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martedì 17 aprile 2012

Le Dee della Primavera: un vecchio post



Visto che continua a rimanere in testa, almeno secondo blogger, alla classifica dei post più popolari, ho deciso oggi, di riproporre un mio vecchio post: Le Dee della Primavera.
Sperando che sia di auspicio, perché sicuramente è vero che fino a poco fa c’era mancanza di pioggia, ma ora come ora, a mio avviso c’è assenza di sole, di luce e di calore.



Le Dee della Primavera


trifoglio fiore.jpg
Primavera è la stagione del risveglio della natura. 


L'improvviso sbocciare dei fiori, il volo degli uccelli migratori che fanno ritorno e la gioiosa danza di accoppiamento degli animali hanno sempre rappresentato un richiamo ancestrale molto potente, oltre che una fonte di inesauribile ispirazione per poeti e artisti.


Il simbolo della primavera è il tenero trifoglio, mentre i suoi colori sono tutte le tinte pastello e in particolare il rosa, che ci ricorda i rami dei peschi in fiore.


Est è la sua direzione, quella dove sorge il sole.


Primavera ha un'energia di "disponibilità", è esposta a contatti ed influenze (il fuoco la riscalda, l'acqua la appesantisce) e, come il vento di primavera, non è possibile imprigionarla poiché la libertà le appartiene.


Dato che tutti vibrano nella stessa energia della natura, anche gli esseri umani come gli animali e le piante sperimentano in primavera un desiderio di apertura, che spinge a fare nuovi progetti, a creare nuovi scambi, a desiderare nuovi incontri.


E' un po' come che si risvegliasse ogni volta, con l'arrivo della primavera, l'emozione della giovinezza, con tutto il carico di inquietudine, curiosità e allegria che la caratterizza.


E così anche noi siamo chiamate a rinascere noi stessi, come fa la natura, a rinnovarci, a lasciare indietro le pesantezze invernali per guardare alla nostra vita da una nuova prospettiva.


spring-flowers-pink....jpg


Non c'è da stupirsi dunque, se ogni cultura ha "prodotto" le sue Dee che, archetipicamente, rappresentano il risveglio della natura a primavera e, per assonanza, quella fase della vita che precede la maturità, e che coincide - rispetto alle fasi lunari - alla luna crescente:
la fanciullezza, quel tempo in cui tutto deve ancora accadere e la vita appare piena di possibilità, l'alba del nuovo giorno che deve ancora arrivare, il fiore che ancora non è diventato frutto, ma già contiene tutto il potenziale del suo intero ciclo.

sabato 7 aprile 2012

Pasqua e Anni d'Infanzia

Penso si tratti di una mia stranezza non ancora razionalizzata.
Certo è che, in prossimità della Pasqua, ogni anno vado a rileggere alcune pagine di "Anni d'Infanzia" di Sergej T. Aksakov.


Mi sono appena accorta di averlo fatto anche sul blog l'anno passato
Qui, in questo post ne avevo già riportate alcune righe.
Ne ripropongo qualcun'altra  ora:




betulle-in-una-foresta.jpg




" Ma è forse possibile mettersi a leggere o a scrivere, quando cominciano a fiorire i ciliegi odorosi, quando si schiudono i germogli delle betulle, quando i neri cespugli di ribes si rivestono della lanugine biancastra delle foglioline rugose che si stanno aprendo, quando i pendii delle montagne si ricoprono di  crochi lilla, azzurri, gialli e bianchi, che spuntano sotto la neve e che vengono chiamati sogno, quando l'erba ancora arrotolata a tubicino ricopre tutta la terra avvolgendo i boccioli dei fiori; quando le allodole dalla mattina alla sera si librano nell'aria proprio sopra il cortile, diffondendo i loro canti sommessi e uniformi che svaniscono nel cielo, canti che allora toccavano le corde del mio cuore e che non mi stancavo di ascoltare....


ribes.jpg


...quando le coccinelle e tutti i piccoli insetti escono alla luce di Dio, le farfalle bianche e gialle cominciano a baluginare e i bombi e le api  a ronzare; quando c'è movimento nell'acqua, rumore sulla terra, fremito nell'aria, quando anche i raggi del sole palpitano, penetrando attraverso la rorida primavera, intrisa di elementi vitali .... "


Anni d'Infanzia di Sergej T. Aksakow - Arcana Editrice, 1990.

giovedì 29 marzo 2012

Dopo Facebook

foto_dune_fiori_ponte.jpg


Venite avanti, fiori!


Venite avanti, fiori! Sulla collina e sul prato.
un soffio di dolcezza gioca col mare,
e tra i sorrisi e le lacrime della tenera primavera,
su rami gocciolanti ho sentito il tordo cantare.


Voi calici e stelle che coprite la bella verde campagna,
voi ali d'oro che le spinose ginestre procurano,
voi malinconiche campanule nate per feste purpuree,
voi bianco-lattee gemme di biancospino dell'ammantante rovo,
voi gemme di viola e gemme di zaffiro blu,
languidi avvampanti anemoni e timida combriccola di elfi
fiori-di-biancospino.JPEG

Da ogni muro diroccato venite fuori! e gettate
intorno a me spargete la vostra primavera, mentre io canto.





Da "Un canto di saluto" - E. M. Holden


domenica 25 marzo 2012

Previsioni ... meteo - informatiche

O, come sottotitolo, 

Notizie del mio computer.

Ieri finalmente è arrivato il tecnico qui a casa, puntualissimo, alle 14 e  30. 
Abbiamo, mio marito e io, spiegato le varie malattie, dando la priorità alle schermate blu, e facendo seguito con le icone strane che si erano sovrapposte alle altre standard.
Prima diagnosi: "Sicuramente un virus".

Comincia con una bravura per me inconcepibile a togliere, rimettere... ecc...
Alle 16 e 30 decidiamo di prenderci tutti e tre un caffè. Scendiamo in cucina, chiacchieriamo un po' - di cani essenzialmente - perché Frida seguiva docilmente tutti i nostri movimenti.

Decido che a questo punto non è più necessaria la mia presenza e, con Frida vado in giardino. Tolgo qualche erbaccia, mi guardo intorno. La Natura è davvero un incanto. 

Ciliegi selvatici
La temperatura è mite e finalmente potrò scrivere ancora sul mio blog.
Squilla poi il cellulare, è mia figlia che mi chiede se il tecnico ha sistemato il computer.


Le telefonate con mia figlia sono spesso, non sempre, chilometriche e mi fanno talmente piacere che mi concentro soltanto in questo.

Al punto che non ho visto passare il tecnico con il computer.
Mi sono accorta, così, di sfuggita che era fuori dal cancello e aveva il bagagliaio della sua auto aperto.


Sintetizzando, sto scrivendo dal portatile di mio marito, ma è troppo faticoso per me.... per vari motivi, primo perché mi sembra un altro pianeta.


Nonostante questo, almeno posso entrare nei blog di chi mi segue.


Forse martedì prossimo potrei rientrare in possesso del mio, se tutto andrà bene.


Fortunatamente è primavera...

Prunum avium


Un abbraccio e buona domenica a tutti!

Le immagini dei ciliegi selvatici sono prese dalla rete


giovedì 22 marzo 2012

Un concerto a Göttingen


Devo avvisare chi mi legge che il mio computer è in attesa del tecnico.
Sono ritornate le schermate blu che avevo creduto scomparse ...
Quindi chiedo scusa, perché  difficlmente riuscirò a passare dai vostri blog, finchè tutto non ritorna nella norma.
E, anzi, voglio sperare bene ...


Mi rendo conto di quanto sia importante per me internet, in queste circostanze.
Non riuscendo proprio a guardare la televisione, mi sento tagliata fuori da quanto succede nel mondo. E proprio in un periodo dove sento di dover essere presente, almeno a livello di informazione.


Nel frattempo è arrivata davvero la primavera, con i suoi fiori e l'aria più calda.
Quest'anno mi colpisce di meno il miracolo di questa stagione che si rinnova,  angosciata come sono dal clima politico di questi tempi.
Stiamo assistendo a qualcosa che ci mortifica tutti: la scomparsa del diritto al lavoro e ... altro.


Leggo da ieri un libro che ho scelto a caso per via del titolo, 

Il cortile dei girasoli parlanti.

Ne riporto uno stralcio:


"Andai in Germania dopo l'esame di maturità.
La città di Göttingen, con la sua grande università, era stata poco toccata dalla guerra, e nel mio ricordo è piena di alberi e fontane; la più nota si chiamava Gänseliesel, la Lisetta con l'oca. Era una statua di modesta altezza, dall'aria gentile e romantica — affabile, direi — che ci inteneriva tutti, una ragazzina campagnola che portava a spasso una bella oca grassa.


Lisetta a Göttingen


Non c'erano tradizioni né leggende antiche dietro il suo bel visetto, ma solo l'amore della città, che, volendo una bella fontana nella centrale piazza del Mercato, decise che fosse una popolana, invece che qualche austero universitario.


Tutti noi studenti l'amavamo, e le portavamo mazzi di fiori, da quando salire a baciarla era stato tassativamente proibito dalle autorità civili e accademiche.


Con Bruno, il mio ragazzo di allora (provvisorio: non volevo studenti di medicina!), un giorno arrivammo con un mazzetto di giunchiglie e ci sedemmo sul bordo della fontana.


Poi lui si aprì sulle ginocchia un piccolo giradischi e disse: "Chiudi gli occhi e ascolta".


Fu così che io, ignorantissima di musica, ascoltai per la prima volta sul serio, con un'intensità moltiplicata dall'emozione amorosa, il Concerto per violino e orchestra di Beethoven, e me ne innamorai per sempre."


Il libro è di Antonia Arslan - Il cortile dei girasoli parlanti - ed. Piemme, 2011.

venerdì 16 marzo 2012

A proposito di Primavera

Il ciclo delle stagioni si rinnova di anno in anno e nonostante questo, ogni stagione, al suo ritorno, porta a noi sempre qualcosa di nuovo o di intramontabile.


A volte ci sono testi di canzoni che raggiungono la nostra interiorità, forse meglio di una poesia famosa.
Certo, anche la musica che accompagna il testo ha una sua importanza.


Comunque oggi ripropongo questo testo, sapendo che in tanti sapranno riconoscerlo.
Ma in fondo al testo metterò anche il link per poterla ascoltare....





La stagione del tuo amore 
non è più la primavera 
ma nei giorni del tuo autunno 
hai la dolcezza della sera 
se un mattino fra i capelli      
troverai un po' di neve 
nel giardino del tuo amore 
verrò a raccogliere il bucaneve 

passa il tempo sopra il tempo 
ma non devi aver paura 
sembra correre come il vento 
però il tempo non ha premura 
piangi e ridi come allora 
ridi e piangi e ridi ancora 
ogni gioia ogni dolore 
poi ritrovarli nella luce di un'ora 

passa il tempo sopra il tempo 
ma non devi aver paura 
sembra correre come il vento 
però il tempo non ha premura 
piangi e ridi come allora 
ridi e piangi e ridi ancora 
ogni gioia ogni dolore 
puoi ritrovarli nella luce di un'ora 


Il link per chi voglia ascoltarla:
http://youtu.be/sAAqcKmWB0s


venerdì 2 marzo 2012

E' già marzo





E la primavera appare nel bel giardino,
simile al sentimento d'amore ovunque sentito;
e ogni fiore ed erba sull'oscuro petto della Terra
si sveglia dai sogni del suo riposo invernale.
Il bucaneve e poi la viola
si levarono dal suolo umido di tiepida pioggia,
e il loro respiro si confondeva col dolce odore 
che emanava dalle zolle come la voce con lo strumento

(Percy Bysshe Shelley)


lunedì 21 marzo 2011

Equinozio di Primavera

Osservando la Natura all'Equinozio, si nota innanzitutto il perfetto equilibrio tra le ore di luce e di buio, con la tendenza, ora, al prevalere della luce.

Il seme sepolto nel terreno rompe le zolle ed emerge a nuova vita; le gemme prorompono dai rami e rivestono gli alberi di fiori.

Tutta la Natura è in espansione, pronta a moltiplicarsi, pronta a dare i suoi frutti.

 
Il mese di Marzo era dedicato a Marte. 
Il Marte dell'Equinozio non è però il dio bellicoso delle battaglie, ma piuttosto il principio maschile di natura ignea, che deve congiungersi a Venere.

In un testo di Majer si trovano queste parole:


"Se congiungi questo Marte con la Venere e li leghi con una catena invisibile, si concepirà una soavissima fanciulla, il cui nome è Armonia."
 
Armonia, nata dalla fusione dei contrari, era la protettrice della concordia e dell'ordine morale e sociale, rappresentava quindi l'equilbrio tra l'egoità e la necessità della vita sociale.

domenica 20 marzo 2011

E la primavera


E la primavera apparve nel bel giardino,
simile al sentimento d'amore ovunque sentito;
e ogni fiore ed erba sull'oscuro petto della terra
si sveglia dai sogni del suo riposo invernale.

Il bucaneve e poi la viola
si levarono dal suolo umido di tenera pioggia,
e il loro respiro si confondeva col dolce odore
che emanava dalle zolle come la voce con lo strumento.

(Percy Bysshe Shelley)

venerdì 15 maggio 2009

Qualche riflessione sul rospo comune


Riporto qualche brano di questo articolo scritto da George Orwell:

"Il fatto che i piaceri della primavera sono disponibili a chiunque e non costano niente ... nemmeno le stradine cupe e strette intorno alla Banca d'Inghilterra possono tenerla a distanza, perché la primavera penetra dovunque, come uno di quei nuovi gas velenosi che passano attraverso tutti i filtri.
Spesso si dice che la Primavera è 'un miracolo' ... Dopo i durissimi inverni che abbiamo dovuto sopportare di recente, la primavera sembra davvero miracolosa, perché era sempre più difficile convincersi che sarebbe tornata ...

"E' male trarre piacere da questo e da altri cambiamenti stagionali? Per dirla con maggior precisione, è politicamente reprensibile, nel momento in cui tutti stiamo gemendo (o dovremmo genere) sotto la macina del sistema capitalistico, compiacersi del fatto che la vita è più degna di essere vissuta perché un merlo canta, un olmo ingiallisce in ottobre, o si verifica qualche altro fenomeno che non costa niente e manca di ciò che i giornali di sinistra chiamano "la prospettiva di classe?" So per esperienza che un qualsiasi riferimento alla "natura" in uno dei mie articoli mi farà piovere un certo numero di lettere di protesta... Una è che il trarre piacere dai comuni processi della vita incoraggia una sorta di quietismo politico: la gente, si pensa di solito, deve essere insoddisfatta ed è nostro compito moltiplicare le nostre richieste, non gioire di quello che amiamo già.

L'altra idea è che noi viviamo nel tempo delle macchine e che non amare le macchine sia reazionario, frutto di arretratezza mentale e anche un po' ridicolo. ...."


"Qualche riflessione sul rospo comune" è un delizioso articolo scritto da George Orwell nel 1946 e riportato in Cronache Bradburyane da Giuseppe Lippi.

domenica 5 aprile 2009

Le Dee della Primavera: EOSTRE


Dal post precedente a questo, seguito a parlare degli antichi miti legati alla Primavera. Sempre dal Cerchio della Luna:

"I popoli del Nord Europa che erano particolarmente legati alla natura con i suoi ritmi, accoglievano la primavera, identificandola con Oestara o Eostre, giovane dea celtica dall'aspetto di una fanciulla.

La dea, archetipo di madre natura stessa, veniva rappresentata con fiori tra i capelli e abiti colorati come i prati a primavera, simbolo stesso della giovinezza e di tutte le sue più belle qualità.

Il suo nome significa "Stella dell'Est" e questo ci riconduce a Venere, la stella del mattino e ad Afrodite, la dea dell'amore.

Eostre dà il nome alla Pasqua (che in inglese si chiama Easter) e molte delle tradizioni cristiane hanno le loro origini proprio in questa giovane, ma antica dea sassone.

I suoi simboli sono le lepri e le uova.

Infatti una dolce leggenda narra che un leprotto voleva così piacere a Eostre che lasciava in giro uova dipinte con i colori dell'arcobaleno, per lei.

Quando si presentò a lei con il suo dono, lei fu così contenta che desiderò condividere la sua gioia con tutti gli uomini della terra e chiese al leprotto di andare in giro per il mondo a donare le uova colorate; e forse per questo, ancora oggi noi le decoriamo.

Conigli e lepri sono noti simboli della fertilità e la Dea veniva rappresentata dagli antichi con un coniglio nella luna piena.

Dunque la lepre di Eostre, che deponeva l'uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell'anno, si è trasformata nell'odierno coniglio pasquale che porta in dono le uova di cioccolato.

L'uovo, a sua volta, è un antichissimo simbolo di vita, di creazione e di rinascita.

Non a caso la nascita del mondo da un uovo cosmico veniva celebrata presso molte civiltà in corrispondenza con la festa equinoziale di primavera, quando la Natura risorge e le ore di luce iniziano a prevalere su quelle notturne."

Le Dee della Primavera



Primavera è la stagione del risveglio della natura. L'improvviso sbocciare dei fiori, il volo degli uccelli migratori che fanno ritorno e la gioiosa danza di accoppiamento degli animali hanno sempre rappresentato un richiamo ancestrale molto potente, oltre che una fonte di inesauribile ispirazione per poeti e artisti.

Il simbolo della primavera è il tenero trifoglio, mentre i suoi colori sono tutte le tinte pastello e in particolare il rosa, che ci ricorda i rami dei peschi in fiore.

Est è la sua direzione, quella dove sorge il sole.

Primavera ha un'energia di "disponibilità", è esposta a contatti ed influenze (il fuoco la riscalda, l'acqua la appesantisce) e, come il vento di primavera, non è possibile imprigionarla poiché la libertà le appartiene.

Dato che tutti vibrano nella stessa energia della natura, anche gli esseri umani come gli animali e le piante sperimentano in primavera un desiderio di apertura, che spinge a fare nuovi progetti, a creare nuovi scambi, a desiderare nuovi incontri.

E' un po' come che si risvegliasse ogni volta, con l'arrivo della primavera, l'emozione della giovinezza, con tutto il carico di inquietudine, curiosità e allegria che la caratterizza.

E così anche noi siamo chiamate a rinascere noi stesse, come fa la natura, a rinnovarci, a lasciare indietro le pesantezze invernali per guardare alla nostra vita da una nuova prospettiva.

Non c'è da stupirsi dunque, se ogni cultura ha "prodotto" le sue Dee che, archetipicamente, rappresentano il risveglio della natura a primavera e, per assonanza, quella fase della vita che precede la maturità, e che coincide - rispetto alle fasi lunari - alla luna crescente:

la fanciullezza, quel tempo in cui tutto deve ancora accadere e la vita appare piena di possibilità, l'alba del nuovo giorno che deve ancora arrivare, il fiore che ancora non è diventato frutto, ma già contiene tutto il potenziale del suo intero ciclo.

da Il Cerchio della luna

segue ...

venerdì 27 marzo 2009

Sorprese dei sensi


Nelle mattine di primavera, seduto in una comoda panchina, con il cielo ancora scuro all'orizzonte, mi metto in attesa del sorgere del sole. Un misterioso gusto del bello mi avvolge vestendomi di un gigantesco e surreale tulipano profumato che appare d'incanto nella mia eccitata immaginazione.

Amo osservare il mare di primo mattino: nel fresco nato dal riposo del sole. In particolare sono rapito dalla sua evoluzione di luci e colori che si formano con l'alba primaverile nascente pigra all'orizzonte.

Riprovo puntualmente l'emozione della provvisorietà e luminosità delle cose belle. In questo caso è il piacere per una atmosfera donata dal sorgere del sole: finché non diviene abbagliante.

La mia ammirazione non ha confini per questa massa di fuoco amica. Mi stupisce come essa, rossastra e potente, si impone alla mia vista: sembra una divinità sconosciuta intenta ad animare miracolosamente la materia ancora dormiente.

Rimango incantato e un po' assente al mondo conosciuto, quando in compagnia delle stelle, sempre più debolmente accese nel cielo, questa immensa sfera di fuoco si alza imperiosa all'orizzonte lasciandosi guardare, anche se per soli pochi minuti.

Ma sono momenti che, seppur brevi, manifestano il senso spirituale della vita che è estetico e poetico: spesso nascosto dai bisogni più urgenti della vita.

In questa breve esperienza si assiste ad un esempio pratico e visivo della fusione tra spirito e materia, tra Dio e l'uomo. Attimi anche di tregua da una differenza di solito conflittuale tra l'uomo e Dio. Desiderio di materia e amore di Dio che mettono in contrapposizione anche i desideri mondani con quelli spirituali.


Dopo un po' che si osserva il sole, rossastro e dipinto di divino, così disponibile allo sguardo, qualcosa di misterioso e insolitamente potente sembra prendere il sopravvento. Il sole non si lascia più guardare: si alza sempre di più diventando forse solo divino, lungo un gioco di abbagliamenti: diviene luce accecante di mistero.

Le stelle, simili per pochi istanti a mitici e irraggiungibili diamanti, splendono sopra uno specchio di acqua calmo e silenzioso che diviene via via sempre più luminoso, mostrando colori striati, ogni giorno diversi e unici per la vista.
Colori che vivono per pochi minuti: il tempo di trasmettere gioia visiva e infondere ottimismo per la vita con i suoi misteri.
Verranno sostituiti da colori abituali, domestici e noti.

Mi soffermo sempre più estasiato, quasi rapito dalla bellezza e dal potere di quel che sta straordinariamente modificandosi intorno a me.
Ammiro sorpreso ciò che il sole provoca nella natura circostante semplicemente alzandosi all'orizzonte.

Un bisogno di contatto con la fascinosità, di potenza eterna ... mi spinge a veder ripetere ogni mattina, nel fresco e profumato mattino primaverile, il miracolo della rinascita del sole. Un gigante rosso rutilante che famigliarizza in pochi istanti con il mio desiderio di paternità.


Osservo il mare, sotto l'influsso del calore del mito del padre. Uno specchio d'acqua che da una conformazione piatta e infinita comincia lentamente a dar segni di vita increspandosi impercettibilmente e animandosi di luci riflesse rosso arancio e magenta. Solo più tardi diventerà di un verde trasparente familiare.



Un'acqua ancora silenziosa, bruna e oleosa: sembra aver riposato con l'uomo e appare pronta a svegliarsi lentamente con lui accompagnandolo nel fervore delle sue attività.

E, grazie alla potenza del nostro astro che va rivestendosi sempre più di luce imperiale con un colore oro fiammante, vengo preso da una forma d'amore per il suo lavoro, teso a dare vita a me e a ciò che mi circonda.
Il sole si alza lentamente all'orizzonte, divenendo sempre più caldo e presente, conquistando e animando la vita biologica che giace sotto il dominio impossibile e a tratti razionale dell'uomo.


di Biagio Giordano

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