Visualizzazione post con etichetta mitologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mitologia. Mostra tutti i post

lunedì 21 marzo 2011

Equinozio di Primavera

Osservando la Natura all'Equinozio, si nota innanzitutto il perfetto equilibrio tra le ore di luce e di buio, con la tendenza, ora, al prevalere della luce.

Il seme sepolto nel terreno rompe le zolle ed emerge a nuova vita; le gemme prorompono dai rami e rivestono gli alberi di fiori.

Tutta la Natura è in espansione, pronta a moltiplicarsi, pronta a dare i suoi frutti.

 
Il mese di Marzo era dedicato a Marte. 
Il Marte dell'Equinozio non è però il dio bellicoso delle battaglie, ma piuttosto il principio maschile di natura ignea, che deve congiungersi a Venere.

In un testo di Majer si trovano queste parole:


"Se congiungi questo Marte con la Venere e li leghi con una catena invisibile, si concepirà una soavissima fanciulla, il cui nome è Armonia."
 
Armonia, nata dalla fusione dei contrari, era la protettrice della concordia e dell'ordine morale e sociale, rappresentava quindi l'equilbrio tra l'egoità e la necessità della vita sociale.

domenica 21 giugno 2009

Diana, il Potere della Luna




La Luna prende dunque il posto del sole e il suo culmine è proprio nel solstizio d'estate, sotto il segno del Cancro, domicilio lunare, in cui il Sole inizia a perdere potenza, perché il giorno d'ora in poi sarà sempre più corto e la notte più lunga.

Ma, nel giorno di San Giovanni, alle Acque si associano i Fuochi. Perché il dominio della Luna non è definitivo.
In certe immagine antiche, si vede Latona con i suoi due figli, Diana-Artemide e Apollo, la Luna e il Sole.

Diana e Apollo, appena nati, daranno origine rispettivamente all'Albero dei Fiori d'Argento e all'Albero dei Fiori d'Oro.

Narra il mito che Latona, sul punto di partorire, non trovasse alcuna terra disposta ad ospitarla, in quanto Era, gelosa (Zeus era infatti il padre di Apollo e Diana) proibì ad ogni terra si ospitarla. Alla fine fu Delo che la accolse (a quei tempi Delo era ancora un'isola errante).
In segno di ricompensa, l'isola fu fissata con quattro pilastri al fondo del mare.



Sul monte che sovrasta la miniera
Finalmente è sbocciato il Fiore d'Oro;
Sovrana ora tu sei della tua fiera
E la Luna compensa il tuo lavoro.

(Zoroaster, 1236)

domenica 14 dicembre 2008

Yule, Solstizio d'Inverno






Stiamo arrivando al Solstizio d'Inverno, quando la notte è la più lunga dell'anno: da questo punto in poi il Sole inizierà la sua lenta risalita sull'orizzonte e le ore di buio perderanno progressivamente terreno rispetto a quelle di luce.

Il Solstizio d'Inverno è un giorno molto speciale: fin dai tempi più antichi si dice che in questa data sia possibile un evento eccezionale fortuito, la realizzazione di un importante desiderio.

Diceva un epigramma latino: "Auree monete procuri dicembre, alla tua festa di Saturno."

Nell'antica festa dei Saturnali, tenuta il giorno del Solstizio d'Inverno, era lecito ciò che normalmente era illecito, lo schiavo poteva burlarsi del padrone e il gioco d'azzardo era permesso.

Si festeggiava il ritorno dell'Età dell'Oro in cui aveva regnato Saturno e dove la gente viveva felice, senza povertà né malattie, senza guerre e nella piena abbondanza dei frutti della Terra.

La statua di Saturno veniva liberata dalle fasciature che la celavano per il resto dell'anno e veniva esposta per tutto il periodo dei festeggiamenti.

Saturno era in origine un dio saggio e benefico che giunse in Italia prima della fondazione di Roma e regnò assieme a Giano (il signore delle porte e degli inizi).

Saturno insegnò l'agricoltura e le altre arti alle popolazioni italiche, dando appunto inizio all'Età dell'Oro.

Questo mito è molto diffuso e, anche se con nomi diversi, molte tradizioni esoteriche narrano di un uomo barbuto che giunse dal mare per dare inizio ad una Età dell'Oro; ad esempio nelle Ande questo dio viene chiamato Viracocha, in Egitto è Osiride, il cui regno sarà ristabilito da Horus.

Come tutti questi eroi divini, anche il Saturno italico - narra la leggenda - all'improvviso scomparve; al suo posto subentrò Crono, il Tempo, il cui falcetto non servì più per mietere le messi, ma per evirare il padre, per uccidere cioè, la vecchia scienza.

venerdì 5 dicembre 2008

Dioniso e Apollo

Gli antichi, come le tribù primitive prima di loro e dei giorni nostri, concepivano l'esistenza come una equazione, in cui gli opposti si fondono in un'unica equivalenza e non a modo nostro, come una dialettica di concetti che si escludono tra di loro.

Apollo non era, all’inizio, il contrario di Dioniso, bensì l’altro aspetto, e questi due dei, insieme, davano espressione alla realtà esistenziale percepita dai Greci

Le pulsioni incontrollate, personificate da Dioniso, non rappresentavano un polo morale, o meglio, come si direbbe oggi, immorale, bensì erano accettate per quello che sono: una parte del proprio sé.

Era l’altra faccia della moneta di Apollo.

La scissione di un unico concetto, sintesi di questa realtà esistenziale, in due parametri divergenti fino all’antitesi, è uno sviluppo posteriore che porterà al platonismo e, infine, all’idea di bene e male del cristianesimo, che sarà il culmine di questa evoluzione.

Dioniso aveva aspetti molto diversi. In forma umana lo si rappresentava con una maschera barbuta.


Il dio era l’antitesi della bellezza apollinea dalle proporzioni plastiche perfette, e rappresentava gli eccessi, l’ebbrezza, la sfrenatezza, la perdita di controllo e l’orgiastico. Durante le feste in suo onore le Bacchanalia (Dyonisia), le donne abbandonavano le proprie famiglie, andavano sui monti vestite di pelli di fauno e gridavano “Euoi”, il grido rituale .
Danzavano alla luce di fiaccole al ritmo del flauto e del tympanon.


Mentre erano sotto l’ispirazione del dio avevano forze occulte, l’abilità d’incantare i serpenti, e forze sovrumane che permettevano loro di dilaniare animali vivi e sbranarli.

L’ebbrezza di Apollo, invece - quella di cui Nietzsche parla, non è la stessa ebbrezza di quella dionisiaca, quella bestiale che si traduce nel grido orgiastico dell’orgasmo, ma quella della contemplazione, uno stato di godimento celestiale, paradisiaco....

Il concetto di una sublimazione che canalizza le energie dionisiache distillandole e depurandole fino al raggiungimento della loro meta, questa volta verso l’esterno invece che compressa verso l’interno, era stato sintetizzato da Nietzsche nella formula “ebbrezza di Apollo”.

lunedì 24 novembre 2008

Madre

" Pungolo acuto, l'angoscia le straziò il cuore; le sue care mani lacerarono il velo sui capelli fragranti di ambrosia, ambo le
spalle poscia coprì con vesti scure, si precipitò sopra terre e mari, come san fare gli uccelli, sempre cercando.

Nessuno però volle darle notizie, né dio alcuno, né veruno degli umani mortali.

Per nove giorni Demetra sovrana vagò per la terra, con nelle mani faci accese, sofferente ricusò l'ambrosia, disdegnò del nettare la bevanda dolce di miele e mai non bagnò le membra "

( Inno omerico a Demetra )

L'amore di una madre: la ciclicità delle stagioni.


Demetra, dea del grano, delle messi - sprofonda in un dolore lacerante - per la sparizione improvvisa di sua figlia Kore, misteriosamente inghiottita dal terreno mentre stava raccogliendo fiori insieme alle figlie di Oceano in un campo.



La madre ancora non lo sa, ma è stato Ade a rapirla. La fanciulla si è ribellata, ha urlato la sua disperazione, ma invano: il dio degli Inferi l'ha trascinata giù, nelle profonde viscere della terra, per farne la sua sposa.

La verginità di Kore ("fanciulla") è tramontata: da ora in poi la giovane Dea sarà chiamata Persefone, "colei che conduce verso la morte".

Non potrà essere più la stessa dopo avere assimilato le ombre e conosciuto le vorticose, torbide labbra di Ade.

Demetra per il dolore erra per nove giorni alla ricerca della sua amata Kore: non mangia, non beve, non si lava.

Celeo, il re di Eleusi, nella cui casa Demetra si ferma sotto le sembianze di una vecchia - le costruirà il tempio che la Dea esige, così come esige che tutto il popolo eleusino le renda onore.

Lì , in questo tempio, la Madre Cosmica si siede in solitudine, chiudendosi al resto del mondo e trasformando la propria amarezza in desolazione, morte, siccità, distruzione.

Tutta la natura è sconvolta ed ogni coltivazione diventa impossibile.

Zeus, preoccupato per la dilagante carestia, manda messaggeri a Eleusi per convincere la Dea a tornare sui suoi passi, ma Demetra annuncia che mai più tornerà sull'Olimpo né farà germogliare il terreno, se prima non le verrà resa la figlia.



Ade deve acconsentire che la sposa torni dalla Madre, ma prima - furtivamente - le fa ingoiare un chicco di melagrana che assoggetterà Persefone ad una esistenza alternata: potrà restare con la Madre per due terzi dell'anno, ma dovrà trascorrere l'altro terzo presso Ade:
tornerà sulla Terra ogni primavera, insieme al rifiorire della Natura.

Delusa per questa condizione, ma felice per il ritorno della figlia, Demetra rientra finalmente nell'Olimpo e mentre sale verso il Cielo i frutti cominciano di nuovo a germinare e ovunque sbocciano fiori.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Visualizzazioni totali