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sabato 3 novembre 2012

Non siamo gli ultimi – Massimo Rizzante



Tempo fa, qualcuno, e non ricordo chi, durante una conversazione sulla letteratura in generale e sul suo significato in questi nostri giorni, fece riferimento a Massimo Rizzante.
Ammetto, con umiltà, che semplicemente il nome mi ricordava qualcosa, ma nient’altro.
Ho deciso finalmente di chiedere maggiori ragguagli al Prof. Google e ho trovato due siti che ne parlano, o meglio, citano l’ultimo suo saggio pubblicato, appunto “Non siamo gli Ultimi”.

Estrapolando molto, riporto di seguito alcune risposte di Rizzante a Federica D’Amato qui 


“In una società come la nostra, falsamente democratica, tutti hanno diritto a tutto e nessuno ha più il senso della misura. In altre parole, nessuno è disposto a riconoscere una qualche autorità al passato. Ora, senza la costante invenzione del passato, della tradizione, l’arte si riduce a una trouvaille o al bestsellerismo o al limite a grafomania. 
In altre parole, i giudici dell’opera diventano gli uffici commerciali delle case editrici, i manager delle scuole di scrittura o gli stessi scriventi… E, naturalmente, i lettori… Ma chi sono i lettori, oggi, se non dei collezionisti di trouvailles e best-seller? Se non, al limite, degli aspiranti allievi della Holden di Baricco, la Biancaneve della nostra letteratura contemporanea? Bisogna essere umili, e riconoscere la mediocrità. Bisogna essere generosi, e riconoscere la grandezza. Bisogna essere coraggiosi, e riconoscere i limiti della nostra provincia linguistica e letteraria. Come chiedere tanto realismo a chi vive in una fiaba?”

E ancora:

“… All’epoca – eravamo a metà degli anni novanta – ho letto un saggio di Octavio Paz,
 La otra voz, quasi un testamento letterario. 
Paz parla della poesia come «antidoto» al mercato. Da dove viene la forza di questo «antidoto»? Per la prima volta, in modo chiaro e ineluttabile, compresi che l’opposizione tra poesia e modernità non è accidentale, ma consustanziale. Il poeta guarda al passato, a tutto il passato poetico e umano, come una casa aperta. Il suo compito è quello di integrare nel presente, di rendere contemporaneo quell'immenso patrimonio, consapevole che come scrive Paz:
‘Una poesia può essere moderna per i suoi temi, per il suo linguaggio, per la sua forma, ma quanto alla sua natura profonda essa esprime una voce anti-moderna  La poesia esprime realtà estranee alla modernità, mondi e strati psichici che non soltanto sono antichi ma anche impermeabili ai cambiamenti storici.’

Non so se siamo alla fine della modernità, già oltre, o, senza saperlo, siamo precipitati all’indietro di secoli. Quello che so è che «l’altra voce», cioè come afferma Paz, la voce che «ha mille anni, la nostra età e tuttavia non è ancora nata», quella voce che non porta il nostro nome, non deve estinguersi. A costo di assomigliare a una voce dell’oltretomba.”


Qui invece leggo:


"La letteratura non finisce con i nostri padri e nonni, ma continua con noi, e con chi verrà dopo di noi. Una fiammella importantissima da tenere accesa nel buio lancinante di questo universo caotico e assurdo in cui viviamo. 
Ci sono pagine del libro dedicate a Coetzee e a Bellow, a Bolano e a Svevo, davvero vertiginose per capacità di penetrazione e per passione di vita, ma soprattutto c'è dentro una polemica continua, e tuttavia mai astiosa, contro il tempo in cui viviamo, segnato dalla velocità e dal consumo, dalla fretta e dall'istantaneo. 
E' l'eterno presente che ci divora, giorno per giorno, cancellando quel deposito intangibile che è la letteratura stessa, quella del passato come quella del presente.

In una bella recensione di Non siamo gli ultimi, che si legge in rete (NazioneIndiana) Gianni Celati parla dell’attuale letteratura industriale come il punto in cui ci si dedica maggiormente al massacro dell'eredità di cui i libri sono portatori. La cultura audiovisiva - televisiva in particolare - congiunta al lavoro dei manager fa dei libri “neutri oggetti di profitto”.
 Rizzante è stato uno dei pochi a percepire attraverso il suo sguardo ampio e cosmopolita quello che stiamo perdendo.

'La letteratura è una fiammella da tenere
accesa specie in tempi segnati dalla velocità
e dal consumo, dalla fretta e dall'istantaneo.'

Massimo Rizzante - Non siamo gli ultimi. La letteratura tra fine dell’opera e rigenerazione umana (Effigie, 2009)

sabato 8 settembre 2012

Due corpi


oceano



Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte due onde
e la notte è oceano.

Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte due pietre
e la notte deserto.

Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte radici
nella notte intrecciate.

Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte coltelli
e la notte lampo.

Octavio Paz

martedì 26 giugno 2012

Bisogno di Poesia


Immagine dal web



Scritto con inchiostro verde



L'inchiostro verde crea giardini, selve, prati,


fogliami dove cantano le lettere,


parole che son alberi,


frasi che son verdi costellazioni.



Lascia che le parole mie scendano e ti ricoprano


come una pioggia di foglie su un campo di neve,


come la statua l'edera,


come l'inchiostro questo foglio.


Braccia, cintura, collo, seno,


la fronte pura come il mare,


la nuca di bosco in autunno,


i denti che mordono un filo d'erba.



Segni verdi costellano il tuo corpo


come il corpo dell'albero le gemme.


Non t'importi di tante piccole cicatrici luminose:


guarda il cielo e il suo verde tatuaggio di stelle.


Octavio Paz



mercoledì 20 giugno 2012

Sragionare a causa del caldo?

Certo, può essere il caldo, comunque un'esigenza pressante mi ha portato a riaprire un libro, letto tempo fa:
"Amare Tradire"  di Aldo Carotenuto e, senza scegliere, ho aperto a caso.
Così leggo:


"Una relazione autentica non esclude dal suo scenario la dimensione del dolore.
Perché in una relazione autentica i due partner non nascondono l'un l'altro il continuo mutamento della vita, l'oscillare costante, la precarietà che ci fa sentire un giorno pieni, un giorno svuotati, un giorno ostili e offesi.


Non volere tener conto della sofferenza significa anestetizzare almeno metà dell'esperienza di essere vivi, e quando a questo progetto di rimozione si lavora in due, il matrimonio si trasforma diabolicamente in una complicità nevrotica.


Il matrimonio d'anima, invece, diviene possibile solo come unione di due solitudini.


Scrive il poeta e saggista messicano Octavio Paz in Il labirinto della solitudine (1959, p. 250):


"L'amore è uno degli esempi più evidenti di quel duplice istinto che ci induce a scavare e ad affondare in noi stessi e, contemporaneamente, ad uscire da noi e realizzarci nell'altro: morte e ricreazione, solitudine e comunione." 


L'uomo, sostiene Paz, è al tempo stesso nostalgia e ricerca di comunione.
Nel momento in cui egli sente se stesso, si sente anche come mancante dell'altro e, dunque, come in solitudine.
(...)"



Poi penso che da stamattina, continua a suonarmi nella testa, una vecchia canzone di Alain Barriere, Vivrò



Ormai
so che sempreeee e cosiiiiiii'. 
Vorrei 
che finisse
con te. 
Ma pooooi 
tutto continuerà. 
Vivrò
anche senza di te...

E mi rendo conto che sono a un passo da un colpo di sole....


Ah, giusto, l'immagine è presa dal web, anche questa in maniera casuale.

giovedì 19 aprile 2012

Tra andarsene e restare


Meta-fiori.JPG




Tra andarsene e restare è incerto il giorno,
innamorato della sua trasparenza.


Il pomeriggio circolare si fa baia;
nel suo calmo viavai si mescola il mondo.


Tutto è visibile e tutto è elusivo,
tutto è vicino e tutto è inafferrabile.


Le carte, il libro, il bicchiere, la matita
riposano all'ombra dei loro nomi.


Nella mia tempia il battito del tempo ripete
la stessa testarda sillaba di sangue.


Dell'indifferente muro la luce fa
uno spettrale teatro di riflessi.


Mi scopro nel centro di un occhio;
non mi guarda, mi guardo nel suo sguardo.


Si dissipa l'istante. Immobile.
Vado e vengo: sono una pausa.


Octavio Paz






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