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venerdì 23 novembre 2012

Associazioni in un pomeriggio di novembre



Il giardino dei Finzi Contini
Ferrara


- Ma sì, ma sì - esclamò - e nel senso che anch'io, come lei non disponevo di quel gusto istintivo delle cose che caratterizza la gente normale. Lo intuiva benissimo: per me, non meno che per lei, più del possesso delle cose contava la memoria di esse, la memoria di fronte alla quale ogni possesso, in sé, non può apparire che delusivo, banale, insufficiente.

Come mi capiva!  La mia ansia che il presente diventasse subito passato, perché potessi  amarlo e vagheggiarlo a mio agio, era anche sua, tale e quale.

Era il nostro vizio, questo: d'andare avanti con la testa voltata all'indietro. Non era così?

Era così - non potei fare a meno di riconoscere dentro me stesso -, era proprio così.
L'avevo abbracciata soltanto un'ora prima. E già, come sempre, tutto era tornato a essere irreale, favoloso: un evento da non crederci, o da averne paura.


Da Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani - Einaudi 1962 - pag. 224



mercoledì 14 novembre 2012

Non è un po' strano, questo clima?





Pioveva anche quando ero bambina, eppure...


Un clima sempre più instabile sembra accentuare i problemi dei paesi che ne subiscono i capricci

La pioggia battente spazza via i travestimenti e mette a nudo i problemi. Così in Italia avviene che le prime piogge della stagione rendono evidente il pessimo stato di salute del nostro suolo, ormai incapace di assorbire precipitazioni sempre più scroscianti e copiose. E negli Usa l’uragano Sandy sottolinea le ingiustizie sociali di un paese in cui tutto deve essere acquistato, persino la propria salvezza.

Sull’Italia piove in modo sempre più fitto. Nell’arco di poche ore si è riversata sulla penisola una quantità d’acqua che, in altri tempi, si sarebbe spalmata nell’arco di un mese. D’altra parte sono sempre meno le superfici in grado di assorbire l’acqua piovana, soprattutto nei centri abitati, per via della costante cementificazione del suolo (si stima che in Italia si perda un metro quadro di terreno agricolo al secondo). L’effetto incrociato di questi due fattori determina un rischio idrogeologico che cresce di anno in anno e che, secondo l’ultimo rapporto “Ecosistema Rischio” redatto da Legambiente assieme alla Protezione Civile, interessa ormai intere regioni del paese.

L’acqua scivola lungo i pendii asfaltati, non trova via di fuga nei tombini intasati dalle foglie autunnali e forma veri e propri torrenti, che allagano le vie della città, bloccano il traffico, causano frane e smottamenti. In Toscana e Liguria, le regioni più colpite dal maltempo nello scorso fine settimana, il disastro era annunciato.

Le due regioni sono fra le peggiori: il 98 per cento dei comuni toscani, 280 in totale, ed il 99 di quelli liguri, 232, sono a rischio idrogeologico. Significa che in caso di forti precipitazioni, come quelle avvenute durante il fine settimana alluvioni e inondazioni sono praticamente inevitabili. In Liguria è a rischio tutta la fascia costiera, che occupa una frazione minima del territorio della regione (il 5 per cento) ma ospita il 90 per cento della popolazione. In Toscana 680mila persone sono quotidianamente esposte al pericolo di frane e alluvioni.

pioggia



Secondo Legambiente sono 6.633 i comuni italiani in pericolo per la fragilità del suolo

Al resto della penisola non va poi così meglio. Secondo Legambiente sono 6.633 i comuni italiani in pericolo per la fragilità del suolo. 8 comuni su 10. L'82 per cento delle amministrazioni ha a che fare con questo problema e in ben 5 regioni la minaccia riguarda il 100 per cento del territorio: Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d'Aosta. Oltre 5 milioni di persone sono in pericolo in tutta Italia.

Il clima impazzito mette a nudo tutte le miserie del genere umano. il cambiamento climatico è una enorme lente d’ingrandimento , che ingigantisce i problemi, li rende più visibili e più pericolosi. Diventa così evidente, d’un tratto, tutto il potenziale distruttore della cementificazione selvaggia, vera e propria piaga italiana, concentrato di tutti i mali della nostra nazione (mafia, politica collusa, cattiva urbanistica, disinteresse per l’ambiente).

Altrove le violenze del meteo mettono in luce e amplificano i paradossi e le ingiustizie di un modello sociale in cui ogni aspetto della vita è ormai stato privatizzato e impostato secondo le leggi del mercato. Parliamo degli Usa e dell’uragano Sandy. Qui addirittura il violento ciclone che ha causato 98 morti è stato l’occasione per molti “capitalisti dei disastri” (secondo la definizione fornita dalla giornalista canadese Naomi Klein) per sperimentare nuove strategie e spingere ancora un poco oltre l’asticella delle ingiustizie dettate dalle politiche neoliberiste.

“Si devono affrontare le due crisi gemelle di disuguaglianza e cambiamento climatico, allo stesso tempo”, ha affermato la Klein in un recente articolo. Ma per adesso più che dirigersi verso una soluzione collettiva i due problemi sembrano alimentarsi l’un l’altro. Solo alcuni esempi, riportati dalla stessa Klein.

Con gli echi dell’uragano che ancora si udivano per New York, Iain Murray del Competitive Enterprise Institute ha già trovato la causa della lentezza dei futuri lavori di ricostruzione: se la ricostruzione andrà a rilento la colpa sarà delle leggi "a favore dei sindacati" come il Davis-Bacon Act, che prevede che i lavoratori occupati in opere pubbliche non vengano pagati con il salario minimo, ma con il salario prevalente nella regione. E la miseria che verrà a cosa è dovuta? Semplice, per Murray alla “resistenza dei newyorkesi a comprare negli ipermercati come Walmart”.

Uragani e disastri, piogge e alluvioni potrebbero anche essere occasione per un cambiamento collettivo

E che dire dei progetti di ricostruzione? Secondo Frank Rapoport, un avvocato che rappresenta diversi importanti costruttori statunitensi, ha affermato lo stesso giorno che questi dovrebbero essere affidati a privati: troppo costosi per lo stato, ma ottimi affari per chi ha soldi da investire e in futuro potrà trarre profitto dalla gestione privata delle nuove infrastrutture. A frenare l’idea di Rapoport c’è una legge che impedisce questi contratti negli stati di New York e New Jersey, ma l’avvocato spera che i bisogni urgenti della popolazione uniti ai pochi fondi pubblici dei governi sbloccheranno la situazione.

La Klein continua portando vari esempi, per giungere fino all’economista ultraliberale Russell Sobel, che ha proposto di creare nei luoghi colpiti dall’uragano "zone di libero scambio, in cui tutte le disposizioni normali, le licenze e le tasse siano sospese". Una sorta di grande esperimento dal vivo del capitalismo dei disastri.

Ma uragani e disastri, piogge e alluvioni potrebbero anche essere occasione per un cambiamento collettivo. Si sa che è nelle situazioni di maggiore disagio che le persone trovano la forza di reagire e ribellarsi. Il fermento, in Italia come negli Usa, non manca. Chissà che fra i miliardi di gocce che si riversano al suolo non arrivi prima o poi anche quella, fatidica, che farà traboccare il vaso?

Fonte:Il cambiamento - articolo di
Andrea Degl'Innocenti - 13 Novembre 2012

Foto dal web



lunedì 12 novembre 2012

Un lunedì piovoso di novembre



Charlie Brown



  • L'autunno è un andante grazioso e malinconico che prepara mirabilmente il solenne adagio dell'inverno.
         George Sand


  • L'Africa ha l'Aids − L'America del Sud ha la droga − l'Islam ha il terrorismo − il Terzo mondo ha il debito. Gli unici successi occidentali sono i virus elettronici e il crack della borsa.
        Jean Baudrillard

  • Recessione è quando il tuo vicino perde il posto; depressione è quando lo perdi tu.
        Harry Truman

  • Le tribù sono come le stelle nel cielo, sembrano tutti uguali ma ognuno è un unico, piccolo filo intricato e bellissimo arazzo che forma l'umanità. "
       Jean Pierre Dutilleux


  • Le estati volano sempre... gli inverni camminano! 
       Charlie Brown


giovedì 1 novembre 2012

Inizia Novembre

Con pioggia e vento inizia questo nuovo mese.
Si gode il tepore della casa e si guardano dalle finestre i rigagnoli dell'acqua che cade, o meglio, si riversa con impeto sui giardini e i campi.


Novembre
Ancora non sono arrivati i pettirossi, né le cince.

Le bacche ci sono, ma dobbiamo intallare la mangiatoia.

Un detto anglosassone relativo a questo mese avvisa: 

"Se il ghiaccio a Novembre l'anatra sostiene, oltre a fango e fanghiglia, altro più non viene."

Mentre in '30 dì conta novembre ... i proverbi dei mesi' di Carlo Lapucci si cita:

"Per i Santi, manicotti e guanti."














Quasi ogni anno, di questi tempi, mi viene in mente in modo frammentario, una frase di Shakespeare, o almeno credo sia sua.

"Quando con tutta forza soffia il vento
e nella tosse annega il sermone del parroco
e gli uccelli stan fermi, tristi, nella neve
e di Marion il naso è rosso e ruvido ...."


Buon primo novembre a tutti!



martedì 15 novembre 2011

Indian Summer in Canada


Vorrei riportare uno scritto di Andrea Lessona:
Canada, l’Indian Summer




"Il vento fruscia tra l’immensità dei boschi canadesi e fa danzare i rami sfavillanti d’acero. Il giallo delle foglie sfuma nell’arancio, sino a diventare rosso fuoco. E’ il Foliage, un regalo unico che ogni anno la natura fa all’uomo. E che qui, in Quebec, chiamano “Indian Summer”.


I nativi americani, prima che i colonizzatori bianchi li depredassero delle loro terra e della loro cultura, approfittavano di questo periodo mite per disfare i loro tepee e migrare lenti verso sud.


Ammiravano il paesaggio incandescente come oggi fanno i tanti turisti che arrivano nella zona francofona del Canada, presa d’assalto per godere di uno scenario sterminato che vive solo per 15 giorni grazie allo sbalzo climatico tra le notti fredde e i pomeriggi miti.


Gli “indiani” ringraziavano il Grande Spirito, rispettando la terra su cui vivevano e viaggiavano. Prendevano solo il necessario per proteggere il ciclo naturale della Vita e per ogni dono ricevuto pregavano.


Oggi la massa informe di visitatori arriva armata di macchine fotografiche, affolla i cottage, lascia carta di snack ovunque. Fanno a gara per entrare primi tra i negozietti che vendono porcellana e portare a casa un ninnolo da mostrare come uno scalpo.


I locali, ormai quasi tutti bianchi – retaggio dell’antica colonizzazione anglofrancese -, li sopportano a fatica. Ma li sopportano: per il bene dell’economia canadese. E, soprattutto, delle loro tasche.


Alcuni degli “autoctoni” si son fatti guide e portano a spasso i turisti mostrando la bellezza del luogo. Cavalli bradi al pascolo, laghi cristallini che si specchiano nel cielo, sfregiato dal volare libero di oche selvatiche. Poi, prima di migrare verso sud, i volatili riposano il loro piumaggio variopinto nell’acque del fiume San Lorenzo.


Rientrati nelle loro abitazioni in affitto, i visitatori gustano le mele rosse nate nei tanti frutteti. La mattina dopo, a colazione, spalmano sul pane caldo lo sciroppo d’acero ricavato da un foro nel tronco degli alberi.


Qui lo chiamano il “nettare dei boschi”: viene prodotto nelle case del sidro dopo la bollitura a una temperatura altissima. Il suo profumo inebria il cottage e si diffonde nell’aria frizzantina.


Dalla veranda in legno si vede l’arcobaleno sfumato tendersi basso nel cielo, ad altezza albero, e specchiarsi a terra dove le foglie cadute formano un pavimento variopinto. L’alba vibra di fuoco all'orizzonte."


Su questa affascinante estate indiana che da noi coincide con quella di S. Martino, avevo scritto qui http://estateincantata.blogspot.com/2009/10/indian-summer.html



sabato 12 novembre 2011

Georg Trakl e Novembre


AUTUNNO TRASFIGURATO


Imponente finisce così l'anno
con vino dorato e frutto dei giardini.
Intorno tacciono meravigliosi i boschi
e sono del solitario compagni.
Ed ecco dice il campagnolo: Tutto è bene.
Voi campane serali con suono lungo e lieve
alla fine ci date ancora lieto coraggio.
Una schiera di uccelli saluta in viaggio.
È il dolce tempo dell'amore.
Nel battello giù lungo l'azzurro fiume
come bene si accosta quadro a quadretto -
e il tutto tramonta in pace e silenzio.

mercoledì 2 novembre 2011

Novembre


Giace morente l'anno nella luce di questa sera;
Nei boschi autunnali medita il poeta,
Ode sospiri di malinconia
Tra le foglie avvizzite.


Non così, ma, come spirito glorificato
L'angelo dell'anno dice addio, depone le vesti,
Verdi in primavera.
O rilucenti dell'azzurro estivo.


E avendo compiuto la sua missione in terra,
Riempite di biondo grano mille valli,
Frutteti di rosei frutti,
E sparsi i suoi fiori intorno ...


Indugia per un attimo a ponente,
Mentre il sole calante volge al tutto
Un dolce sorriso di saluto
E poi ritorna a Dio.


(Poeta tedesco di fine '800 di cui non ricordo il nome)

domenica 14 novembre 2010

Domenica mattina

Mattina presto, mio marito è gia sceso in cucina e sento arrivarmi odore di caffè. Guardo dalla finestra e, al di là delle tendine, vedo affacciarsi la luce del giorno e le foglie rosse del liquidambar ancora ben attaccate all'albero.

E' sufficiente: mi alzo, scendo a prendere a mia volta il caffè, ma prima apro alla Frida; anzi apro tutti gli scuri delle porte finestre. La luce è ancora poca, ma la Beniamina - la nostra pianta di ficus - ne avrà piacere penso, dopo avere trascorso tutta l'estate in giardino.

Più tardi esco con Frida.

E' una mattina grigia, molto tranquilla - a quest'ora di domenica la gente dorme di solito.

Una leggera nebbia avvolge i campi, la terra nuda, gli alberi lontani in una foschia piacevole.
Respiro quel delizioso odore di foglie cadute, di nebbia - che  a me piace.

Frida è in cerca di gatti e annusa spesso vicino ai tronchi o ai muretti, controlla sotto tutte le aute parcheggiate, spesso rifugio felino.

Guardo intanto i giardini, da sempre una mia passione.

In alcuni i gerani sono ancora fioriti, poche invece le rose.
Ci sono bacche che allietano e risvegliano con il loro colore, il grigio della nebbia.
Alcuni giardini sono in ordine perfetto, tuttre le foglie raccolte e l'erba del prato è lucente; in altri, come nel mio, le foglie formano un prezioso tappeto multicolore.

Scomparsi invece le poltrone e i giochi dei bambini.
Rimangono uno scivolo e  un'altalena nel campetto pubblico accanto alla chiesa, peraltro, deserto.

Pochi gli incontri: due tortore dal collare sacro che volano vicine, un signore che porta al guinzaglio uno schnauzer nano pepe e sale.
Quest'ultimo abbaia ad una Frida interessata solo ai gatti e che non degna i suoi simili.
Ora di tornare, rientriamo in casa dove mio marito sta seguendo la Formula 1 e prendiamo un altro caffè.

mercoledì 19 novembre 2008

Siedono sulle panchine


Siedono sulle panchine
le ultime foglie stanche
e sussurrano appena,
parole di addio,
nel viale d'autunno spoglio.

S. Atckucova

domenica 16 novembre 2008

Gli uccelli nella mitologia

Sono uscita per una passeggiata, questa mattina. Non tutti gli alberi sono spogli, anzi alcuni fiammeggiano al sole e i colori sono diversi, dal verde al bruno, al rosso, al giallo...

C'è silenzio, alcune persone si dirigono verso la chiesa. Io mi fermo di tanto in tanto ad osservare i giardini, i campi, tutti arati, e gli uccelli: merli, tordi, tortore, piccioni.


Si pensava spesso, nell’antichità, agli uccelli come divinità o pensieri delle divinità.

Nella mitologia norrena, il dio Odino ha due corvi come messaggeri, Hugin (il pensiero) e Munin (la memoria)


Nella mitologia dell’America centrale, il dio dell’aria viene molto spesso raffigurato come un serpente piumato.

Nella tradizione dei Nativi Americani, l’Uccello del tuono è uno spirito di grande potere creativo e di enorme potenza.

Presso gli Egizi, il dio Horus era di solito rappresentato con testa di falco, mentre Maat, la dea egizia della Verità, si mostrava spesso con una penna di avvoltoio.

Per gli Indù, gli uccelli rappresentano uno stato superiore dell’essere.

Le leggende, il folklore e la mitologia sono piene di creature alate che hanno interessato l’umanità in molti modi.

Pegaso è il cavallo alato dei Greci.

Le arpie erano donne con il corpo di uccello e l’antico grifone è una combinazione di animali con grandi ali e testa di uccello.

La fenice è l’uccello mitico che viene bruciato nel rogo del sacrificio e poi risorge dalle sue stesse ceneri.

Per gli esseri umani primitivi, gli uccelli erano dei che potevano portare il tuono e la pioggia.

Il volo degli uccelli rappresenta un modo per lasciare la terra e salire al cielo, come anche un mezzo per scendere dal cielo e atterrare sulla Terra.

Sono simboli della trascendenza, della elevazione della natura inferiore.

Riflettono una sottomissione o la vittoria su una natura imperfetta. Molto spesso, la liberazione da uno stato dell’essere troppo fisso, immaturo, viene riflesso nella simbologia e nell’apparizione dell’uccello.

Essi rappresentano i simboli ultimi della trascendenza e dell’emancipazione da un modello di esistenza verso un altro superiore rispetto al primo. L’uccello riflette l’unione della mente conscia e di quella inconscia.

Per la sua capacità di volare, è associato all’aspirazione, ai voli dell’intuizione, alla bellezza.

Novembre



Oggi è una bellissima, soleggiata domenica di novembre.

Novembre era il nono mese dell’antico anno romano che cominciava con Marzo

Gli Anglosassoni lo chiamavano “Bloth-monath” (mese del sangue), nome derivante forse dal fatto che a San Martino si uccideva il bestiame per preparare la carne da mangiare durante l’inverno.

Proverbi

"Per i Santi, manicotto e guanti”

“Se di novembre tuona, l’annata sarà buona”

“Quando Novembre la frusta brandisce, è meglio se dal porto la nave non esce”

“Se il ghiaccio a Novembre l’anatra sostiene, oltre a fango e fanghiglia, altro più non viene”

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