E' un blog che nasce dal desiderio di descrivere la Natura nei suoi aspetti stagionali, anche con riferimento ai miti. Si è allargato poi a riflessioni sulla società e sull'individuo, passati e attuali. Non mancano poesie d\'autore e qualche pagina tratta da libri
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giovedì 3 luglio 2014
Infanzia e solitudine
domenica 2 settembre 2012
Dormire, forse sognare
Vi è una nebbia nella nostra esistenza che offusca la vista della realtà. Una nebbia tutta personale che vela le sofferenze e l'irrazionalità del vivere con un manto di illusione.
L'illusione di chi continua a "dormire, forse sognare", in una dimensione alterata, falsata rispetto al mondo esperenziale dei fatti.
In questo livello della psiche tutto è personale, tutto è annullabile con la sola chiusura degli occhi.
Abbassando le palpebre, il mondo scompare e, con esso, i suoi trambusti, le sue sofferenze.
Ma questo non è il destino dell'uomo: non è suo destino vivere lontano dai dolori; non è suo destino abbandonare doveri e responsabilità, rifugiarsi lontano dal clamore del mondo.
E così, nella solitudine di un monastero o di una capanna, l'individuo resta in compagnia dei suoi simili, attraverso le immagini che la sua mente produce, attraverso le forme che emergono dal suo mondo inconscio per mostragli la sua appartenenza al genere umano.
Perché l'individuo sembra non essere e non poter essere mai solo, dal momento che emergono i fantasmi di un passato ancestrale, immagini simboliche che ricordano all'uomo la sua appartenenza al mondo.
Da L'Ombra del dubbio di Aldo Carotenuto - tascabili Bompiani.
Tutte le immagini di questo post sono prese dal web
L'illusione di chi continua a "dormire, forse sognare", in una dimensione alterata, falsata rispetto al mondo esperenziale dei fatti.
Ma è un livello chimerico che ci consente anche di rimanere estranei alle dinamiche dolorose del vivere quotidiano e di proteggerci, così, dai dolori inevitabili di un esistere consapevole.
In un impeto di estrema sincerità, ognuno di noi potrebbe ammettere che la sua vita è intessuta di sforzi continui e incessanti volti al mantenimento di un equilibrio fra volontà personale e richieste esterne, un bilanciamento, in altre parole, che dia serenità e sia in qualche modo prevedibile.
.................
Abbandonarsi alla pura esistenza, al suo scorrere lento eppur continuo nel tempo, ma nella dimensione privata, intima, che ognuno sente fluire nei propri vissuti...
Una sorta di abbandono orientale, in altri termini, a vivere il proprio Io, a sentire il proprio corpo in rapporto alla spiritualità e considerare il mondo come null'altro che una propaggine sfocata dell'interpretazione del soggetto.
Abbassando le palpebre, il mondo scompare e, con esso, i suoi trambusti, le sue sofferenze.
Ma questo non è il destino dell'uomo: non è suo destino vivere lontano dai dolori; non è suo destino abbandonare doveri e responsabilità, rifugiarsi lontano dal clamore del mondo.
E così, nella solitudine di un monastero o di una capanna, l'individuo resta in compagnia dei suoi simili, attraverso le immagini che la sua mente produce, attraverso le forme che emergono dal suo mondo inconscio per mostragli la sua appartenenza al genere umano.
Perché l'individuo sembra non essere e non poter essere mai solo, dal momento che emergono i fantasmi di un passato ancestrale, immagini simboliche che ricordano all'uomo la sua appartenenza al mondo.
Da L'Ombra del dubbio di Aldo Carotenuto - tascabili Bompiani.
Tutte le immagini di questo post sono prese dal web
mercoledì 20 giugno 2012
Sragionare a causa del caldo?
Certo, può essere il caldo, comunque un'esigenza pressante mi ha portato a riaprire un libro, letto tempo fa:
"Amare Tradire" di Aldo Carotenuto e, senza scegliere, ho aperto a caso.
Così leggo:
"Una relazione autentica non esclude dal suo scenario la dimensione del dolore.
Perché in una relazione autentica i due partner non nascondono l'un l'altro il continuo mutamento della vita, l'oscillare costante, la precarietà che ci fa sentire un giorno pieni, un giorno svuotati, un giorno ostili e offesi.
Non volere tener conto della sofferenza significa anestetizzare almeno metà dell'esperienza di essere vivi, e quando a questo progetto di rimozione si lavora in due, il matrimonio si trasforma diabolicamente in una complicità nevrotica.
Il matrimonio d'anima, invece, diviene possibile solo come unione di due solitudini.
Scrive il poeta e saggista messicano Octavio Paz in Il labirinto della solitudine (1959, p. 250):
"L'amore è uno degli esempi più evidenti di quel duplice istinto che ci induce a scavare e ad affondare in noi stessi e, contemporaneamente, ad uscire da noi e realizzarci nell'altro: morte e ricreazione, solitudine e comunione."
L'uomo, sostiene Paz, è al tempo stesso nostalgia e ricerca di comunione.
Nel momento in cui egli sente se stesso, si sente anche come mancante dell'altro e, dunque, come in solitudine.
(...)"
Poi penso che da stamattina, continua a suonarmi nella testa, una vecchia canzone di Alain Barriere, Vivrò
E mi rendo conto che sono a un passo da un colpo di sole....
Ah, giusto, l'immagine è presa dal web, anche questa in maniera casuale.
"Amare Tradire" di Aldo Carotenuto e, senza scegliere, ho aperto a caso.
Così leggo:
"Una relazione autentica non esclude dal suo scenario la dimensione del dolore.
Perché in una relazione autentica i due partner non nascondono l'un l'altro il continuo mutamento della vita, l'oscillare costante, la precarietà che ci fa sentire un giorno pieni, un giorno svuotati, un giorno ostili e offesi.
Non volere tener conto della sofferenza significa anestetizzare almeno metà dell'esperienza di essere vivi, e quando a questo progetto di rimozione si lavora in due, il matrimonio si trasforma diabolicamente in una complicità nevrotica.
Il matrimonio d'anima, invece, diviene possibile solo come unione di due solitudini.
Scrive il poeta e saggista messicano Octavio Paz in Il labirinto della solitudine (1959, p. 250):
"L'amore è uno degli esempi più evidenti di quel duplice istinto che ci induce a scavare e ad affondare in noi stessi e, contemporaneamente, ad uscire da noi e realizzarci nell'altro: morte e ricreazione, solitudine e comunione."
L'uomo, sostiene Paz, è al tempo stesso nostalgia e ricerca di comunione.
Nel momento in cui egli sente se stesso, si sente anche come mancante dell'altro e, dunque, come in solitudine.
(...)"
Poi penso che da stamattina, continua a suonarmi nella testa, una vecchia canzone di Alain Barriere, Vivrò
Ormai
so che sempreeee e cosiiiiiii'.
Vorrei
che finisse
con te.
Ma pooooi
tutto continuerà.
Vivrò
anche senza di te...
Ah, giusto, l'immagine è presa dal web, anche questa in maniera casuale.
martedì 13 dicembre 2011
Natale, depressione e solitudine
Leggo qui su MedicinaLive alcune frasi che si allineano con alcuni post che leggo in blog altrui e con la realtà di persone che conosco non solo virtualmente.
"Natale non è sempre sinonimo di felicità. Per alcune persone le festività natalizie rischiano di essere un veicolo inarrestabile di malinconia e soprattutto depressione.
Scrive il dott. Erik Nelson dell’Università della California a Clifton, ricercatore, professore di psichiatria e neuroscienze comportamentali, specializzato nei disturbi dell’umore e depressione presso il dipartimento di Salute Psichiatrica:
"Questo è il periodo dell’anno in cui le giornate sono brevi e l’assenza di luce nel tardo pomeriggio può davvero influenzare alcune persone che provano un abbassamento acuto del loro stato d’animo Inoltre, le festività possono svolgere un ruolo nella depressione. Alcune persone potrebbero avere ricordi dolorosi legati alla perdita di persone care o di un’infanzia triste."
(...)
"Ci sono moltissimi fattori che possono influenzare l’umore di una persona in questo periodo dell’anno, ed è utile per valutare la causa che potrebbe determinare il miglior corso di trattamento come la luce terapeutica, i farmaci, la psicoterapia o le terapie comportamentali che possono essere condotti."
C'è poi anche il discorso sul sentirsi soli
"Non è il numero di persone che conosciamo o che fisicamente ci circondano, anche in un ufficio o in uno stabilimento, a determinare il senso di solitudine. Anzi, proprio per questo, chi ne soffre a volte subisce un acutizzarsi dei sintomi nei periodi delle feste comandante, quando tutti gli altri sembrano riunirsi, divertirsi in compagnia. mentre io resto solo.
'Nessun essere umano è un’isola', dice per esempio il professor Nicholas Christakis, che insegna “sociologia medica” a Harvard.
"Così anche un’emozione personale, privata, come il senso di solitudine, può avere un’esistenza collettiva e influenzare altre persone".
Senza arrivare alla patologia della depressione clinica, della quale la solitudine cronica è comunque cugina, e può esserne la porta, anche il sentirsi soli ha naturalmente effetti fisici, in particolare sulle femmine della nostra specie che più dei maschi tendono a vedere il mondo come una ragnatela di relazioni interpersonali e a contagiare più facilmente altre femmine con le quali entrano in contatto, se ne soffrono.
C’è chi nega e contesta le conclusioni di questo lavoro pubblicato dalla rivista americana di psicologia, perché non esiste ricerca al mondo che non abbia detrattori e scettici: ma l’idea che il proprio comportamento, i propri umori e le proprie emozioni possano contagiare altri essere umani, in negativo o in positivo, è scritta da sempre nella cultura popolare, anche senza attendere i fondi pubblici per la ricerca e le sussiegose università.
"Ridi e il mondo riderà con te", avverte un proverbio. "Piangi e piangerai da solo".
sabato 9 luglio 2011
Inseguendo una voce
"Esistono individui segnati da un particolare destino di solitudine: per costoro è necessario il lento travaglio di una ricerca interiore, che si nutra di silenzio e del confronto con quelle immagini eterne con cui la psiche parla di sè e del suo mistero.
Per costoro l'esistenza non è una change
da sfruttare al meglio, senza stare lì a chiedersi perché ci è stata
data, ma un bene da strappare alle tenebre dell'inconsapevolezza, la
conquista alla luce di un segreto sepolto nel fondo dell'essere, la
ricerca dolorosa di un compimento che non sempre la morte suggella.
La solitudine diventa una presenza
costante, il luogo che ripara dalla minaccia di un troppo prolungato
commercio con gli altri che rischierebbe di interrompere l'esercizio
interiore del silenzio.
Da "Vivere la distanza" di Aldo Carotenuto - Studi Bompani editore
martedì 28 giugno 2011
Individualità e solitudine
"La solitudine intesa come esercizio, come addestramento all'individualità, non si identifica necessariamente con il disinteresse per il mondo, ma con la volontà di non lasciarsi costringere e imprigionare dal mondano ....
Infatti, come scriveva il filosofo Enzo Paci (1963-74) il vero esercizio della solitudine e del silenzio è un addestrarsi allo stile della propria soggettività"
che possiamo conquistare con una vacanza in qualche paradiso esotico.
Piuttosto si tratta della solitudine che nasce dalla consapevolezza che ciò che definisce e conferma la nostra identità non è certo quell'insieme anonimo di convenzioni sociali e di compiti stereotipati che possono servire tutt'al più a etichettarci e catalogarci, ma qualcosa di assai più profondo e vitale con cui dobbiamo trovare un contatto, sintonizzandoci, per così dire, sulla sua lunghezza d'onda e filtrando l'incessante brusio di fondo fino a isolarci, se e finché sarà necessario.
Perché in quel silenzio potremo finalmente aprire il dialogo con la nostra anima."
Aldo Carotenuto - Vivere la distanza - Studi Bompani -
martedì 22 febbraio 2011
Punti interrogativi
Forse debbo fermarmi a riconsiderare i motivi che mi hanno spinto a riprendere questo blog, dopo quasi un anno di assenza.
So che, prima o poi, a molti blogger capita di farsi la medesima domanda: che cosa ci faccio qui? E quale è il motivo per cui appiccico immagini e scrivo parole che poi verranno lette da altri?
Ho forse il pomposo ardire di credere di far riflettere chi capita sul mio blog? Di "educare", insomma?
Dentro di me forse è rimasta una fiammella di questo spirito educativo.
Dentro di me forse è rimasta una fiammella di questo spirito educativo.
Per esempio mi piace pensare che, parlando del ciclo delle stagioni o di un prato, o di animali, qualcuno, leggendomi, possa iniziare a guardarsi meglio attorno.
Ma perché dovrebbe succedere proprio leggendo il mio blog?
Fra l'altro sappiamo che la Natura non è solo una oasi di paradiso, la Natura è anche crudele.
Ma perché dovrebbe succedere proprio leggendo il mio blog?
Fra l'altro sappiamo che la Natura non è solo una oasi di paradiso, la Natura è anche crudele.
Può esserci, da parte di chi scrive, un EGO delirante che cerca di sfondare tra gli altri blogger, di essere "meglio", di farsi notare con storielle melense o accattivanti?
Di blogger così ne ho visti, ma di solito non li frequento se non per la curiosità di capire cosa li spinge a scrivere estrapolando da sussidiari delle scuole elemenari e avendo comunque un grande seguito.
Ho pensato: forse mi sento sola, forse ho bisogno di qualcuno con cui dialogare, se pure in modo virtuale... Può essere.
Ho pensato: forse mi sento sola, forse ho bisogno di qualcuno con cui dialogare, se pure in modo virtuale... Può essere.
E ancora: non ho niente da vendere, non sono neppure iscritta ad Adsense, a Sprintrade... non debbo fare pubblicità a miei prodotti, libri ...
Credo che il motore per me sia ... condividere. Condivido con altri blogger quello che mi piace, quello che mi sembra degno di attenzione per una società civile.
A mia volta leggo i blog che preferisco, ma vado cercando anche altre opinioni. Ritengo che vedere il mondo, sia guardarlo da diverse angolazioni.
Ecco, le angolazioni per me sono importanti: cado spesso nei tranelli del dogma, ma qualcuno più sveglio di me, mi riconduce ad un'apertura di cui sono grata.
Per oggi basta: pubblico e vado a prendermi un altro caffè.Devo aggiungere comunque, che questa mia, che ha tutta l'aria di essere una giustificazione, è dovuta al dottor Vincenzo Cucinotta che pubblicamente ... ringrazio.
mercoledì 5 gennaio 2011
16 gennaio 1922
16 gennaio. Nell'ultima settimana c'è stato come un crollo, così completo come fosse in quella notte di due anni fa. Altro esempio non mi è mai capitato. Tutto pareva finito e anche oggi pare che non sia altrimenti. Lo si può intendere in due modi e probabilmente va inteso così nel tempo stesso.
Primo: Il crollo, l'impossibilità di dormire, impossibilità di vegliare, impossibilità di sopportare la vita o più esattamente la successione della vita.
Gli orologi non vanno d'accordo, quello interiore corre a precipizio in un modo diabolico o demoniaco o in ogni caso disumano, mentre quello esterno segue faticosamente il solito ritmo.
Che altro può accadere se non che i due diversi mondi si dividano?
Si dividono, infatti, o almeno si danno strappi a vicenda in modo pauroso. L'impeto del ritmo interiore può avere ragioni varie, la più visibile è l'osservazione di sé che non lascia calmare alcuna idea, ma le porta a galla tutte per poi a sua volta essere incalzata come idea di una nuova osservazione di sé.
Secondo: Questo incalzare prende la direzione della umanità. La solitudine che per la maggior parte mi fu sempre imposta e in me fu da me cercata (ma non fu questa costrizione?) perde ora ogni ambiguità e mira all'esteriore. Dove conduce? Può portare, e ciò mi sembra ineluttabile, alla follia. E qui non occorre aggiungere altro.
L'inseguimento mi attraversa e mi strazia. Oppure posso (posso?), sia pure in minima parte, tenermi ritto e in tal caso lasciarmi portare dall'inseguimento.
E dove arrivo? "L'inseguimento" è soltanto un'immagine. Potrei anche dire "assalto dal basso; dalla parte degli uomini e poiché anche questa è soltanto un'immagine posso sostituirvi l'immagine dall'alto, giù, verso di me.
Tutta questa letteratura è assalto al limite e, se non fosse intervenuto il sionismo, avrebbe potuto evolversi facilmente e diventare una nuova dottrina esoterica, una cabala. Ne esistono gli spunti. Certo qui si richiede un genio incomprensibile che affondi nuovamente le radici nei secoli antichi e li ricrei e con tutto ciò non si doni, ma soltanto ora incominci a donarsi.
(Franz Kafka - DIARI 1910 - 1923 - Ed. Oscar Classici Mondadori)
Primo: Il crollo, l'impossibilità di dormire, impossibilità di vegliare, impossibilità di sopportare la vita o più esattamente la successione della vita.
Gli orologi non vanno d'accordo, quello interiore corre a precipizio in un modo diabolico o demoniaco o in ogni caso disumano, mentre quello esterno segue faticosamente il solito ritmo.
Che altro può accadere se non che i due diversi mondi si dividano?
Si dividono, infatti, o almeno si danno strappi a vicenda in modo pauroso. L'impeto del ritmo interiore può avere ragioni varie, la più visibile è l'osservazione di sé che non lascia calmare alcuna idea, ma le porta a galla tutte per poi a sua volta essere incalzata come idea di una nuova osservazione di sé.
Secondo: Questo incalzare prende la direzione della umanità. La solitudine che per la maggior parte mi fu sempre imposta e in me fu da me cercata (ma non fu questa costrizione?) perde ora ogni ambiguità e mira all'esteriore. Dove conduce? Può portare, e ciò mi sembra ineluttabile, alla follia. E qui non occorre aggiungere altro.
L'inseguimento mi attraversa e mi strazia. Oppure posso (posso?), sia pure in minima parte, tenermi ritto e in tal caso lasciarmi portare dall'inseguimento.
E dove arrivo? "L'inseguimento" è soltanto un'immagine. Potrei anche dire "assalto dal basso; dalla parte degli uomini e poiché anche questa è soltanto un'immagine posso sostituirvi l'immagine dall'alto, giù, verso di me.
(Franz Kafka - DIARI 1910 - 1923 - Ed. Oscar Classici Mondadori)
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