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mercoledì 1 febbraio 2012

La mia sola ambizione è servirti


Di Joseph Losey, regista americano nato il  14 gennaio del 1909 a La Crosse nel Wisconsin e morto a Londra il 22 giugno del 1984, conosco bene due film:
Messaggero d'amore e Il Servo.


Sul quotidiano La Stampa di oggi
è scritto fra l'altro quanto segue:


'A Torino la retrospettiva a cura di Emanuela Martini prevede i trentasette lungometraggi e i corti firmati da questo atipico autore (Joseph Losey)cresciuto nella stessa cittadina di un altro dei grandi del cinema Usa quale Nicholas Ray.


Laureatosi all’università di Harvard, giornalista per qualche anno al prestigioso "New York Times" e poi, a partire dagli anni Trenta, approdato nel mondo dello spettacolo prima come regista teatrale e poi cinematografico.
Il suo esordio sul grande schermo risale al 1948: "Il ragazzo dai capelli verdi", metafora in chiave fantastica della crescente intolleranza sociale che rappresentò l’inizio di un’intensa e ricca carriera, non priva di difficoltà. 


Complicazioni derivanti in particolare dal suo esilio: nel 1951 quando era in Italia per girare "Imbarco a mezzanotte", pellicola uscita al cinema con la firma Andrea Forzano, Losey venne infatti chiamato negli Stati Uniti a testimoniare di fronte al Comitato per le attività antiamericane della Camera dei Rappresentanti, il comitato incaricato di "sradicare" i comunisti dall'industria cinematografica. Egli non accolse l’"invito" e scelse di andare a vivere in Inghilterra.


L’impronta teatrale del cinema di Losey deriva dall’influenza che ebbe su di lui Bertolt Brecht, di cui trasferì sul palcoscenico un’acclamata versione di "Galileo" con Charles Laughton mattatore, e dalla collaborazione nata con Harold Pinter, a cui si deve la sceneggiatura di capolavori del cineasta americano come "Il servo", L’incidente" e la Palma d’oro al Festival di Cannes 1971 "Messaggero d’amore".'




mercoledì 27 maggio 2009

Ray Bradbury

Fahrenheit 451 (edito in Italia anche con il titolo "Gli anni della fenice") è un romanzo di fantascienza scritto da Ray Bradbury, uno scrittore nordamericano considerato fra i più grandi autori di letteratura fantascientifica.

Nasce come estensione del racconto breve The Fireman, pubblicato in Italia su Urania (Rivista in due puntate (nn. 13 e 14 - novembre e dicembre 1953) con il titolo "Gli anni del rogo".

L'ambientazione è quella di un ipotetico futuro nel quale leggere libri è considerato un reato per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco, impegnato a bruciare ogni tipo di volume.

Il titolo del romanzo, non a caso, è riferibile alla temperatura di autocombustione (quella a cui la carta brucia spontaneamente - secondo le unità di misura imperiali), 451 Fahrenheit appunto, che corrispondono a 232,78° C.

Il testo, dal quale lo stesso Bradbury ha tratto una versione per il teatro, rientra nel filone della fantascienza sociologica e vuole rappresentare i rischi di una società dispotica.

Secondo alcuni critici vorrebbe altresì simboleggiare un'allegoria del maccartismo imperante nella società statunitense dei primi anni Cinquanta.

Secondo altri, l'autore avrebbe inteso prefigurare semplicemente una società utopica cresciuta all'ombra di cervellotici machiavellismi.

Al titolo di questo romanzo si è ispirato il regista statunitense Michael Moore per il suo documentario "Fahrenheit 9/11" ispirato ai fatti dell'11 settembre 2001.

giovedì 5 marzo 2009

America anni Cinquanta: Jack Kerouack



Su Azeta libri trovo un breve sunto sulla strada di Jack Kerouack

"Romanzo dell'amicizia e delle difficoltà dell'amore, della ricerca di sé, del desiderio di appartenenza e della impossibilità a rinunciare al desiderio e al bisogno di rivolta.
Romanzo che sembra dare corpo ancora una volta a tutti i grandi miti dell'America.

... Ma è anche un romanzo della coscienza dell'oscurità, del silenzio


Questo bisogno di ribellione nell'America anni '50 si trova, oltre che in Kerouack, in Allen Ginsberg William Burrougs ... e in un film "Gioventù bruciata" con l'indimenticabile James Dean .


Un film che è un pugno in faccia alla ideologia maccartista e perbenista americana, rivelandoci la crisi dei valori della famiglia e i vizi degli adolescenti.

mercoledì 4 marzo 2009

GLI ANNI CINQUANTA: America e maccartismo



Gli anni Cinquanta portarono a maturazione tutto quello che nel decennio precedente era stato seminato:
il maccartismo, la televisione, la Guerra Fredda.

Nel 1950 le sale cinematografiche videro calare il pubblico del 20%.

Come del resto la società del periodo, anche il cinema si presenta in termini schizofrenici, contraddittori.

Un tema classico del cinema americano è quello della famiglia: da un lato abbiamo deliziose pellicole piene di brio descrittivo che celebrano l'istituzione in termini di elegante e divertente leggerezza, come per esempio "Il padre della sposa" di Vincente Minelli, ma dall'altra questi sono gli anni dei "ribelli senza causa", dei James Dean, e dei Marlon Brando.

Dei due fu il primo in particolare a incarnare la ribellione alla famiglia in pellicole come "Gioventù bruciata" di Nicholas Ray e "La valle dell'Eden" di Elia Kazan.

Diverso il caso di Marlon Brando, la cui inquietudine sembrava incarnare una protesta generazionale che già stava prendendo strade meno dirompenti - ma pur sempre i grande effetto - con l'esplosione del rock & roll.


Fu comunque questo il periodo di quel fenomeno di isteria collettiva patrocinato dal senatore McCarthy che va sotto il nome di "caccia alle streghe".

E il cinema, mezzo di massa per eccellenza, venne sottoposto ad un setaccio ideologico radicale con le famigerate "liste nere" dei cineasti che si supponevano compromessi con la sinistra.


Allontanati uomini di grande rigore morale, la comunità rispose con l'attività di prestanomi che firmarono il lavoro di colleghi ingiustamente licenziati per permettere loro di guadagnarsi da vivere.

Vennero organizzate marce in difesa dei "dieci" di Holliwood e della libertà di pensiero, alcuni (Kazan, Dmytryk) testimoniarono contro i colleghi per semplice paura di perdere il posto.

E l'America si rese conto di essere molto diversa da quel che pensava.


Questo post è una trascrizione delle pagine 101 e 102 del libro "Introduzione al cinema di Hollywood" ed. Mondadori - scritto da Franco La Polla, uno dei principali studiosi italiani del cinema hollywoodiano, professore al Dams di Bologna, mancato il 27 febbraio scorso.


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