martedì 19 aprile 2011

La Manifestazione dell'Amore

Tomas si diceva:

Fare l'amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte.
L'amore non si manifesta col desiderio di fare l'amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormirci insieme (desiderio che si applica ad un'unica donna).


(Milan Kundera  - L'Insostenibile leggerezza dell'esssere - Ed. Adelphi)

Pasqua e la simbologia dell'Uovo


Nel Dizionario dei Simboli di Jean-Eduard Cirlot - ed. Siad - trovo scritto che in un gran numero di sepolcri preistorici, in Russia e in Svezia, sono state trovare uova di argilla, deposte come emblemi dell'immortalità.
 
Nel linguaggio geroglifico egizio, il segno determinante dell'uovo simboleggia la potenzialità, il germe della generazione, il mistero della vita.

 
I cinesi credevano che il primo uomo fosse nato da un uovo, quello che Tieu lasciò cadere  dal cielo e fluttuò sopra le acque promordiali.

 
L'uovo di Pasqua è un emblema dell'immortalità   che sintetizza lo spirito di queste credenze.

 
Molto graziosa, a mio avviso, è anche la Tradizione pasquale così come è riportata da Umsoi (Unione Morale Sociale  Operativa)

 
"L'uovo è sempre stata una figura dai marcati tratti simbolici sin dai tempi antecedenti al sorgere della religione cristiana. 

 
Le uova, infatti, hanno spesso rivestito il ruolo del simbolo della vita in sé, ma anche della sacralità, anche molti millenni avanti Cristo: secondo alcune credenze di molte religioni pagane e mitologiche del passato, il cielo e il pianeta erano considerati i due emisferi che andavano a creare un unico uovo, e le uova costituivano la vittoria della vita. ....

 
La tradizione del dono di uova è documentata già fra gli antichi Persiani, dove era diffusa la tradizione dello scambio di semplici uova di gallina all’avvento della stagione primaverile, seguiti nel tempo da altri popoli antichi i quali consideravano il cambio di stagione una sorta di primo dell’anno, come Greci e Cinesi, spesso le uova venivano decorate a mano con tinte ricavate da varie piante.

 
L’usanza dello scambio di uova decorate si sviluppò anche, nel medioevo come regalo festivo, sarà poi in questo periodo che l’uovo decorato prese il significato di simbolo della rinascita primaverile della natura, andando ad intrecciarsi con il Cristianesimo divenendo il simbolo della rinascita dell’Uomo, di Cristo.
 

lunedì 18 aprile 2011

Gli aforismi del lunedì

Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. 
(Woody Allen)

Aspettare il meglio e prepararsi al peggio: ecco la regola. 
(Fernando Pessoa)
 
La vigliaccheria chiede: è sicuro?
L'opportunità chiede: è conveniente?
La vana gloria chiede:  é popolare?
Ma la coscienza chiede: è giusto? 
(Martin Luther King)

domenica 17 aprile 2011

Rabberciare un muro

Prima di costruire un muro dovrei 
cercare di sapere 
cosa chiudo dentro e cosa resta fuori,
e a chi potrei recare offesa.
C'è sempre qualcosa che non gradisce il muro, 
che lo vuole tirar giù.

Qualcosa c’è che non sopporta un muro,
E sotto vi incunea le zolle rigonfie di gelo,
E al sole fa cadere le pietre più alte,
E apre brecce per dove anche in due ci si passa.

 
Altra cosa i guasti dei cacciatori:
Ci sono stato attento e ho riparato
Là dove non avevano lasciato
Pietra su pietra; ma erano decisi
A stanare la lepre per dar soddisfazione
Ai cani che guaìvano. No, voglio dire le brecce
Che nessuno ha visto o udito fare,
Ma a primavera si trovano da riparare.

 
Avverto il mio vicino di là dal colle
E un giorno ci vediamo per percorrere
Il confine e fra noi rifare il muro.

 
Fra noi teniamo il muro mentre andiamo,
A ciascuno le pietre che sono cadute nel suo.

 
E alcune son come pani e alcune così tonde
Che per farle star su ripetiamo scongiuri:
"Rimani dove sei finché non ci voltiamo!"

 
A maneggiarle ci roviniamo le dita.
Oh, è solo un’altra specie di giuoco all’aria aperta,
Uno per parte. O ben poco di più:
Là dove è il muro un muro non ci serve:
Lui ha tutto a pineta, e io ho un frutteto di meli.


sabato 16 aprile 2011

Crisalide



La zona d'ombra tra il passato e il futuro è il precario mondo di trasformazione dentro la crisalide.

Parte di noi  si guarda indietro, soffrendo per la magia che ha perduto; 
parte di noi è felice di dire addio al suo caotico passato;
parte di noi si volge al domani con tutto il coraggio di cui è capace;
parte di noi è eccitata dalle possibilità del cambiamento;
parte di noi è immobile, e non ha il coraggio di guardare da nessuna parte.
Marion Woodman ( analista junghiana)   Edizioni Red

giovedì 14 aprile 2011

Da "Lo scherzo"

Un uomo che cammina in riva al mare agitando freneticamente col braccio teso una lanterna può anche essere pazzo. 
Ma se di notte tra le onde c'è una barca che ha perso la rotta, quell'uomo è un salvatore. 

La terra sulla quale viviamo é una zona di confine tra il cielo e l'inferno. Nessuna azione é di per sé buona o cattiva. 

Solo il suo posto nell'ordine dei fatti la rende buona o cattiva.

Milan Kundera - Lo scherzo - Ed. Adelphi  1991

mercoledì 13 aprile 2011

La Fabbrica dell'Obbedienza

Italiani, per favore, non urlate così. Ma è mai possibile che chi entra in un ristorante debba uscirne un'ora dopo con la testa sul punto di scoppiare? Tutti che raccontano i propri guai: prima della pastasciutta, tra la pastasciutta e il rollè di vitello, in attesa della mousse, prima del caffè, dopo il caffè, un impasto greve e quasi gelatinoso di vapori e parole pronunciate sempre a voce altissima, un po' fissando il proprio commensale, un po' la signora del tavolo accanto, in modo da essere sicuri che abbia sentito anche lei, che sia d'accordo con noi, anzi piena d'ammirazione per noi. Si direbbe che l'italiano sia spinto dal bisogno non di comunicare con il proprio simile, ma di trasmettere messaggi all'universo mondo: che cosa è mai la vita senza una grande platea?
Pagina 85

In conclusione, sono circa cinque secoli che la Chiesa lavora senza sosta sulla coscienza degli italiani, ne modella il carattere, lo condiziona, l'orienta, lo domina. Cinque secoli! Uno e mezzo dei quali - anno più anno meno - spesi a seminare terrore, ad accendere roghi, a operare ricatti, a umiliare senza pietà.

martedì 12 aprile 2011

Il canto gregoriano e San Benedetto


 Il canto gregoriano -  riporta Wikipedia - è un genere musicale vocale, monodico e liturgico,  elaborato in Occidente a partire dall'VIII secolo dall'incontro del canto romano antico con il canto gallicano nel contesto della rinascita carolingia. È cantato ancora oggi, non solo in ambito liturgico...

Può sembrare strano che io, sdegnata come sono dalla chiesa cattolica, quindi laica, possa sentire il fascino di alcuni momenti che considero di alta spiritualità e che  vengono utilizzati anche dalla chiesa.

 
Eppure l'ascolto del canto gregoriano è uno di questi momenti.
Così come amo lo stile cistercense delle abbazie e l'Ordine benedettino; ordine che ebbe una funzione profonda sulla civiltà del Medio Evo.


lunedì 11 aprile 2011

Gli aforismi del lunedì

La vita è una lunga lezione di umiltà   (James Matthew Barrie) 

La democrazia è un evento che, solitamente, provoca sbadigli nei paesi in cui esiste uno stato di diritto e i cittadini godono di libertà di movimento e d'espressione e d'un sistema giudiziario al quale potersi rivolgere in caso d'aggressione. 
(Mario Vargas Llosa) 

Hai mai conosciuto quegli uomini che in vecchiaia scoprono il sesso e la religione? Diventano ansiosi, ardenti, instancabili(Mario Vargas Llosa)

domenica 10 aprile 2011

Dell'eloquenza

Chi ha fino a oggi posseduto l'eloquenza più persuasiva?
Il rullo del tamburo: e finché i re avranno questo in loro potere,
continueranno a essere sempre i migliori oratori e agitatori di popoli.

Da "La Gaia Scienza" - Friedrich Nietzche - Arnoldo Mondadori Editore -1978

sabato 9 aprile 2011

Bologna, una volta

In un post di Michele Pianeta Tempo libero, tempo fa ho trovato nomi di strade quantomeno "curiose" di alcune città. Anch'io ricordavo nomi un po' strani di Bologna: certi vicoli del centro storico meriterebbero una ricerca sul perché del nome che portano.

Oggi, senza cercare niente, solo spolverando libri, mi sono ritrovata ad una pagina de Il Giardino dei Finzi-Contini che mi ha riportato ad una Bologna che quasi non esiste più. 
La riporto. Chi scrive è il protagonista che parla al telefono con Alberto Finzi-Contini

" All'una, ero andato a pranzo al ristorante Pappagallo: non già a quello cosiddetto "asciutto", ai piedi degli Asinelli, che oltre a essere carissimo, come cucina mi pareva nettamente inferiore alla sua fama, bensì all'altro, il Pappagallo "in brodo", che si trovava in una stradetta laterale di via Galliera, ed era appunto speciale per i lessi e le minestre in brodo, e per i prezzi, anche, veramente modesti.
 
Nel pomeriggio avevo visto qualche amico, fatto il giro delle librerie del centro, bevuto un tè da Zanarini, quello di piazza Galvani, al termine del Pavaglione: insomma me l'ero passata abbastanza bene - conclusi - pressapoco come quando frequentavo regolarmene." 

"Pensa: prima di tornare in stazione", soggiunsi a questo punto, inventando di sana pianta, e chissà quale demone mi aveva a un tratto suggerito di raccontare una storia del genere, "ho trovato perfino il tempo di dare un'occhiatina in via dell'Oca".

"In via dell'Oca?" domandò Alberto subito animandosi, eppure come intimidito.
...............
..............
"Come!" esclamai. "Non hai mai sentito parlare di via dell'Oca? Ma se c'è una delle ... pensioncine di famiglia più celebri d'Italia?"


Da "Il Giardino dei Finzi-Contini" di Giorgio Bassani - 1962 Giulio Einaudi editore S.p.a Torino


venerdì 8 aprile 2011

Il nostro tempo è adesso


Ieri,  un post de Il cavaliere oscuro sul blog ha ricordato che il nove aprile dovremo tutti manifestare contro la precarietà del lavoro.
Rimando tutti a questo link, è importante!


http://www.ilnostrotempoeadesso.it/lappello.html

tutt* in piazza il 9 aprile.

giovedì 7 aprile 2011

Padre Contadino

Ritornava dai campi
scuro in volto
e parlava piano
di terre, di semine, di fatiche,
svogliato. 

Batteva pesante
d’istinto
gli antichi scarponi
alla pietra
e odorava di terra. 

Parlava chiaro,
per concetti e per massime
certe,
con la ignara saggezza
del tempo consunto
e talvolta ascoltava
il suono del granaio
con le nocche di legno
e segnava il livello. 

E parlava al suo cane
sicuro
gettandogli un osso
e aiutava il vitello
ad uscire
e la cavalla
a figliare
con le mani di sempre
sporche di terra
nel connubio. 

E non era nessuno! 
Neanche un numero
nell’immobile tempo
                   mio padre.

da EMBRICI di Mario Santoro  

"Embrici" - Alfagrafica Volonnino - Lavello,1986

mercoledì 6 aprile 2011

John Lane e la semplicità

L'ho letto l'anno scorso, mi sembra: è uno libro di John Lane,  pittore oltre che scrittore,  promotore di importanti iniziative teatrali. Ha studiato alla Slade School of Art di Londra ed all'Istituto di Educazione dell'Università di Londra.
Non sono riuscita a scovare la sua data di nascita.



Questo suo libro "Elogio della semplicità" tratta appunto della semplicità, non dell’indigenza e della povertà, né della parsimonia e della negazione di sé, ma del recupero di una vera prosperità in un mondo  dove "affamiamo" lo spirito e impoveriamo la vita.

Non ha niente a che fare con la vita di sopravvivenza, ma ha a che fare con l’avere meno e gioire di più, godere del tempo per perseguire progetti creativi, gioire del tempo per un buon cibo, godere del tempo soltanto per essere.
È inoltre un libro che pensa al futuro della nostra casa, la Terra.

Fino al '900, la Terra consisteva in un mondo di oceani e masse terrestri pieno di ogni genere di vita, bello, in parte selvaggio e  denso di ogni ricchezza, ma i nostri nipoti ne erediteranno una assai diversa, con meno di un quinto delle sue foreste originali ancora intatte, con la maggior parte della risorse idriche disponibili già impegnate o compromesse, con la maggior parte delle zone umide e delle scogliere o distrutte o degradate.

Prima o poi uno stile di vita più frugale sarà non soltanto desiderabile, ma diverrà indispensabile.

Qui un brano preso dal libro, che mi sembra stia circolando in rete.

Un uomo d'affari si avvicina ad un pescatore sdraiato tranquillamente accanto alla propria barca
  • - Perché non stai pescando? Domandò l’uomo d’affari
  • - Perché ho già pescato abbastanza pesce per tutto il giorno.
  • - Perché non ne peschi ancora?
  • - E cosa ne farei?
  • - Guadagneresti più soldi. Allora potresti avere un motore da attaccare alla barca per andare al       largo e pescare più pesci. Così potresti avere più denaro per acquistare una rete di nailon, e avendo più pesca avresti più denaro. Presto avresti tanto denaro da poterti comprare due barche o addirittura una flotta. Allora potresti essere ricco come me.
  • - E a quel punto cosa farei?
  • - Potresti rilassarti e goderti la vita.
  • - Cosa credi che stia facendo ora?

da 'Elogio della Semplicità' di John Lane 
Il Libraio delle Stelle
pag. 176

lunedì 4 aprile 2011

Il grido dei bambini

 ........................

I giovani agnelli stanno belando nei prati,
i giovani uccelli stanno cinguettando nel nido,
i giovani cerbiatti stanno giocando con le ombre,
i giovani fiori stanno sbocciando verso occidente.

Uscite, bambini, dalla miniera e dalla città,
cantate forte, bambini, come fanno i piccoli tordi,
cogliete manciate di leggiadre primule di campo,
ridete forte nel sentire le vostre dita lasciarle passare.




Elisabeth Barrett   - Stralcio da "Il grido dei bambini" - RPO poem editor: J. D. Robins

Gli aforismi del lunedì

Che cosa ne sa il pesce dell’acqua
in cui nuota tutta la sua vita?
(Albert Einstein)
 
Se infelice è l'innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte più infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato. (Italo Calvino)

Accomunanza: Vivere insieme non avendo nulla in comune come i napoletani e i milanesi, due popoli diversi uniti dalla stessa televisione (Luciano De Crescenzo)

domenica 3 aprile 2011

E lui guardava il mare

Questo che segue è un brano scritto da Giulia nel suo blog Pensare  in un' altra luce.
A me è piaciuto molto, sia per il tema proposto, che per il modo in cui è raccontato.  
" Ero sulla spiaggia in Liguria. Cercavo di leggere, ma non riuscivo a far altro che ascoltare la gente parlare
intorno a me. Due donne si raccontavano la loro ultima dieta. Altre tre raccontavano gli ultimi acquisti in saldo. Altre parlavano male di una loro amica che non si cura abbastanza. Un uomo urlava a suo figlio che era un imbranato e che non avrebbe mai imparato a nuotare. Altri due si davano appuntamento per la sera in un ristorante per mangiare il pesce. Una bambina buttava la focaccia sulla sabbia e urlava che non la voleva più… Potrei proseguire, neanche con la musica alle orecchie ad alto volume riuscivo a sfuggire a questi discorsi così vivaci ed originali. Ma pazienza. Ognuno parla di quello che vuole e non sono io che posso né voglio insegnare nulla a nessuno. Intanto passavano gli ambulanti, uno dopo l’altro con le loro borse sulle spalle pesanti…Erano per lo più senegalesi, alti, eleganti, con grande dignità mostravano la merce a debita distanza, la gente faceva “no” con la testa, se ne andavano in silenzio.

Ad un certo punto una sbotta dicendo "Oggi sono particolarmente fastidiosi"… pensavo che parlasse di insetti o cose del genere, ma poi ho capito a chi si riferiva.

Poco dopo passava davanti a me un ragazzo senegalese: “signora” mi ha detto “come ti chiami?” Io gli ho risposto.Lui mi chiede: “Vuoi qualcosa?” Io avevo già comprato gli ombrelli che mi offriva. Gli ho risposto”no, grazie, mi dispiace”… Lui si è accovacciato vicino a me. Mi aspettavo che insistesse, che mi volesse far vedere altre cose, invece niente. Taceva e guardava il mare con occhi terribilmente tristi. Gli ho chiesto come andava, lui mi ha risposto “male, molto male… qui non si vende nulla, non c’è lavoro…Tu dove abiti?” Gli ho risposto “A Torino” “Lì c’è più lavoro?” “Non lo so.” I suoi occhi erano pieni di lacrime…

“Qui tutto male, male…” continuava a dire sempre con gli occhi rivolti al mare “Vorresti tornare a casa?” “Sì, vorrei…ma non posso. Lì, miseria”… Poi riguarda il mare, alza gli occhi al cielo e sta così un bel po’… Poi si alza e mi dice: “Grazie signora, per avermi ascoltato” e se ne va.
Guardava il mare da dove probabilmente era venuto…e da dove oggi stanno sbarcando in migliaia.
Allora vado qui, e giro questo blog che ha tante cose da raccontare e spero che qualcuno cammini tra queste pagine e non distolga lo sguardo o per indifferenza o per paura di soffrire… hanno il diritto di farci sapere: almeno quello glielo dobbiamo concedere. E queste immagini raccontano più di ogni parola.

E se volete sapere qualcosa di quando toccava a noi passare da tutto questo andate qui…tanto per non dimenticare."
Da qui 

sabato 2 aprile 2011

Una madre

Sono tanti i profili della madre che emergono dai libri.
Questo che propongo è dal libro "Il principe delle maree".




"Figlio di una donna bellissima, ero anche figlio d'un pescatore di gamberi innamorato della forma delle barche.
Crebbi fiumarolo, con l'odore delle paludi salmastre che s'infiltrava anche nel sonno.
D'estate, mio fratello, mia sorella ed io aiutavamo nostro padre nella pesca dei gamberi. Nulla mi piaceva di più della flottiglia di gamberare che si recava prima dell'aurora all'appuntamento con i pullulanti sciami di gamberi che compivano i loro riti sul fare del giorno.
.........

Mi ricordo una sera d'estate: mia sorella, mio fratello e io (eravamo molto piccoli e l'afa gravava come muschio sulla pianura) non riuscivamo a dormire. La mamma ci portò allora a fare due passi fino al fiume e alla darsena, benché Savannah e io avessimo un raffreddore estivo e Luke un eczema da calore.

'Ho una sorpresa per i miei cocchi', disse la mamma, mentre noi guardavamo affascinati un delfino prendere il largo nell'acqua tranquilla, metallica. Sedevamo sulla punta del moletto e, stendendo le gambe, cercavamo di toccare l'acqua col piede.

'C'è una cosa che voglio farvi vedere. Una cosa che vi aiuterà a dormire. Guardate là, figlioli' disse, indicando l'orizzonte a levante.

E proprio in quel momento, dove essa indicava, la luna comparve, sollevando la fronte di uno stupefacente color oro al di sopra di una filigrana di nuvole che bordavano il cielo di veli.

Le sere erano lunghe al sud, in quella stagione, e alle nostre spalle, in quello stesso momento, il sole stava tramontando in un tripudio di fiamme che incendiavano il fiume.

Era come un duello di ori: l'oro nuovo della luna crescente, l'oro consunto del sole che scompariva dall'altra parte del cielo.

Così il giorno, dopo un ultimo guizzo di danza sulle paludi della Carolina, moriva splendidamente sotto gli occhi di noi ragazzi, finché della luce dell'astro diurno non rimase che un listello intorno alle chiome delle querce acquatiche.

La luna poi sorse veloce, ... fulva, poi gialla, poi giallina, poi d'argento, poi di un miracoloso, immacolato pallore, al di là dell'argento, un colore che è proprio delle notti del sud.

Noi bambini restammo estasiati di fronte alla luna che nostra madre aveva evocato dalle acque. Quando l'astro si fu inargentato, mia sorella Savannah, che aveva tre anni, esclamò:


' Oh, mamma, fallo ancora!' ...."

Da "Il Principe delle maree" di Pat Conroy - Ed. Bompiani 1987

venerdì 1 aprile 2011

Il fiore sul tetto

Ieri non c'era. Or vive, tra due vecchi          
embrici. Se per poco io m'arrischiassi
sovra il muretto del terrazzo, cogliere
lo potrei. Non ardisco. E' troppo bello
così: troppo mi piace, erto sul gambo,
dalle muffe dei tegoli sgorgante
senza una fronda, ma col serto d'oro
di un reuccio di fiaba. E' un fior magato.

Il suo germe, quassù, lo portò il vento.
Il suo nome lo cantano le stelle.
Nulla sa delle selve e dei giardini
sparsi pel mondo; sta, fra tetti e cielo,
felice: al mondo unico fior si crede,
ed io l'amo per questo...

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Visualizzazioni totali