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martedì 7 agosto 2012

Vecchio post...


Oggi mi va di rimettere qui sul blog, un mio vecchio post datato 11 dicembre 2008 …

Una volta scrivevo molto più di animali e in particolare di cani: di quegli amici  che hanno condiviso con me anni di vita e di tutti gli altri che non ho conosciuto.

Il piccolo cane nero

Mi chiedo se Cristo avesse un piccolo cane nero tutto riccioluto e lanoso come il mio,
con due lunghe e seriche orecchie, un naso umido e rotondo e due teneri occhi marroni e scintillanti. 

Sono sicuro, se lo avesse avuto, che quel piccolo cane nero avrebbe saputo sin dal primo istante che egli era Dio; che non avrebbe avuto bisogno di alcuna prova della divinità del Cristo, ma che avrebbe semplicemente venerato il suolo su cui lui fosse passato.

Ho paura che non lo avesse, perché ho letto come egli pregasse nell'orto da solo poiché tutti i suoi amici erano scappati, persino Pietro, quello detto "una roccia". 

E, oh, sono sicuro che quel piccolo cane nero, con un cuore tanto tenero e caldo, non lo avrebbe lasciato soffrire da solo, ma spuntandogli da sotto il braccio, avrebbe leccato le care dita, strette nell'agonia. E, aspettandosi qualche coccola, ma incerto, quando egli fu portato via, gli avrebbe trottato dietro seguendolo fin sulla Croce.

Edward Bach (Le opere complete)


Un piccolo cane nero


Immagine dal web

sabato 14 aprile 2012

Il cane

CONTA (1).JPG
Il cane


Noi mentre il mondo va per la sua strada,
noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l’affanno,
e perché vada, e perché lento vada.

Tal, quando passa il grave carro avanti
del casolare, che il rozzon normanno
stampa il suolo con zoccoli sonanti,

sbuca il can dalla fratta, come il vento;
lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia.
Il carro è dilungato lento lento.
Il cane torna sternutando all’aia.


Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912)  – 
Myricae XIII -



domenica 14 novembre 2010

Domenica mattina

Mattina presto, mio marito è gia sceso in cucina e sento arrivarmi odore di caffè. Guardo dalla finestra e, al di là delle tendine, vedo affacciarsi la luce del giorno e le foglie rosse del liquidambar ancora ben attaccate all'albero.

E' sufficiente: mi alzo, scendo a prendere a mia volta il caffè, ma prima apro alla Frida; anzi apro tutti gli scuri delle porte finestre. La luce è ancora poca, ma la Beniamina - la nostra pianta di ficus - ne avrà piacere penso, dopo avere trascorso tutta l'estate in giardino.

Più tardi esco con Frida.

E' una mattina grigia, molto tranquilla - a quest'ora di domenica la gente dorme di solito.

Una leggera nebbia avvolge i campi, la terra nuda, gli alberi lontani in una foschia piacevole.
Respiro quel delizioso odore di foglie cadute, di nebbia - che  a me piace.

Frida è in cerca di gatti e annusa spesso vicino ai tronchi o ai muretti, controlla sotto tutte le aute parcheggiate, spesso rifugio felino.

Guardo intanto i giardini, da sempre una mia passione.

In alcuni i gerani sono ancora fioriti, poche invece le rose.
Ci sono bacche che allietano e risvegliano con il loro colore, il grigio della nebbia.
Alcuni giardini sono in ordine perfetto, tuttre le foglie raccolte e l'erba del prato è lucente; in altri, come nel mio, le foglie formano un prezioso tappeto multicolore.

Scomparsi invece le poltrone e i giochi dei bambini.
Rimangono uno scivolo e  un'altalena nel campetto pubblico accanto alla chiesa, peraltro, deserto.

Pochi gli incontri: due tortore dal collare sacro che volano vicine, un signore che porta al guinzaglio uno schnauzer nano pepe e sale.
Quest'ultimo abbaia ad una Frida interessata solo ai gatti e che non degna i suoi simili.
Ora di tornare, rientriamo in casa dove mio marito sta seguendo la Formula 1 e prendiamo un altro caffè.

venerdì 2 ottobre 2009

Ottobre e Frida

E' iniziato il mese di ottobre, dolcemente.
Frugo ancora nei giardini, passeggiando con Frida nel tardo pomeriggio, lei alla ricerca di gatti, io di fiori o di foglie cadute.



Ottobre, è l'ottavo mese dell'antico anno romano.

Dagli slavi veniva chiamato "Mese Giallo" per il colore delle foglie appassite.

Presso gli Anglosassoni era noto come "Winter fylleth" perché si pensava che in questo mese (fylleth) incominciasse l'inverno.





Detti popolari:

"Se in ottobre il tuo campo vangherai
ricchezza dal terreno acquisterai"

"Un buon ottobre ed un buon vento,
crescon le ghiande, e il maiale è contento."


Fino ad ieri sera siamo riusciti a guardare Anno Zero.

martedì 22 settembre 2009

Equinozio d'autunno


Per quanto riguarda l'inizio dell'autunno, metto semplicemente il link ad un mio post dell'anno scorso, perché in questi giorni mi è arrivata la cagnolina che aspettavo, una meticcia con chiare impronte di setter inglese.
Ha già quasi un anno, quindi dobbiamo passare un bel po' di tempo insieme per addestrar"ci" ...

Viene da un canile di Roma gestito da persone eccezionali (è una conoscenza virtuale attraverso telefono e mail).
Là veniva chiamata Soraya, ma non me l'hanno detto volutamente, affinché fossi libera di scegliere.

Nel frattempo infatti d'accordo con mia figlia, noi l'abbiamo chiamata Frida.

Ma dopo un'ora che era qui a casa, sapendo come veniva chiamata, ho capito anche perché: ha occhi splendidi, credo che la vera Soraya li avessi tali e quali, anche se di lei so che era la moglie ripudiata di uno scià di Persia, e di certo non ricordo come fosse, eppure ho questa certezza.

Appena potrò verrò a pubblicare le foto di Frida e ad aggiornare questa nuova amicizia che mai cancellerà comunque il ricordo della mia amica Kitty.

Per un po' quindi, se mi pensate, pensatemi con questa dolce e paurosa cagnolina.

Ecco il link che riguarda l'Equinozio: estateincantata.blogspot.com/2008/11/equinozio-dautunno.html

sabato 16 maggio 2009

Per la mia indimenticabile Kitty



"Una persona può imparare molto da un cane, anche da un cane strambo come il nostro", scrissi.

"Marley mi ha insegnato a vivere ogni giorno con sfrenata esuberanza e gioia, a cogliere il momento e seguire il mio cuore.
Mi ha insegnato ad apprezzare le cose semplici: una passeggiata nei boschi, una fresca nevicata, un sonnellino in un raggio di sole invernale.

E mentre diventata vecchio e malandato, mi ha mostrato l'ottimismo di fronte alle avversità.

Soprattutto mi ha insegnato l'amicizia, l'altruismo e una profonda devozione."

Questo brano, tratto da "Io e Marley" di J. Grogan, si riferisce ad un cane forse un labrador.

Kitty era uno schnauzer medio, femmina , pepe e sale. E' stata la mia amica per 13 anni, mi ha insegnato la dignità, l'affetto, la gioia. E' ancora la mia amica migliore.

domenica 19 aprile 2009

Flush

Flush è un cocker spaniel nato nel 1842 nella casa di campagna di Miss Mary Mitford, scrittrice inglese, amica della poetessa Elisabeth Barrett. Flush vive i primi mesi in campagna, felice e libero, finché la buona miss Mary non lo dona all'amica che vive "reclusa" nella casa paterna londinese. Flush, nel fiore degli anni e nel fulgore del suo mantello rossiccio, irrompe nella tanza sovraccarica di mobili e soprammobili della Barrett, nonché nella sua vita, trasformandola. Tra i due matura una complicità, un legame che le vicende della vita metteranno a dura prova ma non riusciranno a scalfire. Virgina Woolf, avvalendosi della produzione poetica della Barrett e del suo ricchissimo epistolario, ne ricostruisce la vita e dimostra che la si può raccontare dalla particolarissima prospettiva del suo cane. A casa Barrett, a Wimpole Street, regnano il lusso e gli agi, vi sono ingombranti mobili e sfarzosi tappeti, oggetti indiani e specchiere dorate, ma la vita non è felice per Elisabeth, che ha circa quarant'anni. Poetessa famosa, vive un profondo disagio psicologico che le impedisce di uscire di casa. La casa con il tirannico padre e nove fratelli - tra cui spiccano la sorella Arabella - e la governante, Miss Wilson, è una prigione dorata. Tra la melanconica Elisabeth e il piccolo Flush nasce un grande amore. Sembra quasi che Flush incarni quella spontaneità ed istintività a cui Elisabeth ha rinunciato. Per lei l'avventuroso Flush rinuncia alla libertà e trascorre interminabili inverni nebbiosi e assolate estati cittadine nella stanza dove la poetessa, distesa su un'ottomana, scrive assiduamente. L'empatia fra Elisabeth e Flush è completa, finché non giunge una lettera. Flush comprende subito, con il suo istinto canino, che quella lettera è diversa dalle altre. Poi ne giungono ancora e un giorno arriva lo scrittore di quelle lettere: il poeta Robert Browing, giovane, agile, avvenente, sicuro di sè. Flush ascolta le appassionate conversazioni letterarie fra i due e cova una immensa gelosia, tanto da morsicare, un giorno, il poeta. Con estrema delicatezza, Virginia narra come l'amore cambi. Elisabeth Barrett trova il coraggio di abbandonare le sue paure e di fuggire con l'amato Robert a Firenze, naturalmente assieme a Flush. Sembra una fiaba e invece è una storia vera. Tutti i personaggi sono realmente esistiti. Virginia li tratteggia con molta chiarezza, non vi è nulla di retorico o di melenso in questo libro, che parla dell'amore di un cane verso una giovane donna e viceversa, e poi dell'amore di questa donna per un uomo più giovane di lei e viceversa. Il libro è anche un atto d'amore verso Londra, magistralmente descritta a metà Ottocento. Ma è anche un j'accuse verso la tendenza a evidenziare le differenze di classe, alla grande miseria che affliggeva un paese monarchico e capitalista . Fin dall'inizio infatti, Virginia Woolf, nel ricomporre la geneologia degli spaniels in Inghilterra, si diverte a trasferire nel mondo dei cani, le estenuanti questioni di araldica degli umani; in seguito la descrizione degli ambienti non è orchestrata, come di consueto, sulla base di sensazioni visive, ma soprattutto di quelle olfattive, uditive e tattili, più sviluppate nel cane. Ma Flush non è un cane qualunque. "Apprezzava in modo financo eccessivo le emozioni umane": ecco la sua particolarità. Soprattutto Flush è un inno all'amore anarchico e ribelle che manda in frantumi le differenze sociali e le paure, facendo approdare Elisabeth, Robert e Flush a Firenze che, per gli Inglesi è sempre stata il simbolo della bellezza e della libertà. (Flush, biografia di un cane - ed. La Tartaruga)

mercoledì 11 marzo 2009

Bauschan: ritratto di una amicizia


"Quando la bella stagione fa onore al proprio nome e il cinguettar degli uccelli è riuscito a svegliarmi di buon'ora, perché il giorno precedente l'avevo terminato a tempo debito, mi piace, prima di colazione, camminar senza cappello per mezz'oretta all'aperto, nel viale davanti alla casa, oppure negli ampi prati, per respirare qualche boccata della fresca aria mattutina avanti d'immergermi nel lavoro e per partecipare un po' alle gioie del limpido mattino.

Poi, sui gradini, che portano all'uscio di casa, lancio un fischio modulato su due note, tonica e quarta inferiore, simile alla melodia iniziale del secondo movimento della sinfonia incompiuta di Schubert, un segnale che si può considerare pressapoco come la musica a un nome di due sillabe.

Un istante dopo, mentre continuo a camminare verso la porta del giardino, si ode lontano, in principio appena percettibile, nondimeno sempre più vicino e più chiaro, un leggero scampanellio, come quello che può risultare dallo sbattere di una medaglietta contro le borchie metalliche di un collare; e, quando mi volto, vedo Bauschan in piena corsa svoltare all'angolo posteriore della casa e precipitarsi su di me quasi intendesse buttarmi a terra. Per la fatica, ritira un po' il labbro inferiore così da scoprire due o tre incisivi, che luccicano d'un bianco splendido al sole mattutino."

Proseguo a salti con piccoli brani tratti dal breve romanzo di Thomas Mann
Padrone e cane - la storia autobiografica dell'amicizia tra il cane Bauschan e il suo padrone.

"Il colore di Bauschan è bellissimo. Il manto, di fondo ruggine è tigrato di nero. Perché vi è mischiato anche molto bianco che predomina decisamente sul petto, sulle zampe e sul ventre. mentre tutto il naso schiacciato pare immerso nel nero ........

Del resto può darsi che pure lo sforzo cromatico un po' arbitrario del suo manto sia ritenuto inammissibile da chi consideri le leggi della specie davanti ai valori della personalità ... "


Io passeggio un pochino per quelle stradette, mentre Bauschan, con il corpo in diagonale centrifuga, inebriato dalla felicità di trovarsi in pianura riempie i prati di galoppate vertiginose in lungo e in largo, e magari, abbaiando di indignazione mista a piacere, insegue un uccellino che, stregato dalla paura o dispettoso, gli svolazza sempre vicinissimo al muso.

Dato però che io mi siedo su una panchina, anche lui viene sul posto accoccolandosi ai miei piedi. Perché è una legge della sua vita correre soltanto quando io stesso mi trovo in movimento e osservare invece il riposo non appena io mi sia seduto. La cosa non ha alcuna necessità plausibile, ma Bauschan vi si attiene scrupolosamente.
E' strano, familiare e buffo sentirlo seduto ai miei piedi, che lui penetra con il calore febbrile del suo corpo: in sua compagnia e guardandolo, sono quasi ininterrottamente preso da sollievo e simpatia....."

Konrad Lorenz scrisse di questo racconto di Mann che era la più bella descrizione dell'anima canina.

giovedì 11 dicembre 2008

Il piccolo cane nero

Mi chiedo se Cristo avesse un piccolo cane nero tutto riccioluto e lanoso come il mio,
con due lunghe e seriche orecchie, un naso umido e rotondo e due teneri occhi marroni e scintillanti.


Sono sicuro, se lo avesse avuto, che quel piccolo cane nero avrebbe saputo sin dal primo istanteche egli era Dio; che non avrebbe avuto bisogno di alcuna prova della divinità del Cristo,ma che avrebbe semplicemente venerato il suolo su cui lui fosse passato.Ho paura che non lo avesse, perché ho letto come egli pregasse nell'orto da solo poiché tutti i suoi amici erano scappati, persino Pietro, quello detto "una roccia".
E, oh, sono sicuro che quel piccolo cane nero, con un cuore tanto tenero e caldo,non lo avrebbe lasciato soffrire da solo, ma spuntandogli da sotto il braccio, avrebbe leccato le care dita, strette nell'agonia.E, aspettandosi qualche coccola, ma incerto, quando egli fu portato via,gli avrebbe trottato dietro seguendolo fin sulla Croce.

Edward Bach (Le opere complete)

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