domenica 17 aprile 2011

Rabberciare un muro

Prima di costruire un muro dovrei 
cercare di sapere 
cosa chiudo dentro e cosa resta fuori,
e a chi potrei recare offesa.
C'è sempre qualcosa che non gradisce il muro, 
che lo vuole tirar giù.

Qualcosa c’è che non sopporta un muro,
E sotto vi incunea le zolle rigonfie di gelo,
E al sole fa cadere le pietre più alte,
E apre brecce per dove anche in due ci si passa.

 
Altra cosa i guasti dei cacciatori:
Ci sono stato attento e ho riparato
Là dove non avevano lasciato
Pietra su pietra; ma erano decisi
A stanare la lepre per dar soddisfazione
Ai cani che guaìvano. No, voglio dire le brecce
Che nessuno ha visto o udito fare,
Ma a primavera si trovano da riparare.

 
Avverto il mio vicino di là dal colle
E un giorno ci vediamo per percorrere
Il confine e fra noi rifare il muro.

 
Fra noi teniamo il muro mentre andiamo,
A ciascuno le pietre che sono cadute nel suo.

 
E alcune son come pani e alcune così tonde
Che per farle star su ripetiamo scongiuri:
"Rimani dove sei finché non ci voltiamo!"

 
A maneggiarle ci roviniamo le dita.
Oh, è solo un’altra specie di giuoco all’aria aperta,
Uno per parte. O ben poco di più:
Là dove è il muro un muro non ci serve:
Lui ha tutto a pineta, e io ho un frutteto di meli.


sabato 16 aprile 2011

Crisalide



La zona d'ombra tra il passato e il futuro è il precario mondo di trasformazione dentro la crisalide.

Parte di noi  si guarda indietro, soffrendo per la magia che ha perduto; 
parte di noi è felice di dire addio al suo caotico passato;
parte di noi si volge al domani con tutto il coraggio di cui è capace;
parte di noi è eccitata dalle possibilità del cambiamento;
parte di noi è immobile, e non ha il coraggio di guardare da nessuna parte.
Marion Woodman ( analista junghiana)   Edizioni Red

giovedì 14 aprile 2011

Da "Lo scherzo"

Un uomo che cammina in riva al mare agitando freneticamente col braccio teso una lanterna può anche essere pazzo. 
Ma se di notte tra le onde c'è una barca che ha perso la rotta, quell'uomo è un salvatore. 

La terra sulla quale viviamo é una zona di confine tra il cielo e l'inferno. Nessuna azione é di per sé buona o cattiva. 

Solo il suo posto nell'ordine dei fatti la rende buona o cattiva.

Milan Kundera - Lo scherzo - Ed. Adelphi  1991

mercoledì 13 aprile 2011

La Fabbrica dell'Obbedienza

Italiani, per favore, non urlate così. Ma è mai possibile che chi entra in un ristorante debba uscirne un'ora dopo con la testa sul punto di scoppiare? Tutti che raccontano i propri guai: prima della pastasciutta, tra la pastasciutta e il rollè di vitello, in attesa della mousse, prima del caffè, dopo il caffè, un impasto greve e quasi gelatinoso di vapori e parole pronunciate sempre a voce altissima, un po' fissando il proprio commensale, un po' la signora del tavolo accanto, in modo da essere sicuri che abbia sentito anche lei, che sia d'accordo con noi, anzi piena d'ammirazione per noi. Si direbbe che l'italiano sia spinto dal bisogno non di comunicare con il proprio simile, ma di trasmettere messaggi all'universo mondo: che cosa è mai la vita senza una grande platea?
Pagina 85

In conclusione, sono circa cinque secoli che la Chiesa lavora senza sosta sulla coscienza degli italiani, ne modella il carattere, lo condiziona, l'orienta, lo domina. Cinque secoli! Uno e mezzo dei quali - anno più anno meno - spesi a seminare terrore, ad accendere roghi, a operare ricatti, a umiliare senza pietà.

martedì 12 aprile 2011

Il canto gregoriano e San Benedetto


 Il canto gregoriano -  riporta Wikipedia - è un genere musicale vocale, monodico e liturgico,  elaborato in Occidente a partire dall'VIII secolo dall'incontro del canto romano antico con il canto gallicano nel contesto della rinascita carolingia. È cantato ancora oggi, non solo in ambito liturgico...

Può sembrare strano che io, sdegnata come sono dalla chiesa cattolica, quindi laica, possa sentire il fascino di alcuni momenti che considero di alta spiritualità e che  vengono utilizzati anche dalla chiesa.

 
Eppure l'ascolto del canto gregoriano è uno di questi momenti.
Così come amo lo stile cistercense delle abbazie e l'Ordine benedettino; ordine che ebbe una funzione profonda sulla civiltà del Medio Evo.


lunedì 11 aprile 2011

Gli aforismi del lunedì

La vita è una lunga lezione di umiltà   (James Matthew Barrie) 

La democrazia è un evento che, solitamente, provoca sbadigli nei paesi in cui esiste uno stato di diritto e i cittadini godono di libertà di movimento e d'espressione e d'un sistema giudiziario al quale potersi rivolgere in caso d'aggressione. 
(Mario Vargas Llosa) 

Hai mai conosciuto quegli uomini che in vecchiaia scoprono il sesso e la religione? Diventano ansiosi, ardenti, instancabili(Mario Vargas Llosa)

domenica 10 aprile 2011

Dell'eloquenza

Chi ha fino a oggi posseduto l'eloquenza più persuasiva?
Il rullo del tamburo: e finché i re avranno questo in loro potere,
continueranno a essere sempre i migliori oratori e agitatori di popoli.

Da "La Gaia Scienza" - Friedrich Nietzche - Arnoldo Mondadori Editore -1978

sabato 9 aprile 2011

Bologna, una volta

In un post di Michele Pianeta Tempo libero, tempo fa ho trovato nomi di strade quantomeno "curiose" di alcune città. Anch'io ricordavo nomi un po' strani di Bologna: certi vicoli del centro storico meriterebbero una ricerca sul perché del nome che portano.

Oggi, senza cercare niente, solo spolverando libri, mi sono ritrovata ad una pagina de Il Giardino dei Finzi-Contini che mi ha riportato ad una Bologna che quasi non esiste più. 
La riporto. Chi scrive è il protagonista che parla al telefono con Alberto Finzi-Contini

" All'una, ero andato a pranzo al ristorante Pappagallo: non già a quello cosiddetto "asciutto", ai piedi degli Asinelli, che oltre a essere carissimo, come cucina mi pareva nettamente inferiore alla sua fama, bensì all'altro, il Pappagallo "in brodo", che si trovava in una stradetta laterale di via Galliera, ed era appunto speciale per i lessi e le minestre in brodo, e per i prezzi, anche, veramente modesti.
 
Nel pomeriggio avevo visto qualche amico, fatto il giro delle librerie del centro, bevuto un tè da Zanarini, quello di piazza Galvani, al termine del Pavaglione: insomma me l'ero passata abbastanza bene - conclusi - pressapoco come quando frequentavo regolarmene." 

"Pensa: prima di tornare in stazione", soggiunsi a questo punto, inventando di sana pianta, e chissà quale demone mi aveva a un tratto suggerito di raccontare una storia del genere, "ho trovato perfino il tempo di dare un'occhiatina in via dell'Oca".

"In via dell'Oca?" domandò Alberto subito animandosi, eppure come intimidito.
...............
..............
"Come!" esclamai. "Non hai mai sentito parlare di via dell'Oca? Ma se c'è una delle ... pensioncine di famiglia più celebri d'Italia?"


Da "Il Giardino dei Finzi-Contini" di Giorgio Bassani - 1962 Giulio Einaudi editore S.p.a Torino


venerdì 8 aprile 2011

Il nostro tempo è adesso


Ieri,  un post de Il cavaliere oscuro sul blog ha ricordato che il nove aprile dovremo tutti manifestare contro la precarietà del lavoro.
Rimando tutti a questo link, è importante!


http://www.ilnostrotempoeadesso.it/lappello.html

tutt* in piazza il 9 aprile.

giovedì 7 aprile 2011

Padre Contadino

Ritornava dai campi
scuro in volto
e parlava piano
di terre, di semine, di fatiche,
svogliato. 

Batteva pesante
d’istinto
gli antichi scarponi
alla pietra
e odorava di terra. 

Parlava chiaro,
per concetti e per massime
certe,
con la ignara saggezza
del tempo consunto
e talvolta ascoltava
il suono del granaio
con le nocche di legno
e segnava il livello. 

E parlava al suo cane
sicuro
gettandogli un osso
e aiutava il vitello
ad uscire
e la cavalla
a figliare
con le mani di sempre
sporche di terra
nel connubio. 

E non era nessuno! 
Neanche un numero
nell’immobile tempo
                   mio padre.

da EMBRICI di Mario Santoro  

"Embrici" - Alfagrafica Volonnino - Lavello,1986

mercoledì 6 aprile 2011

John Lane e la semplicità

L'ho letto l'anno scorso, mi sembra: è uno libro di John Lane,  pittore oltre che scrittore,  promotore di importanti iniziative teatrali. Ha studiato alla Slade School of Art di Londra ed all'Istituto di Educazione dell'Università di Londra.
Non sono riuscita a scovare la sua data di nascita.



Questo suo libro "Elogio della semplicità" tratta appunto della semplicità, non dell’indigenza e della povertà, né della parsimonia e della negazione di sé, ma del recupero di una vera prosperità in un mondo  dove "affamiamo" lo spirito e impoveriamo la vita.

Non ha niente a che fare con la vita di sopravvivenza, ma ha a che fare con l’avere meno e gioire di più, godere del tempo per perseguire progetti creativi, gioire del tempo per un buon cibo, godere del tempo soltanto per essere.
È inoltre un libro che pensa al futuro della nostra casa, la Terra.

Fino al '900, la Terra consisteva in un mondo di oceani e masse terrestri pieno di ogni genere di vita, bello, in parte selvaggio e  denso di ogni ricchezza, ma i nostri nipoti ne erediteranno una assai diversa, con meno di un quinto delle sue foreste originali ancora intatte, con la maggior parte della risorse idriche disponibili già impegnate o compromesse, con la maggior parte delle zone umide e delle scogliere o distrutte o degradate.

Prima o poi uno stile di vita più frugale sarà non soltanto desiderabile, ma diverrà indispensabile.

Qui un brano preso dal libro, che mi sembra stia circolando in rete.

Un uomo d'affari si avvicina ad un pescatore sdraiato tranquillamente accanto alla propria barca
  • - Perché non stai pescando? Domandò l’uomo d’affari
  • - Perché ho già pescato abbastanza pesce per tutto il giorno.
  • - Perché non ne peschi ancora?
  • - E cosa ne farei?
  • - Guadagneresti più soldi. Allora potresti avere un motore da attaccare alla barca per andare al       largo e pescare più pesci. Così potresti avere più denaro per acquistare una rete di nailon, e avendo più pesca avresti più denaro. Presto avresti tanto denaro da poterti comprare due barche o addirittura una flotta. Allora potresti essere ricco come me.
  • - E a quel punto cosa farei?
  • - Potresti rilassarti e goderti la vita.
  • - Cosa credi che stia facendo ora?

da 'Elogio della Semplicità' di John Lane 
Il Libraio delle Stelle
pag. 176

lunedì 4 aprile 2011

Il grido dei bambini

 ........................

I giovani agnelli stanno belando nei prati,
i giovani uccelli stanno cinguettando nel nido,
i giovani cerbiatti stanno giocando con le ombre,
i giovani fiori stanno sbocciando verso occidente.

Uscite, bambini, dalla miniera e dalla città,
cantate forte, bambini, come fanno i piccoli tordi,
cogliete manciate di leggiadre primule di campo,
ridete forte nel sentire le vostre dita lasciarle passare.




Elisabeth Barrett   - Stralcio da "Il grido dei bambini" - RPO poem editor: J. D. Robins

Gli aforismi del lunedì

Che cosa ne sa il pesce dell’acqua
in cui nuota tutta la sua vita?
(Albert Einstein)
 
Se infelice è l'innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte più infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato. (Italo Calvino)

Accomunanza: Vivere insieme non avendo nulla in comune come i napoletani e i milanesi, due popoli diversi uniti dalla stessa televisione (Luciano De Crescenzo)

domenica 3 aprile 2011

E lui guardava il mare

Questo che segue è un brano scritto da Giulia nel suo blog Pensare  in un' altra luce.
A me è piaciuto molto, sia per il tema proposto, che per il modo in cui è raccontato.  
" Ero sulla spiaggia in Liguria. Cercavo di leggere, ma non riuscivo a far altro che ascoltare la gente parlare
intorno a me. Due donne si raccontavano la loro ultima dieta. Altre tre raccontavano gli ultimi acquisti in saldo. Altre parlavano male di una loro amica che non si cura abbastanza. Un uomo urlava a suo figlio che era un imbranato e che non avrebbe mai imparato a nuotare. Altri due si davano appuntamento per la sera in un ristorante per mangiare il pesce. Una bambina buttava la focaccia sulla sabbia e urlava che non la voleva più… Potrei proseguire, neanche con la musica alle orecchie ad alto volume riuscivo a sfuggire a questi discorsi così vivaci ed originali. Ma pazienza. Ognuno parla di quello che vuole e non sono io che posso né voglio insegnare nulla a nessuno. Intanto passavano gli ambulanti, uno dopo l’altro con le loro borse sulle spalle pesanti…Erano per lo più senegalesi, alti, eleganti, con grande dignità mostravano la merce a debita distanza, la gente faceva “no” con la testa, se ne andavano in silenzio.

Ad un certo punto una sbotta dicendo "Oggi sono particolarmente fastidiosi"… pensavo che parlasse di insetti o cose del genere, ma poi ho capito a chi si riferiva.

Poco dopo passava davanti a me un ragazzo senegalese: “signora” mi ha detto “come ti chiami?” Io gli ho risposto.Lui mi chiede: “Vuoi qualcosa?” Io avevo già comprato gli ombrelli che mi offriva. Gli ho risposto”no, grazie, mi dispiace”… Lui si è accovacciato vicino a me. Mi aspettavo che insistesse, che mi volesse far vedere altre cose, invece niente. Taceva e guardava il mare con occhi terribilmente tristi. Gli ho chiesto come andava, lui mi ha risposto “male, molto male… qui non si vende nulla, non c’è lavoro…Tu dove abiti?” Gli ho risposto “A Torino” “Lì c’è più lavoro?” “Non lo so.” I suoi occhi erano pieni di lacrime…

“Qui tutto male, male…” continuava a dire sempre con gli occhi rivolti al mare “Vorresti tornare a casa?” “Sì, vorrei…ma non posso. Lì, miseria”… Poi riguarda il mare, alza gli occhi al cielo e sta così un bel po’… Poi si alza e mi dice: “Grazie signora, per avermi ascoltato” e se ne va.
Guardava il mare da dove probabilmente era venuto…e da dove oggi stanno sbarcando in migliaia.
Allora vado qui, e giro questo blog che ha tante cose da raccontare e spero che qualcuno cammini tra queste pagine e non distolga lo sguardo o per indifferenza o per paura di soffrire… hanno il diritto di farci sapere: almeno quello glielo dobbiamo concedere. E queste immagini raccontano più di ogni parola.

E se volete sapere qualcosa di quando toccava a noi passare da tutto questo andate qui…tanto per non dimenticare."
Da qui 

sabato 2 aprile 2011

Una madre

Sono tanti i profili della madre che emergono dai libri.
Questo che propongo è dal libro "Il principe delle maree".




"Figlio di una donna bellissima, ero anche figlio d'un pescatore di gamberi innamorato della forma delle barche.
Crebbi fiumarolo, con l'odore delle paludi salmastre che s'infiltrava anche nel sonno.
D'estate, mio fratello, mia sorella ed io aiutavamo nostro padre nella pesca dei gamberi. Nulla mi piaceva di più della flottiglia di gamberare che si recava prima dell'aurora all'appuntamento con i pullulanti sciami di gamberi che compivano i loro riti sul fare del giorno.
.........

Mi ricordo una sera d'estate: mia sorella, mio fratello e io (eravamo molto piccoli e l'afa gravava come muschio sulla pianura) non riuscivamo a dormire. La mamma ci portò allora a fare due passi fino al fiume e alla darsena, benché Savannah e io avessimo un raffreddore estivo e Luke un eczema da calore.

'Ho una sorpresa per i miei cocchi', disse la mamma, mentre noi guardavamo affascinati un delfino prendere il largo nell'acqua tranquilla, metallica. Sedevamo sulla punta del moletto e, stendendo le gambe, cercavamo di toccare l'acqua col piede.

'C'è una cosa che voglio farvi vedere. Una cosa che vi aiuterà a dormire. Guardate là, figlioli' disse, indicando l'orizzonte a levante.

E proprio in quel momento, dove essa indicava, la luna comparve, sollevando la fronte di uno stupefacente color oro al di sopra di una filigrana di nuvole che bordavano il cielo di veli.

Le sere erano lunghe al sud, in quella stagione, e alle nostre spalle, in quello stesso momento, il sole stava tramontando in un tripudio di fiamme che incendiavano il fiume.

Era come un duello di ori: l'oro nuovo della luna crescente, l'oro consunto del sole che scompariva dall'altra parte del cielo.

Così il giorno, dopo un ultimo guizzo di danza sulle paludi della Carolina, moriva splendidamente sotto gli occhi di noi ragazzi, finché della luce dell'astro diurno non rimase che un listello intorno alle chiome delle querce acquatiche.

La luna poi sorse veloce, ... fulva, poi gialla, poi giallina, poi d'argento, poi di un miracoloso, immacolato pallore, al di là dell'argento, un colore che è proprio delle notti del sud.

Noi bambini restammo estasiati di fronte alla luna che nostra madre aveva evocato dalle acque. Quando l'astro si fu inargentato, mia sorella Savannah, che aveva tre anni, esclamò:


' Oh, mamma, fallo ancora!' ...."

Da "Il Principe delle maree" di Pat Conroy - Ed. Bompiani 1987

venerdì 1 aprile 2011

Il fiore sul tetto

Ieri non c'era. Or vive, tra due vecchi          
embrici. Se per poco io m'arrischiassi
sovra il muretto del terrazzo, cogliere
lo potrei. Non ardisco. E' troppo bello
così: troppo mi piace, erto sul gambo,
dalle muffe dei tegoli sgorgante
senza una fronda, ma col serto d'oro
di un reuccio di fiaba. E' un fior magato.

Il suo germe, quassù, lo portò il vento.
Il suo nome lo cantano le stelle.
Nulla sa delle selve e dei giardini
sparsi pel mondo; sta, fra tetti e cielo,
felice: al mondo unico fior si crede,
ed io l'amo per questo...

mercoledì 30 marzo 2011

Tagliare la cultura vuol dire sfregiare la patria

Vorrei riportare un articolo che ho letto su Italia nostra a proposito delle dimissioni  di Andrea Carandini (dimissioni di cui è stato scritto anche sul Corriere della Sera circa a metà marzo)
  
Il presidente del Consiglio Superiore del Ministero per i Beni Culturali ha detto nella sua lettera di dimissioni: 

"…ci stiamo allontanando dalla patria, anche quella visibile fatta di paesaggio, storia e arte. Rischiamo di perderla, e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato italiano".

I tagli crudeli e ingiustificati, a causa dei quali Andrea Carandini si è dimesso, sono ormai sotto gli occhi di tutti; 
appare sempre più evidente che lo scopo di questi tagli non è il risparmio ma la punizione dei cervelli e dell’anima di tutti gli italiani.

Uno sfregio alla Costituzione e al suo articolo 9 che obbliga la repubblica (cioè tutte le pubbliche amministrazioni, fino all’ultimo dei cittadini) a tutelare "il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione".

Una parte dell’Italia, il governo e i parlamentari che lo sostengono, stanno suicidando il patrimonio culturale. 

Un’altra Italia lo difende. 

martedì 29 marzo 2011

Leggere a Bologna

A Bologna gli eventi culturali sono abbastanza frequenti, fortunatamente.
In particolare seguo di tanto in tanto un'associazione che si chiama La nuova Bottega dell'Elefante.
Ci si riunisce quasi sempre in via del Pratello, ormai diventata famigerata, a causa degli abitanti che protestano per la presenza di giovani, clochard, bar che una volta vendevano birra (prima del proibizionismo) ... al circolo Pavese, tutti i lunedì sera da ottobre a giugno.
Cosa sia questa associazione lo riprendo dal loro sito:


"La Nuova Bottega dell'Elefante è un gruppo di cittadini che promuove la lettura pubblica e il dialogo a partire dai testi come costume civile e democratico.
Su ciò che è essenziale in un libro è possibile incontrarsi e discutere, professionisti o semplici amanti della lettura. Basta indirizzare e stimolare l'attenzione.
Oggi leggere bene è già, di per sé, un gesto politico."



Nella home page del sito sopra indicato è riportata questa citazione da   Edward Said


"La realtà concreta della lettura è, fondamentalmente, un atto di emancipazione ed edificazione umana che, per quanto modesto, trasforma  e   accresce il sapere di una persona per ragioni diverse dal cinismo da  infruttuose divagazioni"
(E. Said, Umanesimo e critica democratica)

lunedì 28 marzo 2011

Gli aforismi del lunedì

La terra ha musica per coloro che ascoltano
(William Shakespeare)



Se vediamo un gigante, esaminiamo prima la posizione del sole e assicuriamoci che non si tratti dell'ombra di un pigmeo.
(Novalis)



La differenza tra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi prendi ordini; in una dittatura non devi perdere tempo a votare. 
(Charles Bukowski)

domenica 27 marzo 2011

Le api sono gocce di miele

Le api sono grosse gocce di miele.                                         
Le api portano le pergole al sole.
Le api sono venute volando via dalla mia giovinezza.
Anche queste mele vengono di là
queste mele pesanti.

E questa strada di polvere dorata
e questi sassi bianchi in riva al fiume
e la mia fede nei canti
e il fatto che io non invidi nessuno
e anche questa giornata senza nubi viene di là
questa giornata azzurra

e questo mare che sta disteso nudo e caldissimo
e questa nostalgia
e i denti luminosi di questa bocca dalle labbra carnose
son venuti al villaggio caucasico tra le zampette delle api
come grosse gocce di miele
dalla mia giovinezza.

Dalla mia giovinezza che io ho lasciata non so dove
e di cui non mi sono potuto saziare.

1938  Hikmet - Poesie - Ed. Newton


sabato 26 marzo 2011

Poesia in prosa

Il piccolo principe strappò anche con una certa malinconia gli ultimi germogli dei baobab. Credeva di non ritornare più. Ma tutti quei lavori consueti gli sembravano, quel mattino, estremamente dolci. E quando innaffiò per l’ultima volta il suo fiore, e si preparò a metterlo al riparo sotto la campana di vetro, scoprì che aveva una gran voglia di piangere.

 "Addio," disse al fiore.

Ma il fiore non rispose.

"Addio," ripeté.

Il fiore tossì. Ma non era perché fosse raffreddato.
"Sono stato uno sciocco," disse finalmente, "scusami, e cerca di essere felice."

Fu sorpreso dalla mancanza di rimproveri. Ne rimase sconcertato, con la campana di vetro per aria. Non capiva quella calma dolcezza.

"Ma, sì, ti voglio bene," disse il fiore, "e tu non l’hai saputo per colpa mia. Questo non ha importanza, ma sei stato sciocco quanto me. Cerca di essere felice. Lascia questa campana di vetro, non la voglio più."

"Ma il vento…"

"Non sono così raffreddato. L’aria fresca della notte mi farà bene. Sono un fiore."

"Ma le bestie…"

"Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle. Se no chi verrà a farmi visita? Tu sarai lontano e delle grosse bestie non ho paura. Ho i miei artigli."

E mostrava ingenuamente le sue quattro spine. Poi continuò:

"Non indugiare così, è irritante. Hai deciso di partire e allora vattene."

Perché non voleva che io lo vedessi piangere. Era un fiore così orgoglioso…

(Antoine de Saint-Exupéry " Il Piccolo Principe" -  Editore Bompiani)

venerdì 25 marzo 2011

Ci riprovo, Mortacci tua!

"Questa volta un affettuoso Mortacci tua a tutti coloro che nonostante le passate campagne ANTI CAPTCHA non hanno ancora provveduto a disattivare questa pallosissima funzione dei commenti. Per consegnare i premi ci ho messo quasi un'ora porcaccia paletta! Ora vado a nanna perché sono in coma..."
Scritto da Hobina martedì 22 marzo 2011   
 

Un'altra simile l'ho trovata su questo blog       



 "Quante volte avete sbuffato all'ennesima richiesta di verifica parole prima di poter postare un commento??
Se volete farlo anche voi il procedimento è facilissimo:
IMPOSTAZIONI ---> COMMENTI ---> Mostra la verifica parole per i commenti? ---> NO!!!
Dai ragazze, liberate i vostri blog e fateci commentare senza seccature
Diffondete il verbo! :D
"
                                 

giovedì 24 marzo 2011

Citazione

" Mi domando se sia realmente possibile capire perfettamente un'altra persona. Anche quando ci sforziamo di conoscere qualcuno mettendoci tutto il tempo e la buona volontà possibili, in che misura possiamo cogliere la sua vera natura? Sappiamo ciò che è veramente essenziale riguardo a quell'altro che siamo convinti di comprendere tanto bene?"

Da:
Haruki Murakami, L'uccello che girava le viti del mondo, collana Super ET, traduzione di Antonietta Pastore, Einaudi, 2007 - 960 pagine

mercoledì 23 marzo 2011

L'educazione secondo Steiner

Giorni fa, parlando con mia figlia, ho saputo che una sua cara amica, portava ancora dentro di sé un sordo rancore verso i genitori perché avevano pensato, quando era ancora una bambina, di iscriverla ad una scuola steineriana.
Ho chiesto come mai Steiner fosse concepito così negativamente, quando in tanti hanno un'ottima opinione del suo metodo educativo. ...
Mi sono rivolta, per ricontrollare la mia memoria,  al sito in italiano su Rudolf Steiner 

Qui ho trovato queste notizie:

"L'educazione è una 'Arte' nella quale l'educatore si deve addestrare" - sosteneva Rudolf  Steiner  (Donji Kraljevec, 27 febbraio 1861 – Dornach, 30 marzo 1925)

Quell'arte è da un lato rigidamente disciplinata da una legge fissa, cioè dalla necessità di seguire con la massima avvedutezza lo sviluppo naturale ed autentico dell'alunno, dall'altro lascia all'educatore una piena libertà di iniziativa personale.

Steiner offrì una quantità incommensurabile di feconde indicazioni. La sua pedagogia traccia soprattutto ad ogni educatore il cammino per una severa educazione di se stesso. 

A colui che segue tale via con perseveranza i fanciulli stessi insegnano a poco a poco come egli debba insegnare.

La prima scuola steineriana  fu solennemente augurata nel settembre 1919 a Waldorf.
Tutte le materie insegnate furono improntate all'arte. 

La pittura, il canto ecc. furono inseriti in ogni programma, specie nelle prime classi.

martedì 22 marzo 2011

Vorrei che fosse notte

Riporto un brano tratto dal libro sotto citato.
In questo libro, il bambino che racconta la storia cresce in una famiglia senza amore. In un paesino di montagna nel Veneto trascorre una infanzia solitaria, candida e trepidante, tra adulti teneri e infernali, vecchi severi e chiusi come pietre ... E' in sintesi una saga familiare aspra e malinconica, un mondo antico visto con gli occhi di un bambino.

I maestri e i brutti voti

L'insegnante che mi ritrovai alle elementari era pure una donna. Si chiamava Carla e ai compiti mi dava sempre dei "benino" e dei "visto".
"Visto" era il voto più triste che allora si potesse immaginare. 
Un voto che che non voleva dire un bel niente; ero uno sghiribizzo rosso che stava ad indicare che l'aveva appunto visto, ma che in realtà covava un tacito disprezzo.
Ne avevo timore di quei voti, anche se non avevo nessuno a cui darne conto

............................

In quegli anni i budini alla vaniglia preparati in bustina ci hanno sfamato in molte, troppe cene. Non erano per i dessert, ma divenivano i pasti veri e propri: li mangiavamo ancora caldi in quella consistenza fluida e giallognola dal sapore dolciastro, nelle loro varianti migliori  con delle sbriciolature di amaretti che si confondevano con i grumi.
............

Alternative meno drammatiche, ma di sicuro non allettanti, erano la farina di mais bollita nel latte o la cosiddetta pinza: una focaccia fatta di patate schiacciate, uvetta passa e, quando ce n'erano, fichi secchi.

Dal romanzo "Vorrei che fosse notte" di Gisela Scerman - Ed.Elliot

lunedì 21 marzo 2011

Equinozio di Primavera

Osservando la Natura all'Equinozio, si nota innanzitutto il perfetto equilibrio tra le ore di luce e di buio, con la tendenza, ora, al prevalere della luce.

Il seme sepolto nel terreno rompe le zolle ed emerge a nuova vita; le gemme prorompono dai rami e rivestono gli alberi di fiori.

Tutta la Natura è in espansione, pronta a moltiplicarsi, pronta a dare i suoi frutti.

 
Il mese di Marzo era dedicato a Marte. 
Il Marte dell'Equinozio non è però il dio bellicoso delle battaglie, ma piuttosto il principio maschile di natura ignea, che deve congiungersi a Venere.

In un testo di Majer si trovano queste parole:


"Se congiungi questo Marte con la Venere e li leghi con una catena invisibile, si concepirà una soavissima fanciulla, il cui nome è Armonia."
 
Armonia, nata dalla fusione dei contrari, era la protettrice della concordia e dell'ordine morale e sociale, rappresentava quindi l'equilbrio tra l'egoità e la necessità della vita sociale.

Gli aforismi del lunedì



  • "La verità era uno specchio che cadendo dal cielo si ruppe.Ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso la propria immagine,credette di possedere l'intera verità."
 (Mevlana Rumi, Sec. XIII)    

  •  "Quando una religione ha la pretesa di imporre la sua dottrina all'umanità intera, si degrada a tirannia e diventa una forma di imperialismo"
R. Tagore (1861-1941)

  • "Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l'arte di vivere come fratelli"
 Martin Luther King (1929 - 1968)

Immagine presa dal web

domenica 20 marzo 2011

E la primavera


E la primavera apparve nel bel giardino,
simile al sentimento d'amore ovunque sentito;
e ogni fiore ed erba sull'oscuro petto della terra
si sveglia dai sogni del suo riposo invernale.

Il bucaneve e poi la viola
si levarono dal suolo umido di tenera pioggia,
e il loro respiro si confondeva col dolce odore
che emanava dalle zolle come la voce con lo strumento.

(Percy Bysshe Shelley)

sabato 19 marzo 2011

State attenti alle formiche

Pare che le formiche non giochino. La spiegazione di  Diane Ackerman è che non giocano perché non devono imparare alcun tipo di comportamento coordinato, le formiche sono già "pre-programmate" per comportarsi in un certo modo. 
(Diane Ackerman)


Il brano che segue è invece stato scritto da Elia Spallanzani.

"Vivo in campagna, sono andato via dal condominio perché era pieno di presenze che servivano il Palazzo. Qui sto molto meglio ma quest’estate (e anche quella prima, e quella prima ancora) ho subito un’invasione di scarafaggi, che ho virilmente debellato da solo, scovando la loro tana (un pozzetto di scarico delle acque reflue) e riempendola di insetticida in polvere.
("gli scarafaggi si accoppiano in maniera meccanica e senza gioia apparente: tuttavia lo fanno spesso e contro gli scarafaggi non c’è proprio niente da fare")

 
Più difficile è combattere le formiche, che formano nastri intricati sulle pareti e si arrampicano sui miei libri. Innanzitutto fanno meno impressione delle blatte, quindi si è più restii a sterminarle, e in ogni caso sono molto più intelligenti di noi (come in quel film dove progettano di dominare la terra), le loro tane sono ben difese, per cui ho comprato un insetticida speciale che in teoria le formiche dovevano portarsi a casa loro (che è casa mia) come leccornia, per poi morire in massa; ma mentre sbriciolavo quel cubetto azzurrino sulla colonia mi sono sentito strano e ho avuto paura di diventare un Dio.
Può darsi che sia tutto effetto del veleno penetrato attravero la pelle nell’atto di sbriciolare, ma è stato ugualmente brutto e io vi dico state attenti alle formiche."

(Elia Spallanzani)


venerdì 18 marzo 2011

Le ricchezze d'ogni momento

Questo che segue è un brano tratto da Celebrazione del quotidiano di Colette Nys-Mazure, scrittrice, poetessa belga

"Celebrare il quotidiano, nessun problema, pensavo, visto che mi piace. Ne apprezzo l'appoggio modesto, immancabile. Attenta ai mille dettagli d'ogni giorno, non lo trovo mai ripetitivo. 

Sotto la superficie uniforme, monotona, scopro ciò che muta, quasi di ora in ora. In filigrana, nell'espressione composta di volti noti o sconosciuti, riesco a discernere la trama intessuta. Gli avvenimenti banali celano un significato profondo. Arrivare al cuore.

Se fossimo presenti a noi stessi, se non ci perdessimo in rimpianti o desideri, dilateremmo la nostra esistenza, non sciuperemmo alcun frammento di vita. Non ci stupiamo abbastanza, ci meravigliamo solo saltuariamente. Storia d'esser desti e questione di logorio. Allora, per me ... ho iniziato la celebrazione di un quotidiano svalutato, ignorato, trascurato.

A dire il vero, ho sempre provato una diffidenza istintiva verso ciò che è fuori dal normale e potrebbe apparire pretenzioso, pacchiano, imposto. ...

Provo tenerezza nei confronti di ciò che ritorna con commovente fedeltà. Lo straordinario brilla con tutti i suoi fuochi - fuochi d'artificio spesso spenti - mentre le brace del quotidiano rosseggia lealmente.


mercoledì 16 marzo 2011

150 anni di Unità d'Italia e di italiani, nonostante tutto

C'è chi pensa che sia assurdo esporre il tricolore, perché noi italiani già siamo fratelli. Io dico che non è vero.
Sostengo che questo 150° anniversario dell'Unità d'Italia sia importante, perché c'è gente che rifiuta l'inno nazionale e cerca di dividerci, anche dove non siamo poi stati particolarmente uniti.
Ora per me è una contro-mossa contro costoro ed altri degni compari. (Lara)

"Patriottismo, nazionalismo e razzismo stanno fra di loro come la salute, la nevrosi e la pazzia" (Umberto Saba)

"Poiché l'Italia è ancora una repubblica parlamentare, sebbene il Parlamento sia stato sequestrato con l'astuzia e il mercimonio dal presidente del Consiglio,  le cui mire anticostituzionali sono chiarissime, chiedo a tutti i partiti dell'opposizione di adottare ogni mezzo parlamentare lecito (compreso l'ostruzionismo ad oltranza o le "dimissioni" in massa, via naturale allo scioglimento delle Camere) per impedirgli di portare a compimento i suoi fini. Senza di ciò, in un brevissimo volgere di tempo, l'Italia non sarà più una vera e legittima democrazia".
(Antonio Tabucchi)    


"L'osteria nella quale prendo i miei pasti è uno dei luoghi nei quali amo l'Italia. Entrano cani festosi, che nessuno sa di chi sono, bambini nudi con in mano un fiasco impagliato. Mangio, solo come il Papa, non parlo a nessuno, e mi diverto come a teatro" (Umberto Saba)

"In casa di mio padre era profondamente sentita questa rozzezza culturale che veniva fuori col fascismo."  (Elsa De' Giorgi)

 
"Qualcuno dice: è il momento di voltare pagina. Io dico sempre: sì bisogna voltare una pagina che abbiamo letto. Voltarla senza leggerla non è quello che si deve fare." (Lia Levi)


Ricordi e profumi

Scrive Diane Ackerman:

"Basta sfiorare il filo teso di un profumo che i ricordi  risuonano immediatamente" 
  
Anch'io nel  novembre 2008 scrissi qualcosa sulla memoria olfattiva e dopo il post di ieri sento il bisogno di rifugiarmi un po' nei profumi...

"Tra i cinque sensi l'olfatto è considerato il senso della gioia di vivere.

Cassetti profumati, erbe essiccate, sacchettini di lavanda, il profumo del pane in forno o di una torta, la chimica di un dopobarba, l'odore salmastro del mare , quello inebriante del tiglio in fiore ...

È una memoria nella nostra vita, quella che forse, più della scrittura, ci permette di conservare il passato.

Anche se siamo distratti o preoccupati, un odore può raggiungerci e farci ritornare indietro, dentro quel passato che è pronto a riemergere se solo lasciamo socchiusa la porta.




Platone nel Fedro racconta il mito sull'invenzione della scrittura da parte del dio egiziano Theuth e sul dono di essa, destinato agli uomini che Theuth fa al faraone.



Qui cito Giorgio Colli riprendendo le seguenti frasi da "La nascita della Filosofia":

"Theuth magnifica i pregi della sua invenzione, ma il faraone ribatte che la scrittura è sì uno strumento di rammemorazione, ma puramente estrinseco, e che persino rispetto alla memoria, intesa come capacità interiore, la scrittura risulterà dannosa.

martedì 15 marzo 2011

I posteri e il nucleare: la nostra etica puzza

A dispetto di ogni "immaterialismo", mai nella storia degli umani si è prodotta tanta materia (rifiuti, monnezza, rumenta, rusco), si sono distrutte tante risorse, si è consumato in maniera tanto irresponsabile. 

Al rusco tradizionale, l' "obsolescenza programmata" delle merci di ultima generazione ha aggiunto il cosiddetto e-waste: ogni anno, migliaia di milioni di tonnellate di computer, stampanti, cd-rom, dischetti, telefonini, batterie, caricabatterie, telecomandi (prodotti che diventano "obsoleti" in un battito di ciglia, o la cui riparazione è impossibile o considerata "antieconomica") finiscono nelle discariche e poi negli inceneritori, grande nube di diossina che avvelena noi e tutte le specie viventi.

Quando in tv si parla la neo-lingua della "produttività", del "rilancio dei consumi" e del "fabbisogno energetico", basterebbe pensare ai rifiuti per capire di che si sta parlando veramente.

Il pianeta non è nostro, ce l'hanno "prestato" i posteri. Per ricorrere proprio all'autore di Das Kapital: "Nemmeno un'intera società, una nazione, e persino tutte le società di una stessa epoca prese complessivamente, sono proprietarie della terra. Sono soltanto i suoi possessori, i suoi usufruttuari e hanno il dovere di tramandarla migliorata, come bonis patres familias, alle generazioni successive" ("La nazionalizzazione della terra", in Karl Marx, Documenti dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori..., De Adani, Parma 1969).

Al contrario, se non invertiamo la rotta al più presto, limitando i nostri consumi e abbandonando le produzioni inquinanti, noi verremo maledetti dalle generazioni che verranno.
........
Il nucleare, checché ne dicano i suoi fans, è una tecnologia anti-etica, tipico prodotto del capitalismo, che appiattisce tutto su un eterno presente e non si preoccupa di ciò che verrà. 
E il nucleare è soltanto uno dei problemi che stiamo creando alle persone di cui siamo antenati.

Nel romanzo Venere sulla conchiglia di Philip J. Farmer (Classici Urania, giugno 1984) si trova un'opinione interessante:

"Alcuni extraterrestri sostenevano che la causa del cattivo odore dei terrestri era la loro dieta, che, perfino tra i cinesi, consisteva principalmente di salsicce, patatine fritte, bibite analcoliche e birra. Ma gli octopodi di Algol, che erano forse la più filosofica fra tutte le razze, affermavano che non era un fatto di alimentazione. La psicologia influenzava la fisiologia. I terrestri puzzavano perché puzzava la loro etica."

E' probabile che su Algol, per produrre energia, gli octopodi non ricorrano al nucleare.

4 ottobre 2003 di Wu Ming 1
Preso da reader pubblico:

lunedì 14 marzo 2011

Gli aforismi del Lunedì

  1. Perché tanta gente dovrebbe essere ridotta a tanta povertà per il bene di così pochi? La Società avrà dunque per scopo puntuale quello di liberare il lavoratore dalla sua miseria (Leibniz)
  2. Abito sempre nel mio sogno e di tanto in tanto faccio una visita alla realtà (Ingmar Berman)
  3. Amare è mettere la nostra felicità nella felicità di un altro. (Leibniz)
  4. Film come sogni, film come musica. Nessun'arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima. (Ingmar Bergman)
  5. Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente. (Mario Monicelli)
  6. Uno scapolo è un uomo che ha tratto delle conclusioni dall'esperienza altrui. (Peter Ustinov)
  7. Senza questi elementi, fame, morte, malattia e miseria noi non potremmo far ridere in Italia. (Mario Monicelli)

domenica 13 marzo 2011

La mia sera

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!

        Che pace, la sera!
 

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto

        nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano

        cirri di porpora e d’oro.

O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa

        nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io... e che voli, che gridi,

        mia limpida sera!


Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,

    Dormi! bisbigliano, Dormi!

là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era...
sentivo mia madre... poi nulla...


        sul far della sera.



"Canti di Castelvecchio", Giovanni Pascoli, Zanichelli , Bologna 1907

sabato 12 marzo 2011

La danza macabra dei nuclearisti

Radiazioni a livelli mai raggiunti. Danneggiato anche un secondo sito nucleare Esplosione alla centrale nucleare 

La Tv: "Distrutta la gabbia del reattore" 

Scoppio a Fukushima, nuvola di fumo bianco sopra l’impianto. Appello alla popolazione: "Non uscite"  
Danneggiato anche un secondo sito nucleare


Da qui: http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_12/giappone-esplosione-centrale-nucleare_7d19a966-4c80-11e0-8264-fe1c829faf1a.shtml?fr=box_primopiano

Aggiungo un link al blog di Maria Chiara scritto ieri


E un altro a:

http://www.gennarocarotenuto.it/15152-fukushima-la-danza-macabra-dei-nuclearisti-sul-titanic-energetico/

venerdì 11 marzo 2011

Le mosche del capitale


"Saraccini guarda dall’alto della collina la grande città industriale che si estende nella pianura, spianata dalla notte oltre se stessa fino a sparire tra i riflessi del fiume e le fumate dei campi.

Egli è sereno e gode soddisfatto di quella visita e del generale silenzio.

"E sì, è proprio un altro grande generale, il silenzio" confida a se stesso e all’universo. Tutto lo spazio intorno, con il fiato trattenuto e cauto ad ogni tonfo, sembra capirlo e ubbidirgli, riconoscergli con premura di essere quasi ricco, quasi innamorato, ancora giovane e forte, il primo nella sua città esemplare e anche nella regione; il più intelligente, equilibrato e capace dei direttori della sua gloriosa Azienda.

La grande città industriale riempie la notte di febbraio senza luna, tre ore prima dell’alba. Dormono tutti o quasi, e anche coloro che sono svegli giacciono smemorati e persi: fermi uomini animali edifici; perfino le vie i quartieri i prati in fondo, le ultime periferie ancora fuori della città, i campi agricoli intorno ai fossati e alle sponde del fiume; anche il fiume da quella parte è invisibile, coperto dalla notte se non dal sonno. 

Buie anche le grandi antenne delle radiocomunicazioni e dei radar della collina.

È un rumore del sonno quello di un tram notturno che striscia tra gli edifici del centro. 

Gli uomini le famiglie i custodi i soldati le guardie gli ufficiali gli studenti dormono, ma dormono anche gli operai: e non si sentono nemmeno quelli dei turni di notte, nemmeno quelli dei turni di guardia di ronda tra le schiere dei reparti o sotto le volte dei magazzini.

Quasi tutti dormono sotto l’effetto del Valium, del Tavor e del Roipnol...."

Paolo Volponi, Le mosche del capitale, Torino, Einaudi, 1989.

Nel corso della sua vita Paolo Volponi (1924-1994) fece esperienza diretta del mondo industriale, collaborando con alcune delle più importanti aziende italiane del tempo, dalla Olivetti alla Fiat.
Il resto da qui

La bellezza del mondo

Pur essendo "amante delle cose belle", la signora non aveva mai visto la bellezza delle foglie di cui era pieno il suo giardino. 
Come mai?


In realtà, ella era pronta a vedere la bellezza certificata degli oggetti
che vengono chiamati "d'arte", ma non sapeva vedere la traboccante bellezza che si manifesta senza intermediari in ogni luogo e in ogni momento del giorno.


Non sono poche le persone che, come questa donna, apprezzano la bellezza quando ha un valore di scambio - un prezzo fissato dalle convenzioni sociali e dunque  dal mercato - ma distraggono lo sguardo da tutto ciò che non ha un cartellino col prezzo.


In realtà, la bellezza è la cosa che più abbonda nel mondo.
Ci vogliono però occhi per vederla:
una particolare capacità di saper guardare e di saper ascoltare.

(Diego Mormorio)

giovedì 10 marzo 2011

Predatori e prede



La maggior parte di noi vive rinchiusa nelle città, lontana dal mondo della natura e dalla vita selvatica.

I nostri alberi e i nostri prati sono curati, il cibo che compriamo è molto spesso già pronto  e confezionato.

La natura non è solo quella dei giardini e non sempre desta meraviglia: può destare anche timore.

Uno degli aspetti arcani è, per esempio il mistero del predatore e della preda: quasi tutti riteniamo che si parli dell'animale che uccide e di quello che viene ucciso.

Ma a volte il predatore è anche preda.

Predatori e prede si trovano dovunque: predatore è chi ha la capacità di catturare prede vive.

Gli esseri umani si sono sempre esaltati di fronte alla bellezza, alla forza, alla maestà degli animali predatori ed alla loro selvaggia libertà: molti uccelli da preda sono diventati simboli ufficiali di autorità e terrificanti presagi di battaglia.

La vita e la morte costituiscono i processi più creativi che a noi esseri umani, è dato sperimentare, eppure sono entrambi pieni di mistero e superstizione.

Mondo Blogger

Sta capitando un fatto insolito nel nostro mondo blogger.
Qualcuno si spaccia per qualcun altro.

Vi prego di leggere tutto e di fare attenzione, cliccando sul link sotto esposto.

 http://terre-inesplorate.blogspot.com/2011/03/avviso-di-reato.html

mercoledì 9 marzo 2011

L'orecchio verde

Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
 
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l'orecchio, che acerbo era restato.
 
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
 
"Signore, - gli dissi - dunque lei ha una certa età:
di quell'orecchio verde che cosa se ne fa" ?

Rispose gentilmente: " Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest'orecchio.
E' un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose."

Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno sul diretto Capranica - Viterbo.

Gianni Rodari, Parole per giocare, Einaudi 1979

Gianni Rodari nasce ad Omegna nel 1920; compiuti gli studi magistrali si avvia alla carriera dell’insegnamento elementare. Attivo sin da giovane nelle file dell’Azione Cattolica, in seguito aderisce all’ideologia comunista abbracciando l’attività politica del partito e collaborando come giornalista politico non allineato in più di una redazione. 

Uomo schivo, meticoloso nell’appuntare le sue idee più disparate, ci ha lasciato un’enorme quantità di scritti che vanno dagli articoli giornalistici, agli appunti sparsi, alle favole e filastrocche per bambini e per adulti; ha curato inoltre l’edizione italiana delle fiabe di Andersen negli anni Settanta in qualità di ricercatore. 

Le sue prime prove di scrittore per bambini risalgono al periodo milanese; nel 1947 sul “Giornale della domenica” scrive racconti e filastrocche, tessendo preziosi contatti con i «suoi» lettori, che, in una sorta di dialogo intergenerazionale gli offrono spunti e sottopongono questioni di ogni tipo stimolando la sua produzione letteraria.

La popolarità arriva nel 1960 quando pubblica presso l’Einaudi di Torino, "Filastrocche in cielo e in terra", l’opera che lo porterà alla notorietà come scrittore per l’infanzia, non solo in Italia ma presto anche all’estero. 

Capolavoro di pedagogia e didattica sui generis, la sua produzione è percorsa dal dato costante del rapporto tra adulto e bambino, con le sue favole moderne Rodari ripropone nel novecento questo genere di racconto per ragazzi e lo rinnova adeguandolo ai tempi.

L’obiettivo resta sempre quello educativo che grazie alla favola è realizzato in modo leggero e divertente anche quando i temi sono seri e importanti, il tutto coronato da una morale finale. 

Nel 1970 vince il  premio Andersen. 

Rodari ha contribuito a un rinnovamento della letteratura per l’infanzia con una vasta produzione percorsa da una vena di intelligente comicità, dando spazio ai temi della vita d’oggi e sostituendo il tradizionale favolismo magico con personaggi e situazioni surreali.

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