Ho
trovato questo tragicomico racconto delle feste di Natale, leggendo Il
Cambiamento e, nonostante tutto, ho riso.
Ecco
perché lo condivido.
E’
di Stefano Benni, da Repubblica, 29 novembre 2012
"Perché
chiediamo un Monti bis quando ce l'abbiamo già? Il nostro premier è già doppio,
un giorno dice una cosa e il giorno dopo il contrario, passa da catastrofista a
ottimista, annuncia sventure e salvezze. A Dubai spiega in perfetto inglese che
la catastrofe è evitata e gli investitori stranieri stanno tornando, sull'aereo
si toglie il vestito blu, indossa una tuta di cuoio sadomaso.
E
dice che la recessione continua, il servizio sanitario è a rischio e bisognerà
tassare ancora. Un giorno l’Unione europea è solida come l’Impero di Carlo
Magno e il giorno dopo è la Regione Lazio. Ocse e Bankitalia dicono il
contrario del premier, e lui si guarda bene dallo smentirli. Quale è il motivo
di questi voltafaccia? Suggeriamone tre.
Uno:
Monti e i suoi soci fanno i furbi: come tutti gli economisti sanno che più
confondono le acque, più i cittadini si disorientano e più gli specialisti
possono continuare i loro affari.
Due:
Monti ha capito che se Silvio è riuscito a governare vent’anni sparando cifre
false e balle incoerenti forse può riuscirci anche lui.
Tre,
siamo governati a nostra insaputa da due gemelli: Mario Monti, e Piermario
Monti. Li puoi distinguere solo da un particolare: uno quando dice la parola
“tasse” piange, l’altro ride, ma poi decidono le stesse cose. Solo Montezemolo
riesce a distinguerli dall’odore del dopobarba.
L’ultima
trasformazione di Monti Bis è sul Natale. Prima ha detto che gli italiani
potranno tornare a spendere. Poi si è messo le mutande di cuoio e insieme alla
sezione Maya dell’Istat ha annunciato che sarà un Natale miserabile. Già sono
state pubblicate le statistiche, le nere previsioni, le vendite in calo, i
torroni invenduti. Negozianti e clienti si guardano con odio. Non possediamo
più l’arte di arrangiarci, l’abbiamo sostituita con l’arte di lamentarci.
Cerchiamo di capire come sarà questo Natale di crisi.
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| dipinto di Giorgione |
L’albero
di Natale. Ci sarà una tassa sugli ornamenti. Quindi addio agli alberi di
Natale carichi di palle colorate e festoni argentei. Non possiamo neanche
tornare ai vecchi alberi decorati con dolciumi e candeline, i dolciumi saranno
il necessario pasto, le candeline serviranno se ci tagliano la bolletta. E se
non siamo capaci di fregare un abete da un bosco, anche l’albero è un lusso. Si
dovrà fare il ficus di Natale, o il cactus di Natale, o il nonno di Natale
avvolgendolo di luci intermittenti quando si addormenta.
Qualcuno
potrebbe riciclare quei terribili pupazzi – abete che roteano gli occhi e
cantano White Christmas con la voce della Cancellieri. Ma risulta che l’ottanta
per cento di queste orrende creature sia stata eliminata a bastonate, oppure
sbranata dai cani. In quando alla letterina a Babbo Natale, i bambini stiano
attenti a chiedere troppo: copia delle letterine dovrà essere consegnata a
Equitalia che vedrà se c’è coerenza tra le richieste del pargolo e il reddito
familiare. Una frase come “vorrei un costume da Zorro” potrebbe anche provocare
un incursione con lancio di lacrimogeni.
Babbo
Natale. Se qualcuno cammina sui tetti con la barba lunga non illudetevi: non è
Santa Claus, è un pensionato che dà la caccia ai gatti per cucinarli. In quanto
ai giocattoli, ne arrivano milioni dalla Cina, e la Finanza li sequestra perché
sono tossici e pericolosi. Non conosciamo analoghi interventi su merendine
americane, bibite semi alcoliche per dodicenni e applicazioni per telefonino.
Il
presepe. Tutto sarà regolamentato. Il Vaticano non vuol pagare tasse sugli
alberghi di lusso. Però la capanna non è un cinque stelle, ma ha una stella
sola, anche se cometa. Equitalia ha chiesto tempo per decidere quale tassa
applicare. Grandi cambiamenti nell’arredamento. Il Papa ha detto che il bue e
l’asinello quella notte non c’erano. Non si sa chi glie l’ha detto, se lo
Spirito Santo o un Corvo. Senza bue e asinello la capanna non sarà riscaldata,
ma è meglio che il bambinello nasca al freddo, così quando arriverà a scuola
sarà abituato. In ogni presepe sono concesse cinque statuine, e cinque
pecorelle. Un numero maggiore di presenze, specialmente con musica celestiale,
verrà considerato rave party e quindi proibito. I re magi, in tempo di crisi,
porteranno come doni un dattero in tre.
Regali.
Anzitutto riduciamo il materiale scolastico, perché tagliare i fondi alla
scuola è da sempre la priorità di ogni governo. Addio confezioni di
ventiquattro matite colorate. Addio astucci rigonfi, gomme morbide e temperini
sfavillanti. Dovrà bastare una sola biro. E dovrete comprarla perché quest’anno
le banche non regaleranno strenne né penne. Anzi, quando entrate in una
filiale, attenti a lasciare la borsa negli armadietti. Il regalo scolastico più
utile è certamente il quaderno di carta igienica riciclabile, perché il governo
italiano non può dissanguarsi per le manie di pulizia degli scolari. Quindi
prima scrivete il tema, poi usate la carta del tema per i vostri bisogni. È
sconsigliato invertire le due operazioni.
Abbigliamento.
Tagli del cinquanta per cento. Comprate solo la metà inferiore dei pantaloni,
quella che sporge dal cappotto, come nei film di Totò. Il costoso chinchilla
non è più di moda, torna molto chic la nutria, abbiamo visto le sorelle Fendi a
caccia nel Tevere. Gli stilisti useranno modelle di un metro e quaranta.
Libri.
Tutti ripetono che costano troppo. Quindi per risparmiare comprate un tablet da
settecento euro con cui potrete scaricare tutti i volumi che volete. Poi
giocateci ai videogame, guardate le puntate televisive registrate, chattate da
treno a treno, twittate, usatelo come vibratore per i piedi e finalmente
leggete dieci righe di libro, ma soprattutto usate le applicazioni, scoprite
quante volte Tolstoj usa la parola “sebbene” e leggete il testo del Pulcino Pio
in urdu. Naturalmente il tablet andrò cambiato ogni anno, non potete farvi
vedere in giro con un modello vecchio. Sarà un bel risparmio.
Il
cibo. Nel tempo in cui un’ora su due in televisione è dedicata alla cucina, e
presto verrà servita l’amatriciana nei dibattiti, forse solo il cibo non subirà
flessioni di vendita. Però, per risparmiare, ecco alcune ricette povere.