domenica 30 novembre 2008

Memoria, oh memoria


Tra i cinque sensi l'olfatto è considerato il senso della gioia di vivere.

Cassetti profumati, erbe essiccate, sacchettini di lavanda, il profumo del pane in forno o di una torta, la chimica di un dopobarba, l'odore salmastro del mare , quello inebriante del tiglio in fiore ...

È una memoria nella nostra vita, quella che forse, più della scrittura, ci permette di conservare il passato.

Anche se siamo distratti o preoccupati, un odore può raggiungerci e farci ritornare indietro, dentro quel passato che è pronto a riemergere se solo lasciamo socchiusa la porta.


Platone nel Fedro racconta il mito sull'invenzione della scrittura da parte del dio egiziano Theuth e sul dono di essa, destinato agli uomini che Theuth fa al faraone.

Qui cito Giorgio Colli riprendendo le seguenti frasi da "La nascita della Filosofia":

"Theuth magnifica i pregi della sua invenzione, ma il faraone ribatte che la scrittura è sì uno strumento di rammemorazione, ma puramente estrinseco, e che persino rispetto alla memoria, intesa come capacità interiore, la scrittura risulterà dannosa.

Quanto alla sapienza, la scrittura la fornirà apparente, non già veritiera.

E Platone commenta il mito accusando di ingenuità chiunque pensi di tramandare per iscritto una conoscenza e un'arte, quasi che i caratteri della scrittura avessero la capacità di produrre qualcosa di solido. Si può credere che gli scritti siano animati dal pensiero: ma se qualcuno rivolge loro la parola per chiarire il loro significato, essi esprimeranno sempre una cosa sola, sempre la stessa."

E ancora:

"Platone contesta in linea generale alla scrittura la possibilità di esprimere un pensiero serio e dice letteralmente:

'nessuno uomo di senno oserà affidare i suoi pensieri filosofici ai discorsi immobili, com'è il caso di quelli scritti con lettere'.

Ancora più solennemente ribadisce poco oltre, ricorrendo ad una citazione omerica: "Perciò appunto ogni persona seria si guarda bene dallo scrivere di cose serie per non esporle alla malevolenza e alla incomprensione degli uomini. ..."

Come dire, quindi che le cose più serie riposano nella parte più bella dell'essere umano.



Le parti tra virgolette provengono da La Nascita della Filosofia di Giorgio Colli - Piccola Biblioteca 29 - ADELPHI - pagine 111 - 112.

sabato 29 novembre 2008

Il berretto a sonagli

Il giullare andava nel giardino:
il giardino era immoto;
ordinò all'anima sua di levarsi
e posarsi sul verone dell'amata.


L'anima si levò in semplice veste azzurrina,
mentre i gufi lanciavano richiami:
l'avea resa sapiente il pensiero
di un passo quieto e leggero.


Ma la giovane regina non voleva ascoltarla;
si alzò con la sua chiara camicia;
tirò a sé i pesanti sportelli
e abbassò i saliscendi.


Egli ordinò al suo cuore di andare da lei,
quando i gufi cessarono i richiami;
in rossa veste palpitante
il cuore cantò per lei alla porta.

L'avea reso soave il sognare
di una chioma come un fiore fluttuante;
ma ella prese il ventaglio dal tavolo
e col suo alito lo allontanò per l'aria.


"Ho il berretto a sonagli" ei pensò,
"lo mando da lei e muoio";
e all'imbiancar del mattino
lo lasciò dove sarebbe passata.


La regina se lo pose sul seno,
sotto la nube dei capelli,
e le sue rosse labbra gli cantarono d'amore
finché le stelle emersero dall'aria.


Ella dischiuse porta e finestra
e il cuore e l'anima entrarono,
alla sua destra venne quello rosso,
alla sinistra venne l'azzurra.


Facevano un rumore di grilli,
un chiacchiericcio sapiente e soave
e i capelli erano un fiore rinchiuso,
e nei piedi la quiete d'amore.

William Butler Yeats

venerdì 28 novembre 2008


Nel 1867 Ibsen pubblica Peer Gynt, dramma in cinque atti.

E' una fantasia su temi popolari norvegesi, da cui Ibsen sperava il riconoscimento come poeta nazionale.

Peer Gynt è un giovanotto spaccone che passa da una avventura all'altra.

Non si cura delle virtù quotidiane e dei semplici doni della vita, segue solo l'imperativo "Sii te stesso"

Ma questa aspirazione lo porta a vivere in un mondo dove fantasia e realtà finiscono per confondersi: Peer per molti anni sembra solo illudere sé stesso e gli altri.

Solo la madre Aase, figura dominante della sua vita, riesce a seguirlo nel suo mondo fantasioso.

Gli episodi principali del dramma tracciano un quadro simbolico dell'esistenza di Peer:


Peer che, adulto, gioca con la madre come un bambino; Peer che rapisce Ingrid alla vigilia delle nozze e l'abbandona subito; Peer che fugge dal villaggio natìo e si imbatte nella figlia del Vecchio di Dovre, il re dei troll (o trold) cioè gli spiriti delle foreste.

La principessa vuole sposare Peer e lo porta nel mondo dei troll dove Peer, allettato dal potere dagli onori e dalle ricchezze, sta per accettare di diventare un troll.

Ma ci ripensa e riesce a fuggire. La madre muore tra le sue braccia, e Peer inizia a vagabondare per tutta la terra, rifiutando anche l'amore sincero che gli offre la dolce Solvejg.

I suoi viaggi lo portano nei paesi più lontani, affronta le più diverse esperienze, incontra personaggi misteriosi e dal significato simbolico, come «il fonditore di bottoni» (cioè il moralista che lo condanna).

Alla fine Peer ritorna in patria, giunto all'ultima parte della sua vita.

Il Vecchio di Dovre gli dice che ha vissuto da troll, non da essere umano.

Peer ha un rifugio: Solvejg ormai vecchia, lo ama ancora e lo ha sempre atteso, fedele. Accanto a lei, che lo culla teneramente e gli canta una dolcissima nenia, Peer muore sereno.

State attenti




State attenti: la nave ormai è in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani.


Stadi sul cammino della vita - Søren Kierkegaard -

giovedì 27 novembre 2008

RIVOLTE IN EUROPA PER LA CRISI - ISLANDA, SVIZZERA







Trovo queste informazioni, ovviamente celate al pubblico italiano, sulla redazione di Alba Magica e altri network liberi




( http://blogchefare.splinder.com)

"ISLANDA. Migliaia di islandesi hanno dimostrato per le strade di
Reykjavik reclamando le dimissioni del primo ministro Geir Haarde e
del governatore della Banca Centrale David Oddsson, ritenuti
colpevoli del disastro finanziario del Paese.
Le manifestazioni avvengono da giorni, con scontri con la polizia. La folla ha eletto
come capo un noto cantante-trovatore (trobadour) islandese, Hordur Torfason;

Torfason ha annunciato che le dimostrazioni continueranno
finchè il governo non se ne andrà.

"Non hanno la nostra fiducia e non sono più legittimati" Torfason così ha detto mentre le folle si radunavano davanti al parlamento islandese, l'Althing.

Vi ha apposto un cartello: 'Islanda in Vendita, 2,1 miliardi di dollari'.

Quello che il Paese riceve come prestito d'emergenza dal Fondo Monetario.

Tutti i prezzi sono aumentati di colpo del 30%, i disoccupati aumentano di giorno in giorno.

Reuters, 22 novembre 2008"

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"Svizzera. Raccolte centomila firme per un referendum popolare
contro i banchieri per bloccare le liquidazioni d'oro dei dirigenti
e perchè i loro stipendi siano sotto controllo pubblico, i 'bonus'
che intascano dovranno essere in rapporto ai risultati raggiunti
L'uomo che ha raccolto le firme per il referendum è un piccolo e
prospero imprenditore fino ad oggi sconosciuto, Thomas
Minder. 'Tutta la porcata dei sub-prime è un'invenzione americana,
eppure una banca svizzera ci è cascata', ha detto indignato.

Preso di mira Ospel - dimissionario - il capo supremo della UBS
(una della maggiori banche svizzere), perchè riveli quanto s'era
pagato col suo ultimo bonus, che dicono principesco (si parla di 15
milioni di dollari); lui s'è rifiutato; uno degli azionisti, o
meglio dei manifestanti, è salito sul palco e gli ha
gridato: 'Ricaccia il bonus'.
Ospel quindi ha tirato fuori dalla
tasca due autentici würstel elvetici e glieli ha fatto ciondolare
sotto il naso: "Non ti voglio affamare, ti ho portato qualcosa da
mangiare".
BBCE News, 22 novembre 2008"

Il settimo sigillo



"Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri visi colti nel momento in cui discende la sera, Michael che dorme sul carro, Jof e la sua lira...cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare.
E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere."

(Il settimo sigillo)

mercoledì 26 novembre 2008

Lanterna magica

A Uppsala, nasce il 14 Luglio 1918, Ingmar Bergman.

Figlio di un pastore protestante, con cui si troverà spesso a confrontarsi e che ricorrerà di frequente nel corso della sua opera, percorsa di continuo da riferimenti autobiografici.

« In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà »

Bergman trascorse la prima infanzia seguendo gli spostamenti del padre nelle case parrocchiali di vari paesini e fu educato secondo i concetti luterani di " peccato, punizione, perdono e grazia, temi che saranno poi ricorrenti nei suoi film. Il padre, cappellano all'ospedale di Uppsala, poi parroco alla Hedvig-Eleonora di Stoccolma e infine prelato presso la Corte, pur essendo un eccellente predicatore aveva un temperamento, come scriverà Bergman nella sua biografia, irritabile:
"Non potevamo fischiare, non potevamo camminare con le mani in tasca. Improvvisamente decideva di provarci una lezione e chi s'impappinava veniva punito. Soffriva molto per il suo udito eccessivamente sensibile, i rumori lo esasperavano"
Egli impartì al figlio una educazione molto severa le cui tracce si riscontreranno spesso nei suoi film; la figura del padre sarà portata sullo schermo in tre film, Fanny e Alexander (1982), Con le migliori intenzioni (1992) e Conversazioni Private (1996).
La madre aveva un eccessivo carico di lavoro , era tesissima, non riusciva a dormire, faceva uso di forti sedativi che avevano effetti collaterali quali l'irrequietezza e l'ansia.
Ingmar, aveva un fratello maggiore di quattro anni che tenterà più tardi il suicidio e che si trasferirà a Uppsala, e una sorella minore di quattro anni.

"La famiglia aveva una benefattrice arciricca di nome zia Anna. Ci invitava a feste per bambini con giochi di prestigio e altri divertimenti, a Natale faceva sempre regali costosi e intensamente desiderati e ogni primavera ci portava alla prima del circo Schumann, al Djurgarden. L'avvenimento mi metteva in uno stato di febbrile eccitazione: Il tragitto in automobile con l'autista in uniforme della zia Anna, l'ingresso nell'norme edificio di legno splendidamente illuminato, i profumi misteriosi, l'ampio cappello della zia, l'orchestra fragorosa, la magia dei preparativi, il ruggito delle belve dietro le tende rosse da cui uscivano i cavallerizzi." ..

I brani autobiografici riportati sono contenuti nel libro "La Lanterna magica" - autobiografia di Ingmar Bergman - Edizione CDE spa -Milano su licenza della Garzanti Editore

La Norvegia e la penisola scandinava

Da Oslo, ai maestosi paesaggi dei fiordi, all'isola di Runde. Dal superamento del circolo polare artico, all'isola di Rost coi suoi molteplici uccelli, alle Lofoten, poi alle bellissime Vesteralen, fino ad Andenes, dove il sole di mezzanotte dà magnifica espressione di sè, assieme alla visione in mare di maestosi capodogli.

Il viaggio continua sulla grande rotta automobilistica E6 verso i graffiti di Alta, fino a Capo Nord, tra maestosi paesaggi e cambiamenti repentini di tempo.
Ultima conquista: il Varanger, quella parte estrema verso la Lapponia, dove il turismo si arresta e l'ambiente, selvaggio ed estremo, accoglie grandi colonie di uccelli. Alcuni preziosi posti da non perdere per la loro bellezza: il paesaggio lunare di Hammingberg e l' isola di Hornoya così ricca di avifauna.
Rientro attraverso i grandi spazi verdi della Finlandia e visita alle cascate di Kiutakongas, all'interno del parco di Oulanka.

Infine due grandi capitali del nord, Stoccolma, in Svezia, e Copenaghen, in Danimarca, chiudono ufficialmente il viaggio. Tutto ciò che segue è solo tanta autostrada che, attraverso la Germania, riconduce in Italia. (Estate 1998)
Dal sito di Andrea Vellani, ricco di fotografie stupende.

La Scandinavia (che ha origine dal nome della Dea Nordica Skadi anticamente considerata la protettrice dell'inverno, della neve e della caccia) è la regione del nord Europa che comprende la Penisola Scandinava, quella dello Jutland e le isole circostanti.

È composta, pertanto, da Norvegia, Svezia e Danimarca: questi tre paesi si riconoscono reciprocamente come paesi scandinavi, e il termine viene usato per identificare i forti legami storici, culturali, linguistici che li legano.

A 90km a nord di Stoccolma, Uppsala : è la quarta maggiore città svedese con circa 200mila abitanti. Vi troviamo la più grande chiesa della Scandinavia (capacità di duemila persone), la cattedrale gotica Domkzrkan, inaugurata nel 1435, che con le sue torri alte 118 metri.

Di fronte alla chiesa c'è il Gustavianum Museum dove il medico Rudbeck effettuava le dissezioni nel teatro anatomico.

Il museo è attualmente diviso in tre sezioni, una dedicata alla storia egizia, una a quella mediterranea ed una alla storia medioevale svedese. All'epoca venne costruito con funzioni di arcivescovado, in seguito venne adibito ad università.
Facendo il giro di questo edificio ci si trova nel parco dell'università dove si trovano altre pietre runiche.

Da visitare:

la biblioteca Carolina Rediviva (che mantiene il nome italiano a sottolineare un senso di rinascita). Ospita la biblioteca dell'Università, ricca di oltre 5 milioni di volumi e di 3500 metri di manoscritti.
Una curiosità, la biblioteca custodisce il Codex Argenteus del sesto secolo, scritto con inchiostro d'argento su pergamena color porpora. Subito sopra la biblioteca troviamo il castello;

il Castello di Uppsala, edificato per volontà di re Gustav Vasa nella metà del 1500 ha subito diverse trasformazioni, assumendo la connotazione attuale nel 1757. E’ sede del governatore ed ospita l'Uppsala Art Museum, la collezione d'arte dell'Università;

il Linnaeus Garden and Museum, giardino e museo dove il grande botanico Linneo ha iniziato la classificazione della flora e dei fiori del mondo.
“Gamla Uppsala” (vecchia Uppsala), a 4 km a nord della città, ci si arriva con il bus (si tratta appunto della vecchia città, centro religioso e politico dei vichinghi. Qui si possono ammirare tumuli funerari dei sovrani di quel popolo. Ci sono in particolare tre grandi tumuli funebri ed àè molto interessante leggere la storia delle divinità nordiche. Si dice che in antichità a Gamla Uppsala ci fosse un tempio pagano dove si compivano sacrifici animali e umani a Wotan (Odino), Thor (Thor) e Frikko (Frey), ma è probabile che sia stata solo un'invenzione per accellerare la cristianizzazione;

Il Castello di Wik, una delle strutture medievali meglio conservate in Svezia. Costruito nel XV secolo, subì in seguito numerosi lavori di modernizzazione interna. Il tetto e l'interno barocco della Sala dei Cavalieri sono dovuti a F. V. Scholander che li realizzò nel 1860

Curiosità: i film sia in TV che al cinema sono sempre in lingua originale con sottotitoli in svedese (tranne casi particolari in cui vengono doppiati, per esempio cartoni ed altri film per bambini).

Gli sport nazionali sono il football, l'hockey su ghiaccio, il tennis, lo sci e il golf.

Il diritto di accesso alla natura è molto ampio: è possibile attraversare il terreno di altre persone (se non coltivato) e persino installarvi una tenda per una notte (per più notti è obbligatorio il permesso).

Ilulissat, la baia degli icebergs



Ilulissat è il regno degli iceberg, immensi e di varia forma che si spezzano in mare, navigano, si capovolgono nel fiordo che produce piú iceberg al mondo, é uno spettacolo della natura unico al mondo.
Lungo la costa si trovano vari villaggi, ognuno con le sue caratteristiche:

Ilulissat, il villaggio degli iceberg, Uummannaq, il villaggio del cuore, la bella cittadina di Sisimiut con le vecchie casette.
Balene e foche possono spesso essere avvistate, non solo dal mare ma addirittura anche dalla terra ferma.

Groelandia occidentale
La Baia di Disko
L’attrattiva principale di un viaggio invernale in Groenlandia è costituita dai meravigliosi Icebergs, e la destinazione giusta per poter ammirare questi immensi blocchi di ghiaccio galleggianti è senza dubbio Ilulissat.

La permanenza a Ilulissat consente anche di seguire le orme dei cacciatori, trasportati sulle slitte trainate dai poderosi cani husky alla volta dell’isolato villaggio di Rodebay.
A Kangerlussuaq, è possibile entrare in contatto con il vero mondo artico e con la calotta polare.


Ilulissat,la Baia degli icebergs

è una scenografica baia del ghiaccio galleggiante (Ilulissat, patrimonio UNESCO), con la meraviglia dell’aurora boreale e dell’artico più selvaggio (Kangerlussuaq)

Chi ha effettuato una crociera tra i ghiacci ha potuto avvicinare le enormi sculture naturali di ghiaccio galleggiante (Icebergs) che hanno reso famosa Ilulissat, e la meravigliosa baia di Disko.

Il bue muschiato, le renne, l’aurora boreale, la pesca sul ghiaccio sono le meraviglie del lungo inverno boreale in Groenlandia.

Abbandonare il mondo “civile” per entrare in quello meraviglioso dell’artico, dei fiordi ammantati di ghiaccio dove gli icebergs diventano immense sculture naturali; è come viaggiare indietro nel tempo e provare le emozioni degli antichi esploratori polari.

L’unico rumore che si avverte è il suono della slitta che scivola sicura sulla neve e gli incitamenti che la guida urla per controllare il lavoro dei suoi cani meravigliosi , i cani da slitta Husky.

martedì 25 novembre 2008

Neve


Era lei, la neve

E un mattino
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora,
d'improvviso aperta la porta,
meravigliati la calpestammo:
Posava, alta e pulita
in tutta la sua tenera semplicità.
Era
timidamente festosa
era
fittissimamente di sé sicura.
Giacque
in terra
sui tetti
e stupì tutti
con la sua bianchezza.
(E. Evtusenko)

Denaro e potere

Un noto filosofo, circa due secoli fa, scrisse queste parole, che – a mio avviso – sono molto attuali.
Volutamente non scrivo subito il nome del filosofo :)

"Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo.

Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere.

Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore.

Ciò che io sono e posso, non è quindi affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne.

E quindi io non sono brutto, perché l'effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è annullata dal denaro.

Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura ventiquattro gambe; quindi non sono storpio.

Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore.

Il denaro è il bene supremo, e quindi il possederne è bene; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto; e quindi si presume che io sia onesto.

Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede?

Inoltre costui potrà sempre comprarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti?

Io che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario?".

Queste parole furono pubblicate nel 1844, come è possibile che una sola persona mi stia davanti agli occhi, mentre le leggo?

lunedì 24 novembre 2008

La Celebrazione dei Misteri ad Eleusi

La celebrazione finale dei Misteri ad Eleusi durava nove giorni: i primi tre erano di preparazione e di purificazione.

Nel quarto giorno un carro trainato da buoi sfilava davanti ai soli Iniziati, mentre i profani erano obbligati a ritirarsi persino dalle finestre. Al seguito del carro sfilavano alcune donne che portavano delle ceste contenenti nell’ordine: focacce (nero) (il pane allora non era bianco ma quasi nero), lana (bianco), melagrane (rosso fuoco) e papaveri (rosso).

Il “rosso” dei papaveri ha comunque una valenza di “oro” che si aggiunge all’oro di cui erano fatte le ceste.

Infatti i papaveri, nascendo nei campi di grano e quindi sacri a Demetra, a cui si ispiravano i Misteri Eleusini, rappresentano il confine tra ciò che è commestibile e ciò che non lo è.

Sono in definitiva un alimento sacro che non è un vero alimento e rinascono nel grano che ha il colore dell’Oro senza essere stati seminati, come quindi la Fenice.

E’ stupefacente, come già allora, vi fosse un simbolismo così preciso e dettagliato.

Nel quinto giorno i Mystes dovevano vagare al buio per tutta la notte, imitando la ricerca che fece Demetra per ritrovare la figlia Persefone – rapita da Plutone.

Il sesto giorno gli Iniziandi scortavano con alte grida e danze, un carro trionfante con la statua di Iacco coronata di mirto, che veniva trasportata da Eleusi ad Atene.

Il simbolismo legato ad Iacco (che è una seconda personificazione di Bacco) è molto complesso ed ha significati che si ricollegano ai Misteri di Mitra e di Osiride.

Iacco è figlio di Demetra e di Zeus. Inseguito dai Titani per ordine di Era, gelosa e irata, assume la forma di Toro (il Toro cosmico di Mitra) per sfuggire alla cattura, ma viene scovato e smembrato e le parti del suo corpo vengono messe a bollire in un grosso calderone.

Zeus, supplicato da Demetra, ordina ad Apollo di riunire quanto resta di Iacco sul Parnaso.

Intanto Atena (la Scienza) porta a Zeus il cuore ancora palpitante di Iacco che Zeus inghiotte al fine di ridargli la vita. (Rinascita della Fenice)

Tutto questo detto in modo molto sintetico, solo per spiegare perché fosse la statua di Iacco a guidare il corteo trionfale. Nei restanti tre giorni l’Iniziando pregava, meditava su quanto visto e riceveva l’iniziazione vera e propria da parte dei Maestri.

Equinozio d'Autunno

In un antico testo della Mesopotamia si legge che il Sole, dopo aver trionfato nell’estate, tra il 21 e il 23 di settembre – all’Equinozio d’Autunno - incrociando di nuovo l’equatore celeste, possa perdere progressivamente di forza e quindi cadere in un abisso da cui potrebbe non risollevarsi.

Nelle raffigurazioni del dio solare Mitra, nell’atto di uccidere il Toro Primordiale, da cui nacquero ogni pianta e animale utili all’uomo, ai due lati sono posti due dodofori, Caute e Cautopate:

il primo indica l’Equinozio di Primavera ed ha una fiaccola luminosa rivolta verso l’alto, il secondo indica quello dell’Autunno ed ha una fiaccola quasi spenta rivolta verso il basso.

Nel mondo antico in questo periodo dell’anno si celebravano i Grandi Misteri Eleusini, che erano la investitura finale di un percorso iniziatico che ciascun adepto aveva svolto nelle varie scuole del mondo allora conosciuto, e che qui riceveva l’ultima definitiva investitura.

Ai Misteri che si celebravano in Autunno ad Eleusi nella Grecia antica, partecipavano individui provenienti da ogni parte del mondo a quei tempi conosciuto.

Lo stesso Cicerone si fece iniziare ai Misteri di Eleusi e nel De Legibus ne parla come “ Il beneficio migliore che Atene abbia portato agli uomini.

Attraverso i Misteri abbiamo imparato a conoscere i principi della Vita e attraverso questi, il mezzo non solo di vivere nella gioia, ma anche di morire con una speranza migliore.”

Il messaggio più importante di questi Grandi Misteri è che, come la vita agreste si prepara al lungo lavoro notturno di rigenerazione della vita, anche l’iniziando ai Misteri deve rinascere dalle proprie ceneri come una Fenice, più splendente di prima.

L’intero ciclo che comunque ricordo, era una fase finale, in quanto il candidato doveva aver già appreso i primi insegnamenti presso altre scuole, durava cinque anni.

Questo per chiarire le cose sul fatto che ogni seria iniziazione ha bisogno di tempo. La Pietra deve maturare, la Luce deve accrescersi secondo i ritmi della Natura che sono scanditi da Equinozi e Solstizi.

Madre

" Pungolo acuto, l'angoscia le straziò il cuore; le sue care mani lacerarono il velo sui capelli fragranti di ambrosia, ambo le
spalle poscia coprì con vesti scure, si precipitò sopra terre e mari, come san fare gli uccelli, sempre cercando.

Nessuno però volle darle notizie, né dio alcuno, né veruno degli umani mortali.

Per nove giorni Demetra sovrana vagò per la terra, con nelle mani faci accese, sofferente ricusò l'ambrosia, disdegnò del nettare la bevanda dolce di miele e mai non bagnò le membra "

( Inno omerico a Demetra )

L'amore di una madre: la ciclicità delle stagioni.


Demetra, dea del grano, delle messi - sprofonda in un dolore lacerante - per la sparizione improvvisa di sua figlia Kore, misteriosamente inghiottita dal terreno mentre stava raccogliendo fiori insieme alle figlie di Oceano in un campo.



La madre ancora non lo sa, ma è stato Ade a rapirla. La fanciulla si è ribellata, ha urlato la sua disperazione, ma invano: il dio degli Inferi l'ha trascinata giù, nelle profonde viscere della terra, per farne la sua sposa.

La verginità di Kore ("fanciulla") è tramontata: da ora in poi la giovane Dea sarà chiamata Persefone, "colei che conduce verso la morte".

Non potrà essere più la stessa dopo avere assimilato le ombre e conosciuto le vorticose, torbide labbra di Ade.

Demetra per il dolore erra per nove giorni alla ricerca della sua amata Kore: non mangia, non beve, non si lava.

Celeo, il re di Eleusi, nella cui casa Demetra si ferma sotto le sembianze di una vecchia - le costruirà il tempio che la Dea esige, così come esige che tutto il popolo eleusino le renda onore.

Lì , in questo tempio, la Madre Cosmica si siede in solitudine, chiudendosi al resto del mondo e trasformando la propria amarezza in desolazione, morte, siccità, distruzione.

Tutta la natura è sconvolta ed ogni coltivazione diventa impossibile.

Zeus, preoccupato per la dilagante carestia, manda messaggeri a Eleusi per convincere la Dea a tornare sui suoi passi, ma Demetra annuncia che mai più tornerà sull'Olimpo né farà germogliare il terreno, se prima non le verrà resa la figlia.



Ade deve acconsentire che la sposa torni dalla Madre, ma prima - furtivamente - le fa ingoiare un chicco di melagrana che assoggetterà Persefone ad una esistenza alternata: potrà restare con la Madre per due terzi dell'anno, ma dovrà trascorrere l'altro terzo presso Ade:
tornerà sulla Terra ogni primavera, insieme al rifiorire della Natura.

Delusa per questa condizione, ma felice per il ritorno della figlia, Demetra rientra finalmente nell'Olimpo e mentre sale verso il Cielo i frutti cominciano di nuovo a germinare e ovunque sbocciano fiori.

domenica 23 novembre 2008

Leggere se stessi

"Ogni lettore, quando legge, legge se stesso.
L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso"

(Marcel Proust).

Si sta come d'autunno

Si sta come d'autunno
sugli alberi le foglie


è una celebre poesia di Ungaretti - intitolata Soldati in guerra composta da questo verso.

In una intervista , rilasciata tempo fa, Aldo Masullo ne parla in questo modo.

Se la si prova a spiegare, risulta abbastanza banale: i soldati in guerra sono come delle foglie in autunno perché stanno sempre sul punto di cadere.

Tramite tale parafrasi ci potrebbe sembrare di aver affermato una cosa vera, che corrisponde all'esperienza di chi si trova in guerra.


Ma non si tratta di prosa, bensì di poesia.

Nel momento in cui la declamo - non bisogna mai scordarsi che la poesia è voce, dizione, canto, ritmo e scansione, e che la scrittura serve soltanto a ricordarla - mi rendo conto che essa va preparata attraverso il silenzio e va seguita dal silenzio: il silenzio non è dicibile.


Andando molto indietro nel tempo, potrei anche citare dei versi di un'altra poesia

"Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia. Chi vuol essere lieto sia, del doman non v'è certezza".

Se traduciamo in prosa queste parole, ci accorgiamo di nuovo che esse esprimono un'idea abbastanza banale. Dette in forma poetica, invece, riescono non tanto ad evocarci qualcosa che abbiamo già sentito - esse, infatti, non "esprimono" - quanto a farci vivere un nostro rapporto con la realtà, in questo caso quello della fugacità del tempo.

Tramite la poesia richiamiamo l'attenzione di chi ci ascolta sul cono d'ombra che è il nostro vivere le cose.


Ecco perché la poesia non consiste tanto nella ricerca della verità delle cose, quanto in "un sommesso esistere come silenziosi fratelli delle cose".

Essa non è né comunicazione, né espressione, né tanto meno verità: è vita nel suo modo più intenso, è sollecitazione alla creazione più che creazione in sé e per sé, è grazia e incantesimo.


In un mondo come il nostro, nel quale veniamo sommersi da forze tecnologiche spesso utili e talvolta dannose, dove viviamo con estrema velocità e dove non possiamo fare a meno delle macchine, talvolta è necessario fermarsi un istante e lasciare che il tempo rimanga sospeso, in modo che il buco buio della nostra esistenza venga circoscritto dalle nostre parole.

Da una intervista rilasciata da Aldo Masullo

Desiderio e abbandono

Desiderio vuol dire
attesa che si inoltra
di poco - nelle spire
irrisolte di un'altra
eterna scelta: latte?
limone? Con astuzia
provvedo che la sorte
non esca dalla tazza.

Mi hai insegnato che abbandonarsi è una scommessa
e la riuscita deriva dallo stupore
la conchiglia si meraviglia di se stessa
rivelando all'interno che non ha colore.


(Toti Scialoja - "Poesie 1961 - 1998 - Ed. Garzanti)

sabato 22 novembre 2008

Erri de Luca

Erri de Luca recita Valore




http://it.youtube.com/watch?v=03k9su2y58E



Valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

(Erri De Luca)

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