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domenica 21 giugno 2009

Diana, il Potere della Luna




La Luna prende dunque il posto del sole e il suo culmine è proprio nel solstizio d'estate, sotto il segno del Cancro, domicilio lunare, in cui il Sole inizia a perdere potenza, perché il giorno d'ora in poi sarà sempre più corto e la notte più lunga.

Ma, nel giorno di San Giovanni, alle Acque si associano i Fuochi. Perché il dominio della Luna non è definitivo.
In certe immagine antiche, si vede Latona con i suoi due figli, Diana-Artemide e Apollo, la Luna e il Sole.

Diana e Apollo, appena nati, daranno origine rispettivamente all'Albero dei Fiori d'Argento e all'Albero dei Fiori d'Oro.

Narra il mito che Latona, sul punto di partorire, non trovasse alcuna terra disposta ad ospitarla, in quanto Era, gelosa (Zeus era infatti il padre di Apollo e Diana) proibì ad ogni terra si ospitarla. Alla fine fu Delo che la accolse (a quei tempi Delo era ancora un'isola errante).
In segno di ricompensa, l'isola fu fissata con quattro pilastri al fondo del mare.



Sul monte che sovrasta la miniera
Finalmente è sbocciato il Fiore d'Oro;
Sovrana ora tu sei della tua fiera
E la Luna compensa il tuo lavoro.

(Zoroaster, 1236)

venerdì 5 dicembre 2008

Giorgio Colli

Giorgio Colli ha affrontato un'impresa colossale: quella di ricostruire le origini del pensiero greco riorganizzando i testi dei poeti e dei filosofi arcaici intorno ai miti di Dioniso, di Apollo, di Orfeo...

Certamente la Grecia non è solo una pretesa, e i presocratici sono un mondo nel quale dovette trovarsi a suo agio.


Per Colli, probabilmente, nell'età contemporanea si sono persi i fili magici che legavano la conoscenza all'essenza delle cose, la ricerca per sete di verità.

In questo Colli è veramente proteso verso l'abisso insondabile della Grecia pre-classica.

E, in fondo, la verità, in quell'epoca, resta mescolata a quel complesso di relazioni tra mondo magico, misterico e religioso a tal punto da indirizzare la vita verso l'immagine, gioiosa e crudele al tempo stesso, del sapere puro.

Questo sapere, secondo Colli, per i greci, prendeva le sembianze di Dioniso, "un dio che muore"

E da questa morte, che altro non rappresenta che la trionfale comparsa della coscienza nel mondo greco, fiorisce, come Nietzsche intuisce in giovane età , e Colli ribadirà con forse più consapevolezza, l'armonia e la bellezza dell'armonia.

Apollo, secondo gli orfici, raccoglie i resti di Dioniso. In questo senso però bisogna considerare
che Apollo e Dioniso, benché per Colli si mescolino in più di un attributo, sono due divinità fondamentalmente distinte.

Se Dioniso riassume in sè la "cifra della sapienza" , Apollo è il Dio della sapienza, della parola, il dio a cui si rivolge tutta la Grecia consultando i suoi messaggi oracolari.

Si affaccia quindi l'ipotesi affascinante che Apollo sia l'avvento nella Grecia antica della conoscenza, intesa come relazione ed apertura tra sovrarazionale e razionale.




Apollo rievoca, rimanda a qualcosa d'altro, precisamente rimanda a Dioniso come in un gioco di specchi dove solo l'uomo di conoscenza riesce a trovare la via d'uscita dal labirinto.

Il messaggio terribile che ci hanno lasciato i Greci, un messaggio che Colli ha decifrato, è che la sapienza assoluta è conoscenza del corpo straziato e martoriato di Dioniso, conoscenza del furore e del sacrificio di sangue, dello smembramento che ogni istante si consuma, come un rituale eterno, della interezza del tutto.

Il tutto è separato.
Ci lascia. Si disperde.

Il tutto vede se stesso, come Dioniso nello specchio col quale gioca e si guarda nell'attimo in cui viene aggredito dai Titani, e si frantuma.

Ma lo specchio non va in frantumi. Lo specchio riflette l'immagine che ha davanti, come una maledizione.


Come l'enigma, che Apollo lancia col suo arco d'argento, riflette la verità ma non è la verità.

Dioniso e Apollo

Gli antichi, come le tribù primitive prima di loro e dei giorni nostri, concepivano l'esistenza come una equazione, in cui gli opposti si fondono in un'unica equivalenza e non a modo nostro, come una dialettica di concetti che si escludono tra di loro.

Apollo non era, all’inizio, il contrario di Dioniso, bensì l’altro aspetto, e questi due dei, insieme, davano espressione alla realtà esistenziale percepita dai Greci

Le pulsioni incontrollate, personificate da Dioniso, non rappresentavano un polo morale, o meglio, come si direbbe oggi, immorale, bensì erano accettate per quello che sono: una parte del proprio sé.

Era l’altra faccia della moneta di Apollo.

La scissione di un unico concetto, sintesi di questa realtà esistenziale, in due parametri divergenti fino all’antitesi, è uno sviluppo posteriore che porterà al platonismo e, infine, all’idea di bene e male del cristianesimo, che sarà il culmine di questa evoluzione.

Dioniso aveva aspetti molto diversi. In forma umana lo si rappresentava con una maschera barbuta.


Il dio era l’antitesi della bellezza apollinea dalle proporzioni plastiche perfette, e rappresentava gli eccessi, l’ebbrezza, la sfrenatezza, la perdita di controllo e l’orgiastico. Durante le feste in suo onore le Bacchanalia (Dyonisia), le donne abbandonavano le proprie famiglie, andavano sui monti vestite di pelli di fauno e gridavano “Euoi”, il grido rituale .
Danzavano alla luce di fiaccole al ritmo del flauto e del tympanon.


Mentre erano sotto l’ispirazione del dio avevano forze occulte, l’abilità d’incantare i serpenti, e forze sovrumane che permettevano loro di dilaniare animali vivi e sbranarli.

L’ebbrezza di Apollo, invece - quella di cui Nietzsche parla, non è la stessa ebbrezza di quella dionisiaca, quella bestiale che si traduce nel grido orgiastico dell’orgasmo, ma quella della contemplazione, uno stato di godimento celestiale, paradisiaco....

Il concetto di una sublimazione che canalizza le energie dionisiache distillandole e depurandole fino al raggiungimento della loro meta, questa volta verso l’esterno invece che compressa verso l’interno, era stato sintetizzato da Nietzsche nella formula “ebbrezza di Apollo”.

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