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domenica 8 marzo 2009

Un fiore, un simbolo?

Da più di un anno, sto chiedendo a mio marito che, stranamente :) obbedisce, di non portarmi più fiori per la varie ricorrenze.

No rosa o orchidea per San Valentino, no mimosa per la festa delle donne.

Unica eccezione, il vischio per Capodanno - anche se non credo si possa definire fiore.


Su come è nata la festa delle donne lo sappiamo tutti, su una tragedia.

Quindi il termine "festa" in questo senso è decisamente improprio.
Potrebbe essere chiamata "ricorrenza" o "commemorazione" e l'8 marzo andrebbe ricordato così, rispettosamente in silenzio.

Su quel sacrificio è nata da anni e anni una festa, subito accaparrata dal consumismo, come sempre.

Ma le donne di oggi che ruolo hanno nella società? A me sembrano tanti, i ruoli e diversificati.
Quello che vedo è che le donne non sanno più essere unite. Forse non possono proprio.

Anche solo per fare uno straccio di carriera sul lavoro (per chi ce l'ha) una donna non può appoggiarsi ad altre sue colleghe donna, perché ... molto spesso i pettegolezzi la fanno amica del capo - oppure si sente dire "Che vuole quella, che ha lo stipendio più alto del mio e viene in ufficio in tailleur e scarpe con il tacco?"

Le amiche sono qualcosa di stravagante, vanno e vengono, un giorno ci sono, quello dopo no. Perché?
Probabilmente gli obiettivi sono cambiati nel corso della loro amicizia, forse, senza saperlo si è fatto uno sgarbo ..... forse si ha bisogno qualche volta di star sole, ma non viene recepito se non come qualcosa di diverso e di offensivo.

Noi donne non sappiamo più cosa vogliamo da noi stesse come gruppo. Ed è questa una delle nostre sconfitte.

Se l'8 marzo può rappresentare qualcosa, è la solidarietà tra di noi.

E' questo che ho già augurato ed è questo che auguro ancora.

E spero che i miei auguri arrivino anche a tutte le donne che si voltano dall'altra parte, come se si trattasse di una offesa.

Nonostante tutto, è quasi primavera.

lunedì 19 gennaio 2009

Nell'aprile 1941

Nell'aprile 1941, quando Virginia Woolf uscì da Monk's House, decisa a intraprendere la coraggiosa camminata solitaria che la condusse alla morte nel fiume Ouse, lasciò un biglietto d'addio a due sole persone.
Il primo era indirizzato al marito, Leonard Woolf, suo grande sostegno e compagno di vita, l'altro alla donna che aveva condiviso le complicazioni della sua esistenza dalla prima infanzia fino all'ultimo giorno, un lasso di tempo di 59 anni.

Scrivendo le ultime parole alla sorella, Vanessa Bell, Virginia concludeva:

" Se potessi ti direi che cosa avete significato per me tu e i bambini. Penso che tu lo sappia".

Le sorelle Stephen (Virginia e Vanessa) ebbero un'infanzia molto diversa rispetto a Stella.

Benché entrambe costrette dalle ferree regole della società vittoriana a presenziare al tè e a intrattenere il continuo giro di visitatori di Hyde Park Gate 22, avevano anche in fondo alla strada le delizie dei Kensington Gardens, con il Round Pond e la Serpentine dove far navigare le barchette.

Da bambine, Virginia e Vanessa amavano sdraiarsi sotto gli alberi del parco a leggere e a mangiare cioccolata.

Quegli anni, prima dei lutti e delle crisi, furono un periodo magico di sana vita infantile, con le estati a Talland House e gli inverni rintanati a Kensington nelle camere dei bambini davanti ad un bel fuoco acceso, anche se fin da piccola Virginia era già tanto insicura da temere che Vanessa si addormentasse prima di lei, e per impedirlo continuava a chiamarla ad alta voce.

Già allora si sentiva inferiore a quella assennata e capace sorella maggiore, e in una prima versione di "Immagini del passato" "ricorderà quanto imperfetta" si sentisse in confronto a Vanessa, "quanto vana, egoista ed irritabile".

A Charleston, si poteva spesso trovare Vanessa seduta al cavalletto nello studio in soffitta, oppure nella stanza sul giardino, a cucire o dormire … Era serena, misurata, terrestre ma controllata e Virginia la paragonava ad una ciotola di melassa che sobbolle fino all'orlo senza mai traboccare ….

Da " Virginia Woolf e le sue amiche" di Vanessa Curtis – La Tartaruga Edizioni

venerdì 12 dicembre 2008

Sulle amicizie femminili ...


Edito da La Tartaruga edizioni – nel 2005 è uscito un saggio, per me molto piacevole, scritto da Vanessa Curtis “Virginia Woolf e le sue amiche”.

Un saggio ben documentato che aggiunge un altro tassello alla personalità della scrittrice.: la sua capacità di intessere amicizie intense e durature con donne altrettanto originali e insolite.

Incontri che resero la sua vita più ricca di stimoli e sentimenti, che ispirarono i personaggi descritti nelle sue opere, che furono sostegno nei momenti difficili e fonte di divertimento nella vita di tutti i giorni.

A cominciare dalla sorella Vanessa, più materna ed equilibrata di lei, che fu per Virginia oggetto d’amore per tutta la vita.

Esuberante e vitale, Vita Sakville-West, aristocratica, scrittrice, eccellente giardiniera, si innamorerà a prima vista di Virginia, le scriverà lunghe lettere deliziose e intelligenti, trascinandola in un turbine di passioni, viaggi e avventure.

Virginia dedicherà a lei il suo capolavoro “Orlando”, creatura ambigua e seducente quanto la sua ispiratrice.

Una delicata amicizia venata di invidia per un talento che Virginia riconosce appieno la legherà alla scrittrice Catherine Mansfield, morta in giovane età

Anche la ribelle Dora Carrington, innamorata senza speranza di Lytton Strachey e suicida per amore, saprà inspirare alla Woolf compassione e tenerezza.

Accusata di affettuosa persecuzione, la compositrice e musicista Ethel Smyth all’età di settant’anni saprà superare l’iniziale diffidenza di Virginia e diventare un appoggio sicuro e uno sprone per il suo impegno femminista, non lesinando giudizi positivi e incoraggiamenti per opere controverse, quali “Le tre ghinee” e “Una stanza tutta per sé”.

Da queste pagine emerge un ritratto intenso e genuino di Virginia Woolf, colta nell’intimità e nei momenti più autentici.

Se stasera siamo qui

Se stasera siamo qui è stata una famosa canzone di Luigi Tenco, cantata poi da Mina.

E' anche il titolo del nuovo libro di Caterine Dunne.
style="font-family:georgia;">"Se stasera siamo qui" si ppuò definire il libro-elogio dell'amicizia fra donne. Quattro donne che, fra alti e bassi, rimangono amiche per 25 anni.

Quindi, aggiungo io, l'amicizia tra donne, che potrebbe essere un dolcissimo supporto nella vita, a volte, evidentemente, esiste.

Ma quasi sempre tra le donne (anche quelle che si dichiarano amiche) esistono rivalità, gelosie, invidie.

Secondo me i più grossi tradimenti vengono proprio dall'amica: l'amica a cui hai confidato le tue cose più intime, può venderti per lo sguardo di un uomo, o per apparire protagonista, o perché non sopporta i tuoi successi.

Anche il libro di Marcela Serrano "Noi che ci vogliamo così bene" parla di amicizia al femminile, amicizia che si prolunga nel corso degli anni, arricchendosi di confidenze, di riflessioni molto acute e attente sul rapporto donna-uomo.


I libri a cui ho accennato sono:

"Noi che ci vogliamo tanto bene" di Marcella Serrano - Feltrinelli editore

"Se stasera siamo qui" di Caterine Dunne - Guanda editore

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