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martedì 28 dicembre 2010

Figli di abbracci lontani


"Eravamo seduti una di fronte all'altro sul vagone di un treno, con le gambe accavallate e un libro in mano. Quando lui si addormentò cominciai a fissare il suo ventre in modo quasi imbarazzante.
Vidi in quell'uomo le sembianze di un animale dalla postura inconsueta per un quadrupede, seduto sugli arti posteriori, mentre quelli anteriori, che avrebbero dovuto prima o poi toccare il terreno, trattenevano ancora il libro.

Così guardai le mie mani ed ebbi gli stessi pensieri. Guardai ancora-il suo ventre, poi il mio, così esposti e vulnerabili, il suo teso sotto la camicia, che lasciava intravedere la forza virile e il mio, morbido e rassicurante, stretto dalla maglia attillata. Capii la forza di quel possibile contatto. Nessun animale poteva sentire e guardare un proprio simile da quella prospettiva.
Ma certo!
Ricapitolai così la storia dell'uomo: siamo bipedi e tutti figli di abbracci lontani almeno 2 milioni di anni.


L'abbraccio nell'intimità tra uomo e donna, l'abbraccio costante e rassicurante tra madre e figlio, l'abbraccio forte tra compagni che condividono le stesse esperienze, l'abbraccio confortante tra congiunti di fronte alla morte, gli abbracci noti e quelli inaspettati, non furono più dimenticati e, generazione dopo generazione, sono arrivati a noi.
Così è cresciuto l'uomo, pensai.
Tra questi pensieri il mio compagno di viaggio si svegliò e mi sorrise."

Maria Giovanna Belcastro (docente di paleoantropologia all'Università di Bologna)

lunedì 26 gennaio 2009

Diario di scuola

La scuola è la protagonista del libro di Daniele Pennac "Diario di scuola" – edito da Feltrinelli- Scuola – vista da un’angolazione insolita, quella dell’alunno “somaro”

Il libro mescola ricordi autobiografici a riflessioni pedagogiche sulle disfunzioni della scuola, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sul ruolo dei media contemporanei.

Pennac riflette criticamente sull'universo "sofferto" del somaro: se uno studente non riesce ad imparare sente un vero dolore: sottolinea pertanto quanto sia necessaria la passione degli insegnanti per il proprio lavoro e per la propria materia per poterla trasmettere a qualcun altro e quanto sia indispensabile, per gli alunni, non aver paura.

Il segreto della pedagogia è far passare la paura. Paura di rispondere alle domande, di sbagliare, di incontrare lo sguardo accusatorio degli adulti.

Afferma Pennac che erano davvero pochi i professori che riuscivano a coinvolgere i propri studenti durante le lezioni, la maggior parte era troppo occupata a "incutere terrore" e abusare del proprio potere invece di insegnare qualcosa.

L'unica salvezza per i "somari" è l'amore di quei pochi professori straordinari che fanno di tutto per far appassionare i ragazzi alle materie che più detestano.

" Compito di un buon insegnante" prosegue Pennac "è attenuare il dolore provocato da questa violenza che è l'insegnamento".

Un buon insegnante va a letto presto e ha tre passioni: la sua materia, i suoi studenti e la trasmissione del sapere. Con una buona dose di umorismo e la giusta capacità di parlare a studenti e insegnanti senza alimentare quello stereotipo degli adulti che addossano la colpa dell'indifferenza giovanile alla società consumistica, Pennac sostiene che i veri responsabili siano i genitori:

"Siamo noi a scegliere per i nostri figli, a metterli davanti alla tv per ore o comprar loro un cellulare. Li trattiamo come clienti. Sono questi gli esempi che diamo loro. Inutile affannarsi a cercare le colpe fuori, quando i veri responsabili siamo proprio noi".

sabato 15 novembre 2008

Estate incantata


Pochi giorni prima che nascesse mia figlia, era il mese di giugno, dovunque vedevo convolvoli:
convolvoli, malva e spighe di grano.
Fu una estate magica.

convolvoli


Alla sua nascita una delle cose che notai, a parte gli occhi azzurri, i capelli biondi, fu la pelle - proprio vellutata come un convolvolo.
Il giorno dopo mio marito e mia madre arrivarono con un mazzo di spighe di grano, dorate come quei giorni di estate appena iniziata ...

Mia figlia è nata il giorno del solstizio d'estate ed io vidi piangere per la prima volta mio marito di commozione, gioia, incredulità.

Sono passati 22 anni ma quel giorno rimane indelebile nella memoria del cuore.

malva

Non ho idea di cosa scriverò su questo blog, ma l'inizio dovevo - per amore - dedicarlo a mia figlia.

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