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domenica 6 luglio 2014

Domenica

Oggi è domenica. La prima domenica di Luglio. Sono le otto, ma sembra che qui intorno - nelle case vicine - dormano ancora tutti. E' una bella domenica soleggiata e calda.
Penso, come sempre a mia figlia, il grande amore della mia vita.

Per lei questi colori, che forse non le piaceranno, ma danno allegria ...



domenica 17 marzo 2013

Il Vero Matrix - prendi la pillola rossa e scopri cosa c'è dietro l'indu...

http://youtu.be/QboX1UR-ovw

Auguro a tutti una buona domenica, per prima cosa.
Poi mi scuso davvero per avervi trascurato così a lungo.
Vi ho letto attentamente ma senza rispondere.

Credo che mi passerà questa pigrizia o voglia di leggerezza. Per ora però mi sento molto in colpa verso tutti voi che avete continuato a seguirmi.


Un abbraccio a tutti e se volete, guardate il video.

Lara

domenica 3 marzo 2013

Se qualcuno volesse firmare...





 Da http://temi.repubblica.it/micromega-online/



In mezzo a questo marasma, almeno un punto fermo mi rimane. E io ho firmato.

Qui c’è un bel sole.





Buona domenica a tutti!

sabato 1 dicembre 2012

Domenica di dicembre , Biblioteche e copyright


Per recuperare tutti i giorni passati lontani dal blog, posto ora, una moltitudine di parole, benché sappia quanto sia scoraggiante trovarsi davanti una specie di poema…. :)
Sono comunque parole tratte da un libro di Robert Darnton, citato in fondo.


"Quello attuale è un periodo di transizione, nel quale la modalità a stampa e quella digitale coesistono e le nuove tecnologie diventano presto obsolete. Stiamo già assistendo alla scomparsa di molti oggetti familiari: la macchina per scrivere, ormai relegata nei negozi di antiquariato; la cartolina postale, una curiosità; la lettera scritta a mano, un compito superiore alle capacità della maggior parte dei ragazzi, che non sanno più scrivere in corsivo; il giornale quotidiano, estinto in molte città; la piccola libreria, sostituita dalle grandi catene di distribuzione, a loro volta minacciate dai distributori online, come Amazon. E la biblioteca?

Sembrerebbe l'istituzione più arcaica di tutte. E tuttavia il suo passato fa ben sperare per il suo futuro, perché le biblioteche non sono mai state magazzini di libri. Sono sempre state e sempre saranno centri di studi e di cultura. La loro posizione centrale nel mondo del sapere le rende idealmente adatte a mediare tra le due modalità di comunicazione, a stampa e digitale. Anche i libri possono accoglierle entrambe. Siano stampati su carta o immagazzinati su un server, i libri costituiscono il corpo del sapere e la loro autorevolezza deriva da elementi che trascendono la tecnologia usata per produrli. 


Essa è dovuta in parte agli autori, benché i libri fossero oggetto di reverenza ben prima che nel Settecento prendesse forma il culto dell'autore. Come sottolineano gli storici del libro, gli autori scrivono il testo, ma il libro è materialmente fatto da professionisti specializzati, e questi ultimi esercitano funzioni che vanno ben oltre la manifattura e la diffusione di un prodotto. Gli editori sono come dei guardaportone, che controllano il flusso della conoscenza. Tra l'illimitata varietà di materiale suscettibile di essere reso pubblico, essi, sulla base della loro competenza professionale e delle loro personali convinzioni, selezionano ciò che a loro avviso si venderà o merita di essere venduto. I giudizi degli editori, informati a una lunga esperienza nel mercato delle idee, condizionano ciò che raggiungerà i lettori, e i lettori, in quest'epoca di sovraccarico di informazioni, hanno più che mai bisogno di affidarsi ad essi. Selezionando i testi, revisionandoli, impaginandoli in modo che siano leggibili e portandoli all'attenzione dei lettori, i professionisti del libro forniscono servizi che sopravvivranno a ogni cambiamento tecnologico. [...]
 Ma perlopiù noi bibliotecari tenderemmo a sottoscrivere i princìpi scolpiti in bella vista nelle nostre biblioteche pubbliche. "Aperta a tutti" si legge sopra l'ingresso principale della Public Library di Boston; e sulla parete della sala del Consiglio di amministrazione della Public Library di New York sono incise in oro queste parole di Thomas Jefferson: "Considero la diffusione dei lumi e dell'istruzione la risorsa più sicura per migliorare la condizione umana, promuovere la virtù e favorire la felicità dell'uomo". Eccoci tornati all'illuminismo

Boston - Public Library


La Repubblica degli Stati Uniti fu fondata sulla fede nel principio cardine della Repubblica delle Lettere del Settecento: la diffusione dei lumi. Secondo Jefferson, l'illuminismo si realizzava per il tramite degli scrittori e dei lettori, dei libri e delle biblioteche – specialmente delle biblioteche: quella della sua residenza di Monticello, quella dell'Università della Virginia e la Biblioteca del Congresso. 

Tale fede è incorporata nella Costituzione degli Stati Uniti. L'articolo 1, comma 8, istituisce il copyright e i brevetti soltanto "per un periodo limitato" e fatto salvo il fine superiore della promozione del "progresso della scienza e delle arti utili". 
I Padri fondatori riconobbero il diritto degli autori a un equo ritorno economico per la loro fatica intellettuale, ma posero il bene pubblico al di sopra del profitto privato.

Come si misura l'importanza relativa di questi due valori? Come ben sapevano gli estensori della Costituzione, il copyright fu creato in Gran Bretagna nel 1710 dallo Statuto di Anna Stuart allo scopo di mettere un freno alle pratiche monopolistiche della London Stationers' Company, la corporazione dei librai editori londinesi, e anche, come proclamava il suo titolo, "per la promozione del sapere". All'epoca, il Parlamento stabilì la durata del diritto d'autore in quattordici anni, rinnovabili una sola volta. I librai editori cercarono di difendere il proprio monopolio reclamando la durata perpetua del copyright in una lunga serie di cause giudiziarie. Ma persero la guerra con la sentenza definitiva del caso Donaldson contro Beckett, nel 1774.

domenica 11 novembre 2012

Domenica, giorno di San Martino. Piove



dance, dance, dance.


 " Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le cose che perdevi. 

Non avresti dovuto. Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te, invece di lasciarla andare via con il resto. Così ti sei consumato a poco a poco.

 Perché? Perché l’hai fatto? - Non lo so. - Forse era più forte di te. O forse eri spinto a farlo da una specie di destino, non mi viene la parola… 

- Tendenza? – provai a suggerire.

 - Sì, tendenza. Anche se tu ricominci da capo, e riesci a rimettere a posto la tua vita, è probabile che tu rifaccia le stesse cose. È una tendenza. E quando si supera un certo punto, non si può più tornare indietro. È troppo tardi. Anch’io non posso più aiutarti. Io posso solo fare il custode di questo posto e collegare le cose. Non ho altri poteri.

 - Che cosa devo fare? – ripetei di nuovo.

 - Come ti ho già spiegato, io farò di tutto per collegarti, – disse l’uomo pecora. 
– Ma questo da solo non basta. Anche tu devi fare la tua parte. Non puoi startene seduto a pensare. Se no non arriverai a niente. Capisci? 

- Capisco, – dissi. – Ma cosa devo fare, allora? - Danzare, – rispose – Continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? Devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che si saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrei vivere solo in questo mondo. 

Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra tutto sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano."

DANCE DANCE DANCE, Murakami Haruki – ed. Einaudi

Immagine dal web 

 

domenica 21 ottobre 2012

Ottobre, domenica, poesia



Early-autunn


Ora il fuoco d’autunno brucia lento lungo i boschi,
e giorno dopo giorno le foglie cadono e s’impoltigliano
e notte dopo notte il vento minaccioso geme
nelle serrature e racconta di campi vuoti,
di montane solitudini, di ondate ampie e cupe.

Ora si sente la potenza della malinconia, più tenera nei suoi umori d’ogni gioia
Che elargisce l’indulgente estate.

William Allingham





domenica 14 ottobre 2012

Domenica con Winnie the Pooh



Leggo un articolo pubblicato il 28 aprile scorso di Rina Zamarra su Winnie the Pooh. 
Mi colpisce che non abbia mai pensato a chi lo avesse inventato. Dopo, la mia meraviglia nasce dal sapere che sia stato un padre a costruire queste storie graziosissime, per il proprio figlio.
Solitamente le storie vengono tramandate o lette dalle donne, dalle madri.




La prima raccolta di storie per bambini con protagonista il dolce orsetto Winnie The Pooh viene pubblicata il 14 ottobre del 1926 grazie alla fantasia e alla vocazione paterna dello scrittore Alan Alexander Milne.

La comparsa di Winnie nel mondo della letteratura per ragazzi è dovuta al piacere di Milne nel raccontare le fiabe della buonanotte al figlio Cristopher. Lo scrittore non si accontenta, però, delle fiabe classiche, costruisce delle vere e proprie storie su misura per il figlio.

Il protagonista di questi racconti è un orsetto di pezza di Cristopher, battezzato inizialmente Edward, poi più confidenzialmente Teddy, e infine Winnie. 

Quest’ultimo nome appartiene a un cucciolo d’orso che ha conquistato il cuore di tanti bambini londinesi. 

Si tratta di un piccolo orsetto senza mamma che l’ufficiale veterinario Colebourn ha acquistato in Canada durante il primo conflitto mondiale.  Al termine poi della guerra lo ha donato allo zoo cittadino. L’orsetto viene battezzato inizialmente Winnipeg dal nome della città natale di Colebourn. Poi la dolcezza del suo carattere induce tutti a chiamarlo con il diminutivo Winnie.

Milne costruisce tutto un mondo di fantasia intorno al pupazzo Winnie, a cui attribuisce il secondo nome Pooh, mutuato da quello di un cigno che, ancora una volta, fa parte degli incontri del piccolo Cristopher. Nella sua raccolta lo scrittore attribuisce la scelta del secondo nome Pooh all’abitudine dell’orsetto di soffiar via ogni mosca che gli passa sotto il naso.


I personaggi che popolano il mondo di Winnie sono a loro volta ispirati ai giocattoli di Cristopher, e caratterizzati da qualità come la bontà d’animo, l’altruismo e la generosità. 

Ad accompagnare l’orsetto nelle sue avventure ci sono: 

il malinconico asinello Ih-Oh, la tigre appassionata di saltelli Tigro, il timido e dolce maialino rosa Pimpi, la mamma canguro Kanga, il piccolo canguro Roo allievo di salto di Tigro, il coniglio testardo e brontolone Tappo, il saggio gufo Uffa, e naturalmente Cristopher Robin. 

Tutti i simpatici personaggi vivono nel famoso Bosco dei 100 acri che in realtà è il giardino della casa dello scrittore. E Winnie in particolare alloggia su una vecchia quercia, trascorrendo le sue giornate a mangiare miele e comporre versi.

La raccolta viene pubblicata con le illustrazioni di Ernest H. Shepard che, per poter dare un volto ai personaggi, trascorre alcuni giorni in casa di Milne ad osservare i momenti di gioco del piccolo Cristopher.

Nel 1929, lo scrittore cede i diritti della sua creatura alla Walt Disney che lo trasforma in uno dei suoi maggiori successi.


Fonte   http://cultura.biografieonline.it/winnie-the-pooh/


domenica 8 luglio 2012

Buona domenica d'estate!



Sono libero, mi dico. Chiudo gli occhi e per un po' penso a questa mia nuova libertà.
Ma non riesco a capire bene che cosa significhi il fatto che sono libero. Quello che capisco adesso è semplicemente che sono solo. Solo e in un paese che non conosco.
Come un esploratore solitario che ha perso bussola e mappa.
E' questo che significa essere liberi? Non lo so e allora rinuncio a pensarci.


Quando, dopo una cena leggera, torno sulla veranda, il cielo è ricoperto di stelle. Anzi, più che ricoperto, ne è disseminato, come se le stelle vi fossero sperse a casaccio. Neanche al planetario ne ho mai viste tante. Alcune sono enormi, e sembrano vive. Si ha l'illusione, allungando la mano, di poterle toccare. E' una visione di una bellezza che toglie il fiato. .....

Da "Kafka sulla spiaggia"  di Murakami Haruki - ed. Einaudi.

Immagini prese in rete

domenica 20 maggio 2012

Scosse domenicali


Sinceramente, stanotte ho dormito, non ho sentito scosse.
Ma mia figlia che era a un chilometro da qui le ha invece sentite e molto forte, tanto che, come altre persone abitanti da quelle parti, si è rifugiata in macchina col suo ragazzo, portandosi il suo coniglio.
E ci ha telefonato due volte, parecchio spaventata.


Ma il punto non è  questa mini-cronaca.


Il punto viene centrato più che bene da Marista Urru della quale vi chiedo di leggere cliccando nel rettangolino qui sotto.



domenica 29 aprile 2012

Ultima domenica di questo aprile

springtime.jpg

Oggi non c'è il sole, anzi il mio barometro segna pioggia.
Eppure, in giardino, si sta bene. Sarà che adoro il grigio, qualche volta, in primavera e in estate, quando la natura è immersa da tanti altri colori.


Il mattino della domenica è sempre particolarmente silenzioso.


Un tempo, quando venni ad abitare qui, già prima di quest'ora, iniziavano a suonare le campane.
Qui dove abito, i campanari avevano sempre avuto un successo riconosciuto in tutta la Regione e non era insolito sentire le campane anche di sera, quando i campanari si esercitavano in vista di una gara fra di loro da tenere appunto di domenica.


Forse anche questo mestiere sta estinguendosi. 


Auguro a tutti una Buona domenica e ... a domani!


L'immagine è presa dal web



domenica 15 aprile 2012

Domenica d'aprile

E' domenica. Una domenica d'aprile che non sa di primavera.

Una volta, la domenica, mio padre usciva a comprare i giornali, mia madre faceva i lavori di casa - quei lavori che non poteva fare durante la settimana, perché al lavoro. Preparava il mangiare, il famoso per me "arrosto della domenica" con patate al forno.
Prima ancora si cambiavano le lenzuola  e tutto aveva un sentore di pulito e di... arrosto.
In questo quadretto domenicale non riesco a vedere cosa facessi io.
Forse aiutavo mia madre.

Ripropongo solo un paio di frasi che mi risuonano dentro, ogni volta che mi ci imbatto:





"Se non fosse per i ricordi, il tempo non significherebbe nulla.
Eppure eccoci insieme seduti  dove la luce del tramonto è più bella, e l'ultimo raggio di sole è il più bello di tutti.
Era lì che ci riunivamo per dare l'addio a quei giorni abbronzati e scottati, che coloravano il fiume nella tenerezza del suo insonne sfuggire"

Pat Conroy - "Beach Music - Bompiani, pag. 172.





"Quando si parla di tempo non ci si riferisce, ovviamente, al tempo dell´orologio ma al tempo soggettivo, al tempo vissuto: il tempo interiore della speranza è il futuro come quello della attesa, il tempo interiore della nostalgia e della tristezza è il passato, benché con incrinature diverse, il tempo della gioia è il presente così friabile e così inafferrabile, il tempo dell´ira è il presente dilatato, e deformato, in slanci di aggressività, il tempo dell´ansia è il futuro: un futuro che si rivive come già realizzato nelle ombre dolorose di una morte vissuta come imminente".

Da Le emozioni ferite di Eugenio Borgna - Ed. Feltrinelli

domenica 25 marzo 2012

Previsioni ... meteo - informatiche

O, come sottotitolo, 

Notizie del mio computer.

Ieri finalmente è arrivato il tecnico qui a casa, puntualissimo, alle 14 e  30. 
Abbiamo, mio marito e io, spiegato le varie malattie, dando la priorità alle schermate blu, e facendo seguito con le icone strane che si erano sovrapposte alle altre standard.
Prima diagnosi: "Sicuramente un virus".

Comincia con una bravura per me inconcepibile a togliere, rimettere... ecc...
Alle 16 e 30 decidiamo di prenderci tutti e tre un caffè. Scendiamo in cucina, chiacchieriamo un po' - di cani essenzialmente - perché Frida seguiva docilmente tutti i nostri movimenti.

Decido che a questo punto non è più necessaria la mia presenza e, con Frida vado in giardino. Tolgo qualche erbaccia, mi guardo intorno. La Natura è davvero un incanto. 

Ciliegi selvatici
La temperatura è mite e finalmente potrò scrivere ancora sul mio blog.
Squilla poi il cellulare, è mia figlia che mi chiede se il tecnico ha sistemato il computer.


Le telefonate con mia figlia sono spesso, non sempre, chilometriche e mi fanno talmente piacere che mi concentro soltanto in questo.

Al punto che non ho visto passare il tecnico con il computer.
Mi sono accorta, così, di sfuggita che era fuori dal cancello e aveva il bagagliaio della sua auto aperto.


Sintetizzando, sto scrivendo dal portatile di mio marito, ma è troppo faticoso per me.... per vari motivi, primo perché mi sembra un altro pianeta.


Nonostante questo, almeno posso entrare nei blog di chi mi segue.


Forse martedì prossimo potrei rientrare in possesso del mio, se tutto andrà bene.


Fortunatamente è primavera...

Prunum avium


Un abbraccio e buona domenica a tutti!

Le immagini dei ciliegi selvatici sono prese dalla rete


domenica 29 gennaio 2012

Passatempo domenicale








Confesso di avere avuto questa idea leggendo il blog di Fabio "Einbahnstrasse""  e sono andata a cercare sulle statistiche fornite da Google i post di questo blog, più cercati.




       postato il 5 aprile 2009 ( 8.044 Visualizzazioni di pagine).



  • Al secondo posto Natura, Psiche, Economia l del febbraio 2011 (880 Visualizzazioni di pagine) un notevole stacco o smacco... rispetto al primo.




  • Al terzo posto Nostalgia  scritto nel dicembre 2008 (810Visualizzazioni di pagine)





Non so cosa dedurre, se non con che, forse, la primavera è la stagione che più affascina. Chissà....

domenica 11 dicembre 2011

Domenica mattina e ...



Non proprongo mai ricette, ma stamattina faccio una eccezione.
Preparare un buon caffè, odorarne l'aroma e, mentre lo si sorseggia, ascoltare ad occhi chiusi questa musica .


Summertime                                                


Finito di ascoltare, leggete queste parole  di Louis Amstrong:

Louis Amstrong


"Quando suono, penso a quei momenti del passato e dentro di me nasce una visione. Una città, una ragazza lontani nella memoria, un vecchio senza nome incontrato in un posto che non ricordo."
(Louis Armstrong)





domenica 13 febbraio 2011

Una bella domenica

Avviso tutti i lettori di questo blog che hanno seguito il post precedente, che oggi,  a Bologna, c'era una folla immensa.
Eravamo così in tanti, che qualche volta ho avuto paura di non riuscire più a voltarmi per cercare una mia amica che si era allontanata dal nostro piccolo gruppo. 

Moltissime le donne, ma moltissimi anche gli uomini, i giovani, e gli anziani.

Da piazza XX Settembre siamo stati diretti in via Indipendenza, poi via Rizzoli, il Pavaglione e piazza  Maggiore.

Non so, in questa ressa, come fosse possibile scattare foto. Ho visto qualcuno che riprendeva dei cartelli con la macchina fotografica, arrampicandosi su un monumento.

E' arrivato, credo, anche il Sindaco, ma a questo punto noi amiche, ce ne siamo venute via. E neppure questo è stato facile. Andavamo infatti, controcorrente ...


Sono convinta di avere passato ore in piena sintonia con persone che non conoscevo, di cui non era difficile captare la rabbia ma anche il sostegno di essere unite.

Una bella esperienza di solidarietà. Comunque vada a finire....

domenica 9 gennaio 2011

Domenica con nebbia e il tacchino induttivista

Stamattina, al risveglio come sempre faccio appena mi alzo, ho guardato dalla finestra.
Ho visto tutto circonfuso da una nebbia leggera.
Quando siamo tutti in casa, e non si deve viaggiare, la nebbia mi piace, ha un che di misterioso, il suo alone copre parzialmente come un velo la realtà che mi circonda.
Qui poi dove abito non c'è in giro nessuno, con l'unica eccezione di un ragazzo con la giacca arancione (tipo quella del TNT) che porta in giro il suo piccolo schnauzer sale e pepe.

A volte, quando piove, l'ho visto tenersi il cane - peraltro molto fiero - dentro la giacca, in braccio.
Ho cercato di ricordare altre mattine di domenica con nebbia: che strano, non ne ricordo nessuna!
Invece mi ricordo di una domenica mattina in cui avevo un libro nuovo da leggere e sarei stata felice (il lbro era "Il segreto di Polyanna") se non per il fatto che mia madre era a letto con l'influenza e questo mi rattristava.
Poi, senza alcuna coerenza, penso ad un tacchino e a Bertrand Russell  e mi viene da ridacchiare.
Nella biblioteca dei miei genitori c'era, tra i tanti, un libriccino di Russell -  un libriccino che aveva  nel titolo  qualcosa tipo "l'intelligenza delle donne".
 
Ma la storia del tacchino l'ho ritrovata su Wikipedia
 
Un tacchino, in un allevamento statunitense, decise di formarsi una visione del mondo scientificamente fondata.
 
"Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell'allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni le più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un'inferenza induttiva come questa: "Mi danno il cibo alle 9 del mattino".  
Purtroppo, però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato."
 
Il tacchino induttivista è una metafora ideata da Bertrand Russell e ripresa da Karl Popper, mirata a confutare le pretese di validità dell'inferenza induttiva per enumerazione, cardine dell'empirismo tradizionale di filosofi quali Francesco Bacone, John Stuart Mill e delle disquisizioni del Wiener Kreis, il Circolo di Vienna dei filosofi positivisti logici tenutosi nella prima metà del Novecento...

domenica 14 novembre 2010

Domenica mattina

Mattina presto, mio marito è gia sceso in cucina e sento arrivarmi odore di caffè. Guardo dalla finestra e, al di là delle tendine, vedo affacciarsi la luce del giorno e le foglie rosse del liquidambar ancora ben attaccate all'albero.

E' sufficiente: mi alzo, scendo a prendere a mia volta il caffè, ma prima apro alla Frida; anzi apro tutti gli scuri delle porte finestre. La luce è ancora poca, ma la Beniamina - la nostra pianta di ficus - ne avrà piacere penso, dopo avere trascorso tutta l'estate in giardino.

Più tardi esco con Frida.

E' una mattina grigia, molto tranquilla - a quest'ora di domenica la gente dorme di solito.

Una leggera nebbia avvolge i campi, la terra nuda, gli alberi lontani in una foschia piacevole.
Respiro quel delizioso odore di foglie cadute, di nebbia - che  a me piace.

Frida è in cerca di gatti e annusa spesso vicino ai tronchi o ai muretti, controlla sotto tutte le aute parcheggiate, spesso rifugio felino.

Guardo intanto i giardini, da sempre una mia passione.

In alcuni i gerani sono ancora fioriti, poche invece le rose.
Ci sono bacche che allietano e risvegliano con il loro colore, il grigio della nebbia.
Alcuni giardini sono in ordine perfetto, tuttre le foglie raccolte e l'erba del prato è lucente; in altri, come nel mio, le foglie formano un prezioso tappeto multicolore.

Scomparsi invece le poltrone e i giochi dei bambini.
Rimangono uno scivolo e  un'altalena nel campetto pubblico accanto alla chiesa, peraltro, deserto.

Pochi gli incontri: due tortore dal collare sacro che volano vicine, un signore che porta al guinzaglio uno schnauzer nano pepe e sale.
Quest'ultimo abbaia ad una Frida interessata solo ai gatti e che non degna i suoi simili.
Ora di tornare, rientriamo in casa dove mio marito sta seguendo la Formula 1 e prendiamo un altro caffè.

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