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mercoledì 1 dicembre 2010

Dicembre e ... qualche ricordo

Siamo arrivati al primo giorno di dicembre, lo sanno tutti suppongo, io però me ne sono ricordata stamattina e solo perché una cara amica me l'ha fatto notare nel suo solito modo affettuoso.

A me dicembre piace, è un mese che sa di infanzia, di pacchetti colorati, di scambio doni, di abeti decorati, di piccole luci la sera. Tanti giardini sono pieni di bacche di colore diverso, essenzialmente rosse, blu scuro e bianche.
Sono già arrivati i pettirossi, e le cince.


Quando ero bambina e tornavo da scuola, prima delle vacanze di Natale, trascorrevo i pomeriggi assieme ai miei nonni. Mio nonno cominciava proprio in questo mese ad andare quasi tutti i giorni a comprare arance o clementine che allora mi piacevano tanto.
E mia nonna quasi ogni giorno mi diceva:            

"In dicembre altro non hai da fare
se non stare al caldo e riposare".

Che bella frase!
Dolci parole, le ricordo bene anche ora, assieme a tutte le storie che lei mi raccontava.

lunedì 9 marzo 2009

Frances H. Burnett e Il Giardino segreto


Nella sua casa di Maytham aveva "un giardino delle rose" che era il suo rifugio nei momenti tristi e il luogo dove amava scrivere e ... parlare con i pettirossi.

"E fu proprio qui, nel giardino delle rose, che ebbe le prime idee per Il Giardino segreto, poiché fece amicizia con un pettirosso che sarebbe venuto a mangiare nella sua mano."
"In quel momento io aprii la piccola porta nel muro che nascondeva il giardino dimenticato"

Ma quale è la festa a cui allude la Burnett?

La descrizione fa pensare alla iniziazione delle fanciulle, ancora in voga ai suoi tempi: la presentazione in società.
Evento atteso come la realizzazione di un sogno, lo schiudersi di una nuova vita; sogno spesso infranto dalla consapevolezza di avere invece perduto la cosa più preziosa: l'infanzia.

Ma c'è anche un riferimento a tutte quelle feste a cui ci si prepara con eccitazione e che si rivelano solo una grottesca messa in scena di stati d'animo euforici ed esaltanti, solitamente mai realmente 'vissuti', ma solo 'recitati'.

"Frances aspettava estasiata queste feste. Non vedeva l'ora di andare all festa. Ma poi, quando vi giungeva, anche mentre danzava avvolta dalla musica e dalle risate, essa non poteva credere che questa fosse la gioia che si era prefigurata."

La festa che Mary con i suoi amici organizzano alla fine nel giardino segreto non è illusoria, le loro emozioni sono tali da trasformarli, ma questo succede nel libro.

Il secolo della Burnett è quello in cui streghe e indemoniate "diventano" isteriche e vengono curate come malate.

Il passaggio fra i due secoli vede Freud rivoluzionare le teorie sulla sessualità e sulla funzione dell'inconscio; vede Jung interessarsi di magia e di alchimia nel tentativo di inglobarle in una nuova scienza e Rudolf Steiner rompere il cerchio chiuso della dottrina teosofica, rivolta agli iniziati, per creare una nuova"antroposofia".

La Burnett viaggiava molto e Vienna fu una delle mete per lei più affascinanti,

Tracce di queste nuove idee, che ebbero appunto in questa città e dintorni, il centro del loro sviluppo - riaffiorano ne Il Giardino segreto.

Il tempo della Burnett è quello della definitiva affermazione della classe borghese, fra '800 e primo Novecento: una classe sociale dalla struttura complessa, dove si afferma una nuova opulenza accanto ad una miseria accettata con dignità, dove l'ostentazione di una immagine di radiosa armonia è, a volte, un atteggiamento che nasconde interiori dissidi.

Da un lato infatti si impone un puritanesimo familiare, dove il sesso è lecito solo fra le mura domestiche, dall'altro si assiste al dilagare della pornografia, della prostituzione e del commercio delle perversioni.

La Burnett è cresciuta in un contesto storico-sociale in cui, per essere riconosciuti e accettati, occorreva sfoggiare una serenità vittoriana priva di traumi, per cui era meglio tacere di morti violente, fossero esse dovute a parto o a cadute di vario genere, tenendo conto del valore simbolico del termine "caduta" riferito alla donna.

La Burnett ha con coraggio detto apertamente molte cose contro il suo tempo e contro l'educazione vittoriana: il nodo fondamentale lo ha lasciato alla nostra capacità di decifrare fra le righe e a quella intuitiva dei bambini di cogliere verità celate dal simbolismo fiabesco.

domenica 8 marzo 2009

Giardini, rose, pettirossi: una biografia



"Anticamente la rosa apparteneva al culto della dea Venere e del suo fanciullo divino, Eros.


Anche nei misteri dionisiaci (Dioniso è l'immagine del giovinetto che muore precocemente) le rose avevano un ruolo, così come lo avevano nei culti di Iside.


Nel Cristianesimo il simbolo della rosa si scisse in due aspetti: divenne il simbolo della Vergine madre e dell'amore celeste da una parte, dall'altra il simbolo del piacere terreno, aspetto proprio di Venere."

"E' questa la festa? E' veramente questa la festa? ... Tutti danzano, tutti ascoltano la musica, tutti indossano qualche volta la sciarpa e la collana e osservano turbinare gli altri abiti bianchi, ma c'è mai stato qualcuno che sia andato veramente alla festa?"

Ann Thwaite, biografa di Frances Hodgson Burnett, in "Waiting for the Party (Aspettando la festa), cerca di ricostruire - citando spesso le parole stesse della scrittrice - non solo i fatti della vita, ma anche le emozioni e i motivi dominanti che hanno determinato il corso della sua esistenza.

Si scopre così che giardini, rose, pettirossi, furono per la Burnett parti integranti delle sue esperienze emotive.

Ella amò i fiori fin da quando era bambina e ci fu un momento in cui imparò a coltivarli, traendone grande piacere.

Racconta Ann Thwaite che nell'autobiografia della sua infanzia, la Burnett parla di " quel giardino incantato che al di fuori di tutto e di tutti, è rimasto per tutta la vita, il giardino dell'Eden"

Molti furono i giardini che contribuirono a formare la struttura del romanzo: uno, in particolare, era un giardino abbandonato dietro "una piccola porta verde in un alto muro ...
Era stato un giardino una volta, ed era circondato da alte mura di mattoni, e la piccola porta chiusa da tanto tempo, e una volta era pieno di fiori e di alberi".

martedì 9 dicembre 2008

Finalmente è tornato il pettirosso

E finalmente, stamattina, mentre trafficavo in cucina, attraverso la finestra, ho visto il primo pettirosso.

Dicono che il pettirosso torni a primavera, ma nel mio giardino arriva tutti gli anni a novembre inoltrato.

Il pettirosso vanta una una quantità di miti e tradizioni popolari.

Secondo la leggenda più nota, il suo petto si colorò si rosso quando staccò una spina dalla corona insanguinata della testa del Cristo.

Per la tradizione più superstiziosa, il furto di un uovo di pettirosso era garanzia di un lungo periodo di sfortuna

Alcuni credono che vedendo un pettirosso a primavera sia necessario formulare un desiderio, prima che voli via, altrimenti non si avrà fortuna nell'anno successivo.

Il canto del pettirosso è un trillo gioioso: in parte ha lo scopo di consentire all'uccello di stabilire il proprio territorio. Due maschi nella stessa zona gonfieranno i polmoni e canteranno con tutta l'energia che hanno in corpo.

Ho sempre ammirato questa lotta che non è scontro fisico, ma gara di canto...

Il pettirosso depone un uovo di un caratteristicolo colore azzurro polvere. Entrambi i genitori partecipano all'allevamento dei piccoli, nutrendoli in media una volta ogni dodici minuti. Questo è necessario perché i piccoli nascono completamente implumi.

lunedì 8 dicembre 2008

Un lunedì di dicembre


Oggi, come ieri, è stata una giornata luminosa e limpida; fredda ma soleggiata.

Nella casa di fronte alla mia hanno illuminato quasi a giorno i davanzali e i contorni delle finestre.
E' bello.

Ma guardare il cielo in queste serate è ancora più bello: è un cielo limpido, pieno di stelle, con la luna crescente. Il mattino ci si sveglia e si vedono grandi brinate sulle siepi, sui prati e sulle auto parcheggiate.

Ancora aspetto che arrivi il pettirosso, è sempre arrivato puntuale in novembre.

Però ci sono le cinciallegre che amano i dolci, i merli che si ostinano a cercare nel prato qualcosa di ... commestibile. Credo anche di avere visto, per la prima volta da quando abito qui, uno scricciolo, un uccellino piccolo che fa tenerezza.

Ho letto da qualche parte che alle cincie piace molto la noce di cocco e vorrei comprarla presto.

E' già una settimana esatta che la Kitty ci ha lasciato. Sarà uno strano Natale.

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