sabato 3 dicembre 2011

Catturare la Luna

Le prime immagini fotografiche, o dagherrotipi, venivano sviluppate con vapori di mercurio, elemento alchemico per eccellenza, e stabilizzate con acqua salata calda.
Si ricavava in quel modo una superficie argentea in corrispondenza delle zone scure del soggetto e più opaca in quelle chiare; osservando la lastra in penombra, compariva un'immagine positiva con i lati invertiti, simile anche in questo particolare al riflesso degli specchi.



Queste prime emulsioni fotografiche avevano però una sensibilità molto bassa, perciò i pionieri degli "specchi congelanti" dapprincipio rivolsero i loro congegni verso il cielo, dove risplendono gli oggetti più brillanti, il Sole e la Luna.


Nel 1840 Daguerre, avventuroso pittore, scenografo ed inventore di trucchi ottici teatrali, ottenne il primo dagherrotipo della Luna.


Fare prigioniera la Luna con i vapori di mercurio, immobilizzarla in una superficie argentea, è stato il primo passo.


Esistevano già, a quei tempi, i mille teatri catottrici, le "lanterne magiche" che provocavano soprassalti di meraviglia fra il popolino come fra le dame più raffinate, il caravanserraglio di specchi in grado di sparare la luce su schermi giganteschi evocando coboldi, morgane e perfino le anime dei defunti, gli straordinari spettacoli di luci e colore, le "fantasmagorie", che giravano già nel Secolo dei Lumi per le piazze e le regge (incrociandosi a volte con altre meraviglie specchianti come l'anatra di ottone e il suonatore di flauto di Vaucanson, o il "Turco" scacchista del barone von Kempelen, esseri artificiali, duplicati della vita e dunque anch'essi parenti stretti degli specchi...).


In principio furono le lanterne magiche che già nel 1621 il gesuita Athanasius Kircher sembra avesse concepito...


Quando la fotografia si incontrò con i proiettori nacque il pre-cinema. Mille intelletti si diedero da fare con congegni meccanici sempre più vicini al loro sogno: dare movimento alle immagini. O meglio: congelare il movimento senza "bloccarlo".


Nasceva la magia più strabiliante: il cinema!


Da "Piccolo Inventario degli Specchi" di Alfonso Lentini - Stampa Alternativa.

venerdì 2 dicembre 2011

Dicembre


Dicembre è arrivato quasi in punta di piedi quest'anno, almeno dove abito io.
Il rito del pettirosso che arriva puntuale a novembre si è ripetuto e fortunatamente in giardino ci sono molte bacche. Sono arrivate anche le cinciallegre.



Ho trovato una poesia sul web che non conoscevo ma che mi si adatta in questi giorni.
E' di una poetessa, M.Gisella Catuogno e si intitola per l'appunto

Dicembre

Già lo intuimmo dal freddo pungente

di mattinate ansiose;

dal profumo di muschi

appena spuntati

dal terriccio umido;

dal desiderio trepido

di scrollarsi di dosso

il torpore paralizzante

dell’autunno

-come la cicala il guscio

nell’ultima belletta di novembre-

per tentare

diagrammi inediti

di luce e di speranza.

Tutto congiura contro

negli arcani misteri

che distillano i giorni;

eppure l’aspettiamo

-dicembre-

come una promessa intatta

come una fiammella accesa

nel buio inquietante della notte.

Ne annusiamo il candore

anche senza neve e

ne intrecciamo ghirlande

di sorprese taciute

di parole sospese

di pensieri di vento

nella volta stellata.

(M.Gisella Catuogno)

Da questo sito

mercoledì 30 novembre 2011

Pupille

"Pupilla contro pupilla: guardandoti negli occhi da vicino scovo nel tuo cristallino un microscopico cinema.
Lo sapeva anche Platone: 'Hai tu notato che l'aspetto di chi guarda nell'occhio di chi gli sta di fronte, si riflette come in uno specchio in quella parte che chiamiamo pupilla, così da essere l'immagine precisa di chi ti rimira?".


Specchiarsi nell'occhio di un altro,
Così in certi romanzi gialli il detective riesce a scoprire l'assassino: ricercando nella pupilla dell'uomo ucciso l'impronta, la cicatrice visiva, di ciò che l'uomo ha visto un attimo prima di morire.


Il mago frate astrologo poeta filosofo e alchimista Tommaso Campanella era consapevole del grande potere contenuto in certi scambi di sguardo:
'L'occhio manifesta molte cose magiche, poiché quando un uomo incontra un altro, pupilla contro pupilla, il bagliore più potente dell'uno acceca, seduce e domina l'altro che non può sostenerlo e trasmette spesso sul più debole la passione che egli possiede: gli amanti l'amore, i collerici il disdegno, i turbati la tristezza..."


Dal libro di Alfonso Lentini "Piccolo inventario degli specchi" - Stampa Alternativa.

martedì 29 novembre 2011

Seconda vista



"Tutto ruota intorno al dramma di chi, come Kafka, Dostoevskij, Pasolini, è condannato a vivere una vita da esule nel mondo, proprio perché in possesso di 'seconda vista' che ha loro permesso di comunicare, come nessuno psicologo riuscirà mai a fare, le passioni segrete dell’Io, le sue cadute, le perversioni e le aspirazioni. Questo fenomeno racchiude il segreto della loro vocazione, e spiega le motivazioni che spingono molti scrittori, in maniera diversa e per fortuna non sempre così lacerante, a scrivere. Jorge Semprun, poeta e scrittore sopravvissuto alle deportazioni naziste diceva: “Io non possiedo altro che la mia morte, per dire la mia vita. È necessario che io crei della vita, attraverso questa mia morte e, il modo migliore per giungere a questo, è la scrittura"


Da "Oltre la terapia psicologica" di Aldo Carotenuto - Bompiani, pp. 365

lunedì 28 novembre 2011

Pino Amoruso Blog: Firma anche tu!!!

Pino Amoruso Blog: Firma anche tu!!!

Il Consigliere comunale di Pioltello Roberto Biolchini, eletto con i voti di Italia dei Valori, avrebbe dovuto dimettersi immediatamente subito dopo le elezioni comunali, sapendo benissimo che il suo partito non avrebbe consentito il doppio incarico, essendo già Consigliere Provinciale. Invece di mantenere fede a quanto concordato con Italia dei Valori, ha preferito cambiare partito, tenendosi così la poltrona. Questo è un atteggiamento inqualificabile e che non può passare sotto silenzio.

Firma qui per chiedere le

DIMISSIONI IMMEDIATE!

Trattato del Ribelle



"Il ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto non ha bisogno di leggi, né di qualche giurista di partito. Il ribelle attinge alle fonti della moralità non ancora disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva una qualche purezza… tutto diventa semplice".

(Ernst Jünger)         


In questo sito, una recensione e il profilo dell'autore


domenica 27 novembre 2011

Robert Burns






Canta dolce tordo, sopra il ramo spoglio,
Canta, dolce creatura, io ascolto la tua melodia
E il vecchio Inverno, all'inizio del suo regno,
Al tuo gioioso canto spiana la fronte corrugata


Robert Burns (1759-1796)

sabato 26 novembre 2011

L'Albero di Natale letterario

Parole ancora attuali


Don-Luigi-Sturzo.jpg


"Si punta troppo sopra un interventismo statale che tende a dare in mano alle burocrazie l'economia del paese. Tutto ciò è contrario sia allo spirito cristiano che agli interessi nazionali, e rende più costosa e meno efficiente l'elevazione del lavoratore. "


" Il nord si deve persuadere che senza un mezzogiorno industrializzato l'Italia non potrà risorgere. Dall'altro lato tutti i meridionali coscienti debbono comprendere che è loro interesse organizzarsi, prendere iniziative e assumere le responsabilità."


"Si punta troppo sopra un interventismo statale che tende a dare in mano alle burocrazie l'economia del paese. Tutto ciò è contrario sia allo spirito cristiano che agli interessi nazionali, e rende più costosa e meno efficiente l'elevazione del lavoratore. " 


(Luigi Sturzo)


Da  qui 

venerdì 25 novembre 2011

La musica nera dei Mussolini




Su un giornale online mi sono fermata a leggere un breve articolo che ora riporto.
Non è una notizia eclatante, ma qualcosa di cui non ero a conoscenza e, in questo senso, la condivido volentieri:


Da I Mussolini clandestini del jazz a Villa Torlonia


"Edda, Vittorio, Bruno, Romano e Anna Maria, tutti e cinque i figli ufficiali di Benito Mussolini si ritrovavano spesso attorno al grammofono di casa per ascoltare dischi jazz. Uno di loro, in vedetta ai vetri di una finestra, dava l’allarme: eccolo, papà sta scendendo dalla macchina.. E di colpo i dischi sparivano in qualche nascondiglio.."






Questo particolare forse inedito della quotidianità del dittatore fascista – che odiava il jazz, lo considerava “musica contro” – me l’ha raccontato Giuseppe Barazzetta, detto Pip, novant’anni appena compiuti, "il cronista del jazz" come lui stesso ama definirsi. E’ appena uscito il suo libro di memorie, "Una vita in quattro quarti": pagine ricche di aneddoti, di testimonianze, di ritratti dei personaggi leggendari di questa musica, che lui ha conosciuto e di cui è diventato amico, da Louis Armstrong a Duke Ellington, da Benny Goodman a Charles Mingus; libro che è stato presentato in una serata-concerto all’Auditorium di Settimo Milanese, su iniziativa del Comune.


E tu, Pip, come hai saputo della “cellula blues” a Villa Torlonia, nella dimora del principale nemico del jazz? Addirittura i figli di Mussolini che ascoltano e amano la “musica negra” nei lontani Anni Trenta e Quaranta.. 


"E’ stato Romano Mussolini a parlarmene, lui jazzista poi apprezzatissimo nel dopoguerra".
Durante il ventennio, per dare un’idea della singolarità delle simpatie dei figli del duce, e più ancora nel periodo della guerra, chi pronunciava la sola parola "jazz" in pubblico veniva fermato e interrogato. 


I nomi degli artisti stranieri erano italianizzati. Louis Armstrong, per esempio, diventò Luigi Braccioforte, Benny Goodman Beniamino Buonuomo. Non bastasse, anche i titoli dei brani più popolari venuti da oltreoceano, erano tradotti. Anche qui qualche esempio: “Honeysuckle Rose” divenne “Pepe sulle rose” e la celeberrima “St.Louis blues” si chiamò “Le tristezze di S.Luigi”!


Barazzetta ci tiene a ricordare le tre etnie di cui è figlio il jazz: quella afroamericana(musicisti neri), quella ebraica di estrazione europea e la terza, la più sconosciuta, degli italo-americani, costituita dagli immigrati e dai loro discendenti."


L'articolo è di Antonio Lubrano.

mercoledì 23 novembre 2011

Ho combinato un pasticcio...


lavori_in_corso2.JPG





Troppo tardi stasera per rimediare causa sonno...

Domattina provo subito a sistemare tutto, sperando di capire che cosa abbia combinato.

A presto :)



Pensieri di ... Altri




"Ci sarà in una delle prossime generazioni un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici."


Aldous Huxley (26 luglio 1894 - 22 novembre 1963)

martedì 22 novembre 2011

Musica e ricordi


" .... Il ricordo riuscivo a sopportarlo, ma non riuscivo a sopportare la musica che rendeva letale quel ricordo."

(Pat Conroy "Beach Music" Bompiani)



Ecco una frase che sento mia e, come ogni altra volta che mi rispecchio in quanto scrive un autore, mi sento a casa.

lunedì 21 novembre 2011

Aforismi per questo lunedì


Non abbiamo la facoltà di sceglierci da soli i genitori purtroppo. Se non esistessero i genitori non ci sarebbe nemmeno la psicanalisi. (Catherine Breillat)


L'inconscio è l'oceano dell'indicibile, di tutto ciò che è stato espulso dalla terra del linguaggio, rimosso come risultato di un'antica proibizione. 
(Italo Calvino)


Volevo indagare il senso del divieto, le cause di una vergogna che non ci appartiene, ma viene determinata dallo sguardo dell'altro. (Catherine Breillat)

domenica 20 novembre 2011

Per integrare il mio post precedente

http://youtu.be/5EJ2_0OgkE4

Il testo è di Paola Turci.

Domenica 20 novembre 2011

Oggi è la giornata mondiale dei diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza.


Ogni tanto arrivano queste giornate che purtroppo poi passano e vengono appartate nella nostra memoria e nella vita di tutti i giorni.
Pensavo in un primo momento di riportare qualche racconto di Gianni Rodari, sempre in prima fila fra gli autori per l'infanzia, ma poi mi sono ricordata di avere scritto qualcosa che riguarda un po' tutti.


Latte e miele
"Io semplicemente mi rifiuto di considerare l'obbedienza una virtù, la curiosità un peccato e l'ignoranza del bene e del male uno stato ideale"

Queste parole sono state scritte da Alice Miller ne "Il risveglio di Eva".

Secondo Fromm l'amore materno presenta due aspetti: quello di tutte le cure necessarie perché il bambino viva e cresca e quello di infondergli l'amore per la vita, il senso che la vita e' bella, la gioia di vivere.

I due aspetti corrispondono rispettivamente ai biblici "latte" e "miele". Molte le madri che sono in grado di dare il "latte", poche quelle che oltre al "latte" sanno dare anche il "miele", perché solo una donna felice può dare anche il "miele", cioè contagiare il bambino con la sua felicita'.

L'essere umano può assumere un ruolo di creatore in vari modi, uno dei quali è l'amore per i propri figli.

"Oggi gli adulti si preoccupano molto che i bambini siano competenti ed efficienti, che sappiano usare il computer e conoscano le lingue straniere, e dimenticano invece quanto sia importante la fantasia.

La fantasia ci aiuta a vivere. In un futuro già presente, l'identità personale sarà sempre meno legata alla professione, poche persone potranno dire di sé: sono un ragioniere, un medico. Per molti il lavoro sarà un'attività marginale, provvisoria, mutevole. Diviene perciò necessario trovare altri interessi, altri luoghi di incontro, altri rapporti. In poche parole: inventarsi una vita." scrive Silvia Veggetti Finzi.

Scrive invece Janet Frame :
"...mi trovai ad assumere la parte a cui più ero abituata, quella della persona passiva la cui vita viene pianificata per lei mentre lei, per paura di essere punita o di suscitare reazioni, non osa rifiutare."
(pag. 470 di Un angelo alla mia tavola – Einaudi Tascabili)


sabato 19 novembre 2011

Ancora su Zygmint Bauman


Mi sembra gratificante continuare ancora per oggi a riportare stralci del pensiero di Zygmunt Bauman  ripresi dal libro sotto indicato:

La caratteristica più evidente della politica contemporanea, come disse Cornelius Castoriadis a Daniel Mermet nel novembre 1996, è la sua insignificanza: 
"I politici sono impotenti, (...) Non hanno più un programma. Ambiscono solo a rimanere in carica". 


L'avvicendarsi dei governi - persino degli "schieramenti politici" - non è un fattore decisivo; al massimo, è un'increspatura sulla superficie di un fiume che scorre ininterrottamente, uniformemente, inesorabilmente nella propria direzione, spinto dalla propria forza propulsiva. 


Cent'anni fa, la formula politica dominante del liberalismo era l'ideologia provocatoria e spavalda del "grande balzo in avanti". 
Oggi, è solo un tentativo di giustificare la resa: 


"Questo non è il migliore dei mondi immaginabili, ma il solo mondo reale. Inoltre, tutte le alternative sono peggiori, devono essere peggiori e si dimostrerebbero tali se si provasse a metterle in pratica". 


Il liberalismo odierno si riduce al semplice credo della "mancanza di alternative". Volendo scoprire le radici della crescente apatia politica, si può anche evitare di cercare altrove. Questa politica elogia e promuove il conformismo. E al conformismo si può arrivare anche da soli; si ha forse bisogno della politica per uniformarsi? Perché sopportare politici che, di qualunque colore siano, non possono promettere niente di diverso?


Dal Libro "La solidutine del cittadino globalizzato" di ZYGMUNT BAUMAN - Ed. Feltrinelli.

Disaccordo


(Zygmunt Bauman)



"Penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell'azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro tra diverse opinioni, tra diverse visioni del giusto, dell'ingiusto, e così via. 


Nell'idea dell'armonia e del consenso universale, c'è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali."


(Zygmunt Bauman)


Altre notizie su Bauman qui

venerdì 18 novembre 2011

Lima Barreto



Il letterato per Lima Barreto ricopre innanzitutto un ruolo sociale, fare letteratura è resistenza, è denuncia, è uno scandaglio continuo delle ipocrisie piccolo borghesi che attanagliano la società. Il suo "scrivere militante" se da un lato lo accrediterà presso la critica, dall'altro lo porrà in perenne paragone col romanziere dei romanzieri suo predecessore Machado de Assis.


Il Brasile in cui vive e cresce Lima è un paese che pur avendo abolito la schiavitù resta fortemente schiavista nelle relazioni sociali e nei rapporti. La critica politica e sociale di Lima Barreto agisce in uno scenario politico desolante per gli spiriti come il suo che avevano sposato la causa della rivoluzione russa d’ottobre. 


La Repubblica Vecchia (1889-1930) divisa a sua volta in “Repubblica della spada” (1889-1894 presidenti militari) e Repubblica delle Oligarchie (1894-1930 presidenti provenienti dalle ricche famiglie delle oligarchie di San Paolo e Minas Gerais), rappresenta nella sua essenza tutto quanto Lima Barreto con una penna sferzante critica e attacca nei suoi racconti


Molte altre notizie su questo autore si trovano qui



ESTRATTI DAL DIARIO DI LIMA BARRETO


"1920, 4 gennaio


Sono in manicomio o, meglio, nei diversi suoi reparti, dal 25 del mese scorso. Sono stato nel padiglione osservazione, che è la tappa peggiore per chi, come me, ci entra trascinato dalla polizia. Ci tolgono i vestiti che portiamo e ce ne danno altri, appena in grado di coprire le nudità, e non ci danno né ciabatte né zoccoli. L’ultima volta che sono stato là mi hanno dato questo articolo di vestiario che mi è oggi indispensabile. Stavolta no. (…). Mi hanno dato una tazza di mate e, subito dopo, quando era ancora giorno, mi hanno buttato sopra un materasso di vegetale con una copertaccia, ben conosciuta dalla nostra povertà e miseria.
Non mi importa molto del manicomio, ma ciò che mi infastidisce è l’intromissione della polizia nella mia vita. Tra me e me, sono sicuro di non essere matto; ma a causa dell’alcol, mescolato a tutti i tipi di preoccupazioni che le difficoltà della mia vita materiale mi danno da sei anni, ogni tanto do qualche segno di pazzia: deliro.
Apparte questa prima volta in manicomio, sono stato colpito da una crisi identica, a Ouro Fino, e portato all’ospedale nel 1916; nel 1917 mi hanno ricoverato all’Ospedale Centrale dell’Esercito per la stessa ragione; ora torno in manicomio.
Sono sicuro che non ci tornerò per una terza volta; se ci esco è per andare al cimitero, che è qui vicino. Do troppo disturbo agli altri, compresi i miei parenti. Non è giusto che vada avanti così.
(…)
Sono tornato in cortile. Che cosa, Dio mio! Stavo lì come un tacchino, in mezzo a tanti altri, governato da un portoghese buono, che aveva un’aria rozza ma anche dolce e compassionevole, da contadino di Tras-os-Montes. Già mi conosceva dall’altra volta. Mi dava del tu e mi ha offerto delle sigarette. La prima volta che venni qui mi misero in isolamento e lui mi fece pulire il terrazzo, lavare i cessi dove mi fece anche un bel bagno con la sistola. Eravamo tutti nudi, con le porte aperte, e io mi sono vergognato molto. Mi sono ricordato del bagni di vapore di Dostoievski, nella Casa dei Morti. Mentre pulivo, ho pianto; ma ho pensato a Cervantes, allo stesso Dostoevskij, che hanno sofferto più di me ad Algeri e in Siberia.
Ah! La letteratura o mi uccide o mi dà ciò che le chiedo. (...)"


http://www.sagarana.net/rivista/numero19/saggio3.html

giovedì 17 novembre 2011

Ordine del giorno


A volte sento la mia vita scorrere come in questa poesia di Hans Magnus Enzensberger:


Ordine del giorno 


Telefonare consulente fiscale, lavorare un po'.
meditare sulla foto di una donna
che si è ammazzata.
Andare a vedere quando si è cominciata a usare
l'espressione immagine del nemico. 
Dopo il tuono osservare le bolle
che il nubifragio forma sul lastrico
e bere l'aria bagnata.
Fumare e guardare un po' di televisione senz'audio.
Chiedersi di dove viene il prurito del sesso
durante una squallida riunione.
Pensare per sette minuti all'Algeria.
Dar fuori in bestemmie come un dodicenne
su un'unghia che si è spezzata.
Ricordarsi di una precisa sera,
ventun anni fa, era di giugno,
un pianista nero suonava il cha cha cha
e qualcuno piangeva di rabbia.
Non dimenticare di comprare il dentifricio.
Cercar di capire perché 
perché Dio non lascia mai
in pace gli uomini, e neanche il contrario.
Cambiare la lampadina in cucina.
Ritirare dal balcone, con cautela,
la cornacchia fradicia, arruffata, inanimata.
Contemplare le nuvole, le nuvole.
Ma anche dormire, dormire.


Hans Magnus Enzensberger 


da Più leggeri dell'aria  - traduzione di Anna Maria Carpi

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Visualizzazioni totali