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mercoledì 16 febbraio 2011

Quarta di copertina

Mi capita a volte di andare a frugare tra i libri che, a casa mia, occupano spazi diversi.
Oltre alla biblioteca  vera e propria, ci sono scaffali  un po' dovunque ed una vetrina in questo studio, riservata ai libri meno ... riletti.
Elémire Zolla, è rinchiuso in questa vetrina, per l'appunto.
Ieri, è stato un giorno ... da vetrina... Ho puntato gli occhi su "Lo stupore infantile" di Zolla, forse perché adoro le copertine di Adelphi, che di solito rivelano contenuti  interessanti.
Ecco dunque la quarta di copertina de "Lo stupore infantile" i cui riferimenti ho citato nel post precdente a questo.

"Punto di partenza (ma anche di arrivo) di questo libro è quello stato perfetto, di primordiale stupore per il mondo, che ciascuno di noi ha conosciuto in una fase della prima infanzia "premessa gloriosa e tradita dall'esperienza"

Tornare ad esso significa scoprire un immenso tesoro psichico, accedere alla "conoscenza senza dualità", a una filosofia spinta al di là delle parole"



martedì 15 febbraio 2011

Da : Apocalissi e Genesi

 "... Si narrava in epoche remote che all'inizio del tempo sorsero suoni nella tenebra e presero un ritmo e a poco a poco divennero intelligibili, tramutandosi in fili di luce ondulante, per assumere infine la forma di corpi investiti dalla luce.

Se si presta fede a questa genesi, basterà chiudere gli occhi e concentrarsi sulle musiche della natura: esse esprimono con precisione gli eventi, poiché in questo ritmo celano il loro più intimo segreto, la loro essenza, chiave e origine.

Ogni sentimento si risolve nel ritmo che ne forma il sigillo e ne offre la definizione.

Si tengano chiusi gli occhi e cadenze bene rullate ci comunicherebbero tutto ciò che le pupille spalancate ci mostrerebbero.
Ce ne informeranno anzi assai meglio di qualunque vista o definizione verbale.

I vocaboli sono miseri sussidi, rispetto al ritmo che li lega, connette, articola, atteggia, disponendoli in frasi musicali, in versi.

...  Si presti orecchio alle sequenze ritmiche che attraversano le foreste africane: con la massima cura diffondono i loro messaggi, meglio d'ogni sequenza di parole e frasi.
Chi le ascolti, può credere che il mondo fu creato dal suono e che la visibilità ne sorse in un secondo momento.

Oppure si ascoltino musiche nella notte fonda. Come dice Cioran, esse possono diventare "il linguaggio della trascendenza" e questo spiega le complicità che sanno creare: introducono in un universo dove le frontiere sono abrogate: "peccato che Proust, tanto impegnato ad analizzare la musica e i suoi effetti, ignori la sua capacità di trasporre al di là della sensazione".

Questa genesi innocente sta  a eoni di distanza  dalle fantasticherie su Eden primordiali ...."

Da "Lo stupore infantile" di Elémire Zolla - Biblioteca Adelphi 281.

mercoledì 4 febbraio 2009

Lo stupore infantile

Scrive Zolla:

"... Sempre - passeggiando lungo una costa mi hanno colpito uomini o donne soli seduti sulle rocce, l'occhio fisso al frantumio delle ondate, al respiro delle mareggiate, allo svariare di tinte dorate, azzurrine, verdastre, brunicce, marroncine, nere. Immobili stavano, come studiando, contemplando, come tentando di decifrare un accavallio di geroglifici.

Come nessun altro paesaggio, il mare tranquilla, assorbe, ricolma.

Distesamente fu esplorato per due o tre secoli dai pittori di marine olandesi e inglesi l'inesauribile Mare del Nord.


Forse al colmo della trafila va posto Caspar David Friedrich, le cui marine sembrano svelarci il mistero del mare quale appare agli occhi dei suoi uomini visti di spalle o ai suoi romiti ricurvi.


Credo che a contemplarlo lungamente si agevoli la strada verso il passato; il mare si trasforma nello specchio della psiche.

Faccio fatica a calarmi indietro ai tre anni, ma credo di veder emergere un intérierur: nel salotto dalle alte tende si sparge un velo di luce, il tappeto attenua i suoni.
Esala dal pavimento l'odore di legno incerato.

Sul tavolo centrale il vaso stringe un mazzo di rose dai petali tesi. Rispondono le roselline dipinte sulle tazze di porcellana e una rosa ricamata sul pannello che scherma il camino.

Al nero pianoforte mia madre suona la Marcia dei seguaci di Davide contro i Filistei dopo lo Chopin.


I capelli raccolti nella crocchia le scoprono l'orecchio e la nuca. Tre liste di trina le scendono lungo il petto fino al lembo della gonna, sporge la punta aguzza della scarpa sospesa sul pedale.

Io ascolto dalla seggiola del corridoio, voglio star fuori dal salotto, nell'oscurità.


Ho pianto quietamente quando mia madre ha suonato lo Chopin, dondolando le gambe, la mani poggiate sui braccioli imbottiti. ...

La luce del salotto, un lieve biancore, si diffonde come grana tenera e tiepida.

Lo Chopin sembra parlare della tenebra che pervade il corridoio. Una tenebra che la luce, pur penetrando fin lì, non dissipa.

E' straziante lo Chopin e la sua tonalità si coglie in quelle ombre. In qualche modo capisco che devo prestarmi a patire gli esitando, le note puntate del tempo rubato, non devo oppormi alle lacrime, soltanto così potrò gettarmi nello scintillante tripudio di accordi che scandisce la marcia dei seguaci di Davide, simile a quella dei puttini danzanti sotto l'orologio dorato sul camino.

Sul tavolo del salotto, sotto le rose, accanto alle ciambelle, la teiera mostra un argento spendo, appannato dal tempo.

Mentre mia madre sta suonando, il tè intride l'acqua e le toglie la crudezza.


Tutto si sacrifica, le foglie del tè, la luce, le superfici brillanti, i suoni che debbono reggersi come uccelli sospesi, isolati fuor del tempo: il la-mi-fa-fa sbrigativo, il do-re che fa sostare.



....... Poiché tutto attorno a me si ritrae, imparo a compormi.
Sento un misto di gioia e di rinuncia che fa tutt'uno con il timbro del pianoforte, con le penombre della casa.
Dà voce alla casa il pianoforte, se ad esso ci si siede pronti e senza tensione. .....................

Tratto da "Lo stupore infantile" di Elémire Zolla - Biblioteca Adelphi 281-
Pag. 28 e seguenti de Lo Stupore Infantile - di Elèmire Zolla.

sabato 3 gennaio 2009

L'aura (o il fascino)

"In greco e in latino si parla del fascino come fosse una brezza, un'aura spirante dalle persone o dai luoghi, che a volte cresce, diventa turbine, nembo, nube abbagliante, riverbero dorato, ingolfa e stordisce. Come la gloria del guerriero, splende la bellezza femminile.

In una poesia che intitolò Verginale, Pound descrive l'abbraccio di una donna soffusa d'aura.

Via, via! Andatevene! L'ho appena lasciata, che non guasti questo involucro un minor fulgore, l'aria che mi avvolge ha una lievità nuova. Esili le sue braccia, ma mi hanno stretto lasciandomi ammantato di un'estetica garza, come d'erbe soavi, come di chiarità sottile. Oh la magia che accanto a lei ho assorbito!

Antaura, l'opposto dell'aura, era in Grecia il demone del malessere e dell'emicrania.

Radicate nel fondo della mente sono le metafore della brezza e dell'alone luminoso; già sulle pareti delle caverne appaiono esseri divini cinti di un'aureola, sia nella pittura indù che nella cinese alle creature soprannaturali fluttuano la veste e la chioma e un alone le avvolge. … Così forte è la carica simbolica dell'aureola che i romantici facevano escursioni faticose sul Brocken, la montagna delle streghe, per contemplare la loro figura che al crepuscolo, su quelle pendici, si proiettava lucente e trasfigurata nelle nuvole. …

Tanto ci incanta la raggiera dorata di un'aura, nella luce incerta della montagna, sulla spiaggia assolata o nell'alcova notturna!

"Aura" per tutto l'Ottocento è una parola che sale facilmente alle labbra, si applica a nuovi usi con piacere e sollecitudine: un trattato del 1936 attribuisce all'aura del seme la fecondazione, aura è denominato l'effluvio di punte metalliche cariche di elettricità, lo stordimento che precede l'attacco epilettico e per estensione il delizioso smarrimento e la goduta paura che annunciano la possessione nella macuba e nel vudu.

Di poi "aura" è diventata una parola desueta, ed è avvenuto repentinamente, poiché ci si è accorti che oggi si vive tra persone e cose in serie che per antonomasia non irradiano nulla; sottili mortificazioni, inesorabili appiattimenti spengono i luoghi e la gente.

Ormai manca da noi l'occasione di usare la parola. … Ancora accade nelle più remote campagne dell'India, fra i prati ondosi color smeraldo, accanto agli stagni di ninfee: l'intensità degli sguardi stordisce.

Quando nelle profumate serpentine dei mercati persiani transitano tintinnando, le nomadi, si resta abbagliati dai loro occhi dove trema il riverbero del deserto. Si trasale, noi che abbiamo sensi appannati dal diuturno grigiore … "

(Da "Aure" di Elémire Zola – Tascabili Marsilio 1995)

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