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lunedì 5 marzo 2012

E' lunedì... Zuccherosa ipocrisia

L'addio a Lucio. "Povero Marco, che crudeltà" padre Boschi tende la mano ad Alemanno - Bologna - Repubblica.it:


di SILVIA BIGNAMI
Quella bara nella basilica di San Petronio ha riunito la città nella sua chiesa mentre attorno alla cerimonia si scatena la bufera della comunità gay. Esequie sorvegliatissime dalla Curia. Da una parte le parole d'affetto di padre Bernardo Boschi, frate domenicano che durante l'omelia si rivolge direttamente al compagno di Lucio Dalla, Marco Alemanno, parlando della "scossa" provocata dalla notizia della sua morte: "Un tonfo... direi quasi crudele, vero Marco?" .


E dall'altra le parole di Monsignor Gabriele Cavina, che annuncia Alemanno come "collaboratore" di Dalla, e che nell'istante della Comunione invita la platea a rispettare il precetto: "Chi desidera accostarsi all'Eucarestia e si trova in peccato mortale, prima ricorra al sacramento della Confessione e faccia penitenza".

È proprio Alemanno del resto, col suo strazio, il suo dolore gridato in San Petronio, a dare un senso alla cerimonia che in via Altabella sembrano avere subìto: significativa l'assenza e il silenzio del cardinale Carlo Caffarra e del suo numero due don Giovanni Silvagni. Un dibattito che si scalda non appena la cerimonia si conclude, senza le musiche di Dalla, come del resto aveva suggerito la Cei per evitare la spettacolarizzazione del funerale. Eppure alla cerimonia c'è padre Idelfonso Chessa, che da anni seguiva il percorso spirituale 

di Dalla, e c'è Bernardo Boschi, il frate amico e confessore di Dalla che esordisce, nella sua omelia, augurando "Buon compleanno" all'artista, che proprio ieri avrebbe compiuto 69 anni. 

Boschi loda Dalla come "figlio vero" di Bologna, parla di lui con affetto: "Certo, ci ha lasciato in un modo impensato, inedito, e questo è Lucio. Anche se, certo, questo tonfo... quasi crudele, vero Marco?... ci ha lasciati tutti più soli, più tristi". Parlando a braccio, Boschi ricorda lo "spirito ironico" di Dalla, che non esita a definire di "clownesca creatività", e dissemina il suo discorso del suo gergo, dal "secondo tempo della vita", come l'artista definiva l'aldilà, alla "vita che verrà". "La terra finisce e là comincia il cielo", ancora un verso di canzone nell'omelia di padre Boschi, per dire che quelle sue canzoni Lucio le "attingeva dalla profondità, aveva una profonda sete di Dio, dell'assoluto", per dirgli che "questo popolo ti capisce, ci hai lasciato la tua insostenibile leggerezza dell'essere". E poi il saluto: "Tu ci davi serenità e gioia. Ti abbracciamo". Mentre i frati francescani di Assisi, che hanno inviato un messaggio, immaginano Dalla "volare in cielo insieme a San Francesco". 

Ma l'impressione che sulla cerimonia permanesse una cappa di "non-detto" esplode appena la cerimonia si conclude. Dopo che nei giorni scorsi Franco Grillini, presidente Gaynet, aveva parlato di "zuccherosa ipocrisia", ieri anche Lucia Annunziata ha parlato del funerale come di "uno degli esempi più forti di ipocrisia: vai in chiesa e ti concedono i funerali, basta che non dici di essere gay". Parole ieri riprese dallo stesso Grillini: "Se Dalla fosse stato gay dichiarato non gli avrebbero mai fatto i funerali in chiesa". 

Bagarre anche su Twitter, dove fa discutere la richiesta non comune di non fare la Comunione per chi è in peccato mortale: "Essere "collaboratori" è peccato mortale?", "Lo diranno anche ai mafiosi?", i messaggi. Così come viene giudicata ipocrita la definizione di "amico e collaboratore" di Alemanno, che da anni vive da Dalla, anche se né lui né l'artista si sono mai definiti compagni. "Ho pianto con Alemanno... che splendida dichiarazione d'amore", "Sentite condoglianze a Marco Alemanno per la morte del suo compagno Lucio Dalla", si legge sul social network. 



Tra questi, anche quello del capogruppo Pd Sergio Lo Giudice, che loda le agenzie di stampa che per la prima volta definiscono Alemanno "compagno" di Dalla: "Finalmente".


A chiosare, sempre su Twitter, è il leader Udc Pierferdinando Casini, che stempera così: "Le parole di Alemanno sono una bella testimonianza di amicizia e affetto"


Da La Repubblica Bologna del 5 marzo 2012 - articolo di Silvia Bignami

mercoledì 13 aprile 2011

La Fabbrica dell'Obbedienza

Italiani, per favore, non urlate così. Ma è mai possibile che chi entra in un ristorante debba uscirne un'ora dopo con la testa sul punto di scoppiare? Tutti che raccontano i propri guai: prima della pastasciutta, tra la pastasciutta e il rollè di vitello, in attesa della mousse, prima del caffè, dopo il caffè, un impasto greve e quasi gelatinoso di vapori e parole pronunciate sempre a voce altissima, un po' fissando il proprio commensale, un po' la signora del tavolo accanto, in modo da essere sicuri che abbia sentito anche lei, che sia d'accordo con noi, anzi piena d'ammirazione per noi. Si direbbe che l'italiano sia spinto dal bisogno non di comunicare con il proprio simile, ma di trasmettere messaggi all'universo mondo: che cosa è mai la vita senza una grande platea?
Pagina 85

In conclusione, sono circa cinque secoli che la Chiesa lavora senza sosta sulla coscienza degli italiani, ne modella il carattere, lo condiziona, l'orienta, lo domina. Cinque secoli! Uno e mezzo dei quali - anno più anno meno - spesi a seminare terrore, ad accendere roghi, a operare ricatti, a umiliare senza pietà.

mercoledì 5 gennaio 2011

6 gennaio: è in arrivo la Befana

 Molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. 

Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale (festa del dio Sole), si celebrava la morte e la rinascita della natura; era altresì la conclusione dei festeggiamenti e il ceppo di Natale aveva finito di bruciare nei focolari delle case.
 
Tuttavia, durante quei dodici giorni, la leggenda vuole che figure femminili  solcassero il cielo  a cavalcioni di scope magiche, spargendo la loro magia benevola sui campi sottostanti appena seminati.
 
Gli antichi romani accostarono questo alla figura di Diana dea della caccia.
La Befana coincide, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell'anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. 

Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. 

Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini.

giovedì 30 dicembre 2010

Essere Italiani

Esiste sicuramente una metafisica dei costumi o una civilizzazione culturale italiana, una russa, una tedesca, ecc. È all'interno di essa che i processi di socializzazione spingono gli individui ad assumere comportamenti uniformi e inconsapevoli, al di là cioè dei processi consci di self-education. È all'interno di essa che accade pertanto, parafrasando Paul Valéry, che "On est italien comme on respire"
 
È vero anche che, in Italia, abbiamo una coscienza dibattuta, quando non schizofrenica del problema.
Di solito individuiamo questa nostra tendenza nazionale, con la locuzione "all'italiana" , e ci abbiamo fatto su dei capolavori di autoironia cinematografica quelli della "Commedia all'Italiana" appunto, per poi subito smentirla con la locuzione che in fondo in fondo "tutto il mondo è Paese.
 
Quando diciamo "all'italiana" infatti  ci ritagliamo, spesso sotto l'effetto di un paragone ellittico e squalificante con le altre nazioni, la nostra identità tra di esse, intuiamo così che il nostro Paese è tutto un mondo. 
 
 Diciamo '"all'italiana'" ogni qualvolta intendiamo quel modo di operare, spesso relativo all'organizzazione dei bisogni e delle necessità collettivi, che si distingue  nettamente, per quel misto di improvvisazione, disorganizzazione, provvisorietà, disordine e pressappochismo.
Le cose 'all'italiana'  non devono comunque essere prese alla leggera.
Sono indizi preziosi: mostrano che ancora oggi come nel passato certe imprese ci riescono senza sforzo e che altre sono per noi praticamente impossibili; hanno chiaramente determinato l'andamento degli eventi trascorsi; senza alcun dubbio, determineranno il nostro avvenire. 
Forse per noi non c'è scampo.
Ed è questa sensazione di essere in trappola entro i limiti inflessibili delle tendenze nazionali a far sì che la vita italiana, sotto la sua superficie scintillante e vivace, abbia una qualità fondamentale di amarezza, disappunto, e infinita malinconia"  
Sembra che la più parte dei nostri tratti d'identità nazionale siano costituiti da "assenze", da elementi che mancano in noi ma presenti in altri Paesi.



Alberto Arbasino ha scritto un libro sull'argomento, intitolato proprio Un Paese senza. 
 
a) cinismo delle classi alte e del popolo. Il cinismo è da intendere come scarsità di senso morale da una parte, e dall'altra come "realismo" estremo, l'eclissarsi di ogni principio morale di fronte al proprio immediato tornaconto. Da ciò discende anche il rapporto speculare e schizofrenico degli italiani coi propri governanti, e con la politica in genere. La scarsità di senso morale porta gli italiani a non rispettare nulla e a ridere di tutto.
 
b) assenza di una classe dirigente che imponga il proprio tono e la propria "etichetta" al restante corpo sociale. Conseguente anarchia permanente del fare ciascuno a modo proprio. Scarsità di "società civile" e di "opinione pubblica".
 
c) assenza di una forte vita interiore. Rifiuto della lettura, vista come "piccola morte", prevalenza della cultura orale (sia essa televisiva o del karaoke, del canto e del melodramma, del telefonino, del Grande fratello...) sulle forme di cultura scritta (lettura della Bibbia, computer, internet, ecc). 
La vita si svolge per lo più all'aperto, donde civiltà dello spettacolo, del vestire bene e dello sfottersi reciprocamente. Conseguenza: assenza del romanzo realistico. I romanzi ci porterebbero a confrontarci con la grigia "prosa del mondo".  

e) assenza di uno Stato e della Politica come apparati regolatori degli interessi pre-costituiti. Sua sostituzione con la famiglia. Il conseguente familismo che ne discende è da intendere come una gigantesca distorsione della mobilità sociale.
 
Tutte le famiglie si coalizzano non solo contro lo Stato se si azzarda a imporre delle regole, ma contro il Mercato, visto come una bizzarria anglosassone, ossia il luogo della concorrenza e delle pari opportunità, al fine di garantire ai propri figli una migliore posizione di partenza, e di mantenerla a dispetto della competenza e delle capacità altrui. 

venerdì 13 marzo 2009

La Chiesa e gli animali




La Chiesa e gli animali è un libro scritto da Marco Fanciotti
Come indicato chiaramente dal titolo, il libro si occupa della considerazione che la Chiesa cattolica romana ha avuto nei secoli nei confronti degli animali.

Una parte dell'opinione pubblica ritiene ormai che la visione antropocentrica, che colloca la specie umana al centro del mondo, e le filosofie dualistiche, che contrappongono la materia allo spirito, il corpo all'anima, il raziocinio alla "brutalità", debbono essere superate.

Questo libro reca un contributo importante in tal senso, sotto un duplice profilo.

Da un lato, ricostruisce il percorso di una delle tradizioni di pensiero che maggiormente hanno favorito una visione antropocentrica, quella giudaico-cristiana per come si esprime nel magistero della Chiesa cattolica romana.

Dall'altro lato, mostra come questo percorso, per altro non univoco e anzi talvolta contraddittorio, rappresenti un'occasione perduta per contribuire alla costruzione di una visione del mondo nella quale gli animali abbiano il posto che loro spetta.In particolare l'autore sceglie di trattare in maniera approfondita due argomenti cruciali, sia all'interno nell'attuale dibattito filosofico-morale, sia del mondo animalista: il vegetarismo e la manipolazione genetica degli animali.

In entrambi i casi ci si aspetterebbe dalla Chiesa un atteggiamento opposto rispetto a quello ufficiale.
Tutti gli animali sono creature di Dio e quindi ci si dovrebbe aspettare che il dettame della Chiesa sia quello di non ucciderli per cibarsi.

Al contrario, seguendo un'interpretazione letterale dei termini soggiogare e dominare, tipici dall'Antico Testamento, non esiste nessun precetto e nemmeno consiglio che il "buon cristiano" debba essere vegetariano.

Allo stesso modo ci si aspetterebbe che mischiare geni e parti dei corpi di specie diverse, come accade ad esempio nel caso i trapianti dove l'organo donato appartiene ad una specie differente rispetto all'organismo ricevente, debba essere una pratica vietata per la Chiesa cattolica.

Al contrario, anche in questo caso il potenziale vantaggio per la nostra specie, per altro tutto da dimostrare, porta ad autorizzare tali pratiche.

Marco Fanciotti ha saputo indagare questi temi cruciali nel dibattito morale, ricostruendo con grande acutezza la dottrina della Chiesa cattolica romana e acquistando così un credito non piccolo nei riguardi del movimento animalista.

Un'approfondita trattazione dell'Antico e del Nuovo Testamento, delle varie elaborazioni teologiche, del Catechismo e delle encicliche papali, fanno di "La Chiesa e gli Animali" un testo da regalare anche a chi non è animalista, ma ha voglia di approfondire l'argomento con spirito sgombro da pregiudizi.

martedì 23 dicembre 2008

Banali verità

Leggo su Meditare.net quanto segue:
"La cultura esige, innanzitutto, il rispetto della verità, che è intelligenza.

Mi è capitato poc'anzi di osservare in un quotidiano on line la foto di un alto prelato che ostentava disinvoltamente una splendida croce d'oro.

Ma la vera croce non fu mai d'oro.

Coloro che l'indossano come monile distintivo dovrebbero cominciare a sostituirla con una più acconcia, quindi disfarsene e donarne i proventi ai disagiati, ai bisognosi, agli umili.

Qualora l'avessimo dimenticato siffatta impellenza si chiama altruismo, compassione ed implica il tentativo strutturale e non episodico di emancipare individui o famiglie sprovviste di mezzi.

Ebbene, nel momento stesso in cui un numero sempre più cospicuo d'indigenti e precari lottano per sopravvivere, codesti personaggi non lesinano d'accumular beni su beni.

Ma attenzione, perché gli abiti monastici, nonché i simboli che sovente inopportunamente li adornano, non sono carismi spirituali. Bensì distintivi di una missione culturale. Ciò che conta è il comportamento reale. Nascondersi dietro l'apparenza di una divisa è come camuffarsi. Agli occhi di "Dio" è solo un ostacolo.
Come definireste coloro che antepongono il denaro agli esseri umani? E purtroppo alcuni religiosi lo fanno, eccome se lo fanno.

Checché dicano, qualunque cosa abbiano la sfacciataggine di predicare, adorano innanzitutto il Dio denaro.

Temo che così facendo l'acqua benedetta potrebbe infine esaurirsi.


La premiata ditta "preti & c." – è solo un modo di dire; non bisogna generalizzare; nutrire comunque riguardo – onora un Cristo sui generis. Ma i fanatici dalla doppia morale avranno sempre meno voce in capitolo."

salius

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