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venerdì 15 giugno 2012

Un post dell'anno passato



Oggi ripropongo un post del 16 marzo 2011.
Non di tanto tempo fa, in effetti.
Eppure, qui, nel mio mondo e nel mondo in genere, sono tali e tanti i cambiamenti avvenuti, che ho bisogno di aprire qualche cassetto che non avevo più aperto.


http://estateincantata.blogspot.it/2011/03/ricordi-e-profumi.html


Ricordi e profumi 

Scrive Diane Ackerman:


"Basta sfiorare il filo teso di un profumo che i ricordi  risuonano immediatamente" 
   
Anch'io nel  novembre 2008 scrissi qualcosa sulla memoria olfattiva e dopo il post di ieri sento il bisogno di rifugiarmi un po' nei profumi...


"Tra i cinque sensi l'olfatto è considerato il senso della gioia di vivere.


Cassetti profumati, erbe essiccate, sacchettini di lavanda, il profumo del pane in forno o di una torta, la chimica di un dopobarba, l'odore salmastro del mare , quello inebriante del tiglio in fiore ...


È una memoria nella nostra vita, quella che forse, più della scrittura, ci permette di conservare il passato.


Anche se siamo distratti o preoccupati, un odore può raggiungerci e farci ritornare indietro, dentro quel passato che è pronto a riemergere se solo lasciamo socchiusa la porta.


Platone nel Fedro racconta il mito sull'invenzione della scrittura da parte del dio egiziano Theuth e sul dono di essa, destinato agli uomini che Theuth fa al faraone.


Qui cito Giorgio Colli riprendendo le seguenti frasi da "La nascita della Filosofia":


"Theuth magnifica i pregi della sua invenzione, ma il faraone ribatte che la scrittura è sì uno strumento di rammemorazione, ma puramente estrinseco, e che persino rispetto alla memoria, intesa come capacità interiore, la scrittura risulterà dannosa.


Quanto alla sapienza, la scrittura la fornirà apparente, non già veritiera.


E Platone commenta il mito accusando di ingenuità chiunque pensi di tramandare per iscritto una conoscenza e un'arte, quasi che i caratteri della scrittura avessero la capacità di produrre qualcosa di solido. Si può credere che gli scritti siano animati dal pensiero: ma se qualcuno rivolge loro la parola per chiarire il loro significato, essi esprimeranno sempre una cosa sola, sempre la stessa."


E ancora:


"Platone contesta in linea generale alla scrittura la possibilità di esprimere un pensiero serio e dice letteralmente:


'Nessuno uomo di senno oserà affidare i suoi pensieri filosofici ai discorsi immobili, com'è il caso di quelli scritti con lettere'.


Ancora più solennemente ribadisce poco oltre, ricorrendo ad una citazione omerica: "Perciò appunto ogni persona seria si guarda bene dallo scrivere di cose serie per non esporle alla malevolenza e alla incomprensione degli uomini. ..."


Come dire, quindi che le cose più serie riposano nella parte più bella dell'essere umano.


Le parti tra virgolette provengono da La Nascita della Filosofia di Giorgio Colli - Piccola Biblioteca 29 - ADELPHI - pagine 111 - 112.

mercoledì 16 marzo 2011

Ricordi e profumi

Scrive Diane Ackerman:

"Basta sfiorare il filo teso di un profumo che i ricordi  risuonano immediatamente" 
  
Anch'io nel  novembre 2008 scrissi qualcosa sulla memoria olfattiva e dopo il post di ieri sento il bisogno di rifugiarmi un po' nei profumi...

"Tra i cinque sensi l'olfatto è considerato il senso della gioia di vivere.

Cassetti profumati, erbe essiccate, sacchettini di lavanda, il profumo del pane in forno o di una torta, la chimica di un dopobarba, l'odore salmastro del mare , quello inebriante del tiglio in fiore ...

È una memoria nella nostra vita, quella che forse, più della scrittura, ci permette di conservare il passato.

Anche se siamo distratti o preoccupati, un odore può raggiungerci e farci ritornare indietro, dentro quel passato che è pronto a riemergere se solo lasciamo socchiusa la porta.




Platone nel Fedro racconta il mito sull'invenzione della scrittura da parte del dio egiziano Theuth e sul dono di essa, destinato agli uomini che Theuth fa al faraone.



Qui cito Giorgio Colli riprendendo le seguenti frasi da "La nascita della Filosofia":

"Theuth magnifica i pregi della sua invenzione, ma il faraone ribatte che la scrittura è sì uno strumento di rammemorazione, ma puramente estrinseco, e che persino rispetto alla memoria, intesa come capacità interiore, la scrittura risulterà dannosa.

venerdì 5 dicembre 2008

Giorgio Colli

Giorgio Colli ha affrontato un'impresa colossale: quella di ricostruire le origini del pensiero greco riorganizzando i testi dei poeti e dei filosofi arcaici intorno ai miti di Dioniso, di Apollo, di Orfeo...

Certamente la Grecia non è solo una pretesa, e i presocratici sono un mondo nel quale dovette trovarsi a suo agio.


Per Colli, probabilmente, nell'età contemporanea si sono persi i fili magici che legavano la conoscenza all'essenza delle cose, la ricerca per sete di verità.

In questo Colli è veramente proteso verso l'abisso insondabile della Grecia pre-classica.

E, in fondo, la verità, in quell'epoca, resta mescolata a quel complesso di relazioni tra mondo magico, misterico e religioso a tal punto da indirizzare la vita verso l'immagine, gioiosa e crudele al tempo stesso, del sapere puro.

Questo sapere, secondo Colli, per i greci, prendeva le sembianze di Dioniso, "un dio che muore"

E da questa morte, che altro non rappresenta che la trionfale comparsa della coscienza nel mondo greco, fiorisce, come Nietzsche intuisce in giovane età , e Colli ribadirà con forse più consapevolezza, l'armonia e la bellezza dell'armonia.

Apollo, secondo gli orfici, raccoglie i resti di Dioniso. In questo senso però bisogna considerare
che Apollo e Dioniso, benché per Colli si mescolino in più di un attributo, sono due divinità fondamentalmente distinte.

Se Dioniso riassume in sè la "cifra della sapienza" , Apollo è il Dio della sapienza, della parola, il dio a cui si rivolge tutta la Grecia consultando i suoi messaggi oracolari.

Si affaccia quindi l'ipotesi affascinante che Apollo sia l'avvento nella Grecia antica della conoscenza, intesa come relazione ed apertura tra sovrarazionale e razionale.




Apollo rievoca, rimanda a qualcosa d'altro, precisamente rimanda a Dioniso come in un gioco di specchi dove solo l'uomo di conoscenza riesce a trovare la via d'uscita dal labirinto.

Il messaggio terribile che ci hanno lasciato i Greci, un messaggio che Colli ha decifrato, è che la sapienza assoluta è conoscenza del corpo straziato e martoriato di Dioniso, conoscenza del furore e del sacrificio di sangue, dello smembramento che ogni istante si consuma, come un rituale eterno, della interezza del tutto.

Il tutto è separato.
Ci lascia. Si disperde.

Il tutto vede se stesso, come Dioniso nello specchio col quale gioca e si guarda nell'attimo in cui viene aggredito dai Titani, e si frantuma.

Ma lo specchio non va in frantumi. Lo specchio riflette l'immagine che ha davanti, come una maledizione.


Come l'enigma, che Apollo lancia col suo arco d'argento, riflette la verità ma non è la verità.

domenica 30 novembre 2008

Memoria, oh memoria


Tra i cinque sensi l'olfatto è considerato il senso della gioia di vivere.

Cassetti profumati, erbe essiccate, sacchettini di lavanda, il profumo del pane in forno o di una torta, la chimica di un dopobarba, l'odore salmastro del mare , quello inebriante del tiglio in fiore ...

È una memoria nella nostra vita, quella che forse, più della scrittura, ci permette di conservare il passato.

Anche se siamo distratti o preoccupati, un odore può raggiungerci e farci ritornare indietro, dentro quel passato che è pronto a riemergere se solo lasciamo socchiusa la porta.


Platone nel Fedro racconta il mito sull'invenzione della scrittura da parte del dio egiziano Theuth e sul dono di essa, destinato agli uomini che Theuth fa al faraone.

Qui cito Giorgio Colli riprendendo le seguenti frasi da "La nascita della Filosofia":

"Theuth magnifica i pregi della sua invenzione, ma il faraone ribatte che la scrittura è sì uno strumento di rammemorazione, ma puramente estrinseco, e che persino rispetto alla memoria, intesa come capacità interiore, la scrittura risulterà dannosa.

Quanto alla sapienza, la scrittura la fornirà apparente, non già veritiera.

E Platone commenta il mito accusando di ingenuità chiunque pensi di tramandare per iscritto una conoscenza e un'arte, quasi che i caratteri della scrittura avessero la capacità di produrre qualcosa di solido. Si può credere che gli scritti siano animati dal pensiero: ma se qualcuno rivolge loro la parola per chiarire il loro significato, essi esprimeranno sempre una cosa sola, sempre la stessa."

E ancora:

"Platone contesta in linea generale alla scrittura la possibilità di esprimere un pensiero serio e dice letteralmente:

'nessuno uomo di senno oserà affidare i suoi pensieri filosofici ai discorsi immobili, com'è il caso di quelli scritti con lettere'.

Ancora più solennemente ribadisce poco oltre, ricorrendo ad una citazione omerica: "Perciò appunto ogni persona seria si guarda bene dallo scrivere di cose serie per non esporle alla malevolenza e alla incomprensione degli uomini. ..."

Come dire, quindi che le cose più serie riposano nella parte più bella dell'essere umano.



Le parti tra virgolette provengono da La Nascita della Filosofia di Giorgio Colli - Piccola Biblioteca 29 - ADELPHI - pagine 111 - 112.

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