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sabato 27 ottobre 2012

HA HA HA - hi hi hi - Laff Box



Sul sito di Studio, Pietro Minto racconta la storia delle risate finte e di Charles Douglass, l’uomo che per primo nel 1953 inventò la macchina per crearle. 

Erano gli anni in cui la diffusione della televisione aveva cominciato a creare qualche imbarazzo agli autori di programmi comici: far ridere il pubblico era sempre stata una preoccupazione per qualunque attore comico, ma far ridere un pubblico che non si trovava nella platea davanti all’attore ma in milioni di case sparse per il paese era una sfida completamente nuova. 
La soluzione fu trovata da Charles Douglass e si chiamava Laff Box.

Charles Rolland Douglass faceva ridere  tutti. Sul serio. Non che fosse una persona particolarmente spassosa – se ne sa poco e quel poco non è esilarante – ma è a lui che dobbiamo molte delle risate che abbiamo fatto o sentito fare. 

Douglass, infatti, è l’inventore della Laff Box, lo strumento con cui per decenni i network televisivi hanno aggiunto risate e applausi registrati ai loro show. 

La tecnologia aveva l’obiettivo di risolvere un problema vecchio come il concetto di spettacolo: il rapporto tra palco e platea. Già ai tempi di Shakespeare le mancate risa e applausi del pubblico venivano sofferti da autori e produttori. Alcuni teatri londinesi utilizzavano degli “ scalda-pubblico” per guidare il pubblico tra i momenti divertenti come delle strane prefiche al contrario.

Durante il Novecento, i nuovi mass media resero tutto più complicato poiché il palco divenne lo studio radiotelevisivo e la platea si fece impalpabile e personale (uno schermo, un pubblico), diffusa su tutto il Paese e poi il mondo intero. Hai voglia a disseminare scalda-pubblico in ogni tinello della nazione. 

Serviva qualcos'altro  un’idea nuova. Il problema si poneva con intensità inedita nel caso della televisione, nuovo giocattolo mondiale che stava cambiando usi e costumi delle famiglie. 




Qui i programmi comici cominciarono a conoscere i famigerati “tempi televisivi” e a cozzare con il formato live. 

Il pubblico, infatti, spesso rideva troppo o troppo poco, scompostamente, costringendo gli attori a modificare il ritmo delle battute, ad assecondare il riso con qualche secondo di silenzio, allungando gli show e rovinando il ritmo narrativo. 

E poi gli errori: ogni nuova prova prevedeva la ripetizione delle stesse battute, che dopo qualche take consumavano la loro carica comica, strappando risate sempre più a denti stretti. Un dramma, quest’ultimo, soprattutto per gli autori che vedevano la battuta più forte dell’intera stagione “bruciata” da una risatina strappata con le tenaglie, e solo perché gli attori l’avevano dovuto provare molte volte.

Continua a leggere su Rivistastudio.com 


Fonte: Il Post del 26 ottobre scorso 

Immagine dal web


domenica 16 settembre 2012

Regnava Berlusco



E' domenica, una bella domenica di settembre, ma - come un spirito maligno - anche i pensieri che mi hanno ossessionato per anni, ritornano...

Ho sfogliato un libro di Franco Cordero che porta come sottotitolo "Regnava Berlusco"


domenica di settembre
Domenica di settembre


Pagina IX

Breve ouverture a Regnabat Berlusco 


La storia comincia negli anni ottanta, quando l'impresario edile ingigantito da capitali oscuri irrompe nel selvatico etere televisivo e, comprando favori governativi, allunga le mani fino a diventare duo- polista, indi egemone. 

Questo libro racconta in sessantun quadri gli ultimi trentasette mesi: come un tre volte capo del governo, trionfante alle urne, dilapidi la fortuna politica (l'economica è nei forzieri)
[....]

Non s'era ancora visto l'eguale in frode, falso, plagio, estri d'astuto corruttore, e salta nel pantheon dei più ricchi al mondo soverchiando concorrenti meno disinibiti. 


Padroni e servi
Padroni e servi

Dagli affari alla politica, identica maniera. Cinque reti televisive su sette gli assicurano un dominio psichico capillare. A termine più o meno lungo, l'esito era prevedibile: seminano miseria gestioni piratesche della res publica, aperta al parassitismo famelico (P2, P4 ecc.); e nella crisi planetaria l'effetto risulta devastante perché l'organismo collettivo era minato dalla corruzione. 

Tisi economica. Dominus negava i sintomi del malessere organico, continuando imperterrito: da otto anni e mezzo tosa sessanta milioni d'anime perseguendo l'impunità; alla perdita dei consensi elettorali rimedia comprando qualche parlamentare.

Malgovernata così, l'Italia è malata contagiosa: l'Europa lo mette in mora e lui oppone furberie; mimica magliara, più che commedia dell'arte. Qualunque cosa dica, non gli credono: da Cannes, 3 novembre, torna come i debitori insolventi la cui parola vale zero; siamo paese infido, sorvegliato da due commissari. 

venerdì 27 aprile 2012

Sono un po' indecisa, ma .. ci provo.

Il post che ho messo mercoledì scorso, ha suscitato bei commenti.
Belli perché soprattutto personali, non il solito saluto di passaggio che pure è un segnale che apprezzo.
Ma il coinvolgimento qui è stato maggiore.


Quindi sono stata indecisa se rispondere individualmente o fare a mia volta un post personale di risposta a tutti gli amici e le amiche che hanno risposto.
confuso.jpg


Per quanto mi riguarda, è diventato un fatto di principio non seguire la televisione.
La considero un'arma del Potere e non un mezzo informativo.


E' vero che occorre fare molta attenzione anche su internet, perché spesso circolano notizie fasulle, ma mi sembra che con un po' di esperienza, si possa riuscire a trovare fonti credibili o meno. E in tutti i casi le notizie sono tante e già questo aiuta a fornirsi un'opinione personale. 


A difesa della televisione, ammetto che a me piace leggere e quindi do la priorità assoluta a un libro.
Mi piacciono anche i film, non tutti. Me li guardo in DVD, magari presi a noleggio o prestati da qualche amico, in genere mia figlia.


Quanto  scritto da Cristina, a cui devo in modo particolare questo post di oggi, e che quindi ringrazio, mi aveva leggermente spiazzato.


Così come Francesco.


Ho dovuto riflettere sulla mia famiglia e me stessa. E mi sono chiesta:
- Come mai non ci ritroviamo insieme dopo cena seduti davanti ad uno schermo, ridendo o commentando insieme?
Quando vivevo con i miei genitori, era un'abitudine.-


Mi accorgo che non ci riesco più, non ho la pazienza di starmene lì seduta a guardare qualcosa che di solito non mi interessa.
Aggiungo il fatto che mio marito, ha una smania compulsiva: quella di premere 'sfacciatamente' e di continuo sul telecomando. 
Già questo mi taglia fuori.... :)))


Mia figlia a volte riusciva a stare con suo padre qualche sera e devo dire che li vedevo anche divertirsi insieme.  Sono io la pecora nera, allora.


pecora_nera_06_d0.jpg


Quando sono sola in casa, mai e poi mai, mi viene in testa di accendere la TV.
Adoro il silenzio, o stare in giardino o farmi una passeggiata con Frida, la mia cagnolina.
Pertanto, sono considerazioni personali, le mie.


Indubbiamente, sarei ipocrita se sostenessi che la TV mi fornisce un piacere o un divertimento.
Non è così, per me la TV rimane priva di contenuti, con rarissime eccezioni.
Se poi penso alla pubblicità che si è costretti a subire, NO, non ce la faccio proprio. 


Per Sari: di Paolo Restuccia so solo quanto riportato nel link che segue  http://www.omero.it/docenti.php?itemid=133

E con questo ringrazio tutti di avere scritto e condiviso.



giovedì 26 aprile 2012

Gli ultimi giorni della televisione



Ho trovato questo articolo, girellando in rete, ieri, durante i momenti di riposo di una giornata finalmente dedicata al mio giardino.


Fonte Scuola di scrittura Omero Sezione Rivista Omero


È fatta, la televisione è morta. Tra poco sarà come il teatro o come la musica da camera che prima se la facevano i ricchi dentro casa e adesso se uno proprio vuole la va a sentire all'Auditorium. 


non-gettare-dalla-finestra.jpeg


Non sto dicendo che verrà seppellita da internet o che satellite e digitale terrestre le stanno scavando la fossa. No. Questo lo dicono tutti. 


Io dico che è già morta. La sera quando accendi il televisore fai una seduta spiritica; quando fai zapping è come se dicessi: alzati e cammina; il premio regia televisiva è La notte dei morti viventi; pagare il canone è come accendere un cero per povero nonno; e infatti tutti a dire quanto era buona e quanto era bella quella che c'era una volta.


Quando muore un mezzo di comunicazione di massa? Ovvio, quando non è più di massa. Quando quello che trasmette non interessa più la maggioranza delle persone. Quando i suoi scoop non hanno più forza. 


Se scrivi una cavolata su twitter rischi la diffusione planetaria. C'è perfino chi non riesce a smentire quello che è stato scritto da un falso sé stesso su facebook. 


Questi sono davvero i mezzi di comunicazione di massa oggigiorno, non la tv.


Anche la data del decesso è già scritta. È venuta a mancare il giorno di Pasquetta del 2012.


L'agonia in realtà era cominciata da tempo e la situazione si era aggravata il 29 marzo quando "Chi l'ha visto?" aveva cercato di ritrovare una signorina scomparsa. 


Solo che la signorina non era scomparsa e se ne stava bel bella a casa sua, una casa senza televisore. La trasmissione aveva mandato in onda le rituali fotografie ma niente. Secondo le cronache nessuno si è fatto vivo per dire: guardi che la signorina abita al piano di sotto. Nel frattempo lei se n'è andata in giro, ha ricevuto visite, ha condotto la sua vita normale senza che qualcuno la fermasse per dirle che la cercava la tv. Ma ve l'immaginate, solo pochi anni fa?


Poi il 9 aprile la troupe televisiva di un'emittente regionale è andata al suo indirizzo e l'ha trovata lì sorridente e stupita. Le sue dichiarazioni potrebbero essere incise sulla lapide che coprirà il televisore. Quando le hanno chiesto se era lei, ha risposto: "Sì, sono io". E dove era stata tutto questo tempo? "Comodamente a casa". E qualcuno l'ha incontrata? "Sono venuti a trovarmi dei miei allievi, sono stati molto carini". Hai capito? Neanche gli allievi l'hanno guardata a "Chi l'ha visto?"


La tv non sparirà certo di colpo e forse non sparirà affatto. Ci resterà accanto come una cosa un po' antica tipo il circo, oppure come roba colta tipo teatro, o come passatempi gradevoli tipo radio e cinema. 


Infatti, a differenza di quel che si crede, i mezzi di comunicazione non muoiono e non vengono sostituiti l'uno con l'altro ma si accumulano, mentre alcuni declinano altri prendono il sopravvento. 


In effetti i programmi televisivi più interessanti vivono male in tv, non fanno grandi ascolti, però rivivono su Youtube. E invece di un varietà di quattro ore con lunghi momenti noiosi, ti guardi solo quei tre o quattro minuti irresistibili. Vi pare poco?

Scritto da di Paolo Restuccia nella fonte sopra citata

Il neretto è mio e l'immagine è presa dal web.

sabato 21 gennaio 2012

Sileno e Bellezze in bicicletta




Sileno del blog Frammenti in un suo post del novembre scorso scrisse "poi arrivò la televisione".


Mi è capitato di leggere su un libro che poi citerò, ricordi abbastanza simili sul medesimo argomento. Li ripropongo pertanto, per chi non era ancora ancora nato o per chi voglia ricordare.


"Il nonno Berto faceva le ore piccole davanti allo schermo. Di giorno, non doveva andare nei campi e stava alzato finché non appariva il segnale di fine trasmissioni, con l'inno di Mameli in sottofondo. 
(...)
Tutte le sante sere stava lì, gli occhi fissi al televisore, il busto ben eretto e le mani appoggiate sul pomello del bastone ... senza più rivolgere la parola a nessuno.
Siccome dovevano svegliarsi all'alba, i figli e le nuore andavano a dormire senza curarsi dei programmi televisi. Gli davano la buonanotte, ma lui di solito non rispondeva. 
.........................
Era il suo modo per mostrare il gran piacere di rimanere lì da solo, a godersi le operette, le commedie di Gilberto Govi o anche soltanto la pubblicità della China Martini con Ernesto Calindri e Franco Volpi, oppure quelle delle caramelle Dufour, con la Marisa del Frate che gli piaceva tanto.


La caramella che mi piace tanto.

Il giovedì sera e il sabato, però, si rimaneva alzati tutti. Da vedere, c'erano Lascia o Raddoppia? con Mike Buongiorno e la Edy Campagnoli, e Il Musichiere di Mario Riva con i suoi campioni, come Spartaco Ditri, e le vallette, per prima Marilù Tolo, la mia preferita, e Brunella Tocci, che anni dopo avrei rivisto cronista nelle sfilate di moda.
Si cenava un po' prima del solito perchè, a dieci minuti dall'inizio della trasmissione, la cucina si riempiva di vicini. Soprattutto di vicine. Per un lungo periodo di tempo, infatti, siamo stati la sola famiglia con la tivù nel raggio di qualche chilometro. E la nostra casa in mezzo ai campi, certe sere, sembrava il caffè sotto i portici della piazza di Montecchio. (...)


Fonte: Bellezze in bicicletta di Adele Grisendi - Ed. Sperling & Kuper economica.

lunedì 24 gennaio 2011

Vocalizzi



Ho avuto teatri immensi,
arene, popolari tendoni,
quando gestire il dramma aveva il senso
di una collettiva funzione.
La nuova era ha sommerso
di tele-rumori la civiltà;
un'ignava e matta bestialità
i fogli del Libro ha disperso.
E mi tenta, oggi, la cella appartata
in cui in pochi e per pochi
(o addirittura per l'età futura?)
dire l'epilogo di una morta avventura,
i suoni-traccia di una parola passata.
Perché il linguaggio resista,
sottrarre le schede al Medioevo che avanza;
serbare l'archetipo con monacale pazienza;
farsi - da istrione - archivista.

Vittorio Gassman - "Tramandare" - da Vocalizzi - Ed. Longanesi

venerdì 18 settembre 2009

Lo shock di Videocracy e il “fascismo estetico”


Erik Gandini (Bergamo 1967) ha realizzato un documentario sul potere in Italia, partendo dal fatto che nel nostro Paese – contrariamente a quanto avviene in consolidate democrazie – il potere politico e quello mediatico coincidono nella persona del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il titolo del documentario (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia) è, significativamente, Videocracy (neologismo dal significato facilmente intuibile).

Che cos'è il "fascismo estetico"?


Le sequenze iniziali e finali di "Videocracy" lo illustrano pefettamente.
Il fascismo estetico è quella lotta per la salvezza sociale che impegna ogni componente dei ceti popolari, nella più assoluta solitudine, sul terreno della propria immagine.

Nell'epoca della fine della mobilità sociale e del lento disfacimento della classe media, il nemico di classe non esiste più, come non esistono più alleati nella lotta per il miglioramento delle condizioni di vita.

Vi è un'unica fede, quella della trasformazione individuale. Non una religiosa rivoluzione interiore, ma una laica e materialista metamorfosi della propria immagine.

Il giovane operaio bresciano che è intollerante nei confronti del proprio lavoro, che si rifiuta ostinatamente ad un destino di tornitore a vita, ha di fronte a sé un'unica via di salvezza che, tragicamente, è in realtà la sua maledizione.

Egli vive da anni nella costruzione di un personaggio televisivo attraverso una dura disciplina fisica, che lo rende straordinariamente atletico e prestante. Ha ininterrottamente lavorato sulla propria immagine, ossia sul proprio corpo, sulla gestualità, sugli abiti.

Continua qui

Il brano che ho parzialmente postato è stato scritto da Andrea Inglese, su nazioneindiana.com.


Riporto anche
questo Articolo di , pubblicato venerdì 28 agosto 2009 in Svezia.

"Che cosa succede nell’opinione pubblica del regno di Silvio Berlusconi, dove il primo ministro controlla l’intera televisione? Erik Gandini ritrae questo incubo sorridente ed amorale che esce dallo schermo.
Erik Gandini si è finalmente deciso ad affrontare l’Italia, la sua misteriosa patria il cui presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è procurato l’immunità giudiziaria, ha messo i rom in posti simili a campi di concentramento e sempre con il sorriso sulle labbra si è divincolato tra tutti gli scandali grandi e piccoli, all’apparenza con il tacito consenso della maggioranza degli italiani.
Di tempo ce n’è voluto ed è senz’altro stato difficile da portare a termine, ma il suo film “Videocracy” (più o meno ‘governo dello schermo’) ha meritato in pieno quest’attesa.
In Italia, più dell’80% delle persone si informano esclusivamente attraverso la televisione. La televisione è di proprietà del primo ministro Silvio Berlusconi con il suo prosperante impero mediatico Mediaset, oppure è da lui dominata attraverso il suo partito Forza Italia. Il partito di governo italiano esercita sulla radio e sulla televisione pubblica RAI un’influenza ben più grande di quanto sarebbe possibile in Svezia.
Ma Erik Gandini non si sofferma quasi mai su questi dettagli e presenta invece, attraverso un linguaggio visuale, brillante e carico di emotività, qualcosa di ben più difficile da cogliere: le conseguenze e la psicologia di ciò che definisce una “rivoluzione culturale”. Una rivoluzione in cui sono soprattutto le donne ad essere sfruttate e misteriosamente accettano di farsi sfruttare, mentre l’Italia scivola sempre più in basso nella classifica delle pari opportunità.
Gandini passa da inquietanti vie secondarie per entrare in un incubo sorridente ed amorale in cui la parola scritta, l’argomentazione fondata e le realtà sociali non hanno in pratica più alcun significato politico. La strada del successo, che qui è il senso stesso della vita, passa attraverso gli show e i quiz delle televisioni di Berlusconi. Come è stato detto persino in dibattiti svedesi sull’Italia quando si sono discusse le critiche a Berlusconi: che cosa c’è di sbagliato a divertirsi un po’?
Un giovanotto si allena nella lotta libera e nei movimenti alla Ricky Martin, partecipa a concorsi per talenti e sogna il successo spronato dalla mamma. Delle ragazzine puntano a diventare “velina”: ballerine per 30 secondi, “seni abbondanti e perizoma” per mantenere gli spettatori incollati. Una corpulenta donna di mezza età fa uno strip davanti a cacciatori di talenti. Sono i sognatori più commoventi ed innocenti di Gandini, e si trovano in fondo alla catena alimentare in cui il potere e i media vivono in simbiosi.
L’innocenza va svanendo man mano che Erik Gandini sale in questa catena. Ritrae da vicino lo sgradevole Fabrizio Corona, paparazzo, ricattatore e nihilista da varietà che con successo ha portato l’essenza cinica dell’estetica berlusconiana un passo più avanti. Il famoso agente televisivo Lele Mora, buon amico di Berlusconi e suo
vicino in Costa Smeralda, il paradiso sardo del jet-set, riceve gli ospiti nella sua “casa bianca” e sorridendo passa il suo cellulare da cui svolazza come suoneria “La giovinezza”, canzone di battaglia dei fascisti, tra immagini di simboli del partito, svastiche e Mussolini: ”Bello, eh?”
Un’altra vicina in Sardegna è diventata fotografa di corte del primo ministro e racconta volentieri quali foto sono state approvate e qual’è la sua preferita: quella famosa di Berlusconi con una giovanile bandana.
“Il Presidente”, come Berlusconi chiama sé stesso, appare solo sorridente – e che sorriso! – in contesti ufficiali: sulla tribuna d’onore ad una parata militare, in testa ad una manifestazione di Forza Italia, mentre riceve la cittadinanza onoraria di Olbia, in Sardegna.
“Videocracy” funziona in modo eccellente come misurazione di trent’anni di cambiamento della situazione mentale e politica italiana, soprattutto insieme a “Il divo” di Sorrentino. O come Gandini ha descritto il suo obiettivo: non tanto osservare la banalità del male, quanto la malvagità del banale. Forse non è nemmeno così lontano da noi come ci piace credere."
Articolo originale


lunedì 22 giugno 2009

Immaginare e ...


Per la maggior parte della gente, immaginazione equivale a irrealtà.
Eppure l'immaginazione è il potere della mente di creare immagini e operare con esse.

E' questa abilità che ci apre ad altri regni, ci aiuta a scoprire conoscenze perdute, spalancandoci visioni più alte.

C'è stato un tempo in cui l'umanità si riconosceva parte della natura e viceversa.

Sogno e veglia erano inseparabili: il naturale e il soprannaturale si fondevano e si mescolavano fra loro. La gente usava immagini della Natura per esprimere questa unità e per comunicare.

In passato sciamani, sacerdoti o sacerdotesse erano i custodi della sacra conoscenza di vita.

Ed erano legati ai ritmi delle forze della natura, capaci di camminare sul filo che lega il mondo visibile e quello invisibile.

Aiutavano la gente a ricordare che tutti gli alberi sono divini e che gli animali parlano a chi vuole ascoltarli.

Addirittura i primi sacerdoti - nella cultura sciamanica - adottavano l'aspetto esteriore degli animali, indossandone la pelle e coprendosi con maschere per simboleggiare il risveglio e l'assunzione di energie specifiche.

Eseguivano rituali in accordo con i ritmi naturali delle stagioni per risvegliare la vita e una maggiore fertilità: ogni specie ed ogni aspetto dell'ambiente aveva il potere di ricordare loro ciò che potevano manifestare nella propria vita.

La Natura si faceva ponte per arrivare al soprannaturale.

Apparentemente, tutto questo sembra sciocco alle nostre menti razionali: questa nostra società "moderna" si assopisce lentamente, ma sempre più inesorabilmente davanti ad un televisore, ha bisogno di rumori perché non riesce più a sopportare il silenzio: deve comprare, consumare ... alla ricerca di qualcosa che c'è già.

Un qualcosa che non griffato, ma è unico: alba, tramonto, pioggia, sole, neve, notte ci arrivano come un grande dono e non dobbiamo usare il telecomando. Ma è forse questo il punto?

Stiamo distruggendo un pianeta, il nostro - con la nostra fretta, la nostra disattenzione, intenti a cadere nelle trappole di quello che crediamo "informazione" e che tale proprio non è.

E' solo una trappola, così come l'angoscia che proviamo tutti davanti al terrorismo informatico.

Osservare il mondo anche da altre angolazioni, quelle delle fantasia, quello che ci offre la natura, un piccolo fiore, un sasso, una cincia con i suoi colori ... fa bene a noi ed ai nostri figli.

lunedì 20 aprile 2009

"Spegnete la tv per sette giorni"



Non posso tralasciarlo, ripreso da La Repubblica di oggi:

"LONDRA - Staccare la spina per sette giorni. E magari, se il risultato è incoraggiante, non riattaccarla più.

E' l'obiettivo della "Tv Turnoff Week", la settimana della televisione spenta, una campagna ideata in Gran Bretagna e ripresa da numerosi altri paesi per provare a vivere senza tivù.
Comincia oggi e finirà domenica, senza illudersi di poter realizzare una simile rivoluzione: ma i sostenitori dell'iniziativa aumentano e i suoi promotori sperano che come minimo serva a rendere la gente più consapevole, spingendo quelli che la televisione intendono tenerla accesa a guardarla un po' di meno.

"Get out of the box", letteralmente "uscite dalla scatola", del video s'intende, è lo slogan stampato in migliaia di poster appesi nelle strade di Londra e di altre città inglesi.

Fate un esperimento, dicono gli organizzatori: invece di guardare la tivù, stasera invitate i vostri vicini a fare due chiacchiere. I benefici, assicurano, saranno istantanei.

La settimana della tivù spenta è un'invenzione di David Burke, un americano di 44 anni trapiantato da decenni in Inghilterra.

Tutto cominciò quando un amico gli mise in mano una newsletter anti-televisione: Burke lo lesse, si mise alla prova e da allora è il più ostinato combattente sul fronte della lotta al video.
"Questo è il tredicesimo anno che lancia la "Tv Turnoff Week".

La differenza rispetto al passato è che sempre più spettatori sembrano disposti a dargli retta.

Lo scorso anno, in America, cinque milioni di persone hanno staccato la spina per i sette giorni della campagna.

Del resto studi e cifre sugli effetti dannosi della tivù, o meglio del guardarla troppo, si moltiplicano.

Una ricerca della British Psychological Society afferma che guardare la televisione fa male alla salute, e una dell'associazione americana pediatri è giunta a simili conclusioni.
Ma ci sono anche studi che affermano il contrario: dicono che la tivù rende più intelligenti ed è una fonte di intrattenimento di qualità, con show come Lost e I Soprano, che abituano il pubblico a un livello di complessità che un telespettatore di trent'anni fa non sarebbe stato in grado di capire.

(Enrico Franceschini - 20 aprile 2009)

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