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giovedì 17 gennaio 2013

Woody Allen e il ruolo dell'illusione nella vita


A proposito del post predente a questo su Woody Allen, vorrei aggiungere uno scritto di Gianlorenzo Granzì
Non tutto, ovviamente, ma alcuni stralci.

Film, cinema
to-rome-with-love

"Dal 2000 Woody Allen ha smesso di ambientare le sue pellicole esclusivamente nell'isola di Manhattan, iniziando a girare il mondo....

Se in un primo tempo i personaggi del regista americano erano alla disperata ricerca di qualcosa, ora sembrano pacificati, seppur per una piccola ma decisiva differenza: hanno scelto di vivere nell'illusione di una "loro" realtà che è, a tratti, più vera della vita reale.
In quest'ultima fase il cinema di Allen risulta ancora vivo ed emozionante, al contrario di come vorrebbero alcuni critici che non riescono a scorgere l'incredibile e quasi disperata vitalità di un cineasta che film dopo film non smette di stupire e appassionare.
La critica ufficiale oggi si avvicina all'ultima produzione alleniana ricercando ancora le gag fulminani della sua prima produzione.

Non è però questo il filtro attraverso cui analizzare l'ultimo gruppo dei suoi film: da La maledizione dello Scorpione di Giada a To Rome with Love, due film a loro modo importantissimi, per quanto abbiamo detto sopra, ovvero il ruolo dell'illusione nell'esistenza umana


Sul finale di Incontrerai l'Uomo dei Tuoi Sogni, 2010 - afferma una voce fuori campo:
"L'uomo ha bisogno di illusioni come dell'aria che respira" , ed è proprio in questa frase il senso del 'nuovo'cinema di Allen.
Insomma c'è un evidentissimo filo che lega le storie di To Rome With Love, e il film agli ultimi  di Allen: Il sogno come unico sentiero per raggiungere la felicità.

[...]

Gianlorenzo Franzì conclude con queste parole:
"La felicità si può improvvisamente incontrare all'angolo della strada, colmando il senso di vuoto e di solitudine dell'uomo, dandogli così un barlume di speranza. E' questo il senso e la grandezza del cinema di Woody Allen".


Da Teatro contemporaneo e Cinema - rivista diretta da Gianfranco Bartalotta - Pagine-


 

martedì 15 gennaio 2013

Da un film di Woody Allen



citazione da Hannah e le sue sorelle



Professor Levy: "Nel corso di tutta la vita dobbiamo affrontare decisioni angosciose, scelte morali. Alcune sono molto importanti, la maggior parte meno importanti.

Ma sono le scelte che facciamo a fare di noi quello che siamo.

Noi infatti siamo la somma totale delle nostre scelte. Gli eventi si svolgono così imprevedibilmente, così ingiustamente.

E la felicità umana non sembra fosse prevista nel disegno della creazione.

E' soltanto con la nostra capacità di amare che diamo un senso all'universo indifferente.
E tuttavia ... la maggior parte degli esseri  umani continua a cercare, e a trovare perfino, la gioia nelle piccole cose, semplici, nella famiglia, nel lavoro.

E nella speranza che le generazioni future possano capire di più."



Da Hannah e le sue sorelle

mercoledì 5 settembre 2012

As Time Goes By



Voglio riportare qui, qualche parola di un articolo di Eugenio Scalfari che ho letto il mese scorso Su La Repubblica.
Il link è riportato in fondo.


"… Il pensiero è un'immensa architettura mentale e ogni mente ha la propria perché non c'è mente che somigli ad un'altra come non c'è foglia dello stesso albero che sia identica alle foglie che le sono spuntate a fianco. Di più: la stessa foglia cambia man mano che il tempo passa.
Confesso qui che una delle canzoni che mi piace spesso riascoltare si chiama "As Time Goes By". Quel titolo traduce in note musicali una realtà, forse la sola sulla cui interpretazione c'è un accordo pressoché unanime. L'alternativa a quella realtà è l'eternità. Infatti l'abbiamo attribuita a Dio. Dio è eterno, gli dei sono eterni. Ma Odisseo, al quale prima Circe e poi Calipso offrirono l'eternità, la rifiutò. Voleva continuare il suo viaggio e l'eternità glielo avrebbe impedito perché l'eterno è sempre identico a se stesso.

Anche Eros è eterno, ma non è un Dio. È un'immensa forza primigenia che nasce nel momento in cui la luce si separa dalle tenebre. Infatti, stando alla mitologia, Eros è figlio della notte.
Non è un Dio, ma molto di più. Infonde il desiderio negli dei e negli uomini. La nostra infatti è una specie desiderante. Che cosa desidera? Desidera desiderare.
Perfino Hegel  lo scrisse anche se non pensava a Eros.

Eros è il nome che la mitologia dette all'amore. E l'amore è il pilastro che sorregge la nostra esistenza, alimenta i nostri desideri, scatena il furore delle passioni e nutre la dolce tenerezza degli affetti. Si tinge  -  l'amore  -  di tutti i colori dell'iride.

Eros ama e infonde amore. Narciso è una sua creatura e anche Afrodite e anche Lucifero lo è perché quasi sempre l'amore desidera il potere e il potere esprime una tensione erotica. L'essere ha una curvatura erotica perché l'istinto di sopravvivere non è altro che amore per sé, amore per gli altri e amore per l'altro.

E dunque il senso. Che cosa è mai il senso? Mi pongo da molti anni questa domanda e alla fine sono arrivato ad una conclusione: il senso è anch'esso una forma di amore, uno specchio in cui guardarti, un'anima che ti conforti e che tu conforti, un corpo che vuoi possedere ed anche l'amore per il comando, il fascino della seduzione, la malinconia dell'abbandono. E l'addio alla vita.
Quello è l'estremo atto d'amore, quando Eros ti chiude gli occhi e ti abbandona insieme al tuo ultimo respiro.

Da: L'estremo atto d'amore
quando Eros ti abbandona di EUGENIO SCALFARI


Film Casablanca
Scena dal film Casablanca



Devi ricordarti questo
Un bacio è ancora un bacio
Un sospiro è ancora (solo) un sospiro
   Le cose fondamentali rimangono
As time goes by – Con il passare del tempo

E quando due amanti si corteggiano
Ancora dicono: Ti Amo
Su questo puoi fare affidamento
Non importa cosa porti il futuro
As time goes by – Con il passare del tempo

 Luce della Luna e canzoni d’amore, non scadono mai
Cuori pieni di passione, gelosia e odio
La donna ha bisogno dell’uomo, e l’uomo deve avere la sua compagna
Questo nessuno può negarlo

E’ ancora la stessa vecchia storia
Una lotta per l’amore e la gloria
Una questione di “agisci o muori”
Il mondo darà sempre il benvenuto agli amanti
As time goes by – Con il passare del tempo



domenica 12 agosto 2012

Società, individuo, emarginazione



Un tempo amavo leggere una rubrica di recensioni di film su Vertici.com, quando venivano scritte da Biagio Giordano.

Purtroppo non credo che Vertici esista ancora e di Biagio Giordano non ho più notizie.

Ho tuttavia conservato alcune sue recensioni.

Tra le tante, questa riferita a un film finlandese del 2006:


Le luci della sera


Uno dei migliori film di Kaurismaki. 
Il film è ambientato in una città industriale della Finlandia e ha per oggetto una storia di emarginazione. 
Koistinen è un guardiano notturno taciturno e sensibile. Fa il suo lavoro onestamente e cerca dei rapporti con le donne di tipo paritario, rifiutandosi di recitare ruoli virili che non sente o scene autoritarie che coprono le sue presunte debolezze.

Le donne non capiscono il suo comportamento e tendono a usare le sue apparenti fragilità in una direzione più speculativa che vada a proprio vantaggio. 

Le difficoltà di relazione con le donne di Koistinen sono sovente oggetto, da parte dei colleghi, di derisione e scherno volgare. La sua mancanza di autorità - degnamente sostituita da una disponibilità a discutere pacatamente i problemi che insorgono sul lavoro - viene scambiata da tutti per debolezza vile. 


Scena dal film

Koistinen in molte situazioni quotidiane viene anche maltrattato. E’ uno “straniero bianco”, scomodo e imbarazzante, un diverso paradossale perché appartiene alla sua gente tradizionale. 

Ma Koistinen è un falso debole, in realtà è forte, fortissimo perché rifiuta le logiche di sopraffazione dei colleghi e dei clan esterni del luogo, non vuole integrarsi con i “balordi normali” che incontra in varie situazioni e che fanno gruppo. Non desidera appartenere a quel genere di persone violente. 

Ha una sua sensibilità, un’autonomia dignitosa che non danneggia gli altri. Crede nella bellezza femminile ma paga lo scotto dell’inesperienza d’amore. Koistinen incontra ed entra in relazione con la donna sbagliata e non a caso, il suo essere fuori gioco eccita chi lo osserva dall’esterno. Qualcuno è pronto ad approfittare della situazione di emarginato in cui si trova. A usarlo con l’arma femminile per incastrarlo con più facilità. 

Kaurismaki con questo film mette sotto accusa la società finlandese, la sua incapacità a comprendere e a intervenire in certe situazioni di disagio sociale, il suo non ammettere eccezioni nei comportamenti di gruppo legati al lavoro, e infine il non saper valorizzare attraverso le istituzioni le diversità positive, anche quelle individuali. Una società che risulta impregnata di vili e pigri amministratori, di uomini scialbi, dediti soprattutto alla difesa del proprio interesse: peccaminoso e corrotto. 

Una società che sembra composta da amministratori bruti, egoisti, invidiosi, anch'essi malati e vittime dei meccanismi irrazionali che fanno funzionare male, lungo un aggravamento esponenziale, una collettività sempre più presa in una deriva di morte irreversibile. 

Una società, essa sì debole di fronte al potere di chi detiene i soldi sporchi e macchiati di sangue. 

Un film che fa del disagio e del brutto presenti nella periferia un motivo di disincantamento dal mondo opulento ed egoista della borghesia occidentale. 

Kaurismaki ripropone il problema del contrasto tra la felicità vissuta da pochi e le difficoltà stravolgenti l’animo umano dei più, legandolo a quell’assente sguardo sul “prossimo” che ci sta accanto. 

Un “prossimo” ignorato dai più anche se simile è il colore della pelle dell’altro che ci sta a fianco. 

Un razzismo nel razzismo, visti come metafore di appartenenze paradossali a un mondo cinico ed esclusivo, spesso impersonale, in cui l’apparire diventa essenza, pedina fondamentale, decisiva per acquisire quel rispetto, onore, carriera di cui poi solo in una difficile partita a scacchi si potranno decidere le espulsioni, il ritorno nel ghetto della vita umile. 

Ma il cosiddetto debole, seppur sconfitto e umiliato è lì, desideroso di continuare a vivere. 

Koistinen è ancora amato da qualcuno, ma solo finché è in una condizione di disperazione. I ricchi e alcune donne schiave del proprio istinto materno lo desidereranno ancora cogliendo in lui il rappresentante simbolico, specchio che rimanda l’immagine paurosa o terrificante della sfortuna. 

Il film non dà soluzioni, ma la sobrietà del filo narrativo e il verismo che lo pervade suscitano emozioni di vero insuperabili che coinvolgono diverse altre sfere psichiche e filosofiche: richiamandoci ad esempio a quell’essere per qualcuno che ci caratterizza come umani. 

Un essere inutilmente rimosso dalle necessità quotidiane. Sempre pronto a destarsi là dove qualcuno pone una questione umana disinteressata. 

Impossibile non vedere in questa preziosa opera di Kaurismaki anche il pessimismo di un mondo che sembra abbia rinunciato per sempre a cambiare e che racchiude una vita di attese, vane, a volte individuali e spesso di gruppo, all’insegna del morire giorno per giorno, inventando situazioni che si proiettano in un infinito spaziale altro, al di là di ogni contatto con il male vero, quello che può distruggere un sogno per un semplice contatto umano con il misero. 

Le luci della sera
Regia: Aki Kaurismaki
Con: Janne Hyytiainen, Maria Heiskanen, Maria Jarvenhelmi, Ilkka Koivula, Aarre Karen, Tommi Korpela, Juhani Niemela, Mati Onnismaa
Finlandia, 2006
Durata: 138'

Fonte: Vertici

venerdì 17 febbraio 2012

Settant'anni fa ...




Fonte: Gazzettino.it


Su Il Gazzettino.it  di ieri ho trovato un articolo su un film che in pochi credo, siamo riusciti a dimenticare:
Casablanca.
L'articolo è di Leonardo Jattarelli e inizia così:


"Settant’anni fa nasceva Casablanca. Ma è forse possibile datare il film capolavoro di Michael Curtiz con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman? L’attualità della trama ma soprattutto delle tematiche che riempiono la pellicola vincitrice di tre Oscar, rendono questo gioiello della cinematografia di tutti i tempi uno specchio fedele di come gira il mondo ancora oggi. 


C’è la guerra (il film viene girato nel ’42 mentre infuria il secondo conflitto mondiale) con l’espatriato americano Rick Blaine confinato in Marocco nella cosiddetta Francia non occupata governata dal regime di Vichy; c’è la clandestinità, dunque il bisogno impellente di tornare alla libertà, verso Lisbona e da lì negli Usa se solo si riuscisse ad avere una lettera di transito. 


C’è il razzismo, l’incubo della deportazione e ovviamente l’amore. 




La storia del Rick’s Cafè American di Casablanca, delle avventure e delle passioni che lo abitano diventa dunque un affresco eterno, come eterno è il motivo As Time Goes By. 


Per l’occasione abbiamo voluto che a guidarci in un racconto rievocazione dove ogni particolare risponde a verità spulciate in libri e documenti, sia Dooley Wilson, l’interprete di Sam. Casablanca e l’uomo nero; un pizzico di fantasia e la magia del cinema."


Consiglio di contnuare a leggere questo articolo che prosegue con le parole di Dooley Wilson, l’interprete di Sam, cliccando sul link sopra riportato



sabato 11 febbraio 2012

Ancora da Il Giardino dei Finzi Contini




Scrivo ora il post che avrei voluto mettere domani, domenica.
Poi ho pensato alla neve, alla schermata blu e decido pertanto di scriverlo ora.


Nel breve brano sotto riportato è il protagonista Giorgio che parla di Micol e del loro rapporto mancato, benché lui fosse innamorato di lei.


 Il giardino dei Finzi Contini dal film omonimo 


"Lo intuiva benissimo: per me, non meno che per lei, più del possesso delle cose contava la memoria di esse, la memoria di fronte alla quale ogni possesso, in sé, non può apparire che delusivo, banale, insufficiente".


Giorgio Bassani, Il Giardino dei Finzi Contini - Ed.Mondatori, Milano 1991


Altri link di questo blog che riportano a Il giardino dei Finzi Contini:


http://estateincantata.blogspot.com/2009/02/il-giardino-dei-finzi-contini.html

http://estateincantata.blogspot.com/2009/02/un-padre.html

http://estateincantata.blogspot.com/2011/04/bologna-una-volta.html

domenica 15 gennaio 2012

Buon lunedì a tutti!



Finisco questa settimana di gennaio  con parole che non dovremmo dimenticare.
Sono tante le persone che ci hanno trasmesso e ci trasmettono qualcosa e spesso non sempre riusciamo a tenerli ... in memoria.
Sono profondamente convinta che le parole che seguono, siano tra le più commoventi e vere che mai siano state pronunciate. 
Dimentichiamo per un attimo le 3 A (AAA) e ci accorgeremo che, fintanto che possiamo fare riferimento a questi discorsi, possiamo ancora Guardare in Alto.






"Discorso all’Umanità" di Charlie Chaplin dal film Il grande dittatore:


"...Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. 


Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!"


"Anna, mi puoi sentire? Dovunque tu sia abbi fiducia nel domani. Anna, le nubi si diradano ed il sole inizia a risplendere. Prima o poi usciremo dall’oscurità per andare verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra del loro odio, della loro brutalità e della loro avidità. Guarda in alto, Anna. L’amore umano troverà le sue ali e inizierà a volare con le sue ali nell’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il futuro radioso che appartiene a me, a te. Ed a tutti noi. Guarda in alto, Anna. Lassù."




venerdì 4 novembre 2011

La caduta degli dei



In questi giorni, come un ritornelllo, mi si affaccia alla mente il titolo di un film di Luchino Visconti:
"La caduta degli dei" 


E mi rifaccio a un post trovato per caso stamattina cccp.myblog.it
che riporta quanto segue:


"Se il governo cadrà, come molti commentatori danno quasi
per certo, non sarà per merito dell'opposizione parlamentare;
se il governo cadrà, perché siamo giunto alla fine dell'impero,
non sarà per merito dell'opposizione delle piazze; se il
governo cadrà, nonostante la cocciuta ed interessata
opposizione dello stradentiera ridens, sarà solamente a
causa di dissidi interni alla sua maggioranza.


Se il governo cadrà sarà anche a causa della squallida
immagine che il nostro Paese ha dato - e continua a dare - al
mondo intero: l'immagine di un Paese del quarto mondo,
abitato da un popolo da quarto mondo.


La lite tra lo stradentiera ed il suo ministro dell'economia, quel
comunista di Julis Tremari, è stata non è stata la sola "goccia
che ha farà traboccare il vaso": altre gocce sono state i primi
timidi distinguo di alcuni suoi parlamentari, i quali - come topi
che hanno capito il prossimo naufragio della nave - hanno
pensato bene di mettersi in salvo!


Teniamoli ben presenti questi topi perché nel caso di elezioni
politiche anticipate correremmo il rischio di vederceli candidati
in altre liste elettorali.


A tal scopo mi propongo di fare un elenco di tutti costoro in
modo da portare a conoscenza - quando sarà il momento - ai
più sprovveduti tutti i nomi di questi "onorevoli".


Sono stati gli onorevoli voltagabbana che col loro voto di
fiducia del 14 dicembre 2010 hanno permesso al governo di
vivacchiare ancora un anno, producendo danni spaventevoli al
Paese, che col loro voto hanno tentato, talvolta riuscendovi,
di fare carriera politica, di ottenere posti ed incarichi di governo.


Ma se il governo cadrà non dovremmo essere molto severi
verso noi stessi per le azioni che non abbiamo compiuto, per
i movimenti di piazza che non abbiamo saputo realizzare, ma
ci basti il risultato: stradentiera ridens a casa!
Una cosa più delle altre dovrebbe rammaricarci: che - se il
governo cadrà - a togliere le castagne dal fuoco sarà un altro
governo invece di quello di stradentiera, responsabile del
disastro italiano!


Il neretto è mio

giovedì 26 maggio 2011

Scelte importanti

"… Ci teniamo tutti ad essere accettati, ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri, anche se ad altri sembrano strani e impopolari, anche se il gregge può dire: "Non è beeeene!".
 
Come ha detto Frost: “Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta ed è per questo che sono diverso… "

 
 Dal film  "L’Attimo fuggente" - Peter Weir           

venerdì 11 febbraio 2011

Citazione da film


"Non leggiamo o scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione.

Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento.

Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore...sono queste cose che ci tengono in vita"
Peter Weir "L'attimo fuggente"

sabato 4 aprile 2009

Giorni e nuvole


Proseguo l'argomento proposto su "Volevo solo lavorare", ricordando il film di Soldini "Giorni e Nuvole", più che mai attuale.

Silvio Soldini presentò questo suo film alla conferenza stampa con le seguenti parole:

"Era da un po' che volevo fare un film legato alla realtà, a questo momento storico. Avevo voglia di fare un film piccolo - che si concentrasse su due personaggi principali e li seguisse da vicino"


Elsa e Michele (Margherita Boy e Antonio Albanese) sono una coppia alto-borghese, colta e benestante, con vent'anni di matrimonio alle spalle e una figlia di nome Alice.

La loro serenità anche economica ha permesso a Elsa di lasciare il lavoro e coronare un antico sogno: laurearsi in storia dell'arte.
Ma, improvvisamente, la loro vita cambia: Michele le confessa di avere perso il lavoro.

Da quel momento in poi, comincia un lento ma inesorabile declino, che il regista scarnifica scena dopo scena, non lasciando allo spettatore, la speranza che le cose possano aggiustarsi.

"Abbiamo elaborato una storia inserita nella situazione socio-economica di oggi, partendo da una sensazione di insicurezza che tutti percepivamo come qualcosa di nuovo, di preoccupante" dice il regista, aggiungendo che il tratto centrale del film è lo stupore che i personaggi provano dinnanzi all'inatteso crollo della loro vita, così come delle loro certezze.

Così con Elsa e Michele, anche lo spettatore viene trascinato da Soldini in questo gorgo progressivo di disperazione e di angoscia, sottolineato anche dall'uso a mano della macchina da presa.

"La macchina a mano, il fatto di seguire gli attori da dietro, l'uso del piano sequenza, tutto questo era per dare la sensazione di essere lì, insieme ai personaggi, mentre le cose stanno avvenendo", afferma il regista.

(da Reuters del 22 ottobre 2007)

sabato 28 febbraio 2009

Un padre

C'è un brano nel Giardino dei Finzi Contini, dove il protagonista, sconvolto dal dolore per l'amore non ricambiato da Micol, nonché sconfitto dal mondo, torna a casa e incontra il padre (nel film che fu realizzato da Vittorio De Sica - il padre è impersonato dal grandissimo attore che fu Romolo Valli), dicevo - c'è un brano che a mio avviso è toccante, il padre che parla al figlio-protagonista:


Ti passerà - continuava - ti passerà: e molto più presto di quanto tu non creda. Certo, mi dispiace, immagino quello che senti in questo momento.

Però un pochino anche ti invidio. Nella vita, se uno vuol capire, capire veramente come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta.


E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sè per tirarsi su e risuscitare ...


Capire da vecchi è brutto, molto più brutto.
Non c'è tempo per ricominciare da zero.

venerdì 6 febbraio 2009

La meglio gioventù

Dialogo tra il professore e lo studente universitario (La meglio gioventù)

- Comunque voglio darle un consiglio: lei ha qualche ambizione?

- Mah…

- E allora vada via, se ne vada dall’Italia. Lasci l’Italia finché è in tempo. Cosa vuole fare? Il chirurgo?

- Non lo so… non ho ancora deciso…

- Qualsiasi cosa decida… vada a studiare a Londra, a Parigi… vada in America, se ha la possibilità, ma lasci questo paese. L’Italia è un paese da distruggere. Un posto bello e inutile… destinato a morire.

- Cioè, secondo lei tra poco ci sarà un’apocalisse?

- Magari ci fosse… almeno saremmo tutti costretti a ricostruire. Invece qui rimane tutto immobile, uguale… in mano ai dinosauri… mi dia retta: vada via.

- E lei allora professore, perché rimane?

- Ma come perché? Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere…

(La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana)

giovedì 27 novembre 2008

Il settimo sigillo



"Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri visi colti nel momento in cui discende la sera, Michael che dorme sul carro, Jof e la sua lira...cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare.
E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere."

(Il settimo sigillo)

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