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martedì 4 dicembre 2012

Firmiamo tutti. E' importante!!!

Non so se in questi giorni avete seguito la notizia che molti governi del mondo si riuniscono per decidere sull' utilizzo di internet.

A me sembra un fatto grave lesivo della nostra libertà.
Una dittatura feroce.

Google si è fatto promotore di una raccolta firme contro questo ennesimo tentativo di chiudere i blog e di censurare la rete.




"Per un mondo libero e aperto è necessaria una Rete libera e aperta. Il futuro di Internet non dovrebbe essere determinato dai soli governi. Dovrebbero essere coinvolti anche i miliardi di persone di tutto il mondo che utilizzano Internet, senza dimenticare gli esperti che la costruiscono e la gestiscono."


https://www.google.com/takeaction/?utm_source=google&utm_medium=hpp&utm_campaign=12032012freeandopen_it

Firmiamo tutti e diffondiamo!

sabato 1 dicembre 2012

Domenica di dicembre , Biblioteche e copyright


Per recuperare tutti i giorni passati lontani dal blog, posto ora, una moltitudine di parole, benché sappia quanto sia scoraggiante trovarsi davanti una specie di poema…. :)
Sono comunque parole tratte da un libro di Robert Darnton, citato in fondo.


"Quello attuale è un periodo di transizione, nel quale la modalità a stampa e quella digitale coesistono e le nuove tecnologie diventano presto obsolete. Stiamo già assistendo alla scomparsa di molti oggetti familiari: la macchina per scrivere, ormai relegata nei negozi di antiquariato; la cartolina postale, una curiosità; la lettera scritta a mano, un compito superiore alle capacità della maggior parte dei ragazzi, che non sanno più scrivere in corsivo; il giornale quotidiano, estinto in molte città; la piccola libreria, sostituita dalle grandi catene di distribuzione, a loro volta minacciate dai distributori online, come Amazon. E la biblioteca?

Sembrerebbe l'istituzione più arcaica di tutte. E tuttavia il suo passato fa ben sperare per il suo futuro, perché le biblioteche non sono mai state magazzini di libri. Sono sempre state e sempre saranno centri di studi e di cultura. La loro posizione centrale nel mondo del sapere le rende idealmente adatte a mediare tra le due modalità di comunicazione, a stampa e digitale. Anche i libri possono accoglierle entrambe. Siano stampati su carta o immagazzinati su un server, i libri costituiscono il corpo del sapere e la loro autorevolezza deriva da elementi che trascendono la tecnologia usata per produrli. 


Essa è dovuta in parte agli autori, benché i libri fossero oggetto di reverenza ben prima che nel Settecento prendesse forma il culto dell'autore. Come sottolineano gli storici del libro, gli autori scrivono il testo, ma il libro è materialmente fatto da professionisti specializzati, e questi ultimi esercitano funzioni che vanno ben oltre la manifattura e la diffusione di un prodotto. Gli editori sono come dei guardaportone, che controllano il flusso della conoscenza. Tra l'illimitata varietà di materiale suscettibile di essere reso pubblico, essi, sulla base della loro competenza professionale e delle loro personali convinzioni, selezionano ciò che a loro avviso si venderà o merita di essere venduto. I giudizi degli editori, informati a una lunga esperienza nel mercato delle idee, condizionano ciò che raggiungerà i lettori, e i lettori, in quest'epoca di sovraccarico di informazioni, hanno più che mai bisogno di affidarsi ad essi. Selezionando i testi, revisionandoli, impaginandoli in modo che siano leggibili e portandoli all'attenzione dei lettori, i professionisti del libro forniscono servizi che sopravvivranno a ogni cambiamento tecnologico. [...]
 Ma perlopiù noi bibliotecari tenderemmo a sottoscrivere i princìpi scolpiti in bella vista nelle nostre biblioteche pubbliche. "Aperta a tutti" si legge sopra l'ingresso principale della Public Library di Boston; e sulla parete della sala del Consiglio di amministrazione della Public Library di New York sono incise in oro queste parole di Thomas Jefferson: "Considero la diffusione dei lumi e dell'istruzione la risorsa più sicura per migliorare la condizione umana, promuovere la virtù e favorire la felicità dell'uomo". Eccoci tornati all'illuminismo

Boston - Public Library


La Repubblica degli Stati Uniti fu fondata sulla fede nel principio cardine della Repubblica delle Lettere del Settecento: la diffusione dei lumi. Secondo Jefferson, l'illuminismo si realizzava per il tramite degli scrittori e dei lettori, dei libri e delle biblioteche – specialmente delle biblioteche: quella della sua residenza di Monticello, quella dell'Università della Virginia e la Biblioteca del Congresso. 

Tale fede è incorporata nella Costituzione degli Stati Uniti. L'articolo 1, comma 8, istituisce il copyright e i brevetti soltanto "per un periodo limitato" e fatto salvo il fine superiore della promozione del "progresso della scienza e delle arti utili". 
I Padri fondatori riconobbero il diritto degli autori a un equo ritorno economico per la loro fatica intellettuale, ma posero il bene pubblico al di sopra del profitto privato.

Come si misura l'importanza relativa di questi due valori? Come ben sapevano gli estensori della Costituzione, il copyright fu creato in Gran Bretagna nel 1710 dallo Statuto di Anna Stuart allo scopo di mettere un freno alle pratiche monopolistiche della London Stationers' Company, la corporazione dei librai editori londinesi, e anche, come proclamava il suo titolo, "per la promozione del sapere". All'epoca, il Parlamento stabilì la durata del diritto d'autore in quattordici anni, rinnovabili una sola volta. I librai editori cercarono di difendere il proprio monopolio reclamando la durata perpetua del copyright in una lunga serie di cause giudiziarie. Ma persero la guerra con la sentenza definitiva del caso Donaldson contro Beckett, nel 1774.

martedì 20 novembre 2012

Mikko Hypponen

Ho trovato questo video  sottotitolato in italiano in cui Mikko Hypponen parla dei virus.
Ecco il link su cui cliccare

http://on.ted.com/Hypponen


Mikko Hyppönen Hermanni, nato nel 1969 in Finlandia, è un esperto di sicurezza informatica e giornalista.



Mikko Hypponen

venerdì 27 aprile 2012

Sono un po' indecisa, ma .. ci provo.

Il post che ho messo mercoledì scorso, ha suscitato bei commenti.
Belli perché soprattutto personali, non il solito saluto di passaggio che pure è un segnale che apprezzo.
Ma il coinvolgimento qui è stato maggiore.


Quindi sono stata indecisa se rispondere individualmente o fare a mia volta un post personale di risposta a tutti gli amici e le amiche che hanno risposto.
confuso.jpg


Per quanto mi riguarda, è diventato un fatto di principio non seguire la televisione.
La considero un'arma del Potere e non un mezzo informativo.


E' vero che occorre fare molta attenzione anche su internet, perché spesso circolano notizie fasulle, ma mi sembra che con un po' di esperienza, si possa riuscire a trovare fonti credibili o meno. E in tutti i casi le notizie sono tante e già questo aiuta a fornirsi un'opinione personale. 


A difesa della televisione, ammetto che a me piace leggere e quindi do la priorità assoluta a un libro.
Mi piacciono anche i film, non tutti. Me li guardo in DVD, magari presi a noleggio o prestati da qualche amico, in genere mia figlia.


Quanto  scritto da Cristina, a cui devo in modo particolare questo post di oggi, e che quindi ringrazio, mi aveva leggermente spiazzato.


Così come Francesco.


Ho dovuto riflettere sulla mia famiglia e me stessa. E mi sono chiesta:
- Come mai non ci ritroviamo insieme dopo cena seduti davanti ad uno schermo, ridendo o commentando insieme?
Quando vivevo con i miei genitori, era un'abitudine.-


Mi accorgo che non ci riesco più, non ho la pazienza di starmene lì seduta a guardare qualcosa che di solito non mi interessa.
Aggiungo il fatto che mio marito, ha una smania compulsiva: quella di premere 'sfacciatamente' e di continuo sul telecomando. 
Già questo mi taglia fuori.... :)))


Mia figlia a volte riusciva a stare con suo padre qualche sera e devo dire che li vedevo anche divertirsi insieme.  Sono io la pecora nera, allora.


pecora_nera_06_d0.jpg


Quando sono sola in casa, mai e poi mai, mi viene in testa di accendere la TV.
Adoro il silenzio, o stare in giardino o farmi una passeggiata con Frida, la mia cagnolina.
Pertanto, sono considerazioni personali, le mie.


Indubbiamente, sarei ipocrita se sostenessi che la TV mi fornisce un piacere o un divertimento.
Non è così, per me la TV rimane priva di contenuti, con rarissime eccezioni.
Se poi penso alla pubblicità che si è costretti a subire, NO, non ce la faccio proprio. 


Per Sari: di Paolo Restuccia so solo quanto riportato nel link che segue  http://www.omero.it/docenti.php?itemid=133

E con questo ringrazio tutti di avere scritto e condiviso.



martedì 10 febbraio 2009

Stanno facendo una legge per poter chiudere i siti Internet

Eccoci di nuovo:

Con il pacchetto sulla sicurezza approvato dal Senato, Berlusconi dà al ministro degli Interni il potere di chiudere siti Internet, filtrarli e multarli pesantemente. Berlusconi si era proposto di voler dare a Internet una costituzione mondiale; certo se il modello è quello che sta introducendo in Italia c'è da far venire i brividi.
Il pacchetto sulla sicurezza appena approvato dal Senato (dovrà ancora tornare alla Camera) infatti prevede che il ministero dell'Interno potrà ordinare l'oscuramento dei siti Internet sui quali si commette il reato di apologia o si istiga a delinquere. Lo stesso ministero potrà chiedere che vi vengano apposti filtri adeguati. I siti "disobbedienti" dovranno pagare una sanzione dai 50mila a 250mila euro.

Nel testo del ddl si legge infatti: "In caso di accertata apologia o incitamento, il ministro dell'Interno dispone con proprio decreto l'interruzione dell'attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, applicando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti". In pratica il governo si arroga un potere che solo nei Paesi totalitari appartiene alla polizia mentre nei Paesi democratici può essere esercitato solo dall'autorità giudiziaria e mai dal governo per via amministrativa.

La misura è stata inserita all'ultimo momento grazie a un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC), che prende ispirazione dalle recentissime polemiche sui gruppi di Facebook a favore degli stupri o della mafia.

Il senatore D'Alia ha commentato: "In questo modo diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network Facebook, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle Br, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio."

Imbavagliare Internet, ecco qual è il vero scopo. Forse non siamo ancora al nazismo contro il quale Di Pietro grida, ma certamente il fascismo in Italia iniziò in un modo molto simile.

Fonte www.zeusnews.com

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