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giovedì 6 dicembre 2012

Un vecchio post


Oggi, nel pomeriggio, mi sono messa a ‘sfogliare’ il mio blog, per ricordare gli anni scorsi, in questo periodo pre-natalizio, e mi sono imbattuta in questo testo di una grandissima donna, docente di paleoantropologia, Maria Giovanna Belcastro di cui avevo messo un post verso la fine del 2010.


Figli di abbracci lontani


"Eravamo seduti una di fronte all'altro sul vagone di un treno, con le gambe accavallate e un libro in mano. Quando lui si addormentò cominciai a fissare il suo ventre in modo quasi imbarazzante.
Vidi in quell'uomo le sembianze di un animale dalla postura inconsueta per un quadrupede, seduto sugli arti posteriori, mentre quelli anteriori, che avrebbero dovuto prima o poi toccare il terreno, trattenevano ancora il libro.

Così guardai le mie mani ed ebbi gli stessi pensieri. Guardai ancora-il suo ventre, poi il mio, così esposti e vulnerabili, il suo teso sotto la camicia, che lasciava intravedere la forza virile e il mio, morbido e rassicurante, stretto dalla maglia attillata. Capii la forza di quel possibile contatto. Nessun animale poteva sentire e guardare un proprio simile da quella prospettiva.
Ma certo!
Ricapitolai così la storia dell'uomo: siamo bipedi e tutti figli di abbracci lontani almeno 2 milioni di anni.


L'abbraccio nell'intimità tra uomo e donna, l'abbraccio costante e rassicurante tra madre e figlio, l'abbraccio forte tra compagni che condividono le stesse esperienze, l'abbraccio confortante tra congiunti di fronte alla morte, gli abbracci noti e quelli inaspettati, non furono più dimenticati e, generazione dopo generazione, sono arrivati a noi.
Così è cresciuto l'uomo, pensai.
Tra questi pensieri il mio compagno di viaggio si svegliò e mi sorrise."


Maria Giovanna Belcastro (docente di paleoantropologia all'Università di Bologna) Dal Calendario dei 12 Passi dell’anno 2010



 L’immagine è di Franco Murgia





venerdì 9 dicembre 2011

Un'adolescente

Si diceva dalle mie parti che non bisognava conservare i vecchi calendari, perché avrebbero portato jella...
E in effetti mi sono sempre più o meno adeguata, con le dovute eccezioni.
Una di queste è il Calendario dei 12 passi, una bellissima iniziativa frutto di lavoro totalmente donato.
Da questo calendario riporto qui una poesia di Wislawa Szymborska,


Un'adolescente


Wislawa Szymborska




Io - un'adolescente?
Se ora, d'improvviso, si presentasse qui,
dovrei salutarla come una persona cara,
benché mi sia estranea e lontana?


Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte
per la sola ragione
che la nostra data di nascita è la stessa?


Siamo così dissimili
che forse solo le ossa sono le stesse,
la calotta cranica, le orbite oculari.


Perché già gli occhi è come fossero più grandi,
le ciglia più lunghe, la statura più alta
e tutto il corpo è fasciato 
dalla pelle liscia, senza un'imperfezione.


In verità ci legano parenti e conoscenti,
ma nel suo mondo di questa cerchia comune
sono quasi tutti vivi,
mentre nel mio quasi nessuno.


Siamo così diverse, 
i nostri pensieri e parole così differenti.
Lei sa poco -
ma con un'ostinazione degna di miglior causa.
Io so molto di più -
ma non in modo certo.


Mi mostra delle poesie,
scritte con una grafia nitida, accurata,
con cui io non scrivo più da anni.


Leggo quelle poesie, le leggo.
Be', forse quest'unica,
se fosse accorciata
e corretta qua e là.
Dal resto non verrà nulla di buono.


La conversazione langue.
Sul suo modesto orologio
il tempo è ancora incerto e costa poco.
Sul mio è molto più caro ed esatto.


Per commiato, nulla, un sorriso abbozzato
e nessuna commozione.


Solo quando sparisce
e nella fretta dimentica la sciarpa -


Una sciarpa di pura lana,
a righe colorate,
che nostra madre 
ha fatto per lei all'uncinetto.


La conservo ancora.
(Wislawa Szymborska
poetessa polacca, vincitrice del premio Nobel 1996)


... sul "crescere" mi astengo, cerco di farlo, ogni giorno.
... sul risultato, mi astengo.


Tita Ruggeri  (attrice)

domenica 3 luglio 2011

Sulla frangibilità dello stare



.... perché il piccolo non è un bambino, ma l'uomo senza metamorfosi, il solito non-Dio, l'accontentato del così com'è, che da degenerazioni e degenerazioni non cerca un granché.

Non aspettare il momento (è già passato), ti sta aspettando lui.

Sii grande, smetti di fare l'apostrofo, non restare nel bel mezzo, e usalo quel mezzo, per oltrepassare la soglia del soltanto, vai nell'anche, non bastarti, fai come l'anima dell'età: muta.

....

Saliti addosso, guarda il passare e non il passato, svezza tutto, minorenne e maggiorenne non esistono più, c'è solo maggiormente, coi suoi risorgimenti, e l'inimmaginabile, con le sue resurrezioni.


Dal Calendario dei 12 passi.

domenica 6 febbraio 2011

Più del reale (more than real)

Oggi ho avuto modo di osservare un calendario del 2010.
Il calendario dei 12 passi. 
E',  più esattamente un libro-calendario, frutto di lavoro interamente donato: autori dei testi, critici, fotografi...
hanno collaborato a questa realizzazione senza chiedere né ricevere alcun compenso.

Ho trovato tra le prime pagine questo testo di Valerio Dehò

"La fotografia è un territorio senza ritorno.
Ma in senso positivo.
Il tempo vi scorre lentamente anche se non si ferma mai del tutto.
Sono i privilegi della "seconda vista" che rende ciò che è vero anche reale.
Il contrario è più improbabile.
..............
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Problema dell'oltre ma anche dell'origine della magia di osservare qualcosa che non ci appartiene, ma lentamente entra nella nostra mente e nel nostro sangue.

La fotografia è così sempre provvisoria, meno eterna dell'arte, ma più varia e necessaria.
Una parte del nostro desiderio di appartenere interamente alla vita."



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