mercoledì 19 gennaio 2011

Censura Legale a Report ai danni del giornalista Paolo barnard

Censura Legale a Report ai danni del giornalista Paolo barnard

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/19/le-reazioni/


Inoltre:

La farsa continua: la Regione Veneto invita le scuole a censurare gli autori della lista nera
Lo trovate qu
http://www.booksblog.it/
La farsa continua: la Regione Veneto invita le scuole a censurare gli autori della lista nera 
Dopo la querelle tra Speranzon e il mondo della cultura italiana, che tra scrittori, giornalisti e blogger si è mobilitato in massa contro la proposta fuori dal mondo dell’assessore alla Cultura della Provincia di Venezia, oggi, dopo che lo stesso assessore aveva fatto un passo indietro, a rincarare la dose e ad aggravare la posizione di una certa classe politica, ci pensa l’assessore regionale all’Istruzione della Regione Veneto, ElenaDonazzan.

L’assessore dell’amministrazione Zaia, apparentemente con il beneplacito del presidente, ha infatti ribadito la volontà di impedire la diffusione dei libri degli oltre cinquanta autori della lista nera affermando che: «Nei prossimi giorni invierò a tutti gli istituti superiori del Veneto una lettera in cui esorterò insegnanti e bibliotecari a non diffondere tra i ragazzi i libri di questi autori. Sono diseducativi». Frasi che suonerebbero bene a Berlino negli anni Trenta, ma non certo a Venezia nel 2011.

Il problema si aggrava dunque, perché ormai non si tratta, come tutti speravamo, di una provocazione stupida e mal riuscita. Difatti, dalle parole dell’assessore regionale (che parla esplicitamente di “censura morale” e di “indirizzo politico”) si capisce come, una certa classe politica di questo paese, non solo non abbia rispetto per i valori democratici di base, bensì non riesca a capire, con una ingenuità che fa venire i brividi, che una battaglia di questo genere ha il gusto rancido del totalitarismo, vale a dire dell’ingerenza del potere sulla mente dei cittadini. O è il caso di chiamarli sudditi?

Via | Corriere Veneto http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2011/19-gennaio-2011/caso-battisti-regione-scrive-presidi-non-divulgate-libri-chi-l-ha-sostenuto-181285549223.shtml

Idea o Pregiudizio?

Molte persone credono di pensare ma in realtà stanno solo riorganizzando i loro pregiudizi.

(William James)

martedì 18 gennaio 2011

Com'è triste Venezia

Proseguo il post di ieri.
Qui ci sono altri aggiornamenti:

http://www.carmillaonline.com/archives/2011/01/003755.html

In particolare si dice:   


"Parliamo di quelli che dicono:


"Bah. Un iniziativa talmente stupida che è meglio non dargli 


troppo peso,meglio farla cadere nel silenzio", oppure: "una 


provocazione e che non va presa troppo sul serio. Protestare


rischia solo di dare troppa pubblicità alla provocazione".




E ancora




 "Riportiamo, sempre da Lipperatura, il commento di una 

certa Lucia:

«Sono una bibliotecaria, lavoro in provincia di Treviso e ho 
già ricevuto un suggerimento “informale”, qualche 
 settimana fa, a togliere Saviano dagli scaffali.
       Io mi sono rifiutata ma le mie colleghe no… Non ho parole ma


       comincio ad avere paura.»

lunedì 17 gennaio 2011

ATTENZIONE: Chiedo a tutti di leggere questo post.

Daniele Pennac fuori legge a Venezia

Chiedo a tutti i lettori di questo blog, molti dei quali, miei cari amici, di leggere attentamente quanto riportato al link sottoscritto, cercando ulteriori notizie eventualmente per avere un quadro completo.

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/17/pennac-fuorilegge-a-venezia/

e qui

http://www.wumingfoundation.com/giap/

Tabacaria

Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.


Da  TABACARIA DE ALVARO DE CAMPOS    FERNANDO PESSOA
    Ed. Guerra & Paz, 2006

domenica 16 gennaio 2011

Lanterna magica

"L'estate in cui compii sedici anni fui mandato in Germania come Austauschkind: Questo significava che per sei settimane sarei rimasto in una famiglia tedesca insieme a un ragazzo della mia età. Quando le sue vacanze fossero iniziate, lui mi avrebbe accompagnato in Svezia e sarebbe stato mio ospite per un periodo equivalente.

Capitai nella famiglia di un prete, in Turingia, in un paesino di nome Haina, a mezza strada tra Weimar ed Eisenach. Il paese sorgeva in una valle allungata, al centro di una regione ricca. Tra le case serpeggiava un piccolo fiume, indolente e torbido. Nel paese c'erano una chiesa gigantesca, una piazza con il monumento ai caduti e una fermata dell'autobus.

La famiglia era numerosa: sei figli e tre figlie, il pastore, sua moglie e un'anziana parente... Qest'ultima aveva i baffi, sudava abbondantemente e dirigeva la casa con un pugno di ferro. Il capofamiglia era un uomo esile, con una barbetta da capra, dolci occhi azzurri, batuffoli di cotone nelle orecchie e un basco nero calato giù sulla fronte. Era colto e amante della musica, suonava diversi strumenti e cantava con una morbida voce tenorile.

Il mio amico, Hannes, sembrava ritagliato da un giornale di propaganda nazionalsocialista: biondo, alto, occhi azzurri, un sorriso franco, orecchie piccolissime e una peluria che sarebbe divenuta barba .
.......................

Poi Hammes mi propose di accompagnarlo a scuola e ascoltare le lezioni..
Fui accolto con esaltata cordialità e fui fatto sedere accanto ad Hannes.
L'aula era ampia, mal tenuta, umida e fredda nonostante fosse estate al di là delle finestre.
Era l'ora di religione, ma sui banchi era posato il Mein Kampf di Hitler.
.......................
La domenica la famiglia andò alla messa. La predica del pastore fu sorprendente. Il suo punto di partenza non furono i vangeli ma il  Mein Kampf.
Dopo la funzione prendemmo il caffè nella casa parrocchiale. Molti ospiti erano in uniforme e io ebbi parecchie occasioni per syendere la mano e dire Heil Hitler.

sabato 15 gennaio 2011

Leggere

Il meme, a cui ho risposto ieri, mi ha fatto riflettere su cosa sia "leggere"
In quel grande discorso con i morti viventi che noi chiamiamo lettura, la nostra non è una parte passiva. Quando è più di un semplice fantasticare o di un appetito indifferente germinato dalla noia, la lettura è una forma di azione.

Noi impegniamo il presente, la voce del libro. Gli consentiamo l'accesso, anche se sorvegliato, nell'intimo di noi stessi.
Una grande poesia, un romanzo classico premono contro di noi; assalgono e occupano le roccaforti della nostra coscienza.
Esercitano sulla nostra coscienza e i nostri desideri, le nostre ambizioni e i nostri sogni più segreti, un dominio strano e schiacciante.

Gli uomini che bruciano i libri sanno quello che fanno.
L'artista è la forza incontrollabile: nessun occhio, dopo Van Gogh, guarda un cipresso senza cogliere in esso il guizzo della fiamma.

Ricordo Enrico Berlinguer, quell'uomo che tante volte , credo, ci torna in mente in questi giorni di sconfitta.
Si raccomandava di Leggere, e leggere e poi ancora leggere, affinché nessuno potesse "prenderci" a causa di una nostra mancanza di consapevolezza. E leggere aiuta, è, diventare consapevoli.

venerdì 14 gennaio 2011

Meme


Questo gioco mi è stato passato da Lily de Lo Scrigno di Calliope che ringrazio di cuore, perché leggere per me è indispensabile.

Un MEME è un questionario a cui si risponde sotto invito e che poi va lasciato ad  altri  5 blogger.
Inizio:

QUANTI LIBRI HAI LETTO NEL 2010?
Sinceramente non so  un numero esatto, penso circa una cinquantina.

QUANTI ERANO FINCTION E QUANTI NO?
Quasi tutti romanzi, almeno 5 no.

QUANTI SCRITTORI E QUANTI SCRITTRICI?
Scrittori 7

IL MIGLIOR LIBRO LETTO?
Un romanzo di Iselin C. Hermann "Per lettera" - ed. Mondadori

E IL PIU' BRUTTO?
"Una stagione selvaggia" di Joe R. Lansdale - ed. Einaudi

IL LIBRO PIU' VECCHIO CHE HAI LETTO?
"Istitutioni harmoniche" di Zarlino

E IL PIU' RECENTE?
"L'ultima risposta di Einstein" di Alex Rovira e Francesco Miralles - Ed. Newton Compton

QUALE LIBRO COL TITOLO PIÙ' LUNGO?
"Un vagabondo suona in  sordina" di Knut Hamsun - Ed. Iperborea

E QUELLO CON IL TITOLO PIÙ CORTO?
"Malinconia" di Eugenio Borgna - Ed. Feltrinelli

QUANTI LIBRI HAI RILETTO?
Quasi tutti quelli che ho di Rosamunde Pilcher

E QUALI VORRESTI RILEGGERE?
"Alabama Song"  di Gilles Leroy - Ed. Baldini Castoldi Dalai

I LIBRI PIU' LETTI DELLO STESSO AUTORE QUEST'ANNO?
Quelli di Charlotte Link

QUANTI LIBRI SCRITTI DA AUTORE ITALIANI?
Quattro

E QUANTI LIBRI SONO STATI PRESI IN BIBLIOTECA?
Una quindicina.

DEI LIBRI LETTI, QUANTI ERANO E-BOOK?
Nessuno

Invito a proseguire questo Meme Mariolino di Orizzonti padani

mercoledì 12 gennaio 2011

L'Altro

Trai filosofi di cui ho letto qualcosa, ce n'è qualcuno che amo in modo particolare.
Uno di questi è Emmanuel Levinas.

Il suo pensiero  sembra  un  marcato tentativo di convertire il pensiero all'ascolto dell'alterità
Ma non solo. Ciò che in Levinas è essenziale è che la relazione con l'altro trova la sua origine nel primato del Bene.
Propongo alcune sue parole:

"Il povero, lo straniero si presenta come eguale. La sua uguaglianza in questa povertà essenziale consiste nel riferirsi al terzo, così presente all'incontro e che, nella sua miseria, è già servito da Altri.
Egli si unisce a me. 
Ogni relazione sociale, al pari di una derivata, risale alla presentazione dell'Altro al Medesimo, senza nessuna mediazione di immagini o di segni, ma grazie alla sola espressione del volto."

Emmanuel Lévinas

martedì 11 gennaio 2011

Bologna (2)

Leggendo questo blog di Sari, aprendo il link sotto riportato, avremo ancora un quadro "bolognese", quindi vicino alla situazione che, per questo triste caso, riguarda la mia città  di origine

http://vocedivento.blogspot.com/2011/01/non-ci-sto-fare-di-tutta-lerba-un.html

Grazie a Sari per avermelo concesso.

A Bologna



 Questo rettangolino qui sopra ritorta un link al sito di Marista Urru .
Tanti blogger hanno scritto di questo dramma.
Leggiamo anche questo, per favore.

Più tardi, se mi viene consentito, ne proporrò un altro da un altro blog.
Credo che dobbiamo vedere sempre da varie angolazioni, anche se probabilmente parliamo la stessa lingua.

domenica 9 gennaio 2011

Domenica con nebbia e il tacchino induttivista

Stamattina, al risveglio come sempre faccio appena mi alzo, ho guardato dalla finestra.
Ho visto tutto circonfuso da una nebbia leggera.
Quando siamo tutti in casa, e non si deve viaggiare, la nebbia mi piace, ha un che di misterioso, il suo alone copre parzialmente come un velo la realtà che mi circonda.
Qui poi dove abito non c'è in giro nessuno, con l'unica eccezione di un ragazzo con la giacca arancione (tipo quella del TNT) che porta in giro il suo piccolo schnauzer sale e pepe.

A volte, quando piove, l'ho visto tenersi il cane - peraltro molto fiero - dentro la giacca, in braccio.
Ho cercato di ricordare altre mattine di domenica con nebbia: che strano, non ne ricordo nessuna!
Invece mi ricordo di una domenica mattina in cui avevo un libro nuovo da leggere e sarei stata felice (il lbro era "Il segreto di Polyanna") se non per il fatto che mia madre era a letto con l'influenza e questo mi rattristava.
Poi, senza alcuna coerenza, penso ad un tacchino e a Bertrand Russell  e mi viene da ridacchiare.
Nella biblioteca dei miei genitori c'era, tra i tanti, un libriccino di Russell -  un libriccino che aveva  nel titolo  qualcosa tipo "l'intelligenza delle donne".
 
Ma la storia del tacchino l'ho ritrovata su Wikipedia
 
Un tacchino, in un allevamento statunitense, decise di formarsi una visione del mondo scientificamente fondata.
 
"Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell'allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni le più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un'inferenza induttiva come questa: "Mi danno il cibo alle 9 del mattino".  
Purtroppo, però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato."
 
Il tacchino induttivista è una metafora ideata da Bertrand Russell e ripresa da Karl Popper, mirata a confutare le pretese di validità dell'inferenza induttiva per enumerazione, cardine dell'empirismo tradizionale di filosofi quali Francesco Bacone, John Stuart Mill e delle disquisizioni del Wiener Kreis, il Circolo di Vienna dei filosofi positivisti logici tenutosi nella prima metà del Novecento...

sabato 8 gennaio 2011

Vecchie foglie dell'anno


Le foglie rosso bruno tinte
che in autunno cadono, lasciando nudi e spogli
gli alberi che le hanno generate,
andranno a giacere in cumuli nel rifugio protetto
dove l’inverno è in attesa e vigila, freddo e austero.
E quando i bucaneve salutano le ombre dei boschi,
lì ancora ci sono foglie. Eppure, attraverso le radure,
l’odorosa brezza del sud, e gli uccelli e i rami
gridano che la Primavera è già arrivata.

(H.T. Mackenzie Bell - scrittore e poeta inglese 1856 - 1932)

venerdì 7 gennaio 2011

L'ignoto...

"... Ma sarà meglio parlarvi di un altro individuo, che conobbi or fa un anno. C'era, nel suo caso, una circostanza strana: dico strana, perché rara. 

Era stato condannato, insieme con altri, alla fucilazione. Per non so che delitto politico, doveva essere giustiziato. 

Gli fu letta la sentenza di morte. Se non che, venti minuti dopo, arrivò la grazia, cioè la commutazione della pena. 

Nondimeno, durante quei venti o quindici minuti, egli visse nella ferma convinzione che di lì a poco sarebbe morto. ...

E così egli distribuì il suo tempo: due minuti per dire addio ai compagni, due altri per raccogliersi e pensare a sé, un minuto per dare un'occhiata intorno. 

Aveva ventisette anni; era sano e robusto. 
Accomiatandosi da uno dei compagni, si ricordava di aver fatto una domanda insignificante e di averne aspettato con interesse la risposta. 

Agli addii successero i due minuti di raccoglimento. Sapeva già a che cosa avrebbe pensato: "Adesso sono vivo; ma fra tre minuti, che sarò? Qualcuno o qualche cosa, e dove?". 
  

Non lontano sorgeva una chiesa, e la cupola dorata splendeva nel sole. Aveva guardato fisso a quella cupola: gli pareva che quei raggi ripercossi fossero la sua nuova natura e che fra tre minuti egli si sarebbe con essi confuso. 

L'ignoto che lo attendeva era certamente terribile; ma più assai l'atterriva l'assiduo pensiero: "E se non morissi? se la vita continuasse?... che eternità! e tutta, tutta a mia disposizione... 
Oh allora, di ogni minuto io farei una esistenza e non un solo ne perderei!" Questo pensiero a tal segno lo invadeva, che avrebbe voluto esser fucilato all'istante."

Da:
L'Idiota - Fedor Dostoevskij - Ed. Einaudi

mercoledì 5 gennaio 2011

6 gennaio: è in arrivo la Befana

 Molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. 

Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale (festa del dio Sole), si celebrava la morte e la rinascita della natura; era altresì la conclusione dei festeggiamenti e il ceppo di Natale aveva finito di bruciare nei focolari delle case.
 
Tuttavia, durante quei dodici giorni, la leggenda vuole che figure femminili  solcassero il cielo  a cavalcioni di scope magiche, spargendo la loro magia benevola sui campi sottostanti appena seminati.
 
Gli antichi romani accostarono questo alla figura di Diana dea della caccia.
La Befana coincide, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell'anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. 

Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. 

Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini.

16 gennaio 1922

16 gennaio. Nell'ultima settimana c'è stato come un crollo, così completo come fosse in quella notte di due anni fa. Altro esempio non mi è mai capitato. Tutto pareva finito e anche oggi  pare che non sia altrimenti. Lo si può intendere in due modi e probabilmente va inteso così nel tempo stesso.
Primo: Il crollo, l'impossibilità di dormire, impossibilità di vegliare, impossibilità di sopportare la vita o più esattamente la successione della vita.
Gli orologi non vanno d'accordo, quello interiore corre a precipizio in un modo diabolico o demoniaco o in ogni caso disumano, mentre quello esterno segue faticosamente il solito ritmo.
 

Che altro può accadere se non che i due diversi mondi si dividano? 

Si dividono, infatti,  o almeno si danno strappi a vicenda in modo pauroso. L'impeto del ritmo interiore può avere ragioni varie, la più visibile è l'osservazione di sé che non lascia calmare alcuna idea, ma le  porta a galla tutte per poi a sua volta essere incalzata come idea di una nuova osservazione di sé.


Secondo: Questo incalzare prende la direzione della umanità.  La solitudine che per la maggior parte mi fu sempre imposta e in me fu da me cercata (ma non fu questa costrizione?) perde ora ogni ambiguità e mira all'esteriore. Dove conduce? Può portare, e ciò mi sembra ineluttabile, alla follia. E qui non occorre aggiungere altro.
L'inseguimento mi attraversa e mi strazia. Oppure posso (posso?), sia pure in minima parte, tenermi ritto e in tal caso lasciarmi portare dall'inseguimento.
E dove arrivo? "L'inseguimento" è soltanto un'immagine. Potrei anche dire "assalto dal basso; dalla parte degli uomini e poiché anche questa è soltanto un'immagine posso sostituirvi l'immagine dall'alto, giù, verso di me.

Tutta questa letteratura è assalto al limite e, se non fosse intervenuto il sionismo, avrebbe potuto evolversi facilmente e diventare una nuova dottrina  esoterica, una cabala. Ne esistono gli spunti. Certo qui si richiede un genio incomprensibile che affondi nuovamente le radici nei secoli antichi e li ricrei e con tutto ciò non si doni, ma soltanto ora incominci a donarsi.


(Franz Kafka - DIARI 1910 - 1923 - Ed. Oscar Classici Mondadori)

martedì 4 gennaio 2011

13 gennaio 1957

Mita cara,
è accaduta a Leone Traverso una terribile disgrazia. Sua sorella si è uccisa il 9 gennaio, gettandosi dalla finestra. Era la sorella che per anni gli aveva fatto da madre. E' stato un attimo - il punto scoperto dell'armatura che trova sempre il destino. Per mesi e mesi non era rimasta sola. Era tornata la sera prima dalla clinica, apparentemente serena e libera da ossessioni.
Scriva a Leone due parole, se crede. E scriva a me, che non so più nulla di lei. Stavo terminando per lei un'altra lettera, che oggi mi sembra inutile. Ma forse gliela mando domani.
L'abbraccia, Mita, la sua
Vic.
(da Lettere a Mita - Cristina Campo - Biblioteca Adelphi 381)

Leone Traverso, che per noi italiani rappresenta la voce di  Rilke, di Hoffmansthal,  di Holderlin,  fu  la guida culturale e l’amore di Cristina Campo nella sua fase fiorentina, quella della giovinezza,  dopo l’infanzia che ha invece i colori e le ombre di Bologna, sua città natale. Ancora usava il suo vero nome, Vittoria Guerrini, oppure Vie, che è la firma che ritroviamo nelle lettere; oppure si nascondeva dietro il personaggio della Pisana, in un gioco di pseudonimi che Monica Farnetti ha ben indagato. 

Nel ’55 Vittoria si trasferisce a Roma, e ne derivano le lettere e l’esigenza di descrivere all’amato i nuovi paesaggi :  
“Vedessi, Bul, questo autunno romano! Velata di fogliame e d’acque passeggere, la città riduce le distanze… in una luce come sotto il tuo ombrello” (10 ott. ‘55); “In poche ore Roma si è avvolta nei colori – mille verdi, e soprattutto mille gradazioni di rosso, lilla, rosa pallido, viola” (26 apr. ’56). 

Ma nelle lettere troviamo anche le letture condivise (Eliot, Lawrence, Weil), le scritture e le traduzioni nel loro farsi (“raggi d’oro saettano da testo e versione”-27 dic. ’55), i malanni, l’impegno (la fase del processo a Danilo Dolci, per il quale Cristina si spese con grande energia),  i dolori.

 Cristina si trova accanto a Corrado Alvaro nei giorni della sua agonia, è con lui la notte della morte e con poche parole “esatte”, come solo lei sapeva comporre, rende il senso di quella morte: “Ad ogni amico che se ne va io racconto di un amico che resta; a quella infinita cortesia senza rughe ricordo un volto di quaggiù, torturato, oscillante.”

Leggiamo  nomi illustri,  versi, progetti di scrittura;  parole che poi saranno nelle poesie o nei saggi, che serviranno a chiarirne la poetica. I fili che emergono andranno intrecciati con gli altri epistolari, in particolare le “Lettere a Mita” che sono degli stessi anni e a volte trattano gli stessi temi.  

Da qui

lunedì 3 gennaio 2011

Vite passate



Cosa mi incanta nel frugare tra i libri-diari scritti nel passato?  Non tanto la veste esterna, quanto sentire la vita che scorre, a volte facile, a volte intensamente difficile, ma pur sempre vita in queste persone che ci hanno lasciato una loro testimonianza.
Qui, più ancora che nei testi di storia, che pure amo,  vado cercando un senso o semplicemente un affacciarsi di ricordi lontani... e soprattutto cerco di capire chi o cosa siamo noi, ora. E questa è la parte più difficile...

Continuerò ancora per poco a riproporre alcune pagine.

4 gennaio 1958

Quattro giorni del nuovo anno andati, insieme alla risoluzione di una pagina quotidiana, per descrivere umori, fatica, una buccia d'arancia o il colore dell'acqua  nella vasca dopo il bagno settimanale.
Penitenza e fuga, in un colpo solo: recuperare quattro pagine.
L'aria si fa tersa, limpida.
L'oppressione a strisce gialle e nere di ottobre, novembre e dicembre è andata, e arriva l'aria pura del nuovo anno. 
Tanto fredda da trasformare in pezzi di ghiaccio doloranti stinchi, orecchie e guance scoperti.
Eppure il sole, che ora tocca la vernice fresca bianca della porta della dispensa, si riflette nella pittura color brutto-bruciato che ricopre le tavole del pavimento e manda un raggio di sbieco sul tappeto lavanda malva-ruggine rosato dalla finestra dell'abbaino a ovest.

Cambiamenti: che cos'è che spalanca le finestre all'aria sottile e ai paesaggi azzurri in una scatola soffocante?

Una camicia di spigato rosso per Natale: rosso lacca con arricciature rifinite di nero e verdi felci orientali da indossare ogni giorno contro pareti celesti.
L'opportunità offerta a Ted di insegnare per tutto il tempo che ci serve. Un gruzzolo di 1000 o 2000 dollari puliti per l'Europa.
Gioia indiretta per la sua scrittura, che promette qualcosa anche a me: la terza poesia che il"New Yorker" mi accetta e un raccontino per "Jack and Jill".

1958: un anno in cui smetto di insegnare e inizio a scrivere. Il credo di Ted: non aspettarti troppo, scrivi e basta. Ascolta te stessa: butta giù.
Questo mi spaventa: il silenzio di tomba. Ci vorranno dei mesi per riempire il mio mondo interiore di gente e per metterla in moto.
Come altro fare se non proiettandomi dentro il mio vuoto, fuori da questo mondo organizzato, scandito, stipendiato?
..........................................
................................................................

Creare una scena? Descrivere a memoria un aneddoto dell'infanzia? Io non ho memoria. Sì, c'era una aiuola di cespugli di lillà davanti alla casa gialla di Freeman. Cominciamo da lì: 10 anni di infanzia prima degli scivolosi anni dell'adolescenza e poi i diari su cui lavorare, per ricostruire.
Due pioppi, tende a strisce verdi e arancioni: non ho mai imparato a osservare i particolari. A ricreare la vita vissuta: che è vita rinnovata. L'aneddoto scende, un bruscolo nell'occhio di dio, e una lacrima stilla a cento anni e un giorno da oggi, un mondo perlaceo tondo e iridescente. Se capovolgi la palla di vetro la neve viene giù lenta tra mulinelli d'aria color quarzo.

La copertina di un libro di Hans Andersen svela i suoi  mondi: la Regina delle Nevi, bianca e blu come il ghiaccio, vola su una slitta nell'aria densa di fiocchi: i nostri cuori sono gelati. 
Sempre: fango, pattume, merda contro i palazzi di diamante. Quell'uomo poteva sognare dio e il paradiso: il lavorio della melma. 
Bruciamo nel nostro fuoco. Dare voce a questo. E all'orrore: lo strano uccello che conosce Longfellow sta appollaiato sul filo con sullo sfondo paesaggi inglesi di cespugli verdi.
Un nonno dalla barba bianca che affoga nei marosi, le onde lunghe calde, lente e vischiose; il terrore della carta che crepita e si spande davanti alla graticola nera spenta: da dove vengono queste immagini, questi sogni?
Mondi - chiusi fuori dal rumore delle macchine, dal dettato del calendario. Uno appeso a una decorazione natalizia, d'oro sbiadito, un altro argentato, nella pancia della mia teiera di peltro: apri la porta di Alice, lavora e suda per cercare di forzare cancelli e rivelare parole e mondi. ....

"Diari" - Sylvia Plath - Biblioteca Adelphi 367.

domenica 2 gennaio 2011

2 gennaio

Ieri non ho avuto tempo di scrivere perché c'è stata una quantità di visite, noiose a maggior parte, i Liste e i Trobisch; Julia Tr. è una stupidissima creatura e credo che non sappia niente di quelle cose: a Annie manca un venerdì e Lotte è l'unica sopportabile.
Però, siccome abbiamo fatto dei giochi di società con premi, non è stato così noioso come poteva essere: e Fritz e Rudl sono ragazzi simpatici. 


A sera la mamma era cosi stanca che papà ha detto che bisogna farla finita con queste visite: quanto a me, non posso dire che mi importi molto di questo genere di visite, tanto più che Dora vuol sempre parlare di libri.
La gente parla sempre di libri noiosissimi quando non sa cosa dire. 


La scuola è ricominciata oggi, grazie a Dio con una lezione di tedesco; benché in generale non sia superstiziosa, devo dire che sono contenta di cominciare bene.
Inoltre stamattina abbiamo incontrato per primi due spazzacamini, e senza che avessimo fatto nulla perché le cose andassero così, ci sono passati sulla sinistra; questo dovrebbe essere un segno di buona fortuna.


Da:

"Diario di una giovinetta" con prefazione di Freud - Sugar Editore
Scritto da una ragazzina  dell'alta borghesia viennese dai 10 ai 14 anni alla fine dell'800


giovedì 30 dicembre 2010

Felice Anno Nuovo





“Che una vita colma di bene                          
sia sempre nell’aria che respiri.
Che il bene che ti avvolge
cresca con il vento del mattino”

Augurio Cheyenne



Tanti auguri per un ANNO NUOVO di PACE e SERENITÀ'




 

Essere Italiani

Esiste sicuramente una metafisica dei costumi o una civilizzazione culturale italiana, una russa, una tedesca, ecc. È all'interno di essa che i processi di socializzazione spingono gli individui ad assumere comportamenti uniformi e inconsapevoli, al di là cioè dei processi consci di self-education. È all'interno di essa che accade pertanto, parafrasando Paul Valéry, che "On est italien comme on respire"
 
È vero anche che, in Italia, abbiamo una coscienza dibattuta, quando non schizofrenica del problema.
Di solito individuiamo questa nostra tendenza nazionale, con la locuzione "all'italiana" , e ci abbiamo fatto su dei capolavori di autoironia cinematografica quelli della "Commedia all'Italiana" appunto, per poi subito smentirla con la locuzione che in fondo in fondo "tutto il mondo è Paese.
 
Quando diciamo "all'italiana" infatti  ci ritagliamo, spesso sotto l'effetto di un paragone ellittico e squalificante con le altre nazioni, la nostra identità tra di esse, intuiamo così che il nostro Paese è tutto un mondo. 
 
 Diciamo '"all'italiana'" ogni qualvolta intendiamo quel modo di operare, spesso relativo all'organizzazione dei bisogni e delle necessità collettivi, che si distingue  nettamente, per quel misto di improvvisazione, disorganizzazione, provvisorietà, disordine e pressappochismo.
Le cose 'all'italiana'  non devono comunque essere prese alla leggera.
Sono indizi preziosi: mostrano che ancora oggi come nel passato certe imprese ci riescono senza sforzo e che altre sono per noi praticamente impossibili; hanno chiaramente determinato l'andamento degli eventi trascorsi; senza alcun dubbio, determineranno il nostro avvenire. 
Forse per noi non c'è scampo.
Ed è questa sensazione di essere in trappola entro i limiti inflessibili delle tendenze nazionali a far sì che la vita italiana, sotto la sua superficie scintillante e vivace, abbia una qualità fondamentale di amarezza, disappunto, e infinita malinconia"  
Sembra che la più parte dei nostri tratti d'identità nazionale siano costituiti da "assenze", da elementi che mancano in noi ma presenti in altri Paesi.



Alberto Arbasino ha scritto un libro sull'argomento, intitolato proprio Un Paese senza
 
a) cinismo delle classi alte e del popolo. Il cinismo è da intendere come scarsità di senso morale da una parte, e dall'altra come "realismo" estremo, l'eclissarsi di ogni principio morale di fronte al proprio immediato tornaconto. Da ciò discende anche il rapporto speculare e schizofrenico degli italiani coi propri governanti, e con la politica in genere. La scarsità di senso morale porta gli italiani a non rispettare nulla e a ridere di tutto.
 
b) assenza di una classe dirigente che imponga il proprio tono e la propria "etichetta" al restante corpo sociale. Conseguente anarchia permanente del fare ciascuno a modo proprio. Scarsità di "società civile" e di "opinione pubblica".
 
c) assenza di una forte vita interiore. Rifiuto della lettura, vista come "piccola morte", prevalenza della cultura orale (sia essa televisiva o del karaoke, del canto e del melodramma, del telefonino, del Grande fratello...) sulle forme di cultura scritta (lettura della Bibbia, computer, internet, ecc). 
La vita si svolge per lo più all'aperto, donde civiltà dello spettacolo, del vestire bene e dello sfottersi reciprocamente. Conseguenza: assenza del romanzo realistico. I romanzi ci porterebbero a confrontarci con la grigia "prosa del mondo".  

e) assenza di uno Stato e della Politica come apparati regolatori degli interessi pre-costituiti. Sua sostituzione con la famiglia. Il conseguente familismo che ne discende è da intendere come una gigantesca distorsione della mobilità sociale.
 
Tutte le famiglie si coalizzano non solo contro lo Stato se si azzarda a imporre delle regole, ma contro il Mercato, visto come una bizzarria anglosassone, ossia il luogo della concorrenza e delle pari opportunità, al fine di garantire ai propri figli una migliore posizione di partenza, e di mantenerla a dispetto della competenza e delle capacità altrui. 

martedì 28 dicembre 2010

Figli di abbracci lontani


"Eravamo seduti una di fronte all'altro sul vagone di un treno, con le gambe accavallate e un libro in mano. Quando lui si addormentò cominciai a fissare il suo ventre in modo quasi imbarazzante.
Vidi in quell'uomo le sembianze di un animale dalla postura inconsueta per un quadrupede, seduto sugli arti posteriori, mentre quelli anteriori, che avrebbero dovuto prima o poi toccare il terreno, trattenevano ancora il libro.

Così guardai le mie mani ed ebbi gli stessi pensieri. Guardai ancora-il suo ventre, poi il mio, così esposti e vulnerabili, il suo teso sotto la camicia, che lasciava intravedere la forza virile e il mio, morbido e rassicurante, stretto dalla maglia attillata. Capii la forza di quel possibile contatto. Nessun animale poteva sentire e guardare un proprio simile da quella prospettiva.
Ma certo!
Ricapitolai così la storia dell'uomo: siamo bipedi e tutti figli di abbracci lontani almeno 2 milioni di anni.


L'abbraccio nell'intimità tra uomo e donna, l'abbraccio costante e rassicurante tra madre e figlio, l'abbraccio forte tra compagni che condividono le stesse esperienze, l'abbraccio confortante tra congiunti di fronte alla morte, gli abbracci noti e quelli inaspettati, non furono più dimenticati e, generazione dopo generazione, sono arrivati a noi.
Così è cresciuto l'uomo, pensai.
Tra questi pensieri il mio compagno di viaggio si svegliò e mi sorrise."

Maria Giovanna Belcastro (docente di paleoantropologia all'Università di Bologna)

domenica 26 dicembre 2010

Tra Natale e l'Anno Nuovo

Dopo aver visto, durante tutto il 2010, amici, amiche, sconosciuti... nonché mio marito..con il loro Blackberry o  simili,  mi sono voluta guardare un po' intorno alla ricerca di agende per il nuovo anno, semplicemente cartacee.
Esistono ancora, eccome. Ne faccio un breve elenco molto riassunto.

Agende cartacee per il 2011:

Per prima elenco Il Diario delle Fate dei Fiori,con le splendidi illustrazioni ad acquerelli di Cicely Mary Barker - Ed. Fabbri


L'Agenda di Murphy 2011 affronta il tema del matrimonio "l'unica avventura aperta ai codardi" (Legge di Voltaire)
Un libro pubblicato da Longanesi, La piccola Gaja Scienza. 
Se c’è un campo in cui la geniale intuizione dell’ingegner Ed Murphy brilla con maggiore intensità, è quello del matrimonio, a partire dalla profondità del teorema di Wilde (“Bigamia significa una moglie di troppo. Monogamia anche”), 
per arrivare all’assoluta veridicità del Teorema di Goethe (“L’amore è una cosa ideale, il matrimonio una cosa reale; non si confonde impunemente l’ideale con il reale”) passando dal Credo della signorina Greatheart (“Non sono contraria al matrimonio, ma mette fine a un sacco di cose alle quali sono favorevole”).  
(Questa recensione è presa da Il Libraio - Natale 2010)
 


Minù Agenda dei gatti
Un'agenda per tutti gli appassionati amanti dei gatti. Maneggevole e riccamente illustrata, è ricca di notizie e di consigli relativi alla cura e al benessere del felino di casa.
A ogni giorno dell'anno corrispondono aneddoti, curiosità, informazioni di ordine pratico sul gatto, mentre ogni settimana si alternano le rubriche: "Storie vere di gatti" e "Parola di gatto", che mettono in luce le doti dell'animale domestico tra i più amati attraverso racconti e spigolature. (Edizioni Armenia)


ACQUA AGENDA 2011. Con i contributi di: Erri de Luca, Alex Zanotelli, Marco Paolini, Diego Parassole, Riccardo Piferi ed  altri del Forum italiano per l'acqua. E' l'Agenda Comitato Referendum acqua pubblica.

Una nuova agenda di Paulo Coelho dedicata nel 2011 alla Saggezza.  Editore Bompiani -
Aforismi, riflessioni, consigli, brevi pensieri per accompagnare, giorno per giorno, tutto il nuovo anno. Con le meravigliose illustrazioni a colori di Catalina Estrada.
Quando era bambina,
Catalina Estrada  si meravigliava davanti ai lussureggianti giardini e alla natura vibrante del suo paese natale, la Colombia. Ora che è divenuta una illustratrice internazionale e di successo e vive a Barcellona, Catalina non ha dimenticato le sue radici. La sua capacità di meravigliarsi come un bambino è ancora evidente nel suo lavoro, con esplosioni di colore ed eleganza in tutte le sue creazioni.


Non mancano le agende per pensare positivo, quelli degli Angeli, la sempre comoda Quo Vadis ...  ...
 

Insomma, per concludere, la agende cartacee esistono tuttora.

sabato 25 dicembre 2010

Buon Natale

Mattina di Natale.

Auguri a tutti i bambini del mondo.

Che l'infanzia rimanga sempre un po' dentro tutti noi.

Vi ricordo che sul blog di Giordan  è possibile seguire nel modo che ognuno di voi ritiene più opportuno,
gli aggiornamenti su Vicenza.

venerdì 24 dicembre 2010

Estate incantata: POST: ORA NR 1- EMERGENZA ESONDAZIONE A VICENZA

Estate incantata: POST: ORA NR 1- EMERGENZA ESONDAZIONE A VICENZA

POST: ORA NR 1- EMERGENZA ESONDAZIONE A VICENZA

http://wwwelciodo.blogspot.com/2010/12/post-ora-emergenza-esondazione-vicenza.html#comment-formhttp://wwwelciodo.blogspot.com/2010/12/post-ora-emergenza-esondazione-vicenza.html#comment-form

Sul blog di Giordan è riportato quanto segue qui.
Facciamo un passaparola di quelli "potenti"  Lo chiedo a tutti gli amici che mi leggono.
Giordan continua a tenerci aggiornati, quindi seguiamolo tutti sul suo El ciodo

POST: ORA NR 1- EMERGENZA ESONDAZIONE A VICENZA

ore 23.20: siamo in pieno allarme e in varie zone della città i fiumi hanno cominciato a uscire.

In queste ore, nelle emittenti radio, si stanno intervistando funzionari vari della protezione civile e politici di turno locali. La linea mantenuta è quella di deviare dal problema principale e distogliere l'attenzione dalle cause che stanno trasformando le esondazioni dei fiumi, in un evento endemico. L'immersione del centro storico della città e dei paesi adiacenti al nuovo insediamento militare statunitense ubicato sopra la falda più grande d'Europa, sembra dover rientrare nelle abitudini della popolazione.

Sicuramente LA BASE non è il problema principale, ma rappresenta l'ennesimo scempio del territorio dove non si rispetta da anni, l'assetto idrogeologico di luoghi dal delicato equilibrio ed ora a rischio primario.

Si persegue ad incolpare gli ambientalisti, che secondo l'attuale agglomerato di potere, per anni hanno impedito interventi di bonifica in nome della tutela ambientale. La causa del dissesto idrico secondo i nostri rappresentanti politici, sono le nutrie e i verdi. Siamo alla demenza assoluta. Lancio un apello alla popolazione nazionale, per attivare un piano di rivalutazione dell'attuale assetto politico e dirigenziale, al fine di prendere in mano una situazione che non ha più controllo.

Il progetto consiste nel creare una rete di comunicazione fitta, atta a fare informazione diffusa su più fronti che metta in evidenza tutte le inefficienze e tutte le scelte politiche sbagliate che fanno ricadere sulla popolazione immani disagi.

Mi rendo conto che è parte di ciò che già esiste, ma se facciamo squadra, è possibile amplificare le voci e innescare una presa di coscienza sociale, capace di ricostruire un tessuto attivo tra la popolazione che consenta la radicale revisione dell'attuale assetto di comando liberandoci dal sistema marcio che ora abbiamo. Gli italiani devono rimboccarsi le maniche per salvare il paese dal decadimento totale.

Cercherò di diffondere all'interno di questo blog, più dati possibili sulle questioni salienti che ci riguardano inserendole su POST denominati: " ORA"

Prelevate questo testo e se interessati a partecipare pubblicatelo nei vostri blog.

INIZIAMO UN NUOVO CAMMINO PER LA LIBERTÀ' E LA GIUSTIZIA SOCIALE!

mercoledì 22 dicembre 2010

Bambino


Felice giorno di Natale, quando i piccoli con le
gambine che si agitano per l'impazienza, e gli occhi accesi, spiano
davanti alle porte chiuse, dietro alle quali si preparano luminose e
fragranti meraviglie, e stanno a guardare coi visi intenti la mamma
che cuoce il pesce per la cena!
 

Con vecchie canzoni sulle
fresche labbra, trotterellano verso la nonna,
che sogna nell'alta poltrona
davanti al fuoco, per baciarle le mani piene di rughe. Poi arriva anche il
babbo.


Racconta di Gesù Bambino:
che gli è venuto incontro con i
capelli che sembrano d'oro e le mani piene di meravigliose cose
variopinte.
 

Fuori urla la bufera, una slitta si ode tintinnare lontano e
tutto ciò cosi pieno di mistero e cosi grande e cosi giocondo che
non lo si può mai dimenticare.


(Rainer Maria Rilke)


lunedì 20 dicembre 2010

21 dicembre, solstizio d'inverno

Domani, 21 dicembre, oltre a segnare  il solstizio d'inverno, avrà luogo anche un'eclissi totale di Luna, che si muoverà nell'ombra della Terra alle 6.32 del mattino, concludendosi intorno alle 10:00.

Tutte le feste popolari che celebriamo in questo periodo dell'anno, avevano le loro radici più di quattro mila anni fa in Egitto.

Tutto è iniziato come un grande evento di festa per celebrare la rinascita del dio sole, Horus.

Questo fu l'inizio del nuovo anno solare, che in seguito divenne noto come il solstizio d'inverno o Yule.

Solstizio d'inverno è il giorno dell'anno in cui il sole raggiunge il punto più basso nel cielo e la luce del giorno è più breve.



Per gli Egiziani ed altri antichi popoli  si festeggiavano unicamente il sole e il fuoco per luce e calore.

Con il Solstizio d'Inverno  i giorni  iniziano ad allungarsi e la terra duventa più calda. Il ritorno del sole è stata celebrata con fuochi, festa e gioia...



Questo periodo di festa in seguito divenne noto come i dodici giorni di Natale o la stagione di Yule.

L'Egitto era molto centrale per la civiltà in questo tempo e questo rituale in onore del sole si diffuse rapidamente nelle terre circostanti della Mesopotamia, Babilonia, Persia, Grecia e l'impero romano.

Presso i Romani fu notevolmente ampliata per includere i festeggiamenti in onore alcune altre divinità, in particolare Saturno.

Il loro dio Saturno veniva celebrato per essere la fonte di conoscenza per l'agricoltura e la vita pacifica.
La festa antica dei romani divenne noto come Saturnalia.



Quando il cristianesimo sorse in questa zona vi fu molta fatica a convertire la gente a questa nuova religione. Nel tentativo di rendere la transizione al cristianesimo più facile e più accettabile, nel quarto secolo la data per il Natale fu fissato il 25 dicembre, al centro della celebrazione tradizionale festa.

domenica 19 dicembre 2010

Mo' vene Natale (anno 1956)

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.


Mamma, mamma e damme 'na mano
aroppedimane fernisce a semmana
e nun saccio che fa'
e nun saccio che fa'.

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.


E vatte 'a cucca'.

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.


E vatte 'a cucca'.

Mamma, mamma 'e damme 'na mano
aroppedimane fernisce a semmana
e nun saccio che fa'
e nun saccio che fa'.

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.


E vatte 'a cucca'.

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.


E vatte 'a cucca'.

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.


E vatte 'a cucca'.

Mamma, mamma 'e damme 'na mano
aroppedimane fernisce a semmana
e nun saccio che fa'
e nun saccio che fa'.

Mo' vene Natale
nun tengo denare
me leggio 'o giurnale
e me vado 'a cucca'.


E vatte 'a cucca'.
E me vado 'a cucca'.
E vatte 'a cucca'.
E me vado 'a cucca'.


(Testo di Renato Carosone - 1956 - da un' antica filastrocca napoletana) - Proprietà riservata all'autore. 

La  immagine è tratta dal film "Giorni e nuvole"

sabato 18 dicembre 2010

Sole e neve a dicembre

 



"Il peggiore errore che l'uomo possa commettere è tentare di oltrepassare la gradualità e l'evoluzione della natura, cercando di realizzare oggi quello che la natura ha scritto per domani."

Così scrive Alvaro de Campos eteronimo di Fernando Pessoa

venerdì 17 dicembre 2010

Istruzioni sull'uso del lupo

Vorrei consigliare a chi ama leggere, questo libro, di cui qui 
potete cogliere maggiori notizie.
Un brano (anzi due)  li devo riportare perché mi piacciono moltissimo:
"Una vera civiltà dovrebbe essere il luogo dove tutto ciò che è più debole viene accolto e protetto. 

Noi dovremmo essere venuti al mondo per dividere il pane con i più poveri, far giocare i bambini e dare una cuccia agli animali. 

La nostra vita non passerebbe invano se avessimo un'idea poetica della politica. 
E invece, non lasciamo mai che la poesia sfondi gli steccati dentro i quali abbiamo circoscritto arbitrariamente la nostra vita. 

Questo accade a causa della nostra invincibile paura delle cose estreme, che ci induce a pensare i gesti di una giornata come eventi che è meglio tenere separati fra loro. La musica è lontana dal lavoro e il lavoro è lontano dall'amore che a sua volta è lontano dalla letteratura.
E tutto ciò che di bello e di grande ci cade sulla testa marcisce perché, semplicemente, non trova il suo luogo. Ci crediamo furbi, perché spingiamo via le ceneri nella direzione “giusta” del vento, via da noi."

E ancora:
 
"Un critico dovrebbe portare in dono i Nuovi versi alla Lina di Saba a un uomo abbandonato, e non per consolarlo, ma perché possa intuire che il lavoro durissimo che ci tocca in sorte è fare di un destino una figura musicale. 

Dovrebbe sbattere in faccia gli ultimi canti dell'Odissea ai fascisti che odiano l'immigrato, e non per educarli, ma perché possano sospettare che è gradito agli dèi solo chi sa accogliere il viandante sconosciuto, ascoltare il suo racconto, mentre per gli altri ci sarà solo la freccia impassibile di Ulisse. 

La nostra anima è questo: intuire e sospettare. 

La possibilità perenne di un'apertura.  

Ciò che avviene nella letteratura è il miracolo di un inchino reciproco, di uno sfiorarsi di labbra, tra l'anima e il mondo. Dentro questo incontro, come i conigli e le colombe e i foulards nel cappello del prestigiatore, ci sono tutti i sentimenti possibili: lo sgomento dell'Islandese di Leopardi di fronte alla macchina universale della sofferenza, la nostalgia di Omero e Proust per un tempo degli eroi che solo il respiro del verso e della frase potranno restituire al silenzio del presente, la pace conquistata da Tolstoj nei bivacchi della guerra...
 Il mondo non ha, forse, una sua direzione ma è vasto e imprevedibile tanto quanto noi, nella scrittura, ci ostiniamo a pensarlo. […]

Il libro citato è di Emanuele Trevi - Castelvecchi Editore

Il neretto è mio...

giovedì 16 dicembre 2010

Cinque minuti ancora

Forse in molti conoscono Federico Taddia, autore e conduttore radiotelevisivo da anni.
Io per caso mi sono imbattuta in questo suo scritto.

" Sì, lo so. E' ora...

Lo so che è finito il tempo di aprire gli occhi e piangere. Piangere per dire "ho fame", "ho sete", "ho bisogno di te".
Piangere per avere affetto, attenzione, protezione. Piangere, e basta, per dire "io ci sono".
Però vuoi mettere che bello avere tutte quelle coccole, quel calore, quegli abbracci, quel seno a disposizione, quel dondolio che ti sorregge, tutte quelle persone che fanno e che pensano per te ...

Dai, te lo prometto. cinque minuti ancora e basta.

Sì, lo so.

Lo so che ci sono delle lettere con cui scrivere delle parole e delle frasi. Lo so che non si dice "a me mi piace".
Lo so che i numeri sono importanti. Lo so che tutto il mondo attorno a me è fatto di storia, geografia, di scienza.
Ma vuoi mettere il godimento del dire parole senza senso, di dare i numeri, di guardare il mondo e perdersi nei suoi colori, negli odori, nelle sfumature.
Senza mai chiedersi "dove" e "quando"? Vuoi mettere il bello di non sapere e di non dover sapere...

Dai, te lo giuro. Cinque minuti ancora, e basta.

Sì, lo so.

Lo so che fa più bene una mela bio di un cheeseburger. Lo so che è meglio un buon libro invece che sciropparsi or di televisione. Lo so che una camminata in montagna è meglio della Playstation. Lo so che è meglio dirsi le cose in faccia invece che via sms. Però vuoi mettere la libertà di fare quello che si ha voglia di fare, di seguire l'istinto, di sfiorare anche la cattiva strada, il brivido di fare qualche errore, la leggerezza di non essere sempre lì a dire "questo fa bene, questo fa male". Vuoi mettere il piacere di fare le cose solo per il piacere di farle...

Dai, fidati. Cinque minuti ancora, e basta.

Sì, lo so.

Lo so che è ora delle grandi scelte. E' ora di guardare avanti. E' ora di progettare. Lo so che adesso ho delle responsabilità. Che devo essere esempio e testimone. Lo so che ho chi mi guarda, chi si ispira a me, chi si fida di me. Lo so che sono uomo, marito e padre. Però vuoi mettere quanto sia intrigante il "qui e ora", quanto sia affascinante il non dover mostrare niente a nessuno, quanto sia inebriante pensare a se stessi, quanto sia liberatorio poter dire "sì, ho sbagliato, ma chissenefrega". 
Vuoi mettere quanto sia bello essere come si vuole essere ..."
Sì, lo so. E' ora ...
Cinque minuti ancora. E poi cresco!"

(Federico Taddia)

mercoledì 15 dicembre 2010

Sfiducia ... no, fiducia!

Mi sa che oggi, espatrio per un po'.
La Cina va bene, non la Cina di oggi, quella invece degli antichi saggi.

" L'arciere ha qualche somiglianza con il saggio: quando non colpisce il centro del bersaglio, non se la prende né con l'arco, né con la freccia.
Ne ricerca la causa in se stesso"
(Confucio)

lunedì 13 dicembre 2010

Speriamo che non se ne accorga nessuno

Paolo Vergnani è uno psicologo attore, la cui biografia può essere trovata su Wikipedia

Il titolo di questo post si riferisce al seguente suo scritto:

"Ad agosto ho compiuto cinquanta anni.
E che uno lo voglia o no, si ferma a pensare.
Magari a come percepivi un cinquantenne quando eri un bambino.
Quando pensavi che stavi crescendo mentre lui era già cresciuto.
Che cosa voleva dire essere cresciuto?

Nella testa di un bambino voleva dire che poteva fare cose che a te erano vietate. Voleva dire che non aveva paure e nemmeno desideri, che poi da grande  potresti anche pensare che le due cose vanno di pari passo; voleva dire che sapeva molte più cose, che sbagliava meno, che nessuno lo avrebbe sgridato.

Questo pensavi da bambino.

Poi arrivi a cinquanta anni.
E ti rendi conto del fatto che hai paure, tante, e anche desideri.

Che ci sono troppe cose che non sai, che hai sbagliato e continui a sbagliare e quando qualcuno te lo fa notare a volte ti fa male.

Allora non capisci se c'è qualcosa che non funziona in te o se qualcuno ha barato.
Possibile che tu non sia cresciuto se non nel giro vita?

E ti spaventi e ti vergogni anche un po', sperando che gli altri non se ne accorgano.

Poi un giorno succede che cominci a guardare i tuoi seri coetanei e a immaginarli bambini.
E ti viene facile.
E ti rendi conto del fatto che probabilmente nemmeno loro sono cresciuti.
E convivono con le loro paure e i loro desideri che vanno di pari passo e sperano che gli altri non se ne accorgano.
E ti viene da sorridere.
E forse sei cresciuto un po'. "
(Paolo Vergnani - psicologo attore)

venerdì 10 dicembre 2010

Moralità antica

Questo scritto che riporto di seguito è di Mauro Felicori (direttore del settore cultura e rapporti con l'università del Comune di Bologna dal 1980):

"Genitori ambedue alle stesse scuole elementari, ho avuto il piacere di conoscere Renzo Tosi, ordinario di letteratura greca all'Università di Bologna, autore per Rizzoli di un dizionario delle sentenze latine e greche che ha avuto un grande successo.
Gli chiesi di condurre alcune lezioni pubbliche e, una sera, una sua citazione mi colpì, per più ragioni.
E' di Plutarco, Precetti Politici:

"' 15. Alcuni, come Catone, si assumono qualsiasi incarico nella vita politica, ritenendo giusto che il buon cittadino non tralasci mai, per quanto possibile, alcuna sollecita cura: perciò lodano Epaminonda perché, eletto telearco dai Tebani per invidia e per offesa, non si disinteressò delle sue funzioni, bensì dicendo che non solo la carica dà lustro all'uomo, ma anche l'uomo alla carica, portò a grande onore e dignità la telearchia, la quale precedentemente niente era se non, per così dire, la mansione di mantenere le vie strette sgombre dallo sterco e dagli scoli d'acqua."   

E' un passo di notevole profondità etica, evidentemente:

Se infatti l'impegno politico è passione e servizio, come molti amano asserire, esso non richiede la condizione di essere esercitato secondo un crescente rango. Peraltro, si può fare un buon lavoro, con dignità, in qualunque posizione.
Moralità antica, dunque, che si spiega da sé e ci conforta, con la forza della classicità, in tempi difficili.
Moralità antica che non richiede commenti, ma seguaci."

(Mauro Felicori)

lunedì 6 dicembre 2010

Un lunedì piovoso con ricordi

Per associazioni di idee mi sono trovata davanti  questo ricordo, risalente ad alcuni anni fa:
Ero in ufficio, il telefono suonava e nessuno rispondeva. Presi io la telefonata. Era mia madre che con la sua voce calorosa, leggermente preoccupata, mi chiedeva:

- "Ti piace più lo stile impero o quello inglese?"
- "Ma mamma, dove sei? Che domande fai? comunque preferisco lo stile inglese..."

Non ricavando  altro che soddisfacesse la mia curiosità ci salutammo ed io ripresi il mio lavoro.
Fu solo qualche settimana dopo, il giorno del mio compleanno, che capii.
Mia madre arrivò a casa mia con vassoio, teiera, caffettiera, zuccheriera, brocca per il latte, cucchiaini, ecc...tutto d'argento e... in stile inglese.
Un regalo bellissimo, purtroppo mai utilizzato. Chi  lo trovava il tempo di preparare il caffè nella moka e di travasarlo nella caffettiera d'argento? Si andava così di fretta per arrivare al lavoro nei tempi limite, che proprio non era possibile.
Forse di sabato e di domenica avremmo potuto farlo, ma - non so perché non è stato mai fatto.
Anzi io sono passata direttamente al Nescafe liofilizzato (eticamente reprensibile, lo so) mentre mio marito si gode il caffè che scende direttamente dalla macchina espresso Gaggia dentro un bicchierino di vetro...

Eppure il regalo l'avevo gradito molto ed ogni volta che passo davanti alla vetrinetta che lo contiene, una specie di rammarico mi pervade. 


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Visualizzazioni totali