sabato 21 gennaio 2012

Sileno e Bellezze in bicicletta




Sileno del blog Frammenti in un suo post del novembre scorso scrisse "poi arrivò la televisione".


Mi è capitato di leggere su un libro che poi citerò, ricordi abbastanza simili sul medesimo argomento. Li ripropongo pertanto, per chi non era ancora ancora nato o per chi voglia ricordare.


"Il nonno Berto faceva le ore piccole davanti allo schermo. Di giorno, non doveva andare nei campi e stava alzato finché non appariva il segnale di fine trasmissioni, con l'inno di Mameli in sottofondo. 
(...)
Tutte le sante sere stava lì, gli occhi fissi al televisore, il busto ben eretto e le mani appoggiate sul pomello del bastone ... senza più rivolgere la parola a nessuno.
Siccome dovevano svegliarsi all'alba, i figli e le nuore andavano a dormire senza curarsi dei programmi televisi. Gli davano la buonanotte, ma lui di solito non rispondeva. 
.........................
Era il suo modo per mostrare il gran piacere di rimanere lì da solo, a godersi le operette, le commedie di Gilberto Govi o anche soltanto la pubblicità della China Martini con Ernesto Calindri e Franco Volpi, oppure quelle delle caramelle Dufour, con la Marisa del Frate che gli piaceva tanto.


La caramella che mi piace tanto.

Il giovedì sera e il sabato, però, si rimaneva alzati tutti. Da vedere, c'erano Lascia o Raddoppia? con Mike Buongiorno e la Edy Campagnoli, e Il Musichiere di Mario Riva con i suoi campioni, come Spartaco Ditri, e le vallette, per prima Marilù Tolo, la mia preferita, e Brunella Tocci, che anni dopo avrei rivisto cronista nelle sfilate di moda.
Si cenava un po' prima del solito perchè, a dieci minuti dall'inizio della trasmissione, la cucina si riempiva di vicini. Soprattutto di vicine. Per un lungo periodo di tempo, infatti, siamo stati la sola famiglia con la tivù nel raggio di qualche chilometro. E la nostra casa in mezzo ai campi, certe sere, sembrava il caffè sotto i portici della piazza di Montecchio. (...)


Fonte: Bellezze in bicicletta di Adele Grisendi - Ed. Sperling & Kuper economica.

venerdì 20 gennaio 2012

Alla mia nazione




Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico


ma nazione vivente, ma nazione europea:


e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,


governanti impiegati di agrari, prefetti codini,


avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,


funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,


una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!


Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci


pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,


tra case coloniali scrostate ormai come chiese.


Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,


proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.


E solo perché sei cattolica, non puoi pensare


che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.


Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.


Pier Paolo Pasolini   Da La religione del mio tempo, Garzanti, Milano 1961 (nuova edizione Einaudi, Torino 1982)
wikipedia 

giovedì 19 gennaio 2012

Rapporti difficili




"La domenica per te è un avanzo di settimana, per me è una zingara che fruga tra scatoloni e panni usati, che cerca roba ancora buona in mezzo a quello che è stato buttato via…Ogni persona fa finta: fa finta di fare la rivoluzione, fa finta di innamorarsi, fa finta di essere immortale. Io mi sono stancata di fare finta. Non ci sto più."


"È convinta che anche l'amore sia un movimento di lancette che battono tempi diversi: le storie di due persone si sovrappongono per poco, poi ognuno si riprende la sua storia e la sua strada."


"Chi sono io per giurarti sull'eterno?
Non sono padrona del tempo.
Ma sono schiava di te."


"Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano.
La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti. 
Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa.
Io sono di legno".


Tutte le citazioni sopra riportate provengono dal libro di Giulia Carcasi Io sono di legno - Feltrinelli editore

mercoledì 18 gennaio 2012

Affari nostri!

LIBERALVOX - IL SOCIAL NETWORK CHE FA OPINIONE: Internet goes on strike!: di Massimo Mantellini.

Fra le varie posizioni che vedo affiorare in queste ore sulla serrata di molti siti web americani contro il SOPA ce  n’è una particolarmente diffusa: "non sono affari nostri".


In realtà affari nostri lo sono e anche molto. 


Anche quando nel 2008 la Turchia spense Youtube per tutelare il buon nome del fondatore della Patria erano affari nostri, anche quando la Cina costruisce un enorme firewall censorio dentro il quale tiene recintati molti milioni di persone sono affari nostri, perfino quando Cameron propone di chiudere i social network per meglio controllare gli scapestrati giovani dei suburbia londinesi sono affari nostri. 


Nel caso del SOPA e deigravi rischi censori che comporta sono affari nostri per almeno due ragioni. 


Perchè SOPA non è il colpo di testa del solito deputato texano innamorato della sua vacca ma è invece parte di una strategia globale di contrasto alla pirateria ispirata dall’industria dell’intrattenimento, che, non casualmente, segue lo stesso identico percorso in molti paesi occidentali.


Hadopi in Francia, le recenti normative spagnole, i tentativi italiani diAgcom, in forme e con parole differenti, adottano tutte il medesimo chiavistello normativo: saltare il potere giudiziario per governare privatamente la protezione del copyright. 


Chi segue da un po’ di anni le strategia di contenimento della pirateria che gli "estremisti della proprietà intellettuale", come li definiva un tempo Lawrence Lessig, hanno da sempre adottato, saprà che la gestione in prima persona del controllo sui diritti (fin dai tempi in cui BSA teneva corsi didattici al personale della Guardia di Finanza) è una delle aspirazioni, nemmeno tanto segrete,coltivate da oltre un decennio da questi signori. 


L’offensiva legislativa degli ultimi tempi ne è solo l’estrema drammatica rappresentazione. Il secondo motivo per cui SOPA sono anche affari nostri è che abitiamo in un mondo collegato ed ancora fortemente americano centrico. 


Continua al link sopra indicato.

martedì 17 gennaio 2012

Senza catene: Isadora Duncan


Per quanto cerchi di frugare nella mia memoria, non riesco a ricordare come la figura di Isadora Duncan sia entrata nella mia vita.
Nella vita di una bambina quale ero io, quando venni in qualche modo a sapere dell'esistenza di questo personaggio? Personaggio che subito adorai, come si può adorare un simbolo, un'idea.
Uscì anche un film su Isadora Duncan dal titolo "Isadora" interpretato da Vanessa Redgrave. Questo all'incirca negli anni '70.

Comunque voglio arrivare a lei attraverso un libriccino di Aldo Carotenuto: Jung e la cultura del XX secolo - edito da Bompiani.
Secondo l'Autore, esistono straordinarie affinità nella visione del mondo di Isadora Duncan e di Carl Gustav Jung. Scriveva la Duncan:


"Lunghi giorni e lunghe notti ho trascorso nel mio studio ricercando quella danza che potrebbe diventare l'espressione divina dello spirito umano attraverso il movimento del corpo"


Isadora Duncan


Anche lei, come Jung, ricercava nelle origini dell'umanità, nella ricchezza del mito e dell'immaginazione mitica quella conoscenza iniziatica che fosse insieme conoscenza dell'ethos e del bello, che riunisse la vitalità sensuale della natura con l'aspirazione spirituale verso la Bellezza.


Per raggiungere tale ideale occorreva in principio approntarsi a un'opera di destrutturazione della rigidità e del formalismo in cui si era cristallizzata l'arte del balletto, incapace ormai di dare forma al vitalismo profondo e all'istinto creativo dell'uomo.


Così la danzatrice, in nome della "naturalità", rompe gli schemi, elimina i "Passi" e le "pose" del balletto  così come i costumi che costringono il corpo: danza a piedi nudi e si veste di leggeri tessuti che rivelano il corpo.


La regola fondamentale cui il danzatore dovrà attenersi è quella di ascoltare la propria anima ed esprimersi con movimenti del corpo che siano in armonia con quelli della terra. 


Il programma di affrancare la danza dalle catene di uno schematismo senz'anima rivela profonde affinità  con la teorizzazione di Jung sull'istinto creativo.


La danza è energia liberata: "Ogni cosa aspira a svilupparsi secondo l'energia che agisce in essa. Dove questo impulso al movimento non è incatenato, ostacolato e piegato, là c'è libertà".



Aforismi .... "spostati"



  • La regola è marmellata domani e marmellata ieri, ma mai marmellata oggi.

          (Lewis Carroll)
                



  • Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene.

           (Rosa Luxemburg)


  • Ogni creatura umana ha la sua legge; se non la sappiamo distinguere chiniamo il capo invece di alzarlo nella superbia; è stolto crederci superiori perché una persona si muove percossa da leggi a noi ignote.

          (Mario Tobino)

domenica 15 gennaio 2012

Buon lunedì a tutti!



Finisco questa settimana di gennaio  con parole che non dovremmo dimenticare.
Sono tante le persone che ci hanno trasmesso e ci trasmettono qualcosa e spesso non sempre riusciamo a tenerli ... in memoria.
Sono profondamente convinta che le parole che seguono, siano tra le più commoventi e vere che mai siano state pronunciate. 
Dimentichiamo per un attimo le 3 A (AAA) e ci accorgeremo che, fintanto che possiamo fare riferimento a questi discorsi, possiamo ancora Guardare in Alto.






"Discorso all’Umanità" di Charlie Chaplin dal film Il grande dittatore:


"...Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. 


Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!"


"Anna, mi puoi sentire? Dovunque tu sia abbi fiducia nel domani. Anna, le nubi si diradano ed il sole inizia a risplendere. Prima o poi usciremo dall’oscurità per andare verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra del loro odio, della loro brutalità e della loro avidità. Guarda in alto, Anna. L’amore umano troverà le sue ali e inizierà a volare con le sue ali nell’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il futuro radioso che appartiene a me, a te. Ed a tutti noi. Guarda in alto, Anna. Lassù."




sabato 14 gennaio 2012

Viale delle padelle di latta - Tin Pan Alley



Il 45 giri, questo sconosciuto... Chi ricorda ancora quei dischetti neri, piccoli e fragili che giravano per le mani degli adolescenti fino a qualche anno fa? Ormai totalmente dimenticati a favore dei più moderni supporti di riproduzione della musica, i 45 giri sono diventati in pratica una rarità o un cimelio buono per i nostalgici, un po' sulla scia di quel personaggio dei fumetti di fantascienza, Nathan Never, che ama rivangare il passato attraverso la collezione di vinili. 


Ma il 45 giri non è solo un disco di piccole dimensioni, è anche il simbolo di un periodo, la proiezione di un'epoca e soprattutto un modo ben preciso di fruire la musica, in linea con l'affermarsi sempre più esteso della "musica di plastica", ossia la musica leggera, le canzoni veloci usa e getta, l'effimero successo dell'estate. 


Tin Pan Alley


Disco maneggevole, pratico ed economico insomma, il 45 giri nasce nel 1945 e si affianca sul mercato al già da tempo affermato e onnipresente 78 giri. Nel giro di pochi anni, però, la svolta. L'anno è il 1954 quando, per la prima volta, si vendono più 45 giri che 78 giri. 


E' il momento storico in cui il business discografico compie il grande balzo in avanti. L'ordine di grandezza delle vendite passa dalle migliaia ai milioni, configurando la fruizione di massa della musica. 
Nasce il monopolio delle grandi case, con produzioni diversificate per venire incontro alle esigenze culturali e di svago di tutte le fasce sociali. 


Indirettamente, ciò ha un effetto tellurico sulla storia della musica popolare: le grandi case tendono a monopolizzare la produzione e a gestire in modo "economicistico" la creazione e la diffusione della musica. 


In questo senso, le "major" hanno tutto l'interesse a mantenere i gusti del pubblico immobili, legati sempre alla stessa forma musicale (la canzone), proponendo produzioni facili e accessibili a tutti. 
Le case che controllano il mercato si chiamano Columbia (New York), RCA (New York), Decca (1932, New York), Capitol (fondata nel 1942 ad Hollywood), Mercury (1946, Chicago), MGM (1946, Hollywood). 


Una delle fucine più celebri di questo genere di produzioni è la celeberrima Tin Pan Alley, un isolato compreso fra la Fifth Avenue e Broadway dove sorgevano i principali teatri di vaudeville. 
Qui aveva sede un microcosmo di ditte coinvolte nel business della musica popolare: autori di canzoni (publishing house), studi di registrazione, talent scout, manager, eccetera. Tin Pan Alley passò quindi dal ragtime e al fox-trot o alle canzoni d'opera alle canzoni più scatenate dell'epoca rock. 


Tin Pan Alley, quindi, aveva fatto della musica popolare un business tale che si rese necessaria un'istituzione per tutelare i diritti d'autore ossia, in altri e meno "artistici" termini, la pioggia di miliardi che pioveva su di essa. Ecco allora nascere, nel 1914, l'ASCAP (American Society of Composers, Authors and Publishers) intesa a difendere appunto i diritti di proprietà delle canzoni. 


In seguito, il formato a 45 giri è stato tra i maggiori trascinatori dell'industria discografica, soprattutto grazie al fatto che i brani si potevano "smerciare", se così si può dire, al dettaglio, evitando all'acquirente più onerosi esborsi per acquistare l'intero album dell'artista in questione. Infine, non va dimenticato che i mitici juke-box, anch'essa entrati di diritto a far parte di una precisa iconografia del passato, non erano altro che macchinari "alimentati" a 45 giri. Finito il 45 giri è sparito di conseguenza anche il glorioso juke-box e, con lui, tutta la carica di socialità che sapeva esprimere.


Nell'ambito del collezionismo, gli esemplari più prestigiosi e ricercati sono quelli della Vogue americana o della Saturne francese, in particolare quelli che portano la data 1945 o 1946.


Fonte: Biografie online   
    
Altre informazioni qui:http://en.wikipedia.org/wiki/Tin_Pan_Alley

venerdì 13 gennaio 2012

"Devi uscire un po' fuori dal tuo mondo"


"Devi uscire un po' fuori dal tuo mondo"


Si dice così, spesso e con un po' di arroganza e di imprudenza, a tutti coloro che vivono sulle nuvole, a chi sogna, a chi soffre, a chi è deluso, a chi si isola., a tutti quelli che si estraniano... a chi eccede...


Voi che invitate ad uscire, sempre, invitate invece al coraggio di osare, di mostrare quel mondo che vedete che è dentro alcuni e chiedete di portarlo sino alla vostra vista, di mostrarvelo. Voi che invitate ad uscire accorgetevi di quanto è ancora nascosto in voi.


Non invitate ad uscire dal proprio mondo chi, non si sa come, è riuscito a mantenerlo e sente ancora com'è essere diversi, chi ha nella creatività la propria vita. No per favore da quest'anno non invitate più a normalizzare gli eccessi della creazione ma invitate alla festa e... andate alla mostra dei silenzi.


E voi che portate un mondo dentro, per favore uscite con il vostro mondo... no, no, non uscite, vivete il vostro mondo, nutritelo, lasciatelo fiorire e vi accorgerete che quel mondo dentro è già fuori, che voi siete già usciti, rimanendo dentro. Siete coloro del mondo al di fuori del mondo. Questo 2012, anno di crisi, anno di scelte, di scoperte, ma soprattutto di attesa. Su questa lunga attesa sull'orlo di un precipizio, bisogna avere un pò di fretta di andarsi a prendere il 'proprio tempo' e di allungare quel tempo di attesa che è scoperta.


Vivete all'estremo le vostre attese, allungatele


Il tuo tempo è attesa e nell'attesa, c'è meraviglia, nell'attesa non si ha nulla da perdere, ma si è pronti al momento in cui ciò che è atteso arriverà e si fa ciò che si deve fare, senza ricette giuste. Nelle attese ci si sorprende e ogni passante diventa un evento (un attimo di scoperta), e tutto è importante e unico. L'attesa è preparazione. Nell'attesa la paura fa capolino, e nell'attendere la paura si dissolve alla nostra presenza.




"Rimaniamo nel mondo, nel nostro mondo, amiamolo, rimaniamo nelle nostre attese, riempiamole, non diamo pausa al vuoto, andiamone in cerca... "


Per favore scegliete di rimanere nel vostro mondo, di trovare lì le vostre risposte e di iniziare da lì le vostre scoperte. Scopritevi, scoprite il vostro mondo perché non avete nient'altro tra le mani. Siete già da sempre nel vostro mondo, e quello è il mondo che solo vi circonda, agite lì, da lì, e il mondo cambierà... l'alternativa è solo un compromesso. Scegliete i vostri sogni, ma non fateli solo vostri, per favore, allargateli a tutto il mondo, che è vostro eppure tocca i miei confini.


Fate dei vostri sogni la vostra estensione


Rimanete ben saldi alle domande che vi giungono di notte, ma ancora di più state attenti a cogliere le risposte. Ogni limite su cui urtate nel vostro mondo, è un limite del mondo che sta solo a voi mostrare, di cui voi soli potete svelare i contorni, e infine trovarne la porta e poi la serratura per guidare, per mano chi giunga da voi, oltre. Non entrate nel mondo degli altri, perché sapete sarebbe sempre del vostro mondo che si tratterebbe, solo un pò ristretto. Rimanete nel vostro mondo e conoscetevi lì, abbiate il coraggio di farlo: scopritelo, scopritene le prigioni e la libertà, i trucchi e le magie.


Rimaniamo nel mondo, nel nostro mondo, amiamolo, rimaniamo nelle nostre attese, riempiamole, non diamo pausa al vuoto, andiamone in cerca... svelarlo è rivelazione. Andiamo a caccia e festeggiamo ciò che abbiamo scoperto. Poi partiamo per altri mondi, dentro e fuori, e dal nostro porto... salpiamo."


Scritto da  Flaminia Ripani - 5 Gennaio 2012 su Il Cambiamento 
con il titolo "Alla mostra dei silenzi"

mercoledì 11 gennaio 2012

Diffondiamo e firmiamo per favore


Per gli immigrati "servono i forni".
Ne è convinto Mauro Aicardi, il consigliere comunale leghista di Albenga (Savona), che ha condiviso il pensiero-choc all'interno di un gruppo su Facebook.
Oltre che una gravissima offesa per noi Immigrati liguri che studiamo e lavoriamo onestamente in Liguria e in Italia contribuendo così ad una cultura multietnica ed europea e di reciproco Rispetto, questa frase del Consigliere comunale leghista di Albenga esprime un esplicito e profondo disprezzo e l'istigazione razziale nei nostri confronti, per questo motivo chiediamo le immediate dimmisioni di Mauro Aicardi dal Comune di Albenga.
Obiettivo: Dopo una raccolta firme di almeno 1.000 firme si chiederanno le dimissioni del consigliere comunale leghista di Albenga Mauro Aicardi altrimenti si farà una denuncia per la discriminazione verso gli Immigrati. Intanto chiediamo le dimissioni.
Se La Sindaco Rosalia Guarnieri, lei altrettanto delLa Lega nord, non lo dimette chiederemo anche le dimissioni delLa Sindaco. E se no si scriverà al Presidente delLa Repubblica Giorgio Napolitano per un suo eventuale intervento.

Aleksandra Matikj

Genova,
8 gennaio 2012
Chiedo a tutti di andare a questo sito 
leggere e firmare.

Non ho avuto il tempo di eseguire molti controlli, anche perché, la fonte di provenienza la racconta da sola.
Comunque, chi è iscritto a Facebook, è in grado di verificare se esiste davvero un gruppo.

Facciamo il possibile e l'impossibile per fermare questo odio razziale!!!

Ingeborg Bachmann - “Malina”




 "Estatica, incapace di fare un uso ragionevole del mondo, io sono il primo esempio di sperpero totale,  al ballo in maschera della società posso apparire, ma posso anche restare fuori, come qualcuno che ha un impedimento o ha dimenticato di farsi una maschera, che non riesce più a trovare il suo costume per trascuratezza, e perciò un giorno non viene più invitato (….) mi hanno provveduta di storie, e per di più anche di un po’ di soldi, in modo che io possa girare con dei vestiti, possa mangiare i resti, in modo che io vada avanti e non si debba notare come vado avanti. Troppo presto stanca.."


Da Malina - di Ingeborg Bachmann - Edizione Adelphi


C'è un mio post su Ingeborg Bachmann "Oltre l'Urlo dell'indicibile"
del 2009 qui:
http://estateincantata.blogspot.com/2009/01/oltre-lurlo-dellindicibile.html

martedì 10 gennaio 2012

Anno 1934: Il Talismano della Felicità

Siamo nel 1934. Il Talismano della Felicità è giunto con questa nuova ristampa, e nel breve periodo di cinque anni, alla sua quarta edizione... Questo ed altro è quanto scrisse Enrico Boni nella prefazione alla quarta edizione dell'agosto 1934.


Il Talismano della Felicità fu opera premiata alla IV Mostra internazionale dell'Economia domestica.
La casa editrice era (o è?) Edizioni della Rivista "Preziosa" - Roma.


Alle Lettrici


Di Voi, Signore e Signorine, molte sanno suonare bene il pianoforte o cantare con grazia squisita, molte altre hanno ambitissimi titoli di studi superiori, conoscono le lingue straniere, sono piacevoli letterate o fini pittrici, ed altre ancora sono esperte nel "tennis" o nel "golf", o guidano con salda mano il volante di una lussuosa automobile. Ma, ahimè, non certo tutte, facendo un piccolo esame di coscienza, potreste affermare di saper cuocere alla perfezione due uova "al guscio".
...........




Pensate che non vi può essere una vera felicità là dove viene trascurata una parte così essenziale della nostra vita di tutti i giorni: l'alimentazione.
Voi risponderete che è molto facile trovare una cuoca e trarsi rapidamente d'imbarazzo. Ebbene no. Ciò poteva accadere molti anni addietro; ma adesso, credete, questi tempi felici sono passati, e le cuoche si fanno sempre più rare. 
(...)
Un menù semplice e ben eseguito è la pace della famiglia, ed è anche la certezza di vedere apparire a casa il Vostro compagno non appena i suoi affari e o il suo impiego lo lasceranno libero."
                                       
                                   
......................................
(Ada Boni)


Immagini prese dal web

lunedì 9 gennaio 2012

Che fine ha fatto la borghesia?




Proseguendo sui temi proposti in questi due giorni, vorrei suggerire  una piccola recensione di un libro scritto da Giuseppe De Rita e Antonio Galdo che analizzano un fenomeno tutto italiano.
Prendo da qui  la prima spiegazione da parte di Gualdo.


"Il libro racconta cosa è accaduto in Italia negli ultimi trent'anni, sotto una particolare angolazione: la scomparsa della borghesia, intesa come classe capace di mettere ordine nel sistema, sistema politico, sistema economico, sistema sociale".


In questo vuoto - spiega Galdo - il paese è scivolato nel populismo, in un capitalismo dove prevalgono i conflitti di interesse e le relazioni al posto di una libera concorrenza e del 'sano' mercato, in un corporativismo sfrenato e in una ricerca ossessiva e costante - una caratteristica di questo trentennio - di interessi individuali, leggittimi sì, ma insufficienti a dare al paese autorevolezza e solidità.




"La borghesia in Italia non ha fatto il suo mestiere, è scomparsa (da qui il titolo del libro) e tutti ne abbiamo pagato e ne stiamo pagando stiamo pagando il prezzo" continua Galdo. 
"l'Italia si trova oggi a un giro di boa, un momento di (perfino) appassionante cambiamento. Una grande opportunità da vivere con l'ottimismo della volontà: vedremo molto presto nuove classi dirigenti affacciarsi sulla scena, nella politica, nell'economia e nel mondo delle professioni. Queste dovranno necessariamanente - se saranno interessate al sistema paese - avere un'idea di governo e quindi anche di tenuta, in termini generali e non solo individuali. 


C'è una variabile fondamentale per capire se questo cambiamento ci porterà avanti: che la borghesia italiana non stia più alla finestra ma decida di fare il suo mestiere."


Sul sito de La Feltrinelli  trovo invece queste parole, che sono poi un riassunto di quanto scritto sopra:


"La borghesia nel nostro Paese è venuta meno ai doveri e alle responsabilità che, naturalmente, le competono: il volume muove da questa tesi per dimostrare come, senza una borghesia in grado di esercitare il suo ruolo, gli italiani non hanno coltivato il senso delle istituzioni, della nazione e dello Stato, è salita l'onda di un populismo viscerale, che in alcuni casi si è tradotto nelle forme più estreme dell'antipolitica, non si è consolidata una classe dirigente di stampo europeo e, dopo il crollo della Prima Repubblica, il Paese si è ritrovato con pezzi di establishment spuri, per formazione e competenze. Il ceto medio ha così preso il sopravvento senza che la borghesia fosse capace di fare qualcosa. 


Il Fascino discreto della Borghesia - film di Bunuel




Giuseppe De Rita e Antonio Caldo analizzano i diversi modi in cui si manifesta questa 'eclissi': dal capitalismo nostrano, refrattario a regole ed etica, alla rinuncia all'impegno politico diretto e alla passione civile, dallo smarrimento di elementi di equilibrio all'interno di una democrazia compiuta alla crescita di un sistema dell'informazione non indipendente, ma controllato da gruppi finanziari e industriali estranei all'editoria. 


Oltre a intere generazioni di borghesi che vanno a studiare all'estero per non tornare in Italia, abbandonando il Paese al suo declino. La conseguenza di quanto è accaduto è un evidente corto circuito tra governanti e governati, istituzioni e cittadini. E rappresenta un vuoto che bisognerà colmare per restituire all'Italia un'idea forte e condivisa di futuro."

domenica 8 gennaio 2012

Nel magico mondo della caste italiane

Freedom Libertà di Parola: Nel magico mondo della caste italiane



Dal blog di Beppe Grillo




L'italiano è facile da governare, basta dargli in pasto una categoria sociale al giorno e la sua fame si sazia. E' la strategia della disattenzione. Gli gridi "Guarda un asino che vola!" e lui punta il naso verso il cielo. Monti ha, giustamente, detto che "Le mani in tasca agli italiani le mettono gli evasori". Non ha spiegato però chi ha generato il debito pubblico di 1.900 miliardi di euro e a cosa sono serviti quei denari. Ce lo dica Monti! Ci dica chi e come ha messo le mani sulla ricchezza dell'Italia per mantenere la partitocrazia e le lobby e ci spieghi anche dov'era lui in questi lunghi vent'anni di silenzio. Ci vuole un pubblico processo per questa gentaglia che ha rovinato l'Italia. Rigor Montis non ha ritenuto di ricordare i 98 miliardi di euro di presunto danno erariale da parte delle concessionarie di slot machine. E neppure perché i contribuenti hanno sul groppone un miliardo di euro dato come finanziamento ai partiti nonostante un referendum, e non ha menzionato gli evasori totali condonati con lo Scudo Fiscale con un 5%. Chi sono questi signori? I contribuenti onesti vorrebbero saperlo, hanno il diritto di saperlo. FUORI I NOMI!


Le grandi manovre sulle piste da sci e nei bar di Cortina sono l'asino che vola. Come se non fosse sufficiente, ad esempio, incrociare i dati dei contribuenti con quelli della proprietà di un Suv al computer senza trasformare i finanzieri in uomini delle nevi. Ma chi volete prendere per il culo? Il gioco è palese. Mettere le categorie sociali una contro l'altra. I ricchi contro i poveri, i giovani contro i pensionati, i disoccupati contro i dipendenti statali. E mentre gli italiani guardano le nuvole, gli imprenditori e gli operai si suicidano in silenzio. A cosa sono serviti i soldi versati all'INPS? Dove sono finiti i versamenti degli italiani che in pensione non ci andranno mai? A coprire le perdite della Fiat attraverso la cassa integrazione? Il boccalone italiano si deve dimenticare dei politici, dei partiti, delle loro ruberie (ricordo che i condannati in via definitiva sono ANCORA in Parlamento a percepire un grosso stipendio), della corruzione, delle mafie che controllano metà del Paese, del pesce che puzza dalla testa. E di banche non parla nessuno, sono gigli di campo, non hanno responsabilità dello sfascio, di decine di migliaia di investitori sul lastrico. Meglio accanirsi sull'albergatore e sul barista. I concessionari di beni pubblici, come Benetton per le autostrade, vengono invece lodati e ingrassati con gli aumenti di Capodanno a spese di chi lavora. Le concessioni statali, tutte le concessioni, devono tornare a essere gestite dallo Stato, a produrre utili per i cittadini italiani che le hanno strapagate in decenni di tasse, non vanno regalate ai privati. Ma Monti, questo, come Alice, non lo sa.


Ehi! "Guardate l'asino che vola", non disturbate il manovratore. E conservate lo scontrino all'uscita del bar e il pagamento del bollo dell'auto di dieci anni fa, con le mani bene in tasca, mi raccomando!
Dai mancati ricavi delle concessioni alle slot machine,ai finanziamenti a pioggia salva banche,senza dimenticare i soldi per la cassa integrazione alla Fiat,la quale è scappata col bottino in Usa e lascia una landa deserta nella produzione auto in Italia.


Fino a quando il popolo sovrano non si renderà conto che il M5S è un movimento diverso dai mangia pane a tradimento, che fanno finta di litigare o darsele come negli incontri di catch o wrestlyng,e nel frattempo si mangiano le nostre tasse,con portaborse,auto blu con autista incorporato,e con il sistema degli appalti, intascandosi il pizzo.


Cortina è lo specchio per le allodole, ne hanno parlato tutti, la valvola di sfogo è stata necessaria, da domani chi evade continuerà a farlo, e dire che basterebbe una leggina semplice,semplice,ovvero mettere in galera chi non paga le tasse dovute,dopo qualche arresto e qualche sentenza,se la farebbero addosso e pagherebbero tutti.


Grazie Ivo! Questo testo è preso dal blog di Freedom Libertà di parola

Riflessioni domenicali


Democrazia e progetto di autonomia
Da una intervista a Cornélius Castoriadis, di Olivier Morel
(stralci)


 La storia dell’umanità non è la storia della lotta di classe, è la storia degli orrori, anche se non solo di quella. C’è, è vero, da risolvere il problema del totalitarismo: si tratta, come io penso, dell’ovvia conseguenza dell’eccesso di controllo all’interno di una cultura che era in grado di produrre strumenti di sterminio e di indottrinamento a un livello prima sconosciuto nella storia? Oppure di un destino perverso immanente alla modernità in quanto tale, con tutte le ambiguità di cui è portatrice? O, ancora, di altro? 


In questa nostra discussione, si tratta di un problema che oserei definire teorico, perché l’Occidente ha rivolto gli orrori del totalitarismo contro se stesso (ebrei compresi). Non è stato Lenin a dichiarare “sterminateli tutti, Dio riconoscerà i suoi”, ma un cristianissimo duca del XVI secolo; così come i sacrifici umani sono stati abbondantemente e regolarmente praticati nelle culture non europee.


Ma c’è un elemento che è specificamente occidentale e che possiamo definire il pesante privilegio dell’Occidente: la sequenza storico-sociale che comincia con la Grecia e che viene ripresa, a partire dall’XI secolo, in Europa occidentale, è la sola e unica nella quale si veda emergere un progetto di libertà, di autonomia individuale e collettiva, di critica e di autocritica: la capacità di autodenuncia dell’Occidente ne è la conferma più evidente. In Occidente, siamo capaci (almeno una parte di noi) di denunciare il totalitarismo, il colonialismo, la tratta degli schiavi o lo sterminio degli Indiani d’America. 
Invece non ho mai sentito i discendenti degli aztechi, gli indù o i cinesi fare un’autocritica analoga, e ancora aspetto di sentire i giapponesi denunciare le atrocità da loro compiute durante la Seconda Guerra Mondiale.
...................
Il capitalismo non ha bisogno di autonomia, ma di conformismo. Il suo trionfo attuale sta proprio nel fatto che viviamo in un’epoca di conformismo generalizzato – non solo per quanto riguarda i consumi, ma anche la politica, le idee, la cultura.

sabato 7 gennaio 2012

Gelo a Mezzanotte


Perciò ogni stagione sarà dolce per te, 
sia che l'estate rivesta tutta la terra 
di verde, o che il pettirosso si posi e canti 
tra i fiocchi di neve sul ramo spoglio 
del melo molle di muschio, mentre il vicino tetto di paglia 
pel disgelo fumiga al sole, sia che sgrondino gocciole 
udite soltanto nella tregua della bufera 
o che vorrà il segreto intento del gelo 
sospenderle in silenti ghiacciuoli, 
quietamente scintillanti alla quiete luna.

(Samuel T. Coleridge)

Già postata nel 2009, oggi mi è tornata alla mente.

venerdì 6 gennaio 2012

E nella calza della Befana, quali Cose!!!

Ma quale sorpresa più grande per me e per tutti gli amici?


Entrava a mala pena nella calza della Befana, ma una volta uscito di lì, mi ritrovo un libro, di cui ho messo la copertina qui accanto.


Ebbene sì, chi ormai non conosce Michele Scaperrotta del blog Pianeta Tempo Libero?


Ho imparato da poco che è uno scrittore.


Uno dei pochi che non si preoccupa eccessivamente della forma, ma del contenuto. Un contenuto vissuto, o osservato da occhi attenti, umani.


E' stato bello questo incontro diverso con una persona che ci ha spesso divertito con le barzellette del suo blog.


Andando qui, potremo ancora ridere, ma ci accorgeremo tutti che non di rado dietro l'ilarità si nasconde un animo attento, un ritrattista di momenti e di personaggi.


E solo un'anima bella può scorgere queste "Cose"


Grazie Michele!

giovedì 5 gennaio 2012

E domani arriva la Befana (riproposte)


Riprendo da questo mio blog due miei vecchi  post




Molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. 


Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale (festa del dio Sole), si celebrava la morte e la rinascita della natura; era altresì la conclusione dei festeggiamenti e il ceppo di Natale aveva finito di bruciare nei focolari delle case.

Tuttavia, durante quei dodici giorni, la leggenda vuole che figure femminili  solcassero il cielo  a cavalcioni di scope magiche, spargendo la loro magia benevola sui campi sottostanti appena seminati.

Gli antichi romani accostarono questo alla figura di Diana dea della caccia.
La Befana coincide, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell'anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. 


Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. 


Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini.
Da qui





Copio inoltre un post scritto nel gennaio 2009 


Mia figlia da piccola ha sempre avuto paura della befana, questa vecchietta così poco bella, che entrava di notte nelle case.
Ma era una paura che teneva per sé, finché un anno si decise a confidarsi ed io le raccontai la verità. Da una iniziale incredulità, passò ad un sollievo enorme...


Mi ha sempre stupito però che non avesse mai avuto paura di Babbo Natale, forse perché il nostro rito domestico prevedeva l'apertura dei pacchetti sotto l'albero il mattino di Natale, tutti insieme.


Quando invece ero bambina io, ero euforica la sera prima: avrei avuto carbone o giocattoli?


Di un anno mi ricordo molto bene: durante la notte, già verso mattina, entrò mia madre, mi fece alzare dal letto e con voce bassa, concitata, un po' da cospiratrice, mi prese per mano e mi portò in cucina.


Lì, il tavolo allungato per la circostanza, era strapieno di giochi. Trionfava in mezzo agli altri un fiammante triciclo rosso.


Autore dell'illustrazione: Odette Sacco sonador  Dal sito Tapirulan                                                                  

mercoledì 4 gennaio 2012

I treni della notte




L’ultima trovata dell’inamovibile a.d. del Gruppo Fs, ingegner Moretti, è l’eliminazione dei treni notte. La rottura dell’asse Nord-Sud. La cancellazione di un migliaio di posti di lavoro e il disinteresse per quel milione e mezzo di con-cittadini che viaggiavano su quei treni, il cui servizio è stato nel corso degli anni deliberatamente boicottato dal management dell’azienda, per poi dimostrare che ormai la causa era persa. Le sovvenzioni pubbliche, ossia soldi nostri, concessi a Trenitalia sono stati dirottati sulle famose “alte velocità”, a scapito delle altre linee, quelle “normali”: La divisione di classe è ormai nettissima anche nelle ferrovie, nella sanità, come nella scuola, nell’università, e così via.


Servizi di di pregio, scuole d’élite, supertreni per gli abbienti, il cui tempo vale, la cui salute conta, il cui denaro – tanto, troppo – pesa ben più di quello, poco e ormai destinato alla pura sopravvivenza, quando basta, degli sfigati. Cancellare quei treni è stato un preciso messaggio in questa direzione. E, nel contempo, ha significato affermare, nella dura evidenza di un atto brutale, che il ministero della Coesione territoriale è una vuota espressione.


Come si fa a non capire che si spezza il Paese? Che non si può pretendere che tutti abbiano i mezzi finanziari per compiere il tragitto da Torino a Reggio Calabria in aereo (costo verificato Torino-Lamezia Terme, in data 22 dicembre, 400 euro!), o con le famose Frecce ferroviarie, ammesso che coprano tali destinazioni: e così, tra l’altro, non è. E che dire del fatto che il servizio sia stato interrotto, anzi ucciso, in data 8 dicembre? Non è forse un’aggravante, farlo nel ponte dell’Immacolata? E nell’imminenza delle festività di fine anno, quando milioni di meridionali “tornano al Paese”, per condividere con i parenti gioie a amarezze, le paure del futuro e ricordare i tempi belli del passato, ammesso ve ne siano davvero stati. 


Non è forse stato canagliesco? Un’aggravante imperdonabile. E perché i partiti tacciono? Perché solo i sindacati di categoria si stanno muovendo? Perché l’encomiabile movimento "No Tav", non considera il ripristino di queste linee e dei treni notte un obiettivo da accogliere come proprio e sostenerlo? Se nella loro Valle si tratta di dire no, qui, nell’Italia tutta, occorre ribadire un "sì": quei treni servono. E dove sono i "no Ponte", "no Dal Molin", e quant’altro? Dove sono i giovani delle università?


Dove, i lavoratori precari e in nero di ogni settore? E perché le alte gerarchie ecclesiastiche, pronte ad alzare la voce quando si tratti di "difese della vita fin dal suo concepimento" o altre occasioni relative a temi "eticamente sensibili", non si rendono conto che quelle famiglie, che in questi giorni stanno impiegando 48 ore per raggiungere Palermo da Milano, o Messina da Torino, sono offese innanzi tutto nella loro dignità? Che quegli uomini donne e ragazzi che vagano da un binario all’altro trascinando pesanti bagagli, pronti ad attese di ore e ore in gelide sale d’attesa sporche e buie, sono altrettanti (poveri) Cristi, da difendere, proprio nei giorni in cui si accetta da parte di tutta la Chiesa che venga onorato il "santo Bambino" con una grottesca corsa al superfluo? 


Dobbiamo renderci conto che come si è fatto per i referendum di giugno 2010 anche questa è una battaglia – mi si lasci dire, sacrosanta – per i "beni comuni". E che dietro la specifica questione si affaccia un problema generale: dobbiamo far capire in ogni modo a "lorsignori" che non possono decidere sulle nostre teste, dobbiamo incalzarli, e, quando necessario, contribuire a scalzarli dal potere. 


La dirigenza FS e Trenitalia, ormai, è un centro di potere che a dispetto della debordante pubblicità (milioni di euro investiti che quanto sarebbero più necessari nella manutenzione delle carrozze o delle stazioni, ormai involgarite da assordanti pubblicità televisive, che stanno ora anche aggredendo i viaggiatori nei vagoni), prescinde completamente dagli interessi della maggioranza della popolazione di questo Paese. Gliela vogliamo dar vinta?


Angelo D’Orsi – da il Fatto Quotidiano - Micromega
(28 dicembre 2011)

Immagine dal web

martedì 3 gennaio 2012

Stefen Rodefer e una strofa che mi piace

Da Iscrizione:


(...)

"Grata ma non desiderosa di fare progetti lei stava lì ferma, spiegazione di un desiderio.
Volevo conoscere la causa, come ogni graduale, per cui rifiutò di scendere al centro di questo posto, che bruciava da uno dei ritorni precedenti.


Ti dirò, disse, non ho paura.
L'unica cosa da temere è la ferita.
L'esterno non mi tocca.
Ti avverto, non posso essere scaldata se non dal calore stesso.
Sarò nemica di ogni crudeltà, ma sarò comunque crudele, ma sarà pragmatismo, benché la folla non capisca perché sono dei miserabili."
..

Su questo sito si trovano notizie più particolareggiate

Io ho tratto questa strofa da "Dormendo con la luce accesa" - Stefan Rodefer - Murene - a cura di Andrea Raos

lunedì 2 gennaio 2012

Passato ... remoto?

A proposito di frammenti (v. mio post precedente) ho trovato qui
un pezzo, a mio avviso, storicamente e socialmente interessante e lo ripropongo integralmente.



"Lo spazio pubblicitario che ha chiuso i battenti nella primavera del '77 per fare spazio ad altre ben più aggressive forme di pubblicità, è stato per molti bambini della generazione degli anni '60 lo spartiacque fra la giornata dei doveri e dei compiti e il momento dello svago e dei sogni ad occhi aperti.

La ragione è semplice: quel breve programma era rappresentato dalla messa in onda di cinque comunicati pubblicitari (non esisteva ancora la parola spot) preceduti da brevissimi telefilm, per lo più costituti da cartoni animati (o da veri e propri pupazzi parlanti). 


Insomma, tutto ciò che può fare la gioia di un bambino. Salvo il fatto che, poi, quello stesso bambino era costretto ad andare a letto, motivo per cui il programma rappresentò per molti, in verità, una sorta di spartiacque bifronte. Non a caso, anche nel linguaggio comune prese piede la frase: "Ti mando a letto dopo il Carosello", espressione di innocua e simpatica minaccia nei confronti dei piccoli telespettatori. 


Nato il 3 febbraio 1957 (con un ritardo di un mese e due giorni sulla data annunciata in precedenza, il 1° gennaio 1957), il programma era il frutto di un compromesso tra le dirigenze della RAI ed i rappresentanti delle maggiori imprese industriali che vedevano nel mezzo televisivo enormi potenzialità commerciali. La RAI impose allora alle aziende di produrre pubblicità sotto forma di spettacolini o di scenette. Tale scelta era dettata anche dal fatto che si volevano evitare il più possibile le critiche di coloro che pagavano il canone e che non apprezzavano la pubblicità in televisione. La produzione di questi mini-film fu demandata nientemeno che all'industria cinematografica nazionale, il che garantì standard qualitativi ed inventivi indubbiamente alti. Ogni spot doveva ad ogni buon conto rispettare regole molto rigide. 




Anzitutto, bisogna considerare che ogni spot aveva il tassativo limite temporale di 1 minuto e 45 secondi dei quali solo 20-30 potevano essere dedicati alla menzione del prodotto, il nome del quale non poteva essere ripetuto più di tre volte; la scenetta, inoltre, doveva essere separata nettamente dal codino pubblicitario finale, cosa oggi davvero impensabile. Un ciclo pubblicitario era costituito poi di quattro (ma successivamente anche di sei) spot che erano trasmessi a distanza di dieci giorni l'uno dall'altro. Naturalmente, un controllo molto severo era esercitato anche sui contenuti. 


Non dovevano esserci riferimenti espliciti o impliciti o incoraggiamenti all'amoralità, al sesso, alla violenza, al vizio, alla disonestà. Una curiosità, anch'essa per noi ormai inconcepibile, consiste nel fatto che fossero esclusi gli spot sulla biancheria intima e nel fatto che vi fosse l'esplicito divieto di nominare parole considerate di cattivo gusto come "forfora", "sudore", "depilazione", e così via. Naturalmente la struttura narrativa non poteva prescindere dall'happy end di prammatica e dall'esaltazione della modernità vista solo in chiave di progresso benefico e continuo. 


Spazio pubblicitario rigorosamente separato dal resto dei programmi, nel piccolo contenitore del Carosello sono comunque nate piccole storie che, nell'arco di qualche minuto, tenevano gli utenti inchiodati al video, tramite il sapiente uso di tutti i linguaggi disponibili nella comunicazione video: dallo sceneggiato al disegno animato, al balletto, al mimo, al gioco plastico, alla conferenza stampa, alla musica lirica, al coretto di montagna: il tutto con l'unica finalità di comunicare il famoso "messaggio commerciale" ed incentivare la propensione ai consumi, in un'Italia ancora in piena ubriacatura di Boom economico. 


Non bisogna inoltre dimenticare che Carosello è stato una palestra per molti dei futuri grandi nomi dello spettacolo o della regia, uno spazio in cui essi potevano sperimentare le proprie doti a costi accessibili e senza incappare in produzioni ciclopiche e intimidenti.


Di fatto, poi, la trasmissione aveva un così alto gradimento di pubblico (con la nascita di quelli che potremmo definire i primi "tormentoni", rappresentati da neologismi o frasi inventate dai pubblicitari), che famosi attori non disdegnarono di partecipare a queste scenette. Fra i registi che compaiono in un ideale albo d'oro di Carosello, si possono dunque scorrere nomi come quelli dei sofisticati fratelli Taviani ed Ermanno Olmi, mentre fra gli attori è sicuramente da ricordare la partecipazione del grande Eduardo De Filippo e del futuro premio Nobel Dario Fo. 


Altra caratteristiche fondamentale che contribuì alla fenomenale riuscita e popolarità di Carosello, furono le sue memorabili sigle, improntate all'allegria e al buonumore. L'unico cambio, in questo senso, avvenne verso la metà degli anni '60, e precisamente nel '63. La vecchia sigla ideata da Luciano Emmer, musicata da Raffaele Gervasio e sceneggiata da Nietta Vespignani fu cambiata con una nuova sigla disegnata da Manfredo Manfredi, i cui quadri a tempera raffiguravano le piazze delle città di Venezia, Siena, Napoli e Roma."


 Da Biografieonline


domenica 1 gennaio 2012

Frammenti di un diario inesistente





La cerimonia è l'adorazione del bello.
Tutto il suo scopo è concentrato nel tentativo di raggiungere la Perfezione attraverso i gesti imperfetti della vita quotidiana.
Tutta la sua bellezza consiste nel rispettare le cose semplici che facciamo ...


(Cronaca - Frammenti di un diario inesistente) Paulo Coelho - Bompiani

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