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sabato 10 marzo 2012

La coppa dell'umanità, l'effimero e una tazza di tè


Capitando per caso sul sito Cure naturali, mi trovo immersa nella breve ma affascinante lettura di un articolo " OKAKURA KAKUZO E IL LIBRO DEL TÈ" scritto da Valeria Gatti.
Qui  il link

"Okakura Kakuzo, autore del libro del tè
Impossibilitato a difendere la propria cultura dall’interno del proprio paese, viste le molte restrizioni di un governo che invece voleva essere sempre più al passo con quello occidentale, Okakura Kakuzo trovò negli Stati Uniti, a Boston in particolare, la possibilità e lo spazio di dare voce ai suoi pensieri. Proprio a Boston, aiutato dall’amico Ernest Fenollosa, professore di filosofia ed economia politica, Okakura ha potuto scrivere in pace i suoi libri, tra cui Il libro del tè, appunto.

Il libro del tè: un antidoto alla follia occidentale
Okakura era molto spaventato dalla visione che stava maturando nell’uomo occidentale: per lui l’unica via di salvezza poteva essere riprendere e dare spazio a quelle antiche e semplici tradizioni orientali, che portavano con sé uno spessore di storia e di lavoro infiniti, come la cerimonia del tè poteva essere.
È così che nasce il primo capitolo del Libro del tè, intitolato 'La coppa dell’umanità'. 

Con questa immagine simbolica, Okakura Kakuzo manda un invito al mondo intero, un invito a cercare momenti di autentica comunicazione tra gli esseri, la natura, il mondo che li circonda, mantenendo una visione che è insieme rispetto e conoscenza profonda del passato e lungimiranza futura. 
In quest’ottica vanno considerati gli “universi interiori” del mondo, così da realizzare l’intima Unità dell’esistenza e poterne cogliere la bellezza interiore."



Nella frase sotto, tratta appunto dal libro, trovo fra le righe, una grande poesia:

"Oriente e occidente, come due draghi scagliati in un mare agitato, lottano invano per riconquistar il gioiello della vita… Beviamo, nel frattempo, un sorso di tè. 

Lo splendore del meriggio illumina i bambù, le sorgenti gorgogliano lievemente, e nella nostra teiera risuona il mormorio dei pini. Abbandoniamoci al sogno dell’effimero, lasciandoci trasportare dalla meravigliosa insensatezza delle cose." 
(Okakura Kakuzō)


Okakura Kakuzō (Yokohama26 dicembre 1862 – 2 settembre 1913)
Immagine trovata in rete
        

sabato 27 dicembre 2008

Da "L'eleganza del riccio"

"Allora beviamo una tazza di tè

E come Kakuzo Okabura, l'autore del Libro del tè, che si addolorava per la rivolta delle tribù mongole nel XIII secolo non perché avesse causato morte e afflizione, ma perché aveva distrutto l'arte del tè, il più prezioso fra i frutti della cultura Song, anch'io so bene che il tè non è una bevanda qualunque.

Quando diventa rituale, rappresenta tutta la capacità di vedere la grandezza delle piccole cose.

Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell'attimo una gemma di infinito?

Il rituale del tè, quel puntuale rinnovarsi degli stessi gesti e della stessa degustazione, quell'accesso a sensazioni semplici, autentiche, raffinate, quella libertà concessa a tutti, a poco prezzo, di diventare aristocratici del gusto, perché il tè è la bevanda dei ricchi così come dei poveri, il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite.

Sì, l'universo tende segretamente alla vacuità, le anime perdute rimpiangono la bellezza, l'insensatezza ci accerchia.

Allora beviamo una tazza di tè. Scende il silenzio, fuori si ode il vento che soffia, le foglie autunnali stormiscono e volano via, il gatto dorme in una calda luce.

E, a ogni sorso, il tempo si sublima."

(Muriel Barbery - "L'eleganza del riccio" - edizioni e/o)

Quella buona tazza di tè


C'erano grandi vassoi d'argento decorati con blasoni, e teiere parimenti d'argento dell'epoca di re Giorgio. Particolarmente apprezzati erano i servizi di porcellana Blind Earl.

I tè indiani erano dei tipi migliori: Ceylon, Lapsang, Darjeeling ... E i camerieri vi servivano da mangiare tutto quello che vi passava per la testa" (Miss Marple al Bertram Hotel)

"L'acqua non aveva ancora cominciato a bollire quando la signorina Somers la versò sul tè.

La povera impiegata non si rendeva mai conto se stava bollendo oppure no, e questo era uno dei mille handicap che tormentavano la sua esistenza ..."
Da Polvere negli occhi

E' risaputo che gli Inglesi hanno assunto il tè come loro bevanda nazionale, anche se gli dedicano un tempo inferiore rispetto ai più tradizionalisti Giapponesi o ai Cinesi - che bevevano il tè molto prima del XVIII secolo, epoca in cui noi Europei non britannici, l'abbiamo scoperta.

Sono cinque le principali categorie di tè:

i tè bianchi, che hanno fatto di recente la comparsa nei negozi o sugli scaffali di alcuni supermercati, e sono prodotti in piccola quantità in Cina e Sri Lanka;i tè gialli, molto rari;i tè verdi, coltivati per lo più in Cina e Giappone;i tè Oolong, originari di Formosa e detti anche tè semifermentati;i tè neri, i più comuni e diffusi, le cui varietà sono familiari alla gran parte di noi occidentali.Sono almeno 18 i Paesi che nel mondo coltivano la Camelia Sinensis, la pianta da cui deriva il tè.


E sembra sia difficile, se non impossibile, descrivere le innumerevoli fasi di lavorazione per ottenere foglie arrotolate, appallottolate, sminuzzate, tritate e tutte quelle mille sfumature sottili di fabbricazione che ci donano tonalità, colori e sapori.

Nel rituale inglese del tè, ogni ora deve avere un tè diverso, così come ogni piatto.
Per riportare un esempio, la Tea Council Ltd e l'Academy of Food and Wine - che hanno pubblicato alcuni consigli di degustazione, propongono l'English breakfast, miscela tradizionale di tè neri, per i piatti più vari - dal bacon alla torta di mele.

I tè dello Sri Lanka invece sono adatti ai sandwich con cetrioli, ai crostini al pomodoro, ai dessert agrumati, come la crema a base di limone e uova.

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