La celebrazione finale dei Misteri ad Eleusi durava nove giorni: i primi tre erano di preparazione e di purificazione.
Nel quarto giorno un carro trainato da buoi sfilava davanti ai soli Iniziati, mentre i profani erano obbligati a ritirarsi persino dalle finestre. Al seguito del carro sfilavano alcune donne che portavano delle ceste contenenti nell’ordine: focacce (nero) (il pane allora non era bianco ma quasi nero), lana (bianco), melagrane (rosso fuoco) e papaveri (rosso).
Il “rosso” dei papaveri ha comunque una valenza di “oro” che si aggiunge all’oro di cui erano fatte le ceste.
Infatti i papaveri, nascendo nei campi di grano e quindi sacri a Demetra, a cui si ispiravano i Misteri Eleusini, rappresentano il confine tra ciò che è commestibile e ciò che non lo è.
Sono in definitiva un alimento sacro che non è un vero alimento e rinascono nel grano che ha il colore dell’Oro senza essere stati seminati, come quindi la Fenice.
E’ stupefacente, come già allora, vi fosse un simbolismo così preciso e dettagliato.
Nel quinto giorno i Mystes dovevano vagare al buio per tutta la notte, imitando la ricerca che fece Demetra per ritrovare la figlia Persefone – rapita da Plutone.
Il sesto giorno gli Iniziandi scortavano con alte grida e danze, un carro trionfante con la statua di Iacco coronata di mirto, che veniva trasportata da Eleusi ad Atene.
Il simbolismo legato ad Iacco (che è una seconda personificazione di Bacco) è molto complesso ed ha significati che si ricollegano ai Misteri di Mitra e di Osiride.
Iacco è figlio di Demetra e di Zeus. Inseguito dai Titani per ordine di Era, gelosa e irata, assume la forma di Toro (il Toro cosmico di Mitra) per sfuggire alla cattura, ma viene scovato e smembrato e le parti del suo corpo vengono messe a bollire in un grosso calderone.
Zeus, supplicato da Demetra, ordina ad Apollo di riunire quanto resta di Iacco sul Parnaso.
Intanto Atena (la Scienza) porta a Zeus il cuore ancora palpitante di Iacco che Zeus inghiotte al fine di ridargli la vita. (Rinascita della Fenice)
Tutto questo detto in modo molto sintetico, solo per spiegare perché fosse la statua di Iacco a guidare il corteo trionfale. Nei restanti tre giorni l’Iniziando pregava, meditava su quanto visto e riceveva l’iniziazione vera e propria da parte dei Maestri.
E' un blog che nasce dal desiderio di descrivere la Natura nei suoi aspetti stagionali, anche con riferimento ai miti. Si è allargato poi a riflessioni sulla società e sull'individuo, passati e attuali. Non mancano poesie d\'autore e qualche pagina tratta da libri
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lunedì 24 novembre 2008
Madre
" Pungolo acuto, l'angoscia le straziò il cuore; le sue care mani lacerarono il velo sui capelli fragranti di ambrosia, ambo le
spalle poscia coprì con vesti scure, si precipitò sopra terre e mari, come san fare gli uccelli, sempre cercando.
Nessuno però volle darle notizie, né dio alcuno, né veruno degli umani mortali.
Per nove giorni Demetra sovrana vagò per la terra, con nelle mani faci accese, sofferente ricusò l'ambrosia, disdegnò del nettare la bevanda dolce di miele e mai non bagnò le membra "
( Inno omerico a Demetra )
L'amore di una madre: la ciclicità delle stagioni.
Demetra, dea del grano, delle messi - sprofonda in un dolore lacerante - per la sparizione improvvisa di sua figlia Kore, misteriosamente inghiottita dal terreno mentre stava raccogliendo fiori insieme alle figlie di Oceano in un campo.
La madre ancora non lo sa, ma è stato Ade a rapirla. La fanciulla si è ribellata, ha urlato la sua disperazione, ma invano: il dio degli Inferi l'ha trascinata giù, nelle profonde viscere della terra, per farne la sua sposa.
La verginità di Kore ("fanciulla") è tramontata: da ora in poi la giovane Dea sarà chiamata Persefone, "colei che conduce verso la morte".
Non potrà essere più la stessa dopo avere assimilato le ombre e conosciuto le vorticose, torbide labbra di Ade.
Demetra per il dolore erra per nove giorni alla ricerca della sua amata Kore: non mangia, non beve, non si lava.
Celeo, il re di Eleusi, nella cui casa Demetra si ferma sotto le sembianze di una vecchia - le costruirà il tempio che la Dea esige, così come esige che tutto il popolo eleusino le renda onore.
Lì , in questo tempio, la Madre Cosmica si siede in solitudine, chiudendosi al resto del mondo e trasformando la propria amarezza in desolazione, morte, siccità, distruzione.
Tutta la natura è sconvolta ed ogni coltivazione diventa impossibile.
Zeus, preoccupato per la dilagante carestia, manda messaggeri a Eleusi per convincere la Dea a tornare sui suoi passi, ma Demetra annuncia che mai più tornerà sull'Olimpo né farà germogliare il terreno, se prima non le verrà resa la figlia.
Ade deve acconsentire che la sposa torni dalla Madre, ma prima - furtivamente - le fa ingoiare un chicco di melagrana che assoggetterà Persefone ad una esistenza alternata: potrà restare con la Madre per due terzi dell'anno, ma dovrà trascorrere l'altro terzo presso Ade:
tornerà sulla Terra ogni primavera, insieme al rifiorire della Natura.
Delusa per questa condizione, ma felice per il ritorno della figlia, Demetra rientra finalmente nell'Olimpo e mentre sale verso il Cielo i frutti cominciano di nuovo a germinare e ovunque sbocciano fiori.
giovedì 20 novembre 2008
Mito e psicoanalisi
La creatività della dea Demetra corrisponde a tratti della creatività' femminile indagabile attraverso la psicoanalisi.
La donna e' più dell'uomo a contatto con i suoi sentimenti e più capace di assumersi la responsabilità di un rapporto affettivo.
L'esperienza del parto, dell'allattamento e del prendersi cura del bambino rende la donna capace di estendere il suo amore da se stessa e dai suoi figli agli altri esseri umani.
La tenerezza e la pietà materne promuovono pace e fratellanza.
Il fatto che la madre ami i suoi figli incondizionatamente, cioè solo perché sono i suoi figli, e non per le loro qualità e i loro meriti, pone il principio di uguaglianza tra gli esseri umani.
Tutti siamo figli della natura, della Madre Terra, e tutti godiamo di un diritto naturale al nutrimento, alla vita e al benessere.
Qui sta il fondamento emotivo dell'umanesimo, del giusnaturalismo, dell'illuminismo, dei grandi ideali delle moderne democrazie (Fromm, 1955).
Secondo Fromm l'amore materno presenta due aspetti: quello di tutte le cure necessarie perché il bambino viva e cresca e quello di infondergli l'amore per la vita, il senso che la vita e' bella, la gioia di vivere.
I due aspetti corrispondono rispettivamente ai biblici "latte" e "miele".
Molte le madri che sono in grado di dare il "latte", poche quelle che oltre al "latte" sanno dare anche il "miele", perché solo una donna felice può dare anche il "miele", cioè contagiare il bambino con la sua felicita'.
L'essere umano può assumere un ruolo di creatore in vari modi, uno dei quali è l'amore per i propri figli.
La madre trascende se stessa nell'amore per il proprio bambino.
Il compito materno più difficile sta nell'accettare e nel favorire che il figlio crescendo si separi e autonomamente viva la propria vita.
La creatività' materna fa di una persona due persone, la madre da una si fa due, non solo in senso fisico ma anche psicologico.
Una completa capacita' di dare comporta che la madre ami il figlio o la figlia anche mentre egli o ella si separa da lei, poiché' lei sopratutto desidera la felicita' della sua creatura.
Desiderare la crescita del figlio o della figlia e' il tratto più specifico e creativo dell'amore materno in senso pieno e compiuto, che viene caratterizzato dall'assenza di possessività e dalla prevalenza del dare sul ricevere.
Il più profondo bisogno dell'essere umano che viene alla luce e' questo, di essere amato nella gioia che dà la sua crescita giorno dopo giorno.
L'amore attiva interiormente sia chi ama sia chi e' amato.
L'amore materno non possessivo predispone i figli alla capacita' di amare.
L'aspirazione a un amore materno incondizionato accompagna l'essere umano nel corso della sua vita e trova espressioni simboliche nella poesia e nell'arte, nella religione e negli ideali politici e sociali.
L'attesa di una figura materna protettiva può essere più o meno intensa; può presentarsi come stato di bisogno, richiesta passiva, attaccamento simbiotico.
In questi casi non si sviluppa la capacita' di amare ma permane invece la fissazione alla madre, che riguarda uomini e donne, e' pregenitale, e la sua eventuale coloritura sessuale e' una conseguenza successiva e non una causa (Fromm, 1964).
Avviene che non solo i bambini ma anche gli adulti, di fronte alla complessità e alla difficoltà di vivere, aspirino a una figura che come Demetra produce, nutre e protegge e ad un tempo governa e stabilisce le norme secondo cui vivere.
Gli individui in questa condizione desiderano essere accuditi e restare privi di responsabilità, rinunciando allo sviluppo pieno delle loro potenzialità di esseri umani.
Essi non sentono in se stessi la fonte dell'energia necessaria alla loro vita e pongono al loro esterno l'origine di ogni bene.
(da un articolo di Romano Biancoli)
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