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lunedì 20 agosto 2012

Agosto e i totalitarismi




Londra, 19 ago- La condanna di Pussy Riot a Mosca e' un esempio di ''unita' nell'oppressione'', ha detto Julian Assange dal balcone dell'ambasciata ecuadoriana a Londra. 
''C'è unità nell'oppressione. Ci deve essere determinazione e unità nella risposta'', ha detto Assange ricordando le tre giovani punk condannate a due anni di carcere in Russia per aver cantato una canzone anti-Putin nella cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca.


Matteo Tassinari, nel suo blog Notti Notturne, descrive particolarmente bene questa storia dei nostri giorni.

Leggetela qui!

http://mattax-mattax.blogspot.it/2012/08/pussy-riot-da-cristo.html

Un altro agosto, all'insegna del totalitarismo, fu quello del 1968 a Praga.

Praga - Agosto 1968

Scrive Milan Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere

"Tutti i precedenti crimini dell’Impero russo sono stati compiuti al riparo di un’ombra discreta. La deportazione di mezzo milione di lituani, l’assassinio di centinaia di migliaia di polacchi, la liquidazione dei tatari di Crimea, tutto ciò è rimasto nella memoria senza documenti fotografici e quindi, in fondo, come qualcosa di indimostrabile che, prima o poi, sarà fatto passare per una mistificazione. Invece l’invasione della Cecoslovacchia del 1968 è stata fotografata e filmata e depositata negli archivi di tutto il mondo. 
I fotografi e gli operatori cechi capirono che proprio loro potevano fare l’unica cosa che si potesse ancora fare: conservare per un lontano futuro l’immagine di una violenza. […] I russi non sapevano che fare. Avevano ricevuto precise istruzioni su come comportarsi se qualcuno avesse sparato contro di loro o gettato delle pietre, ma nessuno aveva dato ordini su come reagire se qualcuno avesse puntato su di loro l’obiettivo di una macchina fotografica".

Il futuro lontano prefigurato da Kundera è il nostro presente, che offre purtroppo drammatiche analogie con gli avvenimenti praghesi. La storia sembra tragicamente ripetersi con macabra monotonia, a ricordarci che il male dell’uomo è sempre presente. 
Fonte



domenica 1 aprile 2012

Prima domenica di aprile



praha.jpg



In questo paese la gente non apprezza il mattino. Si fanno svegliare di prepotenza da una sveglia che spezza il sonno come un colpo di scure e si abbandonano subito a una fretta funesta. Mi dica lei come può andare una giornata che comincia con un simile atto di violenza!

Cosa può esserne di persone che giornalmente ricevono, per mezzo di una sveglia, un piccolo elettroshock? Ogni giorno che passa si abituano alla violenza e disapprendono il piacere.

Mi creda, è il mattino che decide del temperamento di un uomo. Io, invece, amo talmente queste ore di ozio mattutino, in cui passo lentamente, come per un ponte pieno di statue, dalla notte al giorno, dal sonno alla veglia.

E' il momento della giornata in cui darei non so che cosa per un piccolo miracolo, per un incontro inatteso che mi persuadesse che i miei sogni notturni continuano e che l'avventura del sonno e quella del giorno non sono separate da un abisso.


(Milan  Kundera, Il valzer degli addii - ed. Adelphi )

sabato 10 dicembre 2011

Solo come la luna




Da "Un incontro" di Milan Kundera - 2009 Adelphi Edizioni S.p.a.




"In tutti i quadri di Breleur la luna, in forma di crescente, è in posizione orizzontale, con le due estremità rivolte all'insù, come una gondola che galleggi sulle onde della notte. Non è una fantasia del pittore: la luna in Martinica è davvero così.


In Europa, la luna crescente è verticale: combattiva, simile a un animaletto feroce che, seduto, è pronto a scattare, o, se si vuole, simile a una falce perfettamente affilata: la luna in Europa è una luna di guerra. In Martinica è pacifica. Forse per questo Ernest le ha attribuito un calore caldo, dorato; nei suoi quadri mitici rappresenta una felicità inaccessibile.


Strano: parlo con dei martinicani e mi rendo conto che non sanno qual'è l'aspetto concreto della luna in cielo. Chiedo a degli europei: vi ricordate com'è la luna in Europa? Che forma ha quando se ne va? Non lo sanno. L'uomo non guarda più il cielo.

martedì 8 novembre 2011

L’insostenibile Leggerezza dell’Essere





"Per Sabina vivere nella verità, non mentire né a se stessi né agli altri, è possibile soltanto a condizione di vivere senza pubblico. Nell'istante in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, volenti o nolenti ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico, pensare a un pubblico, significa vivere nella menzogna. Sabina disprezza la letteratura nella quale gli autori rivelano ogni piega intima di se stessi e dei loro amici. L’uomo che perde la propria intimità perde tutto, pensa tra sé Sabina. E l’uomo che se ne sbarazza di sua spontanea volontà è un mostro. Per questo Sabina non soffre per nulla di dover tenere nascosto il proprio amore. Al contrario, solo in quel modo può "vivere nella verità"."


L’insostenibile Leggerezza dell’Essere - Milan Kundera -  Adelphi Editore

martedì 31 maggio 2011

Pesantezza o leggerezza?

Sarà che, senza sottovalutare il seguito, mi sento da ieri così leggera, che ho ricordato questo brano di Milan Kundera.


Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? 

Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. 

Ma nella poesia d'amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell'uomo. 

Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l'immagine del più intenso compimento vitale. 

Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica. 

Al contrario, l'assenza assoluta di un fardello fa si che l'uomo diventi più leggero dell'aria, prenda il volo verso l'alto, si allontani dalla terra, dall'essere terreno, diventi solo a metà reale e i suoi movimenti siano tanto liberi quanto privi di significato. Che cosa dobbiamo scegliere allora? La pesantezza o la leggerezza?

Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere - Ed. Adelphi

martedì 19 aprile 2011

La Manifestazione dell'Amore

Tomas si diceva:

Fare l'amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte.
L'amore non si manifesta col desiderio di fare l'amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormirci insieme (desiderio che si applica ad un'unica donna).


(Milan Kundera  - L'Insostenibile leggerezza dell'esssere - Ed. Adelphi)

giovedì 14 aprile 2011

Da "Lo scherzo"

Un uomo che cammina in riva al mare agitando freneticamente col braccio teso una lanterna può anche essere pazzo. 
Ma se di notte tra le onde c'è una barca che ha perso la rotta, quell'uomo è un salvatore. 

La terra sulla quale viviamo é una zona di confine tra il cielo e l'inferno. Nessuna azione é di per sé buona o cattiva. 

Solo il suo posto nell'ordine dei fatti la rende buona o cattiva.

Milan Kundera - Lo scherzo - Ed. Adelphi  1991

venerdì 4 marzo 2011

Mondo tradito



La bellezza è un mondo tradito. La possiamo incontrare solo quando i persecutori l'hanno dimenticata per errore da qualche parte.
 
( Milan Kundera )


Inghilterra-campo-ravizzone.jpg



Da  "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kunder - Ed. Adelphi  (collana Gli Adelphi) 1989

domenica 7 dicembre 2008

Il libro del riso e dell'oblio

La prima volta che lo lessi, vi lessi soprattutto il tradimento e da questa prospettiva fu uno dei libri (assieme a La Insostenibile Leggerezza dell'Essere) che più mi causò dolore: il dolore dei miti infranti.

Scrive Angela Migliori:
“Testimone in prima fila di quell’era in cui “il poeta regnava al fianco del carnefice”, Kundera immerge la penna nel nero della sua rabbia regalandoci la straordinarietà del suo essere artista, del suo possedere un mondo estetico unico, della sua capacità di incarnare uno degli ultimi spiriti universali, di rappresentare un maestro in grado di riannodare continuamente i fili della tradizione e di aprire, contemporaneamente, possibilità inesplorate e feconde per la scrittura.

Kundera definì “Il libro del riso e dell’oblio” un “romanzo in forma di variazioni” calamitato sul tema della “lotta dell’uomo contro il potere” che è poi “la lotta della memoria contro l’oblio”.


  • Scrivere, dunque, per sottrarsi alla terribile tendenza verso la cancellazione di ciò che è stato, di ogni più piccolo frammento del passato rinnegato allo scopo di oscurare il futuro privandolo di senso
  • Scrivere per impedire che le presunte verità decantate a gran voce dal balcone di un palazzo barocco, sovrastino l’eco ridondante della storia.
  • Scrivere la vita posando il proprio sguardo disincantato e malinconico sul mondo,rivelandone così i più assurdi ed affascinanti meccanismi.
  • Scrivere e lasciare che il lettore riconosca, di volta in volta, un po’ di sé in particolari atteggiamenti e situazioni che coinvolgono i protagonisti di questo romanzo, all’apparenza tutti profondamente distanti fra loro e, nel contempo, accomunati dall’inestinguibile desiderio di aggrapparsi al presente, con gli occhi rivolti all’indietro, decisi a farsi strada nella nebbia dei ricordi, per arrestare “la propria inesorabile caduta attraverso il vuoto spazio in cui risuona l’orribile riso degli angeli che copre col suo squillo ogni parola”. “Il passato si ostina a restare nelle prime pagine dell’esistenza di ognuno e non si lascia cancellare” plasmando così, la persona e tessendo una fitta ragnatela che imbriglia ed immobilizza anima e corpo.
  • Mirek non può eliminare Zdena dalla sua mente pur vergognandosi del lontano amore provato per una donna tanto brutta. Karel “si getta sul corpo di Eva con la sensazione che quel balzo sopra di lei sia un balzo attraverso un tempo smisurato: il balzo del bambino che giunge di slancio alla virilità”; un balzo che lo porta a descrivere ripetutamente il passaggio dal ragazzino che "guardava impotente quel gigantesco corpo di donna, all’uomo che stringe quel corpo e lo domina" Tamina lotta contro l’arrendevolezza della memoria, con il pensiero fisso alle sue lettere perdute e si tortura ricercando i tratti del marito, rievocandoli in ogni viso di uomo incrociato che diventa, di volta in volta, materiale da plasmare sotto la forza progressivamente sempre meno autentica dei ricordi, allo scopo di incontrare ancora lo sguardo del suo defunto amore. Lo studente affoga la sua lytost, “il suo stato tormentoso suscitato dallo spettacolo della propria miseria, improvvisamente scoperta”, precipitando nella dimensione senza tempo della poesia. Lasciandosi avvolgere e coinvolgere dalla sua bellezza, capace di attraversare infiniti mondi, sconvolgendo le più elementari leggi della logica e della cronologia. Jan infine si perde con lo sguardo a fissare la linea di confine che, secondo la sua ottica, divide nettamente la vita erotica di un uomo “nell’iniziale eccitazione senza il piacere propria dell’adolescenza e nel successivo piacere senza eccitazione che caratterizza, all’opposto, la maturità”.
  • Kundera, dunque, offre una galleria di personaggi tutti "(in)discretamente" sopra le righe e, appunto per questo, tutti spudoratamente reali nella loro fragilità, che finisce spesso con l’implodere nel riso.
  • Il riso sarcasticamente malvagio di chi assiste allo sconvolgimento di un ordine precostituito di cose che, private del loro senso presunto, perdono anche il posto loro assegnato nella pretesa gerarchia delle categorie.
  • Un libro dal ritmo lento ed accuratamente studiato, scritto per graffiare l’anima con l’indolente rassegnazione di una penna che testimonia la verità lottando coraggiosamente contro il potere, contro l’oblio: terribili tarli intenti a logorare il legno della nostra esistenza e della nostra consapevolezza, derubandoci dell’identità.”
“Il libro del riso e dell’oblio” di Milan Kundera Editore: Adelphi Data pubblicazione: 1998

sabato 6 dicembre 2008

Nostalgia


Nostalgia

In greco «ritorno» si dice nóstos.
Algos significa «sofferenza».
La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare.
Per questa nozione fondamentale la maggioranza degli europei può utilizzare una parola di origine greca (nostalgia, nostalgie), poi altre parole che hanno radici nella lingua nazionale: gli spagnoli dicono añoranza, i portoghesi saudade.
In ciascuna lingua queste parole hanno una diversa sfumatura semantica. Spesso indicano esclusivamente la tristezza provocata dall'impossibilità di ritornare in patria. Rimpianto della propria terra. Rimpianto del paese natio.
Il che, in inglese, si dice homesickness. O, in tedesco, Heimweh. In olandese: heimwee. Ma è una riduzione spaziale di questa grande nozione.
Una delle più antiche lingue europee, l'islandese, distingue i due termini: söknudur: «nostalgia» in senso lato; e heimfra: «rimpianto della propria terra». Per questa nozione i cechi, accanto alla parola «nostalgia» presa dal greco, hanno un sostantivo tutto loro: stesk, e un verbo tutto loro; la più commovente frase d'amore ceca: styská se mi po tobe: «ho nostalgia di te»; «non posso sopportare il dolore della tua assenza».
(Milan Kundera – L’ignoranza – Edizioni Adelphi, pag. 11)

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