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venerdì 8 marzo 2013

8 marzo 2013: Per voi tutte, amiche di blogger



 A TE…

Ho ricevuto questa mail da Simona Oberhammer e la giro di cuore

a tutte le mie amiche blogger che sono tutte donne speciali.




A te che certe volte sei forte e altre sei fragile.

A te che ho visto piangere e poi rifiorire
innaffiata dalle tue lacrime.

A te che sei capace di farmi fare un sorriso
anche se le cose vanno male.

A te che sai capirmi, anche quando mi sento strana.

A te che anche quando mi fai arrabbiare sei sempre
la mia preferita.

A te che mi difendi perché mi vuoi bene.

A te che nei giorni in cui mi sembra di non aver niente
di buono sai farmi ritrovare l’autostima.

A te che mi confidi le tue pene d’amore e sai comprendere le mie.

A te che hai il coraggio di amare anche quando non è per niente facile.

A te che metti passione nei tuoi sogni.

A te che sai comprendere le mie paure e condividere le mie gioie.

A te ….perché sei una donna speciale…


Un abbraccio per questa giornata, siamo tutte speciali.
Lara

giovedì 8 marzo 2012

Con parole altrui - sull'otto marzo


Da  mymag.it


Ho trovato il testo della lettera che ricopio sotto, su questo sito  


" Il problema è che le donne che “scelgono” di uniformarsi al conformismo imperante riproducendo pedissequamente i modelli sociali che vedono in tv e che probabilmente hanno seguito da bambine su spinta dei genitori non hanno sviluppato uno spirito critico perché non è stato loro insegnato.
… Questa è la visione ottimistica. 


Ma credo ci sia anche una più reale, ossia, loro han deciso così perché stanno bene così e del resto gliene importa molto poco. Non siamo più nel medioevo, non viviamo più distanti gli uni dagli altri, l’accesso all’informazione ed alla cultura è alla portata di tutti/e. Certo .. bisogna volerlo ..


Sugli abiti succinti.. che dire.. non credo sia l’abito da condannare ma l’atteggiamento della persona.


Io penso che per tante (sigh) donne, sentirsi libere, significa ricevere una mimosa, uscire in minigonna truccate e con le amiche, per andare prima al ristorante e poi allo spogliarello maschile.
Loro scelta, per carità. Contente loro …
Ma povere a mio avviso, molto povere.
Che nulla , ma proprio nulla hanno capito di questa giornata."




Ci sono, come quasi sempre, diverse angolazioni, da cui cogliere lo spirito di questa giornata.
Guardiamo per esempio questa foto di donna che sa ... ancora piangere.




lunedì 7 marzo 2011

La favola dell'8 marzo con mimosa

Ho fatto una ricerca solo sulla rete, dopo aver letto un post sul Blog di Cipiri, che conferma quanto da lui scritto e che io non conoscevo. Conoscevo invece quello che qui viene definita "favola"

La festa delle donne non ha bisogno di fondarsi su favole create per fini ideologici 

Scritto da Alessandra Nucci su Europa Oggi


"Quanti di voi si sono sentiti raccontare con enfasi che, come data per la festa delle donne, l'8 marzo è stato scelto per commemorare la tragica morte di 129 operaie in una fabbrica tessile di New York nel 1910? (Le variazioni sul tema parlano anche del 1911 o del 1929, di una filanda di Chicago, di Boston nel 1898 o 1908, di 19 o 146 vittime, ecc.). Il racconto (con la dovizia di particolari che spesso accompagna le storie inventate) parla di un crudele imprenditore che avrebbe rinchiuso nella fabbrica le operaie in agitazione e avrebbe appiccato il fuoco intenzionalmente. 
L'articolo che pubblichiamo di seguito - apparso sul settimanale Tempi del 5 aprile 2001 - spiega come è nata questa leggenda (un incendio di tipo diverso, forse, può essere rintracciato nel 1911), e quali fossero le motivazioni - politiche ed ideologiche - che accompagnavano questa falsificazione. 

Aggiungiamo che non intendiamo con questo "condannare" l'idea di una festa per le donne: un momento di gioia e di riflessione è sempre il benvenuto, purché abbia lo spirito di promuovere i diritti di ogni singola persona (e non di una categoria astratta), e purché cerchi l'incontro e la collaborazione (più che lo scontro e la rivendicazione).


La festa dell’8 marzo, che in Italia si tramanda di anno in anno con l’immutabilità delle leggende, narra della lotta di classe, dello sfruttamento capitalista, del diritto al lavoro e, immancabilmente, dell’iniquità della società americana. 

Si tratta però di una mitologia indotta, un misto di fatti veri e meno veri ricostruiti con fantasia dal movimento sindacale, in piena Guerra Fredda, per dare corpo all’ideologia marxista e incanalare le donne il più possibile verso rivendicazioni di stampo comunista.

La storia vera infatti è molto più articolata della sola iniziativa che si vuole lanciata da Clara Zetkin a Copenhagen nel 1910. L’incendio della Triangle Shirtwaist Factory di New York fu tragedia vera e immane, ma non fu riconducibile né a scioperi né a serrate, fece vittime anche fra gli uomini e oltretutto avvenne nel 1911, un anno dopo il supposto "proclama".

Nella minuziosa ricostruzione storica offerta dal libro 8 marzo. Storie, miti, riti della giornata internazionale della donna di Tilde Capomazza e Marisa Ombra (ed. Utopia, Roma, 1991), si scopre che la data dell’8 marzo fu stabilita a Mosca nel 1921, durante la "Seconda conferenza delle donne comuniste". Svoltasi all’interno della III Internazionale comunista, la conferenza decise di stabilire quella data come "Giornata internazionale dell’operaia" in onore della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo.

La "Festa della donna" fu istituita quindi nel quadro ideologico e politico che vedeva i paesi comunisti di tutto il mondo uniti per la rivoluzione del proletariato, sotto la guida dell’Unione Sovietica. Perché allora questo fatto non viene tramandato ogni 8 marzo?

domenica 8 marzo 2009

Un fiore, un simbolo?

Da più di un anno, sto chiedendo a mio marito che, stranamente :) obbedisce, di non portarmi più fiori per la varie ricorrenze.

No rosa o orchidea per San Valentino, no mimosa per la festa delle donne.

Unica eccezione, il vischio per Capodanno - anche se non credo si possa definire fiore.


Su come è nata la festa delle donne lo sappiamo tutti, su una tragedia.

Quindi il termine "festa" in questo senso è decisamente improprio.
Potrebbe essere chiamata "ricorrenza" o "commemorazione" e l'8 marzo andrebbe ricordato così, rispettosamente in silenzio.

Su quel sacrificio è nata da anni e anni una festa, subito accaparrata dal consumismo, come sempre.

Ma le donne di oggi che ruolo hanno nella società? A me sembrano tanti, i ruoli e diversificati.
Quello che vedo è che le donne non sanno più essere unite. Forse non possono proprio.

Anche solo per fare uno straccio di carriera sul lavoro (per chi ce l'ha) una donna non può appoggiarsi ad altre sue colleghe donna, perché ... molto spesso i pettegolezzi la fanno amica del capo - oppure si sente dire "Che vuole quella, che ha lo stipendio più alto del mio e viene in ufficio in tailleur e scarpe con il tacco?"

Le amiche sono qualcosa di stravagante, vanno e vengono, un giorno ci sono, quello dopo no. Perché?
Probabilmente gli obiettivi sono cambiati nel corso della loro amicizia, forse, senza saperlo si è fatto uno sgarbo ..... forse si ha bisogno qualche volta di star sole, ma non viene recepito se non come qualcosa di diverso e di offensivo.

Noi donne non sappiamo più cosa vogliamo da noi stesse come gruppo. Ed è questa una delle nostre sconfitte.

Se l'8 marzo può rappresentare qualcosa, è la solidarietà tra di noi.

E' questo che ho già augurato ed è questo che auguro ancora.

E spero che i miei auguri arrivino anche a tutte le donne che si voltano dall'altra parte, come se si trattasse di una offesa.

Nonostante tutto, è quasi primavera.

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