mercoledì 9 gennaio 2013

E ho voglia di dormire

Orologio astronomico di Praga



"Non so cos'è il tempo. Non so quale è la sua vera misura, ammesso che ne abbia una. So che la misura dell'orologio è falsa: divide il tempo in modo spaziale, dal di fuori. 
Quella delle emozioni è falsa anch'essa, lo so: non divide il tempo, ma la sensazione di esso. 
La misura dei sogni è sbagliata; li sfioriamo col tempo, a volte lungamente, altre volte in fretta, e ciò che viviamo è frettoloso o lento secondo un decorso di cui ignoro la natura. 

A volte ho l'impressione che tutto sia falso, e che il tempo non sia altro che una cornice per inquadrare ciò che gli è estraneo. Quando ripenso al mio passato, i tempi sono disposti in livelli e piani assurdi, e io, in un certo giorno del mio solenne quindicesimo anno d'età, sono più giovane di quando ero bambino seduto fra i giocattoli.

 La coscienza mi si confonde se penso a queste cose. So che c'è un errore, ma non so dove. E' come se assistessi a un numero di illusionismo durante il quale so di essere ingannato, ma non capisco la tecnica e la meccanica dell'inganno.
E mi vengono pensieri assurdi che tuttavia non riesco a considerare totalmente assurdi. 

Mi domando se un uomo che medita lentamente dentro un'automobile che corre in fretta, mi domando se costui sta andando in fretta o lentamente. Mi domando se è uguale l'identica velocità con cui cadono in mare il suicida e colui che ha perso l'equilibrio sulla litoranea. Mi domando se saranno veramente sincronici i movimenti (che occupano lo stesso tempo) di fumare una sigaretta, di scrivere questo testo e di pensare in modo impreciso.

Ma cosa è mai questo che ci misura senza misura e ci uccide senza essere? Ed è in questi momenti in cui non so nemmeno se il tempo esiste, che lo sento come se fosse una persona, e ho voglia di dormire".

(Fernando Pessoa)

Titolo: Il libro dell'inquietudine
Autore: Fernando Pessoa
Editore: Feltrinelli - Traduzione dal portoghese di Maria Josè De Lancastre e Antonio Tabucchi.

lunedì 7 gennaio 2013

I primi aforismi del 2013




  • Chi si consegna alla natura non ha bisogno dell'inconoscibile, del soprannaturale, per poter provar rispetto; c'è soltanto un miracolo per lui, ed è che tutto su questa terra, incluse le massime fioriture della vita, si sia semplicemente formato senza miracoli nel senso convenzionale della parola.
Konrad Lorenz


  • Così scoprì la virtù paradossale della lettura, che è quella di astrarci dal mondo per trovargli un senso.
Daniel Pennac


  • Ci sono cattivi esploratori che pensano che non ci siano terre dove approdare solo perché non riescono a vedere altro che mare attorno a sé.
Francesco Bacone


sabato 5 gennaio 2013

Dorothy Law Nolte e l'Epifania




E con domani, 6 gennaio, giorno dell'Epifania o della Befana,  finiscono le feste di Natale.
Feste che, se godute nell'interiorità, senza eccessi o baldorie -  spesso non sentite, sono un bel ricordo da portarsi dietro.
E, soprattutto, sono o dovrebbero essere un periodo magico per l'infanzia.

Ho trovato questi versi di una poetessa americana che non conoscevo,Doroty Law Nolte.
Nata in California nel gennaio del 1924 e deceduta nel novembre del 2005, è stata anche pedagogista e insegnante.



I bambini imparano ciò che vivono.
Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.
Se un bambino vive nell'approvazione impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia impara a trovare l'amore nel mondo.


Dorothy Law Nolte


L'immagine sopra è di John Sloane


venerdì 4 gennaio 2013

Bologna e i cinni per Capodanno, una volta

Pochi giorni fa, leggevo sul blog di Loretta, qui un suo post su TRADIZIONE E SUPERSTIZIONE.
Non so e non è necessario sapere se Loretta ha le mie stesse origini.
So però che la superstizione da lei riportata, è anche la mia da sempre.

Stamattina, mentre bevevo il secondo caffè, sfogliavo un po' distrattamente un libro che ho già citato tempo fa: Le Stagioni dei cinni e arrivo a pagina 53 dove trovo scritto:


"Buonanno!

Al mattino presto del primo gennaio, tutti i bambini si aggiravano pr le strade con una strana eccitazione. In  giro si vedevano solo maschi perché le femmine portavano sfortuna solo incontrarle casualmente, invece i maschi potevano andare casa per casa a fare gli auguri di buon anno per ricevere tante monetine.

Bisognava scegliere con molta cura l'orario adatto. Chi andava a suonare i campanelli troppo presto poteva essere cacciato in malo modo, se invece si aspettava troppo c'era il rischio di arrivare dopo che erano già passati tutti gli altri.

I cinni giravano sempre in coppia e l'abilità consisteva nell'individuare il campanello giusto e il momento più opportuno.

"Buonanno!" dicevano in coro porgendo il palmo aperto della mano.

L'inquilino, a volte, offriva anche solo una fetta di ciambella o un laconico "grazie", richiudendo in fretta il portone.

Generalmente però, una monetina non si faceva troppo fatica ad ottenerla.

Era soprattutto quella da dieci lire che veniva elargita in cambio degli auguri.

Ma se si era fortunati e l'inquilino aveva terminato certi spiccioli, poteva capitare una monetina da venti e addirittura da cinquanta lire. Le monete da cento erano invece appannaggio solo dei parenti stretti, o al massimo acquisiti."




Qui ci sono diverse foto di Bologna, per l’appunto, com’era… a quei tempi.
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/12/06/foto/come_eravamo_storia_bologna_natale-48197884/1/

Brano tratto da "Le stagioni dei cinni" di Claudio Bolognini - Minerva Edizioni.

mercoledì 2 gennaio 2013

Il Vecchio e il Bambino (re-post)

Guardo fuori, è buio e pioviggina ancora. E' sera e quando penso alla parola "sera"  è quasi scontato che il mio cervello riacchiappi qualche poesia.

 
Non mancano poesie sulla sera, tutt'altro.
Non essendo solo sera, ma anche l'inizio di un nuovo anno, vado a ripescare sul mio blog, dove nel 2008 riportavo questo testo della canzone di Guccini...
 
Sera di gennaio
 

Il Vecchio e il Bambino

Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera...

L' immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d' intorno non c'era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo...

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati...

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero...

E il vecchio diceva, guardando lontano:
"Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori
e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell' uomo e delle stagioni..."

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"


(Francesco Guccini)

Immagine presa dal web
 

lunedì 31 dicembre 2012

Fra poche ore saremo nel 2013, Auguri a tutti!


Dalla mia nonna e, successivamente, da altri, ho imparato da bambina - a proposito dell'anno bisestile - il detto popolare  "Anno bisesto, che passi presto".

Questo 2012, è stato piuttosto stressante, non si può negare. Agende, tecnici, ritorni...
e il temibile spread... per quanto si voglia sdrammatizare, è stato un anno pesante per tanta gente.
La nostra speranza va all'Anno Nuovo in arrivo, che ci porti almeno più tranquillità, salute e senso di fratellanza.


Hans Christian Andersen

 
“Mezzanotte suonò sopra il villaggio

 nella placida piazza solitaria…

 le ore sobbalzano nell’aria

 per la tacita volta senza raggio;

 recava da lontano, intanto il vento

 come un tintinnio garrulo d’argento,

 e pel villaggio solitario; errare

 un trotto di cavali si sentì;

 un cavallo vicino, ecco nitrì

 il gabellier si sporse per guardare;

 qualche finestra ancor s’illuminò

 e mezzanotte, lenta, risonò.

 La diligenza a dodici cavalli

 arriva con dodici signori.

 e tutti, presto presto, venner fuori

 con valige, con scatole, con scialli;

 e il primo, un vecchio tremulo e bonario:

 ' Lode a Dio – esclamò – siamo in orario! '

 Era il trentun dicembre ed era l’ora

 che l’anno vecchio, curvo, se ne va,

 nel mare eterno dell’eternità

 svanisce, si disperde, si scolora,

 mentre vanno per ville e per tuguri

 baci e abbracci, brindisi e auguri.”

 

 “La diligenza di Capodanno” di Hans Christian Andersen

 

 
 


A tutti voi, amiche e amici, auguro un Felice Anno Nuovo 2013!

Lara
 

 

 Immagini prese dal web

 

domenica 30 dicembre 2012

Rita Levi Montalcini

Per ricordare con una sua frase, questa grande donna, scomparsa proprio alla fine di questo anno, un anno strano, più preoccupante che lieto, a livello socio-culturale, per non dire economico, riscrivo una delle frasi che già avevo postato il giorno dopo il suo compleanno, nell'aprile scorso.

"Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte. "

Rita Levi Montalcini 

 

sabato 29 dicembre 2012

No man's land



Fin dai primi anni della mia giovinezza, pensavo che ognuno di noi ha la propria no man's land, in cui è totale padrone di se stesso. 

C'è una vita a tutti visibile, e ce n'è un'altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. 

Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell'etica, una sia morale e l'altra immorale, o, dal punto di vista della polizia, l'una lecita e l'altra illecita. 


Semplicemente, l'uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un'ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese; vive di questa sua vita libera e segreta da una sera (o da un giorno) all'altra, e queste ore hanno una loro continuità. 

Queste ore possono aggiungere qualcosa alla vita visibile dell'uomo oppure avere un loro significato del tutto autonomo; possono essere felicità, necessità, abitudine, ma sono comunque sempre indispensabili per raddrizzare la "linea generale" dell'esistenza. 




Se un uomo non usufruisce di questo suo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non s'è mai incontrato con se stesso e c'è qualcosa di malinconico in questo pensiero. 

Mi fanno pena le persone che sono sole unicamente nella stanza da bagno, e in nessun altro tempo e luogo. 


L'Inquisizione oppure lo stato totalitario, sia detto per inciso, non possono assolutamente tollerare questa seconda vita che sfugge a qualunque tipo di controllo e sanno quello che fanno quando organizzano la vita dell'uomo impedendogli ogni solitudine, eccetto quella della stanza da bagno. 


Da "Il giunco mormorante" - Nina Berberova – Ed. Adelphi

venerdì 28 dicembre 2012

Qualche parroco, non sa


Donna

Foto da Open Art


 Nessuno può immaginare

 Quel che dico quando me ne sto in silenzio

 Chi vedo quando chiudo gli occhi

 Come vengo sospinta quando vengo sospinta

 Cosa cerco quando lascio libere le mie mani.

 Nessuno, nessuno sa

 Quando ho fame quando parto

 Quando cammino e quando mi perdo,

 nessuno sa che per me andare è ritornare, 
e ritornare è indietreggiare

 che la mia debolezza è una maschera 
e la mia forza è una maschera

 e quel che seguirà è una tempesta.

 Credono di sapere

 Ed io glielo lascio credere

 E creo.


Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione

E ringraziassi e obbedissi

Ma io sono libera prima e dopo di loro, con e senza di loro

Sono libera nella vittoria e nella sconfitta

La mia prigione è la mia volontà!

La chiave della prigione è la loro lingua

Tuttavia la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio

E al mio desiderio non impartiscono ordini.

Sono una donna.

Credono che la mia libertà sia loro proprietà

Ed io glielo lascio credere

E creo.


Questa poesia proviene da: Poesie di Joumana Haddad 


mercoledì 26 dicembre 2012

Piccole virtù


Dopo avere letto “Lessico famigliare”, diversi anni fa, ho sempre amato Natalia Ginzburg.

Da “Le piccole Virtù” pubblicato nel 1962 dall'editore Einaudi riporto questa frase che trovo più che mai adatta ai nostri tempi.

L'Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l'incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l'intelligenza, come un vivido sangue. È un'intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d'un ingannevole, e forse insensato, conforto.

Natalia Ginzburg

Natalia Ginzburg
Natalia Ginzbrurg

domenica 23 dicembre 2012

John Lennon - Happy Christmas War Is Over





Nell'attesa, questa bella canzone di John Lennon, sperando che sia gradita


Per motivi di tempo,  per qualche giorno userò la moderazione dei commenti.

Ancora un abbraccio e un grande augurio di Pace e Amore almeno per questo Natale.

Natale è simbolo di Rinascita. 
Dopo le tenebre, arriva gradualmente la Luce.

mercoledì 19 dicembre 2012

E così, vicini al Natale

E così, vicini al Natale, terrò il blog in pausa qualche giorno.
Con la speranza di riuscire a venire a salutare  gli amici e amiche personalmente.

Ma già da ora auguro a chi mi legge e a tutti i compagni di avventure di blogger un


sereno e caldo Natale





Lara

Da "Sogno di Natale"



Presepe


Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori... 

E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:

- Buon Natale - e sparivo...


Da Sogno di Natale di Luigi Pirandello 


Immagine presa dal web 
 

lunedì 17 dicembre 2012

Una favola di lunedì



Si avvicina il Solstizio d'inverno e quindi il Natale.
E' il momento di raccontare favole, storie, poesie e filastrocche.
E' il momento in cui potremmo tornare tutti bambini assieme ai bambini veri....
 
di Carl Larsson

Una favola di lunedì

C’ero una volta io, ma non andava bene. Mi capitava di incontrare gente per strada e di scambiarci due parole, e per un po’ la conversazione era simpatica e calorosa, ma arrivava sempre il momento in cui mi si chiedeva “chi sei?” e io rispondevo “Sono io” e non andava bene. 

Era vero, perché io sono io, è la cosa che sono di più, e se devo dire chi sono non riesco a pensare a niente di meglio. 

Eppure non andava bene lo stesso: l’altro faceva uno sguardo imbarazzato e si allontanava il più presto possibile. 

Oppure chiamavo qualcuno al telefono e gli dicevo “Sono io”, ed era vero e non c’era un modo migliore, più completo, più giusto di dirgli chi ero, ma l’altro imprecava o si metteva a ridere e poi riagganciava.

Così mi sono dovuto adattare. Prima di tutto mi sono dato un nome e se adesso mi si chiede chi sono rispondo: “Giovanni Spadoni”. 

Non è un granché, come risposta: se mi si chiedesse chi è Giovanni Spadoni probabilmente direi che sono io. Ma chissà perché , dire che sono Giovanni Spadoni funziona meglio. 

Funziona tanto bene che nessuno mai mi chiede chi è Giovanni Spadoni: si comportano come se lo sapessero.

Invece di chiedermi chi è Giovanni Spadoni gli altri mi chiedono dove e quando sono nato, dove abito, chi erano mio padre e mia madre. Io gli rispondo e loro sono contenti. 

E forse sono contenti perché credono che io sia quello che è nato nel posto tale e abita nel posto talaltro e che è figlio di Tizio e di Caia e padre di questo e di quello. 
Il che non è vero, ovviamente: non c’è niente di speciale nel posto tale o talaltro, o in Tizio e Caia. 

Se fossi nato altrove, in un’altra famiglia, sarei ancora lo stesso, sarei sempre io: è questa la cosa che sono di più, la cosa più vera e più giusta che sono. Ma questa cosa non interessa a nessuno: gli interessa dell’altro e quando lo sanno sono contenti.

Una volta c’ero io e non andava bene. Adesso c’è Giovanni Spadoni, che è nato a X e vive a Y e così via. E io non sono niente di tutto questo, ma le cose vanno benissimo.


da "La filosofia in trentadue favole" di Ermanno Bencivenga - Oscar Mondadori


(Credo ci sia una edizione più aggiornata con un’aggiunta di favole)





LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Visualizzazioni totali