Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post

martedì 17 gennaio 2012

Senza catene: Isadora Duncan


Per quanto cerchi di frugare nella mia memoria, non riesco a ricordare come la figura di Isadora Duncan sia entrata nella mia vita.
Nella vita di una bambina quale ero io, quando venni in qualche modo a sapere dell'esistenza di questo personaggio? Personaggio che subito adorai, come si può adorare un simbolo, un'idea.
Uscì anche un film su Isadora Duncan dal titolo "Isadora" interpretato da Vanessa Redgrave. Questo all'incirca negli anni '70.

Comunque voglio arrivare a lei attraverso un libriccino di Aldo Carotenuto: Jung e la cultura del XX secolo - edito da Bompiani.
Secondo l'Autore, esistono straordinarie affinità nella visione del mondo di Isadora Duncan e di Carl Gustav Jung. Scriveva la Duncan:


"Lunghi giorni e lunghe notti ho trascorso nel mio studio ricercando quella danza che potrebbe diventare l'espressione divina dello spirito umano attraverso il movimento del corpo"


Isadora Duncan


Anche lei, come Jung, ricercava nelle origini dell'umanità, nella ricchezza del mito e dell'immaginazione mitica quella conoscenza iniziatica che fosse insieme conoscenza dell'ethos e del bello, che riunisse la vitalità sensuale della natura con l'aspirazione spirituale verso la Bellezza.


Per raggiungere tale ideale occorreva in principio approntarsi a un'opera di destrutturazione della rigidità e del formalismo in cui si era cristallizzata l'arte del balletto, incapace ormai di dare forma al vitalismo profondo e all'istinto creativo dell'uomo.


Così la danzatrice, in nome della "naturalità", rompe gli schemi, elimina i "Passi" e le "pose" del balletto  così come i costumi che costringono il corpo: danza a piedi nudi e si veste di leggeri tessuti che rivelano il corpo.


La regola fondamentale cui il danzatore dovrà attenersi è quella di ascoltare la propria anima ed esprimersi con movimenti del corpo che siano in armonia con quelli della terra. 


Il programma di affrancare la danza dalle catene di uno schematismo senz'anima rivela profonde affinità  con la teorizzazione di Jung sull'istinto creativo.


La danza è energia liberata: "Ogni cosa aspira a svilupparsi secondo l'energia che agisce in essa. Dove questo impulso al movimento non è incatenato, ostacolato e piegato, là c'è libertà".



domenica 1 gennaio 2012

Frammenti di un diario inesistente





La cerimonia è l'adorazione del bello.
Tutto il suo scopo è concentrato nel tentativo di raggiungere la Perfezione attraverso i gesti imperfetti della vita quotidiana.
Tutta la sua bellezza consiste nel rispettare le cose semplici che facciamo ...


(Cronaca - Frammenti di un diario inesistente) Paulo Coelho - Bompiani

venerdì 11 marzo 2011

La bellezza del mondo

Pur essendo "amante delle cose belle", la signora non aveva mai visto la bellezza delle foglie di cui era pieno il suo giardino. 
Come mai?


In realtà, ella era pronta a vedere la bellezza certificata degli oggetti
che vengono chiamati "d'arte", ma non sapeva vedere la traboccante bellezza che si manifesta senza intermediari in ogni luogo e in ogni momento del giorno.


Non sono poche le persone che, come questa donna, apprezzano la bellezza quando ha un valore di scambio - un prezzo fissato dalle convenzioni sociali e dunque  dal mercato - ma distraggono lo sguardo da tutto ciò che non ha un cartellino col prezzo.


In realtà, la bellezza è la cosa che più abbonda nel mondo.
Ci vogliono però occhi per vederla:
una particolare capacità di saper guardare e di saper ascoltare.

(Diego Mormorio)

venerdì 4 marzo 2011

Mondo tradito



La bellezza è un mondo tradito. La possiamo incontrare solo quando i persecutori l'hanno dimenticata per errore da qualche parte.
 
( Milan Kundera )


Inghilterra-campo-ravizzone.jpg



Da  "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kunder - Ed. Adelphi  (collana Gli Adelphi) 1989

venerdì 18 febbraio 2011

Natura, Psiche, Economia

La globalizzazione, vera e propria crociata condotta in nome del dio Economia, non consiste solo in transazioni, ma anche in un campo di battaglia smisurato la cui estensione è pari all’intera superficie del pianeta.
In questa battaglia senza esclusione di colpi i lavoratori rappresentano i soldati, mentre i generali, posseduti come moderni berserker dalla furia combattiva, sono incarnati dai potenti dell’economia e della politica.
E come tutte le guerre, anche quella economica miete vittime umane e devasta interi territori. Basti guardare l’imponente strage di terreni e paesaggi che si sta verificando in Australia, dove spuntano come funghi le miniere di carbone destinato alla produzione di energia elettrica in Cina e in India, per rendersi conto della dimensione del problema.

E in Italia? Mentre la propaganda moltiplica le teletrasmissioni strutturate sul modello delle cartoline che offrono squarci di paesaggi accuratamente ripuliti da scorie impertinenti, l’ormai ex Bel Paese, già martoriato dalle piaghe croniche del cemento e dell’asfalto, si sta letteralmente riempiendo di pannelli solari e di enormi pale eoliche. Persino i crinali delle nostre montagne sono ad altissimo rischio in questo senso.

A legittimare questa politica è il precetto religioso secondo cui a fronte di un prossimo esaurimento delle riserve di energie fossili bisogna comunque mantenere, se non addirittura aumentare, gli stessi standard produttivi incentivando la produzione di energia rinnovabile.

Una delle conseguenze di questo trend frenetico e fanatico è la distruzione di paesaggi che da sempre hanno ispirato l’animo di illustri scrittori per i quali il cosiddetto “viaggio in Italia” rappresentava una sorta di educazione alla bellezza. In epoche ancora non del tutto dominate da Economia, si riteneva che le bellezze naturalistiche costituissero una sorta di portale per accedere alle vette più sublimi dell’animo umano.

Ma la contemplazione dei paesaggi è un bisogno tuttora radicato nella psicologia umana, anche se è talmente represso dalle esigenze economiche da risultare per molti irriconoscibile. 
Lo studio incrociato dell’antropologia moderna e della psicoanalisi permette di superare i nostri pregiudizi su questo tipo di vissuto a lungo ignorato o snobbato dallo spirito moderno. 

Questi studi mostrano che Natura e Psiche sono indissolubilmente legate, tanto che agendo sulla prima si agisce automaticamente anche sulla seconda . 
Questo dipende dal fatto che sin dall’origine la Natura ha fatto da specchio e da supporto alla parte inconscia dell’uomo. Un po’ come se la Natura fosse diventata una sorta di memoria esterna dell’uomo.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Visualizzazioni totali