurri, batuffoli di cotone nelle orecchie e un basco nero calato giù sulla fronte. Era colto e amante della musica, suonava diversi strumenti e cantava con una morbida voce tenorile.

Il mio amico, Hannes, sembrava ritagliato da un giornale di propaganda nazionalsocialista: biondo, alto, occhi azzurri, un sorriso franco, orecchie piccolissime e una peluria che sarebbe divenuta barba .
.......................

Poi Hammes mi propose di accompagnarlo a scuola e ascoltare le lezioni..
Fui accolto con esaltata cordialità e fui fatto sedere accanto ad Hannes.
L'aula era ampia, mal tenuta, umida e fredda nonostante fosse estate al di là delle finestre.
Era l'ora di religione, ma sui banchi era posato il Mein Kampf di Hitler.
.......................
La domenica la famiglia andò alla messa. La predica del pastore fu sorprendente. Il suo punto di partenza non furono i vangeli ma il  Mein Kampf.
Dopo la funzione prendemmo il caffè nella casa parrocchiale. Molti ospiti erano in uniforme e io ebbi parecchie occasioni per syendere la mano e dire Heil Hitler.

giovedì 21 maggio 2009

Tempo di fragole


Oggi sono andata dal contadino che vende fragole.

La parola "fragole" mi riporta spesso all'infanzia e al film di Bergman "Il posto delle fragole" - che rimane sempre uno dei miei preferiti.

La fragola è in realtà un falso frutto: la parte commestibile è il ricettacolo floreale accresciuto e costellato in superficie da piccoli acheni, i veri frutti.


Sappiamo tutti dove crescono le fragole: nei boschi e sono le fragoline selvatiche, nei climi temperati con una esposizione non troppo soleggiata e sono quelle che nella maggioranza utilizziamo noi.


Contengono grandi quantità di vitamina C e pectine anti-colesterolo, sono ricche di calcio e contengono fosforo, ferro, magnesio, potassio, vitamine del gruppo B, fibre ...

Dicono siano molto utili in caso di raffreddore e stanchezza, rinforzano infatti i meccanismi di autodifesa dell'organismo.

E' uno dei pochi frutti adatti ai diabetici, poiché contiene uno zucchero, il levulosio, che richiede un basso intervento di insulina per il suo assorbimento.

La fragola selvatica o fragola di bosco è originaria dell'Europa e della Siberia e si è diffusa in tutte le regioni del mondo.

Su indicazione di alcuni botanici a conoscenza della presenza di nuove varietà di origine americana, all'inizio del 1700 - un ufficiale della marina francese importa in Europa, dall'America, piante di fragole differenti da quelle locali, dai frutti meno profumati, ma più polposi.

La coltivazione di queste nuove piante si diffonde velocemente e i nuovi frutti scalzano, sul mercato, le costose fragoline selvatiche.

Qualche notizia sulla vita di Bergman, qui

domenica 11 gennaio 2009

Non ora, non qui


"Mi torna alla mente il passato con parvenza di intero, per un bisogno di appartenenza a qualcosa, che stasera mi spinge verso di esso, verso una provenienza."

Questo breve ed intenso primo libro di Erri De Luca porta già impressi in ogni frase i segni di un vero scrittore: un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile e la integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti.

Qui la memoria non è consolazione, ma è un dramma, e il tempo gioca un suo gioco crudele stabilendo distanze insormontabili tra chi narra e la materia del proprio racconto.

Una luce bianca e densa come quella che filtra da nuvole alte, bagna queste pagine.

E' la luce in cui il protagonista de "Il posto delle fragole" di Bergman vedeva i propri genitori ancor giovani a pescare con la canna sulle rive di un lago.

Leggendo questo libro, che rievoca i sentimenti di una infanzia trascorsa a Napoli e per sempre scomparsa, ho ripensato a quella immagine struggente che dice con assoluta e trasparente immediatezza il dolore per la vita che tutto cancella e ci rende estranei a noi stessi e al nostro passato.

(Raffaele La Capria)

Erri De Luca - Non ora non qui - Ed. Feltrinelli

sabato 13 dicembre 2008

Un Natale in Norvegia


Liv Ullmann nasce a Tokyo nel 1939 da genitori norvegesi. Ha ricevuto la propria formazione d’arte drammatica a Londra, grazie alla madre che acconsentì ad assecondare la vocazione della figlia.

La sua prima apparizione sul palcoscenico fu al Rogaland theatre di Stavanger in Norvegia, quando interpretò “Il diario di Anna Frank”, nel ruolo di protagonista.

Il suo debutto cinematografico risale al 1959, in “The wayward girl” di Edith Carlmar, al quale seguirono altre apparizioni in film svedesi e norvegesi.

Ma a segnare l’inizio di una folgorante carriera fu il suo incontro con Ingmar Bergman nel 1966, anno in cui, insieme a Bibi Anderson, interpretò uno dei capolavori del regista svedese, ovvero “Persona”. In quell’occasione non nacque solo una collaborazione artistica ma una relazione dalla quale nacque una figlia.

Alla figlia - Linn - Liv Ullman dedicò un suo libro : "Cambiare " edito in Italia da Arnoldo Mondadori S.p.A. anno 1977.

..... Il Natale è uno dei miei ricordi migliori. Seduta nella cattedrale con le note dell'organo che penetrano in tutti gli angoli del grande edificio. Al ritorno percorrevamo tutte intirizzite la Munkegaten, che allora era ancora acciottolata. C'erano altre famiglie al nostro fianco animate dalla stessa felicità che provavamo noi.

Poi a casa. E l'odore del maiale arrosto e dei crauti. L'attesa nella stanza buia - dove mia sorella e io sedevamo per terra trepidanti perché sapevamo che nel salotto stavano dando gli ultimi tocchi all'albero per la festa. Il fruscio della carta e passi rapidi che annunciavano chissà quali segreti.

E quando, finalmente, la porta si apriva e noi, le bambine, vedevamo l'albero di Natale per la prima volta, in mezzo alla stanza, tutto luccicante di candeline quasi svenivamo dalla gioia.

La mamma sedeva al piano: Lei che era molto più giovane di quanto non capissi. Piena di desideri che soltanto oggi riconosco, quando è troppo tardi per poterli condividere.

Favole raccontate sulla sponda del letto. Cioccolata calda, pane e burro con le banane e la gelatina di mele. Una donna seduta, china su un libro, la testa di corti capelli castani voltata un poco dall'altra parte. Ogni tanto la alza e mi sorride.

Quella era felicità.

giovedì 27 novembre 2008

Il settimo sigillo



"Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri visi colti nel momento in cui discende la sera, Michael che dorme sul carro, Jof e la sua lira...cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare.
E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere."

(Il settimo sigillo)

mercoledì 26 novembre 2008

Lanterna magica

A Uppsala, nasce il 14 Luglio 1918, Ingmar Bergman.

Figlio di un pastore protestante, con cui si troverà spesso a confrontarsi e che ricorrerà di frequente nel corso della sua opera, percorsa di continuo da riferimenti autobiografici.

« In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà »

Bergman trascorse la prima infanzia seguendo gli spostamenti del padre nelle case parrocchiali di vari paesini e fu educato secondo i concetti luterani di " peccato, punizione, perdono e grazia, temi che saranno poi ricorrenti nei suoi film. Il padre, cappellano all'ospedale di Uppsala, poi parroco alla Hedvig-Eleonora di Stoccolma e infine prelato presso la Corte, pur essendo un eccellente predicatore aveva un temperamento, come scriverà Bergman nella sua biografia, irritabile:
"Non potevamo fischiare, non potevamo camminare con le mani in tasca. Improvvisamente decideva di provarci una lezione e chi s'impappinava veniva punito. Soffriva molto per il suo udito eccessivamente sensibile, i rumori lo esasperavano"
Egli impartì al figlio una educazione molto severa le cui tracce si riscontreranno spesso nei suoi film; la figura del padre sarà portata sullo schermo in tre film, Fanny e Alexander (1982), Con le migliori intenzioni (1992) e Conversazioni Private (1996).
La madre aveva un eccessivo carico di lavoro , era tesissima, non riusciva a dormire, faceva uso di forti sedativi che avevano effetti collaterali quali l'irrequietezza e l'ansia.
Ingmar, aveva un fratello maggiore di quattro anni che tenterà più tardi il suicidio e che si trasferirà a Uppsala, e una sorella minore di quattro anni.

"La famiglia aveva una benefattrice arciricca di nome zia Anna. Ci invitava a feste per bambini con giochi di prestigio e altri divertimenti, a Natale faceva sempre regali costosi e intensamente desiderati e ogni primavera ci portava alla prima del circo Schumann, al Djurgarden. L'avvenimento mi metteva in uno stato di febbrile eccitazione: Il tragitto in automobile con l'autista in uniforme della zia Anna, l'ingresso nell'norme edificio di legno splendidamente illuminato, i profumi misteriosi, l'ampio cappello della zia, l'orchestra fragorosa, la magia dei preparativi, il ruggito delle belve dietro le tende rosse da cui uscivano i cavallerizzi." ..

I brani autobiografici riportati sono contenuti nel libro "La Lanterna magica" - autobiografia di Ingmar Bergman - Edizione CDE spa -Milano su licenza della Garzanti Editore

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