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venerdì 4 luglio 2014


L’amore infantile segue il principio: amo perché sono amato. L’amore maturo segue il principio: sono amato perché amo. L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.

E. Fromm 

giovedì 16 giugno 2011

Enjoy - In principio era la gioia

Dalla introduzione di Vito Mancuso:

Erich Fromm scrisse: "Coloro la cui speranza è debole si accontentano della comodità o della violenza".

La comodità del consumismo e la violenza del militarismo che dominano il nostro tempo suggeriscono che siamo quasi senza speranza. L’abbiamo perduta del tutto, o la stiamo perdendo rapidamente?


Una ragione di questo pessimismo che porta al cinismo e alla mancanza di interesse è il paradigma religioso di caduta e redenzione che fa iniziare la propria teologia con il peccato originale.
Con questa dottrina come punto di partenza, si invecchia
prima ancora di venire al mondo.

Insegnare il peccato originale e non insegnare la benedizione originale crea pessimismo e cinismo.

.......

La tradizione che mette al centro il creato non è ottimista, perché è troppo a contatto con il dolore e la tragedia dell’esistenza per esserlo, ma è colma di speranza ed è cosmicamente appassionata della benedizione in cui la vita consiste.

Giuliana di Norwich chiama "sciocchi" coloro che rimuginano sul peccato.

La mistica che mette al centro il creato ha in realtà inventato il verbo enjoy nella lingua inglese.


La gioia senza misura fa parte dell’esperienza potenziale di ciascuno.

È parte del ritrovare Dio come eros che gioca, prova piacere, fa venire alla luce, fa festa e prova passioni. L’eros e la passione sono parte delle benedizioni dell’esistenza.
............

............ 

Sul suo letto di morte, il grande psicologo e amico dell’umanità
Erich Fromm si volse verso il suo amico Robert Fox e
gli chiese: 

"Com’è, Bob, che gli esseri umani sono più necrofili che biofili?".  

martedì 23 novembre 2010

Libertà (J'écris ton nom ...)

Riporto qui alcuni pensieri di autori vari che si esprimono sulla "libertà":

"Non mi pento dei momenti in cui ho sofferto; porto su di me le cicatrici
come se fossero medaglie, so che la libertà ha un prezzo alto, alto quanto quello della schiavitù.
 L'unica differenza è che si paga con piacere, e con un sorriso...
anche quando quel sorriso è bagnato dalle lacrime.
(Paulo Choelo - Lo Zahir)


"I dubbi te li crea la libertà"
(Jim Morrison)


L'uomo è nato libero, e dappertutto è in catene.
(Jean Jacques Rousseau - Il contratto sociale)


L'anima libera e' rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto
perché provi un senso di benessere, quando le sei vicino.
(Charles Bukowski)


Ciascuno di noi è, in verità, un'immagine del grande gabbiano,
un'infinita idea di libertà, senza limiti.
(Richard Bach - Il Gabbiano Jonathan Livingston)


Erich Fromm scrive:

"L'uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni e le decisioni comportano rischi.
 E poi quali sono i criteri su cui può basare le sue decisioni? L'uomo è abituato che gli si dica cosa deve pensare, anche se gli si dice che deve essere veramente convinto di ciò che pensa".



Chiudo con la poesia di Paul Eluard: Liberté:

"Sur mes cahiers d'écolier
Sur mon pupitre et les arbres
Sur le sable de neige
J'écris ton nom

Sur les pages lues
Sur toutes les pages blanches
Pierre sang papier ou cendre
J'écris ton nom

Sur les images dorées
Sur les armes des guerriers
Sur la couronne des rois
J'écris ton nom

Sur la jungle et le désert
Sur les nids sur les genêts
Sur l'écho de mon enfance
J'écris ton nom

Sur tous mes chiffons d'azur
Sur l'étang soleil moisi
Sur le lac lune vivante
J'écris ton nom

Sur les champs sur l'horizon
Sur les ailes des oiseaux
Et sur le moulin des ombres
J'écris ton nom

Sur chaque bouffées d'aurore
Sur la mer sur les bateaux
Sur la montagne démente
J'écris ton nom

Sur la mousse des nuages
Sur les sueurs de l'orage
Sur la pluie épaisse et fade
J'écris ton nom

Sur les formes scintillantes
Sur les cloches des couleurs
Sur la vérité physique
J'écris ton nom

Sur les sentiers éveillés
Sur les routes déployées
Sur les places qui débordent
J'écris ton nom

Sur la lampe qui s'allume
Sur la lampe qui s'éteint
Sur mes raisons réunies
J'écris ton nom

Sur le fruit coupé en deux
Du miroir et de ma chambre
Sur mon lit coquille vide
J'écris ton nom

Sur mon chien gourmand et tendre
Sur ses oreilles dressées
Sur sa patte maladroite
J'écris ton nom

Sur le tremplin de ma porte
Sur les objets familiers
Sur le flot du feu béni
J'écris ton nom

Sur toute chair accordée
Sur le front de mes amis
Sur chaque main qui se tend
J'écris ton nom

Sur la vitre des surprises
Sur les lèvres attendries
Bien au-dessus du silence
J'écris ton nom

Sur mes refuges détruits
Sur mes phares écroulés
Sur les murs de mon ennui
J'écris ton nom

Sur l'absence sans désir
Sur la solitude nue
Sur les marches de la mort
J'écris ton nom

Sur la santé revenue
Sur le risque disparu
Sur l'espoir sans souvenir
J'écris ton nom

Et par le pouvoir d'un mot
Je recommence ma vie
Je suis né pour te connaître
Pour te nommer

Paul Eluard
( Poésies et vérités, 1942)


Per chi mi legge: Cos'è dunque la libertà?

domenica 22 febbraio 2009

Latte e miele

"Io semplicemente mi rifiuto di considerare l'obbedienza una virtù, la curiosità un peccato e l'ignoranza del bene e del male uno stato ideale"

Queste parole sono state scritte da Alice Miller ne "Il risveglio di Eva".

Secondo Fromm l'amore materno presenta due aspetti: quello di tutte le cure necessarie perché il bambino viva e cresca e quello di infondergli l'amore per la vita, il senso che la vita e' bella, la gioia di vivere.

I due aspetti corrispondono rispettivamente ai biblici "latte" e "miele". Molte le madri che sono in grado di dare il "latte", poche quelle che oltre al "latte" sanno dare anche il "miele", perché solo una donna felice può dare anche il "miele", cioè contagiare il bambino con la sua felicita'.

L'essere umano può assumere un ruolo di creatore in vari modi, uno dei quali è l'amore per i propri figli.

"Oggi gli adulti si preoccupano molto che i bambini siano competenti ed efficienti, che sappiano usare il computer e conoscano le lingue straniere, e dimenticano invece quanto sia importante la fantasia.

La fantasia ci aiuta a vivere. In un futuro già presente, l'identità personale sarà sempre meno legata alla professione, poche persone potranno dire di sé: sono un ragioniere, un medico. Per molti il lavoro sarà un'attività marginale, provvisoria, mutevole. Diviene perciò necessario trovare altri interessi, altri luoghi di incontro, altri rapporti. In poche parole: inventarsi una vita." scrive Silvia Veggetti Finzi.

Scrive invece Janet Frame :
"...mi trovai ad assumere la parte a cui più ero abituata, quella della persona passiva la cui vita viene pianificata per lei mentre lei, per paura di essere punita o di suscitare reazioni, non osa rifiutare."
(pag. 470 di Un angelo alla mia tavola – Einaudi Tascabili)

domenica 4 gennaio 2009

Bisogno di silenzio

I pesci vivono in banchi, le api volano in sciami, ma alcuni animali - i gatti domestici, ad esempio - sono dei solitari.

Gli esseri umani mostrano entrambe le tendenze: noi siamo amanti della compagnia ma apprezziamo anche la solitudine. Viviamo in famiglie, in tribù e in città, eppure allo stesso tempo godiamo del piacere di essere soli. Lavoriamo in giardino, leggiamo e preghiamo per conto nostro.

Anche se passiamo la maggior parte del tempo con altre persone ci sono dei periodi in cui preferiamo stare in compagnia semplicemente di noi stessi e ritirarci dal trambusto del mondo per trovare il nostro 'spazio' privato.

Qui il silenzio ha un effetto curativo. Qui la solitudine aiuta a mettere a fuoco il senso fondamentale del mio essere.

Nel silenzio e nella solitudine troviamo spazio e tempo di godere in tranquillità la meraviglia senza tempo della coscienza: il miracolo di un argine ricoperto di aglio selvatico, ad esempio, o del volo di un picchio. Come nota Ronald Blythe, il rumore fa sì che udiamo ben poco; il silenzio ci fa captare suoni meravigliosi.

Un tempo il silenzio era tenuto in grande considerazione.

La ricerca della solitudine risale a tempi antichi ed ha le sue radici nelle filosofie cinesi, indiane ed europee.

A partire da Lao-Tse, Buddha, i Padri del Deserto e i primi eremiti Celti, passando per Rousseau, Henry David Thoreau e Thomas Merton fino al tempo presente, certi individui hanno rifiutato il materialismo delle società in cui vivevano preferendo la semplicità e la ricerca della saggezza spirituale.
Viaggiavano per trovare la solitudine.
Ascoltavano il silenzio e in esso udivano le pulsazioni creative del loro cuore.
Visitati dal silenzio imparavano che cosa giace nella profondità del proprio essere. In verità, chi ha il coraggio di stare da solo arriva a sperimentare tutto ciò che normalmente è ostacolato dall'esperienza, dalla brama o dal pregiudizio.
La verità di ciò può soltanto trovarsi nella pratica stessa, e neanche allora può essere espressa a parole.

Il silenzio viene dall'invisibile, dall'al di là, e farne l'esperienza significa venire a contatto con gli inizi delle cose, per rinnovarsi.

Come dice Thomas Merton: "La persona solitaria, ben lontana da chiudersi in se stessa, diventa una con tutti. Partecipa della solitudine, della povertà, dell'indigenza di ogni essere umano."

In quasi tutto il passato pre-industriale il silenzio si stendeva ovunque. Richard Rolle di Hampole (c.1300-1349), il padre del misticismo inglese, scrisse lodandone i numerosi pregi: "Grande piacere ho avuto stando seduto in luoghi selvaggi, così da più dolcemente cantare lontano dal rumore, e con cuore più leggero lodare Iddio, e senza dubbio ho attinto a questo dono per amare con meraviglia ogni cosa."

È anche vero che il silenzio non si trova più così facilmente ovunque. La nostra epoca è ostile al silenzio e così si perde anche il profondo rispetto per la natura.

La gente vuole rumore e luci e la loro assenza mette tutti a disagio. Ma non finisce qui: noi desideriamo ardentemente incessante divertimento e stimolazione.

Si distrugge il silenzio e si consuma di tutto: film, notizie, riviste, cibo, bevande, abiti, droghe, anti-depressivi, viaggi, partner sessuali e, naturalmente, denaro.

Parafrasando George Orwell: la nostra è una vita irrequieta, priva di cultura, che predilige i cibi precotti, la televisione, i giochi sul computer e il telefono cellulare.
A tale civiltà appartengono quelli che sono maggiormente a proprio agio nel mondo moderno di cui fanno indubbiamente parte: i tecnici e gli specialisti ben pagati, gli esperti di Tecnologia dell'Informazione, i cantanti rock, i giocatori di calcio e i presentatori dei più popolari spettacoli televisivi.

Orwell descriveva una società in cui siamo diventati ingranaggi di una ruota economica incontrollabile, un sistema di valori che non vede la gente in quanto esseri umani ma in quanto consumatori di cose.

Tutto lo proclama: gli 'spot' in TV, gli enormi affissi che magnificano i pregi delle automobili, la posta-spazzatura che promuove viaggi all'estero, la pubblicità su Internet: parole, immagini, suoni, comportamento, che raccontano tutti la stessa storia.

I critici del capitalismo si contano a migliaia, ma forse pochi di essi si sono avvicinati alla verità più di quanto non abbia fatto l'eminente psichiatra sociale di origine tedesca, Erich Fromm (1900-1980).

La persona comune, egli sostiene, oggigiorno è una straniera nell'universo: al livello più profondo essa sente la sua depressione, la sua noia, il vuoto che pervade la sua anima.

Sono questo vuoto e questa disaffezione che chiedono soddisfazione e vogliono essere riempiti dal rumore, dal possesso di cose materiali e dal divertimento. Eppure lo sappiamo tutti che il rumore e il divertimento ci fanno ancora più vuoti e bisognosi. Non ci rendono affatto più felici.

A parte la paura di ammalarsi o di essere umiliato dalla perdita di posizione sociale e di prestigio, la paura della noia gioca un ruolo massimamente importante fra le paure che minacciano l'uomo moderno. In un mondo di spassi e divertimenti, egli ha paura della noia ed è felice quando un'altra giornata è passata senza inconvenienti, un'altra ora è stata uccisa senza che lui si sia accorto della noia in agguato.
Erich Fromm

Queste parole sono state scritte all'inizio degli anni '60, in un tempo precedente l'avvento del riscaldamento globale del pianeta e dell'attuale vandalismo di cui è vittima il nostro patrimonio terrestre; ciò, dunque, era prima del saccheggio del pianeta di cui ora finalmente cominciamo ad essere sempre più consapevoli.

Perciò alla disperazione di Fromm per l'uccisione delle ore, noi possiamo aggiungere la nostra disperazione per la strage di tutta la vita sulla Terra. D'altra parte dobbiamo riconoscere che c'è una stretta relazione tra l'estinzione degli anfibi, dei mammiferi, degli uccelli, dei pesci e la nostra richiesta insoddisfatta di saziare l'enorme fame di stimolazione come pure l'entusiasmo per il materialismo: questi fenomeni formano un'unità.

E dunque possiamo dire che il silenzio e la solitudine non sono mai stati così importanti come in quest'epoca. Ci preservano dalla stanchezza estrema, dal fanatismo, dall'irrequietudine - da ogni eccesso; rimangono il terreno fertile della creazione, la sorgente della contemplazione, il luogo dell'attenzione totale e della comunione più intima, come avviene fra due amanti così affiatati da non aver bisogno di riempire lo spazio con parole. È solo nella solitudine e nel silenzio che la nostra vita è realmente presente, che noi rispondiamo veramente al battito del cuore dell'universo e siamo liberi di contemplare il miracolo dell'esistenza. Forse non il mondo della strada ma il mondo del qui e ora.

Da “Fiorigialli.it”

giovedì 20 novembre 2008

Mito e psicoanalisi


La creatività della dea Demetra corrisponde a tratti della creatività' femminile indagabile attraverso la psicoanalisi.

La donna e' più dell'uomo a contatto con i suoi sentimenti e più capace di assumersi la responsabilità di un rapporto affettivo.

L'esperienza del parto, dell'allattamento e del prendersi cura del bambino rende la donna capace di estendere il suo amore da se stessa e dai suoi figli agli altri esseri umani.

La tenerezza e la pietà materne promuovono pace e fratellanza.
Il fatto che la madre ami i suoi figli incondizionatamente, cioè solo perché sono i suoi figli, e non per le loro qualità e i loro meriti, pone il principio di uguaglianza tra gli esseri umani.

Tutti siamo figli della natura, della Madre Terra, e tutti godiamo di un diritto naturale al nutrimento, alla vita e al benessere.

Qui sta il fondamento emotivo dell'umanesimo, del giusnaturalismo, dell'illuminismo, dei grandi ideali delle moderne democrazie (Fromm, 1955).

Secondo Fromm l'amore materno presenta due aspetti: quello di tutte le cure necessarie perché il bambino viva e cresca e quello di infondergli l'amore per la vita, il senso che la vita e' bella, la gioia di vivere.

I due aspetti corrispondono rispettivamente ai biblici "latte" e "miele".

Molte le madri che sono in grado di dare il "latte", poche quelle che oltre al "latte" sanno dare anche il "miele", perché solo una donna felice può dare anche il "miele", cioè contagiare il bambino con la sua felicita'.

L'essere umano può assumere un ruolo di creatore in vari modi, uno dei quali è l'amore per i propri figli.
La madre trascende se stessa nell'amore per il proprio bambino.

Il compito materno più difficile sta nell'accettare e nel favorire che il figlio crescendo si separi e autonomamente viva la propria vita.


La creatività' materna fa di una persona due persone, la madre da una si fa due, non solo in senso fisico ma anche psicologico.

Una completa capacita' di dare comporta che la madre ami il figlio o la figlia anche mentre egli o ella si separa da lei, poiché' lei sopratutto desidera la felicita' della sua creatura.

Desiderare la crescita del figlio o della figlia e' il tratto più specifico e creativo dell'amore materno in senso pieno e compiuto, che viene caratterizzato dall'assenza di possessività e dalla prevalenza del dare sul ricevere.

Il più profondo bisogno dell'essere umano che viene alla luce e' questo, di essere amato nella gioia che dà la sua crescita giorno dopo giorno.

L'amore attiva interiormente sia chi ama sia chi e' amato.

L'amore materno non possessivo predispone i figli alla capacita' di amare.

L'aspirazione a un amore materno incondizionato accompagna l'essere umano nel corso della sua vita e trova espressioni simboliche nella poesia e nell'arte, nella religione e negli ideali politici e sociali.

L'attesa di una figura materna protettiva può essere più o meno intensa; può presentarsi come stato di bisogno, richiesta passiva, attaccamento simbiotico.

In questi casi non si sviluppa la capacita' di amare ma permane invece la fissazione alla madre, che riguarda uomini e donne, e' pregenitale, e la sua eventuale coloritura sessuale e' una conseguenza successiva e non una causa (Fromm, 1964).

Avviene che non solo i bambini ma anche gli adulti, di fronte alla complessità e alla difficoltà di vivere, aspirino a una figura che come Demetra produce, nutre e protegge e ad un tempo governa e stabilisce le norme secondo cui vivere.

Gli individui in questa condizione desiderano essere accuditi e restare privi di responsabilità, rinunciando allo sviluppo pieno delle loro potenzialità di esseri umani.
Essi non sentono in se stessi la fonte dell'energia necessaria alla loro vita e pongono al loro esterno l'origine di ogni bene.

(da un articolo di Romano Biancoli)

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