mercoledì 11 gennaio 2012

Diffondiamo e firmiamo per favore


Per gli immigrati "servono i forni".
Ne è convinto Mauro Aicardi, il consigliere comunale leghista di Albenga (Savona), che ha condiviso il pensiero-choc all'interno di un gruppo su Facebook.
Oltre che una gravissima offesa per noi Immigrati liguri che studiamo e lavoriamo onestamente in Liguria e in Italia contribuendo così ad una cultura multietnica ed europea e di reciproco Rispetto, questa frase del Consigliere comunale leghista di Albenga esprime un esplicito e profondo disprezzo e l'istigazione razziale nei nostri confronti, per questo motivo chiediamo le immediate dimmisioni di Mauro Aicardi dal Comune di Albenga.
Obiettivo: Dopo una raccolta firme di almeno 1.000 firme si chiederanno le dimissioni del consigliere comunale leghista di Albenga Mauro Aicardi altrimenti si farà una denuncia per la discriminazione verso gli Immigrati. Intanto chiediamo le dimissioni.
Se La Sindaco Rosalia Guarnieri, lei altrettanto delLa Lega nord, non lo dimette chiederemo anche le dimissioni delLa Sindaco. E se no si scriverà al Presidente delLa Repubblica Giorgio Napolitano per un suo eventuale intervento.

Aleksandra Matikj

Genova,
8 gennaio 2012
Chiedo a tutti di andare a questo sito 
leggere e firmare.

Non ho avuto il tempo di eseguire molti controlli, anche perché, la fonte di provenienza la racconta da sola.
Comunque, chi è iscritto a Facebook, è in grado di verificare se esiste davvero un gruppo.

Facciamo il possibile e l'impossibile per fermare questo odio razziale!!!

Ingeborg Bachmann - “Malina”




 "Estatica, incapace di fare un uso ragionevole del mondo, io sono il primo esempio di sperpero totale,  al ballo in maschera della società posso apparire, ma posso anche restare fuori, come qualcuno che ha un impedimento o ha dimenticato di farsi una maschera, che non riesce più a trovare il suo costume per trascuratezza, e perciò un giorno non viene più invitato (….) mi hanno provveduta di storie, e per di più anche di un po’ di soldi, in modo che io possa girare con dei vestiti, possa mangiare i resti, in modo che io vada avanti e non si debba notare come vado avanti. Troppo presto stanca.."


Da Malina - di Ingeborg Bachmann - Edizione Adelphi


C'è un mio post su Ingeborg Bachmann "Oltre l'Urlo dell'indicibile"
del 2009 qui:
http://estateincantata.blogspot.com/2009/01/oltre-lurlo-dellindicibile.html

martedì 10 gennaio 2012

Anno 1934: Il Talismano della Felicità

Siamo nel 1934. Il Talismano della Felicità è giunto con questa nuova ristampa, e nel breve periodo di cinque anni, alla sua quarta edizione... Questo ed altro è quanto scrisse Enrico Boni nella prefazione alla quarta edizione dell'agosto 1934.


Il Talismano della Felicità fu opera premiata alla IV Mostra internazionale dell'Economia domestica.
La casa editrice era (o è?) Edizioni della Rivista "Preziosa" - Roma.


Alle Lettrici


Di Voi, Signore e Signorine, molte sanno suonare bene il pianoforte o cantare con grazia squisita, molte altre hanno ambitissimi titoli di studi superiori, conoscono le lingue straniere, sono piacevoli letterate o fini pittrici, ed altre ancora sono esperte nel "tennis" o nel "golf", o guidano con salda mano il volante di una lussuosa automobile. Ma, ahimè, non certo tutte, facendo un piccolo esame di coscienza, potreste affermare di saper cuocere alla perfezione due uova "al guscio".
...........




Pensate che non vi può essere una vera felicità là dove viene trascurata una parte così essenziale della nostra vita di tutti i giorni: l'alimentazione.
Voi risponderete che è molto facile trovare una cuoca e trarsi rapidamente d'imbarazzo. Ebbene no. Ciò poteva accadere molti anni addietro; ma adesso, credete, questi tempi felici sono passati, e le cuoche si fanno sempre più rare. 
(...)
Un menù semplice e ben eseguito è la pace della famiglia, ed è anche la certezza di vedere apparire a casa il Vostro compagno non appena i suoi affari e o il suo impiego lo lasceranno libero."
                                       
                                   
......................................
(Ada Boni)


Immagini prese dal web

lunedì 9 gennaio 2012

Che fine ha fatto la borghesia?




Proseguendo sui temi proposti in questi due giorni, vorrei suggerire  una piccola recensione di un libro scritto da Giuseppe De Rita e Antonio Galdo che analizzano un fenomeno tutto italiano.
Prendo da qui  la prima spiegazione da parte di Gualdo.


"Il libro racconta cosa è accaduto in Italia negli ultimi trent'anni, sotto una particolare angolazione: la scomparsa della borghesia, intesa come classe capace di mettere ordine nel sistema, sistema politico, sistema economico, sistema sociale".


In questo vuoto - spiega Galdo - il paese è scivolato nel populismo, in un capitalismo dove prevalgono i conflitti di interesse e le relazioni al posto di una libera concorrenza e del 'sano' mercato, in un corporativismo sfrenato e in una ricerca ossessiva e costante - una caratteristica di questo trentennio - di interessi individuali, leggittimi sì, ma insufficienti a dare al paese autorevolezza e solidità.




"La borghesia in Italia non ha fatto il suo mestiere, è scomparsa (da qui il titolo del libro) e tutti ne abbiamo pagato e ne stiamo pagando stiamo pagando il prezzo" continua Galdo. 
"l'Italia si trova oggi a un giro di boa, un momento di (perfino) appassionante cambiamento. Una grande opportunità da vivere con l'ottimismo della volontà: vedremo molto presto nuove classi dirigenti affacciarsi sulla scena, nella politica, nell'economia e nel mondo delle professioni. Queste dovranno necessariamanente - se saranno interessate al sistema paese - avere un'idea di governo e quindi anche di tenuta, in termini generali e non solo individuali. 


C'è una variabile fondamentale per capire se questo cambiamento ci porterà avanti: che la borghesia italiana non stia più alla finestra ma decida di fare il suo mestiere."


Sul sito de La Feltrinelli  trovo invece queste parole, che sono poi un riassunto di quanto scritto sopra:


"La borghesia nel nostro Paese è venuta meno ai doveri e alle responsabilità che, naturalmente, le competono: il volume muove da questa tesi per dimostrare come, senza una borghesia in grado di esercitare il suo ruolo, gli italiani non hanno coltivato il senso delle istituzioni, della nazione e dello Stato, è salita l'onda di un populismo viscerale, che in alcuni casi si è tradotto nelle forme più estreme dell'antipolitica, non si è consolidata una classe dirigente di stampo europeo e, dopo il crollo della Prima Repubblica, il Paese si è ritrovato con pezzi di establishment spuri, per formazione e competenze. Il ceto medio ha così preso il sopravvento senza che la borghesia fosse capace di fare qualcosa. 


Il Fascino discreto della Borghesia - film di Bunuel




Giuseppe De Rita e Antonio Caldo analizzano i diversi modi in cui si manifesta questa 'eclissi': dal capitalismo nostrano, refrattario a regole ed etica, alla rinuncia all'impegno politico diretto e alla passione civile, dallo smarrimento di elementi di equilibrio all'interno di una democrazia compiuta alla crescita di un sistema dell'informazione non indipendente, ma controllato da gruppi finanziari e industriali estranei all'editoria. 


Oltre a intere generazioni di borghesi che vanno a studiare all'estero per non tornare in Italia, abbandonando il Paese al suo declino. La conseguenza di quanto è accaduto è un evidente corto circuito tra governanti e governati, istituzioni e cittadini. E rappresenta un vuoto che bisognerà colmare per restituire all'Italia un'idea forte e condivisa di futuro."

domenica 8 gennaio 2012

Nel magico mondo della caste italiane

Freedom Libertà di Parola: Nel magico mondo della caste italiane



Dal blog di Beppe Grillo




L'italiano è facile da governare, basta dargli in pasto una categoria sociale al giorno e la sua fame si sazia. E' la strategia della disattenzione. Gli gridi "Guarda un asino che vola!" e lui punta il naso verso il cielo. Monti ha, giustamente, detto che "Le mani in tasca agli italiani le mettono gli evasori". Non ha spiegato però chi ha generato il debito pubblico di 1.900 miliardi di euro e a cosa sono serviti quei denari. Ce lo dica Monti! Ci dica chi e come ha messo le mani sulla ricchezza dell'Italia per mantenere la partitocrazia e le lobby e ci spieghi anche dov'era lui in questi lunghi vent'anni di silenzio. Ci vuole un pubblico processo per questa gentaglia che ha rovinato l'Italia. Rigor Montis non ha ritenuto di ricordare i 98 miliardi di euro di presunto danno erariale da parte delle concessionarie di slot machine. E neppure perché i contribuenti hanno sul groppone un miliardo di euro dato come finanziamento ai partiti nonostante un referendum, e non ha menzionato gli evasori totali condonati con lo Scudo Fiscale con un 5%. Chi sono questi signori? I contribuenti onesti vorrebbero saperlo, hanno il diritto di saperlo. FUORI I NOMI!


Le grandi manovre sulle piste da sci e nei bar di Cortina sono l'asino che vola. Come se non fosse sufficiente, ad esempio, incrociare i dati dei contribuenti con quelli della proprietà di un Suv al computer senza trasformare i finanzieri in uomini delle nevi. Ma chi volete prendere per il culo? Il gioco è palese. Mettere le categorie sociali una contro l'altra. I ricchi contro i poveri, i giovani contro i pensionati, i disoccupati contro i dipendenti statali. E mentre gli italiani guardano le nuvole, gli imprenditori e gli operai si suicidano in silenzio. A cosa sono serviti i soldi versati all'INPS? Dove sono finiti i versamenti degli italiani che in pensione non ci andranno mai? A coprire le perdite della Fiat attraverso la cassa integrazione? Il boccalone italiano si deve dimenticare dei politici, dei partiti, delle loro ruberie (ricordo che i condannati in via definitiva sono ANCORA in Parlamento a percepire un grosso stipendio), della corruzione, delle mafie che controllano metà del Paese, del pesce che puzza dalla testa. E di banche non parla nessuno, sono gigli di campo, non hanno responsabilità dello sfascio, di decine di migliaia di investitori sul lastrico. Meglio accanirsi sull'albergatore e sul barista. I concessionari di beni pubblici, come Benetton per le autostrade, vengono invece lodati e ingrassati con gli aumenti di Capodanno a spese di chi lavora. Le concessioni statali, tutte le concessioni, devono tornare a essere gestite dallo Stato, a produrre utili per i cittadini italiani che le hanno strapagate in decenni di tasse, non vanno regalate ai privati. Ma Monti, questo, come Alice, non lo sa.


Ehi! "Guardate l'asino che vola", non disturbate il manovratore. E conservate lo scontrino all'uscita del bar e il pagamento del bollo dell'auto di dieci anni fa, con le mani bene in tasca, mi raccomando!
Dai mancati ricavi delle concessioni alle slot machine,ai finanziamenti a pioggia salva banche,senza dimenticare i soldi per la cassa integrazione alla Fiat,la quale è scappata col bottino in Usa e lascia una landa deserta nella produzione auto in Italia.


Fino a quando il popolo sovrano non si renderà conto che il M5S è un movimento diverso dai mangia pane a tradimento, che fanno finta di litigare o darsele come negli incontri di catch o wrestlyng,e nel frattempo si mangiano le nostre tasse,con portaborse,auto blu con autista incorporato,e con il sistema degli appalti, intascandosi il pizzo.


Cortina è lo specchio per le allodole, ne hanno parlato tutti, la valvola di sfogo è stata necessaria, da domani chi evade continuerà a farlo, e dire che basterebbe una leggina semplice,semplice,ovvero mettere in galera chi non paga le tasse dovute,dopo qualche arresto e qualche sentenza,se la farebbero addosso e pagherebbero tutti.


Grazie Ivo! Questo testo è preso dal blog di Freedom Libertà di parola

Riflessioni domenicali


Democrazia e progetto di autonomia
Da una intervista a Cornélius Castoriadis, di Olivier Morel
(stralci)


 La storia dell’umanità non è la storia della lotta di classe, è la storia degli orrori, anche se non solo di quella. C’è, è vero, da risolvere il problema del totalitarismo: si tratta, come io penso, dell’ovvia conseguenza dell’eccesso di controllo all’interno di una cultura che era in grado di produrre strumenti di sterminio e di indottrinamento a un livello prima sconosciuto nella storia? Oppure di un destino perverso immanente alla modernità in quanto tale, con tutte le ambiguità di cui è portatrice? O, ancora, di altro? 


In questa nostra discussione, si tratta di un problema che oserei definire teorico, perché l’Occidente ha rivolto gli orrori del totalitarismo contro se stesso (ebrei compresi). Non è stato Lenin a dichiarare “sterminateli tutti, Dio riconoscerà i suoi”, ma un cristianissimo duca del XVI secolo; così come i sacrifici umani sono stati abbondantemente e regolarmente praticati nelle culture non europee.


Ma c’è un elemento che è specificamente occidentale e che possiamo definire il pesante privilegio dell’Occidente: la sequenza storico-sociale che comincia con la Grecia e che viene ripresa, a partire dall’XI secolo, in Europa occidentale, è la sola e unica nella quale si veda emergere un progetto di libertà, di autonomia individuale e collettiva, di critica e di autocritica: la capacità di autodenuncia dell’Occidente ne è la conferma più evidente. In Occidente, siamo capaci (almeno una parte di noi) di denunciare il totalitarismo, il colonialismo, la tratta degli schiavi o lo sterminio degli Indiani d’America. 
Invece non ho mai sentito i discendenti degli aztechi, gli indù o i cinesi fare un’autocritica analoga, e ancora aspetto di sentire i giapponesi denunciare le atrocità da loro compiute durante la Seconda Guerra Mondiale.
...................
Il capitalismo non ha bisogno di autonomia, ma di conformismo. Il suo trionfo attuale sta proprio nel fatto che viviamo in un’epoca di conformismo generalizzato – non solo per quanto riguarda i consumi, ma anche la politica, le idee, la cultura.

sabato 7 gennaio 2012

Gelo a Mezzanotte


Perciò ogni stagione sarà dolce per te, 
sia che l'estate rivesta tutta la terra 
di verde, o che il pettirosso si posi e canti 
tra i fiocchi di neve sul ramo spoglio 
del melo molle di muschio, mentre il vicino tetto di paglia 
pel disgelo fumiga al sole, sia che sgrondino gocciole 
udite soltanto nella tregua della bufera 
o che vorrà il segreto intento del gelo 
sospenderle in silenti ghiacciuoli, 
quietamente scintillanti alla quiete luna.

(Samuel T. Coleridge)

Già postata nel 2009, oggi mi è tornata alla mente.

venerdì 6 gennaio 2012

E nella calza della Befana, quali Cose!!!

Ma quale sorpresa più grande per me e per tutti gli amici?


Entrava a mala pena nella calza della Befana, ma una volta uscito di lì, mi ritrovo un libro, di cui ho messo la copertina qui accanto.


Ebbene sì, chi ormai non conosce Michele Scaperrotta del blog Pianeta Tempo Libero?


Ho imparato da poco che è uno scrittore.


Uno dei pochi che non si preoccupa eccessivamente della forma, ma del contenuto. Un contenuto vissuto, o osservato da occhi attenti, umani.


E' stato bello questo incontro diverso con una persona che ci ha spesso divertito con le barzellette del suo blog.


Andando qui, potremo ancora ridere, ma ci accorgeremo tutti che non di rado dietro l'ilarità si nasconde un animo attento, un ritrattista di momenti e di personaggi.


E solo un'anima bella può scorgere queste "Cose"


Grazie Michele!

giovedì 5 gennaio 2012

E domani arriva la Befana (riproposte)


Riprendo da questo mio blog due miei vecchi  post




Molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. 


Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale (festa del dio Sole), si celebrava la morte e la rinascita della natura; era altresì la conclusione dei festeggiamenti e il ceppo di Natale aveva finito di bruciare nei focolari delle case.

Tuttavia, durante quei dodici giorni, la leggenda vuole che figure femminili  solcassero il cielo  a cavalcioni di scope magiche, spargendo la loro magia benevola sui campi sottostanti appena seminati.

Gli antichi romani accostarono questo alla figura di Diana dea della caccia.
La Befana coincide, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell'anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. 


Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. 


Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini.
Da qui





Copio inoltre un post scritto nel gennaio 2009 


Mia figlia da piccola ha sempre avuto paura della befana, questa vecchietta così poco bella, che entrava di notte nelle case.
Ma era una paura che teneva per sé, finché un anno si decise a confidarsi ed io le raccontai la verità. Da una iniziale incredulità, passò ad un sollievo enorme...


Mi ha sempre stupito però che non avesse mai avuto paura di Babbo Natale, forse perché il nostro rito domestico prevedeva l'apertura dei pacchetti sotto l'albero il mattino di Natale, tutti insieme.


Quando invece ero bambina io, ero euforica la sera prima: avrei avuto carbone o giocattoli?


Di un anno mi ricordo molto bene: durante la notte, già verso mattina, entrò mia madre, mi fece alzare dal letto e con voce bassa, concitata, un po' da cospiratrice, mi prese per mano e mi portò in cucina.


Lì, il tavolo allungato per la circostanza, era strapieno di giochi. Trionfava in mezzo agli altri un fiammante triciclo rosso.


Autore dell'illustrazione: Odette Sacco sonador  Dal sito Tapirulan                                                                  

mercoledì 4 gennaio 2012

I treni della notte




L’ultima trovata dell’inamovibile a.d. del Gruppo Fs, ingegner Moretti, è l’eliminazione dei treni notte. La rottura dell’asse Nord-Sud. La cancellazione di un migliaio di posti di lavoro e il disinteresse per quel milione e mezzo di con-cittadini che viaggiavano su quei treni, il cui servizio è stato nel corso degli anni deliberatamente boicottato dal management dell’azienda, per poi dimostrare che ormai la causa era persa. Le sovvenzioni pubbliche, ossia soldi nostri, concessi a Trenitalia sono stati dirottati sulle famose “alte velocità”, a scapito delle altre linee, quelle “normali”: La divisione di classe è ormai nettissima anche nelle ferrovie, nella sanità, come nella scuola, nell’università, e così via.


Servizi di di pregio, scuole d’élite, supertreni per gli abbienti, il cui tempo vale, la cui salute conta, il cui denaro – tanto, troppo – pesa ben più di quello, poco e ormai destinato alla pura sopravvivenza, quando basta, degli sfigati. Cancellare quei treni è stato un preciso messaggio in questa direzione. E, nel contempo, ha significato affermare, nella dura evidenza di un atto brutale, che il ministero della Coesione territoriale è una vuota espressione.


Come si fa a non capire che si spezza il Paese? Che non si può pretendere che tutti abbiano i mezzi finanziari per compiere il tragitto da Torino a Reggio Calabria in aereo (costo verificato Torino-Lamezia Terme, in data 22 dicembre, 400 euro!), o con le famose Frecce ferroviarie, ammesso che coprano tali destinazioni: e così, tra l’altro, non è. E che dire del fatto che il servizio sia stato interrotto, anzi ucciso, in data 8 dicembre? Non è forse un’aggravante, farlo nel ponte dell’Immacolata? E nell’imminenza delle festività di fine anno, quando milioni di meridionali “tornano al Paese”, per condividere con i parenti gioie a amarezze, le paure del futuro e ricordare i tempi belli del passato, ammesso ve ne siano davvero stati. 


Non è forse stato canagliesco? Un’aggravante imperdonabile. E perché i partiti tacciono? Perché solo i sindacati di categoria si stanno muovendo? Perché l’encomiabile movimento "No Tav", non considera il ripristino di queste linee e dei treni notte un obiettivo da accogliere come proprio e sostenerlo? Se nella loro Valle si tratta di dire no, qui, nell’Italia tutta, occorre ribadire un "sì": quei treni servono. E dove sono i "no Ponte", "no Dal Molin", e quant’altro? Dove sono i giovani delle università?


Dove, i lavoratori precari e in nero di ogni settore? E perché le alte gerarchie ecclesiastiche, pronte ad alzare la voce quando si tratti di "difese della vita fin dal suo concepimento" o altre occasioni relative a temi "eticamente sensibili", non si rendono conto che quelle famiglie, che in questi giorni stanno impiegando 48 ore per raggiungere Palermo da Milano, o Messina da Torino, sono offese innanzi tutto nella loro dignità? Che quegli uomini donne e ragazzi che vagano da un binario all’altro trascinando pesanti bagagli, pronti ad attese di ore e ore in gelide sale d’attesa sporche e buie, sono altrettanti (poveri) Cristi, da difendere, proprio nei giorni in cui si accetta da parte di tutta la Chiesa che venga onorato il "santo Bambino" con una grottesca corsa al superfluo? 


Dobbiamo renderci conto che come si è fatto per i referendum di giugno 2010 anche questa è una battaglia – mi si lasci dire, sacrosanta – per i "beni comuni". E che dietro la specifica questione si affaccia un problema generale: dobbiamo far capire in ogni modo a "lorsignori" che non possono decidere sulle nostre teste, dobbiamo incalzarli, e, quando necessario, contribuire a scalzarli dal potere. 


La dirigenza FS e Trenitalia, ormai, è un centro di potere che a dispetto della debordante pubblicità (milioni di euro investiti che quanto sarebbero più necessari nella manutenzione delle carrozze o delle stazioni, ormai involgarite da assordanti pubblicità televisive, che stanno ora anche aggredendo i viaggiatori nei vagoni), prescinde completamente dagli interessi della maggioranza della popolazione di questo Paese. Gliela vogliamo dar vinta?


Angelo D’Orsi – da il Fatto Quotidiano - Micromega
(28 dicembre 2011)

Immagine dal web

martedì 3 gennaio 2012

Stefen Rodefer e una strofa che mi piace

Da Iscrizione:


(...)

"Grata ma non desiderosa di fare progetti lei stava lì ferma, spiegazione di un desiderio.
Volevo conoscere la causa, come ogni graduale, per cui rifiutò di scendere al centro di questo posto, che bruciava da uno dei ritorni precedenti.


Ti dirò, disse, non ho paura.
L'unica cosa da temere è la ferita.
L'esterno non mi tocca.
Ti avverto, non posso essere scaldata se non dal calore stesso.
Sarò nemica di ogni crudeltà, ma sarò comunque crudele, ma sarà pragmatismo, benché la folla non capisca perché sono dei miserabili."
..

Su questo sito si trovano notizie più particolareggiate

Io ho tratto questa strofa da "Dormendo con la luce accesa" - Stefan Rodefer - Murene - a cura di Andrea Raos

lunedì 2 gennaio 2012

Passato ... remoto?

A proposito di frammenti (v. mio post precedente) ho trovato qui
un pezzo, a mio avviso, storicamente e socialmente interessante e lo ripropongo integralmente.



"Lo spazio pubblicitario che ha chiuso i battenti nella primavera del '77 per fare spazio ad altre ben più aggressive forme di pubblicità, è stato per molti bambini della generazione degli anni '60 lo spartiacque fra la giornata dei doveri e dei compiti e il momento dello svago e dei sogni ad occhi aperti.

La ragione è semplice: quel breve programma era rappresentato dalla messa in onda di cinque comunicati pubblicitari (non esisteva ancora la parola spot) preceduti da brevissimi telefilm, per lo più costituti da cartoni animati (o da veri e propri pupazzi parlanti). 


Insomma, tutto ciò che può fare la gioia di un bambino. Salvo il fatto che, poi, quello stesso bambino era costretto ad andare a letto, motivo per cui il programma rappresentò per molti, in verità, una sorta di spartiacque bifronte. Non a caso, anche nel linguaggio comune prese piede la frase: "Ti mando a letto dopo il Carosello", espressione di innocua e simpatica minaccia nei confronti dei piccoli telespettatori. 


Nato il 3 febbraio 1957 (con un ritardo di un mese e due giorni sulla data annunciata in precedenza, il 1° gennaio 1957), il programma era il frutto di un compromesso tra le dirigenze della RAI ed i rappresentanti delle maggiori imprese industriali che vedevano nel mezzo televisivo enormi potenzialità commerciali. La RAI impose allora alle aziende di produrre pubblicità sotto forma di spettacolini o di scenette. Tale scelta era dettata anche dal fatto che si volevano evitare il più possibile le critiche di coloro che pagavano il canone e che non apprezzavano la pubblicità in televisione. La produzione di questi mini-film fu demandata nientemeno che all'industria cinematografica nazionale, il che garantì standard qualitativi ed inventivi indubbiamente alti. Ogni spot doveva ad ogni buon conto rispettare regole molto rigide. 




Anzitutto, bisogna considerare che ogni spot aveva il tassativo limite temporale di 1 minuto e 45 secondi dei quali solo 20-30 potevano essere dedicati alla menzione del prodotto, il nome del quale non poteva essere ripetuto più di tre volte; la scenetta, inoltre, doveva essere separata nettamente dal codino pubblicitario finale, cosa oggi davvero impensabile. Un ciclo pubblicitario era costituito poi di quattro (ma successivamente anche di sei) spot che erano trasmessi a distanza di dieci giorni l'uno dall'altro. Naturalmente, un controllo molto severo era esercitato anche sui contenuti. 


Non dovevano esserci riferimenti espliciti o impliciti o incoraggiamenti all'amoralità, al sesso, alla violenza, al vizio, alla disonestà. Una curiosità, anch'essa per noi ormai inconcepibile, consiste nel fatto che fossero esclusi gli spot sulla biancheria intima e nel fatto che vi fosse l'esplicito divieto di nominare parole considerate di cattivo gusto come "forfora", "sudore", "depilazione", e così via. Naturalmente la struttura narrativa non poteva prescindere dall'happy end di prammatica e dall'esaltazione della modernità vista solo in chiave di progresso benefico e continuo. 


Spazio pubblicitario rigorosamente separato dal resto dei programmi, nel piccolo contenitore del Carosello sono comunque nate piccole storie che, nell'arco di qualche minuto, tenevano gli utenti inchiodati al video, tramite il sapiente uso di tutti i linguaggi disponibili nella comunicazione video: dallo sceneggiato al disegno animato, al balletto, al mimo, al gioco plastico, alla conferenza stampa, alla musica lirica, al coretto di montagna: il tutto con l'unica finalità di comunicare il famoso "messaggio commerciale" ed incentivare la propensione ai consumi, in un'Italia ancora in piena ubriacatura di Boom economico. 


Non bisogna inoltre dimenticare che Carosello è stato una palestra per molti dei futuri grandi nomi dello spettacolo o della regia, uno spazio in cui essi potevano sperimentare le proprie doti a costi accessibili e senza incappare in produzioni ciclopiche e intimidenti.


Di fatto, poi, la trasmissione aveva un così alto gradimento di pubblico (con la nascita di quelli che potremmo definire i primi "tormentoni", rappresentati da neologismi o frasi inventate dai pubblicitari), che famosi attori non disdegnarono di partecipare a queste scenette. Fra i registi che compaiono in un ideale albo d'oro di Carosello, si possono dunque scorrere nomi come quelli dei sofisticati fratelli Taviani ed Ermanno Olmi, mentre fra gli attori è sicuramente da ricordare la partecipazione del grande Eduardo De Filippo e del futuro premio Nobel Dario Fo. 


Altra caratteristiche fondamentale che contribuì alla fenomenale riuscita e popolarità di Carosello, furono le sue memorabili sigle, improntate all'allegria e al buonumore. L'unico cambio, in questo senso, avvenne verso la metà degli anni '60, e precisamente nel '63. La vecchia sigla ideata da Luciano Emmer, musicata da Raffaele Gervasio e sceneggiata da Nietta Vespignani fu cambiata con una nuova sigla disegnata da Manfredo Manfredi, i cui quadri a tempera raffiguravano le piazze delle città di Venezia, Siena, Napoli e Roma."


 Da Biografieonline


domenica 1 gennaio 2012

Frammenti di un diario inesistente





La cerimonia è l'adorazione del bello.
Tutto il suo scopo è concentrato nel tentativo di raggiungere la Perfezione attraverso i gesti imperfetti della vita quotidiana.
Tutta la sua bellezza consiste nel rispettare le cose semplici che facciamo ...


(Cronaca - Frammenti di un diario inesistente) Paulo Coelho - Bompiani

venerdì 30 dicembre 2011

Natura, Poesia, Buon Anno Nuovo!


Alcune parole e alcuni versi  aggiungo agli auguri di un Felice Anno Nuovo a tutti coloro che passano di qui, agli amici e alle amiche che vengono puntualmente con mia grande gratitudine.





  • "Nella pacatezza dello sguardo degli animali parla ancora la saggezza della natura; perché in essi la volontà e l’intelletto non si sono ancora distaccati abbastanza l’uno dall’altro per potersi, al loro reincontrarsi, stupirsi l’uno dell’altra"

      (Arthur Schopenhauer)



  • "Tutta la natura sussurra i suoi segreti a noi attraverso i suoi suoni. I suoni che erano precedentemente incomprensibili alla nostra anima, ora si trasformano nella lingua espressiva della natura"

     (Rudolf Steiner)



  • Il Sur (Jorge Luis Borges)

una poesia della raccolta Fervor de Buenos Aires  (1923)


Da uno dei tuoi cortili aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina dell'ombra aver guardato
quelle luci disperse
che la mia ignoranza non ha imparato a nominare
né a ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio dell'acqua
nella segreta cisterna,
l'odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzio dell'uccello addormentato,
l'arco dell'androne, l'umidità -
queste cose, forse, sono la poesia.


Jorge Luis Borges






Felice 2012 a tutti!

mercoledì 28 dicembre 2011

Tras-os-montes e Miguel Torga

Miguel Torga è per me un grande scrittore, o meglio, dalla sua scrittura appare l'anima di un uomo dignitoso, pieno di  valori, valori  che qui da noi sono spesso dimenticati.
Scrive per esempio a proposito di Tras-os-Montes (Portogallo):



"...Dobbiamo seminare pendii, alzare terrazze, tagliare il grano, preservare la nostra lingua, mantenere i nostri costumi, imparare i nostri proverbi, partecipare all'assemblea del popolo. 
Lavorare, prolungare e vivificare una tradizione. Innaffiare la terra con il sudore e conservare viva, sotto la campana di vetro del ricordo - come una reliquia eternamente sanguinante - la lezione del passato.
E' grazie a questo dualismo permanente - il corpo che tempra la propria forza nella roccia, mentre l'anima s'impregna della luce dei progenitori - che saremo in grado di rimanere in piedi e di preservare il solido edificio della nostra realtà collettiva. ..."


Di lui scrive Charles Juliet:


"... La coerenza ammirabile di un uomo, di una vita, di un pensiero, di un'opera, di una lotta incessante contro tutto ciò che può mettere in pericolo la libertà e la dignità dell'uomo.
In un'epoca materialistica dove i veri valori sono sempre più spesso ignorati, negati, sbeffeggiati, una tale opera è un sostegno, un conforto. Essa aiuta a non disperare dell'uomo, dà energia, invita a battersi contro tutto ciò che ci aliena, ci svuota, ci avvilisce.
Le dittature finiscono per cadere, ma un male ci minaccia tutti, un male endemico tanto più temibile quanto insidioso: il male della mediocrità, della volgarità, dell'insignificanza..."


Ho tratto questi brevi stralci da un libriccino che invito a leggere:
"L'Universale è il locale meno i muri" di Miguel Torga - Ed. Murene - a cura di Massimo Razzante.
Immagine presa dal web

Gertrud Kolmar


Nata il 10 dicembre 1894 in Germania, di origine ebraica, Gertrud Kolmar era cugina di Walter Benjamin, probabilmente morta  ad Auschwitz circa nel 1943 assieme ai sei milioni di morti dell'Olocausto.


Non ricordo dove ho trovato un paio di stralci che riporto qui, appartenenti a un suo racconto "Susanna" (forse la sua ultima opera)




"...Ci sono parole che si possono prendere in mano. E altre che si possono annusare...Per esempio: padella. Non mi piace dire "padella", perché tutta la stanza si riempie subito dei vapori della cucina.


La cucina era vuota e desolata come ogni cucina alle prime luci del giorno: le piastrelle nude, il focolare freddo - e qui, per giunta, l'inferriata alla finestra - , il fatto stesso di trovarsi in ordine, le davano un'aria corrucciata. In una cucina le pentole devono ribollire, i bricchi fumare, le stoviglie sbattere in grande confusione: solo allora diventa allegra e accogliente."

lunedì 26 dicembre 2011

Una fiaba di Natale per il terzo millennio




Natale è appena passato, ma il senso di gioia o di oppressione, di spiritualità o di decadenza, aleggia ancora nelle case di milioni di italiani. Vi proponiamo quindi una fiaba che inizia così: "C'era una volta il Natale"... E adesso?


Sono nato negli anni Cinquanta. Non molto tempo fa, tutto sommato, ma mi sembra un'era geologica dal punto di vista dell'umanità che abita il pianeta.


Riflettendo sul “Natale oggi”, mi sono affiorate alle mente immagini di parecchi Natali fa, quando ero un bimbo e alcuni miei amici indossavano pantaloni corti anche quel giorno.


Dopo un'attesa estenuante e carica di aspettative, era finalmente arrivata la mattina di Natale in cui alcuni giochi, dolciumi e frutta facevano il loro figurone sul tavolo della sala da pranzo.


Giochi attesi per mesi, scelti “dal vero” con estrema gioia e non svogliatamente su di un catalogo o un sito Internet come accade oggi.


Sì, perché la fiaba ci narra che il confronto tra i due mondi, del passato e del presente, è veramente appassionante e commovente. E suscita tantissime considerazioni.


A quel tempo avevo tantissimi amici. Vivevo in un quartiere di case popolari e ogni famiglia aveva almeno tre o quattro figli. A volte anche sei o otto. Partite di calcio, palla prigioniera e ruba bandiera erano all'ordine del giorno. Gli amici si andavano a "chiamare" a casa. E a volte ci si fermava lì ad aspettare che finissero di mangiare o di fare i compiti, partecipando a un pezzo della loro vita familiare prima di precipitarsi fuori a giocare.


Per strada non c'erano pericoli. Si poteva circolare liberamente da soli (a scuola, a comprare il pane, a trovare un amico). Le auto nel quartiere andavano a passo d'uomo per evitare la palla (si giocava in mezzo alla via e sui marciapiedi!) e non ti prendevano di mira come birilli da bowling. E la tv iniziava nel tardo pomeriggio. Se proprio non sapevi cosa fare.


I nostri genitori ci vedevano tornare la sera senza averci mai dovuto chiamare al cellulare che del resto... non esisteva. Potevano contare sul nostro senso di responsabilità e su quello dei ragazzi più grandi. E un adulto che ti dava una mano l'avresti sempre trovato. Non una mano sul sedere...


E poi arrivava Natale. Il mattino presto mio padre ed io ci vestivamo a festa. Si andava infatti di casa in casa ad augurare il buon Natale ai vicini, ai parenti e agli amici. Si stava da ognuno di loro una quindicina di minuti, a volte di più, ed essi ti offrivano da bere, dolciumi o anche una mancia o un regalino. Questa pratica di augurio era molto diffusa tra la gente e parecchi la ripetevano anche il primo dell'anno.


La città era addobbata a festa. La pubblicità era in crescita già allora. Ma lo sfarzo non era ancora vertiginoso e sprecone. Le strade e le case, alla mattina di Natale, erano silenziose, spesso innevate. Mi ricordo un senso di pace diffuso, di sacralità. Eppure i miei erano comunisti da più generazioni e non era certo il senso bigotto del sacro quello di cui ero indottrinato. Ma ricordo quest'aria di religiosità, anche nelle persone, nelle parole, nei discorsi.

Aforismi di Riccardo Muti





  • In Italia abbiamo perso la capacità di sentire il bello, quel bello che per secoli abbiamo dato al mondo e che adesso non sentiamo più.


  • Sono un nostalgico, per me è difficile stare fuori casa, mi sono sempre sentito come un piccolo Ulisse.


  • Noi italiani abbiamo dimenticato che la musica non è solo intrattenimento, ma è una necessità dello spirito. Questo è grave perché significa spezzare delle radici importanti della nostra storia.

domenica 25 dicembre 2011

Mattina di Natale





"..... Il Natale è uno dei miei ricordi migliori. Seduta nella cattedrale con le note dell'organo che penetrano in tutti gli angoli del grande edificio. Al ritorno percorrevamo tutte intirizzite la Munkegaten, che allora era ancora acciottolata. C'erano altre famiglie al nostro fianco animate dalla stessa felicità che provavamo noi.


Poi a casa. E l'odore del maiale arrosto e dei crauti. L'attesa nella stanza buia - dove mia sorella e io sedevamo per terra trepidanti perché sapevamo che nel salotto stavano dando gli ultimi tocchi all'albero per la festa. Il fruscio della carta e passi rapidi che annunciavano chissà quali segreti.


E quando, finalmente, la porta si apriva e noi, le bambine, vedevamo l'albero di Natale per la prima volta, in mezzo alla stanza, tutto luccicante di candeline quasi svenivamo dalla gioia.


La mamma sedeva al piano: Lei che era molto più giovane di quanto non capissi. Piena di desideri che soltanto oggi riconosco, quando è troppo tardi per poterli condividere.


Favole raccontate sulla sponda del letto. Cioccolata calda, pane e burro con le banane e la gelatina di mele. Una donna seduta, china su un libro, la testa di corti capelli castani voltata un poco dall'altra parte. Ogni tanto la alza e mi sorride.


Quella era felicità."


(Liv Ullman)


Alla figlia - Linn - Liv Ullman dedicò un suo libro : "Cambiare " edito in Italia da Arnoldo Mondadori S.p.A.  anno 1977.




Immagini dal web

mercoledì 21 dicembre 2011

E' quasi Natale



Auguri a tutti coloro che mi seguono e che capitano qui

Felice Natale!

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