venerdì 2 gennaio 2009

Finestre illuminate


"Non c'è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso, più affascinante di una finestra illuminata da una candela.
Quello che si può vedere al sole è sempre meno interessante di quello che succede dietro una finestra.
In quel buco nero o luminoso, la vita vive, la vita sogna, la vita soffre."

(Le finestre - Baudelaire)

E poi venne il vecchio Gennaio ...


E poi venne il vecchio Gennaio, bene avvolto
in molte nere vesti, per tenere lontano il freddo.

Eppure tremava e rabbrividiva come per calmarsi,
e soffiava sulla dita come se potesse scaldarle,
perché erano intorpidite per aver tenuto tutto il giorno
un'ascia affilata con cui aveva tagliato legna,
e dagli alberi aveva tolto i rami superflui.

(Da "Regina delle Fate" di Spenser)

Gennaio



Gennaio prende il nome dal dio romano Giano, rappresentato con due facce rivolte in direzioni opposte.

Una guarda all'indietro, verso l'anno trascorso, l'altra in avanti verso quello che ha inizio.


Proverbi su gennaio:

"Freddo gennaio, gela la pentola sul focolaio"

"Tra tutti i mesi dell'anno, il più scuro è gennaio"

"Anno di neve, anno di bene"

"Sotto la neve pane, sotto l'acqua la fame"

"Se l'erba cresce in gennaio, cresce male per tutto l'anno"

giovedì 1 gennaio 2009

Primo giorno di gennaio


Primo giorno dell'anno.

Mi sono svegliata e fuori era tutto bianco. Neve!

Neve sulla siepe di lauroceraso, sulla strada, sui campi, sulle auto parcheggiate, sugli alberi.

Il mondo in bianco, se escludo un paio di tordi che tra quel bianco sembravano ancora più neri.

Mi sono sentita alleggerita, è bello tutto quel bianco. Di buon auspicio.
Nessun passante, nessuna macchina, solo uccelli, tordi e scriccioli.

Ho riempito il davanzale di mangimi e briciole.


Un esercito di neve
continuamente vortica:
sono forse bianche colombe
inseguite dal falco
che più non sanno la strada del nido?

(Aghaci)

mercoledì 31 dicembre 2008

Il Vecchio e il Bambino

Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera...

L' immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d' intorno non c'era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo...

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati...

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero...

E il vecchio diceva, guardando lontano:
"Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori
e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell' uomo e delle stagioni..."

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"

(Francesco Guccini)

martedì 30 dicembre 2008

Il vischio


I Druidi attribuivano al vischio un grande potere.

Essendo una pianta aerea, che non ha radici ma vive attaccata al tronco di altri alberi, era considerata manifestazione degli dei che vivono in cielo; il toccare l'umana terra avrebbe voluto dire perdere i propri preziosi poteri.

In effetti se usato bene aveva effetti curativi e miracolosi, se usato male poteva essere velenoso.

Viene definita la pianta della Luna, grazie alle sue bacche bianche e lattiginose, che quasi brillano al buio.

I Celti usavano coglierlo soltanto in caso di reale necessità e con un falcetto d'oro, vestiti di bianco, scalzi e digiuni.

Il vischio era anche la pianta associata alla dea anglosassone Freya (o Frigga), sposa del dio Odino e protettrice dell'amore e degli innamorati.

La leggenda narra che Freya aveva due figli, Balder e Loki. Il secondo, cattivo e invidioso, voleva uccidere il primo, buono e amato da tutti.

Venuta a conoscenza di ciò Freya cercò di proteggere Balder e chiese a Fuoco, Acqua, Terra, Aria e a tutti gli animali e le piante di giurare la loro protezione per l'incolumità del figlio, e così fecero.


Loki però scoprì che la madre non si era rivolta ad una pianta, che non viveva né sopra né sotto terra: il vischio. Intrecciando i rami di questa pianta fece così un dardo appuntito, lo diede al dio cieco dell'inverno, che lo tirò dal suo arco e colpì, uccidendolo, Balder.

Tutti gli elementi della Terra e del Cielo si rattristarono per la morte dell'amato Balder e per tre giorni e tre notti cercano con tutte le loro forze di riportarlo in vita, ma non riuscirono. Freya, rassegnata e disperata, pianse tutto il suo dolore sul corpo del figlio.


Magicamente, le lacrime sincere della madre, a contatto con il dardo di vischio, diventarono le bacche perlate della pianta e Balder riprese vita.
Così Freya, colma di felicità, ringraziò chiunque passasse sotto l'albero su cui cresceva il vischio con un bacio.

Da lì in poi la dea vuole che chi sta sotto il vischio si baci, per avere la sua protezione eterna, simbolo della vita e dell'amore che sconfigge anche la morte.

Nel Cristianesimo questa simbologia è stata mantenuta e il vischio significa fortuna, protezione e amore.


Si usa regalarlo durante il periodo natalizio, oppure usarlo come decorazione per i pacchi o da appendere sulla porta di casa, come buon auspicio per chiunque entri. Se due innamorati si baciano sotto un ramoscello terranno lontani da loro problemi e difficoltà.
Se nel periodo natalizio una ragazza che si trova sotto il vischio non viene baciata dal suo amato non si sposerà per l'intero anno a venire.

Da qui

Tranelli

Davanti a un bene fortuito, quale che sia, arrestate, sospettosi e pieni di timore, i vostri passi.

Sono le fiere e i pesci a essere ingannati dalle seduzioni di non so quale speranza.

Credete che tutto questo sia dovuto alla generosità della Fortuna?

Sono tranelli e basta.

Chiunque di voi vorrà trascorrere una vita sicura, stia alla larga il più possibile da codesti suoi favori, appiccicaticci come il vischio, e all'interno del loro campo d'azione noi, sciagurati, sbagliamo anche in questo: crediamo di possedere, mentre ne siamo indissolubilmente posseduti.

Una rotta di questo genere ci precipita negli abissi: la conclusione di una vita che punta in alto è la rovina. E poi, quando la prosperità comincia a spingerci fuori dalla giusta direzione, non possiamo neppure fermarci, perché la Fortuna, allora, non ci farà invertire la rotta, ma ci farà inabissare o ci fracasserà sugli scogli.

(Lucio Anneo Seneca - Lettere a Lucilio, VIII, 1-4)

lunedì 29 dicembre 2008

Erving Goffman e lo straniero

Se la vita fosse un palcoscenico, come Goffman ci suggerisce, lo straniero, entrando a far parte della compagnia degli attori, dovrebbe conoscere il copione, lo stile di recitazione, il gusto del pubblico e quei balletti cerimoniali che caratterizzano la vita quotidiana.

Il "pensare come al solito" e il "sapere dato per scontato" dello straniero è quindi sospeso nella società ospite; non serve più come schema di interpretazione del mondo, diventa piuttosto un impedimento nell'interpretare e nell'orientarsi nel nuovo ambiente.

Sul piano dell'interazione questo aspetto ha per lo straniero conseguenze disastrose.

La mancanza del senso della distanza, il suo oscillare tra il distacco e l'intimità, la sua esitazione e la sua incertezza, così come la sua diffidenza in ogni questione che sembra così semplice e priva di complicazioni per coloro che si affidano all'efficacia delle ricette indiscusse che devono essere seguite.

La differenza percepita dal gruppo e dallo straniero si riferisce appunto alla mancanza di un passato comune, di un sistema di riferimenti cognitivi e morali che perde la sua validità nella nuova situazione, quella dell'incontro con la diversità.

Nel corso del cammino dell'umanità, si modificano le rappresentazioni dell'altro ma ciò che non cambia probabilmente è l'ambivalenza di cui si caratterizza il rapporto con l'altro, nei confronti del quale si dirigono sentimenti di repulsione e, nel contempo, di attrazione.

La figura dello straniero si può collocare entro una dialettica di vicinanza e lontananza, uguaglianza e differenza, dentro e fuori la comunità. In ogni epoca, l'altro rappresenta il futuro vago e non programmato, il luogo dell'incertezza perpetua e, come tale, qualcosa di attraente e, al tempo stesso, di spaventoso.

C'è quindi ragione di ritenere che le rappresentazioni dell'altro e le ideologie socio-politiche ad esse sottostanti incidano significativamente sul modo di rapportarsi con gli altri.

Il 19 novembre del 1982 si spegneva Erving Goffman, uno dei sociologi più originali e prolifici del secolo scorso.

Lo straniero

Tendiamo a pensare che le minacce alla nostra civiltà o a noi stessi vengano da fuori.
Abbiamo paura che un certo nemico ci distrugga.

Ma la società viene distrutta dall'interno, non da un attacco degli stranieri.

Possiamo immaginare che il nemico arrivi con le lance e le pistole per ucciderci, massacrarci.

In realtà, l'unica cosa che possa distruggerci è dentro di noi. Se abbiamo troppa arroganza, distruggeremo la nostra gentilezza.

E se distruggiamo la gentilezza, allora distruggiamo la possibilità di stare svegli; così non possiamo adoperare la nostra intuitiva apertura per affrontare le situazioni correttamente e, invece, generiamo una tremenda aggressione.

(Chögyam Trungpa da Perle di Risveglio)

Sonno profondo



"Posso solo suggerire che chi vuole combattere la falsa
coscienza e destare la gente ai suoi veri interessi ha molto
da fare, perché il sonno è molto profondo.

Ed io non intendo fornire una ninna-nanna,
ma semplicemente entrare furtivamente e
osservare il modo in cui la gente russa".


(Erving Goffman)

domenica 28 dicembre 2008

Cyrano

Venite pure avanti, voi con il naso corto
signori imbellettati, io più non vi sopporto!
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché
con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati,
buffoni che campate di versi senza forza
inutili cantanti di giorni sciagurati,
avrete soldi e gloria ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finché dura
ché il pubblico è ammaestrato
e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe.

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti;
venite portaborse, ruffiani e mezze calze
o feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto
del qualunquismo un arte;

coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto assurdo bel paese.
Non me ne frega niente
se anch'io sono sbagliato
spiacere è il mio piacere,
io amo essere odiato
coi furbi
da sempre mi balocco
e al fin della licenza
io non perdono e tocco.

Ma quando sono solo
con questo naso al piede
che almeno di mezz'ora
da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia
e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;

non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d'essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo ma sono triste
perché Rossana è bella, siamo così diversi;
a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.

Venite gente vuota, facciamola finita:
voi preti che vendete a tutti un'altra vita;
se c'è come voi dite un Dio nell'infinito
guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.

Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
ma in questa vita oggi non trovo più la strada,
non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo;
dev'esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.

Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole;
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché ormai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo Cirano...

Francesco Guccini.

Il Paradiso dei calzini

sabato 27 dicembre 2008

Da "L'eleganza del riccio"

"Allora beviamo una tazza di tè

E come Kakuzo Okabura, l'autore del Libro del tè, che si addolorava per la rivolta delle tribù mongole nel XIII secolo non perché avesse causato morte e afflizione, ma perché aveva distrutto l'arte del tè, il più prezioso fra i frutti della cultura Song, anch'io so bene che il tè non è una bevanda qualunque.

Quando diventa rituale, rappresenta tutta la capacità di vedere la grandezza delle piccole cose.

Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell'attimo una gemma di infinito?

Il rituale del tè, quel puntuale rinnovarsi degli stessi gesti e della stessa degustazione, quell'accesso a sensazioni semplici, autentiche, raffinate, quella libertà concessa a tutti, a poco prezzo, di diventare aristocratici del gusto, perché il tè è la bevanda dei ricchi così come dei poveri, il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite.

Sì, l'universo tende segretamente alla vacuità, le anime perdute rimpiangono la bellezza, l'insensatezza ci accerchia.

Allora beviamo una tazza di tè. Scende il silenzio, fuori si ode il vento che soffia, le foglie autunnali stormiscono e volano via, il gatto dorme in una calda luce.

E, a ogni sorso, il tempo si sublima."

(Muriel Barbery - "L'eleganza del riccio" - edizioni e/o)

Quella buona tazza di tè


C'erano grandi vassoi d'argento decorati con blasoni, e teiere parimenti d'argento dell'epoca di re Giorgio. Particolarmente apprezzati erano i servizi di porcellana Blind Earl.

I tè indiani erano dei tipi migliori: Ceylon, Lapsang, Darjeeling ... E i camerieri vi servivano da mangiare tutto quello che vi passava per la testa" (Miss Marple al Bertram Hotel)

"L'acqua non aveva ancora cominciato a bollire quando la signorina Somers la versò sul tè.

La povera impiegata non si rendeva mai conto se stava bollendo oppure no, e questo era uno dei mille handicap che tormentavano la sua esistenza ..."
Da Polvere negli occhi

E' risaputo che gli Inglesi hanno assunto il tè come loro bevanda nazionale, anche se gli dedicano un tempo inferiore rispetto ai più tradizionalisti Giapponesi o ai Cinesi - che bevevano il tè molto prima del XVIII secolo, epoca in cui noi Europei non britannici, l'abbiamo scoperta.

Sono cinque le principali categorie di tè:

i tè bianchi, che hanno fatto di recente la comparsa nei negozi o sugli scaffali di alcuni supermercati, e sono prodotti in piccola quantità in Cina e Sri Lanka;i tè gialli, molto rari;i tè verdi, coltivati per lo più in Cina e Giappone;i tè Oolong, originari di Formosa e detti anche tè semifermentati;i tè neri, i più comuni e diffusi, le cui varietà sono familiari alla gran parte di noi occidentali.Sono almeno 18 i Paesi che nel mondo coltivano la Camelia Sinensis, la pianta da cui deriva il tè.


E sembra sia difficile, se non impossibile, descrivere le innumerevoli fasi di lavorazione per ottenere foglie arrotolate, appallottolate, sminuzzate, tritate e tutte quelle mille sfumature sottili di fabbricazione che ci donano tonalità, colori e sapori.

Nel rituale inglese del tè, ogni ora deve avere un tè diverso, così come ogni piatto.
Per riportare un esempio, la Tea Council Ltd e l'Academy of Food and Wine - che hanno pubblicato alcuni consigli di degustazione, propongono l'English breakfast, miscela tradizionale di tè neri, per i piatti più vari - dal bacon alla torta di mele.

I tè dello Sri Lanka invece sono adatti ai sandwich con cetrioli, ai crostini al pomodoro, ai dessert agrumati, come la crema a base di limone e uova.

venerdì 26 dicembre 2008

Colazione a Torquay


Colazione a Torquay

Tutte le mattine, Ashfield, casa natale di Agatha Christie, si risveglia al tintinnare della prima tazza di tè servita nella camera da letto padronale da una cameriera con grembiule e cuffietta inamidati.

Qualche anno dopo, la scrittrice, tornata insieme con marito e figlia nella pace incantata della propria dimora d’infanzia, introdurrà il rito del tea for dogs ,il tè per i cani, dando ai fedeli amici il permesso di saltare sul suo letto e voltolarsi, in totale spregio della bevanda forte e zuccherata contenuta nella preziosa tazza Wedgwood.

Sia nella natia Ashfield, sia, in seguito a Greenway House, la bella residenza di Agatha sulle rive del fiume Dart, la colazione tradizionale è servita nel breakfast room, separato dalla sala da pranzo.

Sul ripiano della credenza si dispongono le pietanze calde, in recipienti chiusi da un coperchio adeguato, e - accanto – si sistemano piatti e coperti di cui i commensali si servono quando entrano nella stanza. Si evita quindi il servizio in tavola, e questa scelta dà al primo pasto della giornata, un tono meno formale.


Ognuno può decidere in base ai gusti e all’inclinazione del momento: i più affamati potranno gettarsi su una ricca porzione di uova strapazzate, salsicce e funghi, mentre altri, come se fossero restii ad abbandonare una notte cullata dai sogni, proseguiranno la lettura di un romanzo iniziato la sera prima.

Agatha mostra di seguire entrambe queste attitudini: l’unica e quindi preziosissima, documentazione in proposito mostra la scrittrice mentre si abbandona, in perfetta solitudine,ai piaceri di un breakfast decisamente abbondante.

La foto è stata scattata in uno dei suoi numerosi soggiorni in Iraq, dove collabora agli scavi archeologici del secondo marito, Max Mallowan.

Agatha è sul terrazzo della sua casa, sotto un sole cocente che non la disturba affatto. Si appresta a far onore ai crostini imburrati e a una tazza di bevanda che preferiva al the, definito da Poirot il veleno degli inglesi.
Particolare rivelatore, un libro è appoggiato alla caffettiera, permettendole così di dedicarsi contemporaneamente alle sue due passioni.

Quanto ho riportato è tratto da un delizioso libro corredato da favolose immagini e ricette di cucina.
Il libro è questo: Creme e Crimini di Anne Martinetti – Francois Rivière, Sonzogno Editore.

mercoledì 24 dicembre 2008

La vita che desideri



E se non puoi la vita che desideri, cerca almeno questo,
per quanto sta in te non sciuparla nel troppo commercio con la gente,
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro in balìa
del quotidiano gioco balordo degli incontri e degli inviti
fino a farne una stucchevole estranea.

Costantinos Kavafis

Buon Natale a tutti!

martedì 23 dicembre 2008

Banali verità

Leggo su Meditare.net quanto segue:
"La cultura esige, innanzitutto, il rispetto della verità, che è intelligenza.

Mi è capitato poc'anzi di osservare in un quotidiano on line la foto di un alto prelato che ostentava disinvoltamente una splendida croce d'oro.

Ma la vera croce non fu mai d'oro.

Coloro che l'indossano come monile distintivo dovrebbero cominciare a sostituirla con una più acconcia, quindi disfarsene e donarne i proventi ai disagiati, ai bisognosi, agli umili.

Qualora l'avessimo dimenticato siffatta impellenza si chiama altruismo, compassione ed implica il tentativo strutturale e non episodico di emancipare individui o famiglie sprovviste di mezzi.

Ebbene, nel momento stesso in cui un numero sempre più cospicuo d'indigenti e precari lottano per sopravvivere, codesti personaggi non lesinano d'accumular beni su beni.

Ma attenzione, perché gli abiti monastici, nonché i simboli che sovente inopportunamente li adornano, non sono carismi spirituali. Bensì distintivi di una missione culturale. Ciò che conta è il comportamento reale. Nascondersi dietro l'apparenza di una divisa è come camuffarsi. Agli occhi di "Dio" è solo un ostacolo.
Come definireste coloro che antepongono il denaro agli esseri umani? E purtroppo alcuni religiosi lo fanno, eccome se lo fanno.

Checché dicano, qualunque cosa abbiano la sfacciataggine di predicare, adorano innanzitutto il Dio denaro.

Temo che così facendo l'acqua benedetta potrebbe infine esaurirsi.


La premiata ditta "preti & c." – è solo un modo di dire; non bisogna generalizzare; nutrire comunque riguardo – onora un Cristo sui generis. Ma i fanatici dalla doppia morale avranno sempre meno voce in capitolo."

salius

lunedì 22 dicembre 2008

Un risveglio ... poetico


....
Ognuno è sorto dal suo giaciglio,
accende il lume sotto la trave;
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.

Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua sulla siepe:
sembra la terra prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.

Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa:
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;

suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.

O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora si accende il fuoco:
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;

sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!

(Giovanni Pascoli)

domenica 21 dicembre 2008

Un altro rekord italiano

Leggo ora che abbiamo raggiunto un ennesimo rekord.


"L'Italia ha conquistato un nuovo record mondiale per il proprio parco di 'auto blù, che ha raggiunto le 607.918 unità.

È quanto emerge dallo studio condotto da Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani con 'Lo Sportello del Contribuente che ha analizzato il parco auto esistente, sia proprie che in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica.

In soli due anni, in Italia, si è passati da 574.215 a 607.918 auto blu, un aumento del 6% in soli due anni.

la legge del 1991 che limitava l'uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali, si sono sempre proposte regolamentazioni e tagli, mai effettuati.

La classifica dei paesi che utilizzano le 'auto blù vede oggi al comando l'Italia con 607.918 seguita dagli USA con 75.000, Francia con 64.000, Regno Unito con 55.000, Germania con 53.000, Turchia con 52.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 31.000, Grecia con 30.000 e Portogallo con 23.000.

«In Italia gli amministratori pubblici hanno superato ogni limite - sostiene Vittorio Carlomagno, presidente Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - Basterebbe una norma che stabilisse il limite di cilindrata delle auto blu per ridurre drasticamente il parco auto, sostenere le industrie automobilistiche italiane e incrementare l'utilizzo di prestigiose utilitarie italiane come la Grande Punto»."

Beati coloro che ...

"Beati coloro che hanno letto molto durante l’infanzia perché loro, forse, non sarà mai il regno dei cieli; ma potranno accedere al regno dei cieli degli altri, e lì apprendere i molti modi di uscire dal proprio inferno grazie alle strategie non fittizie dei personaggi di finzione."
(Rodrigo Fresàn - I giardini di Kensington)

Nel corso di una lunga notte invernale Peter Hook (celebre autore di romanzi per ragazzi) racconta al piccolo Kaiko Kei la strana vita di Sir James Matthew Barrie, creatore di Peter Pan e difensore dell'idea di un'infanzia eterna come forma di arte e di redenzione.
È solo l'inizio di un romanzo che investiga l'universo complesso dell'infanzia e il modo in cui le prime letture creano delle dimensioni parallele dalle quali spesso i piccoli lettori non fanno ritorno.

È una specie di romanzo gotico-pop, un affresco storico (con tanto di apparizioni di personaggi come Kubrick, Twiggy, i Beatles, Bob Dylan) e una meditazione sulla natura della memoria e sul mito di Peter Pan, diventato una modalità esistenziale planetaria a partire dagli anni '60.

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