mercoledì 5 gennaio 2011

16 gennaio 1922

16 gennaio. Nell'ultima settimana c'è stato come un crollo, così completo come fosse in quella notte di due anni fa. Altro esempio non mi è mai capitato. Tutto pareva finito e anche oggi  pare che non sia altrimenti. Lo si può intendere in due modi e probabilmente va inteso così nel tempo stesso.
Primo: Il crollo, l'impossibilità di dormire, impossibilità di vegliare, impossibilità di sopportare la vita o più esattamente la successione della vita.
Gli orologi non vanno d'accordo, quello interiore corre a precipizio in un modo diabolico o demoniaco o in ogni caso disumano, mentre quello esterno segue faticosamente il solito ritmo.
 

Che altro può accadere se non che i due diversi mondi si dividano? 

Si dividono, infatti,  o almeno si danno strappi a vicenda in modo pauroso. L'impeto del ritmo interiore può avere ragioni varie, la più visibile è l'osservazione di sé che non lascia calmare alcuna idea, ma le  porta a galla tutte per poi a sua volta essere incalzata come idea di una nuova osservazione di sé.


Secondo: Questo incalzare prende la direzione della umanità.  La solitudine che per la maggior parte mi fu sempre imposta e in me fu da me cercata (ma non fu questa costrizione?) perde ora ogni ambiguità e mira all'esteriore. Dove conduce? Può portare, e ciò mi sembra ineluttabile, alla follia. E qui non occorre aggiungere altro.
L'inseguimento mi attraversa e mi strazia. Oppure posso (posso?), sia pure in minima parte, tenermi ritto e in tal caso lasciarmi portare dall'inseguimento.
E dove arrivo? "L'inseguimento" è soltanto un'immagine. Potrei anche dire "assalto dal basso; dalla parte degli uomini e poiché anche questa è soltanto un'immagine posso sostituirvi l'immagine dall'alto, giù, verso di me.

Tutta questa letteratura è assalto al limite e, se non fosse intervenuto il sionismo, avrebbe potuto evolversi facilmente e diventare una nuova dottrina  esoterica, una cabala. Ne esistono gli spunti. Certo qui si richiede un genio incomprensibile che affondi nuovamente le radici nei secoli antichi e li ricrei e con tutto ciò non si doni, ma soltanto ora incominci a donarsi.


(Franz Kafka - DIARI 1910 - 1923 - Ed. Oscar Classici Mondadori)

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