Visualizzazione post con etichetta Alice Miller. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alice Miller. Mostra tutti i post

domenica 22 febbraio 2009

Latte e miele

"Io semplicemente mi rifiuto di considerare l'obbedienza una virtù, la curiosità un peccato e l'ignoranza del bene e del male uno stato ideale"

Queste parole sono state scritte da Alice Miller ne "Il risveglio di Eva".

Secondo Fromm l'amore materno presenta due aspetti: quello di tutte le cure necessarie perché il bambino viva e cresca e quello di infondergli l'amore per la vita, il senso che la vita e' bella, la gioia di vivere.

I due aspetti corrispondono rispettivamente ai biblici "latte" e "miele". Molte le madri che sono in grado di dare il "latte", poche quelle che oltre al "latte" sanno dare anche il "miele", perché solo una donna felice può dare anche il "miele", cioè contagiare il bambino con la sua felicita'.

L'essere umano può assumere un ruolo di creatore in vari modi, uno dei quali è l'amore per i propri figli.

"Oggi gli adulti si preoccupano molto che i bambini siano competenti ed efficienti, che sappiano usare il computer e conoscano le lingue straniere, e dimenticano invece quanto sia importante la fantasia.

La fantasia ci aiuta a vivere. In un futuro già presente, l'identità personale sarà sempre meno legata alla professione, poche persone potranno dire di sé: sono un ragioniere, un medico. Per molti il lavoro sarà un'attività marginale, provvisoria, mutevole. Diviene perciò necessario trovare altri interessi, altri luoghi di incontro, altri rapporti. In poche parole: inventarsi una vita." scrive Silvia Veggetti Finzi.

Scrive invece Janet Frame :
"...mi trovai ad assumere la parte a cui più ero abituata, quella della persona passiva la cui vita viene pianificata per lei mentre lei, per paura di essere punita o di suscitare reazioni, non osa rifiutare."
(pag. 470 di Un angelo alla mia tavola – Einaudi Tascabili)

martedì 16 dicembre 2008

Chi è Alice Miller



Il post sotto questo è tratto da"Il risveglio di Eva" di Alice Miller.

La Miller nata in Polonia nel 1923 - è stata psicoanalista, ha vissuto e lavorato a Zurigo dove ha compiuto la sua formazione psicoanalitica e per vent'anni ha esercitato come analista, didatta e supervisore.

Una sua frase da "La persecuzione del bambino":

" ... Ritengo che il mio compito consista nel sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti delle sofferenze della prima infanzia, e tento di farlo su due piani diversi, in entrambi i casi cercando di parlare al bambino che un tempo ogni lettore adulto è stato ...

Nella seconda parte descrivo l'infanzia di una ragazza drogata, di un capo politico, e di un infanticida - tutti e tre - da bambini, vittime di pesanti umiliazioni e gravi maltrattamenti ..."

Si chiede Alice Miller: Se nel cosiddetto "paradiso dell'infanzia", non appena disattende gli ordini dei genitori, il bambino viene duramente castigato e per di più gli viene fatto credere che ciò avviene soltanto per il suo bene, che cosa ne sarà della rabbia e del dolore che il piccolo è costretto a reprimere nel momento in cui deve accettare che il maltrattamento sia addirittura un atto benefico?

Da qui prende spesso origine una spirale di violenza che la Miller cerca di spiegare come possa venire spezzato.

Chiaramente non si tratta di un ceffone che ogni tanto può scappare ad ogni genitore, ma ad una violenza corporea e verbale vera e propria.

L'infanzia vissuta e la depressione

Molti psicoterapeuti di vario orientamento escludono dal lavoro con il paziente il tema dell’infanzia o lo sfiorano solo occasionalmente quando non è possibile evitarlo.

Moltissimi sono addirittura convinti che occuparsi dell’infanzia sia dannoso poiché il paziente tenderebbe a viversi come vittima e non già come la persona adulta che è ormai diventato.

Anch’io penso che la persona adulta sia responsabile del proprio comportamento e che soltanto negli anni dell’infanzia sia stata una vittima inerme.

Ma sono altrettanto convinta del fatto che prendere coscienza della propria storia può aiutare a capire perché ci si sente ancora sempre una vittima bisognosa di aiuto.

Grazie alla psicoterapia il paziente può imparare a capirlo, abbandonando di conseguenza l’atteggiamento vittimistico.

Alcuni affermano di essere stati aiutati dalla terapia comportamentale a liberarsi dalle proprie angosce e non posso che congratularmi con loro.

Ma ciò non riesce a tutti, né tutti riescono a vincere la depressione grazie ai farmaci poiché, per loro, più che superare la depressione è importante capire chi sono e per quale motivo sono diventati quelli che sono.

Per queste persone lavorare sull’infanzia equivale a scoprire una fonte inesauribile di informazioni, ed è deprecabile che oggi la formazione psichiatrica preveda che il trattamento sia incentrato sulla prescrizione di farmaci.

Inutile dire che il paziente accoglierà come una benedizione la dose regolare di dopamina qualora il suo cervello non produca questa sostanza chimica.

Rimarrà però senza risposta un interrogativo; perché il suo cervello non la produce? E in quella risposta può essere racchiusa la chiave della vera guarigione.

Alice Miller - "Il risveglio di Eva" - Raffaello Cortina Editore

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Visualizzazioni totali