domenica 11 novembre 2012

Domenica, giorno di San Martino. Piove



dance, dance, dance.


 " Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le cose che perdevi. 

Non avresti dovuto. Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te, invece di lasciarla andare via con il resto. Così ti sei consumato a poco a poco.

 Perché? Perché l’hai fatto? - Non lo so. - Forse era più forte di te. O forse eri spinto a farlo da una specie di destino, non mi viene la parola… 

- Tendenza? – provai a suggerire.

 - Sì, tendenza. Anche se tu ricominci da capo, e riesci a rimettere a posto la tua vita, è probabile che tu rifaccia le stesse cose. È una tendenza. E quando si supera un certo punto, non si può più tornare indietro. È troppo tardi. Anch’io non posso più aiutarti. Io posso solo fare il custode di questo posto e collegare le cose. Non ho altri poteri.

 - Che cosa devo fare? – ripetei di nuovo.

 - Come ti ho già spiegato, io farò di tutto per collegarti, – disse l’uomo pecora. 
– Ma questo da solo non basta. Anche tu devi fare la tua parte. Non puoi startene seduto a pensare. Se no non arriverai a niente. Capisci? 

- Capisco, – dissi. – Ma cosa devo fare, allora? - Danzare, – rispose – Continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? Devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che si saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrei vivere solo in questo mondo. 

Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra tutto sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano."

DANCE DANCE DANCE, Murakami Haruki – ed. Einaudi

Immagine dal web 

 

sabato 10 novembre 2012

Appuntamento con il blog di Tonino


Tonino ha scritto pochi giorni fa un magnifico post sulla vendemmia.
Ne riporto qualche brano, ma soprattutto consiglio a chi è interessato alla nostra Storia umana, di andare sul suo blog .

 

Vendemmia


 Inizia così:

“La Vendemmia negli anni '30-'50

Il terreno su cui abitavamo dal 1937, era quasi completamente ricoperto da una folta vegetazione in doppi filari di olmi e di pioppi che sostenevano i tralci delle viti che purtroppo non davano grande produzione per tutta una serie di ragioni che al giorno d’oggi sarebbero una vera offesa al buonsenso, ma che allora neanche s’immaginava di capire.


E così termina:

 
La vendemmia, che si faceva in genere dalla seconda metà di Ottobre, era un avvenimento particolare. Di allegria e di buonumore quando il tempo era sereno ed ancora soleggiato, ma piuttosto gramo con la pioggia ed ancora peggio con la nebbia. 


Le lunghe scale da spostare, il fango, i vestiti bagnati, il cielo lugubre, i grappoli che in ultimo sembravano tanti topolini per la muffa, davano un senso di tristezza e di voglia di finire.

Ma a S. Martino, la nebbia agli irti colli…ed anche in pianura, va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar


 Qui  il link

L'immagine è presa in rete 
 

giovedì 8 novembre 2012

Sera

Stagioni dalla finestra


Per tutto il giorno
ho avuto gli occhi di chi parla solo
e il cuore premuto dal silenzio.
Presto verrà la sera
e io non so che mi aspetta
se non il mio patire
e il mio vagare incerto
tra le case affogate nel sonno.

Se in questa oscura notte che si spande
tu potessi apparire 
come nel vano di una finestra
che la spalanca il vento,
io nella penombra di una porta
non saprei se ridere o piangere
dopo un giorno di lacrime e fatica.

Alberto Arcioni - 13 poesie - Palombi editori 2006

lunedì 5 novembre 2012

Lunedì con pecore

gregge di pecore


  • Tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos'è la libertà. E non soltanto questi lupi sono forti in sé stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un branco. È questo l'incubo dei potenti.
Ernst Jünger, Trattato del ribelle, 1952



  • Chi vuole dominare sugli uomini cerca di svilirli, di sottrarre loro forza di resistenza e diritti, finché siano dinanzi a lui impotenti come animali. Egli li trasforma in animali, e anche se non lo dice apertamente, dentro di sé è sempre ben cosciente di quanto poco gli importino; parlandone con i suoi confidenti, egli li definisce pecore o gregge.
Elias Canetti, Massa e potere, 1960



  • Una volta nel gregge, è inutile che abbai: scodinzola.
Anton Cechov, Quaderni, 1891/1904

sabato 3 novembre 2012

Non siamo gli ultimi – Massimo Rizzante



Tempo fa, qualcuno, e non ricordo chi, durante una conversazione sulla letteratura in generale e sul suo significato in questi nostri giorni, fece riferimento a Massimo Rizzante.
Ammetto, con umiltà, che semplicemente il nome mi ricordava qualcosa, ma nient’altro.
Ho deciso finalmente di chiedere maggiori ragguagli al Prof. Google e ho trovato due siti che ne parlano, o meglio, citano l’ultimo suo saggio pubblicato, appunto “Non siamo gli Ultimi”.

Estrapolando molto, riporto di seguito alcune risposte di Rizzante a Federica D’Amato qui 


“In una società come la nostra, falsamente democratica, tutti hanno diritto a tutto e nessuno ha più il senso della misura. In altre parole, nessuno è disposto a riconoscere una qualche autorità al passato. Ora, senza la costante invenzione del passato, della tradizione, l’arte si riduce a una trouvaille o al bestsellerismo o al limite a grafomania. 
In altre parole, i giudici dell’opera diventano gli uffici commerciali delle case editrici, i manager delle scuole di scrittura o gli stessi scriventi… E, naturalmente, i lettori… Ma chi sono i lettori, oggi, se non dei collezionisti di trouvailles e best-seller? Se non, al limite, degli aspiranti allievi della Holden di Baricco, la Biancaneve della nostra letteratura contemporanea? Bisogna essere umili, e riconoscere la mediocrità. Bisogna essere generosi, e riconoscere la grandezza. Bisogna essere coraggiosi, e riconoscere i limiti della nostra provincia linguistica e letteraria. Come chiedere tanto realismo a chi vive in una fiaba?”

E ancora:

“… All’epoca – eravamo a metà degli anni novanta – ho letto un saggio di Octavio Paz,
 La otra voz, quasi un testamento letterario. 
Paz parla della poesia come «antidoto» al mercato. Da dove viene la forza di questo «antidoto»? Per la prima volta, in modo chiaro e ineluttabile, compresi che l’opposizione tra poesia e modernità non è accidentale, ma consustanziale. Il poeta guarda al passato, a tutto il passato poetico e umano, come una casa aperta. Il suo compito è quello di integrare nel presente, di rendere contemporaneo quell'immenso patrimonio, consapevole che come scrive Paz:
‘Una poesia può essere moderna per i suoi temi, per il suo linguaggio, per la sua forma, ma quanto alla sua natura profonda essa esprime una voce anti-moderna  La poesia esprime realtà estranee alla modernità, mondi e strati psichici che non soltanto sono antichi ma anche impermeabili ai cambiamenti storici.’

Non so se siamo alla fine della modernità, già oltre, o, senza saperlo, siamo precipitati all’indietro di secoli. Quello che so è che «l’altra voce», cioè come afferma Paz, la voce che «ha mille anni, la nostra età e tuttavia non è ancora nata», quella voce che non porta il nostro nome, non deve estinguersi. A costo di assomigliare a una voce dell’oltretomba.”


Qui invece leggo:


"La letteratura non finisce con i nostri padri e nonni, ma continua con noi, e con chi verrà dopo di noi. Una fiammella importantissima da tenere accesa nel buio lancinante di questo universo caotico e assurdo in cui viviamo. 
Ci sono pagine del libro dedicate a Coetzee e a Bellow, a Bolano e a Svevo, davvero vertiginose per capacità di penetrazione e per passione di vita, ma soprattutto c'è dentro una polemica continua, e tuttavia mai astiosa, contro il tempo in cui viviamo, segnato dalla velocità e dal consumo, dalla fretta e dall'istantaneo. 
E' l'eterno presente che ci divora, giorno per giorno, cancellando quel deposito intangibile che è la letteratura stessa, quella del passato come quella del presente.

In una bella recensione di Non siamo gli ultimi, che si legge in rete (NazioneIndiana) Gianni Celati parla dell’attuale letteratura industriale come il punto in cui ci si dedica maggiormente al massacro dell'eredità di cui i libri sono portatori. La cultura audiovisiva - televisiva in particolare - congiunta al lavoro dei manager fa dei libri “neutri oggetti di profitto”.
 Rizzante è stato uno dei pochi a percepire attraverso il suo sguardo ampio e cosmopolita quello che stiamo perdendo.

'La letteratura è una fiammella da tenere
accesa specie in tempi segnati dalla velocità
e dal consumo, dalla fretta e dall'istantaneo.'

Massimo Rizzante - Non siamo gli ultimi. La letteratura tra fine dell’opera e rigenerazione umana (Effigie, 2009)

giovedì 1 novembre 2012

Inizia Novembre

Con pioggia e vento inizia questo nuovo mese.
Si gode il tepore della casa e si guardano dalle finestre i rigagnoli dell'acqua che cade, o meglio, si riversa con impeto sui giardini e i campi.


Novembre
Ancora non sono arrivati i pettirossi, né le cince.

Le bacche ci sono, ma dobbiamo intallare la mangiatoia.

Un detto anglosassone relativo a questo mese avvisa: 

"Se il ghiaccio a Novembre l'anatra sostiene, oltre a fango e fanghiglia, altro più non viene."

Mentre in '30 dì conta novembre ... i proverbi dei mesi' di Carlo Lapucci si cita:

"Per i Santi, manicotti e guanti."














Quasi ogni anno, di questi tempi, mi viene in mente in modo frammentario, una frase di Shakespeare, o almeno credo sia sua.

"Quando con tutta forza soffia il vento
e nella tosse annega il sermone del parroco
e gli uccelli stan fermi, tristi, nella neve
e di Marion il naso è rosso e ruvido ...."


Buon primo novembre a tutti!



martedì 30 ottobre 2012

Samhain, fine dell'estate


Quando si parla di Halloween, si pensa di solito a qualcosa di consumistico importato dall'America.
Ed è anche così, ma bisognerebbe andare oltre, nei millenni del passato, quando i popoli vivevano nella Natura e con la Natura.

Scrive Monica Casalini sul sito di Riflessioni:
“Ci troviamo nel Nord Europa dove il freddo invernale costituisce un nemico invisibile che ogni anno falcia via le vite di tante persone del nostro villaggio. Siamo alla fine di ottobre e il freddo pungente annuncia la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno: Samhain.Questa parola deriva dal gaelico antico "Sam Fuin" ovvero fine dell’estate.”

paesaggio autunnale



Samhain, Halloween, Ognissanti, viene da sempre definita come la notte più magica dell'Anno, dove la dimensione umana e divina sono particolarmente vicine.
Il Cielo e la Terra sono  percorsi da energie inimmaginabili , cosmiche.

Samhain è il seme che viene gettato nella terra, il principio di un grande, importante viaggio.
L'Anno magico inizia sotto il segno dello Scorpione, segno d'Acqua, esaltazione di Mercurio, il cui simbolismo si ricollega alla morte simbolica che precede la rinascita.

Infatti il seme sepolto sembra morire per dare vita a una nuova pianta.
Questo concetto di morte iniziatica è presente in tutte le tradizioni esoteriche, significa la necessità di spogliarsi  di determinate convinzioni troppo legate alla materia, di determinati preconcetti per dischiudersi ad una nuova vita più elevata e più spirituale  con "occhi nuovi"  come dicevano gli antichi maestri.

Il messaggio simbolico della Natura è dunque quello della necessità di scendere nell'inconscio, nel Regno delle Acque Primordiali, nel buio del Caos primitivo, per cercare quella Luce interiore che può vincere ogni tenebra.


samhain


 Con Samhain si getta il seme e, se l'inizio è buono, la pianta crescerà da sola, donando i frutti più preziosi che mai si possano immaginare.


zucche
vischio











Immagini prese dal web





lunedì 29 ottobre 2012

Ultimo lunedì di questo ottobre


Per cambiare un po', almeno per oggi, decido di citare, al posto dei tanti aforismi, ormai rituali, un brano del Dalai Lama


amore e compassione


"Di norma, la compassione e l'amore danno vita a un sentimento molto intimo, che è però essenzialmente attaccamento.

Finché l'altra persona ti appare bella e buona, l'amore perdura, ma non appena ti appare meno bella o meno buona, esso si trasforma completamente.

Anche se il tuo caro amico è sempre la stessa persona, ti sembra piuttosto un nemico e, invece dell'amore, provi ora ostilità.

Con il vero amore e la vera compassione, l'aspetto o il comportamento di un'altra persona non hanno conseguenze sul tuo atteggiamento.

La compassione reale deriva dal vedere le sofferenze di un altro: avverti un senso di responsabilità e vuoi fare qualcosa per lui."


Da: La via della tranquillità - 1998 - Dalai Lama - ed. Rizzoli (2000)

Immagine dal web


domenica 28 ottobre 2012

Segnalazione dell'ultima ora


Prendo spunto da un post sul blog Tentativi digitale di Marco, per mettere il link all'appello di Wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Ddl_diffamazione_2012_continuazione_della_discussione

dove trovo, fra le altre, queste parole:

"In queste ore il Senato italiano sta discutendo un disegno di legge in materia di diffamazione (DDL n. 3491) che, se approvato, potrebbe imporre a ogni sito web (ivi compresa Wikipedia) la rettifica o la cancellazione dei propri contenuti dietro semplice richiesta di chi li ritenesse lesivi della propria immagine o anche della propria privacy, e prevede la condanna penale e sanzioni pecuniarie fino a 100 000 euro in caso di mancata rimozione. Simili iniziative non sono nuove, ma stavolta la loro approvazione sembra imminente."

A domani! 

Le stagioni dei cinni


Giovedì scorso, girellando per Bologna, di mattina, sono passata vicino ad una edicola che, quando ancora abitavo in città, frequentavo spesso, per la varietà delle pubblicazioni.
Il chiosco è ancora giallo come lo ricordavo.
Ho girato intorno a tutte le vetrine e ho notato con piacere che la qualità non è diminuita.
Anzi, ho notato un libro che non ho potuto lasciare.
Ne riporto unn piccolo stralcio.

Dal Prologo

Claudio Bolognini


Al tempo dei cinni, i mesi scivolavano lentamente, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, ora dopo ora, persino i minuti duravano un’eternità e le stagioni, come d’incanto, recavano con sé una nuova meraviglia. Il primo giorno dell’anno era riservato agli auguri casa per casa. Era concesso unicamente ai maschi perché tutti dicevano che le femmine portavano sfortuna solo a vederle per strada. La notte più lunga era quella in attesa della Befana. […..]In genere appariva sul tetto della vecchia casa dei nonni.I nonni avevano l’orologio a cucù, con le catenelle di metallo e due pesi a forma di pigne.L’uccellino dell’orologio appariva e spariva tanto rapidamente, che nessuno riusciva mai ad osservarlo con attenzione. 
Erano gli anni in cui il tempo aveva il suo valore e ogni secondo veniva scandito da orologi autorevoli e chiassosi come la sveglia di metallo con il suo implacabile ticchettio. Quasi a rimarcare che il tempo deve essere assaporato lentamente, con giudizio.

Tutto era cadenzato dal lieve mutare della natura, gli unici orari rigidi erano quelli del pranzo e della cena, che un bambino saltava se aveva fatto il birichino finendo a letto senza mangiare per punizione.

Ma dietro l’angolo c’era sempre un nuovo e stupefacente gioco.
I giochi arrivavano all’improvviso.
Appariva il primo fucile a elastici? Ecco che di colpo ne sbucavano decine per poi scomparire all’arrivo di una nuova cerbottana, un tirino o un cariolino di legno. Quei giochi, una volta abbandonati, attendevano pazientemente l’anno successivo per ricomparire puntuali, come la neve a Natale o il solleone in agosto.
Con la bella stagione i mille giochi all’aperto, ritornavano con eccitata semplicità. Come sospinti da un medesimo richiamo, tutti si accingevano a fare gli stessi giochi…
La fine dell’estate era decretata dalle prime radiocronache di tutto il calcio minuto per minuto. L’inizio ufficiale dell’autunno, invece, era sancito dal primo giorno di scuola. Anche se il calendario gregoriano reclamava fin dal ventun settembre il suo diritto alla stagione autunnale, il primo d’ottobre, con l’apparire dei primi scolari, ufficializzava l’inizio dell’autunno.

Prima, infatti, era sempre e comunque estate perché estate stava a significare “vacanze scolastiche”.

Il grappolo d’uva si mangiava solo in autunno, le ciliegie solo a maggio e solo come premio. Le fragole si mangiavano unicamente a fine aprile e non tutto l’anno, ogni stagione portava con sé il suo esclusivo sapore.
……



Tratto da: Le stagioni dei cinni di Claudio Bolognini – Minerva Edizioni






sabato 27 ottobre 2012

HA HA HA - hi hi hi - Laff Box



Sul sito di Studio, Pietro Minto racconta la storia delle risate finte e di Charles Douglass, l’uomo che per primo nel 1953 inventò la macchina per crearle. 

Erano gli anni in cui la diffusione della televisione aveva cominciato a creare qualche imbarazzo agli autori di programmi comici: far ridere il pubblico era sempre stata una preoccupazione per qualunque attore comico, ma far ridere un pubblico che non si trovava nella platea davanti all’attore ma in milioni di case sparse per il paese era una sfida completamente nuova. 
La soluzione fu trovata da Charles Douglass e si chiamava Laff Box.

Charles Rolland Douglass faceva ridere  tutti. Sul serio. Non che fosse una persona particolarmente spassosa – se ne sa poco e quel poco non è esilarante – ma è a lui che dobbiamo molte delle risate che abbiamo fatto o sentito fare. 

Douglass, infatti, è l’inventore della Laff Box, lo strumento con cui per decenni i network televisivi hanno aggiunto risate e applausi registrati ai loro show. 

La tecnologia aveva l’obiettivo di risolvere un problema vecchio come il concetto di spettacolo: il rapporto tra palco e platea. Già ai tempi di Shakespeare le mancate risa e applausi del pubblico venivano sofferti da autori e produttori. Alcuni teatri londinesi utilizzavano degli “ scalda-pubblico” per guidare il pubblico tra i momenti divertenti come delle strane prefiche al contrario.

Durante il Novecento, i nuovi mass media resero tutto più complicato poiché il palco divenne lo studio radiotelevisivo e la platea si fece impalpabile e personale (uno schermo, un pubblico), diffusa su tutto il Paese e poi il mondo intero. Hai voglia a disseminare scalda-pubblico in ogni tinello della nazione. 

Serviva qualcos'altro  un’idea nuova. Il problema si poneva con intensità inedita nel caso della televisione, nuovo giocattolo mondiale che stava cambiando usi e costumi delle famiglie. 




Qui i programmi comici cominciarono a conoscere i famigerati “tempi televisivi” e a cozzare con il formato live. 

Il pubblico, infatti, spesso rideva troppo o troppo poco, scompostamente, costringendo gli attori a modificare il ritmo delle battute, ad assecondare il riso con qualche secondo di silenzio, allungando gli show e rovinando il ritmo narrativo. 

E poi gli errori: ogni nuova prova prevedeva la ripetizione delle stesse battute, che dopo qualche take consumavano la loro carica comica, strappando risate sempre più a denti stretti. Un dramma, quest’ultimo, soprattutto per gli autori che vedevano la battuta più forte dell’intera stagione “bruciata” da una risatina strappata con le tenaglie, e solo perché gli attori l’avevano dovuto provare molte volte.

Continua a leggere su Rivistastudio.com 


Fonte: Il Post del 26 ottobre scorso 

Immagine dal web


giovedì 25 ottobre 2012

Pensieri e ... Choosy




I politici antichi parlavano sempre di costumi e di virtù; i moderni non parlano d'altro che di commercio e di moneta.
Ed è gran ragione, soggiunge qualche studente di economia politica, o allievo delle gazzette in filosofia: perché le virtù e i buoni costumi non possono stare in piedi senza il fondamento dell'industria; la quale provvedendo alle necessità giornaliere, e rendendo agiato e sicuro il vivere a tutti gli ordini di persone, renderà stabili le virtù, e proprie dell'universale.
Molto bene. Intanto, in compagnia dell'industria, la bassezza dell'animo, la freddezza. l'egoismo, l'avarizia, la falsità e la perfidia mercantile, tutte le qualità e le passioni più depravatrici e più indegne dell'uomo incivilito, sono in vigore, e moltiplicano senza fine; ma le virtù si aspettano.

Giacomo Leopardi -  Pensieri, XLIV





Choosy sarai tu
il ministro del lavoro Elsa Fornero ha detto, "Hey ragazzi, non siate troppo "choosy" ... per il primo posto di lavoro non siate troppo esigenti, mi sa che dovrete accontentarvi" ...


mercoledì 24 ottobre 2012

Penultimo mercoledì di ottobre



I cumuli e i fagotti e i nastri e gli stracci diventano anni,  poi gli anni sono fuggiti. Di certo c’è una luce alle tue spalle, ma non è abbastanza forte per illuminare tutto quello che avresti voluto.

La luce sembra schermata o mascherata da un paralume invisibile.

Tanta parte di quello su cui contavi che sembrava costituire un solido muro di convinzioni, ora nelle notti brutte, o quando sei malata, o semplicemente stanca, non sembra più offrire un appoggio.

E’ in momenti come questi che non si riesce più a collegarci nel tempo.

Tutto ciò che saresti pronta a giurare che è veramente accaduto può essere ritrovato solo se si ha l’energia di scavare a fondo, e ciò fa dolere i piedi e la schiena, e talvolta si teme di trovare, oltre il bordo, il nulla.

Da “Una donna segreta” di Lillian Hellman – Ed. Riuniti – pag. 44

lunedì 22 ottobre 2012

Aforismi in giostra

giostra




  • L’imperialismo dell’economia abolisce le frontiere tra morale, politica ed economia. Il potere praticamente totalitario del consumismo convive perfettamente con il caos politico, sotto l’occhio delle telecamere di videosorveglianza.
        Serge Latouche

  • È curioso vedere che gli uomini di molto merito hanno sempre le maniere semplici, e che sempre le maniere semplici sono state prese per indizio di poco meriti
        Giacomo Leopardi


  • Non è la voce che comanda la storia: sono le orecchie.
       Italo Calvino


  • Pazienta per un poco: le calunnie non vivono a lungo. La verità è figlia del tempo: tra non molto essa apparirà per vendicare i tuoi torti.
        Immanuel Kant


  • Quelli che si amano e che sono nati gli uni per gli altri, si incontrano facilmente: le anime affini si salutano già da lontano. 
        Arthur Schopenhauer


domenica 21 ottobre 2012

Ottobre, domenica, poesia



Early-autunn


Ora il fuoco d’autunno brucia lento lungo i boschi,
e giorno dopo giorno le foglie cadono e s’impoltigliano
e notte dopo notte il vento minaccioso geme
nelle serrature e racconta di campi vuoti,
di montane solitudini, di ondate ampie e cupe.

Ora si sente la potenza della malinconia, più tenera nei suoi umori d’ogni gioia
Che elargisce l’indulgente estate.

William Allingham





sabato 20 ottobre 2012

Libera rete 2


In attesa di domenica, cioè domani, segnalo un link al post di Sari:



Libera rete 2
Riporto il link della pagina dove il direttore de La Stampa pubblica la lettera dove  i ministri Terzi e Passera esprimono la loro opinione sulla libertà nella rete.
Non commento, lascio fare a voi.
L'articolo, con un clic


Grazie Sari!

venerdì 19 ottobre 2012

Il senso “perduto” delle lacrime


ottobre



Venerdì di ottobre. Il cielo è grigio, un grigio uniforme, piacevole nel contrasto con gli alberi e le siepi ancora verdi. Ho visto nei giorni passati una persona che mi è cara, piangere. 
Ho intravvisto qualcosa dietro quelle lacrime, una specie di ritorno all’infanzia.  E, nell'abbraccio sentito, ho capito quanto sia  necessario fare uscire il pianto.

Penso a quello struggente poesia del Pascoli, che le maestre di una volta facevano imparare a memoria per Natale, e di cui ho sempre amato tutti i versi.

"...O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora si accende il fuoco:
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;

sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!
(Giovanni Pascoli)

Poi cerco qualcosa di cui ho un vago ricordo in Eugenio Borgna, nel suo libro “Le intermittenze del cuore”.

“Si può scrivere una storia delle lacrime?
La lacrima dice proprio ciò che non racconta, ciò che ancora non si dice. 
In un’eloquenza silenziosa, la lacrima si enuncia scomparendo, scorrendo”

Le lacrime sono le parole del silenzio e non ha senso analizzarle con la lama sottile e tagliente della ragione. Non si possono che accogliere nella loro leggerezza  e nella loro luminosa inconsistenza.

“Per darci la loro luce, per darci la loro leggerezza, per offrirci  il loro silenzio, si sono affidate all’oscurità, si sono sottomesse  alla gravità, si sono date ai sospiri …”

“Le lacrime esistono al di là della luce, al di là della pesantezza, e persino al di là del silenzio. E’ allora che piangiamo per davvero..
Da questa eloquenza silenziosa nasce una conversazione infinita”
[…]

Lacrime che rinascono e si inaridiscono nella vita di ciascuno di noi: sulla scia di emozioni fuggitive e impalpabili, strazianti e crudeli, nelle quali il passato rifluisce nel presente, rendendolo friabile e umbratile, inafferrabile e aperto, nonostante tutto, agli orizzonti di una indicibile espérance.

Da Le intermittenze del cuore di Eugenio Borgna – Universale Economica Feltrinelli.


Immagine dal web.



giovedì 18 ottobre 2012

Tienimi per mano




Tienimi per mano al tramonto,
quando la luce del giorno si spegne e l'oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle...
Tienila stretta quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto...
Tienimi per mano... portami dove il tempo non esiste...
Tienila stretta nel difficile vivere.
Tienimi per mano... nei giorni in cui mi sento disorientata...
cantami la canzone delle stelle dolce cantilena di voci respirate...
Tienimi la mano, e stringila forte prima che l'insolente fato possa portarmi via da te...
Tienimi per mano e non lasciarmi andare... mai...

Hermann Hesse

mercoledì 17 ottobre 2012

L'italia è un paese meraviglioso

Avviso chi mi legge che tutte le vignette che seguiranno sono prese dal blog di Michele.
Non è un film di Frank Capra.












Hanno inventato un nuovo modo per dire:

nuove tasse, nuove stangate, aumenti vari, nuove 

fregature per i lavoratori

Queste parole non sono più di moda 

Troppo facili e questo non è bene, tra poco si va a 

votare

Ora si dice:  Legge di stabilità 

Le nuove fregature si chiamano così.




Mi auguro che Michele continuerà questa sua rubrica, che, con poche parole, e solo utilizzando vignette  di facile comprensione, ci fa un quadro amaramente veritiero di questo nostro paese, che un tempo è stato meraviglioso.


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