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mercoledì 17 dicembre 2008

Non è la bellezza ...


Non è la bellezza ciò da cui si dovrebbe necessariamente partire?

E' un giacinto azzurro che attira col suo profumo Persefone nei regni sotteranei della conoscenza e del destino.
Si può senza dubbio chiamare "esorcismo" questo attrarre, per mezzo di figure, lo spirito, che di certe cose ha sempre una grande paura.

Questo fanno i miti.
Questo dovrebbe fare la poesia.

Se il lettore non cade nel precipizio di Persefone ma si limita a guardare il giacinto di lontano, vuol dire che lo scrittore non ha scritto abbastanza bene (o che i regni sotterranei non gradiscono qull'ospite).


Cristina Campo

lunedì 24 novembre 2008

La Celebrazione dei Misteri ad Eleusi

La celebrazione finale dei Misteri ad Eleusi durava nove giorni: i primi tre erano di preparazione e di purificazione.

Nel quarto giorno un carro trainato da buoi sfilava davanti ai soli Iniziati, mentre i profani erano obbligati a ritirarsi persino dalle finestre. Al seguito del carro sfilavano alcune donne che portavano delle ceste contenenti nell’ordine: focacce (nero) (il pane allora non era bianco ma quasi nero), lana (bianco), melagrane (rosso fuoco) e papaveri (rosso).

Il “rosso” dei papaveri ha comunque una valenza di “oro” che si aggiunge all’oro di cui erano fatte le ceste.

Infatti i papaveri, nascendo nei campi di grano e quindi sacri a Demetra, a cui si ispiravano i Misteri Eleusini, rappresentano il confine tra ciò che è commestibile e ciò che non lo è.

Sono in definitiva un alimento sacro che non è un vero alimento e rinascono nel grano che ha il colore dell’Oro senza essere stati seminati, come quindi la Fenice.

E’ stupefacente, come già allora, vi fosse un simbolismo così preciso e dettagliato.

Nel quinto giorno i Mystes dovevano vagare al buio per tutta la notte, imitando la ricerca che fece Demetra per ritrovare la figlia Persefone – rapita da Plutone.

Il sesto giorno gli Iniziandi scortavano con alte grida e danze, un carro trionfante con la statua di Iacco coronata di mirto, che veniva trasportata da Eleusi ad Atene.

Il simbolismo legato ad Iacco (che è una seconda personificazione di Bacco) è molto complesso ed ha significati che si ricollegano ai Misteri di Mitra e di Osiride.

Iacco è figlio di Demetra e di Zeus. Inseguito dai Titani per ordine di Era, gelosa e irata, assume la forma di Toro (il Toro cosmico di Mitra) per sfuggire alla cattura, ma viene scovato e smembrato e le parti del suo corpo vengono messe a bollire in un grosso calderone.

Zeus, supplicato da Demetra, ordina ad Apollo di riunire quanto resta di Iacco sul Parnaso.

Intanto Atena (la Scienza) porta a Zeus il cuore ancora palpitante di Iacco che Zeus inghiotte al fine di ridargli la vita. (Rinascita della Fenice)

Tutto questo detto in modo molto sintetico, solo per spiegare perché fosse la statua di Iacco a guidare il corteo trionfale. Nei restanti tre giorni l’Iniziando pregava, meditava su quanto visto e riceveva l’iniziazione vera e propria da parte dei Maestri.

L'amore di una madre: la ciclicità delle stagioni.


Demetra, dea del grano, delle messi - sprofonda in un dolore lacerante - per la sparizione improvvisa di sua figlia Kore, misteriosamente inghiottita dal terreno mentre stava raccogliendo fiori insieme alle figlie di Oceano in un campo.



La madre ancora non lo sa, ma è stato Ade a rapirla. La fanciulla si è ribellata, ha urlato la sua disperazione, ma invano: il dio degli Inferi l'ha trascinata giù, nelle profonde viscere della terra, per farne la sua sposa.

La verginità di Kore ("fanciulla") è tramontata: da ora in poi la giovane Dea sarà chiamata Persefone, "colei che conduce verso la morte".

Non potrà essere più la stessa dopo avere assimilato le ombre e conosciuto le vorticose, torbide labbra di Ade.

Demetra per il dolore erra per nove giorni alla ricerca della sua amata Kore: non mangia, non beve, non si lava.

Celeo, il re di Eleusi, nella cui casa Demetra si ferma sotto le sembianze di una vecchia - le costruirà il tempio che la Dea esige, così come esige che tutto il popolo eleusino le renda onore.

Lì , in questo tempio, la Madre Cosmica si siede in solitudine, chiudendosi al resto del mondo e trasformando la propria amarezza in desolazione, morte, siccità, distruzione.

Tutta la natura è sconvolta ed ogni coltivazione diventa impossibile.

Zeus, preoccupato per la dilagante carestia, manda messaggeri a Eleusi per convincere la Dea a tornare sui suoi passi, ma Demetra annuncia che mai più tornerà sull'Olimpo né farà germogliare il terreno, se prima non le verrà resa la figlia.



Ade deve acconsentire che la sposa torni dalla Madre, ma prima - furtivamente - le fa ingoiare un chicco di melagrana che assoggetterà Persefone ad una esistenza alternata: potrà restare con la Madre per due terzi dell'anno, ma dovrà trascorrere l'altro terzo presso Ade:
tornerà sulla Terra ogni primavera, insieme al rifiorire della Natura.

Delusa per questa condizione, ma felice per il ritorno della figlia, Demetra rientra finalmente nell'Olimpo e mentre sale verso il Cielo i frutti cominciano di nuovo a germinare e ovunque sbocciano fiori.

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