giovedì 19 novembre 2009

Citazione

Mi piace immaginare uno Stato che possa permettersi di essere giusto con tutti gli uomini, e di trattare l’individuo con il rispetto che si ha per un proprio vicino; uno Stato, ancora, che non consideri in contrasto con la propria tranquillità il fatto che alcuni vivano in disparte, senza immischiarsi nei suoi affari e senza lasciarsene sopraffare. 
(Henry David Thoreau)

Con questa frase di Thoreau, che condivido, saluto tutti voi, amici
per un po' di tempo.
Un po' prima di Natale sarò di nuovo qui per gli auguri e i saluti.

Buona permanenza!
Lara











lunedì 16 novembre 2009

La Lepre sulla Luna





In un tempo lontano,
una lepre e una scimmia
fecero amicizia
con una volpe.
Durante il giorno,
giocavano nei campi,
al tramonto del sole,
tornavano nella foresta.
In questo modo
passarono gli anni,
fino a quando
il Re del Cielo,
udito il fatto,
per sapere la verità,
in sembianza di vecchio,
viene barcollando
e disse agli animali:
"Ho sentito che voi tre
giocate assieme,
pur essendo
di specie diversa.
Se questo è vero,
salvate un vecchio
che muore di fame."
E gettato il bastone,
si mise a riposare.
"È molto semplice,"
risposero gli animali.
Senza esitare,
la scimmia tornò
dal bosco vicino
portando della frutta;
la volpe con un pesce
preso nel ruscello.
Anche la lepre
girò attorno,
ma non trovò niente
da offrire al vecchio.
Disprezzata, soffriva,
nel suo cuore.
Infine, disse:
"Tu, o scimmia,
porta legna dal bosco;
e tu, o volpe,
accendi il fuoco."
Avendo le due
eseguito l'ordine,
la lepre si gettò
in mezzo al fuoco,
offrendosi in dono
al vecchio affamato.
A questa vista,
il vecchio levò
gli occhi al cielo
e si accasciò al suolo,
in lacrime.
Battendosi il petto,
disse agli animali:
"Tutti e tre,
da buoni amici,
avete agito bene.
Ma la lepre
mi ha commosso."
Ripresa la forma
di Re del Cielo
raccolse dal fuoco
i resti della lepre
e li depose
nel Tempio della Luna.
Questa è la storia
della lepre sulla luna,
tramandata fino ad oggi.
Quando la sento,
la mia veste
si bagna di lacrime.


(dal libro: Poesie di Ryokan. La Vita Felice

La lepre sulla luna- Maestro zen Ryokan, 1758-1831)

domenica 15 novembre 2009

SEQUESTRO EMOTIVO - Un racconto



Un racconto - per rendere l’idea di cosa sia, secondo Goleman, il sequestro emotivo o sequestro dell’amigdala.






Anche se durante le feste il ritmo è frenetico, lei lavorava sempre come una matta per fare di Natale un giorno perfetto: andava comprare regali, li incartava, cucinava dolci e preparava per cena i cibi tradizionali svedesi – polpettine e lefse.



Anche quella volta, dopo essere corsa in giro per tutto il giorno, accese le candele e chiamò la famiglia a tavola, sulla quale fumavano i cibi preparati con cura.

A quel punto tutti si presentarono …. ma in ritardo.


La figlia quindicenne non si era ancora lavata i capelli.

Il figlio non l’aveva sentita chiamare “a cena” perché ascoltava musica in cuffia.

Il marito stava “finendo un lavoretto” al tavolo degli attrezzi.

Quando finalmente arrivarono, i cibi
non fumavano più.


Lei li guardò tutti in silenzio.

La cena era immersa in un’atmosfera tesa, si sentiva solo il rumore dell’argenteria sui piatti di porcellana.

Poi, al momento di aprire i regali,
lei si sedette su una sedia, si mise a leggere il giornale e non disse più una parola per il resto della serata.




I sequestri dell’amigdala si presentano in forme molto diverse, sabotandoci la vita ed il lavoro.

La buona notizia è che, con una maggiore consapevolezza di sé, sembra sia possibile “ricablare” il nostro cervello in funzione di una risposta più efficace agli stress che li innescano.

sabato 14 novembre 2009

Il sequestro dell'amigdala


Il sistema limbico – che è il sistema operativo della mente emozionale – contiene un piccolo ganglio di neuroni, l’amigdala, progettato per reagire rapidamente: un sistema di sicurezza sempre in funzione che ci protegge da eventuali danni.
E’ una parte antica del cervello che ci rende un ottimo servizio da secoli.
Oggi però le sfide sono diverse da quelle che affrontavano i nostri antenati, spesso sono più simboliche che reali.
Sono l’equivalente moderno di “mangia o sarai mangiato” e riguardano spesso i conflitti nell’ambiente di lavoro che sembrano costituire una sfida per la dignità dell’individuo,
per il suo sostentamento o per il suo orgoglio.
Il cervello pensante, la neocorteccia, si è evoluto – a partire dal sistema limbico.
Sembra però che, mentre nel mondo dei computer, il vecchio è rapidamente sorpassato dal nuovo, il nostro cervello antico in realtà sia più veloce del cervello pensante e possa scavalcare i nostri desideri più ragionevoli.
L’amigdala era probabilmente progettata per reagire a TUTTE le sfide – come a questioni di vita o di morte.
Un’ottima cosa, se qualcuno minaccia la nostra incolumità di notte in un parcheggio, ma non un granché utile in un conflitto simbolico con un collaboratore o con un membro della famiglia.
Funziona così: quando il cervello riceve uno stimolo, l’amigdala esamina tutte le precedenti esperienze emotive alla ricerca di un campione a cui rifarsi.
Se riconosce un’esperienza di paura, umiliazione o minaccia, attiva i nostri istinti di sopravvivenza: “rispondi colpo a colpo” oppure “scappa se vuoi salvare la pelle”.

Dato che i circuiti neuronali del sistema limbico sono antichi e tutt’altro che precisi, non sempre riusciamo a distinguere una sfida simbolica da un vero e proprio pericolo fisico:
a volte il sistema segnala un falso allarme.
L’amigdala, sensibilissima, prende per un ladro un suono inconsueto nella notte, mentre può essere soltanto il vento fra i cespugli.
Il cervello pensante può distinguere una sfida reale da una sfida simbolica, ma a volte ci mette troppo tempo a “scaricare” la sua valutazione razionale.
La reazione dell’amigdala, invece, arriva all’istante e scatena un riflesso brusco ed improvviso, una reazione del tipo “combatti o scappa”.
David Goleman nel libro “Intelligenza emotiva” chiama questa reazione “sequestro emotivo” o “sequestro dell’amigdala”.
segue ./..


domenica 1 novembre 2009

Teoria del barattolo di maionese


Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si.
Allora, il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si.
Il professore, rovesciò dentro il barattolo una scatola di sabbia. Naturalmente, la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancura una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un si unanime.
Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia. Gli studenti risero!
“Ora”, disse il professore quando la risata finì, “vorrei che voi consideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza.
“I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose.”
“Se metteste nel barattolo per prima la sabbia”, continuò, “non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti.
“Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Giocate altre 18 buche! Fatevi un altro giro sugli sci! C’è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, le cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto è solo sabbia”.
Una studentessa alzò la mano e chiese che cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise. “Sono contento che tu l’abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che per quanto possa sembrare piena la tua vita: c’è sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico”.
Ripreso da qui

lunedì 19 ottobre 2009

31 Ottobre, Samhain, Halloween, Ognissanti



Tra poco, il 31 ottobre, ci sarà la Notte più Magica dell'Anno, il Cielo e la Terra sono percorsi da energie inimmaginabili, cosmiche.

In ogni parte del mondo, oggi - come al principio dei tempi - gli Iniziati si preparano a festeggiare il Capodanno esoterico.

Samhain è il seme che viene gettato nella terra, il principio di un grande importante viaggio.

Può sembrare strano a qualcuno che l'Anno Magico inizi con l'Inverno alle porte e non con la Primavera. Ma l'evoluzione spirituale dell'Iniziato rispecchia le trasformazioni della Natura: è quindi logico che l'inizio sia il seme che viene gettato nella terra.

In Ottobre si ha infatti l'importante semina dei cereali vernini, che dovranno subire un lungo percorso sotterraneo invernale, prima di prorompere a nuova vita in Primavera.

Il messaggio simbolico della Natura è dunque quello della necessità di scendere nell'inconscio, nel Regno delle Acque Primordiali, nel buio del Caos primitivo, per cercare quella Luce interiore che può vincere ogni tenebra.

Samhain era il Capodanno del mondo Celtico, una grande e solenne Festa, in cui il momento più alto era rappresentato dalla raccolta del vischio che cresceva sulle querce della Selva sacra.

I Druidi, ovvero i sacerdoti-maghi dei Celti, si recavano nella Selva vestiti di bianco, portando con sè un falcetto d'oro, con il quale raccoglievano il vischio che subito avvolgevano in un panno candido.

Il vischio, così raccolto, era più che una pianta sacra, su di esso invocavano tutta la potenza divina della notte di Samhain, affinché il vischio, figlio della folgore - che cresceva sulle querce sacre, senza toccare mai la terra, ne fosse il simbolo e il veicolo tangibile.



Sacro non era il vischio, ma ciò che il vischio rappresentava, in quanto solo se colto in quella particolare notte e con quella particolare cerimonia esso aveva magiche virtù.

Andava reciso con una falce d'oro, simbolo della fusione del Sole (oro) con la Luna (falce) e subito avvolto in un panno bianco, evitando nel modo più assoluto che toccasse la terra.

La pianta del Vischio, che è un emiparassita (affonda le radici nella "altrui scorza" e "non tocca terra") veniva anche detta presso i popoli nordici la "scopa del fulmine", immaginando che tale pianta nascesse quando una folgore colpisse l'albero, ossia fosse una emanazione, una scintilla divina.

La Natura ci mostra che il seme nel buio della terra dà origine ad una nuova vita, mentre il giorno che cede il passo alla lunga notte invernale, ci invita a cercare dentro di noi una Luce più vera, che nn possa mai tramontare.

Ed è grazie alla scintilla divina che gli eterni opposti, conscio ed inconscio, ragione e intuizione, parte solare e parte lunare, Aquila e Serpente, si fondono.




lunedì 5 ottobre 2009

Indian Summer



Nella Medicina Tradizionale Cinese si dice che all’estate, stagione di grande espansione dell’energia, del sole forte e della gioia, segua la stagione del richiamo, del rientro dell’energia: la stagione di mezzo,la quinta stagione (indian summer, in Nord America).

Si dice anche che, per l’uomo, questo è il momento più critico dell’anno; ricondurre i soffi verso l’interno e verso il centro richiede
impegno e azione, richiede volontà: più naturale é, per l’uomo comune, muoversi e allargarsi, lasciarsi incantare e disperdersi
in ogni direzione.


“ I pensieri si attardano sui ricordi e, dolcemente, complice la natura, mi avvio all’interno, nel regno del mezzo e dell’azione, (medit-azione), ritrovando l’incommensurabile piacere della calma, del silenzio in quel Centro che è l’unico luogo dove non devo fare nessun sforzo per esistere, dove semplicemente sono - Uno.”


(Da Blù Jarma)

venerdì 2 ottobre 2009

Ottobre e Frida

E' iniziato il mese di ottobre, dolcemente.
Frugo ancora nei giardini, passeggiando con Frida nel tardo pomeriggio, lei alla ricerca di gatti, io di fiori o di foglie cadute.



Ottobre, è l'ottavo mese dell'antico anno romano.

Dagli slavi veniva chiamato "Mese Giallo" per il colore delle foglie appassite.

Presso gli Anglosassoni era noto come "Winter fylleth" perché si pensava che in questo mese (fylleth) incominciasse l'inverno.





Detti popolari:

"Se in ottobre il tuo campo vangherai
ricchezza dal terreno acquisterai"

"Un buon ottobre ed un buon vento,
crescon le ghiande, e il maiale è contento."


Fino ad ieri sera siamo riusciti a guardare Anno Zero.

martedì 22 settembre 2009

Equinozio d'autunno


Per quanto riguarda l'inizio dell'autunno, metto semplicemente il link ad un mio post dell'anno scorso, perché in questi giorni mi è arrivata la cagnolina che aspettavo, una meticcia con chiare impronte di setter inglese.
Ha già quasi un anno, quindi dobbiamo passare un bel po' di tempo insieme per addestrar"ci" ...

Viene da un canile di Roma gestito da persone eccezionali (è una conoscenza virtuale attraverso telefono e mail).
Là veniva chiamata Soraya, ma non me l'hanno detto volutamente, affinché fossi libera di scegliere.

Nel frattempo infatti d'accordo con mia figlia, noi l'abbiamo chiamata Frida.

Ma dopo un'ora che era qui a casa, sapendo come veniva chiamata, ho capito anche perché: ha occhi splendidi, credo che la vera Soraya li avessi tali e quali, anche se di lei so che era la moglie ripudiata di uno scià di Persia, e di certo non ricordo come fosse, eppure ho questa certezza.

Appena potrò verrò a pubblicare le foto di Frida e ad aggiornare questa nuova amicizia che mai cancellerà comunque il ricordo della mia amica Kitty.

Per un po' quindi, se mi pensate, pensatemi con questa dolce e paurosa cagnolina.

Ecco il link che riguarda l'Equinozio: estateincantata.blogspot.com/2008/11/equinozio-dautunno.html

venerdì 18 settembre 2009

Lo shock di Videocracy e il “fascismo estetico”


Erik Gandini (Bergamo 1967) ha realizzato un documentario sul potere in Italia, partendo dal fatto che nel nostro Paese – contrariamente a quanto avviene in consolidate democrazie – il potere politico e quello mediatico coincidono nella persona del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il titolo del documentario (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia) è, significativamente, Videocracy (neologismo dal significato facilmente intuibile).

Che cos'è il "fascismo estetico"?


Le sequenze iniziali e finali di "Videocracy" lo illustrano pefettamente.
Il fascismo estetico è quella lotta per la salvezza sociale che impegna ogni componente dei ceti popolari, nella più assoluta solitudine, sul terreno della propria immagine.

Nell'epoca della fine della mobilità sociale e del lento disfacimento della classe media, il nemico di classe non esiste più, come non esistono più alleati nella lotta per il miglioramento delle condizioni di vita.

Vi è un'unica fede, quella della trasformazione individuale. Non una religiosa rivoluzione interiore, ma una laica e materialista metamorfosi della propria immagine.

Il giovane operaio bresciano che è intollerante nei confronti del proprio lavoro, che si rifiuta ostinatamente ad un destino di tornitore a vita, ha di fronte a sé un'unica via di salvezza che, tragicamente, è in realtà la sua maledizione.

Egli vive da anni nella costruzione di un personaggio televisivo attraverso una dura disciplina fisica, che lo rende straordinariamente atletico e prestante. Ha ininterrottamente lavorato sulla propria immagine, ossia sul proprio corpo, sulla gestualità, sugli abiti.

Continua qui

Il brano che ho parzialmente postato è stato scritto da Andrea Inglese, su nazioneindiana.com.


Riporto anche
questo Articolo di , pubblicato venerdì 28 agosto 2009 in Svezia.

"Che cosa succede nell’opinione pubblica del regno di Silvio Berlusconi, dove il primo ministro controlla l’intera televisione? Erik Gandini ritrae questo incubo sorridente ed amorale che esce dallo schermo.
Erik Gandini si è finalmente deciso ad affrontare l’Italia, la sua misteriosa patria il cui presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è procurato l’immunità giudiziaria, ha messo i rom in posti simili a campi di concentramento e sempre con il sorriso sulle labbra si è divincolato tra tutti gli scandali grandi e piccoli, all’apparenza con il tacito consenso della maggioranza degli italiani.
Di tempo ce n’è voluto ed è senz’altro stato difficile da portare a termine, ma il suo film “Videocracy” (più o meno ‘governo dello schermo’) ha meritato in pieno quest’attesa.
In Italia, più dell’80% delle persone si informano esclusivamente attraverso la televisione. La televisione è di proprietà del primo ministro Silvio Berlusconi con il suo prosperante impero mediatico Mediaset, oppure è da lui dominata attraverso il suo partito Forza Italia. Il partito di governo italiano esercita sulla radio e sulla televisione pubblica RAI un’influenza ben più grande di quanto sarebbe possibile in Svezia.
Ma Erik Gandini non si sofferma quasi mai su questi dettagli e presenta invece, attraverso un linguaggio visuale, brillante e carico di emotività, qualcosa di ben più difficile da cogliere: le conseguenze e la psicologia di ciò che definisce una “rivoluzione culturale”. Una rivoluzione in cui sono soprattutto le donne ad essere sfruttate e misteriosamente accettano di farsi sfruttare, mentre l’Italia scivola sempre più in basso nella classifica delle pari opportunità.
Gandini passa da inquietanti vie secondarie per entrare in un incubo sorridente ed amorale in cui la parola scritta, l’argomentazione fondata e le realtà sociali non hanno in pratica più alcun significato politico. La strada del successo, che qui è il senso stesso della vita, passa attraverso gli show e i quiz delle televisioni di Berlusconi. Come è stato detto persino in dibattiti svedesi sull’Italia quando si sono discusse le critiche a Berlusconi: che cosa c’è di sbagliato a divertirsi un po’?
Un giovanotto si allena nella lotta libera e nei movimenti alla Ricky Martin, partecipa a concorsi per talenti e sogna il successo spronato dalla mamma. Delle ragazzine puntano a diventare “velina”: ballerine per 30 secondi, “seni abbondanti e perizoma” per mantenere gli spettatori incollati. Una corpulenta donna di mezza età fa uno strip davanti a cacciatori di talenti. Sono i sognatori più commoventi ed innocenti di Gandini, e si trovano in fondo alla catena alimentare in cui il potere e i media vivono in simbiosi.
L’innocenza va svanendo man mano che Erik Gandini sale in questa catena. Ritrae da vicino lo sgradevole Fabrizio Corona, paparazzo, ricattatore e nihilista da varietà che con successo ha portato l’essenza cinica dell’estetica berlusconiana un passo più avanti. Il famoso agente televisivo Lele Mora, buon amico di Berlusconi e suo
vicino in Costa Smeralda, il paradiso sardo del jet-set, riceve gli ospiti nella sua “casa bianca” e sorridendo passa il suo cellulare da cui svolazza come suoneria “La giovinezza”, canzone di battaglia dei fascisti, tra immagini di simboli del partito, svastiche e Mussolini: ”Bello, eh?”
Un’altra vicina in Sardegna è diventata fotografa di corte del primo ministro e racconta volentieri quali foto sono state approvate e qual’è la sua preferita: quella famosa di Berlusconi con una giovanile bandana.
“Il Presidente”, come Berlusconi chiama sé stesso, appare solo sorridente – e che sorriso! – in contesti ufficiali: sulla tribuna d’onore ad una parata militare, in testa ad una manifestazione di Forza Italia, mentre riceve la cittadinanza onoraria di Olbia, in Sardegna.
“Videocracy” funziona in modo eccellente come misurazione di trent’anni di cambiamento della situazione mentale e politica italiana, soprattutto insieme a “Il divo” di Sorrentino. O come Gandini ha descritto il suo obiettivo: non tanto osservare la banalità del male, quanto la malvagità del banale. Forse non è nemmeno così lontano da noi come ci piace credere."
Articolo originale


martedì 15 settembre 2009

Citazione


Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno lasciati nel bisogno,
la nostra sapienza ci ha reso cinici,
l'intelligenza duri e spietati.
Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco.
Più che di macchine, l'uomo ha bisogno di umanità.
Più che di intelligenza, abbiamo bisogno di dolcezza e bontà.
Senza queste doti, la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.
(Charlie Chaplin)

L'immagine riprodotta è di Nanà.

venerdì 11 settembre 2009

Corpo a corpo


"Eccola mia madre, al centro della vasta cattedrale che era l'infanzia: era là fino all'inizio..."
(Virginia Woolf)

Il pensiero sulla madre, mi è venuto leggendo il blog di Rosy, il resto è preso un po' a caso dal libro di Gabriella Buzzatti e Anna Salvo - "Corpo a corpo" - edito da Laterza.

"Il rapporto con mia madre è stato una delle grandi risorse della mia vita. Io l'amavo profondamente, ammiravo la sua bellezza, il suo intelletto, il suo profondo desiderio di conoscenza: senza dubbio con quel tanto di invidia che esiste in ogni figlia."

Così scrive, in un tentativo di autobiografia mai pubblicato cui lavorò attorno ai settant'anni, Melanie Klein.

La madre è, nell'insegnamento di Melanie Klein, il luogo interno in cui si combatte uno scontro fondativo ed atroce fra ciò che è "buono" e ciò che è "cattivo": figura quindi di maestosa ed insanabile ambivalenza, scenario di una "guerra" fra parti interne in cui risulta inimmaginabile ogni operazione di intolleranza o di pacificazione.

Libussa, la madre tanto amata, ammirata ed in qualche modo invidiata, rappresentò, finché restò in vita, una sorta di ordinatore della vita di Melanie Klein. Per ottenere tutto il suo amore, Melanie si contrappose, nonostante se stessa, al fratello Emanuel morto a venticinque anni, nel 1902. Quest'ultimo, a causa della tubercolosi, visse i suoi ultimi anni lontano dal nucleo familiare, legato a Melanie ed alla madre da un continuo scambio di lettere.

Il grande attaccamento che univa i due fratelli era mal sopportato dalla madre: non è difficile rintracciare in questo scenario familiare la coesistenza di sentimenti di scontro doloroso tra persone che si amano e si odiano.

Colpa, amore indicibile, desiderio di privilegio, lutto e senso di trionfo connotano la relazione dei figli con l madre e dei figli tra loro e comunque quella di Libussa, Emanuel e Melanie.
..... Il lavoro teorico della Klein potrebbe essere tutto cercato nella domanda 'ingenua' "Chi è la madre?", o meglio: "chi è la madre per la figlia femmina?"

Il rapporto madre-figlia è rimasto a lungo per la psicoanalisi un nodo irrisolto, eppure, ogni donna si è trovata prima o poi nel corso della vita di fronte al "materno", nella duplice accezione di "avere una madre" e di poter "essere madre".

mercoledì 9 settembre 2009

Nel silenzio di lantana


Nel silenzio di lantana
E di calle
Nell'umore secco del vento
Negli arpeggi del merlo
S'aprono zone di solitudine
Che eludono lo spazio
Cancellano gli sguardi

Nelle ore socchiuse
Il soffio sullo schermo
Di una trama muta
Dialogo nascosto
Nel profondo
Bugie infuocate
Che scavano la carne

Bocca che cerca il bacio
E mano la carezza
Pare la vita
Ma è il perno dell'ombra
Sulla luce
Dopo tanta speranza

(Da "Nel silenzio di lantana" di Daniela Muti - Edizioni Lieto Colle)

domenica 6 settembre 2009

Settembre e ...



Dopo un piccolo incidente ad un legamento della mia spalla destra che mi ha impedito di usare il computer in questi giorni, comincio a stare meglio e ... mi ritrovo in settembre.
Proprio stanotte, attenta a non dormire sulla spalla incriminata, sentivo fucilate continue ed ero convinta di vivere un incubo.
Ma no, è solamente iniziata la caccia: non so, conosco laureati in ecologia che sono favorevoli ad una caccia consapevole e bla bla bla.
A me, anche in pieno sonno, dà dolore.

Comunque il primo giorno di settembre qui è stato splendente, il caldo sta diminuendo a rotta di collo.

Settembre era il settimo mese del calendario romano, il nono invece in quello anglosassone dove veniva chiamato anche "Mese dell'Orzo"

Proverbi di settembre:

"Se il tempo è buono il 1° di settembre, sarà buono per tutto il mese".

"Pianta gli alberi a S. Michele e comanda loro di crescere;
pianta gli alberi per la Candelora e dovrai pregarli perché crescano."

"Il vento settembrino spira dolcemente sinché la frutta non è nel solaio."

lunedì 24 agosto 2009

Che sia l'estate la felicità?


Attendere
sulla soglia del tempo
la magica parola
che apre orizzonti perduti
e ritrovare tra le spighe
il sentiero
degli incontri segreti
tra occhi azzurri di fiordalisi
e rosse bocche di papaveri;
masticare i lunghi steli
fino a raggiungere
quel bacio
a lungo sognato
e addormentarsi
cullati dal frinire dei grilli
sotto il palpitare
delle lucciole
e il bagliore delle stelle...
Che sia l'estate la felicità?

(Maria Luigia Ronco Valenti)

Il digiuno di Don Albino


Chiedo a tutti i miei amici di andare sul blog di Giordan


El ciodo



per leggere la "Pubblicazione integrale della lettera scritta da Don Albino Bazzotto a tutti i Vicentini, gli italiani e a tutte le persone di pace del mondo".






La foto rappresenta una roulotte all'incrocio tra Viale del Verme e Viale Ferrarin, a Vicenza, a partire da mercoledì 19 agosto.






sabato 22 agosto 2009

Il manifesto del contadino impazzito


Amate il guadagno facile, l'aumento annuale di stipendio, le ferie pagate. Desiderate sempre più case prefabbricate.

Abbiate paura di conoscere i vostri vicini, e di morire, e avrete una finestra nel pensiero.

Nemmeno il vostro fututo sarà più un mistero, la vostra mente sarà perforata in una scheda e messa via in un cassetto.

Quando vi vorranno far comprare qualcosa vi chiameranno.
Quando vi vorranno far morire per il profitto ve lo faranno sapere.

Ma tu amico, ogni giorno, fà qualcosa che non possa entrare nei calcoli. Ama il Creatore, ama la Terra. Lavora gratuitamente.

Conta su quello che hai e sii povero, ama qualcuno anche se non lo merita.
Non ti fidare del governo, di nessun governo. E abbraccia gli esseri umani. Nel tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica.

Approva nella natura ciò che non capisci, e loda questa ignoranza, perché ciò che l'uomo non ha razionalizzato, non ha distrutto.

Fai le domande che non hanno risposta. Investi nel millennio. Pianta sequoie.
Sostieni che il tuo raccolto principale è la foresta che non hai piantato e che non vivrai per raccogliere.

Afferma che le foglie quando si decompongono diventano fertilità. Chiama questo "profitto".

Una profezia così si avvera sempre.

Poni la tua fiducia nei 5 cm. di humus che si formeranno sotto gli albero ogni mille anni.
Stai a sentire come si decompongono i cadaveri: metti l'orecchio vicino e ascolta i bisbigli delle canzoni a venire. Aspettati la fine del mondo.

Sorridi, il sorriso è incalcolabile, sii pieno di gioia. Finché la donna non ha abbastanza potere, sostieni la donna più che l'uomo. Domandati: questo potrà dare gioia alla donna che è contenta di aspettare un bambino? Quest'altro disturberà il sonno della donna vicina a partorire?

Vai col tuo amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all'ombra, posa il capo sul suo grembo ... e vota fedeltà alle cose più vicine alla tua mente.

Appena vedi che i generali e i politicanti riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero, abbandonalo.

Lascialo come segnale per indicare la falsa traccia, la via che non hai preso.
Sii come la volpe, che lascia molte più tracce del necessario, alcune nella direzione sbagliata.
Pratica la resurrezione.

(Wendell Berry)

giovedì 20 agosto 2009

Grazie


Ringrazio di cuore tutti gli amici che mi hanno lasciato messaggi o scritto mail.

Giuro che risponderò appena mi sarò ... ripresa.

Le mie non sono state Vacanze romane, forse dovrei chiamarle "Vacanze dal Blog"

A presto e un carissimo saluto a tutti.

mercoledì 15 luglio 2009

Berceuse



Cantami la tua soave ninna-nanna!
Da quando mi abbandonò la giovinezza
ho tanto desiderato udirne il canto.
Ritorna a me dolce melodia,
soltanto tu puoi ancora affascinare
il cuore inquieto nelle lunghe notti.
Posami sui capelli la mano tua sottile,
sogniamo insieme della nostra patria
della gloria di un tempo e della gioia.
Come una stella che vaga solitaria
risplenderà il canto tuo di fiaba
all'orlo delle mie notti malinconiche.
E incorona la mia fronte con ghirlanda
di rose! Il suo profumo sogna
la patria, ottenebrato dal dolore.
Io sono ormai esausto e vacillante
fiaccato ed ammorbato di nostalgia
e non potrò mai più tornare a casa.
(Hermann Hesse)

Con questa poesia, saluto tutti gli amici per qualche giorno.
Ho voglia anch'io di ninna nanna: sotto le stelle forse, ..... sarebbe "un sogno".
A rileggerci e buone vacanze a tutti

martedì 14 luglio 2009

Contro il ddl Alfano



"Non v'è illusione maggiore dell'opinione che la lingua sia uno strumento di comunicazione fra gli uomini" scriveva Elias Canetti.


Certo che con il bavaglio ci saranno meno incomprensioni........

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